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EDUARDO CICALA

Ballo Pantomima della Cordella, il 22 agosto a Petralia Sottana si rinnova l’antico intreccio

di Giulia Monaco   Foto di Arianna Rusignolo e Eduardo Cicala

È la prima domenica dopo Ferragosto. Sono le tre del pomeriggio. La calura estiva è mitigata dall’aria fresca di montagna. Per le vie del paese qui e là si colgono indizi di una festa imminente: tintinnio di cianciane, di tamburelli in lontananza. Le note di un friscaletto. Il vibrare di un marranzano. Nugoli di ragazze con le gonne di tutti i colori si apprestano a raggiungere Piazza Gramsci, da dove partirà l’Antico Corteo Nuziale che culminerà col ballo. Qualcuna di loro appunta il fazzoletto sui capelli con una forcina, qualcun’altra aggancia per bene gli orecchini antichi che le ha prestato nonna, e che le consente di indossare solo in quest’occasione speciale. I ragazzi stringono con forza i legacci di cuoio delle scarpe di pelo ai polpacci, per evitare che scivolino durante il ballo. Qualche fazzoletto dal capo di una ragazza e qualche calzatura dal piede di un ragazzo alla fine scivolerà, ma se i ballerini saranno abbastanza bravi – e lo saranno – gli spettatori non se ne accorgeranno nemmeno.

Gli indizi parlano chiaro: un grande evento è alle porte. Per Petralia Sottana è uno degli appuntamenti più attesi. Si tratta del “Ballo Pantomima della Cordella”, ma per la gente del posto è semplicemente A Curdedda.
E anche quest’anno, come accade ormai da più di ottant’anni, A Curdedda torna puntuale la prima domenica dopo Ferragosto (in questo caso, il 22 agosto).

di Eduardo Cicala

Si tratta di un ballo tondo che vanta origini antichissime, da ricercare nelle danze campestri eseguite attorno agli alberi come riti propiziatori e di ringraziamento per le divinità. Dall’ estremità di un palo si dipanano ventiquattro nastri colorati, le cordelle, sorrette da dodici coppie di ballerini. Danzando a ritmo di tarantella e ubbidendo ai comandi del bastoniere, i danzatori intrecceranno i nastri attorno alla pertica, tessendo ogni volta un tessuto dalla trama diversa. Infine, eseguiranno la coreografia all’inverso per sciogliere gli intrecci, per poi ricominciare con la danza successiva.
La simbologia legata al ciclo della natura si svela in ogni elemento della danza: la spiga che campeggia sulla pertica ricorda l’antico culto di Cerere, sostituita dalla Madonna dell’Alto con l’avvento del Cristianesimo. Le dodici coppie rappresentano i dodici mesi dell’anno, o le dodici costellazioni che ruotano intorno al sole; le quattro figure di cui il ballo si compone raffigurano le quattro stagioni.

di Arianna Rusignolo

Si tratta di una danza pagana che rinnova il trionfo della vita e dell’amore fecondo: si svolge, infatti, a chiusura della “Rievocazione dell’Antico Corteo Nuziale”, caratteristica rappresentazione del rito matrimoniale che veniva anticamente celebrato a fine raccolto, quando cioè le risorse accumulate lo consentivano. La danza adempie, infatti, al duplice compito di ingraziarsi le divinità per l’abbondanza delle messi e per la fertile unione della giovane coppia di sposi.

A partire dal 1937, anno in cui si svolse la prima esibizione pubblica del Ballo Pantomima della Cordella, questa tradizione ha attraversato le generazioni di Petralia fino a diventare un tassello importante del vissuto di ognuno. La Cordella per un petralese è molto più che un appuntamento annuale: è appartenenza, è storia, è radici. Sia per chi all’interno del gruppo ha trascorso grosse fette di vita, sia per chi vi ha transitato per brevi periodi, sia per chi si è limitato a viverla da spettatore.
Impossibile non commuoversi sentendo la musica, un canto o una giaculatoria della Cordella, specie quando si vive distanti o non si torna in paese da un po’.
Un racconto di sole parole non basta a descrivere una realtà così vasta e varia, così antica eppure ancora così viva. Ma quando un visitatore assiste al ballo e coglie negli sguardi dei ballerini e dei musicisti quella rara combinazione di passione, frenesia e sacralità, allora comprende. E se ne innamora. E, quasi sempre, ritorna.

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L’Associazione Siciliana Amici della Musica presenta 4 concerti

Articolo di Omar Gelsomino

Quattro concerti che spaziano dal jazz al classico con contaminazioni rock, fino agli omaggi alle colonne sonore delle più belle pellicole del grande schermo. L’Associazione Siciliana Amici della Musica è tra i protagonisti allo Spasimo, nelle sere d’estate, del cartellone Spasimo 2021Musiche di una nuova alba.

 

Si comincia il 29 luglio, alle 21, con ASTOR, il Genio che ha cambiato il Tango. Una produzione dell’Associazione Siciliana Amici della Musica che, in occasione del centenario della nascita del musicista e compositore argentino Astor Piazzolla, ha ideato un vero e proprio spettacolo che andrà in scena in prima assoluta allo Spasimo. Piazzolla è stato tra i primi a integrare nel tango e nel repertorio della tradizione musicale argentina elementi di jazz e di musica contemporanea. Protagonisti dell’evento la pianista veneziana pluripremiata Gloria Campaner, Alessandro Carbonare, primo clarinetto dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di S.Cecilia, Cesare Chiacchieretta al bandoneon e il siciliano Pietro Adragna, campione del mondo di fisarmonica nel 2009.

Nella prima parte della serata saranno eseguite Le Quattro stagioni di Astor Piazzolla; a seguire la sensualità del tango argentino con i ballerini Silvia Miano e Vincenzo Bonura.

 

Il 4 agosto alle 21 il Piano Recital di Rita Marcotulli, un viaggio immaginario che prende ispirazione dalla vita di tutti i giorni, dalla natura, dalle esperienze e dalla musica dei diversi colori del mondo. Storie raccontate dalla pianista e compositrice jazz romana attraverso composizioni originali ma anche suggerite dalle emozioni del momento, con una buona parte di improvvisazione. Ci saranno omaggi al cinema, da Renoir a Pasolini e Truffaut, ad autori popolari italiani, come Domenico Modugno e Pino Daniele, allo scrittore Guimares Rosa con un brano ispirato dallo choro brasiliano.

 

Il 30 agosto alle 21 Sheer Piano Attack, tributo ai Queen, piano recital di Gabriele Baldocci. Un progetto innovativo del pianista che, nonostante la formazione rigorosa con un repertorio classico, è sempre stato un grande fan dei Queen. “Negli ultimi dieci anni – spiega il musicista – ho studiato ed inciso l’integrale delle Sinfonie di Beethoven trascritte per pianoforte da Franz Liszt e sono rimasto affascinato dalle soluzioni adottate da Liszt per rappresentare le sonorità orchestrali. Specialmente nelle sue parafrasi, dove è ovvio l’approccio improvvisatorio, l’idea di prendere in prestito melodie di altri compositori e di produrre con esse dei veri e propri capolavori strumentali, è stata per me la scintilla finale che ha acceso un curioso interrogativo: se Liszt avesse vissuto nei nostri tempi e fosse stato, come me, ispirato dai Queen, come avrebbe parafrasato i loro brani? Con questo concetto in mente, ho composto alcune parafrasi, usando molte soluzioni compositive Lisztiane. Ho dunque coinvolto un gruppo di amici compositori incoraggiandoli a comporre in modo a loro affine, con l’unica condizione di prendere un brano dei Queen come fonte d’ispirazione. Sono così nati tre brani molto diversi tra loro. Innuendo di Simone Spagnolo è una fedele trascrizione pianistica dell’originale. Il Profeta di Marco Nodari, basata su The prophet’s song di Brian May, contiene tutti gli elementi del brano originale ma li conduce in una spirale di suggestioni e di momenti molto personali. Infine, Poem of the Bohemian di Michael Glenn Williams è una meravigliosa parafrasi in cui l’autore passa con disinvoltura da Bohemian Rhapsody alla Seconda Rapsodia Ungherese di Liszt, in un crescendo di virtuosismo ed espressionismo. Infine, ispirato da Rachmaninov, ho composto un Preludio su We are the champions, come omaggio personale a Freddie Mercury”.

Il 2 settembre alle 21.30 Omaggio e Ennio Morricone e Nino Rota col flautista Andrea Graminelli, e il pianista Stefano Nanni. I due musicisti eseguiranno le colonne sonore di alcuni film simbolo della storia del cinema, come Amarcord, La Strada, Nuovo Cinema Paradiso, Il Padrino, Malèna, La leggenda del pianista sull’oceano, Romeo e Giulietta, Otto e mezzo, C’era una volta in America.

 

 

“Siamo felici di ripartire con la musica alla presenza del pubblico – sottolineano il presidente dell’Associazione Siciliana Amici della Musica, Milena Mangalaviti e il direttore artistico Donatella Sollima – e abbiamo il piacere di presentare i concerti estivi che si terranno nella suggestiva sede dello Spasimo. Il periodo trascorso non ha spento le idee, la voglia di creare e la condivisione di bellezza, piuttosto ha unito gli organizzatori, gli artisti e gli appassionati nel percepire ancor più di prima l’importanza della musica dal vivo. Con grande gioia l’Associazione Siciliana Amici della Musica torna a far sentire la sua voce con passione ed entusiasmo ancora più vigorosi. I concerti estivi allo Spasimo vogliono offrire al pubblico palermitano una programmazione di qualità, un’ occasione di aggregazione e di condivisione. La ripresa dei concerti è di nuovo possibile, in sicurezza e con tanta voglia di tornare sopra e sotto i palchi”.

Rolando Toro e Anna Maria Ciccia min

Biodanza. Poetica dell’incontro umano.

Articolo di Salvatore Genovese

Per scrivere di Biodanza non si può prescindere dal parlare di Rolando Toro Araneda, psicologo e antropologo cileno che, nel 1953, ne è stato il fondatore. Nel suo impianto teorico, scaturito dalla riflessione che la seconda Guerra Mondiale avesse fatto emergere tutta la perversità del genere umano, in un periodo caratterizzato dalla distruttività delle bombe atomiche e dall’olocausto, poneva la necessità della ricerca e dell’individuazione di espressioni diverse, lontane dall’odio e dalla violenza umana, che aprissero nuove possibilità esistenziali, quali l’amore e l’accettazione dell’altro, in un positivo rapporto mente-corpo e in un rafforzato vincolo con la natura: in sintesi, un innovativo linguaggio universale che facilitasse la comunicazione tra gli esseri umani.
Ed è nella musica che Rolando Toro ha individuato tale linguaggio condiviso, in grado di ‘dare ritmo ed armonia alla vita’.

«La Biodanza – spiega Anna Maria Ciccia, che a Catania dirige la “Scuola Originale di Biodanza della Sicilia”, fondata nel 1995 da Rolando Toro – non propone uno specifico modello di comportamento: ogni persona che entra in contatto con se stessa in un processo d’integrazione offre il proprio modello genetico di risposte vitali. Gli esercizi di Biodanza sono accuratamente strutturati e mirano, attraverso la fluidità della danza, a stimolare aspetti specifici della persona: vitalità, creatività, affettività. Il tutto per recuperare il ritmo e l’armonia nella propria esistenza ed esprimere se stessi in forma piena. La maggior parte degli esercizi si esegue con la musica; in alcuni di essi, invece, ci si esprime mediante il canto o il silenzio. Le sequenze degli esercizi seguono regole che hanno obiettivi precisi come, per esempio, l’aumento della resistenza allo stress e la stimolazione delle funzioni neuro vegetative».

 

Oltre agli incontri periodici, in genere a cadenza settimanale, la scuola catanese organizza anche specifici corsi per la formazione professionale di operatori di Biodanza.
«Per conseguire tale diploma – chiarisce la direttrice – gli allievi seguono una rigorosa formazione che comprende la frequenza di ben ventisette stage che toccano tutti gli argomenti teorici della Biodanza, così come è stata concepita da Rolando Toro».
Oltre che a Catania, la Biodanza viene praticata anche in altre realtà siciliane tra cui Ragusa e Caltagirone. Conduttrice, da circa vent’anni, della prima è Gianna Cappello.

Anche a Ragusa la cadenza degli incontri (vivencias) è settimanale. Hanno una durata di due ore e consistono in una prima parte teorica e in una seconda parte pratica, con esercizi specifici caratterizzati soprattutto da brani musicali scelti con cura e dai conseguenti, fluidi movimenti corporei che ne derivano.

«Per comprendere la Biodanza – sottolinea Gianna Cappello – bisogna praticarla molto perché è un percorso esperenziale dove la nostra corporeità può esprimersi al meglio e perché il corpo è il nostro inconscio e durante gli esercizi avviene proprio l’unione mente-corpo. Si arriverà così non solo a capire e comprendere, ma anche a ‘sentire e danzare la vita’, in perfetta integrazione corporea e mentale con noi stessi e con gli altri».

Davide Russo è il didatta che opera a Caltagirone dal 2015. Anche nella città calatina gli incontri sono settimanali.
Secondo Davide Russo «la Biodanza è una ricchezza che merita di essere conosciuta e approfondita da tutti per i benefici che può dare, soprattutto in una realtà come quella odierna, caratterizzata dalla paura del Covid 19 e da quello che sta creando; credo che potrebbe essere un’ottima, positiva risorsa sia per i singoli, sia per gli aspetti relazionali che comporta. Anche numerose scuole pubbliche, dalle materne alle medie superiori, hanno mostrato interesse per la Biodanza. Io stesso, insieme ad una collega, per qualche anno ho tenuto un corso a Siracusa che ha coinvolto alunni, insegnanti e genitori».

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Eleonora Abbagnato torna a danzare: è lei la protagonista di LOVE

Articolo di Samuel Tasca

È proprio il caso di dire che per l’étoile siciliana Eleonora Abbagnato era arrivato il momento di tornare a danzare. E quale miglior palcoscenico per questo ritorno se non la suggestiva cornice del Teatro Antico di Taormina, testimone silenzioso delle arti che passano per la nostra Isola che ha dato i natali all’Abbagnato?

Bambina prodigio, potremmo dire: già a tredici anni mostrava il suo talento per la danza nella tournée francese de “La bella addormentata”; poi la scalata fino a diventare étoile presso il corpo di ballo dell’Opéra di Parigi. E ancora l’esperienza di attrice al fianco di Ficarra e Picone nel film “Il 7 e l’8”, fino alla direzione, dal 2015, del corpo di ballo dell’Opera di Roma.

La vedremo il 2 settembre nel ruolo di protagonista dello spettacolo LOVE, diretto dal regista e coreografo Giuliano Peparini. Uno spettacolo che già dal nome non lascia equivoci sul tema centrale trattato: l’amore in tutte le sue sfaccettature.  «Ci sarà l’amore romantico, certamente, quello di coppia; ma non solo in quanto – ricorda Peparini – in questo periodo di pandemia mondiale abbiamo riscoperto l’amore in altre importanti declinazioni: amore per l’ambiente, desiderio di proteggere il nostro prossimo (da questo virus, ma anche da altre malattie o sciagure), tenerezza per noi stessi. Amore di cui, in questo momento abbiamo scoperto di avere un forte bisogno».

Ed è proprio il distanziamento sociale imposto dalle regole di prevenzione anti Covid a rappresentare un’ulteriore sfida per Peparini poiché, nonostante siano presenti delle coreografie di gruppo, ogni ballerino dovrà mantenere una distanza di un metro e mezzo dagli altri. Niente di tutto ciò ha, però, spaventato il regista che ha adattato il suo spettacolo alle nuove regole, mostrando come la voglia di vivere e di danzare può essere più forte di tutto.

Non ci resta quindi che cogliere l’invito di Peparini e goderci lo spettacolo, gioendo della presenza e dell’eleganza del nostro “angelo sulle punte”, della magia della danza e dell’incanto della bella Taormina.

Per maggiori informazioni sui biglietti

www.taoarte.it

info@taormina-arte.com

tel. 391. 746. 2146

 

 

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Agata Giudice, più forte del destino

Articolo di Patrizia Rubino   Foto di Tony Sinatra

Non è mai facile entrare nella storia di vita di una persona colpita duramente dal destino o dalla fatalità. Accade però che questa ti accolga con un sorriso disarmante e ti dica: «Io sono felice». E tutto diventa più semplice.
Agata Giudice oggi è una donna bella, intensa e solare di quasi quarantotto anni, ma ne aveva poco più di trenta quando, in seguito ad un incidente stradale, ha perso l’uso delle gambe, ma non la voglia di sorridere alla vita. Con coraggio e determinazione è riuscita a rigenerarsi e con il tempo anche a conquistare spazi sempre più importanti che la rendono una persona realizzata, capace d’impegnarsi anche a favore degli altri.

Come hai vissuto il passaggio alla tua nuova condizione di vita?
«Ho sempre avuto un carattere forte e ottimista. Questo mi ha consentito, sin da subito, di reagire e di non abbattermi. Avevo soltanto il desiderio di tornare a vivere, pur consapevole delle mille difficoltà che avrei dovuto affrontare. Mi spaventava soltanto l’idea di essere di peso. Ricordo, infatti, che dissi al mio fidanzato d’allora, di ritenersi libero. È rimasto sempre al mio fianco ed è diventato mio marito. La mia forza più grande, insieme alla mia famiglia. Oggi sembrerà paradossale, ma mi sento una donna fortunata. Sono circondata da persone che mi amano e sono riuscita a mettermi in gioco, ho la mia autonomia, affronto le difficoltà e supero me stessa giorno per giorno».

A cosa devi la tua rinascita?
«Ero un’ agente immobiliare molto attiva e indipendente. Dopo l’incidente ho dovuto lasciare il lavoro, ma non ho vissuto questa rinuncia con particolare sofferenza, perché avevo deciso di concentrare tutte le mie energie su qualcosa che mi facesse stare bene. Lentamente ho ripreso a fare sport: certo inizialmente avevo timore perché pensavo di non farcela, poi pian piano ho compreso che potevo spingermi oltre. Ho cominciato a praticare nuoto, tennis e svariate altre discipline. Nel 2007 ho conosciuto Martino Florio, presidente di Life, un’associazione che si adopera per migliorare la vita delle persone con disabilità attraverso la pratica sportiva. Anche Martino è costretto su una sedia a rotelle a causa di un incidente, ma da grande sportivo non si è mai arreso. Mi ha dato la giusta spinta per credere sempre più nelle mie capacità. Nel 2014 mi sono lanciata nella danza, i primi tempi solo balli di gruppo. Pian piano ho compreso di voler sperimentare di più, volevo ballare in coppia. Non è stato facile trovare il partner giusto, ma nel 2016 ho incontrato Roberto Finocchiaro, insegnante di balli caraibici, che ovviamente non aveva mai danzato con una ballerina in carrozzina. Abbiamo cominciato la nostra straordinaria avventura. Grazie alla sua professionalità e sensibilità ci siamo talmente affiatati che tutto è venuto naturale. Tutte le volte che danziamo, sembra incredibile ma è come se tutto il mio corpo si muovesse, un’ energia che si rinnova e che mi rigenera. Il calore e l’entusiasmo del pubblico, durante le esibizioni conferma che arriva ciò che voglio esprimere danzando: non esistono limiti, se non quelli che noi stessi ci imponiamo. Questo mi elettrizza e mi spinge a fare sempre più, per me e per gli altri».

Un impegno, quello a favore degli altri che nel tempo hai sempre più intensificato.
«Attualmente sono vice presidente di Life ed insieme a tutti gli altri volontari m’impegno molto sia per promuovere lo sport come mezzo straordinario per migliorare la vita dei disabili, sia per sensibilizzare – incontrando gli studenti nelle scuole – verso il rispetto dei loro diritti. Non tollero la mancanza di senso civico e non mi stanco mai di denunciare e combattere per le ingiustizie subite da chi come me deve faticare il triplo per ottenere anche le cose più semplici. Purtroppo ancora oggi le barriere mentali sono dure da buttare giù».

Hai un sogno?
«Sì, non vorrei mai perdere l’autonomia che con tanta fatica mi sono riconquistata e che mi fa sentire appagata per tutto quello che oggi sono diventata».

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Alessandra Tripoli, la passione per il ballo, tra sacrifici e successi internazionali

Articolo di Omar Gelsomino   Foto di Luca Urso

Bellissima, bravissima e passionale. L’abbiamo vista esibirsi nella pista di “Ballando con le stelle”, insegnando i passi di ballo ai vip e trasformandoli in veri talenti e ballerini con performance mozzafiato. Alessandra Tripoli, nata a Misilmeri in provincia di Palermo, campionessa internazionale ci racconta i suoi esordi, i suoi successi e i suoi desideri. «Sono una donna determinata, ho sempre creduto che la perseveranza e il duro lavoro alla fine ripaghino. Nella mia vita ho preso decisioni sempre di cuore più che di testa, ecco perché a 23 anni ho lasciato l’Università per dedicarmi solo al ballo. La mia vita è sempre stata una sfida contro me stessa, per provare che potevo farcela senza l’aiuto di nessuno».

Questa sua determinazione l’ha messa in pratica sin da subito, proprio quando è nata la passione per il ballo. «Mia madre non ricorda un momento della mia vita dove non mi vedeva ballare, mi racconta che ballavo davanti alla tv, durante qualsiasi colonna sonora, pubblicità e musica che passava in tv o in radio. Stanca di vedermi copiare tutti i balletti a “Non è la Rai” di Ambra Angiolini, mia madre a sei anni mi portò a scuola di ballo, l’anno dopo continuai con la danza latino americana e dopo 26 anni sono ancora qui».

Inseguire un sogno comporta sacrifici e solo chi è determinato riesce a realizzarli. «Intraprendere la strada del ballo ad alti livelli, non avendo una grandissima possibilità economica, significa fare dei sacrifici che la mia famiglia ha condiviso con me per tanti anni, fino a quando non ho saputo camminare con le mie gambe. Ricordo le dormite in macchina perché non potevamo permetterci la stanza in hotel, gli allenamenti infiniti, studiare negli intervalli e di notte, dovevamo risparmiare per pagarci le lezioni. Quando fai uno sport a livello agonistico, ti privi anche dell’adolescenza. Non posso dire di avere avuto un’adolescenza convenzionale ma bella, non rimpiango nulla perché ho bei ricordi di quei sacrifici sempre accompagnati da vittorie e quando c’erano le sconfitte arrivavano gli insegnamenti. Il successo che mi è rimasto più nel cuore è stato quello di “UK Championship”, una gara con più di 300 coppie provenienti da tutto il mondo, in cui ho ballato con una contusione all’alluce vincendo questa competizione e poi “Blackpoll Dance Festival”, nella categoria “Professional Rising Stars Latin”. Due vittorie volute e sacrificate, sono arrivate con più maturità». Nel 2018 ha vinto anche “Ballando con le stelle” in coppia con Cesare Bocci, in un’edizione memorabile. «Vincere Ballando con le stelle con il mio migliore amico è stata la cosa più bella che mi sia mai successa in quel programma. Cesare Bocci mi faceva sentire protetta, c’era empatia, tanto che si è creato un bellissimo rapporto, rimasto ancora oggi, così come con gli altri partner di ballo (Enzo Miccio, Salvo Sottile, Simone Montedoro). In quell’edizione la gente ci ha amato tanto ed è un ricordo meraviglioso che porterò con me per tutta la vita».

Da anni Alessandra Tripoli insieme al marito Luca Urso vive a Hong Kong, dove insegnano ballo ai tanti studenti. «Nel 2012 la proprietaria di uno studio di ballo ci ha proposto di lavorare lì, all’inizio abbiamo rifiutato perché era dall’altra parte del mondo, ma dopo un mese ci siamo trasferiti. Quella decisione ci ha cambiato la vita perché a Hong Kong non solo c’è l’opportunità di lavorare tanto, ma è una meta fissa per gli insegnanti di tutto il mondo, quindi li avevamo a un passo da casa. È stata una decisione sofferta, un’altra cultura che abbiamo abbracciato volentieri e oggi è una seconda casa. A Hong Kong non c’è mai stato un vero lockdown, il governo ha consigliato agli abitanti di rimanere in casa, indossare la mascherina, non prendere i mezzi pubblici, uscire solo per andare a lavorare. Hanno saputo gestire bene il virus, adesso la situazione si sta normalizzando e speriamo che presto si apra senza limiti. Trascorrere la quarantena con la persona che si ama, è la cosa più bella che possa esserci: abbiamo ballato nel nostro salotto, da brava siciliana ho cucinato, abbiamo visto film e letto libri. Speriamo che la normalità torni il più presto possibile anche per l’Italia». Ma se il lavoro è dall’altra parte del mondo il cuore e gli affetti sono sempre in Sicilia, e non poter tornare a causa del Coronavirus è ancora più pesante. «Per noi che siamo legati alle tradizioni, e che rivediamo le nostre famiglie in estate e a Natale, il pensiero di non riuscire a tornare quest’anno in Sicilia mi fa stare male. Significherebbe avere dei problemi con i voli e con tutto ciò che ne consegue. Pensare che quest’anno non sentirò il profumo del mio mare, dei nostri piatti, che non rivedrò la mia famiglia è dura, perché il cuore è sempre in Sicilia. La Sicilia manca tanto, così come mancano gli affetti, ma cosa non si fa per realizzare i propri sogni? Se si vogliono raggiungere si fanno questi sacrifici e stare lontani da casa è il prezzo da pagare per noi». Di recente l’abbiamo vista nel famoso programma di Jennifer Lopez, cui partecipano i più bravi ballerini del mondo. «A “World of Dance” entrano i ballerini più bravi al mondo di tutti gli stili e farne parte è un privilegio e ti infonde tanta autostima. Vedere di persona Jennifer Lopez, Derek Hough e NE-YO è stato un tuffo nel passato e sentirsi dire certe parole ci ha riempito il cuore».

Prima di ritornare ai suoi impegni ci svela che nei suoi progetti futuri c’ è ancora “Ballando con le stelle”. «Se non dovesse andare in porto questa edizione spero di far parte del cast l’anno prossimo. Adoro il mio lavoro, fino a quando le mie gambe me lo permetteranno farò la ballerina e la coreografa. Un altro sogno nel cassetto è diventare mamma, dopo una vita insieme, sarebbe il completamento del nostro amore, e poi insegnargli a ballare e condividere con lui questa nostra passione». Senza mai arrendersi Alessandra Tripoli ha fatto della determinazione le basi del suo successo coltivando la passione per il ballo.

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Torna il Catania Tango Festival, sempre più appassionati desiderano “entrare nell’abbraccio del tango”

Articolo di Salvatore Genovese   Foto di Michele Maccarrone

 

Catania, ancora una volta, vivrà di tango argentino e lo farà, dall’8 al 19 agosto, grazie al Catania Tango Festival, un festival internazionale che ha ottenuto la Nomination nella categoria “Best Festival” dell’Oscar del Tango 2018, i “Premios tango” argentini, prestigiosa manifestazione che si svolge annualmente a Buenos Aires.
Un riconoscimento importante per l’ “Associazione Culturale Caminito Tango” di Catania, la cui anima è Angelo Grasso, ingegnere, che, a sua volta, non solo è entrato in Nomination per “Miglior organizzatore”, ma ha anche ottenuto l’Oscar nella categoria. Altra Nomination ed altro Oscar a Michele Maccarrone, apprezzato Musicalizador (cioè TangoDj), cui è stato attribuito l’Oscar come miglior fotografo di tango. Ma non basta: altro riconoscimento è andato all’ “Accademia Proyecto Tango”, diretta da Donatella ed Angelo Grasso. Premi che confermano come ormai l’associazione catanese si ponga ai vertici del panorama tanghero mondiale.
All’origine di tutto ciò, l’incontro di Angelo Grasso con il tango argentino nel 1997; da allora è stato un continuum: prima lo studio, frutto di passione vera per il tango argentino, poi l’avvio della “Caminito”, l’attivazione di una scuola tanghera e la nascita dell’Accademia, grazie alla quale sono stati organizzati stage e spettacoli con la partecipazione di artisti di altissimo livello: una crescita esponenziale che ha portato alla realizzazione di diciotto edizioni del Catania Tango Festival, manifestazione che ha attirato appassionati tangheri da ogni parte del mondo (ben 34 i Paesi rappresentati nell’edizione 2018).
Ma cosa ha reso possibile tutto ciò?
Soprattutto, il numero sempre crescente di appassionati che praticano il tango argentino e ne seguono le lezioni tramite scuole tanghere nate un po’ ovunque nel mondo.
Per rimanere nel più ristretto ambito della Sicilia orientale, Catania, con le sue numerose e ben strutturate scuole, si pone come incontrastata leader, ma scuole di ottimo livello sono presenti anche a Messina e Siracusa e, in buon numero, a Ragusa, nonostante città di medie dimensioni; eppure le scuole tanghere iblee sono molto frequentate e riescono, in buon accordo, ad organizzare frequenti milonghe (come vengono chiamate le serate di tango argentino) che registrano la presenza di numerosi tangheri.
Inizialmente, l’amore per il tango argentino origina, per lo più, da immagini e video suggestivi, che celebrano coppie di ballerini impegnati nelle coinvolgenti ed affascinanti figure del tango porteño; ma anche una semplice locandina ben impaginata riesce ad attirare l’attenzione e portare nuovi adepti, che desiderano “entrare nell’abbraccio del tango”.
Ma per far questo occorrono anche serate di studio, impegnative lezioni e una costante pratica milonghera. Occorre anche saper accettare le “regole” del tango nato nella regione del Rio de la Plata, tra Argentina e Uruguay, che prevedono, tra l’altro, inviti al ballo eseguiti in un modo particolare: con la mirada, cioè uno sguardo a distanza alla ballerina (mujer) da parte dell’uomo (hombre) alla quale la donna, se gradisce l’invito, risponde con un lieve cenno del capo (cabeseo); altrimenti gli occhi, di solito accuratamente ben truccati, della mujer vagano altrove o si perdono dietro eleganti e colorati ventagli.
Il tango argentino, pensiero triste che si balla (E.S.Discépolo), è anche danza dell’abbraccio, dei magici intrecci di gambe, del dialogo costante dei corpi, dell’improvvisazione, dell’incontro con sé e con l’altro: un viaggio a due tra amore, mistero, sogni e speranze.

Due chiacchiere con Angelo Grasso:

Il tango è ancora attuale, in un momento in cui sembrano prevalere, a tutti i livelli, sentimenti di chiusura quasi autarchici?
«Proprio per questo lo è, visto che oggi i contatti umani sono mediati dai social: il tango costituisce un ritorno all’incontro».

C’è sensualità nel tango?
«C’è una forte comunicazione tra due persone nel condividere quelle emozioni che il fluire della musica e gli eleganti movimenti del ballo riescono a produrre».

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Daniele Bruno, un talento siciliano all’Accademia Vaganova in Russia

 

Articolo di Alessia Giaquinta   Foto di Cristiano Castaldi

Ha appena compiuto quindici anni, Daniele Bruno, e vanta già un curriculum invidiabile.
“Daniele è un ballerino da sempre – aggiunge il padre – sin da quando, piccolissimo, si muoveva con il girello al ritmo dei suoni che percepiva”.
Oggi Daniele ha ottenuto la possibilità di studiare presso la prestigiosa Accademia Vaganova a San Pietroburgo, laddove si sono formati i più grandi ballerini al mondo e laddove lui, pur lontano dalla propria terra, sta inseguendo il suo più grande sogno.

Daniele quando hai iniziato ad appassionarti alla danza?
«Ho iniziato per gioco. Da bambino mi piaceva guardare i video di Salah, un famoso ballerino di hip hop e ripetevo a me stesso che anch’io avrei voluto fare come lui. All’ età di sei anni decisi di frequentare una scuola di danza ad Augusta: facevo hip hop e breakdance. Ricordo ancora l’entusiasmo della prima gara di gruppo alle Zagare, a Catania, emozionante!».

Come sei passato dalla frenesia dell’hip hop alla compostezza della danza classica?
«È stato un caso. Non avrei mai pensato di fare danza classica se non fosse stato per uno stage, svoltosi a Catania, dove ho avuto la possibilità di confrontarmi con il classico, il moderno e il contemporaneo. Fu una scoperta per me e mi lasciai incuriosire… ».

Così hai iniziato a studiare danza classica?
«Sì. Ho iniziato a Siracusa, poi alla scuola professionale “Il Balletto” di Catania con i maestri Chiara Garofalo e Luca Russo. Ho a cuore le esperienze fatte al Mediterraneo Dance Festival e a DanzArt Festival, con maestri provenienti da tutto il mondo. A dare, però, una svolta alla mia vita fu uno stage fatto con il Maestro Fethon Miozzi.
Lui si accorse, durante lo stage, della mia predisposizione alla danza classica apprezzando la tecnica e la passione che mettevo nei movimenti. Parlò ai miei genitori perché io potessi accedere all’Accademia Vaganova, in Russia, dove lui, tra l’altro, insegna. Per me era un sogno».

Si tratta di un’Accademia molto prestigiosa…
«Assolutamente sì. È una delle scuole di balletto più note al mondo. Qui si sono formati la maggior parte dei più grandi danzatori del panorama mondiale: si pensi a Rudolf Nureyev, Svetlana Jur’evna Zakharova, Michail Nikolaevič Baryšnikov giusto per citarne alcuni».

Possiamo dire che il sogno è diventato realtà: lo scorso anno, nel 2017, entri a far parte dell’Accademia…
«Sì. Ho avuto il privilegio di essere stato scelto! A quattordici anni, così, mi sono ritrovato lontano dalla mia famiglia e dalla mia terra per coronare un sogno. Tra l’altro in quel periodo ero già entrato anche all’Accademia del Teatro San Carlo di Napoli, ero stato invitato a un corso estivo dell’Accademia dell’Opera di Roma e avevo vinto una borsa di studio per l’Ecole Supérieure de Danse de Cannes Rosella Hightower e all’Ecole Nationale Supérieure de Danse de Marseille».

Sappiamo che oggi detieni un record che ti fa (e ci fa) onore…
«Sono stato il più giovane italiano entrato all’Accademia Vaganova. In 280 anni di storia, sono il più piccolo, nella nostra nazione, ad aver avuto questa possibilità».

Quali sono le tue aspettative?
«Spero di crescere sempre meglio e magari un giorno diventare ballerino di un’importante compagnia. Il mio motto è crederci, sempre e comunque. Se ci credi sei già a metà dell’opera».

E Daniele ci crede, traspare dal suo entusiasmo costante. I suoi genitori credono in lui e gli hanno dato le ali per volare. Noi crediamo nelle potenzialità di Daniele e crediamo che lui sia motivo di orgoglio per la nostra terra, madre di talenti da far apprezzare al mondo intero.