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Etna: un universo da scoprire in ogni stagione

di Patrizia Rubino, foto di Elia Finocchiaro

Rappresenta uno dei più formidabili ed emblematici fenomeni naturali del pianeta, esempio straordinario dei processi geologici continui, vulcano iconico e laboratorio al centro del Mediterraneo. Sono queste alcune delle motivazioni per le quali l’Unesco, nel 2013, ha proclamato l’Etna Patrimonio dell’Umanità. La “montagna”, come viene familiarmente definito dalle popolazioni che vivono alle sue pendici, è un vulcano delle meraviglie che svetta maestoso, nella sponda orientale della Sicilia visibile dalla terra e dal mare, con una storia che ha inizio oltre mezzo milione di anni fa e la cui attività è documentata da almeno 2700 anni.

Oltre a essere il vulcano più alto d’Europa è certamente tra i più attivi al mondo e data la quasi incessante attività, effusiva ed esplosiva, la sua altezza e morfologia mutano frequentemente; attualmente è alto 3357 ed ha un’ampiezza di circa 1190 kilometri quadrati. Nella sua area sommitale ci sono quattro crateri sempre attivi: cratere di sud-est, cratere di nord-est, Bocca Nuova e Voragine, che formano il cratere centrale. Lungo i fianchi si contano circa 300 crateri spenti, un altro record dell’Etna che è il vulcano con più bocche laterali al mondo. Da sempre è una delle mete della Sicilia favorite da turisti provenienti da tutto il mondo, che spinti per lo perlopiù dal desiderio di assistere alla sua spettacolare attività eruttiva, una volta giunti dinanzi alla sua magnificenza restano letteralmente estasiati per l’assoluta originalità dell’ambiente naturale circostante e per i suoi paesaggi mozzafiato, tanto da affermare che è un luogo da vedere almeno una volta nella vita.

«Il suo fascino – ribadisce Elia Finocchiaro, esperto e appassionato guida ambientale escursionistica di Etna Est, agenzia specializzata in escursioni sull’Etna – non si esaurisce nella seppur straordinaria ed emozionante visione delle fontane e colate di lava, ma è un universo tutto da scoprire con i suoi accecanti contrasti, neve e fuoco, sciara e terra fertile, roccia arida e boschi dalle mille sfumature. Qui c’è sempre vita, dopo la distruzione la natura torna a riprendere il suo spazio e ci presenta nuovi scorci e orizzonti straordinari. Anche per chi come me conosce questo vulcano sin da piccolissimo, l’Etna non finisce mai di sorprendere e stupire, con i suoi angoli inesplorati ed è sempre una grande emozione raccontarla».

La straordinarietà di questo vulcano sta anche nel fatto che pur essendo sempre attivo è facilmente raggiungibile, si concede a visite con la funivia, dalla quale si assiste a uno scenario di incomparabile bellezza sospeso sul mare o con escursioni in auto o a piedi, per le quali è sempre consigliabile affidarsi a guide esperte, in grado di indicare in sicurezza, spettacoli unici e sempre diversi; campi lavici dall’aspetto lunare, crateri spenti, grotte, la meravigliosa ed immensa Valle del Bove, con pareti che arrivano a toccare anche i 1000 metri e ovviamente i crateri attivi, che tutti ambiscono a vedere – ma spesso sono sottoposti a restrizioni – perché caratterizzano la montagna come un vulcano.

Nei mesi più freddi, da dicembre a febbraio il vulcano si trasforma in una meravigliosa montagna imbiancata dalla neve che si staglia sulla roccia nera e diventa meta degli appassionati di sport invernali grazie alla presenza delle stazioni sciistiche.

Ma è bene ricordare che l’Etna resta comunque un sorvegliato speciale, a cura dell’Osservatorio Etneo, la sezione di Catania dell’Istituto Nazionale di Geologia e Vulcanologia, che lo monitora e sorveglia 24 ore su 24 a supporto della Protezione Civile. «Attraverso il nostro lavoro – afferma Elia Finocchiaro – riusciamo a far vivere emozioni uniche, con senso di responsabilità e avvalendoci della collaborazione di geologi e vulcanologi e di tutte le tecnologie disponibili per lavorare nella massima sicurezza. Quando ci si trova al cospetto del vulcano occorre rispetto e cautela. È sì un gigante buono, ma è vivo, palpitante e pur sempre imponderabile».

La sagra della fragola di Maletto

di Eleonora Bufalino, foto di Rossandra Pepe

I sapori e gli odori della primavera sono i padroni di una stagione che regala i suoi frutti più prelibati; tra questi vi è la fragola. Siamo a Maletto, piccolo comune di circa tremila abitanti alle pendici nord-occidentali dell’Etna, noto come città delle fragole. Si tratta del paese più in alto della provincia di Catania, che offre visioni naturalistiche dominate dall’Etna e dai Nebrodi, in secondo piano. I suoi paesaggi sono cosparsi di vigneti, pini, querce e… vasti fragoleti!

 

La storia della sua coltivazione ha origine negli anni Trenta del ‘900, quando venne importata dalla Francia una particolare varietà conosciuta come “Madame Moutot”, che nei terreni vulcanici di Maletto soprannominati “terre morte”, attecchì dopo vari tentativi. Questi, a discapito del nome, si rivelarono in realtà molto fertili e fu così che quella fragola iniziò ad essere apprezzata in Italia e all’estero.

Estremamente dolcissima e profumata, è una fragola verace che fiorisce grande, rossa e rotonda tra maggio e giugno. Accanto a questa vi è la “Fragraria Vesca”, la famosissima “fragolina”, molto più piccola e dal profumo differente. Coltivata per quasi tutto l’anno, ha un breve periodo di riposo che va da dicembre a marzo. Le fragoline sono facilmente deperibili e in virtù di questa delicatezza, si prestano bene ai prodotti di pasticceria e al consumo in giornata.

Infine, la varietà della fragola “Rifiorente”. Questa, dal colore meno intenso, ha il pregio di essere raccolta 11 mesi l’anno e commercializzata adattandosi alla sempre più insistente domanda di mercato; per questo è chiamata “fragola quattro stagioni”.

 

Per fare questa esperienza sensoriale, vi consigliamo di recarvi alla Sagra della Fragola che ogni anno si tiene a Maletto nei primi giorni di giugno. Il vicesindaco Giuseppe Spatafora ce ne parla con vanto: «Siamo giunti alla 35esima edizione ed è un appuntamento imperdibile in Sicilia. È sicuramente un’importante occasione di ripartenza economica per la città, che durante quei giorni si popola di numerosi turisti e visitatori».

La festa, che si svolge in tre giornate, si concentra sulla degustazione della fragola in ricette dolci e salate. Dessert, granite, frappé, arancini, liquori e abbonda l’ offerta delle fragole nella loro semplicità, cioè vendute dai produttori locali in piantine o cassette. Gli immancabili stand gastronomici, colmi di prodotti tipici locali, agricoli, caseari, commerciali e artigianali rappresentano il punto focale dell’ evento. Ma la particolarità della sagra è un’ enorme torta di circa tremila chili, realizzata dai maestri pasticceri malettesi e portata su un palco allestito in piazza, che alla fine viene offerta a tutti i partecipanti. Si svolgono inoltre rappresentazioni e spettacoli per le vie principali, oltre che delle visite guidate del centro storico alla scoperta dei luoghi più suggestivi, come i ruderi del castello risalente al XIII secolo. Visitare la città durante i giorni della sagra è un’ opportunità per apprezzare le bellezze della zona e per gustare la “signora rossa” di Maletto, prodotto dalle proprietà organolettiche preziose. Infatti, l’assenza di processi artificiali di maturazione lascia inalterata l’unicità del frutto che viene accompagnato in maniera naturale in tutte le fasi di maturazione e così, soprattutto se consumato in stagione, è ricco di sostanze fondamentali quali il calcio, il potassio, la vitamina C.

 

Le fragole e fragoline di Maletto sono l’identità del suo territorio e per questo, oltre ad essere già comprese nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della Sicilia, hanno ottenuto anche la certificazione De.Co. (Denominazione Comunale di Origine). Inoltre, la varietà della “Madame Moutot”, essendo la coltivazione più pregiata, è stata inserita all’interno di un progetto della Fondazione Slow Food per la salvaguardia della biodiversità.

Nel settore della fragolicoltura italiana, i coltivatori locali malettesi sono un’ eccellenza siciliana riconosciuta ovunque!

 

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L’Etna si mostra a Parigi

Comunicato stampa

Una narrazione del vulcano Etna è il timelapse che ha vinto il PNA, il “Photo Nightscape Awards”, il prestigioso concorso internazionale dedicato alle foto e video di paesaggi notturni organizzato da “Chasseurs de Nuits”, gruppo francese con sede a Montreuil. 

Il 21 settembre a Parigi si è svolta la cerimonia di premiazione in cui Alessia Scarso ha ritirato il premio che ha portato sul podio un lavoro collettivo tutto italiano: l’Etna raccontata per immagini da Dario Giannobile, Marcella Giulia Pace e la stessa regista Alessia Scarso.

Si tratta di un filmato realizzato sull’Etna che mostra la Luna e gli astri alternarsi tra gli sbuffi e i parossismi del vulcano. I tre siciliani, tutti membri del noto gruppo di astrofotografi Pictores Caeli, hanno costruito un breve racconto sul vulcano più alto e attivo d’Europa, sito Unesco, in un periodo in cui l’Etna si è dimostrato particolarmente vivace, e che ha convinto la giuria francese ad attribuire loro il premio come miglior timelapse nell’edizione 2021 del PNA. 

Dario Giannobile, Marcella Giulia Pace e Alessia Scarso, insieme a Giorgia Hofer e Stefano De Rosa sono membri dei Pictores Caeli, un gruppo di astrofotografi che condivide idee sull’astrofotografia, unendo reciproche competenze tecniche e artistiche per sviluppare visioni di alta qualità certificate da un marchio condiviso. I loro lavori sono apprezzati nei concorsi internazionali di astrofotografia e spesso ospiti della comunicazione divulgativa di USRA (Univiersities Space Research Association) e NASA (National Aeronautics and Space Administration).

È possibile vedere il video vincitore del PNA Photo Nightscape Awards 2021 presso la mostra “Ad Sidera. C’era una Volta Celeste”, in questo periodo allestita a Modica (RG) dalla Fondazione Teatro Garibaldi nell’ex Convento del Carmine, in cui la regista Alessia Scarso monologa con la notte e con le stelle, in un percorso espositivo dove il tempo si ferma in foto di paesaggi dal sapore pittorico e lo scorrere degli eventi viene rimodellato nei timelapse.

Parigi, 21 settembre 2021

Link della premiazione https://youtu.be/mOwo_TiIJbY

green lemons plate with slices top view black textured background

Quel prezioso gioiello di “oro giallo”, il pregiato Verdello di Sicilia

di Merelinda Staita

La Sicilia vanta meravigliosi limoneti detti anche “giardini” disposti, in maniera precisa e attenta, in specifiche aree geografiche adatte alla coltivazione dei limoni. Una zona degna di menzione è quella che abbraccia Catania e Taormina, dove il limoneto ha una storia antica e di grande interesse. Tutta la fascia ionica – etnea è in grado di garantire limoni di altissima qualità.
Visitare la “Riviera dei limoni”, ricca di limoni dell’Etna, significa sentire l’odore di questo frutto unico, vederne le sfumature e le diverse gradazioni di colore.

Il Disciplinare di produzione dell’Indicazione Geografica Protetta “Limone dell’Etna” indica il legame tra le caratteristiche del prodotto e l’ambiente di coltivazione specificando che: “Le peculiarità del “Limone dell’Etna” sono strettamente determinate dalle caratteristiche morfologiche, climatiche e pedologiche dell’areale di produzione, legate all’evoluzione geologica e alla natura vulcanica, che riunisce aspetti raramente compresenti in altre zone limonicole. I fattori che influenzano il clima dell’area di coltivazione del “Limone dell’Etna” sono principalmente la latitudine, la conformazione orografica e la vicinanza del mare”.

Il clima e le temperature miti nel corso dell’anno, agevolate dalla presenza della brezza del Mar Jonio, il suolo vulcanico, la copiosità di acqua di falda assicurata dallo scioglimento delle nevi dell’Etna e dalle precipitazioni, rendono questo territorio perfetto per la coltivazione del limone, che possiede qualità peculiari sia per il ph acido e sia per il suo aroma distintivo.
Per tutto l’anno si possono raccogliere frutti freschi e in particolare in estate (luglio-agosto) troviamo il profumato e fragrante Verdello. A quanto pare sono stati proprio i contadini di queste zone ad inventarlo, attraverso una tecnica chiamata “secca”.


I Verdelli sono molto richiesti, perché sono pronti in piena estate e hanno un gusto e un sapore completamente diverso dai limoni invernali. Infatti, sono considerati un’ eccellenza della zona orientale della Sicilia. Il Verdello è utilizzato anche nella preparazione di granite, sorbetti e gelati. Non mancano i “coppi” di frittura di mare da street food o piatti di pesce locale accompagnati dai “quarti” di limone Verdello.

Bisogna assolutamente provare, soprattutto in estate, il seltz al limone, una bibita che viene preparata con succo di limone appena spremuto, o il seltz con un pizzico di sale.
Tantissimi sono i cocktail a base di limone come: “mandarino verde e limone”, “mandarino e limone”, “tamarindo e limone”, “limone e lime” e tutti rigorosamente con succo fresco. Buonissimo anche il cocktail “Kimono bianco”, una magnifica combinazione di seltz, succo, sciroppo e pezzi di limone appena tagliato.
A Giarre e Riposto si può assaggiare il “cuore di cane”, in dialetto cor’i cani, una bibita a base di granita al limone, acqua frizzante, a volte aromatizzata con sciroppo di menta per renderla più dissetante.

Vanno menzionati anche i piatti che hanno come protagoniste le alici del Mar Jonio marinate con succo fresco o la carne accompagnata da fette di limone.
La nostra amata isola, tra i suoi tanti prodotti, possiede un gioiello dal valore inestimabile che va preservato e curato. Nutro la speranza che si riesca a dare ancora più importanza a questa ricchezza naturale che tutti ci invidiano.

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Immerso nel verde, in un’area di 46.000 metri quadri: inaugurato il Green Park, un grande parco dei divertimenti alle pendici dell’Etna.

Comunicato stampa

Aperto tutti i giorni dalle 18 alle 24 – Ingresso gratuito

San Giovanni La Punta (Ct) – Fino al 20 settembre. L’accesso al parco è gratuito.

 

Grandi spazi verdi, attrazioni per tutte le generazioni, area pic-nic, un bar per gli aperitivi, un’area barbecue, un palco per i concerti, area food, un mercatino di prodotti artigianali, area dolci, una zona dedicata ai gadget, il “Bosco del Orrori”, babylandia, un maxi luna park, percorso con i poni, area fattoria: c’è proprio tutto al Green Park, il grande parco dei divertimenti inaugurato alle pendici dell’Etna.

La maxi area verde di San Giovanni La Punta (CT), sarà aperta tutti i giorni fino al 20 settembre dalle ore 18 alle ore 24, ad ingresso gratuito.
Una delle attrazioni più attese del Green Park, voluto da Bioparco, Green Park e Italia Museo, è il “Bosco degli orrori”. A partire dalle 21 si potrà accedere ad un percorso nel bosco che sarà pieno di sorprese.

“Appena sono entrato nel bosco del Green Park – commenta il produttore Giuseppe Rapisarda – mi è subito venuta l’idea di realizzare un percorso notturno degli orrori con attori, luci, musica e proiezioni. Ho subito coinvolto Antonio Moschetto (responsabile di produzione) ed abbiamo messo in campo una squadra di professionisti in grado di creare un qualcosa di veramente unico. Sarà uno spettacolo teatrale immersivo. Gli attori improvviseranno la loro interpretazione sulla base di un canovaccio e lo spettacolo ogni sera sarà diverso”.

Al progetto hanno preso parte i light designer Michele ed Emanuel Bellocchi, l’assistete di produzione Dario Pinnale, il co-produttore Alessandro Scorciapino e l’art director Marco Caruso.

Un omaggio al cinema horror che ha sorpreso anche il regista Marco Tringali. “Non sono un patito di ambientazioni dell’orrore – sottolinea Tringali – eppure, la paura e il brivido mi hanno da sempre affascinato. Come credo accada un po’ per tutti. Chi più chi meno, anche persone molto sensibili, difficilmente rinunciano a questa dolce tortura. Mi domando perché. È certamente un’esigenza ancestrale. Il buio un tempo ci spaventava davvero. Parlo dei nostri antenati, che nel buio vedevano i loro più grandi timori, perché nel buio spesso si nascondeva il vero pericolo: una belva feroce, così come un nemico. Sono passati migliaia di anni da allora, eppure, probabilmente, una memoria del corpo, ma anche collettiva, è rimasta e continua ad affascinarci. Resta dunque un bisogno da soddisfare, forse anche solo per sottolineare quanto alla luce del sole invece si possa essere al sicuro! Credo che questo tema interessi e affascini tutti, e alta sia l’aspettativa. Spero solo di non deluderla. Non si tratta di un vero e proprio spettacolo teatrale, ma di un’attrazione breve e intensa, il cui obiettivo è quello di coinvolgere il pubblico e renderlo parte attiva di una stessa esperienza, che si cala nel modo più organico e coerente possibile all’interno dell’atmosfera spensierata e goliardica di un luna park. Non aspettatevi solamente una mescolanza di immagini o di jump scare. Certamente esiste una trama, ma non possiamo svelarla. L’unica cosa che posso dire è che il finale sarà a sorpresa. La tensione sarà crescente, i deboli di cuore dovrebbero venire accompagnati!”.

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Dedicata a Simone Massaro, ideatore del fitness urbano, la terza edizione di Street Workout Green Etna

Comunicato Stampa

Il terzo evento Street Workout Green Etna, organizzato dall’ambassador S.W. Italia Max Salerno e
dall’Ambassador S.W. Italia Giovanni Zuppardo ha regalato momenti di vero stupore.
La manifestazione sportiva svoltasi a Nicolosi sui Monti Rossi, domenica 27 Giugno, ha donato a
tutti i partecipanti momenti veramente esclusivi e indimenticabili, non solo per via di una location
ineguagliabile al mondo, ma anche perché nel momento in cui erano ai piedi del vulcano, l’Etna ha
scatenato un nuovo parossismo, con una fontana di lava e cenere dal versante sud-est.

«Sono felicissimo dell’ottima riuscita di questo primo evento, post-pandemia, organizzato proprio
sull’Etna – dichiara Max Salerno, ambassador Street Workout Italia -. Dopo un po’ di timore
iniziale, per via di tutti gli eventi eruttivi del vulcano, ho confidato nel buon Dio affinché tutto
scorresse nel miglior modo possibile… È così è stato, perché proprio in un momento particolare, un
boato e un parossismo ci hanno concesso di vivere uno spettacolo unico ed imprevisto allo stesso
tempo. Abbiamo dedicato questo nostro primo evento a Simone Massaro, purtroppo non più tra noi,
e alla compagna Maria Intorto ideatori dello Street Workout. Desidero ringraziare i componenti
dello staff (Concetta Navarria, Michela Di Nanno, Walter Velardita, Antonella Cusumano,
Giuseppe Corso, Filippo Di Gregorio) come sempre sono impeccabili nel loro lavoro; il mio amico
Giovanni Zuppardo che da Partinico è sempre presente e pronto ad affiancarmi, Giovanni
Giustiniano che, con i suoi scatti, ha raccontato parte di evento e, infine, ringrazio tutti coloro che
hanno partecipato, che hanno continuato a credere ancora una volta in noi e che permettono di
poter vivere queste straordinarie esperienze».

 

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Il parco dell’Etna: salvaguardia e sviluppo sostenibile

Articolo di Patrizia Rubino   Foto aerea di Alessio Costanzo

Dei quattro parchi naturali siciliani il Parco dell’Etna è probabilmente il più emblematico, non fosse altro che per la maestosa presenza del vulcano attivo più alto d’Europa, dal 2013 riconosciuto come Patrimonio Universale dell’Umanità, sia per il suo eccezionale valore naturalistico, sia perché per la sua continua attività eruttiva rappresenta un osservatorio unico al mondo per lo studio di processi biologici. Il Parco, che circonda la “Muntagna”, si estende su un territorio di circa 59000 ettari ed è caratterizzato da boschi e sentieri ricchi di straordinaria biodiversità vegetale e suggestivi paesaggi segnati dal passaggio di colate laviche antiche e recenti che hanno dato vita a grotte, valloni e timpe che da sempre affascinano escursionisti provenienti da ogni parte. Nel territorio del Parco ricadono, inoltre, venti comuni che con i loro centri storici aggiungono fascino e ricchezza a tutta l’area. La gestione di questo Parco è parecchio complessa, se si considera che è stato istituito per salvaguardare un ambiente naturale unico e per promuovere uno sviluppo economico rispettoso e in sintonia con tale habitat.
Lo sa bene Carlo Caputo, presidente del Parco dell’Etna da poco meno di un anno, ma già parecchio attivo su questi fronti.

Partiamo dall’obiettivo della salvaguardia dell’habitat del Parco.
«Occorre innanzitutto mantenere inalterato l’eccezionale patrimonio naturalistico del Parco, e da qui la lotta ai comportamenti di assoluta inciviltà come quello dell’abbandono dei rifiuti. Da un recente censimento abbiamo rilevato la presenza di ben 43 micro discariche. Purtroppo si tratta di una problematica annosa e di non semplice risoluzione, in quanto sul territorio insistono diversi enti competenti. Ciononostante abbiamo attivato associazioni, gruppi ad hoc e anche semplici cittadini per monitorare e segnalare tali comportamenti. Un’altra condotta fortemente lesiva dell’area protetta è l’attraversamento dei sentieri con mezzi motorizzati non autorizzati, tipo moto e quad. Il che è assolutamente vietato e pertanto anche in questo caso la tolleranza sarà zero».

L’Etna è Patrimonio Universale dell’Umanità ma questi comportamenti ne minano sicuramente l’immagine.
«Proprio così, da quando abbiamo ottenuto questo prestigiosissimo riconoscimento, si è registrato un aumento esponenziale del flusso turistico, il che oltre ad una visibilità mondiale si traduce in un importante sviluppo economico. Ma il mancato rispetto delle regole potrebbe seriamente mettere a rischio questo titolo».

A proposito di opportunità di sviluppo del Parco.
«Per troppo tempo si è pensato all’ente Parco quasi esclusivamente come a un ufficio tecnico, per il rilascio di questa o quell’autorizzazione. Il mio intento è quello di andare oltre quest’immagine mummificata e trovare delle sinergie per valorizzare le bellezze e le risorse dell’intero territorio. A partire dalla creazione di un marchio distintivo “Parco dell’Etna” il cui utilizzo, previo il rispetto di un rigido disciplinare, sarà consentito alle aziende che coltivano e producono nell’area protetta. Sul fronte della promozione turistica, a breve predisporremo una cartellonistica all’interno di tutti i comuni del parco che consentirà agli escursionisti, da ogni singolo centro, di raggiungere i sentieri più importanti. Abbiamo realizzato anche due applicazioni, una in lingua dei segni e un’altra che consente di esplorare una mappa per visualizzare i sentieri e scoprire i rifugi e i punti naturalistici».

Le immagini delle recenti e spettacolari attività esplosive dell’Etna hanno fatto il giro mondo.
«Il nostro vulcano si promuove da sé, in altri momenti questi eventi avrebbero portato un grande ritorno sul fronte del turismo. Purtroppo per la pandemia tutti gli operatori commerciali che operano sull’Etna sono in affanno. Sono certo però che, quando tutto questo finirà, l’Etna e il Parco diventeranno sempre più meta di chi vorrà godersi i paesaggi mozzafiato e il prezioso silenzio che li circonda».

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Le antiche mele dell’Etna – Eccellenze Slow Food che guardano al futuro

di Patrizia Rubino   Foto di Mattia Misseri di Panischittu

Sino alla fine degli anni ’60 le mele dell’Etna, una ventina circa di specie autoctone, rappresentavano il fiore all’occhiello della produzione frutticola siciliana; le coltivazioni situate tra gli 800 e i 1500 metri d’altitudine, il clima favorevole e la natura vulcanica del terreno assicuravano a questi frutti una fragranza invidiabile e un sapore ben definito. Con il passare del tempo, però, le colture dei meleti etnei furono progressivamente abbandonate perché non più redditizie, sia a causa della crisi del comparto che colpì tutto il Paese, sia per l’introduzione massiva sul mercato di altre varietà di mele. Oggi si conta un numero esiguo di produttori delle cosiddette antiche mele dell’Etna, che hanno caparbiamente cercato di scongiurarne l’estinzione continuando a coltivarle esattamente come centinaia di anni fa, secondo i criteri di un’agricoltura biologica, in assoluto equilibrio con l’ambiente.

Un percorso virtuoso che ha portato questa eccellenza agroalimentare nel gennaio 2016 a conquistare la prestigiosa certificazione di Presidio Slow Food, la grande associazione internazionale no profit, presente in 150 Paesi del mondo che s’impegna per un’alimentazione buona, pulita e giusta, basata sulla biodiversità, sul rispetto del territorio e della cultura locale. Le mele che hanno ottenuto il riconoscimento sono diciannove. Le varietà sulle quali si punta maggiormente sono: la Mela Gelato, di colore verde brillante, si chiama così perché con le basse temperature gela dentro e fuori, ma la sua polpa conserva intatti gli zuccheri; la Mela Cola, il nome deriva da colui che la innestò pare circa 200 anni fa, è di piccole dimensioni ma anch’essa molto gustosa; e la più apprezzata la Mela Gelato Cola, un innesto spontaneo tra gli alberi delle due precedenti, la buccia è di color giallo paglierino, il profumo intenso e un gusto dolce e aromatico.
Se queste “antiche mele” oggi possono guardare ancora al futuro si deve soprattutto all’impegno della Cooperativa Agricola Zaufanah, costituita da un gruppo di proprietari terrieri principalmente del territorio di Zafferana Etnea, in provincia di Catania, fortemente motivato a salvaguardare questo importante patrimonio dell’Etna. «Nel 2012 – racconta Matilde Riccioli, vice presidente di Zaufanah – quando insieme al nostro compianto presidente Alfio Leonardi, abbiamo creato la cooperativa, il nostro primo obiettivo era il rilancio degli antichi meleti. Il riconoscimento di Presidio Slow Food, ottenuto grazie anche al fattivo sostegno dell’Ente Parco dell’Etna, è una grande opportunità non solo per gli operatori diretti, ma per tutto il nostro territorio. Le mele Gelato Cola – aggiunge – rappresentano una nicchia d’eccellenza, apprezzate in tutta Italia e all’estero, non subiscono trattamenti e vengono ancora oggi raccolte manualmente e conservate negli antichi magazzini in pietra lavica, e non in celle frigorifere che producono gas».

Le meline, come vengono chiamate per le loro piccole dimensioni, sono estremamente versatili; sono utilizzate, infatti, oltre che per la realizzazione di gustose confetture, per i gelati, le torte ma anche nelle preparazioni di insalate, risotti e persino in sostituzione delle melanzane in una particolare versione della caponata.

«Il nostro progetto, così come lo aveva pensato Alfio Leonardi – spiega Riccioli – non si limita solo alla salvaguardia dei meleti, ma prevede la promozione di un turismo rurale che ruota intorno ad essi. Con il ripristino degli antichi sentieri per trekking e alla realizzazione di rifugi con aree attrezzate, ricavati dalle costruzioni in pietra lavica, dove ancora oggi vengono riposte le mele per portarle alla giusta maturazione. Attualmente abbiamo due rifugi funzionanti: Casa del Noce e rifugio del Monte Zoccolaro, visitati ogni anno da molti turisti soprattutto stranieri, ma stiamo lavorando per ampliare l’offerta. La valorizzazione del nostro territorio crediamo possa essere una grande opportunità per il futuro dei nostri giovani».

racconti

Al di là di ogni paura, il mito dei fratelli Pii

I RACCONTI DI BIANCA a cura di Alessia Giaquinta

«Veloce, fa’ in fretta!» grida Anapia al fratello.
Anfinomo, infatti, è rimasto indietro nella corsa. Il carico dell’anziano padre sulle spalle non gli permette di procedere speditamente. Anapia, invece, porta su di sé la gracile madre che, accovacciata e stretta alle sue braccia, chiude gli occhi per la paura.

Catania è nel panico. Il grande vulcano Etna minaccia, con la sua lava incandescente, l’intera città: le case sono in fiamme, il cielo è grigio e cupo, si sente urlare dappertutto. Quella, sì, è una catastrofe. Tutti scappano, senza una meta, portando con sé qualche moneta o oggetto prezioso. Ognuno principalmente, però, cerca di mettere in salvo se stesso. Non c’è tempo per pensare ad altro, ad altri.
Anfinomo e Anapia, invece, non riescono a fuggire senza gli anziani genitori che vivono alle pendici del Vulcano e, senza pensarci troppo, sfidano la paura e si dirigono, controcorrente, verso casa. Lì trovano i due, abbracciati, in un angolo, con la schiena contro una parete, pronti ad accogliere la morte. I due fratelli, allora, caricano i genitori sulle loro possenti spalle e li rassicurano: adesso ci sono loro, qualsiasi cosa accadrà, non sono più soli. Ora, solo ora, Anfinomo e Anapia possono darsi alla fuga. Molti però criticarono quella scelta: perché rischiare la vita per tentare di salvare i due anziani?
La stessa domanda alcuni la rivolgono ancora oggi a tutti coloro che, mossi non solo dal senso del dovere ma soprattutto da quella pietas che caratterizza i due personaggi protagonisti del mito, sfidano la paura della morte, della malattia, si espongono ai contagi pur di prendersi cura di chi è solo, fragile, contro una parete senza via d’uscita. Al di là di ogni deontologia, lì si legge un eroismo che tanto ricorda quello di Anfinomo e Anapia, passati alla storia come “I fratelli Pii”, coloro che tentarono tutto pur di mettere in salvo i loro genitori. La lava li raggiunse, però. Il mito vuole che, nonostante ciò, non furono travolti poiché prodigiosamente il fluido incandescente deviò il proprio corso innanzi a loro.
La loro pietas, raccontata da numerosi poeti latini – e di cui ancora oggi si fa memoria –, li aveva salvati. Oggi, due hornitos (accumuli di materiale incandescente) ricordano, nei pressi dell’Etna, Anfinomo e Anapia: nel corso dei secoli, durante varie eruzioni, infatti, sono stati accerchiati dalla lava ma non sono stati sepolti. In piazza Università, a Catania, i “Fratelli Pii” sono rappresentati con delle statue di bronzo. Un inno all’amore filiale, e non solo, un riconoscimento nei confronti di un mito che, se vogliamo, diventa realtà nel sacrificio e nella devozione per la vita, tutti i giorni, celebrata da coloro che si fanno carico della sofferenza altrui, al di là di ogni umana paura.

 

 

palermo

Che fortuna vivere in sicilia!

 

di Irene Novello

“Non invidio a Dio il Paradiso perché sono ben soddisfatto di vivere in Sicilia”, così Federico II di Svevia, re di Sicilia e imperatore del Sacro Romano Impero, definì la nostra isola.
Spesso noi siciliani non ci rendiamo conto che viviamo nell’isola più grande del mar Mediterraneo, culla di antichissime civiltà, terra di antichi miti e leggende che hanno reso più intrigante la sua storia. Palcoscenico di tantissime espressioni artistiche, terra natìa d’innumerevoli artisti che si sono lasciati ispirare dalla sua bellezza e protagonista indiscutibile della Dieta Mediterranea.

Si narra che in un tempo molto antico tre ninfe bellissime vagavano in tutto il mondo raccogliendo tutto ciò che di buono incontrassero, quando arrivarono in una terra bellissima, decisero di fermarsi e di lanciare in mare tutto ciò che avevano raccolto in viaggio. Dal mare nacquero tre promontori Capo Peloro, Capo Passero e Capo Lilibeo e si venne a creare un’isola di forma triangolare: la nostra Sicilia! Il mito tutt’oggi si respira nell’aria siciliana! Le rive del lago di Pergusa sono il luogo in cui Ade, Signore degli Inferi, rapì Persefone mentre raccoglieva i fiori. L’Etna è il luogo in cui il dio Efesto costruì la sua fucina aiutato dai Ciclopi. Qui Omero ambientò l’episodio dell’ “Odissea” in cui Polifemo venne accecato da Ulisse e i suoi compagni e per la rabbia il ciclope scagliò in mare i suggestivi faraglioni di Aci Trezza, dove la bellezza del borgo ha ispirato Verga nel romanzo “I Malavoglia”. Presso l’isola di Ortigia, a Siracusa, in uno specchio d’acqua si amano la ninfa Aretusa e il giovane Alfeo.

Che dire della cucina siciliana e dei suoi prodotti tipici che arricchiscono ogni singolo piatto! La lista è lunghissima: lo sfincione e la cassata di Palermo, le busiate e il cannolo di Trapani, il vino di Marsala, le arance di Ribera, il melone cantalupo di Licata, il pane di grano duro del Dittaino, il piacentino ennese, le cassatelle di Agira, i carciofi di Niscemi, i fichi d’india di San Cono e Militello in Val di Catania, il pomodoro di Pachino, il pizzolo di Sortino, le scacce ragusane, l’olio dei monti Iblei, il cioccolato di Modica, i formaggi ragusani, le muffulette di Caltagirone, le cassatelle alla ricotta di Grammichele, i vini dell’Etna, il pistacchio di Bronte, la pasta alla Norma e l’arancino di Catania, il tartufo e il suino nero dei monti Nebrodi, la granita e “brioscia con il tuppo” di Messina e molti altri prodotti ancora che l’intero mondo ci invidia!

Che dire poi dei bellissimi posti tra mare e montagna dove poter trascorrere il tempo libero andando alla scoperta della nostra terra: l’Isola dei Conigli di Lampedusa, con la spiaggia più bella del mondo; le saline di Trapani e Paceco con le loro vasche, canali e antichi mulini sono uno dei luoghi più affascinanti dell’isola; la Scala dei Turchi, singolare scogliera dal colore bianco e dalle particolari forme, presente nei romanzi de “Il Commissario Montalbano” di Andrea Camilleri; l’Isola delle Correnti che incanta per la sua selvaggia bellezza, dove lo Ionio e il Mediterraneo s’incontrano regalandoci uno spettacolo marino unico; la valle dell’Anapo meraviglia archeo-naturalistica; le gole dell’Alcantara dalla natura spettacolare e infine l’Etna, il più grande vulcano attivo in Europa!

La Sicilia vanta ben sette siti Unesco e diversi borghi tra i più belli d’Italia. Che dire della possibilità di partecipare dal vivo agli spettacoli teatrali e musicali nell’antico Teatro Greco di Siracusa, nel Teatro Greco-Romano di Catania, nel Teatro Antico di Taormina e in quello di Segesta. Luoghi dove ancora si sente la presenza degli antichi dei. Che dire delle chiese, delle cattedrali dei palazzi della Palermo Arabo-Normanna, di Cefalù, di Monreale, del Barocco del Val di Noto. Sono tutte testimonianze di un antico e articolato passato che ha tessuto le trame di un intenso presente, di un’isola che ha tutto e che si presenta come l’Italia al superlativo! Riscopriamo la nostra terra.