Articoli

di Emanuele Cocchiaro

Rispolverate le ghirlande, scaldatevi davanti a un caminetto, iniziate a impacchettare i regali e riempite la casa di addobbi: è Dicembre e sta arrivando il Natale!
Credenti o meno, in questi giorni di festa l’affetto e la famiglia sono i protagonisti assoluti. Natale, in fondo, è quella festa che ti fa amare anche le imperfezioni della tua famiglia.
La Vigilia poi è un momento irrinunciabile da trascorrere insieme, un ramo di albero genealogico unito intorno ad una tavola rossa, i nonni che sbucciano mandarini ai nipoti, i ragazzi che inviano messaggi agli amici, i figli di una volta che oggi sono diventati papà e mamme. All’improvviso davanti a quei piatti e a quelle candele ti rendi conto che c’è un pezzo di storia: la tua. È così che spesso diventa anche l’occasione per lasciarsi andare a un pizzico di nostalgia per le tradizioni perse, per le persone care che non ci sono più e per riflettere. In fondo questo è l’augurio più grande che si possa fare. Quello di avere il coraggio di riflettere su quello che è stato e su quello che sarà. Non potete non immergervi in questo nuovo numero di Bianca Magazine che partendo dal passato, da “Il Primo Natale” di Ficarra e Picone, vi proietterà in una nuova dimensione natalizia con i consigli sui regali più apprezzati e un tour sui presepi viventi da visitare assolutamente.
Auguri!

 

di Emanuele Cocchiaro

Bentornati, cari lettori, alle vostre attività quotidiane, alla routine dei mesi autunnali. è vero che le vacanze non durano, per molti, più di una o due settimane. Ma l’estate è comunque la stagione ove spesso, pur lavorando, ci si sente proiettati in una dimensione più vacanziera. Durante questo periodo io personalmente, e spero anche voi, ho avuto modo di approfondire le mie amicizie storiche da cui ho anche preso spunto per dare vita a questo nuovo numero all’interno del quale non potete perdervi la nostra intervista a Placido Salamone, il “chitarraio” vittoriese a cui mi sento particolarmente legato e di cui vado molto fiero. Lo conosco sin da quando ha iniziato a muovere i primi passi nel mondo della musica, l’ho seguito in tutte le fasi della sua carriera come uno zio fa con il proprio nipote, sono stato uno dei suoi primi fan e per questo non posso che essere soddisfatto degli eccellenti risultati raggiunti che ho voluto condividere con voi attraverso un’intervista che troverete nelle prossime pagine.
Ma non finisce qui, dallo scorso articolo sui matrimoni abbiamo dato il via alla nostra nuova rubrica dedicata al mondo del wedding. E ancora la musica, a cominciare dalla copertina, protagonista di questo numero, trattata nelle sue tante sfaccettature: dal soprano Desirée Rancatore al connubio artistico tra Deborah Iurato e i Soul System. La tradizione musicale dei friscaletti, e ancora cinema, food e luoghi da scoprire della nostra meravigliosa terra.
Inauguriamo così il nostro quarto anno dalla nascita di questo progetto editoriale, augurandovi come di consueto… Buona lettura.

 

di Emanuele Cocchiaro

“La felicità è nelle cose ridicole”. Così diceva Andrea Camilleri, scomparso proprio mentre mi accingo a darvi il benvenuto tra le pagine estive del nostro magazine. Colgo, dunque, l’occasione per soffermarmi su uno dei tanti insegnamenti che il Maestro ci lascia in eredità. È difatti indiscutibilmente vero che la felicità non è altro che nelle cose ridicole.
«La felicità – ha scritto Camilleri – per me non ha motivazioni, non ne ha mai avute, per me è fatta di cose ridicole. La felicità per me era aprire la finestra al mattino, sentire l’aria fresca, guardare fuori. Alzarsi presto, aspettare che tutta la casa prendesse vita, sapere che dopo un po’ si sarebbero alzate le persone a me più care e che presto ci sarebbero state le loro voci intorno a me». L’invito è, dunque, quello di prendere sul serio proprio le cose più ridicole, quelle che appaiono scontate e sicure. E di sicuro l’estate è la stagione migliore per riflettere e prendere coscienza di quelle poche cose che, in fin dei conti, ci rendono davvero felici.
E proprio la Sua e la nostra amata Sicilia rivive in tutto il suo splendore in questa bellissima foto di @salvoema89 che ha ricevuto più like sul nostro social contest #biancasicily.
Complimenti da tutta la redazione!

 

di Emanuele Cocchiaro

Mi ritrovo per il terzo anno consecutivo a firmare l’editoriale del numero che annuncia l’estate. La cosa non può che inorgoglirmi e per questo devo ringraziare ciascuno di Voi. In realtà proprio mentre scrivo queste due righe fuori diluvia e l’estate sembra davvero lontana. Penso che fino a qualche tempo fa un clima così ballerino rappresentava l’eccezione mentre oggi è davvero la regola. Per noi siciliani, si sa, questo è un vero dramma sia perché rappresenta uno sconvolgimento delle nostre abitudini e sia perché, vivendo di turismo, ahimè prevalentemente estivo, ciò rappresenta anche un brutto colpo per l’economia della nostra regione. Inevitabile dunque accogliere e sostenere azioni, come quelle promosse dalla sedicenne Greta Thunberg, di lotta contro il così detto fenomeno del “Climate Change”. Senza voler approfondire in questa sede una battaglia che meriterebbe infinite pagine colgo semplicemente l’occasione per augurarvi di trascorrere una serena estate all’insegna del divertimento ma anche dell’ecosostenibilità. Stiamo davvero rischiando il nostro futuro e quello dei nostri figli.

 

di Emanuele Cocchiaro

Cari lettori di Bianca, come ben sapete, fra pochi giorni sarà Carnevale e mai come in questa fase della mia vita mi ritrovo coinvolto nei preparativi legati a questa festa; rivivo, infatti, attraverso l’entusiasmo della mia nipotina Bianca, il ricordo dei momenti spensierati legati a quel periodo e vissuti durante la mia gioventù. A parte tale rinvenire di ricordi, il rito carnevalesco mi offre lo spunto per una riflessione sul suo aspetto simbolico. Infatti, con il Carnevale celebriamo la grande metafora del teatro della vita posto che lo si può pensare come un momento di sperimentazione di altri possibili “io”; vestendoci in maschera possiamo almeno per una volta l’anno esternare qualche nostro lato nascosto che in un giorno di ordinaria vita sarebbe sicuramente stigmatizzato da quello che è, inevitabilmente, un grande limite nello svolgimento delle nostre vite, ovvero il giudizio impietoso di chi ci circonda. Per questo, a pensarci bene, sarebbe meglio celebrare un carnevale al mese così magari la vita si presenterebbe meno stressante e più creativa.

Alla luce di quanto detto, dunque, il mio invito è quello di prendere sul serio il carattere frivolo di questo grande rito e di vivere più carnevali all’anno indossando ogni giorno maschere meno canoniche e più fantasiose; chissà che questo non ci aiuti a vedere i lati positivi delle persone e a ridere di più sulla vita e sui noi stessi.

di Emanuele Cocchiaro

Cari lettori, eccoci giunti con orgoglio alla quarta edizione di Bianca Magazine.

Questo numero lo dedichiamo alla Cultura, a partire dal riconoscimento di Palermo quale capitale della cultura per l’anno 2018 e così tratteremo anche di personaggi e tradizioni che come ogni volta ci accompagnano in questo viaggio alla ricerca delle bellezze del nostro territorio.

Non perdete l’intervista a Giuseppina Torre, pianista e compositrice vittoriese che ha vinto ben quattro Los Angeles Music Awards ed ancora Elisa Bonacini, ricercatrice siciliana e sviluppatrice di piattaforme e app per far conoscere i beni culturali siciliani.

Un occhio attento Bianca lo pone sempre sulle tradizioni della sua terra e così parleremo della tradizionale festa di Sant’Agata a Catania, la terza fra le feste più importanti al mondo.

Come non dedicare un nostro servizio alla città esagonale che ha avuto l’onore di essere ospite del programma televisivo di Rai 2 “Mezzogiorno in famiglia” e inoltre parleremo anche delle tradizioni legate alle confraternite grammichelesi e di un costruttore di marranzani, Carmelo Buscema, custode di un’antica consuetudine.

Ed ancora sulle eccellenze siciliane ci siamo soffermati, dall’olio dei Monti Iblei Dop all’intervista al giovane Cristiano Di Stefano che ci racconta della sua gavetta che lo ha portato alla conduzione del programma “Insieme” su Antenna Sicilia ed ancora parleremo della pasta con farina di carruba creata dalla siciliana Fanny Consoli, dello studio di architettura Nowa selezionato a Barcellona per un suo progetto innovativo.

Infine lo speciale di Bianca con l’intervista al grafico e food photographer Bob Noto ed ancora la rubrica A tutto volume dedicata alla giovane cantante Miele.

Vi Lascio con una celebre frase di Pier Paolo Pasolini augurandoVi una buona lettura:

“Puoi leggere, leggere, leggere, che è la cosa più bella che si possa fare in gioventù: e piano piano ti sentirai arricchire dentro, sentirai formarsi dentro di te quell’esperienza speciale che è la cultura”.

Arrivederci al prossimo numero, Emanuele Cocchiaro.
 

di Emanuele Cocchiaro   Foto di Stefania Minati

Passare il Capodanno a casa di Stefania, la nostra collega di redazione, con molti altri amici cari mi ha  permesso di scoprire la bellezza e il mistero che avvolge Torino, nei suoi tesori architettonici e nella sua storia. Non solo scoperte culinarie come la tradizionale Bagna Caôda, fatta per altro con i migliori ingredienti della nostra terra siciliana, ma ho potuto apprezzare la compagnia di nuovi amici che in pochi attimi mi hanno lasciato umanamente qualcosa di importante.

Tra questi, un ragazzo giovane che con coraggio si é messo in gioco e credo abbia molto da dire a tutti noi. Per questo ho deciso di dedicargli questo speciale.  Statunitense di nascita, cresce dividendosi tra Francia, Svizzera e Italia, terra quest’ultima, dei suoi genitori e delle sue origini. A 23 anni pubblica in Francia la sua prima opera letteraria “Les Aventures d’un cœur”.  Giovane appassionato, capace di rendere percettibile a chi lo ascolta i sentimenti di cui si nutre.

Chi è Chris Palermo?

«Solo un ragazzo di 23 anni che  ha vissuto a Parigi e Nizza per circa 13 anni, a Zurigo e infine a Losanna, dove  studia Economia e Commercio. Negli States ci é nato ma é stato “esportato” in fasce.  In Italia cerca di venire ogni volta che può, nelle festività e nelle vacanze… Non farmi parlare di me in terza persona, mi fa effetto e mi viene da ridere!».

Torniamo al Tu. Hai vissuto in diverse Nazioni, quanta influenza ha avuto su di te e sul tuo modo di scrivere?

«Molto, mi ha permesso di fare tantissime esperienze e sono queste che mi permettono di scrivere.  Scrivo ciò che vivo. Ad esempio quando è nata “La Rosa della Vita” ero in un Bar, c’era una coppia che litigava e sul loro tavolino c’era una rosa di decorazione… mi ha ispirato».

Cosa ti ha colpito maggiormente?

«Il fatto che ovunque le persone sembrano mancare di tenerezza, sia uomini che donne. Un cuore non ha sesso, cultura, abitudini o razza, un Cuore dovrebbe avere una lingua universale. Per questo sento l’esigenza di scriverne un pò, per ricordarlo a tutti».

Ti esprimi attraverso la poesia. Ma è un modo di parlare di ciò che ti circonda o anche  di te stesso?

«Di entrambi, sicuramente tutto ciò che mi circonda viene filtrato dalla mia percezione della vita, diventando forse inscindibile».

Scrivere per te diventa un punto di partenza per vivere o un modo per vivere la realtà?

«Direi tutte e due! Secondo me la poesia è far cantare le parole, non vedo un modo più bello per rendere omaggio ad una lingua, che sia francese, inglese o italiano, dunque, è  sicuramente un punto di riferimento per me ma allo stesso tempo una partenza per avere il coraggio di appassionarsi, innamorarsi, anche di soffrire a volte. Non potrei scrivere d’altro al momento. Ad esempio un romanzo, non sono ancora abbastanza osservatore».

Quindi hai già pensato a dei nuovi progetti?

«Al momento sono emozionale e molto legato alla poesia, ma sto pensando anche al teatro. Nel contempo studio Economia cercando di far funzionare di pari passo cervello e cuore, anche se è difficile…».

Hai un maestro di riferimento?

«Sicuramente Jacques Brel, un cantautore francese, un poeta. Le sue canzoni erano scritti in alessandrini e le puoi davvero leggere come poesie».

Se potessi scegliere un pittore che illustri le tue poesie, chi sceglieresti?

«Picasso, sicuramente. Quando gli chiesero se fosse stato lui a dipingere il Guernica, lui rispose, “No, siete stati Voi”».

Chi ti ha spinto a pubblicare “Le Avventure di un Cuore”?

«Gli amici, volevo provare a confrontarmi con questo mondo e ho cominciato a far leggere loro ciò che scrivevo, mi hanno incoraggiato a contattare la Edilivre, una casa editrice parigina. Non volevo crederci quando mi hanno risposto di scegliere quali poesie avrei voluto pubblicare!».

Dentro alle tue poesie troviamo il tuo animo messo a nudo, non hai paura di mettere alla mercè di tutti le tue fragilità, i tuoi sentimenti?

«Ho fatto i conti con l’esibizionismo, lo è in fondo per quanto possa essere quasi negativa l’accezione che diamo al termine, è necessario farci i conti. E’ un prezzo da pagare se per te è importante trasmettere un messaggio. Ad essere sincero, all’inizio non ne ero sicuro, mi sembrava troppo personale».

In due parole, qual è il messaggio che vorresti far arrivare chiaro e forte a tutti i tuoi lettori?

«Aprite i vostri cuori».

 

RÉVÉRENCE À LA POÉSIE

Mon génie fatigant, mes litanies mourantes,

Des foules tant ahuries qui ne savent pas bien;

Alors reconnaître les vers qui sont les miens.

Mon encrier se vide, et ma plume est pleurante.

 

Oh combien je me meurs, oh combien je les pleure,

Je suis trop incompris. Je rende alors les armes?

Ils me verront alors, boiront-ils mes larmes?

Je les vois assoiffés, leur esprit et leur cœur.

 

Oublieront-ils un jour leur pauvre matériel?

Retourneront-ils un jour vers le naturel?

Je tire ma révérence à la poésie.

 

Ma triste espérance est de vous avoir faibli.

Je laisse aux amputés mes franches litanies.

Le romantisme est mort, et je pars avec lui.

 

 

 

OSSEQUIO ALLA POESIA

 

La ragione sconfitta, i pensieri scompagnati

come folla disorientata che si smarrisce,

che riconosce appena i versi, che sono i miei.

Si vede, sì, ho scritto io, con penna lamentosa

 

Oh quanto morire! Oh quanto piangere!

Sono troppo incompreso! Dovrei arrendermi alle parole?

Qualcuno, un giorno, si accorgerà di me e berrà le mie lacrime?

È la folla assetata, della vita e dell’amore.

 

Qualcuno, un giorno, potrà fare a meno delle cose materiali?

Sarà capace di tornare, un giorno, ai sentimenti naturali?

Attesto e confermo il mio atto di ossequio alla Poesia

 

La breve esperienza di vivere, si muta in fragilità

A coloro che accuso lascio queste sincere parole, in forma di versi

Il Romanticismo é venuto a mancare e io, come lui, dovrei spegnermi.

di Emanuele Cocchiaro

Eccoci giunti al secondo numero. Innanzitutto mi corre l’obbligo di ringraziare Voi lettori per l’entusiasmo e l’interesse con cui avete accolto Bianca Magazine, e per questo vi chiediamo di continuare ad essere sempre più numerosi.
Questo numero non potevamo non dedicarlo al Natale, festa in cui riscoprire i veri valori della famiglia e degli affetti più cari, senza dimenticare quelle che sono le nostre tradizioni, il passato, le radici, ovviamente da custodire e tramandare perché rappresentano il faro per guardare al futuro.

Dalla tradizione presepistica di Caltagirone e Mineo a quella di Monterosso Almo, con i loro presepi in terracotta e in altri materiali, i presepi viventi, i mercatini, gli addobbi natalizi, la degustazione di prodotti tipici per far rivivere ai turisti lo spirito del Natale. Tanti gli ospiti in questa uscita: abbiamo incontrato la bella attrice siciliana Barbara Tabita, impegnata nelle scene del film “Natale al sud” gia in uscita nelle sale, nella serie tv “Mariottide” e nel film “La fuitina sbagliata” de I Soldi Spicci; il pluristellato chef ragusano Ciccio Sultano con la sua ricetta per le festività natalizie; la 50a edizione della Fiera Emaia, un appuntamento ormai consolidato e finalizzato alla promozione delle eccellenze locali; l’artista creativa Giampaola Scollo che ci sorprenderà con i suoi abiti di carta riciclata; i “pupi di zucchero” – dolci tipici siciliani – raccontati da scrittori e attorno ai quali ruotano diverse leggende, una tradizione che sta quasi scomparendo e le buonissime “collorelle” di mandorle, miele e vino cotto, dolce tipico di Natale.
Insomma un numero da non perdere!
L’auspicio mio e di tutta la redazione è che possiate sperimentare in queste feste natalizie le vere cose che si desiderano nel profondo del cuore: amore, amicizia, affetto, serenità.
Un sereno Natale e buon inizio anno a tutti VOI.

di Emanuele Cocchiaro    Foto di Samuel Tasca

Massimo Inzirillo, conosciuto come Totò, ha dapprima insegnato all’Istituto Regionale d’Arte e poi è stato dirigente scolastico del Liceo Artistico. Ha da sempre coltivato l’amore per la sua città, adoperandosi con iniziative solidaristiche e culturali, spronando i giovani a lottare per il proprio futuro.

Chi è Totò Inzirillo?
«Sin da piccolo sono stato mosso dalla curiosità, ho avuto sete di conoscere, ragione per cui ho imparato a fare tante cose. Ho conseguito la maturità all’Istituto Regionale d’Arte indirizzo arte applicata, dopo l’anno di leva ho iniziato a lavorato come operatore cinematografico al cinema Intellisano di Grammichele
conseguendo il patentino. Nel giugno del ‘76 ho sposato la mia attuale moglie, Enza, una mia compagna di scuola, da cui ho avuto la mia prima figlia, Caterina, poi Angela. Dopo aver preso la cattedra di insegnante ho fatto tanto volontariato. Sono stato un grande amatore della fotografia aerea di Grammichele e sono stato anche il primo a pubblicare anche un libro: possiedo una raccolta di oltre 35 mila fotografie, e 100 di grammichele, foto dell’Istituto Geografico Militare, De Agostini, ho comprato i diritti delle foto per poi pubblicarle gratuitamente per la mia città, documentando tutte le foto, grazie a mio zio Ciccino Bellanti, a casa sua trovai le lastre di vetro e decisi di stamparle. Adesso sto curando la pubblicazione di un nuovo libro, perchè tutto il mio interesse verte anche sugli antichi mestieri, conservandole gelosamente per tramandarle ai giovani. Ho sempre lavorato per la città senza guardare il colore politico delle varie amministrazionicomunali che si sono succedute, e non faccio neanche politica attiva. Collaboro con Fondazione Umana, l’Avis, l’Archeoclub, e altre associazioni che promuovono la città di Grammichele».
Tanti suoi concittadini le attribuiscono la generosità, da cosa deriva?
«Intanto è nel mio Dna, un lavoro sicuro mi ha permesso di dedicarmi agli altri, sono stato governatore per tanti anni della Confraterita di San Leonardo, ho collaborato con i parroci di diverse chiese, ho tanti amici politici con cui mi piace confrontarmi, faccio parte del Circolo Calamandrei in cui si parla dei problemi della città, diamo il nostro indirizzo all’amministrazione coinvolgendo soprattutto i giovani che rappresentano il futuro. Ho insegnato per tanti anni, negli ultimi sette sono stato dirigente scolastico del Liceo Artistico Regionale e sono sempre vicino e ma carusi. Nonostante le difficoltà di oggi ad inserirsi nel mondo lavorativo consiglio loro di non perdere mai la speranza, piuttosto facciano qualsiasi cosa purché si mantengano occupati».

Cosa ha imparato dal rapporto con gli studenti?
«Il rapporto è sempre stato di pari a pari, non mi sono mai seduto sulla cattedra né quando ero insegnate tantomeno quando ero dirigente. Ci sono sempre le distanze ma con i ragazzi ho sempre avuto un rapporto di amicizia. Mi sento giovane come loro, perché vivo insieme a loro, ogni giorno ci confrontiamo nel mio studio, invito loro a frequentare la scuola, il loro è un mestiere importante perché poi gli servirà per il loro futuro. Se oggi non hanno amore per il domani, per i ragazzi ci sarà un domani vuoto. Quest’anno sono emigrate 300 famiglie in Svizzera e in Germania, andandosene i giovani rimarremo un paese di pensionati. È necessario che i nostri ragazzi si scommettano nella vita, altrimenti rimarranno solo dei numeri. Ognuno di noi nel proprio cuore deve essere il numero uno!».
Come ha vissuto la nomina a dirigente nell’istituto in cui ha insegnato per tanti anni?
«Quando fui nominato a Palermo non ci credevo, mi bloccai per dieci minuti. Dopo mi ripresi e firmai il contratto. Fu una vera gioia, dirigere la scuola che frequentai prima e nella quale insegnai dopo, una bella soddisfazione ed un bel peso, mi sforzai di dare il meglio di me stesso. È vero che fare il dirigente scolastico ha il suo prestigio ma spesse volte chi comanda è solo, e si cade nei momenti brutti. In ogni caso è stata una bella soddisfazione».

Adesso come trascorre le sue giornate?
«Inizialmente mi alzavo presto perchè pensavo che dovevo andare a scuola, tanto era l’abitudine e l’attaccamento alla scuola. Il distacco è stato duro, non mi sono abituato all’idea di essere in pensione».

Come nasce la passione per la fotografia?
«Da piccolo quando abitavo in piazza Dante, lì vicino c’era Ciccino Bellante che maneggiava le macchine fotografiche: quando facevo il chierichetto lui mi faceva delle foto e me le regalava. Io mi affermavo a guardare le sue macchine fotografiche, le foto, rimanendo sempre meravigliato. Sino a quando da ragazzino comprai da Noto una Yashica 124, la pagavo sei mila lire al mese e lavoravo al cinema. Iniziai a prendere dimestichezza, cominciai a stamparle, comprai l’ingranditore bianco e nero. Sebastiano Astuto mi aiutò a comprare le macchine fotografiche, mi spiegava come funzionavano. Divenni subito bravo e la foto in bianco e nero divennero una passione. Per me rimane la più bella. Ho avuto anche l’onore di conoscere il fotografo Giuseppe Leone. Ho lavorato con la De Agostini, vendendo libri ed enciclopedie: in quella fotografica ci sono alcune foto della nostra piazza, di cui mi hanno regalato le diapositive. Feci una mostra, quindici anni fa, con 28 fotografie 70/100, che poi regalai al Comune. Oggi con mio fratello sto lavorando ad un nuovo libro in modo che possa rimanere una testimonianza scritta di ciò che è stato per il futuro della città».