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caltagirone short film festival

Caltagirone Short Film Fest: un successo da replicare

di Samuel Tasca,   foto di Giovanni Canfailla e Giacomo Spataro

Il grande cinema è arrivato a Caltagirone, città conosciuta in tutto il mondo per l’arte della sua ceramica, che quest’anno ha ospitato per la prima volta il Caltagirone Short FilmFest, tenutosi dal 16 al 19 luglio nel centro storico della città.

Un grande successo, a detta di tutti, non solo per la qualità dell’organizzazione, ma soprattutto per la portata della manifestazione, ricca di ospiti dal grande talento, nomi di spicco provenienti non solo dal mondo del cinema, ma anche della televisione, del giornalismo e della letteratura.

A ideare e dirigere l’evento, insieme a Eva Basteiro-Bertolí, attrice, produttrice e cantante di origine catalana, è Angela Failla, giornalista e sceneggiatrice calatina. È lei che, al termine delle quattro giornate, ci racconta con orgoglio la sua soddisfazione per il risultato raggiunto:

«Sono felice di aver ideato e diretto una manifestazione che ha avuto un esito incredibile, oltre ogni aspettativa. Quattro giornate piene di ospiti, comici e momenti musicali. Antonia San Juan, Nicole Grimaudo, Piero Messina, Lucia Sardo, Filippo Contri, Beppe Convertini, Michele Cucuzza, Toti e Totino, tanto per citarne alcuni. Non posso che ringraziare tutti gli ospiti che sono intervenuti, il sindaco, per aver creduto subito nel progetto e il pubblico che ha partecipato in massa. La gente ha compreso e apprezzato la bellezza di questo evento e di questo non posso che esserne fiera».

angela failla caltagirone short film festiva

Insieme ai numerosi ospiti e agli artisti che si sono esibiti nelle quattro serate, a celebrare la settima arte coinvolgendo ed emozionando il pubblico presente, sono stati soprattutto i corti e i documentari, oltre ai diversi corti fuori concorso proiettati durante le serate. Tra i premiati ricordiamo Turn off the stars di Margot Cavret premiato come Miglior corto; QuarantacinqueQuindiciVentiquattro di Emma Cecala come Miglior corto di ambientazione siciliana; e La febbre di Gennaro di Daniele Cini premiato come Miglior documentario.

caltagirone short film festiva

Tra i talenti individuali la giuria ha assegnato il premio come Miglior Attore Protagonista in ex aequo a Massimo Dapporto e Augusto Zucchi per Pappo e Bucco; Miglior Attrice Protagonista va a Lunaper il film Peace in a dream di Enrico Capasso; il premio Miglior Regia ad Anais Nativel che ha diretto Join me; e menzione speciale della giuria a Painting by numbers di Radheya Jegatheva.

caltagirone short film festiva

Un evento davvero ricco di talenti e di protagonisti, alcuni dei quali hanno ritirato nell’occasione alcuni riconoscimenti speciali. Tra questi il Premio Città di Caltagirone a Nicole Grimaudo; il Premio Antonio Grasso, intitolato allo storico corrispondente calatino de La Sicilia, consegnato al giornalista Michele Cucuzza; il Premio Human Rights all’attore Luigi Tabita, impegnato nella difesa dei diritti civili e ideatore del Giacinto Festival di Noto. Le emozioni continuano con la consegna del Premio Regia Città di Caltagirone al regista Fabio Cillia per Redemption; il Premio Marino alla miglior sceneggiatura a Fili di memorie di Marco Latina e Sebastiano Pistritta; il Premio Luigi Sturzo all’attrice Lucia Sardo; e il Premio Globus Award – Critica Televisiva e Cinemtografica a La Nebbia di Nanni Palma, commovente cortometraggio incentrato sull’Alzheimer e sulla condizione difficile dei pazienti e dei loro familiari.

caltagirone short film festiva

La serata conclusiva della kermesse ha salutato la città da Piazza del Municipio, ancora una volta prestata a divenire cinema e teatro a cielo aperto, nella quale un bravissimo Salvo La Rosa ha avuto il compito di condurre e di chiudere questa prima edizione.

Il Caltagirone Short FilmFest, patrocinato dal Comune di Caltagirone e dalla Regione Siciliana, si è dunque candidato ad una seconda edizione (e speriamo molte altre), rappresentando un vero e proprio successo da tutti i punti di vista, oltre ad essere stato un perfetto esempio di ripartenza e rilancio culturale dopo le difficoltà e le restrizioni della pandemia.

giovanna taviani

Le due anime di Giovanna Taviani. La letteratura e il cinema per raccontare la realtà

di Omar Gelsomino , Foto di  Salina Doc Fest e Cris Toala Olivares

Ha un curriculum di tutto rispetto: studiosa di letteratura, saggista, critica cinematografica e regista. Già Giovanna Taviani, figlia del grande Vittorio e nipote di Paolo, ha il cinema nel sangue. Dopo aver insegnato letteratura, scritto saggi sul cinema si è cimentata con grande successo nei documentari, tanto da vincere diversi premi e di recente con Cùntami anche il Nastro d’Argento, ha ideato ed è la direttrice artistica del Salina Doc Fest.

«Sono un po’ tutte queste anime. Ho cominciato come saggista con il percorso di Letteratura Contemporanea, Letteratura e Cinema alla Sapienza di Roma e poi con Romano Luperini, grazie a lui ho realizzato il mio primo video. Sono arrivata al cinema come critica cinematografica perché collaboravo con la rivista Allegoria e poi realizzando video didattici per le scuole. Così mi sono cimentata nel linguaggio del documentario. Da quando ero piccola ho capito che mi sarebbe piaciuto scrivere per immagini. Posso dire che le mie due anime, quella della letteratura e quella del cinema, si sono fuse nei miei documentari».

 

Nonostante le sue origini romane è siciliana d’adozione, ha vissuto anche a Palermo. «A Salina vado da quando sono piccola, con i miei fratelli nell’84 fummo i protagonisti del film di mio padre e mio zio “Kaos”, tratto da Pirandello. Loro dieci anni prima acquistarono una casa a Salina, che abbiamo ancora, scegliendola come dimora della loro anima. Più che siciliana mi sento isolana. Ho sentito sempre Salina e la Sicilia come la mia isola».

salina

Dai lunghi soggiorni sulla piccola isola eoliana e crescendo con la gente del luogo è nato un amore indissolubile, tanto che ha ideato il Salina Doc Fest. «Poiché Salina è l’isola della Panaria Film fondata da Francesco Alliata, la prima casa di produzione del documentario subacqueo, attraverso cui Quintino di Napoli, Fosco Maraini, Pietro Moncada, Giovanni Mazza e Renzo Avanzo realizzarono meravigliosi documentari sull’isola e la sua gente, pensai di fare un festival sul documentario narrativo. Ho sempre considerato che si potesse documentare la realtà raccontando una storia, mettendo insieme la grande narrazione con la documentazione, così è nato il Salina Doc Fest».

 

Giunto alla sua XVI edizione, dopo Roma il Festival approderà a Salina dal 15 al 18 settembre prossimi e avrà come tema Diaspore, incontri e metamorfosi. «Osservando il tragico momento che stiamo vivendo l’immagine della guerra ci restituisce l’idea della diaspora, del viaggio verso nuovi luoghi che diventano occasioni d’incontri, di metamorfosi e di cambiamenti. Come diceva Vincenzo Consolo: “La civiltà nasce dallo spostamento dell’uomo”. Senza viaggi, spostamenti, diaspore l’essere umano non sarebbe tale».

giovanna taviani

Giovanna Taviani si è aggiudicata il premio speciale nella sezione documentari ai Nastri d’Argento con Cùntami, un road movie che racconta del viaggio di alcuni uomini alla ricerca di narratori orali con lo scopo di raccontare la Sicilia attraverso storie popolari, i cui protagonisti sono Gaspare Balsamo, Giovanni Calcagno, Mimmo Cuticchio, Mario Incudine, Youssif Jarallah e Vincenzo Pirrotta.

 

«Cùntami è nato dopo il mio trasferimento a Palermo. Incontrai Mimmo Cuticchio nel Vermont, ma collaborando con i Palumbo Editore decisi di andarlo a conoscere e rimasi affascinata dal festival “La Macchina dei Sogni”, conobbi i suoi allievi. Scoprii questa meravigliosa comunità palermitana che ancora crede nella forza del racconto, così presi la macchina e andai in giro per la Sicilia a scoprire i nuovi narratori. Da lì ho visto quello che sarebbe diventato il mio film con cui ho vinto il Nastro d’Argento. In questo momento di caos tornare al racconto e alle grandi storie aiuta ad affrontare meglio il presente».

 

Prima di tornare ai suoi impegni professionali Giovanna Taviani ci svela alcuni suoi progetti. «Sto pensando al mio primo film di finzione, sono molto affascinata dall’attualità, dalla contemporaneità del mito, cioè dalle risposte che ci possono dare ancora oggi le grandi storie».

 

scena de Il Padrino

Le citazioni più belle dei film girati in Sicilia

di Merelinda Staita

Moltissimi film girati in Sicilia, ancora oggi, vengono ricordati attraverso le frasi più belle pronunciate dai protagonisti. Le AFI 100 Years… series sono una serie di liste composte da una selezione di titoli del cinema statunitense, stilate annualmente dall’American Film Institute, per celebrare e promuovere l’interesse nella storia del cinema.

scena de Il Padrino

Al secondo posto della classifica AFI troviamo la storica frase pronunciata da Vito Corleone protagonista del Il Padrino – Parte I (1972), nel capolavoro di Francis Ford Coppola: “Gli farò un’offerta che non potrà rifiutare”, enunciata da un indimenticabile Marlon Brando. Si piazza al cinquantottesimo posto nella classifica AFI: “Tieni i tuoi amici vicini, ma i tuoi nemici più vicini”.  Anche questa citazione è tratta dal film Il Padrino – Parte II  (1974) ed è Michael Corleone, un eccezionale Al Pacino, a dare questo monito.

Pensiamo al film Divorzio all’italiana (1961) di Pietro Germi che vede Il barone Ferdinando Cefalù, interpretato da Marcello Mastroianni, sostenere una prassi alquanto discutibile: “Ad Agromonte la lettera anonima è una forma di prezioso artigianato: si comincia da bambini con i fogli di quaderno, fino ad arrivare ad esemplari pregiati, vergati da mani maestre”.

Degna di menzione, ancora oggi attualissima, è anche: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi: mi sono spiegato?”. Dal film Il gattopardo di Luchino Visconti (1963) con Burt Lancaster, Alain Delon e Claudia Cardinale e a pronunciarla è Tancredi.

scena valzer Il Gattopardo

Ricordiamo anche i film diretti da Giuseppe Tornatore come l’intramontabile Nuovo Cinema Paradiso, 1988, in cui Alfredo afferma: “Non tornare più, non ci pensare mai a noi, non ti voltare, non scrivere. Non ti fare fottere dalla nostalgia, dimenticaci tutti”; “Vattinni chista è terra maligna!”.

Malèna (2000) in cui Renato Amoroso dichiara: “Pedalavo come se fuggissi e in realtà fuggivo…!”.

E Baarìa (2009) ambientato a Bagheria, in cui l’attrice Lina Sastri, nel ruolo di Tana la mendicante, dice: “Muotti si, ma sparrati mai. Riuoddatillu!

Insomma, il cinema ha voluto raccontare la Sicilia attraverso citazioni diventate un vero cult a livello nazionale e internazionale.

scena valzer Il Gattopardo

I luoghi del Gattopardo. La “vecchia e nuova Sicilia” di Luchino Visconti

di Giulia Monaco,

   Foto di Di Natale Maria e Ass. B.C. Sicilia

 

Basta pensare al “Gattopardo”, e in un attimo la mente ci trasporta in uno sfarzoso salone gremito di gente. Gli occhi di tutti sono incantati ad osservare una coppia che danza sulle note del Valzer brillante di Verdi: si tratta di Claudia Cardinale e Burt Lancaster, nei panni di Angelica e del Principe di Salina. È una scena altamente simbolica, che rappresenta l’unione tra gli ideali della vecchia aristocrazia siciliana ormai decadente, impersonati da don Fabrizio, e la nuova borghesia nascente personificata da Angelica.

Il film “Il Gattopardo”, uscito nel 1963, è la trasposizione cinematografica dell’omonimo capolavoro di Tomasi di Lampedusa, e narra le vicende della società siciliana a seguito dello sbarco dei Mille, durante il delicato passaggio dal regime borbonico all’Unità d’Italia.

scena valzer Il Gattopardo

Il regista Luchino Visconti non si limitò a girare un film, ma dipinse un vero e proprio affresco, modellato alla perfezione sul progetto letterario di Tomasi. Ogni scena è un quadro votato al dettaglio e all’ eleganza estetica, e restituisce l’idea di quella Sicilia nuova e vecchia insieme raccontata dallo scrittore: una Sicilia in cui “è necessario che tutto cambi perché tutto rimanga com’ è”, per usare le parole del personaggio di Tancredi.

Per giungere a questo risultato fu determinante la scelta delle location, che impegnò il regista per diversi mesi. Ad accompagnarlo in Sicilia durante i sopralluoghi c’erano lo scenografo Mario Garbuglia, l’organizzatore generale Pietro Notarianni e Gioacchino Lanza Tomasi, figlio adottivo di Tomasi di Lampedusa. Visconti non era disposto a badare a spese: quando il produttore gli raccomandò di contenere i costi che crescevano sempre di più, rispose «Io questo film lo posso fare solo così. Se lei vuole, mi può sostituire».

museo il gattopardo

Gran parte delle riprese si svolsero a Palermo: piazza San Giovanni Decollato, piazza della Vittoria allo Spasimo, piazza Sant’Euno e piazza della Marina furono i set principali, dove fu necessario fare importanti interventi al paesaggio per ricreare lo scenario ottocentesco della Sicilia post-unitaria. C’erano centinaia di saracinesche da sostituire con tende e persiane, la pavimentazione di asfalto da occultare con la terra battuta, pali e fili della luce e del telefono da eliminare.

La residenza dei Salina fu ricreata nella magnifica Villa Boscogrande, edificio tardo barocco situato sulle pendici del Monte Pellegrino, in cui fu realizzato un intervento di restauro nel tempo record di ventiquattro giorni. Infissi, pavimenti e soffitti furono rimessi a nuovo, le pareti furono affrescate e tappezzate, e la facciata venne completamente restaurata.

Per il Castello di Donnafugata, che nel romanzo sostituiva il feudo di Palma di Montechiaro, appartenuto alla famiglia dello scrittore, il regista scelse la città di Ciminna. Il viaggio verso la residenza estiva dei principi fu girato nei favolosi scenari della campagna di Piana degli Albanesi. Molte scene, inoltre, furono girate all’interno del Palazzo Manganelli a Catania.

location il gattopardo

L’ unica location già pronta e impeccabile era il Palazzo Valguarnera-Gangi, nel cuore di Palermo. Visconti ne rimase estasiato, e lo scelse per girare la scena iconica del ballo, che con i suoi 44 minuti di durata è la più importante dell’intera pellicola. Il salone giallo del palazzo venne allestito per l’occasione con estrema cura e raffinatezza. Le riprese durarono cinque settimane, durante le quali ogni sera venivano abbigliate seicento comparse e accese migliaia di candele, per ricreare al meglio l’atmosfera dell’epoca. Il risultato fu che la festa dei Ponteleone descritta da Tomasi tornò magicamente in vita tra le mura del salone, e la scena valse al film un meritatissimo Nastro d’Argento per la scenografia.

Probabilmente neppure lo stesso Visconti avrebbe mai potuto immaginare che quel valzer di Angelica e don Fabrizio era destinato a diventare la danza più celebre della storia del cinema.

Palazzo Adriano

Nuovo Cinema Paradiso vive negli abitanti di Palazzo Adriano


di Samuel Tasca,

Foto di Samuel Tasca e Nicola Vaiana

Immaginate un cielo stellato che sovrasta la piazza di un piccolo borgo della Sicilia. Intorno sono tutti incantati da un fascio di luce che, partendo dalla finestra del cinematografo, proietta un film sulla facciata delle abitazioni. Adesso aggiungete come sottofondo le note del maestro Morricone, e quella a cui state assistendo è una delle scene più conosciute al mondo, tratta dal film capolavoro di Giuseppe Tornatore, Nuovo Cinema Paradiso.

Eppure quella piazza, con quella fontana e quelle case esistono davvero e si trovano a Palazzo Adriano, un borgo in provincia di Palermo, nascosto tra i Monti Sicani.

Palazzo Adriano

Una volta fatto il vostro ingresso in città sarà impossibile non riconoscere quella grande piazza. Basterà un attimo e vi sembrerà di essere finiti sul set del film. Questo perché, nel lontano 1988, l’intera città divenne il set scelto da Tornatore per ambientare il suo film. A portarlo nel borgo fu il padre, Peppino Tornatore, sindacalista della CGIL che conosceva bene il territorio e volle mostrare al figlio quella piazza, perché sapeva che sarebbe stata perfetta per il suo progetto. Indovinate chi fu la prima persona che incontrarono per chiedere informazioni? Nicola Granà, allora sindaco di Palazzo Adriano, pensate che fortuna! Da quel momento, Nuovo Cinema Paradiso si è intrecciato nelle vite degli abitanti di questa città, lasciando in loro un segno indelebile ricco di ricordi, emozioni e aneddoti. Tornatore e l’intera troupe si trasferirono lì per circa tre mesi e quasi tutti in città parteciparono alle riprese.

set nuovo cinema paradiso palazzo adriano

Lo ricorda bene Nicola Ribaudo, pittore e scenografo che fu allora incaricato della realizzazione di alcune delle scenografie utilizzate nel film. Nonostante siano passati oltre trent’anni, gli brillano ancora gli occhi nel descrivere la “sua” testa di leone, quella iconica scultura che tanto terrorizzava Totò ancora bambino, dalla quale usciva il fascio del proiettore.

Un ragazzino Totò, impersonato da un prodigioso piccolo Salvatore Cascio, che tutti ricordano per la sua esuberanza, proprio come nel film. Ce lo racconta, Caterina, che è la madre della bambina che interpretava la sorella di Totò, e che rammenta come dovette far piangere di proposito la figlia più volte per poter ripetere una scena nella quale Salvatore non riusciva a smettere di ridere.

È questo il vero tesoro custodito a Palazzo Adriano: sono i ricordi dei suoi abitanti, l’incredulità di aver preso parte a qualcosa che è arrivato a toccare gli animi di persone in tutto il mondo.

palazzo adriano veduta aerea

Un orgoglio che oggi viene portato avanti dall’assessore alla Cultura e al Turismo Totò Spata e da tutta l’Amministrazione comunale: «Il nostro obiettivo è quello di rigenerare il centro storico, mantenendo intatto l’impianto urbanistico. Puntiamo tantissimo alla promozione del territorio dal punto di vista turistico e culturale. Le opere importanti previste sono: la ristrutturazione dell’edificio nel quale sarà realizzato un museo del cinema, con annessa sala cinematografica per la proiezione di film d’autore. Il progetto prevede l’organizzazione di pacchetti grazie ai quali il turista, oltre a visitare i set del film, potrà assistere a seminari e proiezioni. Inoltre, verrà predisposta una scuola di formazione sulle professioni legate al cinema. Lo scorso 1° marzo è stato firmato un protocollo d’intesa con la Trapani Film Commission West Sicily, per l’attivazione di un ufficio cinema che gestirà i rapporti tra il comune e le produzioni cinematografiche. Inoltre, siamo impazienti di riprendere l’organizzazione della terza edizione del Paradiso Film Festival che si svolgerà tra luglio e agosto».

 

Una città, come potete notare, nella quale ogni abitante merita quell’Oscar che portò alla ribalta Tornatore. E se vi capiterà di passare da lì, sedetevi su una panchina o entrate in un bar e aspettate, presto arriverà qualcuno che non vede l’ora di poter condividere con voi la sua storia e i suoi ricordi, perché a Palazzo Adriano Nuovo Cinema Paradiso è un film che non è mai terminato e continua a vivere giorno dopo giorno nel cuore dei suoi cittadini.

 

Nuovo-cinema-paradiso

La storia del cinema in Sicilia

di Merelinda Staita

Abbiamo intervistato la professoressa Sarah Zappulla Muscarà, ordinaria di Letteratura Italiana, che si occupa di narrativa, teatro e cinema fra Otto e Novecento e di edizioni di testi e carteggi inediti, per conoscere le fasi e i segreti della storia del cinema in Sicilia.

Professoressa Sarah Zappulla Muscarà

Quando inizia la storia del cinema in Sicilia e qual è stata la sua evoluzione nel tempo?
«Il cinematografo giunge a Catania nel 1897, allorché un funzionario dei fratelli Lumière gira due documentari sulla Villa Bellini. Il periodo aureo della cinematografia catanese, durato poco meno di tre anni, si registra a ridosso della Prima Guerra Mondiale quando nella città etnea, più tardi proprio per questo fervore definita la “Hollywood sul Simeto”, sorgono numerose case di produzione che si collocano tra le più attive del settore: Etna Film, Katana Film, Sicula Film. Saranno le catastrofiche proporzioni del primo conflitto mondiale a mettere in forte crisi anche il settore cinematografico».

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Tantissimi i film che sono stati girati in Sicilia. Pellicole eccezionali che hanno influenzato la cultura di massa e acceso i riflettori sulle bellezze naturali di questa terra. Ci aiuti a scoprire i film e i luoghi che hanno suscitato grande interesse da parte dell’opinione pubblica.
«Scrive Gesualdo Bufalino: “Vi sono luoghi naturaliter cinematografici. I quali cioè invitano, quando non obbligano, la macchina da presa a cercarli, inseguirli, possederli… Un luogo simile è la Sicilia”. Molti sono, infatti, i film girati in Sicilia e/o ispirati a temi legati alla Sicilia e, soprattutto, alla sua grande letteratura (Capuana, Verga, Pirandello, Brancati, Patti e in tempi a noi più vicini Tomasi di Lampedusa, Sciascia). Ma se spesso il cinema ha colto della Sicilia gli stereotipi più vieti e ripetuti, non sono rare le volte in cui, come nota ancora Bufalino, “il talento, la coscienza, il solidale amore” per questa terra hanno prodotto film che sono rimasti indelebili nella memoria collettiva e nella storia della settima arte. Si pensi ai film di registi come Luchino Visconti (La terra trema, 1948; Il Gattopardo, 1963), Pietro Germi (In nome della legge, 1949; Il cammino della speranza, 1950; Divorzio all’italiana, 1962; Sedotta e abbandonata, 1964), Roberto Rossellini (Stromboli, Terra di Dio, 1949), Michelangelo Antonioni (L’avventura, 1960), Francesco Rosi (Salvatore Giuliano, 1962; Cadaveri eccellenti, 1976), Paolo e Vittorio Taviani (Un uomo da bruciare, 1962; Kaos, 1984), Damiano Damiani (Il giorno della civetta, 1968), Giuseppe Tornatore (Nuovo Cinema Paradiso, 1988). Né può essere trascurata la grande lezione di Verga, tutta la storia del cinema italiano è intrecciata, sia pure con alterna fortuna, al suo nome e alla sua opera. Numerosi i film tratti da Cavalleria rusticana, Storia di una capinera, La Lupa, L’amante di Gramigna, Caccia al lupo. Capolavoro del cinema muto è inoltre Sperduti nel buio di Nino Martoglio, del 1914, trafugato durante gli eventi bellici e mai più ritrovato. Verga e Martoglio, infatti, hanno segnato la generazione di cineasti formatasi alla scuola di Umberto Barbaro (altro siciliano), direttore del Centro Sperimentale di Cinematografia, destinata a dar vita alla stagione d’oro del cinema italiano, il neorealismo».

Il gattopardo ballo

Malèna

Oggi la Sicilia è un grande set a cielo aperto: tra cinema e serie tv tutti vogliono girare in Sicilia. Negli ultimi mesi quali troupe e grandi attori hanno scelto borghi e città d’arte per ambientare le loro produzioni?
«La Sicilia continua, con grande vivacità, ad essere presente nella vita del cinema italiano. Lo testimonia la schiera di cineasti, anche giovani, attivi sui set siciliani. Mi piace, infine, ricordare due film, di cui uno attualmente in lavorazione, legati alla Sicilia e all’opera di un autore universalmente noto, Luigi Pirandello. Il recente Leonora addio di Paolo Taviani, premiato dalla critica a Berlino, che racconta la singolare vicenda delle ceneri pirandelliane e del loro avventuroso viaggio da Roma a Girgenti dove, secondo le volontà testamentarie dello scrittore, vennero murate in una rozza pietra modellata dallo scultore Mazzacurati e collocata sotto il grande pino che sorgeva al Caos nei pressi della casa natale. Pirandelliano anche l’altro film dal titolo La stranezza. Una commedia da fare, ambientato negli anni Venti, alla vigilia dei Sei personaggi in cerca d’autore, che il regista palermitano Roberto Andò sta girando tra Palermo, Agrigento, Erice, del cui cast fanno parte Toni Servillo, Donatella Finocchiaro, il duo Ficarra e Picone, anch’essi registi e attori di successo (con Leo Gullotta nel loro recente Incastrati). Molto ha fatto il cinema per valorizzare i luoghi della Sicilia legati soprattutto alle opere dei suoi scrittori. Si pensi alla Aci Trezza di Terra trema o alla Catania dei film tratti da Brancati (Il Bell’Antonio, Don Giovanni in Sicilia) o ancora alla lussureggiante campagna etnea dei film tratti da Patti, alla Sicilia de Il Gattopardo o a quella interna di Sciascia. Ma certamente a valorizzare il paesaggio siciliano è stata soprattutto la serie televisiva del Commissario Montalbano dai romanzi di Andrea Camilleri. Certo allo straordinario successo internazionale della serie hanno contribuito la singolare lingua inventata dallo scrittore, l’empatia degli interpreti, la gradevolezza delle storie, la gustosa cucina di Enzo e di Adelina, ma soprattutto la bellezza del paesaggio, col suo incontaminato barocco e splendido mare. Sulla scia del Commissario Montalbano si muove Màkari, la serie recentemente tratta dai romanzi di Gaetano Savatteri che mostra un’altra parte della Sicilia, finora poco nota al grande pubblico, quella occidentale. Certo il cinema e le serie Tv, se adeguatamente utilizzati, potranno contribuire a promuovere il turismo e valorizzare una terra che, se pur piena di contraddizioni e talora avvilita da forte degrado, è ricca di un patrimonio unico di tradizioni, costumi, storia, cultura, bellezza paesaggistica».

Aveva ragione il grande Leonardo Sciascia: “Il cinema si interessa della Sicilia perché la Sicilia è cinema”.

ciak redemption dor a lost soul

Film makers per passione. I successi di Turi Occhipinti e Gaetano Scollo

di Alessia Giaquinta,

foto di Giacomo Bernardi e Toni Campo 

Li accomuna, oltre ad una grande amicizia, la smisurata passione per la “settima arte”, il cinema, e in generale per tutto il mondo audiovisivo. Turi Occhipinti e Gaetano Scollo, ragusano il primo, monterossano l’altro, sono due film makers che collaborano dal 2008 per dar voce alla Sicilia, alle sue drammaticità, alle sue bellezze, alle storie e tradizioni che la caratterizzano.

ciak redemption dor a lost soul

Il loro primo lavoro può essere considerato un pungente e glorioso esordio. Era il 2011 quando presentano Lamiantu, il primo docu-film sulla problematica dell’amianto a partire dalla tragedia che ha colpito mortalmente numerosi lavoratori di una fabbrica siciliana. Un esordio che è, appunto, pungente: una denuncia dove protagonisti veri e anche attori s’intrecciano in un racconto capace di commuovere lo spettatore. Ma Lamiantu è anche, per i film makers iblei, un esordio glorioso: il cortometraggio, infatti, ha viaggiato per le maggiori rassegne cinematografiche raccogliendo consensi e apprezzamenti. Da Marzamemi a Sciacca, da Montecatini a Clèrmont-Ferrand in Francia, a Tangeri in Marocco. È proprio qui che i due cineasti, accolti dal Ministero della Cultura, avviano una campagna di sensibilizzazione sui pesanti rischi che corrono i lavoratori esposti all’amianto.

Nel settembre 2018 il docu-film Lamiantu viene proiettato all’interno della 75a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, nell’ambito del 23° Forum Fedic. È stata in questa occasione che Occhipinti e Scollo hanno raggiunto un altro importante traguardo: le loro biografie e la loro filmografia sono state inserite nel libro degli Autori Fedic alla Ribalta-parte II del critico cinematografico e scrittore Paolo Micalizzi.

locandina Redemption for a lost soul

Il docu-film Lamiantu inoltre è stato inserito nell’Archivio Nazionale Cinema Impresa tra i cortometraggi, dal grande valore storico, a disposizione degli appassionati di cinema indipendente.

Era il 2012 quando la tematica affrontata in Lamiantu diventa uno spettacolo teatrale: Eternity con l’attrice Silvia Scuderi e con il grande e compianto Marcello Perracchio (poi sostituito, nel 2017, da Filippo Luna) e la regia di Claudia Puglisi.

Nel 2015 producono Cibo, amore e identità, un documentario che mostra alcuni antichi mestieri sopravvissuti al tempo. Un lavoro pieno di amore per la loro terra, un testo ricco di poesia arricchito dalle musiche di Carlo Muratori. Protagonista del documentario è il borgo di Monterosso Almo, centro ibleo già location di importanti lavori televisivi e cinematografici come La stanza dello Scirocco, L’uomo delle stelle, Il capo dei capi, e numerosi altri film.

gaetano scollo

È proprio a Monterosso Almo che, nel 2018, i due film makers iniziano le riprese di Redemption for a lost soul, un lungometraggio, con la regia del messicano Roberto Valdes, basato sul soggetto che gli autori Emanuele Cavarra (sceneggiatore), Turi Occhipinti e Gaetano Scollo hanno portato al Festival di Montecatini. Una storia drammatica, dai risvolti misteriosi, ispirata a fatti realmente accaduti, che intreccia fede, folclore e costumi del popolo siciliano. La presentazione del teaser del film si è svolta all’interno del Forum Fedic alla 75a Mostra del Cinema di Venezia, nel 2018.

Nell’agosto 2019 i due producono ancora un cortometraggio dal titolo Oltre il tempo, un lavoro che narra la storia rivisitata del barone di Canalazzo, (clicca qui per scoprire una delle location del cortometraggio) per la regia e sceneggiatura di Laura Biggi.

regista turi occhipinti

Altra opera di rilievo dei due cineasti è il documentario Fantastiche Presenze, girato sull’attività di composizione tipografica del libro omonimo di Gaetano G. Cosentini, a testimonianza dell’arte di stampa attraverso una macchina tipografica del 1895.

Nel 2014 ai due è stato assegnato il premio “Ragusani nel Mondo” rappresentando l’associazione Esposti Amianto Sicilia (EAS). Il premio “Capitale Iblea della Cultura” è stato loro conferito a Comiso nel 2019.

«Siamo contenti del nostro percorso – commentano – ci abbiamo sempre creduto e continuiamo a farlo con immensa passione».

antonio catania sul set

Antonio Catania. L’attore dai mille ruoli

di Patrizia Rubino, foto di Filippo Manzini

Da poco ha festeggiato un compleanno importante, settant’anni, ma Antonio Catania uno degli attori più poliedrici e apprezzati del panorama artistico italiano, è in piena attività con film, tour teatrali, serie tv e nuovi progetti. Originario di Acireale, in provincia di Catania, si trasferisce con la famiglia a Milano a 16 anni, qui scoprirà la sua passione per la recitazione che lo spingerà a diplomarsi alla prestigiosa scuola d’arte drammatica del Piccolo Teatro di Milano. Dal ‘75 all’85 tanto teatro e l’incontro con il regista Gabriele Salvatores, con il quale debutterà nel cinema ed inizierà un lungo sodalizio artistico cominciato con il film Kamikaze, poi Puerto Escondido e il film premio Oscar, Mediterraneo, a cui è particolarmente legato. Ma l’elenco di pellicole a cui ha preso parte è lunghissimo, tanti film d’autore ed importanti opere prime; La cena di Ettore Scola, con il quale ottiene il Nastro d’Argento come miglior attore non protagonista, i film con Aldo Giovanni e Giacomo, Chiedimi se sono felice e Così è la vita e quelli con Carlo Verdone, Ma che colpa abbiamo noi e L’amore è eterno finché dura solo per citarne alcuni. Di tutto rilievo anche i suoi ruoli televisivi, nel Giudice Mastrangelo, Ho sposato uno sbirro, Tutti per Bruno e Agata e Ulisse.

antonio catania

 

Una carriera fittissima, tra cinema, tv e teatro. Interpretazioni sempre puntuali e convincenti; ironia, comicità, ma anche ruoli drammatici. A cosa deve la sua versatilità?

«Ho iniziato con il teatro a Milano e sicuramente la lunga gavetta ma anche gli incontri importanti con attori e registi, con molti dei quali oltre al rapporto di lavoro mi lega anche una solida amicizia, è stato determinante sia per la mia formazione sia per l’approccio in ambiti così diversi come il cinema e la tv. Ma nel mio mestiere c’è sempre da imparare ed io sono sempre pronto a nuove sfide, grazie a questa versatilità o per meglio dire capacità di adattamento».

 

A  proposito di nuove sfide, lei è nuovamente tra i protagonisti della serie cult “Boris” che sarà trasmessa sulla piattaforma on demand Disney Plus. Cosa ne pensa di questi nuovi canali d’intrattenimento?

«Sto lavorando anche ad un’altra serie, ambientata in Sicilia e che sarà trasmessa su Amazon Prime, quindi il mio giudizio è senz’altro positivo. Per quanto riguarda il mio lavoro di attore non cambia nulla e, inoltre, vedo che su queste piattaforme vengono realizzati dei prodotti originali di grande qualità, con straordinarie sceneggiature. Pertanto ben venga il cambiamento, dobbiamo essere flessibili anche perché siamo in continua evoluzione».

antonio catania sul set

A questo punto è d’obbligo la domanda sul suo rapporto con la Sicilia.

«Dopo aver lasciato la Sicilia, ho vissuto molti anni a Milano, poi nel ‘90 mi sono trasferito in Emilia Romagna, qui sono rimasto 10 anni. Dal 2000 vivo a Roma. In questo mio girovagare la Sicilia è sempre rimasta il mio punto di riferimento, è la mia terra e torno tutte le volte che posso, ho anche casa quindi il mio legame resta forte, indissolubile. Non si direbbe ma me la cavo piuttosto bene anche a parlare in dialetto».

 

E a Catania ha realizzato un piccolo sogno.

«Si è vero insieme a mia moglie Rosaria Russo, anche lei attrice, abbiamo fondato l’Accademia nazionale del Cinema “Ciak si gira” a Catania, perché qui mancava una scuola di cinema. Ho sempre pensato che la Sicilia fosse una fucina di talenti naturali, da questo nasce l’idea di trasferire il nostro bagaglio di esperienze e conoscenze e di offrire una formazione di qualità a giovani talenti aspiranti attori, registi, sceneggiatori, montatori, direttori della fotografia, consentendo loro, allo stesso tempo, di restare in città. Nel corpo docenti ci sono anche attori e registi di grande livello: Alessandro Haber, Giovanni Veronesi, Claudio Bisio, Fabio Fulco solo per citarne alcuni. C’è grande entusiasmo e desiderio di apprendere da parte dei nostri giovani allievi e questo ci dà una grande carica e ci spinge a fare sempre meglio».

fenicotteri allo stagnone di marsala

Indiana Jones sbarca in Sicilia. Gli scenari del 5° episodio della saga

di Giulia Monaco,

foto di Dmc Sicilia senza pensieri, Gianpaolo Rizzitello e Samuel Tasca

 

Riuscite a immaginare la faccia di un turista che si attarda tra i negozietti del centro di Cefalù, di ritorno dal mare, e si trova davanti Indiana Jones in carne e ossa, l’archeologo più famoso del cinema, con indosso la sua inconfondibile giacca di pelle, tutto intento a divorare una brioche con gelato per ritemprarsi tra una mirabolante avventura e un’altra?

Ebbene sì: Indiana Jones 5, che uscirà nelle sale il prossimo 29 luglio, è stato girato in Sicilia! La Eagle Pictures ha scelto proprio la nostra bella isola per ambientare il quinto episodio della saga, che vede protagonista ancora una volta Harrison Ford (e chi sennò?). Un bel colpo per tutte le città scelte come location dalla produzione, e un bel colpo anche per chi ha avuto l’opportunità di incontrare l’attore in giro per le città e magari di fare una foto insieme a lui.

ingresso orecchio di dionisio a siracusa

La troupe, sbarcata in Sicilia lo scorso ottobre, ha trascorso alcune settimane a Siracusa, dove sono state girate le prime scene. Qui i set interessati sono stati: il Parco Archeologico della Neapolis (ça va sans dire!), in particolare l’Orecchio di Dionisio e la Grotta dei Cordari, e poi il Castello Maniace, nel centro storico di Ortigia. «Non credo che possa esistere un altro luogo al mondo più adatto delle latomie del Paradiso per ospitare un film come Indiana Jones», è stato il commento del direttore del Parco Archeologico di Siracusa, Carlo Staffile.

La troupe si è poi spostata a Cefalù, che per l’occasione è stata allestita in versione anni ‘60. Nei vicoli della cittadina non sappiamo se Harrison Ford si sia davvero concesso una brioche con gelato, ma quello che sappiamo è che indossava davvero la sua caratteristica giacca di pelle, e che si è trovato a dover fronteggiare l’assalto di diversi fan all’attacco per un selfie, cui pare si sia concesso volentieri, con la gentilezza e l’aplomb che lo contraddistinguono.

cefalù vista aerea

Le avventure del nostro esploratore in Sicilia procedono poi verso occidente, in alcune delle location più spettacolari del trapanese: Segesta, Castellammare del Golfo, la Tonnara del Secco di San Vito Lo Capo e la laguna dello Stagnone di Marsala. A Trapani, nei pressi di Villa Margherita, sono stati invece allestiti uffici di casting e magazzini di scena.

Nel cast del film, insieme a Harrison Ford, figurano Antonio Banderas, Mads Mikkelsen, Shaunette Renée Wilson, Thomas Kretschmann, Phoebe Waller-Bridge e Boyd Holbrook. Sono trascorsi quattordici anni dall’ultimo episodio della saga, Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo, diretto da Steven Spielberg nel 2008. Spielberg stavolta lascia la macchina da presa per assumere il ruolo di produttore esecutivo, mentre la regia del film è stata affidata a James Mangold.

tramonto allo stagnone di Marsala

fenicotteri allo stagnone di marsala

Di certo è stata una straordinaria opportunità per il nostro territorio: l’indotto economico diretto e la visibilità che produzioni simili lasciano ai luoghi designati come location sono inquantificabili.

Del resto, come ha scritto il giornalista e scrittore Roberto Alajmo, “[La Sicilia] è un teatro dove le cose succedono da un momento all’altro. È un susseguirsi di scatti prolungati, pause per rifiatare e ancora fughe in avanti” ed è indubbio che l’isola, con la sua multiforme bellezza, abbia sempre rappresentato un set privilegiato per la storia del cinema italiano e internazionale.

cunziria vizzini

Vizzini. Set cinematografico delle opere verghiane

di Eleonora Bufalino, foto di Rossandra Pepe

 

“Il cinema è specchio, scrigno e moneta.”

Attraverso questa frase, il critico e accademico Casetti ci conduce a riflettere sull’importanza della cinematografia. Il cinema come specchio della realtà; come scrigno simbolico da cui estrarre significati; come moneta che circola nel mercato dell’arte. Tre metafore illuminanti, per pensare a quanto il cinema abbia impatto sulla società. Sin dalla sua comparsa, la pellicola ha offerto svago, ma anche uno sguardo attento su altri mondi. Il cinema fa emozionare, piangere, gioire, empatizzare con vicende e personaggi immaginari o reali; fa sognare! In questo, la nostra terra è una delle regine indiscusse delle telecamere. E così, luoghi e paesaggi siciliani hanno sempre attirato l’attenzione di registi e produttori, ammaliati dalla sua bellezza.

cunziria vizzini

 

Vizzini, terra natale del Verga, in questo non fa eccezione. Già da metà ‘900 numerosi registi cinematografici hanno deciso di ambientarvi film ispirati alle opere verghiane. La Cavalleria Rusticana, ad esempio, una delle opere più brillanti della letteratura siciliana, è diventata un film sotto diverse regie: tra le più famose ricordiamo quella del 1954 diretta da Carmine Gallone, con attori internazionali come Anthony Quinn e Kerima May Britt, in bianco e nero e accompagnata dalle musiche di Pietro Mascagni. E in seguito quella girata da Franco Zeffirelli nel 1984 con interpreti altrettanto illustri come Placido Domingo ed Elena Obraztsova. Tra i fichidindia della Cunziria, Alfio e Turiddu duellano per l’amore di una donna. Ne viene fuori un affresco vivido della Sicilia e della Vizzini che Verga voleva raccontare, dove gelosia e onore sono i padroni.

cunziria vizzini

 

Nel 1996 Gabriele Lavia gira La Lupa e con le musiche di Ennio Morricone, il regista dona al film un’atmosfera “verista”. Il cast si rivela vincente: Raoul Bova, Michele Placido, Giancarlo Giannini, Monica Guerritore, alcuni dei nomi di spicco che in quelle settimane vengono a Vizzini, inebriata dall’euforia di essere set cinematografico di alto livello. Gli abitanti, coinvolti in piccole parti, comparse, ma anche in manodopera per le riprese, ne ricordano ancora la fibrillazione. La Guerritore nei panni di una donna che si lascia andare ai piaceri della lussuria, incompresa e mal vista da tutti. Un giovane e bellissimo Raoul Bova nella veste di Nanni, l’uomo che non resiste all’attrazione di quella fimmina, nemmeno per l’interesse che prova per la figlia di lei, Maricchia. E il finale è un dramma quanto mai attuale. Il talento degli attori si mescola perfettamente a scene di vita quotidiana di una Sicilia piena di contraddizioni, che si tinge del sangue di passioni forti e contrastanti.

balcone palazzo dei trao a vizzini

fotogramma mastro don gesualdo

 

E infine, il Mastro don Gesualdo. Siamo nel 1964 e la RAI produce il primo sceneggiato a puntate trasmesso in tv. Una serie televisiva divisa in sei puntate, in bianco e nero, interamente girata a Vizzini. La regia è di Giacomo Vaccari e tra gli interpreti troviamo Enrico Maria Salerno, Turi Ferro e Lydia Alfonsi, per citarne alcuni. Il centro della città verghiana, con le sue piazze e le sue stradine polverose, fa da sfondo a questa grande opera che entusiasma la critica nazionale e la Sicilia arriva nelle sale di tutta Italia, accolta da un pubblico desideroso di intrattenimento e autenticità. Il film inizia con la scena di un incendio al palazzo dei Trao, una nobile famiglia in decadimento, composta da don Diego, don Ferdinando e donna Bianca, personaggio centrale. La gente accorre in massa per domare le fiamme e nel frattempo Bianca viene scoperta in camera da letto con Ninì Rubiera, suo cugino e amante. Don Gesualdo è colui che, da instancabile lavoratore, ha racimolato tanta ricchezza e sposando Bianca acquisisce il titolo di don, entrando così in un matrimonio infelice ma di comodo per entrambi. La trama del Mastro si snoda tra intrighi e vicissitudini di nobiltà e miseria, rivelando il genio di uno dei migliori registi di quel periodo, che si lasciò ispirare dalla nostra Sicilia.