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Giusina in cucina anjova

ANJIOVA: UN COOKING SHOW CON CHEF D’ECCEZIONE

 

Pronta al via la seconda edizione di Anjiova, il cooking show che vedrà protagonista l’acciuga, interpretata in cucina da quattro chef d’eccezione. La manifestazione si terrà giovedì 11 agosto 2022 a Valverde (Ct) a Masseria Carminello in via Carminello 21 a partire dalle ore 21. 

“Visto il successo della prima edizione di Anjiova –spiegano Antonio Rosano e Giovanni Samperi, organizzatori della serata- abbiamo deciso di replicare l’evento seguendo la stessa filosofia con la quale l’abbiamo ideata e organizzata. L’intento infatti è di valorizzare l’acciuga e di rendere omaggio all’antica tradizione gastronomica ad essa legata. Pur rispettando la storia culinaria, però, abbiamo dato a ogni chef la possibilità di esprimersi ai fornelli seguendo il proprio estro e la propria creatività. Sarà quindi un percorso enogastronomico che si svilupperà di piatto in piatto e di chef in chef in un crescendo di emozioni e di sapori”.   

Giuseppe Raciti

Ospiti di questa seconda edizione, presentata dal giornalista Antonio Iacona e da Valentina Grippaldi,  saranno lo chef stellato Giuseppe Raciti del ristorante Zash Country Boutique Hotel; la talentuosa Giusina in Cucina, al secolo Giusi Battaglia, conduttrice dell’omonima trasmissione televisiva su Food Network; Orazio Cordai, il re della crispella; Giorgio Samperi, pasticcere e gastronomo del Caffè Mazzella di Pedara (Ct) e Rosario Terranova, chef di Masseria Carminello. Chiuderà la serata la chef stellata Marianna Vitale del ristorante Sud di Quarto (Na), presente in video conferenza, che darà la possibilità ai presenti di degustare la sua proposta di cornetto Algida chiamato Sud.  La chef è stata premiata nel 2020 con la stella Michelin e con il Premio Michelin Chef Donna.

Nino Scaffidi

La serata prevede un menu con i piatti preparati da ogni chef ospite, degustazioni con prodotti tipici, momenti di intrattenimento a cura di Nino Scaffidi, un personaggio dalle mille sfaccettature che si è esibito in noti programmi tv come Italia got’s talent e Tu sì che vales. Prima dell’inizio del cooking show, il lungo viale del locale diverrà uno spazio per le degustazioni dalle 19.30 alle 21 con varie postazioni per le attività locali che offriranno prodotti a base di acciuga insieme a vini e birre. 

Il cooking show sarà aperto da Giorgio Samperi che ha realizzato l’Arancino all’acciuga con crema di pomodorino datterino giallo, formaggio dolce e panatura di cereali. “Ho sperimentato un arancino nuovo per questa occasione –spiega lo chef – combinando più ingredienti.  Sarà un arancino con riso aromatizzato con spezie ed erbe di stagione e zafferano. Tra gli ingredienti ci saranno salmone e zucchine di stagione, crema di pomodorino datterino giallo e aroma di mandorle tostate. Il formaggio dolce e le alici gli daranno un sapore deciso”. 

Seguirà la Parmigiana di alici con mousse di ricotta al basilico e vellutata di datterino all’acciuga preparata da Rosario Terranova e subito dopo ci saranno le crispelle di Orazio Cordai. 

Giusina in cucina anjova

Il menu prevede, inoltre, la Pasta c’anjiova di Giusina in Cucina. “Per me è un piatto importante, legato ai miei ricordi di bambina. La cosiddetta Pasta a milanisa è una ricetta che rappresenta la nostra tradizione gastronomica –spiega Giusi Battaglia-. Gli emigrati siciliani, infatti, portavano con sé gli ingredienti base di questo piatto, materie prime a lunga conservazione, per sentirsi a casa e gustare sapori tipicamente siciliani. Amo legare le storie ai piatti che preparo e questo non fa eccezione”. 

Toccherà allo chef stellato Giuseppe Raciti chiudere il menu con una seconda portata, la Pizzaiola di alici e acciughe. “Ho rivisitato un tradizionale piatto che mi ricorda l’infanzia –racconta-. Mia madre lo preparava come da consuetudine con la carne, patate e origano. Io, invece, l’ho reinterpretato, per questa occasione, senza carne”.  

E, dulcis in fundo, il cornetto Algida di Marianna Vitale che si collegherà in video per salutare i presenti e raccontare i segreti alla base del suo gelato. 

finestra teatro di andromeda

Editoriale n°36

Cari lettori,

sono lieto di presentarvi questo nuovo numero di Bianca Magazine ancora più brioso, colorato ed entusiasmante: in festa, insomma.

Proprio così: le tante ricorrenze che in questo periodo caratterizzano le città e borghi di Sicilia e che finalmente – dopo il fermo dovuto alla pandemia – tornano ad essere festeggiate, hanno ispirato le nostre pagine.

 

Che siano religiose, laiche o di altro genere, le feste di Sicilia sono sempre motivo di entusiasmo, condivisione e grande partecipazione. Sono l’essenza della nostra terra, sono linfa che scorre nel sangue di ogni siciliano festoso e festante, sempre.

 

Che Sicilia sarebbe senza le sue feste?! Non osiamo pensarlo, anche se l’immagine degli anni appena trascorsi ci viene immediatamente quale esempio lampante. Se da una parte, però, il periodo della pandemia ha ridotto i riti, dall’altra ha accresciuto la voglia di tornare a fare festa, forse con più vigore e trasporto di prima. E allora festeggiamo, godiamo delle nostre tradizioni e inebriamoci di ogni sorta di bontà che ci regala la nostra terra. Quando si festeggia, infatti, cosa non può mai mancare? Il cibo, ovviamente. E non mi riferisco solo a pranzi e cene luculliane: in Sicilia abbiamo anche semplici pietanze capaci di mandare in estasi i sensi. Una vera festa di gusto. Tra le nostre pagine, allora, troverete anche piatti e dolci tipici della tradizione siciliana: vi leccherete i baffi anche solo leggendo!

 

Non mancheranno, certamente, approfondimenti sulle bellezze artistiche e paesaggistiche, terrestri e subacquee della nostra Sicilia, ma ci saranno anche personaggi che rendono onore all’isola attraverso la loro professione, la letteratura, il cinema o altre forme d’arte.

 

Sarà un viaggio – ancora una volta, come sempre – attraverso i luoghi, i cibi, le tradizioni, i personaggi, i miti e i talenti di questa terra che pullula di meraviglie da scoprire e riscoprire.

Siete pronti, allora, a fare questo gioioso viaggio in lungo e in largo per la nostra Sicilia in festa?

Allacciate l’attenzione: si parte a tutto gas!

 

L’editore

Emanuele Cocchiaro

l'estate di bufalino

L’estate di Bufalino. Amore e nostalgia in “Argo il cieco”

rubrica a cura di Alessia Giaquinta

«Fui giovane e felice un’estate, nel cinquantuno. Né prima né dopo: quell’estate». Il celebre scrittore di Comiso, Gesualdo Bufalino (1920-1996), affidò alla sua seconda pubblicazione “Argo il cieco”, nel 1984, la storia di un amore non consumato, vissuto in una “città a forma di melagrana spaccata”, Modica.

Era estate, non una qualsiasi. Era l’estate della vita, la giovinezza, che improvvisamente riaffiora nei ricordi del protagonista, “assediato dall’inverno in un albergo romano”.

Una sorta di diario-romanzo in cui l’autore narra vicende autobiografiche, accompagnate da riflessioni e aforismi, che si può leggere “come una ballata delle dame del tempo che fu, o come Mea Culpa di un vecchio che veramente si ostina a promuovere in leggenda, attraverso ilarotragici ingranaggi di parole, la sua povera vita nova” come scrive egli stesso nella quarta di copertina, a descrizione del suo romanzo.

L’innamoramento, la giovinezza, le illusioni e le speranze del giovane professore Angelo Costa (protagonista e alter ego dell’autore) si intrecciano coi ricordi, le disillusioni e gli acciacchi di una «vecchiezza dietro la porta» che incombe sul suo corpo ma che non ostacola le memorie di quell’intrepida estate del ’51, fatta di profumi di gelsomini, bellezze mediterranee e facili innamoramenti.

«Che sventolare, a quel tempo, di percalli da corredo e lenzuola di tela di lino per tutti i vicoli delle due Modiche, la Bassa e la Alta; e che angele ragazze si spenzolavano dai davanzali, tutte brune. Quella che amavo io era la più bruna» scrive nel romanzo.

Una lettura che intriga sin dalle prime pagine è quella di “Argo il cieco”. La penna di Bufalino, con magniloquenza ed eleganza, è capace di rendere al lettore un continuo lampeggiare di immagini, suoni, profumi e geniali invenzioni narrative che affascinano e commuovono.

Bufalino è certamente un motivo di vanto per la Sicilia, terra di cui, oltre che figlio, egli era un profondo conoscitore e studioso. «La Sicilia non ha mai smesso di essere un grande ossimoro geografico e antropologico di lutto e luce, di lava e miele – scrisse nella raccolta Cere Perse – (…) Non è tutto, vi sono altre Sicilie, non finirò mai di contarle».

E noi non finiremo mai di ringraziarlo per avercele rese, con la sua penna e il suo acume letterario sopraffino, in ogni sua opera.

 

 

pezzu ruru

U’ pezzu ruru: il dolce gelato dell’antica tradizione siciliana

di Eleonora Bufalino  Foto di Rossandra Pepe

 La Sicilia è anche terra ricca di prelibatezze di cui si perdono le origini, come nel caso di un gelato dal nome particolare: “U pezzu ruru”. Una specialità che deriva dalla dominazione araba nell’isola e divenuto, col passare del tempo, un dolce tipico dell’antica tradizione sicula… una leccornia che non smette tutt’oggi di deliziare e sorprendere nemmeno i palati più raffinati!

 

Dopo la sua diffusione grazie agli Arabi, questo dolce vide il suo exploit soprattutto intorno al 1600: usato moltissimo durante le feste patronali, di fidanzamento e di matrimonio (in cui spesso sostituiva la classica torta nuziale) e in generale durante l’estate. Insomma, un vero e proprio must del repertorio culinario che allietava le afose giornate estive. Ben presto, questa prelibatezza si diffuse anche in altre zone d’Italia, nel Salentino e nel Napoletano, prendendo diversi nomi: “schiumone”, per la variante facoltativa con la panna, o “bombetta”, per la forma tondeggiante rispetto all’originale, più allungata ed ovale.

 

Ma qual è la ricetta tradizionale del pezzo duro? La semplicità, come spesso accade nelle tavole siciliane, si trasforma in genialità: l’unione di due gusti di gelato insieme al pan di Spagna danno vita a una creazione squisita. Il segreto, ancora una volta, è nell’artigianalità delle materie prime e dei procedimenti, intrisi della maestrìa dei più bravi gelatieri e pasticceri.

pezzu ruru

Ne è esempio il signor Vittorio Briganti, pasticcere con un’esperienza di oltre mezzo secolo alle spalle: la sua passione per l’arte dolciaria è iniziata quando aveva solo sei anni. D’origine francofontese, si è poi trasferito a Vizzini, città del Verga, dove ha intrapreso un’attività che porta avanti insieme alla famiglia da circa cinquant’anni. Nel suo bar non mancano mai i prodotti tipici siciliani, dolci e salati, e tra questi troviamo “’U pezzu ruru”. Il signor Vittorio ci spiega che: «la preparazione è importante, ma lo è ancor di più la qualità degli ingredienti usati. Il gelato, rigorosamente artigianale, viene messo in una ciotola di alluminio a forma di cupola chiamata, in siciliano, “scuzzetta”. Nella parte centrale si aggiunge il pan di Spagna, che può essere anche imbevuto con del liquore, e infine dell’altro strato di gelato, solitamente di un gusto diverso». Il dolce si lascia dunque riposare in congelatore per almeno un giorno in modo da far amalgamare le varie parti e ottenere la perfetta consistenza a cui deve il suo nome. Infine, basta capovolgere la ciotola affinché fuoriesca e possa essere tagliato, solitamente in quattro spicchi. “U pezzu ruru” è servito su un piattino e si può gustare con una forchettina, come fosse un dessert o una torta. I gusti più richiesti della gelateria siciliana (nocciola, cioccolato, stracciatella, zuppa inglese, torrone…) si sposano alla perfezione con l’impasto soffice del pan di Spagna, che in questo caso si solidifica diventando un tutt’uno con il gelato.

 

Fresco e sfizioso, è un dolce che non passa mai di moda, anche se nei tempi antichi, ci raccontano il sig. Vittorio e la moglie, era molto più amato e ricercato, soprattutto durante le feste patronali cittadine di fine estate, come San Giovanni e San Gregorio Magno a Vizzini. Queste erano un appuntamento immancabile per la popolazione del luogo! Le vie del centro abitato si animavano del passeggio; la musica a palco, a piazza Marconi, riempiva l’atmosfera di armonia, e piazza Umberto I reclamava il suo titolo di salotto buono di quella Vizzini nobiliare conosciuta in tutto il circondario. Occasione di passerella e sfoggio di eleganza, ma anche senso di comunità e di appartenenza in un clima di festa in cui si condivideva la tradizione, la religiosità e l’arrivederci alla bella e calda stagione. In questo contesto, “U pezzo ruru” era un momento di piacere che i più amavano consumare per rinfrescarsi tra una passeggiata e l’altra, ascoltando la musica con amici e famiglie, nei tavolinetti dei bar e delle pasticcerie del centro storico.

Non vi resta che assaggiarlo!

 

festa di san nicolo politi

Le feste patronali e le sagre estive. Momenti di unione anche per chi è emigrato

di Rosamaria Castrovinci, Foto di Giuseppe Cardillo

I mesi di luglio e agosto in Sicilia sono famosi per le numerose sagre e per le feste patronali. Non tutti sanno però che alcune feste patronali non hanno come data ufficiale quella estiva, ma quella che si celebra nei mesi più caldi dell’anno è una sorta di replica a beneficio dei cittadini che in passato sono emigrati e che sono soliti ritornare per le ferie estive.

A partire dalla fine del ‘900 e negli anni successivi alle due guerre mondiali un gran numero di persone ha lasciato la Sicilia per cercare fortuna altrove. Alcuni sono emigrati in Nord Italia, altri in Europa, altri ancora hanno attraversato l’oceano per raggiungere mete più ambite come l’America o l’Australia.

festa san biagio

Quasi tutti periodicamente tornano nell’isola per ritrovare i propri affetti e i luoghi del cuore. Da bambina ricordo che ad agosto nel mio paesino si svolgeva proprio una festa in onore degli emigrati, una giornata del cartellone estivo era dedicata a loro, con eventi culturali, musica e la sagra del pane “cunsato”.

Dovete sapere che quegli emigrati hanno portato via con loro la cultura e le tradizioni della Sicilia anche oltreoceano: nelle loro case, nei loro giardini, rivivono profumi, tradizioni e colori della terra d’origine e, in alcuni casi, hanno portato con loro anche la festa del patrono. “Come?” vi chiederete. Questa è una storia un po’ particolare che merita una piccola digressione: a Fremantle, nel Western Australia, vivono due comunità di emigrati provenienti da Capo d’Orlando (ME) e Molfetta (BA), due comunità di pescatori che per tradizione, in Sicilia come in Puglia, sono da sempre devoti alla Madonna. A essa chiedono protezione per le battute di pesca in mare aperto. Così la necessità di questa protezione si iniziò a far sentire anche lontano dalla propria terra di origine, anzi, forse ancor di più in questa condizione. Nacque così la Festa della Benedizione della Flotta (The Blessing of The Fleet), una festa che costituiva un momento di unione non soltanto per gli italo-australiani di Fremantle, ma per molti emigrati che risiedevano nelle cittadine vicine.

festa di san nicolo politi

Le feste patronali che si svolgono ad agosto in tanti paesini dei Nebrodi sono dedicate proprio a chi è andato via ma è rimasto indissolubilmente legato alle proprie origini e ogni anno ritorna per trascorrere le ferie insieme alla propria famiglia e ai propri amici.

Sono particolarmente sensibile all’argomento per varie ragioni: parte della mia famiglia è emigrata in Australia (e sull’emigrazione siciliana in Australia ho scritto la mia tesi di laurea della Magistrale), ma da qualche anno anche io mi sono trasferita al Nord per lavoro e ad agosto cerco sempre di essere in Sicilia nei giorni delle feste che hanno caratterizzato la mia infanzia. Principalmente quella di San Biagio a Militello Rosmarino e quella di San Nicolò Politi ad Alcara Li Fusi (ambedue in provincia di Messina)

Tutte e due le feste hanno la loro data ufficiale in inverno, rispettivamente il 3 febbraio quella di San Biagio vescovo e martire e il 3 maggio quella di San Nicolò Politi. Vengono replicate entrambe ad agosto, il 17 quella di San Nicolò Politi (data che tra l’altro corrisponde alla data di morte del Santo) e il 25 quella di San Biagio.

lancio cucciddati

I festeggiamenti estivi sono quasi sempre più fastosi di quelli invernali, è infatti usanza concludere la festa con il concerto di un cantante famoso e degli spettacolari fuochi pirotecnici.

A Militello Rosmarino i festeggiamenti estivi prevedono anche un passaggio in più, il 24 agosto, infatti, si svolge nella piazza il famoso “lancio di cucciddati”, queste sono delle ciambelle di pane che vengono portate in processione e benedette prima di essere lanciate dalla scalinata della Chiesa del Rosario a tutti i fedeli. Le ciambelle nei giorni successivi verranno anche distribuite porta a porta. È tradizione dire una preghiera prima di mangiarle per ingraziarsi la protezione di San Biagio, particolarmente a difesa della gola e dai mali di stagione.

 

Un’estate in Sicilia – Editoriale n.35

L’arrivo di questo numero coincide con quello della bella stagione: la tanto attesa estate, quest’anno sicuramente ancor più desiderata. Gli anni di restrizioni dovuti alla pandemia, infatti, non hanno fatto altro che accrescere in tutti noi il desiderio di ritorno alla libertà e la consapevolezza che la condizione di “normalità” è tutt’altro che scontata.

L’insegnamento che ne abbiamo tratto e che non dovremmo mai dimenticare è che la vita va vissuta e goduta giorno per giorno, a qualsiasi età, assaporando a 360 gradi le infinite vibrazioni che essa ci suscita attraverso le relazioni, l’arte in tutte le sue forme, i viaggi e il buon cibo.

Tutto ciò nutre ogni giorno la nostra esistenza, rendendoci la vita più bella.

È proprio questo il motivo che ci spinge, come redazione, a voler dare ai nostri lettori input e suggerimenti di viaggio entusiasmanti, racconti di personaggi di talento, descrizioni di piatti della tradizione e tanto altro, nell’intento di trasferire sensazioni ed emozioni sempre nuove.

La nostra protagonista è sempre lei: la Sicilia, terra di infinite meraviglie, capace di sorprendere sempre, coi suoi mari, le sue terre, la sua storia.

In questo numero ci siamo soffermati sulle riserve naturali dell’isola, un patrimonio da esplorare e da preservare in ogni modo. Vi porteremo anche ad Ustica, definita la capitale dei subacquei, per le incontaminate bellezze dei suoi fondali. Ma vi condurremo anche alla scoperta della cittadina la cui sagoma, dall’alto, ha la forma di uomo: Centuripe.

Faremo un passo indietro nel tempo e ci sposteremo a Pozzallo, nella Torre dei Cabrera, poi sosteremo presso il Castello della Zisa a Palermo e vi condurremo alla scoperta di un’antica pratica artigianale, quella dell’intreccio dei vimini.

In questo numero abbiamo intervistato, per voi, uno degli autori e cantautori più giovani e talentuosi d’Italia: Lorenzo Vizzini; ci siamo lasciati coinvolgere dall’energia e dalla bravura della DJ Helen Brown e dalle note calde e travolgenti di Giusy Ferreri, che ci ha condotti nelle sue “numerose vite”.

Insomma: i motivi per un viaggio ci sono, la musica pure. Se aggiungiamo pure un buon gelato alla manna e un’esperienza adrenalinica nella Zipline di San Mauro Castelverde, l’estate siciliana può dirsi iniziata nel migliore dei modi. Non credete?

E-state a leggerci… c’è ancora tanto altro da scoprire.

L’editore
Emanuele Cocchiaro

copertina ferragosto

Il Ferragosto siciliano: tradizioni tra sacro e profano

di Alessia Giaquinta

Che facciamo a Ferragosto?
Diciamoci la verità. Si tratta della classica domanda che, di anno in anno, ripetiamo a noi stessi, al nostro partner, ai nostri amici e, perché no, anche ai nostri datori di lavoro. Perché ferragosto è tempo di ferie, di riposo, di vacanza, di sole, mare, falò e “arrustute”.

Ma dove nasce questa tradizione e perché?
Scorriamo indietro nel tempo fino ad arrivare al 18 a.C. quando l’imperatore Ottaviano Augusto, per celebrare il momento di pausa dai lavori nei campi, istituì le “Feriae Augusti”, le vacanze di Augusto. Si trattava anche di un modo per dare maggiore spazio ai festeggiamenti dedicati a Diana, dea della fertilità (celebrata il 13 agosto) e far riposare cavalli e animali da soma che, per l’occasione, venivano bardati a festa e fatti sfilare oppure sfidare in spettacolari corse. Per tutto il mese si svolgevano vari eventi di carattere religioso in onore alle divinità del tempo. La decisione di Augusto di stabilire delle ferie, che duravano dall’1 al 31 agosto, permetteva a tutti di poter partecipare attivamente alle feste, oltre a riposarsi.

Con l’avvento del cristianesimo alcune feste pagane furono “convertite”. I festeggiamenti della dea Diana e della dea Consiva (che ebbe un figlio rimanendo vergine, punto comune con la Madonna) furono sostituiti con quelli relativi all’Assunzione della Beata Maria Vergine al cielo, celebrati a partire dal V secolo d.C. il 15 agosto. Alle sfilate dei cavalli si affiancarono le processioni dei credenti (a Tusa e a Motta d’Affermo, nel messinese, si svolge ancora la Cavalcata Storica con animali bardati), al riposo romano fu aggiunto il concetto di vacanza, ai convivi davanti ai templi si sostituirono le mangiate tra amici, a mare, in campagna, ovunque.

E in Sicilia che si fa a Ferragosto?
I più vanno a mare: c’è l’imbarazzo della scelta se si considerano che le spiagge dell’isola sono tra le mete più quotate per la loro bellezza, pulizia, accessibilità e per i servizi. Da San Vito Lo Capo a Taormina, a Marzamemi, Mondello, alla Scala dei Turchi, insomma: non mancano certo località balneari! Oltre quelle citate, tra le più note, in occasione del Ferragosto tutte le spiagge dell’isola si riempiono: ombrelloni di famiglie, comitive di giovani, bambini muniti di secchielli e processioni in mare.

Eh sì. La festa dell’Assunzione della Madonna in tantissime località balneari siciliane si svolge con la tipica processione della Madonna sulla prua di un peschereccio, accompagnata da religiosi e banda musicale. A seguito tutte le barche partecipano a quello che viene inteso anche come momento di benedizione delle acque, dei naviganti e dei bagnanti. Si pensi alla Madonna di Portosalvo a Marina di Ragusa, alla regata dell’Assunta di Siracusa, alla processione sulle barche a Marettimo…
Non mancano neanche caratteristiche processioni via terra. Da Messina dove si svolge la festa tradizionale della Vara a Bisacquino dove ha luogo la festa della Madonna del Balzo che prevede un pellegrinaggio notturno verso il santuario posto su un monte, in quest’occasione è immancabile la mangiata di anguria, la cosiddetta mulunata.

Ed è proprio il cocomero rosso ad essere l’alimento protagonista nelle tavole dei siciliani durante il Ferragosto: che si mangi in spiaggia, dopo un pellegrinaggio, in una lunga tavolata in campagna o seduti in un ristorante (anche nella variante di gelo al melone), l’importante è che ci sia!

Che dire dei falò? Sin dall’antichità era tradizione realizzare, nelle campagne, dei falò con gli avanzi della pulitura dei campi. A mezzanotte si accendeva il fuoco, si invocava a Beddamatri di Menzaustu e si auspicava prosperità per i campi. Si arrostiva e si faceva festa.
Curiosa è la tradizione, portata avanti fino agli anni ’60 presso l’Isola delle Femmine, dello scambio di doni tra fidanzati: l’uomo regalava all’amata il gallo più prosperoso che trovava e la ragazza ricambiava donandogli un’anguria. Immancabile!
E voi, che fate a Ferragosto?

copertina editoriale

Editoriale N.30

di Emanuele Cocchiaro

Cari lettori, forse per molti di voi affezionati potrebbe non essere una sorpresa… ma anche questo numero lo dedichiamo alla nostra amata Sicilia! Infatti, risulta impossibile non trovare nuovi punti di vista, nuovi luoghi da consigliarvi e antiche tradizioni e personaggi che riguardano la nostra terra, fonte inesauribile per la scelta di nuove mete.

Sappiamo bene che la Sicilia è una tra le isole più belle al mondo, ma una delle sua peculiarità più affascinanti sta proprio nell’essere la più bella tra le sue preziose piccole isolette. Per questo abbiamo deciso, in questo numero, di accompagnarvi alla scoperta delle isole minori che appartengono alla Sicilia e che contribuiscono al suo incantevole fascino. Potremmo paragonare il trentesimo numero del nostro magazine ad un meraviglioso affresco di sole, mare, storia, architettura e cultura. Avrete la possibilità di scoprire non solo le sette Isole Eolie, ma anche le Egadi e le Pelagie e altri atolli sorprendenti. Vi attendono angoli di paradiso incontaminati e grotte che vi conquisteranno. Potrete fotografare le saline o scoprire dei graffiti preistorici, o semplicemente scegliere una delle innumerevoli spiagge nelle quali rilassarvi. Vi troverete immersi in un universo di colori speciali: dal nero dei vulcani, al bianco della pomice, passando al viola dell’erica o al giallo delle ginestre.

Ma in questo numero troverete molto di più. Le sue pagine si popolano di personaggi e dei loro talenti, delle tradizioni culinarie, dell’artigianato tipico e di ogni piccolo micromondo che ne custodisce da secoli i loro segreti.
Buona lettura e come sempre… Buon Viaggio.
L’ editore
Emanuele Cocchiaro

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Sua maestà: la brioscia “col tuppo”

di Alessia Giaquinta   Foto di Laura Vinci

«Scinnì, individuò un bar, s’assittò a un tavolino all’aperto, ordinò una granita di caffè e una brioscia», scrive Andrea Camilleri né “Gli arancini di Montalbano”.
Del resto, l’estate siciliana è sintetizzabile proprio in questo binomio: granita e brioscia, rigorosamente col “tuppo”. Eh già: non è bene generalizzare quando si parla di cibo. C’è una storia dietro ogni sapore, c’è una cultura dentro ogni ingrediente.
E, allora, si ritiene che la brioscia “col tuppo” nasca ancora prima di ogni altra sorta di brioche. Pare addirittura che i francesi, apprezzandone il gusto, abbiano adottato questo nome – prendendolo in prestito dal siciliano – per i loro dolcetti preparati con latte, uova, burro e farina.
Procediamo per gradi. Si racconta che, anticamente, una nobile famiglia chiese al proprio cuoco di preparare un dolce di consistenza soffice che potesse accompagnare la marmellata, per lo spuntino del mattino.
Da vari tentativi nacque così la brioscia che, in seguito, si caratterizzò “col tuppo”, una sorta di chignon simile a quello che le donne, soprattutto nel passato, usavano per raccogliere i lunghi capelli. Il “tuppo”, del resto, è la parte più amata nella brioscia: è, infatti, quello che, per prima, si affonda nella granita o nel gelato, usandolo spesso a mo’ di cucchiaio. Una vera e propria bontà!
Il “tuppo” pare voglia richiamare la leggenda di una ragazza che, innamorata di un giovane non nelle grazie dei genitori, tagliò i lunghi capelli – legati a tuppo – come segno di protesta. Altri, invece, suppongono che la forma della brioscia richiami il seno femminile e dunque sia un inno all’abbondanza e alla fertilità.
Leggende e significati antropologici a parte, indubbiamente stiamo parlando di una vera e propria delizia per i sensi: l’impasto soffice e delicato si sposa perfettamente con qualsiasi farcitura: crema, gelato o granita, divenendo così la colazione preferita dei siciliani e di chiunque approda in questa terra.
Qualcuno sostiene che fu proprio Francesco Procopio de Coltelli, il siciliano inventore del gelato (cui abbiamo dedicato un articolo nel numero 11 di Bianca Magazine) a inventare la brioscia. Procopio, infatti, originario di Acitrezza, dopo un soggiorno a Palermo, fece la sua fortuna in Francia, nel 1686.
Il celebre “Café Le Procope” a Parigi divenne presto uno dei luoghi più frequentati dagli intellettuali e dai politici del tempo: nessuno riusciva a resistere alla bontà del gelato, della granita e, molto probabilmente, della brioscia “col tuppo”.Una vera istituzione, in Sicilia e nel mondo, sintesi di sapori, concentrato di storie e leggende, insomma: non mangiarla sarebbe un’angoscia… sua maestà “la Brioscia”.

 

Bianca Magazine  stampa

Hematuria Detection, da oggi è possibile monitorare a casa la salute del proprio gatto

A cura di Maria Concetta Manticello

Sapevi che le tracce di sangue nelle urine di un gatto possono essere indicative di molte malattie? Royal Canin, azienda leader nella nutrizione di alta gamma per cani e gatti, lancia Hematuria Detection tecnologia Bluecare©: è un prodotto semplice, efficace e sicuro da usare in ambiente domestico, su indicazione del veterinario, per la rilevazione della presenza di sangue nelle urine del gatto, rendendo più semplice la tutela della salute dell’animale. Per questo motivo, tutti i proprietari di gatti dovrebbero attivarsi in prima persona per assicurarsi che il proprio animale goda di buona salute. Hematuria Detection tecnologia Blucare, risponde alle necessità dei proprietari dei gatti di monitorare in maniera semplice, chiara e veloce la salute dell’animale, senza nessuno stress per il pet, sia per identificare tempestivamente problemi alle vie urinarie che per prevenire future recidive, offrendo una nuova opportunità di miglioramento nella cura e nel benessere dei felini. Composto da granuli per la lettiera con reagente incorporato, Hematuria Detection tecnologia Blucare, in pochi secondi presenta risultati chiari e visibili, fino a 48 ore, se una volta inseriti nella lettiera i granuli, a contatto con l’urina del gatto, da bianchi diventano blu, il test risulta positivo perché rileva la presenza di sangue.