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Eleonora Abbagnato torna a danzare: è lei la protagonista di LOVE

Articolo di Samuel Tasca

È proprio il caso di dire che per l’étoile siciliana Eleonora Abbagnato era arrivato il momento di tornare a danzare. E quale miglior palcoscenico per questo ritorno se non la suggestiva cornice del Teatro Antico di Taormina, testimone silenzioso delle arti che passano per la nostra Isola che ha dato i natali all’Abbagnato?

Bambina prodigio, potremmo dire: già a tredici anni mostrava il suo talento per la danza nella tournée francese de “La bella addormentata”; poi la scalata fino a diventare étoile presso il corpo di ballo dell’Opéra di Parigi. E ancora l’esperienza di attrice al fianco di Ficarra e Picone nel film “Il 7 e l’8”, fino alla direzione, dal 2015, del corpo di ballo dell’Opera di Roma.

La vedremo il 2 settembre nel ruolo di protagonista dello spettacolo LOVE, diretto dal regista e coreografo Giuliano Peparini. Uno spettacolo che già dal nome non lascia equivoci sul tema centrale trattato: l’amore in tutte le sue sfaccettature.  «Ci sarà l’amore romantico, certamente, quello di coppia; ma non solo in quanto – ricorda Peparini – in questo periodo di pandemia mondiale abbiamo riscoperto l’amore in altre importanti declinazioni: amore per l’ambiente, desiderio di proteggere il nostro prossimo (da questo virus, ma anche da altre malattie o sciagure), tenerezza per noi stessi. Amore di cui, in questo momento abbiamo scoperto di avere un forte bisogno».

Ed è proprio il distanziamento sociale imposto dalle regole di prevenzione anti Covid a rappresentare un’ulteriore sfida per Peparini poiché, nonostante siano presenti delle coreografie di gruppo, ogni ballerino dovrà mantenere una distanza di un metro e mezzo dagli altri. Niente di tutto ciò ha, però, spaventato il regista che ha adattato il suo spettacolo alle nuove regole, mostrando come la voglia di vivere e di danzare può essere più forte di tutto.

Non ci resta quindi che cogliere l’invito di Peparini e goderci lo spettacolo, gioendo della presenza e dell’eleganza del nostro “angelo sulle punte”, della magia della danza e dell’incanto della bella Taormina.

Per maggiori informazioni sui biglietti

www.taoarte.it

info@taormina-arte.com

tel. 391. 746. 2146

 

 

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Devotion, l’ode alla bellezza di Dolce e Gabbana

Articolo di Omar Gelsomino

L’estro, la creatività, il sogno e la bellezza. Questi elementi contraddistinguono il marchio D&G.

Presentato in anteprima mondiale al Teatro Antico durante l’edizione 2020 del Taormina Film Fest “Devotion”, la pellicola prodotta da Domenico Dolce e Stefano Gabbana, è arrivata anche a Caltagirone, seconda tappa dopo Siracusa. La Regione Siciliana ha scelto Dolce&Gabbana per promuovere e valorizzare l’Isola, da sempre ambasciatore della Sicilia e dell’Italia nel mondo. Anche la città della ceramica è stata animata da questo evento tanto atteso. Dalla Villa comunale è partita una sfilata formata dalla banda dell’associazione musicale “Luigi Sturzo” e dalla banda Montecassino di Militello in Val di Catania, seguite da gruppi folkloristici e dai carretti siciliani per giungere in piazza Umberto. Mentre in via Vittorio Emanuele degli stand decorati con i colori e i motivi dei carretti siciliani e gli allestimenti tipici del folklore siciliano esponevano le eccellenze enogastronomiche del territorio e del settore ceramico con i Distretti e i Consorzi della Regione Siciliana sotto la supervisione del maestro pasticciere Nicola Fiasconaro; in via Roma, piazza Umberto, via Duomo, via Principe Amedeo e via Luigi Sturzo, diversi maestri ceramisti con le loro postazioni si sono esibiti in alcune estemporanee. Nel piazzale di Sant’Orsola il meraviglioso spettacolo della Primaria Compagnia dei Pupi Siciliani di Caltagirone intratteneva i passanti.

 

Dopo i saluti del sindaco di Caltagirone Gino Ioppolo e dell’assessore regionale alla Sanità Ruggero Razza e gli interventi del direttore del Museo Regionale della Ceramica Andrea Patanè, della dirigente scolastica del Liceo Artistico “Sturzo” Concetta Mancuso, lo storico Giacomo Pace Gravina, il presidente del Distretto Produttivo Ficodindia di Sicilia Antonio Lo Tauro, la presidente del Distretto Agrumi di Sicilia, accompagnati dalle immagini della dimostrazione al tornio del maestro ceramista Mario Milazzo e del piccolo Giacomo, poi è arrivato il momento clou della serata con la proiezione di “Devotion”. Ancora una volta Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno scelto il regista premio Oscar Giuseppe Tornatore per raccontare l’amore incondizionato per la Sicilia, con le musiche del Maestro Ennio Morricone, scomparso il mese scorso.

“Devotion” racconta l’infinito amore di Domenico Dolce e Stefano Gabbana per la Sicilia, fonte inesauribile della loro creatività, e l’instancabile passione per il loro lavoro: un intimo percorso alla scoperta di una dimensione autentica e lontana dai riflettori della moda. Un’ode alla bellezza, alla cultura, alle tradizioni e ai saperi che sfociano nell’incontro tra la Sicilia e Dolce&Gabbana rendendo uniche le loro creazioni.

Domenico Dolce spiega come è nata l’idea di Devotion: «Quando abbiamo deciso di presentare a Palermo le Collezioni Alta Moda, Alta Sartoria e Alta Gioielleria, abbiamo chiesto al Maestro Giuseppe Tornatore se aveva voglia di seguirci e fare questo lavoro su di noi, ma la cosa ci imbarazzava alquanto data la sua incredibile statura di regista premio Oscar. È stata una bella sfida: noi sappiamo fare vestiti, non siamo attori».

«All’inizio ha prevalso l’imbarazzo, ma Giuseppe è stato molto bravo a farci sentire a nostro agio. Ci ha fatto ricordare le difficoltà e le gioie dei nostri primi anni: allora come oggi, condividevamo un obiettivo; l’amore e l’entusiasmo che da sempre mettiamo nel nostro lavoro e che ci hanno portati dove siamo oggi» commenta Stefano Gabbana. «Della Sicilia amiamo tutto: i colori, le espressioni artistiche, gli scorci mozzafiato, le feste di paese, la buona cucina, il folclore che rivela l’anima del territorio e delle persone che lo abitano, il suo ‘bello assoluto’. Amiamo tutto ciò che è siculo – spiegano Domenico Dolce e Stefano Gabbana -. Quello che cerchiamo di fare con il nostro lavoro è raccontare, valorizzare e tramandare questo patrimonio culturale di straordinaria bellezza. Le cose belle devono essere preservate e mai come adesso abbiamo tutti bisogno di ripartire: come sempre, continueremo a puntare sull’Italia ripartendo da questa meravigliosa isola, fonte inesauribile della nostra creatività».

Per il Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci «Il genio artistico e creativo di Domenico Dolce e Stefano Gabbana ha contribuito a diffondere nel mondo l’immagine solare e positiva della Sicilia. L’originalità e la qualità delle loro creazioni sono il miglior biglietto da visita per una regione in cui natura, colori, profumi, storia e cultura si fondono in un paesaggio talmente affascinante da colpire il cuore e la mente del viaggiatore e stimolare la fantasia di chi ancora non ha visitato questa splendida terra».

«Vedere questo centro storico magnifico, per una persona sensibile all’arte, alla cultura e alla storia, di questa terra meravigliosa di Sicilia penso sia stata la scelta appropriata inserire Caltagirone in una delle tappe del progetto itinerante di Devotion – dichiara Nicola Fiasconaro -. L’accoglienza e l’entusiasmo che trasmette la gente è davvero emozionante. Folklore, bellezza, arte e cultura rappresentano un connubio magnifico. La scelta di Dolce&Gabbana di fare un accordo con la Regione Siciliana è una grande scommessa, speriamo di saper cogliere questa opportunità unica e storica che ci viene offerta, perché può risollevare questo nostro immenso patrimonio agroalimentare. Il meglio della Sicilia sarà messo in luce grazie alla visione di Domenico Dolce e Stefano Gabbana».

A far cornice sulla Scala di Santa Maria del Monte è stato realizzato un disegno artistico, formato da piante e coppi, che rappresenta la foglia d’acanto da sempre soggetto della secolare decorazione ceramica mentre i coppi illuminati rappresentano il fiore, e poi in chiusura lo spettacolo dei fuochi d’artificio in attesa che iniziasse la seconda proiezione. Questo progetto itinerante basato sulla bellezza della Sicilia racchiuso in “Devotion” continuerà a Castellammare del Golfo (8 agosto), a Palermo (12 agosto) ed infine a Polizzi Generosa (16 agosto).

 

 

Cavalcata Scicli  foto Caschetto Emanuele

La cavalcata di San Giuseppe a Scicli

di Alessia Giaquinta   Foto di Emanuele Caschetto

“In Scicli è un altro paio di maniche. Lì, come in molti altri paesi, c’è un uomo che ha l’impiego di San Giuseppe. Or nella sera della vigilia il popolo tutto quanto, invaso da sacro entusiasmo, afferra il Patriarca, lo sospinge a furia di braccia, lo pone a cavalcioni di asino, gli mette tra le braccia un bimbo di stucco e lo costringe a correre per tutte le vie e viuzze del paese, preceduto da un’immensa caterva di villani e operai, chi a cavallo, chi a piedi, ma tutti con le fiaccole in mano, tutti urlanti e fischianti, tutti in corsa vertiginosa”.

É così che, nel 1876, ne i “Canti popolari del circondario di Modica”, Serafino Amabile Guastella descrive la suggestiva Cavalcata di San Giuseppe a Scicli.
Una festa che affonda le sue radici in un remoto passato in cui nobili cavalieri rendevano omaggio al Patriarca in occasione della sua festa, il 19 marzo.
Fu però dopo il Concilio di Trento che il culto di San Giuseppe si diffuse maggiormente e nel 1870, quando Papa Pio IX lo proclamò Patrono della Chiesa, crebbe la devozione popolare per il Pater Putatibus di Gesù, obbediente alla volontà di Dio, umile e lavoratore, mite per eccellenza.
Nella città barocca, così, la Cavalcata di San Giuseppe divenne espressione visibile del legame tra gli sciclitani e il Santo, facendo memoria, in particolare, della fuga in Egitto della Sacra Famiglia.

I Vangeli narrano, infatti, che Giuseppe vide in sogno un angelo, il quale gli comandò di fuggire, insieme a Maria e al Bambinello, in Egitto poiché Erode stava cercando Gesù per ucciderlo.
A partire da questo episodio, a Scicli, l’omaggio dei cavalieri al Santo divenne anche l’occasione per riproporre il viaggio della Sacra Famiglia, rappresentata da tre figuranti che attraversano le strade e le vie della città scortati da cavalli, amazzoni e cavalieri vestiti con abiti della tradizione siciliana.

Inalterato è l’entusiasmo di coloro che di generazione in generazione si adoperano per l’evento, inserito nel 2010 nel Registro delle Eredità Immateriali della Regione Siciliana.

I cavalli che seguono la processione sono bardati con strutture non invasive (assicurano i bardatori) riccamente decorate e tali da poter essere considerate vere opere d’arte. Per riempire i disegni che caratterizzano le bardature si utilizza la violaciocca, fiore primaverile ricco di simbologie (in dialetto balucu, dal latino baculum ossia bastone) legate alla figura del Patriarca, che – come vuole la tradizione – è accompagnato da un bastone fiorito a ricordo della sua elezione a sposo di Maria.
I temi rappresentati richiamano alcuni episodi della vita di San Giuseppe e della Sacra Famiglia.

Per diversi mesi, con lavoro minuzioso e certosino, associazioni e famiglie si adoperano nei dammusa per creare la bardatura più particolare e significativa. Tanti sono i premi che vengono conferiti ai gruppi partecipanti all’evento: nell’edizione 2020, che si terrà il 21 e 22 marzo, oltre al Palio “Cavalcata di San Giuseppe – Comune di Scicli”, verrà assegnato il Trofeo “Nicolas Giunta”, il Premio “Patriarca”, il Premio “Guglielmo Alfieri”, il Premio al gruppo partecipante più giovane, il Premio alla testiera più bella, il “Premio Eleganza” e il “Premio Tradizione”.

Gli Amici di Giorgione in stretta collaborazione con don Ignazio La China e la parrocchia San Giuseppe sono già a lavoro perché anche quest’anno la Cavalcata di San Giuseppe sia nel rispetto della tradizione e impeccabile nell’organizzazione.

I figuranti della Sacra Famiglia, nel corteo per le vie della città, incontreranno i pagghiara, falò accesi per l’occasione nei crocicchi delle strade, simboli e strumenti di luce e calore che, a processione conclusa, diventeranno luogo di ritrovo e convivialità per le famiglie.

Una festa unica nel suo genere, definita da Elio Vittorini “un’infiorata a cavallo”.
Nessuna parola però sarà mai all’altezza per descrivere il sentimento di ardore e devozione degli sciclitani quando, con sguardo fiero, invocano il Santo “Patrià, Patrià, Patriàrca!”.

Arturo Barbante progetta la sfilata

Arturo Barbante, e l’allegoria del Carnevale

Articolo di Salvatore Genovese   Foto di Arturo Barbante

Assiepata dietro le transenne predisposte dagli organizzatori lungo il percorso della sfilata, la gente aspetta il profilarsi del primo carro, in genere preceduto da un coloratissimo e rumorosissimo, gruppo in maschera, che fa da apripista, ballando un allegro ritmo sambero.
Poi, su un carrello trainato da un trattore, anch’essi “vestiti” a festa, fa la sua rumorosa comparsa il primo dei carri allegorici che compongono la “Sfilata”.
Man mano, tra gli applausi partecipati del pubblico, si susseguono gli altri carri, fino a quello che chiude la sfilata, generalmente il più bello e maestoso.
Sui carri, decine di animatori, acconciati secondo il tema, sempre di carattere satirico, della rappresentazione: costumi particolari, spesso arricchiti da splendide maschere, che sfoggiano adorni multicolori.
Ogni gruppo, su ogni carro, balla seguendo i ritmi diffusi da amplificatori appositamente predisposti ai quattro angoli del carro stesso: attimi di gioia che regalano sorrisi e che, a loro volta, sono sottolineati dagli entusiastici applausi degli astanti. Signori, eccoci nel bel mezzo di una “Sfilata”: il Carnevale è servito!

Ma cosa c’è dietro una simile iniziativa? Come si arriva alla realizzazione dei carri, alla preparazio­ne dei costumi, all’organizzazione dei gruppi, alla diffusione delle musiche, alla predisposizione dei mezzi per la mobilità dei carri stessi? Quali i materiali comunemente usati, quante persone e quanto tempo occorrono per predisporre tutto questo?
Lo abbiamo chiesto ad Arturo Barbante, vittoriese, docente, oggi in pensione, di Disegno e Storia dell’Arte in vari istituti medi superiori, apprezzato pittore e ideatore del “Corteo di Re Cucco”, che da anni, il 18 agosto, anima, con il suo Carnevale estivo, Scoglitti, frazione marittima di Vittoria. Barbante ha al suo attivo, inoltre, varie sfilate realizzate in occasione del Carnevale.

«Si parte – spiega Arturo Barbante – dal progetto generale, che si articolerà nei progetti dei singoli carri e gruppi che comporranno la sfilata. Primo passo, i disegni delle allegorie che si vuole rappresentare, sempre su temi di carattere locale o nazionale. Definito il progetto nella sua interezza, si procede alla ricerca dei materiali: un momento di vero e proprio riciclo di cartoni, giornali e riviste. Successivamente, occorre modellare le varie figure in argilla, per ricavarne un calco in gesso al cui interno la carta viene lavorata con la colla. Le figure così plasmate vengono dipinte di bianco, un colore unico e unificante; poi si sovrappongono i vari colori che li caratterizzeranno. Altri elementi del carro sono realizzati con polistirolo espanso e schiuma espansa modellata. Per sostenere i vari personaggi, spesso di notevoli dimensioni, si utilizzano supporti in ferro, reti metalliche e strutture in legno. Un impegno particolare richiede la scelta dei materiali per i costumi; stoffe di vario genere, dalle glitterate alle metallizzate, dalle laminate a quelle più comuni. Moltissima la gommapiuma utilizzata, sempre dipinta a spruzzo. Costumi e gommapiuma che richiedono ore e ore di lavoro minuzioso, sia per la loro realizzazione, che per le prove su ogni singolo figurante. Riguardo a questi ultimi, va evidenziata l’importanza della loro presenza: sono loro, infatti, che valorizzano il tema di ogni singolo carro, per cui è necessario prepararli adeguatamente. A tal fine, vengono chiamati animatori e maestri di ballo, che predispongono le coreografie. La scelta delle musiche richiede un accurato lavoro di regia e l’utilizzo di apparati tecnici alimentati da potenti gruppi elettrogeni, indispensabili anche per il funzionamento dei compressori e dei vari meccanismi interni che consentono i movimenti e l’animazione delle figure allegoriche».

Come è facile capire, il lavoro per la realizzazione dei carri è notevole; a volte dura anche dei mesi, per poi “bruciarsi” in poche ore in una o più sfilate.
Non importa: è il trionfo dell’effimero e della carnalità prima del lungo periodo quaresimale.

Il Carnevale, una festa antica 4000 anni

Articolo di Alessia Giaquinta

“A Carnaluvari ogni scherzu vali e cu s’affenni è un maiali”.
Così recita un motto della tradizione siciliana in merito ai festeggiamenti del Carnevale.
È il periodo più allegro che ci sia, quello in cui si può essere burloni, spiritosi e provocatori oltremodo.
Gli antichi latini dicevano “Semel in anno licet insanire”, una volta durante l’anno è lecito fare pazzie, dunque.

Ma… dove e come nasce il Carnevale?
Torniamo indietro con la macchina del tempo fino alla civiltà egizia, 4000 anni fa. Questa popolazione dedicava riti e manifestazioni alla dea Iside con canti e balli in suo onore. La Dea, secondo il mito, navigò per tutti i mari del mondo pur di trovare il corpo smembrato dell’amato fratello, Osiride, e ricomporlo. Si parla dunque del “Navigium Isidis” che pare avere legami con l’etimologia della parola Carnevale: carrum navalis, infatti, potrebbe richiamare non solo l’imbarcazione usata dalla dea per le sue ricerche ma anche la successiva rappresentazione utilizzata nel rito, diffuso poi anche tra i Romani.
Lo scrittore latino Apuleio, nelle sue Metamorfosi, racconta che si trattava di un corteo in maschera che trainava un’imbarcazione di legno decorata con fiori dove “c’era uno vestito da soldato con tanto di cinturone, un altro da cacciatore in mantellina, sandali e spiedi, un terzo, mollemente ancheggiando, tutto in ghingheri, faceva la donna: stivaletti dorati, vestito di seta, parrucca”.
Insomma, nessun limite alla fantasia e nessun giudizio per l’occasione: tutti, a prescindere dalla condizione sociale, persino gli schiavi, partecipavano alle lunghe processioni dietro al carro.
Anche i “Saturnali”, feste in onore del dio Saturno, erano celebrati nell’antica Roma, con manifestazioni simili all’odierno Carnevale. A loro volta, pare che queste si rifacessero alle Dionisiache greche, gare teatrali che terminavano con banchetti e feste, in cui l’eccesso di cibo, vino ed euforia potevano sfociare in momenti licenziosi.

Con l’avvento del Cristianesimo, l’etimologia della parola e il significato della festa mutò, sebbene sostanzialmente continuò a essere l’occasione per fare baldoria, usare travestimenti e costruire carri.
Il Carnevale divenne così il periodo del carnem vale ossia “addio carne”, o ancora carnem levare, cioè eliminare la carne dai pasti, come previsto dal digiuno quaresimale.
La festa, caratterizzata da divertimenti e atteggiamenti burleschi, infatti, è collegata con la Pasqua, diventando preludio dei quaranta giorni di astinenza e digiuno che iniziano il giorno successivo al Carnevale, il Mercoledì delle Ceneri insomma.

In Sicilia, il Carnevale è tempo di divertimenti, festini e di miniminagghi, indovinelli spesso caratterizzati dal doppio senso con cui ci si divertiva – e in qualche modo, ci si diverte ancora – prima del rigore quaresimale. Oggi, sicuramente, i bambini – e non solo – sono attratti più da altro: dall’impazzata ricerca del costume da sfoggiare agli accessori più innovativi agli scherzi più esilaranti.

Se diciamo “Davanti m’accurza e darrieri m’allonga”, qualcuno riuscirà a indovinare di cosa stiamo parlando? Ovviamente è “la strada” la risposta esatta.
Le miniminagghie tramandate sono veramente tantissime: chiedere a qualche anziano è il metodo giusto per conoscerle e preservarle dall’oblio.
Immancabili sono i coriandoli che sostituiscono l’antico lancio dei confetti contenenti un seme di coriandolo e dunque, per questo, così chiamati.
Le tradizionali maschere siciliane sono Peppe Nappa, Nofriu, Lisa, Nardu, ossia personaggi della farsa palermitana Vastasata. E poi ancora: picurari, l’ammuccabbadduottili (il credulone) e u dutturi che si faceva largo esclamando “fazzu lavanni i spini i rizzi!”, ossia clisteri a base di aculei di riccio marino.

Brucia Re Carnevale, entro la mezzanotte del martedì grasso. Il fantoccio di cartone e legno – che simbolicamente è costruito e rappresenta quest’antichissima festa – diventa un rogo. Tutto diventa cenere. Ed è… Quaresima.

8 marzo, storie di coraggio

Articolo di Irene Novello

1946 suffragio universale.
1970 legge sul divorzio.
1978 legge sull’interruzione volontaria della gravidanza.
1981 abrogazione della legge sul matrimonio riparatore.

Queste e altre sono le conquiste politiche e sociali raggiunte dalle donne. L’8 marzo si presenta come l’occasione per promuovere la lotta contro le discriminazioni e le violenze e un momento per riflettere sulle sfide ancora da affrontare. Una leggenda narra che questa festa sia nata, in seguito a un rogo scoppiato in un’azienda di New York, nel 1908 per ricordare le operaie decedute nel terribile incidente. In realtà la storia è molto più complessa: la Giornata Internazionale della Donna nasce ufficialmente negli Stati Uniti il 28 febbraio 1909, per volontà del Partito Socialista americano che organizzò un’importante manifestazione a sostegno del diritto delle donne al voto, alla quale ne seguirono altre per rivendicare nuovi diritti femminili, tra cui l’aumento del salario e un miglioramento delle condizioni del lavoro. Il 25 marzo 1911 nella fabbrica Triangle di New York si sviluppò un incendio e centoquarantasei lavoratori, la maggior parte dei quali era costituita da donne, persero la vita. Da questo momento le manifestazioni delle donne si moltiplicarono anche nei Paesi europei, giungendo sino a San Pietroburgo, dove l’8 Marzo 1917 le donne manifestarono in piazza per chiedere la fine della guerra, decretando l’inizio della “Rivoluzione russa di febbraio”. In Italia la festa della donna si diffuse a partire dal 1945, quando l’Unione Donne in Italia celebrò la Giornata della Donna nelle zone dell’Italia, già liberate dal fascismo. Per la prima volta l’8 marzo del 1946 l’Italia intera ricorda la festa della donna.
Dal diritto al voto allo studio, al divorzio alla conquista della propria indipendenza, ma anche alla semplice comodità di indossare i pantaloni, per queste e molte altre conquiste dobbiamo ringraziare le donne che in passato hanno portato avanti le ribellioni per spezzare i modelli culturali e sociali che non condividevano. Molte furono le donne siciliane che si ribellarono, tra queste la poetessa Mariannina Coffa, nata a Noto nel 1841, che usò la poesia per opporsi alle regole della società di fine ‘800, ma soprattutto per ribellarsi alla vita che altri avevano scelto per lei. Morirà all’età di trentasei anni abbandonata dal marito e dalla famiglia, che riteneva la poesia uno strumento di perdizione in mano ad una donna.

Rosa Balistreri con le sue canzoni ha denunciato la miseria della povertà, dell’emigrazione, del duro lavoro dei contadini, testimoniando anche l’amore per la propria terra e la speranza di un dignitoso riscatto sociale. Nata da una povera famiglia di Licata nel 1927, diventò un’artista affermata partecipando allo spettacolo di canzoni popolari di Dario Fo e partecipando al Festival di Sanremo nel 1973 con la canzone “Terra che non senti”, ma fu esclusa. Oggi è iscritta nel Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia – Libro delle Pratiche Espressive e dei Repertori Orali, per aver cantato il dolore di un popolo che da anni cerca il riscatto.
E poi ci fu anche la coraggiosa anarchica di Ragusa, Maria Occhipinti, leader del movimento antimilitarista “Non si parte”, creato il 4 gennaio 1945. Quel giorno, all’età di ventitré anni e incinta al sesto mese, si distese a terra di fronte ad un camion militare carico di giovani siciliani per opporsi alla nuova leva di ragazzi chiamati alle armi con gli Alleati al fine di contrastare l’avanzata dei nazisti. Verrà arrestata; al suo ritorno a Ragusa troverà il marito legato a un’altra donna; non avrà nemmeno l’appoggio della sua famiglia e della sua città, perché considerata troppo lontana dagli stereotipi della donna
subordinata all’uomo.

Essere donna non è mai stato semplice. La Giornata Internazionale della Donna è un modo per ricordare da dove veniamo e il mio augurio è che ogni giorno sia l’8 marzo!

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Un successo straordinario per la seconda edizione de I Paladini della Cultura

Articolo di Redazione    Foto di Gaetano Cutello

Ancora una volta la splendida piazza esagonale di Grammichele ha fatto da cornice alla manifestazione “I Paladini della cultura”, nata dall’esperienza editoriale di Bianca Magazine. Sostenere la candidatura del Comune di Grammichele per iscrivere la sua Piazza e la sua pianta esagonale nella World Heritage List all’interno del sito Unesco “Le città tardo barocche del Val di Noto” era la finalità di questa edizione. “Con la nostra iniziativa – ha spiegato Angelo Barone – vogliamo contribuire a stimolare partecipazione, condivisione del progetto e realizzare un qualificato dossier di presentazione della candidatura del Comune di Grammichele”.
A supportare la realizzazione del dossier, il tour enogastronomico “Nove Città in bocca”, che ha avuto luogo sabato 5 ottobre, con il quale si sono volute unire simbolicamente le città sorelle del tardo barocco ibleo: Modica, Noto, Scicli, Ragusa, Militello Val di Catania, Caltagirone, Catania e Palazzolo Acreide. Il tour è stato caratterizzato da una grande affluenza di pubblico che ha potuto apprezzare le tante e squisite pietanze preparate con eccellenze siciliane quali: il Moscato di Noto e il Cerasuolo di Vittoria Docg oltre alle fave cottoie alla trappitara di Modica; le alici della magghia di Catania; il tartufo di Palazzolo Acreide; i fagioli cosaruciari di Scicli; due stagionature del ragusano Dop; il ficodindia e i fichi neri di Militello in Val di Catania, la salsiccia al ceppo di Grammichele. Una degustazione guidata sulle quintessenze gastronomiche di ogni città, accompagnati dai professori e dagli studenti partecipanti al progetto alternanza scuola-lavoro della sede distaccata di Chiaramonte Gulfi dell’Istituto Alberghiero Principi Grimaldi di Modica.
Il giorno seguente, sono stati assegnati i premi e le menzioni speciali della seconda edizione de “I Paladini della Cultura”: un premio che nasce per valorizzare la cultura e le bellezze della Sicilia, la sapienza e la creatività della sua gente e dare riconoscimento alle Eccellenze Siciliane in tutte le arti e professioni. Fra le cinquanta candidature pervenute sono state scelte: per il Premio Ad honorem Sebastiano Tusa, già Assessore regionale ai Beni Culturali e all’Identità siciliana. Anche Fabio Granata, già assessore regionale ai Beni culturali, ha voluto ricordare Tusa con parole di stima e apprezzamento per l’impegno profuso come archeologo e durante il suo incarico assessoriale. Ha ritirato il premio la moglie, dott.ssa Valeria Patrizia Li Vigni, Soprindente del Mare, consegnatole dal Presidente della Regione On. Nello Musumeci insieme all’On. Giuseppe Compagnone; il Premio Immagine della Sicilia nel Mondo a Maria Grazia Cucinotta; il Premio Tradizioni e produzioni siciliane al Birrificio Messina; il Premio Innovazioni a Mangrovia ed infine il Premio Giovani a Elisa Bonacini.
Le “Menzioni Speciali” Bianca Magazine per il Premio “Paladini della Cultura” sono state assegnate: all’Ing. Biagio Consoli, la Menzione Speciale per l’Imprenditoria; al Dott. Daniele Giannotta, la Menzione Speciale per l’Innovazione in campo medico; alla Dott.ssa Maria Gabriella Capizzi, la Menzione Speciale per la Cultura; al Prof. Luigi Gismondo, la Menzione Speciale per i Beni Culturali; al Maestro Pasticciere Nicola Fiasconaro, dell’omonima azienda dolciaria la Menzione Speciale per l’Eccellenza Siciliana nel Mondo. Un successo straordinario conseguito grazie all’impegno di tutta la redazione che ha reso possibile la riuscita dell’evento. “Siamo soddisfatti per l’ottima riuscita della manifestazione – ha commentato l’editore Emanuele Cocchiaro -. Abbiamo avuto l’onore di premiare straordinarie personalità, scelte da una giuria altamente qualificata, che contribuiscono a valorizzare in diversi settori la Sicilia nel mondo, obiettivo per il quale è stata fondata Bianca Magazine. Archiviata questa edizione, che ha avuto riscontri positivi in termini di pubblico e mediatici, ci apprestiamo a lavorare alla prossima con tante novità”.

 

É doveroso ringraziare i tanti partner che hanno contribuito, con i loro prodotti e il loro impegno, all’allestimento del tour enogastronomico “Nove città in bocca”:

Az. Agricola Giovanni Parisi (fagiolo cosaruciaru)
La legumeria di Cassarino Salvatore (fave cottoie)
Sciauru (zafferano)
Panificio Grazioso (collorelle)
Cantina Tenuta Valle delle Ferle (vino)
Blu Lab Academy (alici)
Bonuè (ficodindia e mostarda)
Barone Carni (salsiccia)
Oleificio Sciabacco di Francesca Tumino (olio)
Cooperativa Progetto natura e Consorzio Dop Ragusano (formaggio ragusano)
Az. Agricola Scalzo e Belluardo (uva)
– Ristorante Piaciri
Ist. Albeghiero “Principi di Grimaldi”
Ceramiche Navanzino
Chef Alfio Visalli

 

MLS  © Bruno Rédarès

Fotografia di nudo, seminario a cura di Leone e Rédarès

 

Articolo di Alessia Giaquinta  Foto di Giuseppe Leone e Bruno Rédarès

Nella splendida cornice del Castello di Donnafugata, gentilmente concesso dal comune di Ragusa, dal 17 al 20 ottobre, si terrà il 1° Seminario della fotografia di nudo, un evento che si nutre di arte, maestrìa e bellezza.
Immersi in un contesto elegante e sontuoso, circondati dai meravigliosi panorami che offre il paesaggio ibleo, i seminaristi della master class avranno, infatti, la possibilità di lavorare e perfezionarsi nella fotografia del nudo. Per la prima volta in Italia, in collaborazione con Arles – Francia, il maestro Giuseppe Leone e il fotografo francese Bruno Rédarès mettono a disposizione la loro grande e consolidata esperienza nel campo della fotografia, e in particolare, nell’arte di immortalare la nudità. Due muse, una francese e una siciliana, saranno da ispirazione per gli scatti che mirano a ritrarre il fascino, la naturalezza e dunque la bellezza del corpo femminile. Verranno, poi, selezionate delle foto per essere esposte al Festival Internazionale di Nudo ad Arles, nel 2020 e, inoltre, in una mostra a Ragusa. La sensibilità dei partecipanti, sapientemente guidata dai maestri, farà emergere, così, l’originalità di ciascun scatto che può considerarsi opera d’arte di opera d’arte: il nudo di donna, appunto.

 

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Grandi festeggiamenti per il Festival internazionale dell’uva da tavola i.g.p.di Mazzarrone

Articolo di Samuel Tasca   Foto di Biagio Tinghino

È una tradizione ormai consolidata, quella che ogni anno porta migliaia di visitatori nella città “dove la vite è vita”, a Mazzarrone, in provincia di Catania, per i festeggiamenti del Festival dell’Uva da Tavola IGP. Anche quest’anno una tre giorni dedicata alla musica, allo spettacolo, alla cultura e soprattutto all’unica vera regina della città: l’uva da tavola, eccellenza siciliana apprezzata in tutti i mercati del mondo.

Ad aprire i festeggiamenti, venerdì 6 Settembre, è stato il Festival Cinematografico “Ciak Si Cresce”, appuntamento che ogni anno vede come protagonisti giovani studenti produttori di cortometraggi a sfondo sociale.

Un messaggio importante contro il bullismo e il cyberbullismo quello contenuto all’interno dei film proiettati durante la serata. A giudicarli, una giuria di eccezione proveniente dal panorama cinematografico e televisivo nazionale e internazionale: la coreografa e regista Anna Cuocolo, il regista Rai Lucio Cocchia e l’attrice Cinzia Clemente. La sera di sabato 7 Settembre è stata dedicata alle eccellenze siciliane con l’assegnazione dell’ormai consolidato premio “Grappolo d’Oro”. Tra questi: il giornalista che da anni conduce una battaglia contro la mafia, Paolo Borrometi; il ciclista Damiano Caruso del team Bahrain-Merida e il Sottocapo della Guardia Costiera Giuseppe La Rosa.

Quest’anno, inoltre, valorizzata l’eccellenza femminile nativa di Mazzarrone con l’assegnazione del premio all’astronoma Angela Adamo, per le sue scoperte di rilevanza internazionale, e alla giovanissima Asia Scribano, per i suoi riconoscimenti sportivi nel karate.

Particolare attenzione è stata riservata anche ai valori sociali perseguiti, tra cui anche l’eco-sostenibilità con il riconoscimento assegnato a SIA Group S.r.l. Sul palco, a dirigere l’orchestra il grande Maestro Vince Tempera, icona storica della musica italiana.

A chiudere la serata in bellezza il concerto di Lello Analfino e i Tinturia che, con il loro sound dal ritmo popolare, hanno fatto ballare tutti fino a notte fonda. I festeggiamenti sono terminati domenica 8 Settembre con il grande concerto di Luca Carboni che ha richiamato decine di migliaia di visitatori da tutta la regione, e non solo. Ad accompagnare le tre serate, anche quest’anno, un programma molto ricco e variegato: dai “Tamburi Imperiali di Comiso” al gruppo storico di sbandieratori “Leoni Reali Città di Camporotondo Etneo”; dalla gara dei go kart alla folle corsa “Waky Race” dei veicoli senza motore. A visitare, poi, la fiera espositiva, nel pomeriggio di domenica, anche il Presidente della Regione On. Nello Musumeci.

Un successo a detta di tutti, confermato dalla soddisfazione degli amministratori e della Pro Loco di Mazzarrone, organizzatrice dell’evento. Un appuntamento, quindi, da non perdere, che ogni anno raggiunge livelli sempre più alti!

BM

Torna il Catania Tango Festival, sempre più appassionati desiderano “entrare nell’abbraccio del tango”

Articolo di Salvatore Genovese   Foto di Michele Maccarrone

 

Catania, ancora una volta, vivrà di tango argentino e lo farà, dall’8 al 19 agosto, grazie al Catania Tango Festival, un festival internazionale che ha ottenuto la Nomination nella categoria “Best Festival” dell’Oscar del Tango 2018, i “Premios tango” argentini, prestigiosa manifestazione che si svolge annualmente a Buenos Aires.
Un riconoscimento importante per l’ “Associazione Culturale Caminito Tango” di Catania, la cui anima è Angelo Grasso, ingegnere, che, a sua volta, non solo è entrato in Nomination per “Miglior organizzatore”, ma ha anche ottenuto l’Oscar nella categoria. Altra Nomination ed altro Oscar a Michele Maccarrone, apprezzato Musicalizador (cioè TangoDj), cui è stato attribuito l’Oscar come miglior fotografo di tango. Ma non basta: altro riconoscimento è andato all’ “Accademia Proyecto Tango”, diretta da Donatella ed Angelo Grasso. Premi che confermano come ormai l’associazione catanese si ponga ai vertici del panorama tanghero mondiale.
All’origine di tutto ciò, l’incontro di Angelo Grasso con il tango argentino nel 1997; da allora è stato un continuum: prima lo studio, frutto di passione vera per il tango argentino, poi l’avvio della “Caminito”, l’attivazione di una scuola tanghera e la nascita dell’Accademia, grazie alla quale sono stati organizzati stage e spettacoli con la partecipazione di artisti di altissimo livello: una crescita esponenziale che ha portato alla realizzazione di diciotto edizioni del Catania Tango Festival, manifestazione che ha attirato appassionati tangheri da ogni parte del mondo (ben 34 i Paesi rappresentati nell’edizione 2018).
Ma cosa ha reso possibile tutto ciò?
Soprattutto, il numero sempre crescente di appassionati che praticano il tango argentino e ne seguono le lezioni tramite scuole tanghere nate un po’ ovunque nel mondo.
Per rimanere nel più ristretto ambito della Sicilia orientale, Catania, con le sue numerose e ben strutturate scuole, si pone come incontrastata leader, ma scuole di ottimo livello sono presenti anche a Messina e Siracusa e, in buon numero, a Ragusa, nonostante città di medie dimensioni; eppure le scuole tanghere iblee sono molto frequentate e riescono, in buon accordo, ad organizzare frequenti milonghe (come vengono chiamate le serate di tango argentino) che registrano la presenza di numerosi tangheri.
Inizialmente, l’amore per il tango argentino origina, per lo più, da immagini e video suggestivi, che celebrano coppie di ballerini impegnati nelle coinvolgenti ed affascinanti figure del tango porteño; ma anche una semplice locandina ben impaginata riesce ad attirare l’attenzione e portare nuovi adepti, che desiderano “entrare nell’abbraccio del tango”.
Ma per far questo occorrono anche serate di studio, impegnative lezioni e una costante pratica milonghera. Occorre anche saper accettare le “regole” del tango nato nella regione del Rio de la Plata, tra Argentina e Uruguay, che prevedono, tra l’altro, inviti al ballo eseguiti in un modo particolare: con la mirada, cioè uno sguardo a distanza alla ballerina (mujer) da parte dell’uomo (hombre) alla quale la donna, se gradisce l’invito, risponde con un lieve cenno del capo (cabeseo); altrimenti gli occhi, di solito accuratamente ben truccati, della mujer vagano altrove o si perdono dietro eleganti e colorati ventagli.
Il tango argentino, pensiero triste che si balla (E.S.Discépolo), è anche danza dell’abbraccio, dei magici intrecci di gambe, del dialogo costante dei corpi, dell’improvvisazione, dell’incontro con sé e con l’altro: un viaggio a due tra amore, mistero, sogni e speranze.

Due chiacchiere con Angelo Grasso:

Il tango è ancora attuale, in un momento in cui sembrano prevalere, a tutti i livelli, sentimenti di chiusura quasi autarchici?
«Proprio per questo lo è, visto che oggi i contatti umani sono mediati dai social: il tango costituisce un ritorno all’incontro».

C’è sensualità nel tango?
«C’è una forte comunicazione tra due persone nel condividere quelle emozioni che il fluire della musica e gli eleganti movimenti del ballo riescono a produrre».