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La Starlight Foundation assegna la certificazione di “Starlight Stellar Park” al GAL Hassin – Centro Internazionale per le Scienze Astronomiche di Isnello 

Comunicato Stampa

L’area del parco astronomico GAL Hassin e della Chiesa SS. Annunziata di Isnello sono stati riconosciuti all’interno della rete internazionale di luoghi eccezionali per la qualità e l’osservazione del cielo notturno, ottenendo il certificato di “Starlight Stellar Park” assegnata dalla Starlight Foundation (https://en.fundacionstarlight.org/). 

Quello di “Starlight Stellar Park” è un riconoscimento prestigioso, assegnato a seguito di una rigida valutazione di esperti di caratura internazionale, essendo riconosciuto dall’Unione Astronomica Internazionale (IAU), dall’UNESCO e dall’organizzazione mondiale del turismo UNWTO, e che certifica la qualità eccellente di un sito in termini di basso inquinamento luminoso, ricchezza naturalistica e presenza di risorse e infrastrutture per il turismo, la divulgazione scientifica e l’osservazione del cielo notturno. Sono scenari che incorporano l’osservazione del cielo come parte del patrimonio naturale, paesaggistico, culturale o scientifico e incoraggiano lo “Star Tourism” (cioè l’astro-turismo), permettendo, così, di entrare all’interno di una rete internazionale ed esclusiva di mete selezionate proprio per questo tipo di turismo. L’astro-turismo è una forma di turismo sostenibile e responsabile che combina l’osservazione del cielo notturno, la divulgazione e le attività di svago legate all’astronomia. Ma è anche una risorsa per promuovere territori con meno possibilità che trovano nell’astro-turismo un’ottima opportunità per aumentare i visitatori di qualità. 

I luoghi che hanno ricevuto ad oggi il riconoscimento di “Starlight Stellar Park” sono concentrati principalmente in Spagna e in America Latina. In Italia il primo e unico riconoscimento di “Stellar Park” è stato ottenuto a settembre 2020 dalla frazione montana di Lignus (in Val d’Aosta), in collaborazione con l’osservatorio di S. Barthelemy. Isnello e il GAL Hassin risultano quindi il secondo in Italia, confermando la propria eccezionalità nell’intera area del Mediterraneo.

La certificazione “Stellar Park” per il GAL Hassin è stata ottenuta grazie anche all’importante sostegno e sinergia con il Comune di Isnello, che a partire dal 2018 ha avviato un piano di efficientamento della rete di illuminazione pubblica, sostituendo le lampade alogene con moderni sistemi Led, grazie al quale è stato possibile abbattere l’inquinamento luminoso del paese di un fattore 3 nel giro di 3 anni. 

Di grande valore culturale e scientifico è stata inoltre riconosciuta la chiesa della SS. Annunziata di Isnello, inclusa anch’essa nell’area certificata a “Starlight Stellar Park” grazie alla strumentazione scientifica che ospita nel suo edificio del XVII secolo: un pregevole orologio solare da 2.6 m, realizzato sulla sua facciata dallo gnomonista Giovanni Paltrinieri, che ha realizzato anche gli orologi e i calendari solari ospitati nell’area esterna del GAL Hassin,  e un Pendolo di Foucault all’interno del suo campanile, installato dal Prof. Romano Serra dell’Università di Bologna. Entrambi questi strumenti sono stati installati nel 2013 e vengono tuttora utilizzati con le scuole e i visitatori a scopo didattico e scientifico.

La certificazione “Starlight Stellar Park” rappresenta un ulteriore, prestigioso riconoscimento della qualità del cielo e del grandissimo valore naturalistico, culturale, scientifico e turistico che caratterizza Isnello e il Territorio del Parco delle Madonie.

Link all’articolo (in spagnolo) sul sito della Starlight Foundation “Centro astronomico GAL Hassin, un emozionante Stellar Park in Italia”: https://bit.ly/3ornC1F 

Isnello, 15.11.2021

ad sidera

NUOVAMENTE PROROGATA LA MOSTRA-EVENTO “AD SIDERA. C’ERA UNA VOLTA CELESTE”

Comunicato stampa

A GRANDE RICHIESTA E’ STATA NUOVAMENTE PROROGATA LA MOSTRA-EVENTO “AD SIDERA. C’ERA UNA VOLTA CELESTE” CHE A MODICA FA RISCOPRIRE IL MONDO DELLE STELLE ATTRAVERSO LE OPERE FOTOGRAFICHE DELLA REGISTA ED ASTROFOTOGRAFA ALESSIA SCARSO.

 

MODICA – La mostra “Ad Sidera. C’era una Volta Celeste”, all’inizio immaginata come evento dell’estate, adesso si trasforma anche nell’evento delle feste di Natale. Non ha chiuso domenica 14 novembre, perché a grande richiesta è stata ulteriormente prorogata fino al 9 gennaio 2022. Il percorso multisensoriale, che contiene le opere della regista e astrofotografa Alessia Scarso all’ex Convento del Carmine di Modica, continua ad avere straordinari consensi da parte del pubblico che la visita ed è oggetto di grande interesse, anche sotto l’aspetto didattico, da parte di numerose scolaresche che in questi ultimi mesi sono state assidue frequentatrici del percorso immersivo tra fotografie, video e installazioni. Un successo che ha spinto la Fondazione Teatro Garibaldi a prorogare nuovamente la mostra che fa conoscere, più da vicino, l’affascinante mondo delle stelle e contemporaneamente, accompagnati anche dalle musiche originali del compositore Marco Cascone, permette al visitatore di compiere un viaggio introspettivo per ritrovare la propria dimensione personale attraverso lo sguardo verso l’alto dove si specchia l’animo umano. Come più volte è stato detto, da un lato c’è lo stupore di poter ammirare la bellezza di straordinarie immagini, calati in un’atmosfera archetipica, dall’altra un’immersione che offre importanti spunti di rilettura della realtà. Probabilmente si tratta della mostra più longeva che la città abbia mai ospitato. 

“Sono felice e anche stupita. Non mi aspettavo che questo percorso divenisse così personale per chi lo visita. E’ sfuggita ad ogni mio controllo e ad ogni previsione che potevamo fare. La sintesi della mia parte contemplativa di osservatrice con quella narrativa di regista ha generato una catarsi dai tratti terapeutici. E’ piaciuta a visitatori di ogni età, dai 5 mesi in su – commenta l’autrice Alessia Scarso – In alcuni casi la mostra si è fatta tela per contributi artistici di visitatori speciali, che hanno sentito di tirar fuori le proprie emozioni tra le pareti del percorso. Chi ha scritto, chi ha fotografato, chi ha ballato in sala cinema. Chi viene a vederla insomma sente il bisogno di condividere ciò che prova, di manifestare lo stupore della riscoperta di uno sguardo verso l’alto che negli ultimi tempi è sempre più nascosto a causa dell’inquinamento luminoso, ma anche distratto dalle quotidiane faccende umane. Quello che è avvenuto, e che speravo, è che si trovasse l’occasione di tornare a osservare la volta celeste che c’era una volta e che c’è ancora oggi”. 

Profetica insomma è stata la lettura durante l’inaugurazione dell’arcivescovo di Palermo mons. Lorefice: “Il percorso inizia dalla Terra in direzione dell’Alto, per poi aprire verso l’Altro”. 

Il consiglio più volte offerto agli spettatori è quello di fruire la mostra donandosi un tempo adeguato. “Abbiamo ricevuto molte richieste sia da parte di semplici appassionati che da turisti ma anche dalle scuole – commentano Ignazio Abbate e Tonino Cannata, presidente e sovrintendente della Fondazione Teatro Garibaldi – Per questa ragione abbiamo scelto di prorogare ulteriormente la mostra mantenendola anche per il periodo delle feste, consentendo dunque di farla fruire dai turisti, da chi torna in città per Natale e da quanti ancora non hanno avuto modo di poterla visitare. Riproporremo anche la possibilità di prenotare visite guidate dedicate. Ci ha colpito, inoltre, il fatto che molti spettatori siano tornati più volte a vederla, incantati, alla ricerca di quell’atmosfera surreale che si respira”. Un percorso che ci permette di passeggiare tra le sale dell’ex convento, magnificamente ristrutturate, stupendoci, meravigliandoci, riscoprendo dimensioni di quella luminosa, luminosissima Volta Celeste, che possiamo ritrovare solo abbandonando la luce artificiale che “inquina” il nostro mondo. All’interno della mostra è possibile anche ammirare le opere a quattro mani con la pittrice Ilde Barone e il video vincitore del PNA di Parigi, il “Photo Nightscape Awards”, il prestigioso concorso internazionale dedicato alle foto e ai video di paesaggi notturni. Si tratta del timelapse con protagonista il vulcano Etna realizzato da Alessia Scarso insieme a Dario Giannobile e Marcella Giulia Pace, membri del pluripremiato gruppo di astrofotografi Pictores Caeli. 

La mostra sarà aperta al pubblico fino al 9 gennaio 2022 nei giorni di venerdì, sabato, domenica dalle 16.30 alle 21.30. Sarà possibile prenotare visite in altre giornate scrivendo a info@fondazioneteatrogaribaldi.com. Ingresso € 2 – obbligatorio Green Pass. 

Main sponsor dell’evento sono Antica Dolceria Bonajuto e Mutika, sponsor tecnici Galleria LoMagno, Vetreria Baglieri, Euronics Bruno a cui si aggiungono gli sponsor istituzionali della Fondazione: Conad, Gruppo Minardo, Gruppo Zaccaria, Acqua Santa Maria, Avimecc, Banca Agricola Popolare di Ragusa. Media partner Video Regione. 

 

Info su www.fondazioneteatrogaribaldi.com 

Pagina info www.alessiascarso.it/adsidera

 

PNA screenshot   min

L’Etna si mostra a Parigi

Comunicato stampa

Una narrazione del vulcano Etna è il timelapse che ha vinto il PNA, il “Photo Nightscape Awards”, il prestigioso concorso internazionale dedicato alle foto e video di paesaggi notturni organizzato da “Chasseurs de Nuits”, gruppo francese con sede a Montreuil. 

Il 21 settembre a Parigi si è svolta la cerimonia di premiazione in cui Alessia Scarso ha ritirato il premio che ha portato sul podio un lavoro collettivo tutto italiano: l’Etna raccontata per immagini da Dario Giannobile, Marcella Giulia Pace e la stessa regista Alessia Scarso.

Si tratta di un filmato realizzato sull’Etna che mostra la Luna e gli astri alternarsi tra gli sbuffi e i parossismi del vulcano. I tre siciliani, tutti membri del noto gruppo di astrofotografi Pictores Caeli, hanno costruito un breve racconto sul vulcano più alto e attivo d’Europa, sito Unesco, in un periodo in cui l’Etna si è dimostrato particolarmente vivace, e che ha convinto la giuria francese ad attribuire loro il premio come miglior timelapse nell’edizione 2021 del PNA. 

Dario Giannobile, Marcella Giulia Pace e Alessia Scarso, insieme a Giorgia Hofer e Stefano De Rosa sono membri dei Pictores Caeli, un gruppo di astrofotografi che condivide idee sull’astrofotografia, unendo reciproche competenze tecniche e artistiche per sviluppare visioni di alta qualità certificate da un marchio condiviso. I loro lavori sono apprezzati nei concorsi internazionali di astrofotografia e spesso ospiti della comunicazione divulgativa di USRA (Univiersities Space Research Association) e NASA (National Aeronautics and Space Administration).

È possibile vedere il video vincitore del PNA Photo Nightscape Awards 2021 presso la mostra “Ad Sidera. C’era una Volta Celeste”, in questo periodo allestita a Modica (RG) dalla Fondazione Teatro Garibaldi nell’ex Convento del Carmine, in cui la regista Alessia Scarso monologa con la notte e con le stelle, in un percorso espositivo dove il tempo si ferma in foto di paesaggi dal sapore pittorico e lo scorrere degli eventi viene rimodellato nei timelapse.

Parigi, 21 settembre 2021

Link della premiazione https://youtu.be/mOwo_TiIJbY

Alessia Scarso stampa  webs min

Uno sguardo verso il cielo con le foto di Alessia Scarso

di Omar Gelsomino

Alessia Scarso, modicana di nascita è diplomata in montaggio al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, ha collaborato con importanti produttori, registi e giornalisti come montatrice e coordinatrice a diversi film, documentari e inchieste giornalistiche. Da regista ha diretto spot e documentari, tra cui molti girati a Modica. Il corto “Disinstallare un amore” ha segnato il suo debutto alla regia per le fiction e ha vinto tanti premi, ma il film “Italo” è il suo lungometraggio che narrando le vicende del randagio di Scicli divenuto mascotte di una comunità regala emozioni agli spettatori. Di recente si è cimentata nell’astrofotografia e tra i suoi scatti una è stata scelta come migliore foto della terra del giorno dalla Nasa, ritraendo uno spicchio di luna crescente al 2 per cento. Nei giorni scorsi un lavoro sull’Etna realizzato insieme a Marcella Giulia Pace e Dario Giannobile è stato premiato come miglior timelapse in occasione dell’ottava edizione dei #PhotoNightscapeAwardsNell’ex Convento del Carmine di piazza Matteotti a Modica è ospitata la sua mostra “Ad Sidera. C’era una Volta Celeste”, promossa dalla Fondazione Teatro Garibaldi, fruibile al pubblico fino al 17 ottobre dalle 16,30 alle 20,30 (escluso il lunedì).

Regista, documentarista, astrofotografa, cos’altro dobbiamo aspettarci da Alessia Scarso?

«Tutto quello che vorrà venire. Sono pronta a farmi mezzo e ad accogliere qualunque forma espressiva. Poco importa se le storie mutano la forma con cui si presentano. A volte è un libro, a volte una canzone, un passo di danza, a volte un film e a volte una foto. Qualcosa si fa strada. Comunque».

Hai realizzato tanti corti e documentari, ma Italo t’ha consacrata al successo mondiale. Te lo aspettavi?

«L’intento era quello di raccontare una storia universalmente condivisibile, e la storia di Italo era quella giusta. Ovunque sia andato, Italo ha conquistato il pubblico. Amo questo genere di storie perché rivelano la capacità universale del genere umano di emozionarsi. Un po’ com’è accaduto anche adesso, alzando gli occhi al cielo, in occasione della mostra “Ad Sidera. C’era una Volta Celeste”. Lo sguardo verso l’alto è universale e naturale, da sempre nella storia dell’Uomo le risposte alle grandi domande si sono cercate verso
l’alto».

Come è avvenuto il passaggio dalla camera da presa alla fotocamera?

«Non credo ci sia stato un vero e proprio passaggio di mezzo, quanto piuttosto un passaggio di interpretazione del tempo. Una fotografia è un solo fotogramma, una sintesi verticale estremamente selettiva che costringe a lavorare lo spazio e la profondità».

Cosa hai provato quando la Nasa ha scelto una tua foto?

«Sono solamente pochi anni che mi dedico all’interpretazione del paesaggio attraverso l’astrofotografia, non mi aspettavo di ottenere una attenzione così prestigiosa. Sono andata a “scuola” da Marcella Giulia Pace, astrofotografa e componente come me del gruppo dei Pictores Caeli. Attraverso loro ho approfondito lo sguardo, le tecniche, il rispetto del dato scientifico ma soprattutto l’estasi dell’osservazione contemplativa».

Come hai vissuto il lockdown?

«Ho voluto vivere il lockdown come una preziosa occasione di riflessione. Il tempo sospeso che in molti ci siamo ritrovati a vivere è riuscito a dare ordine ai miei pensieri e forma a molti progetti che attendevano proprio uno spazio adeguato per potersi rivelare. Primo fra tutti questo allestimento espositivo. Durante il lockdown, a causa del coprifuoco, non abbiamo potuto uscire di notte a fotografare. Mi trovavo a Bologna. Mi sono fatta bastare il balcone di casa, una piccola porzione di cielo. Chiuse le fabbriche e ferme le auto il cielo era più pulito, ed è apparso chiaramente quanto la mano dell’Uomo sia determinante nel declino delle condizioni del nostro pianeta».

Perché questo titolo alla mostra?

«C’è una doppia lettura. “C’era una volta” è l’incipit classico delle storie e “Ad Sidera” è un percorso narrativo multisensoriale. “C’era” fa anche riferimento al fatto che questa meravigliosa Volta Celeste ci è ormai largamente preclusa dall’inquinamento luminoso. Questo tipo di inquinamento è più dannoso di quanto si possa immaginare. Non solo ha
enormi e sottovalutati effetti sulla biologia (si pensi alle conseguenze sulla fotosintesi clorofilliana o sul nostro ciclo circadiano), ma soprattutto sono convinta che la preclusione dello sguardo verso l’alto ha effetti negativi sulle potenzialità della nostra spiritualità».

Che effetto fa esporre le proprie foto nella tua città natale?

«La mia città è contemporaneamente il mio luogo di ispirazione e di sperimentazione. È la mia casa, come se mostrassi quello che faccio alla mia famiglia. Quando giungo ad esprimere qualcosa qui, poi trovo coraggio di esportarlo. E quando esporto qualcosa, porta sempre con sé il profumo di casa».

È meglio guardare il cielo e gli astri rispetto a ciò che accade sulla terra? Cosa vedi? 

«Lo sguardo verso l’alto è nato proprio perché vivo un periodo in cui non amo ciò che vedo ad altezza uomo: viviamo nell’epoca dei furbi e trovo che siamo diventati prepotenti, diffidenti e indifferenti. L’Uomo domina le altre specie come fosse padrone del pianeta. È prezioso relazionarsi con il Cielo perché aiuta a centrarsi sulla Terra. C’è un rapporto tra grandezze che lascia senza fiato. Le esperienze di ascolto, di ricerca e di contemplazione hanno la capacità di donare la consapevolezza di sentirsi infinitamente piccoli nell’infinitamente grande, ma anche di sentirsi infinitamente grandi nell’infinitamente piccolo. Il Sole è la stella del nostro sistema solare, ci sono 4 miliardi di stelle nella via Lattea e la nostra è solo una tra miliardi di galassie nell’Universo. Eppure in questo
ordine di grandezze ognuno rimane unico e irripetibile. Non c’è mai stato niente come ognuno di noi nella storia dell’Universo, né mai ci sarà».


È un richiamo del verso dantesco «e quindi uscimmo a riveder le stelle»?

«Nel percorso della vita umana si può sempre trovare un qualche riferimento all’esperienza narrata da Dante nella “Divina Commedia”. In particolare all’interno del percorso espositivo c’è un richiamo al Canto XXIV del Paradiso, là dove il poeta nel corso del cammino declina il desiderio di Sapienza. Dante era un esperto conoscitore dell’astronomia, capace di una sintesi risolta di fede e scienza, e la sua visione lucida rende poetici e allo stesso tempo coerenti tutti i passi della Divina Commedia attinenti alla cosmologia, pur nella visione tolemaica del tempo in cui è stata scritta».

Quale messaggio vuoi trasmettere ai visitatori?
«La relazione tra spettatore e opere è un momento intimo, ciò che si trova all’interno dello spazio espositivo diventa esperienza personale di ogni visitatore. Se posso esprimere un desiderio mi piacerebbe che una volta finito il percorso si uscisse fuori semplicemente con lo sguardo all’insù».

Quali sono i tuoi prossimi progetti futuri?

«La scaramanzia fa da padrone a questo genere di domande. Verrà ciò che ha da venire!».