Tag Archivio per: Catania

Zombie Island

Il VENERDì AL ROOTS: ‘IL FUTURO È OBSOLETO’ I CORTOMETRAGGI DI CANECAPOVOLTO

Da venerdì 28, alle ore 20,30 nello spazio artistico Roots, in via Borrello, 73 a Catania inizierà il primo appuntamento di un ciclo di eventi che vedranno come protagonista, l’Arte e la  Cultura.

Si inizia con Il Futuro è Obsoleto,  col quale il collettivo catanese Canecapovolto, insieme alla struttura didattica Scuola FuoriNorma, festeggia 30 anni di attività con circa tre incontri al Roots durante l’anno in cui proietteranno dei cortometraggi. Sabato, 29 ottobre, sarà la volta del teatro, sempre alle ore 20,30  il Teatro Argentum Potabile promuove lo spettacolo in lingua inglese ‘Mister Cable on Zombie Island’, prodotto dalla Cable’s Comedy Theatre.

Venerdì 28 gli spettatori vedranno 12 cortometraggi che hanno come punto focale: tecnologie e creatività, poesia e politica, autore e “spettatori”, tutto trattato in maniera leggera. Il gruppo canecapovolto festeggia 30 anni di attività, infatti, è stato fondato a Catania nel 1992 sul modello della confraternita filosofica, nel 2016 Canecapovolto fonda Scuola FuoriNorma per rendere più sistematico un progetto di nuova didattica su suono ed immagine in movimento, microeditoria e sui linguaggi del contemporaneo. 

La loro filosofia è quella di privilegiare la matrice scientifica della comunicazione e soprattutto la sua risposta nello spettatore, le tematiche affrontate da Canecapovolto fanno costante riferimento all’universo sociale, con una considerazione particolare per la società dello spettacolo e l’Uomo-Massa, che rinsalda un legame con alcune pratiche di matrice situazionista. Video sperimentali, documentari, collages su carta, installazioni, radiodrammi, soundscape compositions e composizioni sonore realizzate attraverso il circuit bending…È tra le zone d’ombra tra ascolto e visione che Canecapovolto ha sviluppato la sua identità ed il suo messaggio. Il loro lavoro si basa su una consapevolezza e certezza: “Non possiamo ignorare la funzione repressiva dell’ Arte in una Società che ha un disperato bisogno di astrazione e creatività  per sopravvivere”. 

Zombie Island

Sabato 29 ottobre, invece, per festeggiare Halloween anche a teatro ci sarà lo spettacolo in lingua inglese ‘Mister Cable on Zombie Island’ , produzione Cable’s Comedy Theatre, di e con di e con Steve Cable, e con Giulia Giurato e Maria Riela , scene e pupazzi di Tiziana Rapisarda.

Questa nuova produzione teatrale in Lingua Inglese sviluppa l’approccio già sperimentato con grande successo in ‘Mister Cable’s scary holiday’ ovvero un ‘horror comedy’ dall’alto tasso comico che serve didatticamente non solo come verifica della Lingua Inglese grazie alla recitazione dal vivo di un attore madrelingua professionista, ma mira a stimolare un pensiero critico nei spettatori attraverso intelligenti ed ironiche provocazioni. 

Antonella Caldarella e Steve Cable , fondatori Del Teatro ArgentumPotabile, cercano con i loro appuntamenti, anche fuori abbonamento, di avvicinare sempre più il cittadino al meraviglioso mondo del teatro, arte, danza, musica, dando la possibilità attraverso un’ampia scelta di guardare, apprezzare vari tipi di performances. ‘Secondo noi, le varie forme d’arte nutrono l’anima di ogni essere umano, facendo vivere la vita in pieno. Molti spettacoli, di nostra produzione o anche di compagnie che vengono da altre regioni d’Italia, vogliono portare ora un sorriso, ora una riflessione o messaggio. Vi aspettiamo a Teatro!’

Vernissage “Dialoghi in Galleria”

Dopo la mostra in due capitoli intitolata Dialoghi Siciliani, nata da un’idea dell’Avvocato Salvo Daniele Torrisi e fortemente voluta dall’Amministrazione Comunale, tenutasi lo scorso anno nei due luoghi caratteristici e istituzionali della Città di Taormina, Palazzo Duchi di Santo Stefano e l’Ex Chiesa del Carmine. 

Catania Art Gallery sceglie, per la programmazione della sua nuova stagione espositiva, di proseguire seguendo le positive tracce di quell’esperienza riproponendo nei suoi spazi di Catania un nuovo dialogo-confronto tra due protagonisti della scena contemporanea.

diloghi in galleria

Gli artisti coinvolti nel primo appuntamento intitolato  Dialoghi  in  galleria sono Marco Grimaldi (Udine, 1967) e Gianluca Patti (Monza, 1977) che interpretano il ritmo di un’astrazione cromatica intensa e potente secondo due visioni diverse, pur accostabili e vicine.

Protagonista del loro lavoro sono, indubbiamente, il colore e la luce, elementi che vivono il proprio ritmo in una traduzione astratta mai banale, ovvia o ripetitiva.

Colore e luce rinunciano ad un’immagine acclarata e certa per diventare forma nel suo farsi in una ripetizione che è sequenza vitale e non mera ripetizione identica di un modello precostituito. Si fondono come materia in atto nel tempo e nello spazio. Le visioni che producono muovono la materia pittorica dando prova di una “levità atmosferica, trascendente” nell’opera di Grimaldi e “una solida metamorfosi cangiante” in quella di Patti.

Grimaldi asseconda un lavoro fatto di concentrazione e meditazione sul variare del colore, sulla possibilità che questo ha di “modulare infinitamente se stesso” in un “repertorio di forme che, ribadite, sentono lo scarto dell’intuizione iniziale e provano a fissarlo come frequenze”. I suoi segno- forma appaiono “come se emergessero dal buio o fossero colti prima di un loro definitivo sprofondarvici.”

Patti agisce sedimentando e miscelando materiali peculiari dove il “colore, il cui controllo sfugge la fermezza e la stabilità nonostante la fisica solidità del suo impasto, vibra in frequenze che uniscono stati cromatici differenti”. La meditazione dell’artista osserva un “gesto pittorico  che  anima  e  vitalizia, quindi, il colore e resta pronto ad accogliere quelle sue impreviste modulazioni che, assunte nel tempo, tra riflessione e casualità, rende imprevedibile la superficie di ciascuna opera”.

Durata: 8 ottobre – 7 novembre 2022

Conclusa con grande successo la quarta edizione di Etnabook

Volge al termine Etnabook 2022, cinque giornate fitte di incontri e confronti che hanno avuto come obiettivo primario quello di diffondere la cultura e far avvicinare tanti appassionati e curiosi ai libri e alla lettura.

Il presidente Cirino Cristaldi in chiusura ha affermato: “sono molto soddisfatto per la buona riuscita dell’evento che anno dopo anno cresce sempre più. Il nostro è un continuo Diventare, e, proprio per questo, sin da domani ci metteremo a lavoro per organizzare la quinta edizione di Etnabook, che sarà quella della maturità”.

premio cecchi paone

Il Festival negli anni ha formato una vera è propria rete che unisce il cuore di Catania ai Comuni limitrofi, cercando di abbracciare tutto il territorio etneo e proponendo diversi appuntamenti nell’hinterland.  

Oltre agli incontri al Palazzo della Cultura di Catania, roccaforte del festival, ci sono stati quelli all’Expo Pedara, coordinati egregiamente da Simona Zagarella e Mario Cunsolo del Circolo Letterario Pennagramma. E poi ancora la sezione EtnaKids con appuntamenti al Campus Athena e presso il Mondadori Bookstore D’Annunzio. Infine le presentazioni di Algra Editore che hanno tenuto compagnia, ogni pomeriggio, al pubblico della Rinascente.

Appuntamenti a cui il pubblico ha sempre risposto con entusiasmo, così come i due incontri svoltisi alla Mondadori del Centro Commerciale Katanè, che hanno aperto la prima giornata del festival con due celebri scrittrici, Francesca Maccani e Viola Di Grado, entrambe premiate con la menzione speciale di Letto, Riletto, Recensito consegnata dal fondatore del premio, nonché nostro presidente scientifico del festival, Salvatore Massimo Fazio. Lo stesso riconoscimento è stato assegnato durante le giornate del festival, ad autori quali Massimo Arcidiacono, Orazio Licandro e Francesca Calì.

etnabook premio

Interessanti ed emozionanti sono stanti anche gli incontri della rassegna EtnaStar, ideata e organizzata da Debora Scalzo. Tra questi, spicca l’incontro Per non dimenticare con Giovanni La Perna, Antonio Vullo e Rosalba Cassarà (questi ultimi in collegamento telefonico). A distanza di 30 anni dai tremendi attentati mafiosi ai giudici Falcone e Borsellino, abbiamo voluto ricordare il loro lavoro e il grande impegno civile di questi uomini attraverso il racconto e le testimonianze di chi quelle tragedie le ha vissute in prima persona. A La Perna e Vullo sono stati consegnati delle menzioni speciali di EtnaStar.

etnabook cecchi paone

Tra gli incontri più interessanti, quello con Alessandro Cecchi Paone, che nelle vesti di consulente artistico di questa quarta edizione è stato un valore aggiunto, capace di scaturire una crescita culturale e strutturale di tutta la manifestazione. Cecchi Paone, insignito per l’occasione con il Premio EtnaStar – Cascia Lab per l’eccellenza italiana,  ha parlato di informazione, futuro, di giovani e tecnologia, coinvolgendo il pubblico presente come solo lui, da grande divulgatore scientifico, sa fare.

Non sono mancati in questa edizione i Premi Etnabook attribuiti a personalità che si sono distinte in campo culturale e letterario, consegnati al giornalista e autore Francesco Musolino e agli scrittori Adriano Di Gregorio e Barbara Bellomo.

Etnabook premio

Il tema di quest’anno è stato Diventare e a conclusione possiamo affermare che Etnabook diventa anno dopo anno un festival di riferimento per la cultura italiana, questo accade grazie all’impegno della giovane direzione organizzativa e di tutte le maestranze fatte di professionisti, tecnici e volontari che lavorano incessantemente per realizzare un Festival di qualità e alla portata di tutti. 

Ringraziamo tutti i partner e gli sponsor che hanno collaborato con il Festival e anche i sindaci e gli assessori dei Comuni di Catania, Gravina di Catania e Pedara per averci supportato.

 

Ci vediamo presto a Etnabook 2023!

Il Barocco siciliano: Patrimonio Unesco per la sua unicità

Articolo e foto di Rosamaria Castrovinci

Il Barocco è stato un movimento estetico, ideologico e culturale sorto dall’affermazione delle idee legate alla Controriforma cattolica. Nell’arte questo movimento è stato caratterizzato da una forte esuberanza teatrale rappresentata attraverso i più disparati elementi espressivi e stilistici quali i giochi di luce, l’amplificazione, la torsione, l’ampio utilizzo di decorazioni floreali, ecc.

Il movimento culturale, così come lo stile artistico, si è sviluppato in Italia e in Europa, arricchendosi man mano di nuovi elementi. Dunque perché si parla poi di Barocco “siciliano”? Cosa lo caratterizza e lo rende diverso da quello del resto d’Europa?

Lo studio delle caratteristiche del Barocco Siciliano si deve a Anthony Blunt che nel suo testo “Barocco siciliano”, del 1968, ne identificò tre fasi di sviluppo:

  • la prima avvenne intorno al 1600, periodo in cui lo stile Barocco fu introdotto in Sicilia con la costruzione (iniziata nel 1609 e conclusa nel 1620) del complesso dei Quattro Canti a Palermo ad opera degli architetti Giulio Lasso e Mariano Smiriglio. La piazza all’interno dei Quattro Canti, all’incrocio delle due strade principali di Palermo (via Maqueda e corso Vittorio Emanuele), è nota anche con il nome di Piazza (o Teatro) del Sole perché l’ esposizione architettonica dei palazzi fa sì che almeno una facciata sia sempre illuminata dal sole, e questo avviene durante tutto l’anno. Anche questa caratteristica si può ricondurre allo stile Barocco, nel quale rivestiva grande importanza il gioco di luci. Anche a Messina furono realizzate delle importanti costruzioni in stile Barocco che però sono andate distrutte dal terremoto del 1908;

 

  • la seconda fase, secondo Blunt, si avrebbe a partire dal 1693, anno in cui il terremoto del Val di Noto distrusse più di 45 centri abitati nella Sicilia Orientale. Tra questi Noto fu completamente rasa al suolo, mentre Siracusa e Catania furono danneggiate in modo molto grave. La ricostruzione delle città, avvenuta in questo periodo, diede ampio spazio all’architettura barocca, che in questa seconda fase si caratterizza per una grande esuberanza decorativa. A questo periodo risalgono la realizzazione della chiesa di San Giorgio a Ragusa, ricostruita sulle rovine della chiesa di San Nicola, ad opera di Rosario Gagliardi e la basilica di Santa Maria Maggiore a Ispica, sempre ad opera del Gagliardi ma caratterizzata da uno splendido loggiato che venne costruito successivamente e fu progettato da Vincenzo Sinatra;

 

  • arriviamo infine alla terza fase, il cui inizio viene collocato intorno al 1730, periodo in cui finì la corsa alla ricostruzione e con più calma lo stile Barocco iniziò ad intonarsi alla personalità siciliana, compiendo così un’evoluzione unica. Esempi architettonici collocabili in questo periodo sono la Cattedrale di Catania, riedificata a partire dal 1711 su progetto di Girolamo Palazzotto, e la chiesa di San Domenico a Noto.

Il Val di Noto (nome che deriva da “vallo”, area estesa) e le sue città tardo barocche nel 2002 sono state inserite dall’UNESCO nella lista del Patrimonio dell’Umanità. Le otto città che fanno parte del sito sono: Caltagirone, Militello Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli, tutte situate nel Sud Est della Sicilia.

Il sito è diventato Patrimonio Unesco poiché rappresenta una delle massime espressioni al mondo del Tardo Barocco europeo. I sontuosi palazzi, ricostruiti a partire dal 1693, sono caratterizzati da preziosi interni e da straordinarie facciate intarsiate, le trame urbane di tutte le città del Val di Noto sono tessute secondo un unico stile, rendendo questa zona unica ma allo stesso tempo diversificata da una città all’altra per l’utilizzo dei diversi materiali (quelli caratteristici di ciascuna zona) usati per la costruzione: ad esempio a Catania il Barocco è grigio-scuro per l’uso della pietra lavica, mentre a Noto assume il luminoso color miele della pietra locale.

piazza scammacca catania

PIAZZA SCAMMACCA APRE LE PORTE ALLA CITTÀ

Un sogno lungo tre anni, una pandemia in mezzo e tutte le difficoltà che ogni grande progetto porta con sé: a nove mesi dall’inizio dei lavori nell’ex Chiesa della Madonna del Rosario, Piazza Scammacca, primo mercato urbano della città, apre le porte il prossimo 23 luglio.

Una data che è un traguardo condiviso con gioia e festa dall’intero quartiere di Piazza Scammacca, cuore della città di Catania e dai tanti partner che hanno lavorato a più mani per rendere quel sogno una realtà. I cinque giovani fondatori Lucia Caruso, Nicola, Stefano e Gabriele Vitale e Marco La Piana taglieranno il nastro inaugurale sabato 23 luglio alle 20,30, aprendo le porte del primo mercato urbano cittadino. “Piazza Scammacca è per noi mercato, persone e cultura- spiegano i fondatori-; fin dal primo momento abbiamo pensato a questo progetto non solo come un’attività economica, ma come un vero e proprio progetto di dialogo con la città, di incontro per le persone e di espressione culturale”.

Il progetto Piazza Scammacca è il frutto di un’ampia collaborazione con alcuni partner di lavoro: Gaetano Fiamingo, Paola Polimeni e Andrea Polimeni di Gap Food, la cooperativa Team; numerosi anche i partner tecnici: Electrolux, La Cook Agency Gourmet Identity, Matteo Raciti artist, Proposta Vini e Sullaluna Video Marketing.

 

Chi volesse scoprire prima del 23 luglio il format, può partecipare alle cene private che saranno allestite dal 14 al 21 luglio, acquistando i ticket sul sito www.piazzascammacca.com.

piazza scammacca catania

L’EVENTO

L’inaugurazione prevede momenti destinati a pubblici diversi. L’incontro con la stampa di settore avverrà a pranzo, mentre nel pomeriggio si terrà un momento di confronto su imprenditoria giovanile e territorio insieme a Invitalia; due delle attività di Piazza Scammacca, infatti, nascono anche grazie al supporto della misura agevolativa “Resto al Sud”, che ha rappresentato per i cinque giovani un’importante risorsa.

A seguire passeggiata per conoscere meglio il quartiere e, dopo un piccolo brindisi riservato agli stakeholder del settore dell’accoglienza e ospitalità ci sarà il momento aperto a tutta la città dalle 20,30 con l’accensione del Vulcano, musica e videomapping.

 

MERCATO, PERSONE, CULTURA: IL PROGETTO

Il concetto di “piazza” è al centro dell’idea progettuale di Piazza Scammacca. La piazza è dal punto di vista storico il luogo di incontro e scambio per eccellenza, oltre che, dal punto di vista urbanistico, uno spazio libero, dove spesso coesistono elementi molto diversi per funzioni e significato. “La trasformazione in mercati è una delle evoluzioni più comuni che manifesta la partecipazione e il ruolo delle persone nelle dinamiche sociali ed economiche della città- raccontano i cinque-; fin dal primo momento piazza Scammacca è stato per noi un luogo di evoluzione e cambiamento della città, che parte dalla proposta gastronomica, ma si sviluppa in tanti temi collaterali: da quello culturale alle iniziative sociali, dal confronto imprenditoriale alla promozione delle eccellenze italiane”.

piazza scammacca catania

I SEI FORMAT ENOGASTRONOMICI

L’enogastronomia italiana attraverso le sue portate principali: i sei format che ospiterà Piazza Scammacca sono dei veri e propri centri di produzione dedicati ai pezzi forti del Made in Italy. Attraverso la pasta, la carne, il pane, il pesce, i dolci e il beverage (drink e vino), Piazza Scammacca racconterà l’Italia della buona tavola. Decisamente innovativo il progetto, che riprende la convivialità dei mercati urbani, innovandola con la possibilità di ordinare allo stesso tavolo da attività diverse e poter condividere il pasto negli stessi tempi. “Un’idea che all’inizio sembrava un po’ folle e su cui abbiamo lavorato tanto- racconta il team di Piazza Scammacca- ma che per noi rappresenta un tratto distintivo della nostra offerta per garantire a gruppi di amici e famiglie il massimo della scelta. Vogliamo che Piazza Scammacca sia quel luogo dove ognuno può gustare il suo momento di felicità preferito”. Questi i sei format:

 

  • Panem- Il viaggio nel panino Italiano. Venti panini, uno per ogni regione Italiana più il km zero. Insalate, crostini e piatti unici. 

 

  • Zio Enki- La carne italiana che strizza l’occhio al gusto internazionale

Il format BBQ con tagli internazionali, lunghe cotture e processi di frollatura: un prodotto di natura internazionale, utilizzando materia prima italiana. 

  • Ella- La pasta della tradizione e la pasticceria moderna

Tradizioni e ricette regionali dei primi piatti da tutta Italia con pasta fresca e abbinamenti inediti.

  • Illum- La pasticceria moderna

Una proposta di pasticceria moderna, con deliziosi dolci al cucchiaio e frolle leggerissime, il tutto guarnito con frutta mediterranea e ingredienti del nostro territorio.

  • Mareide – Il pesce, crudo, fritto e affumicato

Mareide esalta il pesce nelle versioni crudo, fritto e affumicato con abbinamenti di  frutta tropicale prodotta in Sicilia attraverso la maestria e la creatività dello chef Joseph Micieli.

  • Clara Bow- Drink per appassionati

Una proposta giovane e dinamica, con cocktail essenziali e freschi ma anche raffinati ed eleganti, oltre a rivisitazioni di cocktails classici, con l’utilizzo di frutta fresca e disidratata. 

 

A servizio di tutti i format ci sarà inoltre una cantina, ricavata da quello che un tempo fu l’accesso privato dei frati domenicani per entrare in chiesa. Il mercato avrà anche uno spazio dedicato alla cultura, che sarà inaugurato il 23 con una piccola esposizione d’arte.

 

piazza scammacca catania

 

Piazza Scammacca è il primo mercato urbano di Catania nato dalla visione di cinque giovani che hanno deciso di scommettere sulla propria città. Lucia Caruso, Nicola, Stefano e Gabriele Vitale e Marco La Piana, i cinque giovani fondatori del progetto.

Piazza Scammacca accoglierà sei attività ristorative: Panem, giro d’Italia in 20 panini, Mareide, il pesce, crudo, fritto e affumicato, Zio Enky- La carne italiana che strizza l’occhio al gusto internazionale, Ella, la pasta della tradizione, Illum, la pasticceria moderna, Clara Bow, cocktail. Il progetto si configura con una spiccata volontà di affiancare alle attività economiche quelle di tipo sociale e culturale, con l’allestimento di appositi spazi dedicati all’interno e l’organizzazione e partecipazione a eventi.

pozzo-di-gammazita-scalinata

Il pozzo di Gammazita: leggenda e realtà si fondono nelle acque della città

di Samuel Tasca

All’interno del centro storico di Catania, lungo la via San Calogero situata nei pressi del Castello Ursino, si trova l’antico pozzo di Gammazita, luogo mistico e peculiare che appartiene al patrimonio culturale della città, attorno al quale si intrecciano diverse leggende popolari.

La più nota, che risale ai tempi della dominazione angioina, è quella della giovane Gammazita, una fanciulla catanese che nel giorno del suo matrimonio, recatasi al pozzo per attingere alla fonte, fu preda di un soldato francese, il quale si era invaghito di lei. Proprio come Sant’Agata, patrona della città, che scelse il martirio per non cedere alla brama del proconsole romano Quinziano, anche la giovane sventurata preferì lanciarsi nel pozzo pur di non finire preda di quella violenza.

In realtà Gammazita era il nome della fonte d’acqua che nel XII secolo alimentava l’antico quartiere giudeo fornendo l’acqua ai suoi abitanti. Questa, come buona parte della città, fu devastata dall’eruzione del 1669 che ricoprì interamente il pozzo di pietra lavica. Fu proprio per il ruolo fondamentale che aveva svolto nella vita dei catanesi, che questi decisero di riportarlo alla luce, ricostruendo all’interno la pittoresca scala che scende in profondità per circa dodici metri. È qui che, come spesso accade, realtà e leggenda si fondono insieme: le tracce rossastre di magnesio e ferro ritrovate sulle pareti del pozzo furono, infatti, associate alle macchie rosse del sangue della povera Gammazita.

Come successe per l’antico Teatro Romano, anche questo luogo non fu pienamente preservato da uno sconsiderato proliferare urbanistico. L’antico pozzo, infatti, risiede oggi all’interno di un cortile attorniato da abitazioni private costruite nell’‘800. Negli ultimi anni, però, grazie all’azione dell’Associazione Gammazita, che porta avanti numerose iniziative nel quartiere, il pozzo di Gammazita è tornato visitabile durante le visite guidate organizzate dai volontari dell’Associazione. Grazie al loro impegno, infatti, molti catanesi e visitatori hanno avuto la possibilità di riscoprire questo tesoro nascosto all’interno della loro città, rivivendo il sacrificio della bella Gammazita, che scelse la morte per non tradire il suo vero amore.

Piazza Universita  min

Samsung Innovation Camp: il progetto Muddika, di sei studentesse catanesi, selezionato per la finale nazionale.

di Samuel Tasca

 

Giunge al termine la quinta edizione del Samsung Innovation Camp, progetto che mira alla formazione di giovani studenti universitari nell’ambito delle competenze digitali con l’approfondimento di skills legate al Marketing e al Management.

A trionfare, tra gli oltre 374 studenti che hanno partecipato per l’Università di Catania, è un team tutto al femminile composto da Martina Bianchi (Global Politics and Euro-Mediterranean Relations, Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali), Alice Borrata (Ingegneria informatica, Dipartimento di Ingegneria elettrica elettronica ed informatica), Agata Calì e Maria Claretta Ferlito (Scienze del testo per le professioni digitali, Dipartimento di Scienze Umanistiche), Vittoria La Russa (Beni culturali, Dipartimento di Scienze Umanistiche) e Angela Schillirò (Medicina e Chirurgia, Dipartimento di Chirurgia Generale e Specialità Medico-Chirurgiche).

Agata Calì

Chiacchierando con le vincitrici cerchiamo di sapere cosa le ha spinte a partecipare alle selezioni per il Samsung Innovation Camp, nonostante i numerosi impegni?

«Tutte noi miriamo ad acquisire competenze trasversali che si discostano dai percorsi formativi tradizionali che abbiamo intrapreso. Cercavamo un’occasione per poterle applicare in un progetto concreto e metterci così alla prova fuori dalla nostra comfort zone. Conoscendoci, abbiamo poi scoperto di avere in comune un animo “irrequieto”: siamo impazienti di intraprendere nuove esperienze che possano saziare la nostra curiosità. Infine, è importante sottolineare che il corso vuole trasmettere skills digitali che possano rendere i nostri profili professionali maggiormente competitivi nell’attuale mercato del lavoro».

Quella del Samsung Innovation Camp, di fatto, rappresenta un’opportunità unica di formazione trasversale e un vero e proprio trampolino di lancio per il mondo del lavoro e dell’imprenditoria. Ma rappresenta anche un’importante occasione per mettersi alla prova da un punto di vista umano e relazionale, poiché bisogna da subito dimostrare di saper lavorare in team, nonostante non si conoscano preventivamente gli altri membri.

Vittoria La Russa

 

Vi siete trovate a dover collaborare da perfette sconosciute, come descrivereste questa esperienza?

«Si è trattato di qualcosa di totalmente inaspettato. I nostri timori iniziali riguardo all’incognita di dover collaborare con persone nuove per realizzare un progetto di valore in poco tempo sono stati totalmente annientati. Abbiamo creato una relazione basata sul confronto e mai sul controllo, fidandoci l’una dell’altra».

 

“Ognuna di noi ha apportato un valore aggiunto e ha dato un tocco personale al lavoro svolto, dando vita ad un risultato originale e completo” afferma Angela. “Sì, abbiamo lavorato bene insieme, ed il fatto di avere all’interno di un gruppo più competenze molto diverse tra loro è stato un vero vantaggio” aggiunge Claretta.

Qual è stata la difficoltà maggiore?

«Di certo, le difficoltà maggiori sono state legate al tempo e alla socialità. Per quanto riguarda il primo, non è stato semplice coniugare i propri impegni personali e professionali con quelli degli altri membri del gruppo e riuscire comunque a realizzare un progetto innovativo da zero in poche settimane. Per quanto riguarda l’aspetto relazionale, invece, l’attuale situazione di emergenza sanitaria e il distanziamento sociale non hanno facilitato gli incontri di persona e ci ha precluso la possibilità di conoscerci a fondo. Tuttavia, la nostra partecipazione a questo progetto ha rappresentato anche un’alternativa alle occasioni di socialità perse negli ultimi tempi».

Alice Borrata

 

Concentrate e determinate, nonostante le difficoltà queste ragazze sono riuscite a sviluppare un’idea vincente in linea con le richieste di questa edizione. Il tema principale indicato da Samsung è stato la valorizzazione del patrimonio naturalistico, artistico e culturale attraverso l’innovazione digitale. Un tema attuale e di fondamentale importanza per rilanciare uno dei settori maggiormente colpito dalla pandemia. Partendo da questo macro tema, il Comune di Catania, partner dell’iniziativa, ha commissionato un project work ai team composti dai 26 studenti selezionati per la fase finale territoriale. Finalità di questo progetto: promuovere attraverso il digitale le attrazioni culturali della città di Catania rendendole interessanti anche per i bambini.

Con questo fine ben specifico nasce Muddika, un’app che permetterà ai bambini di fruire del patrimonio turistico della città di Catania attraverso giochi e realtà virtuale. I piccoli utenti, infatti, saranno guidati e accompagnati da un simpatico elefantino di nome Lele, mascotte del progetto, e incontreranno nel loro percorso diversi altri personaggi tra i quali persino il celebre compositore, orgoglio della città, Vincenzo Bellini.

Angela Schillirò

Quali sono i punti di forza della vostra idea che, secondo voi, vi hanno permesso di accedere alla finale?

«Senza dubbio, il fatto di aver messo al centro dell’attenzione il territorio di Catania e di aver svolto un accurato studio di un target complesso come quello dei bambini. Inoltre, crediamo che un ulteriore punto di forza dell’idea sia legato proprio al team stesso».

“Credo di parlare a nome di tutte quando dico che una delle chiavi di riuscita è stata la nostra scelta di adottare una sorta di “leadership circolare”: non abbiamo stabilito nessuna gerarchia precisa, tutte siamo state coinvolte equamente lavorando in maniera consapevole degli ambiti di competenza di ciascuna di noi” spiega Martina.

Martina Bianchi

 

Come vi sentite adesso che siete state selezionate per rappresentare l’Università di Catania nella finale nazionale?

«Siamo decisamente orgogliose e felici di questo primo traguardo».

“In tempi in cui si parla tanto di vaccini, questa è stata una vera dose di autostima” afferma Agata.

“Senza dubbio la conferma delle proprie capacità fa sempre piacere, soprattutto dopo un’esperienza di questo livello” aggiunge poi Alice.

Studentessa-Maria-Claretta-

La finale nazionale si terrà a Milano e a sfidarsi per la vittoria, oltre all’Università di Catania, ci saranno i progetti vincitori selezionati dalle Università degli Studi di Perugia, del Piemonte Orientale, di Trento e di Verona. Una sfida impegnativa per la quale le nostre brillanti studentesse hanno già iniziato a prepararsi.

Non ci resta, quindi, che augurargli un grosso in bocca al lupo, sperando di poter veder presto realizzata un’idea innovativa come Muddika, che potrebbe senz’altro rappresentare un ottimo esempio da replicare anche in altre città e regioni.

Palazzo Biscari Salone orchestra

Palazzo Biscari. Magnificenza e sostenibilità

di Patrizia Rubino

 

Tra i palazzi storici privati siciliani di maggior pregio e rilievo artistico e culturale c’è sicuramente Palazzo Biscari di Catania. Assieme al Monastero dei Benedettini San Nicolò l’Arena, è l’edificio più importante e rappresentativo dell’architettura barocca della città. Un palazzo sontuoso, situato nel cuore del centro storico, nei pressi del porto, la cui costruzione cominciò qualche anno dopo il terribile terremoto del 1693, sulle mura cinquecentesche della città per volere di Ignazio Paternò Castello III principe di Biscari.

 

Alla sua morte l’opera fu proseguita rispettivamente dal figlio Vincenzo e poi dal nipote Ignazio che oltre ad ampliarne la superfice vi realizzò un importante museo archeologico, numismatico e naturalistico di grande interesse per gli studiosi dell’epoca.

 

Gran parte delle pregevoli collezioni raccolte nel museo del principe di Biscari sono state successivamente donate al comune di Catania e trasferite al Museo Civico di Castello Ursino.

 

Molto particolare la sua facciata posteriore, quella rivolta verso il mare, costituita da sette enormi vetrate incorniciate da una profusione di sculture e decori, raffiguranti i temi allegorici di abbondanza, prosperità, fertilità e saggezza. All’interno del palazzo che conta oltre 600 tra stanze, sale e saloni vi è una vera e propria esplosione dello sfarzo barocco e rococò; affreschi, decori, intarsi in legno e marmorei, dipinti, arredi e oggetti di grande pregio, simbolo del fasto e della ricchezza dei proprietari del tempo, che hanno superato la prova di oltre tre secoli.

 

L’ambiente più suggestivo di tutto il palazzo è senza dubbio l’immenso salone delle feste, detto “dell’ Orchestra”, magnifico esempio di rococò siciliano con influenze di gusto napoletano. La grande sala ha una forma di chitarra e pare sia stata realizzata in occasione del matrimonio del principe Ignazio V con una donna napoletana, da qui la presenza di numerosi dipinti raffiguranti Napoli. A dir poco stupefacenti gli affreschi che celebrano la gloria di casa Biscari e la complessa decorazione fatta di specchi tutt’intorno alle pareti del salone. A proposito del salone c’è un aneddoto, o meglio una curiosità che racconta Ruggero Moncada, uno dei proprietari del palazzo. Sembrerebbe che durante la Seconda Guerra Mondiale i soldati inglesi, lo avessero utilizzato come campo da tennis, danneggiando anche un prezioso dipinto.

Ma tra i tanti elementi straordinari del palazzo, merita una nota particolare la meravigliosa “Scala a fiocco di nuvola” con decorazione a stucco, realizzata intorno al 1750, dalla quale si accede al cupolino centrale del salone utilizzato per l’alloggiamento dell’ orchestra. Un vero capolavoro architettonico.

 

Oltre a rappresentare una meta turistica imprescindibile, Palazzo Biscari conta moltissimi visitatori eccellenti, come ad esempio lo scrittore Goethe che nel corso del suo viaggio in Italia, nel 1787 fu ricevuto dal principe di Biscari che gli mostrò le preziose collezioni archeologiche del museo, e la regina madre d’Inghilterra. Per la sua straordinarietà è spesso scelto come set d’importanti produzioni cinematografiche, ma anche di meeting, feste e ricevimenti di matrimonio, serate di gala e sfilate di moda. Nelle sue magnifiche sale si sono svolti importanti eventi culturali, concerti e mostre d’arte di rilievo internazionale.

 

Attualmente (febbraio 2022) Palazzo Biscari – di concerto con la Soprintendenza ai Beni Culturali di Catania – è interessato da una delicata attività di restauro dell’antico intonaco e delle pietre bianche della facciata. Un impegno imprescindibile per consentire al sito di continuare a risplendere. La cura e la lungimiranza dei proprietari discendenti della famiglia Biscari che continuano a vivere nel palazzo, fa sì che il sito si mostri ancora oggi ben conservato e al contempo proiettato verso un futuro sostenibile grazie ad una serie di attività di rete con realtà molto attive e propositive che lo aprono ad una fruizione sempre più ampia e condivisa nel territorio.

IMG

Teatro Massimo Bellini di Catania: oltre 130 anni di bellezza

Articolo e foto di Samuel Tasca

 

31 maggio 1890. Un’atmosfera densa di trepidazione e stupore accompagnava quei primi spettatori che si apprestavano a varcare le soglie del “Bellini”. Proprio così, quel giorno, il Teatro Massimo “Vincenzo Bellini” di Catania spalancava per la prima volta le sue porte al pubblico e lo faceva portando in scena il capolavoro del compositore catanese del quale porta il nome: la Norma.

 

Oltre 130 anni sono passati da quel primo debutto, eppure, ancora oggi, varcare le soglie di questo tempio della musica, progettato dall’architetto Carlo Sada, rappresenta ancora un’ esperienza dalla bellezza disarmante: la musica investe lo spettatore con tutta la sua potenza evocativa riuscendo a toccare le più profonde corde dell’anima.

 

«Per la sua gloriosa tradizione e per lo straordinario valore monumentale, il teatro è per la città sommo bene culturale con un cuore pulsante di musica e di arte: un primato etico, estetico e culturale universalmente riconosciuto al nostro ente lirico». Lo descrive così Giovanni Cultrera di Montesano, Sovrintendente del Teatro Massimo “V. Bellini”, che ci aiuta a cogliere la vera essenza di questo luogo, e il suo significato per la città di Catania e non solo.

 

«Il Teatro si porge come il biglietto da visita della città. Grandi artisti hanno trovato qui il trampolino di lancio della propria carriera: basti citare il grande Luciano Pavarotti o direttori d’orchestra del calibro di Riccardo Muti e Lorin Maazel, stelle planetarie tornate poi più volte a risplendere ciclicamente sul palcoscenico catanese. Catania è giustamente orgogliosa della sua sala incantevole, a giudizio unanime ritenuta tra le più belle al mondo e a tutt’oggi acusticamente ineguagliata e tanto meno superata, come ha ricordato di recente proprio il Maestro Muti, ospite quest’estate delle celebrazioni belliniane, organizzate dal teatro sotto l’egida della Regione Siciliana».

 

Un luogo, dunque, che assume un immenso valore non solo artistico, ma anche sociale. «Siamo sempre in prima linea, proprio per il ruolo che ricopriamo come massimo propulsore pubblico dell’attività artistica e culturale – ricorda il Sovrintendente -. Un impegno di cui sentiamo forte la responsabilità, garantendo costantemente una produzione di alto livello, che non si è fermata neanche durante il lockdown, grazie anche alle risorse dello streaming e della televisione. Vorrei ricordare in particolare la Norma in diretta su Rai5 che ha visto il Teatro Bellini autentico protagonista»

 

Un impegno importante quello del Teatro ‘Bellini’ che, come afferma Cultrera, «punta a lavorare in sinergia, uniti alle altre importanti realtà artistiche del territorio, associazioni musicali, di prosa o letteratura».

 

Uno sforzo che, di fatto, trova pieno riconoscimento nelle parole del Sindaco di Catania, Salvo Pogliese: «Un inno alla gioia nel segno di Vincenzo Bellini ha aperto il 2022, con il tradizionale concerto di Capodanno. Sull’onda musicale di questo entusiasmo, un vero e concreto inno alla gioia può accompagnare il percorso di affermazione e riaffermazione del nostro teatro, scrigno di incommensurabile bellezza e funzionalità, e delle nostre superbe professionalità e maestranze, nel panorama nazionale e internazionale dopo le tante difficoltà legate al lungo e pesante periodo di pandemia.

Una rinascita possibile, alla quale le istituzioni stanno lavorando consapevoli di trovare ineguagliabile e fattivo slancio nell’eccezionale levatura del Sovrintendente Giovanni Cultrera di Montesano, nella competenza del commissario straordinario Daniela Lo Cascio e nella preparazione e destrezza di tutti gli artisti, a cominciare dai maestri Fabrizio Maria Carminati  e Luigi Petrozziello. Nuove “melodie” stanno per essere composte e sono sicuro risuoneranno presto ben al di là dei confini del Teatro Massimo ‘Bellini’ e di Catania».

 

Il 2022 sarà, infatti, come ci assicura in chiusura Giovanni Cultrera di Montesano, «un anno ricco di variegate iniziative, che s’intersecheranno e integreranno in un’ottica di apertura alla città».

principessa modificata

Costanza Moncada Paternò Castello: “La mia casa una dimora storica, patrimonio da salvaguardare”

di Patrizia Rubino, foto di Carlo Arancio

Discende da una delle più prestigiose famiglie aristocratiche della Sicilia ed è una delle proprietarie di Palazzo Biscari, la dimora storica più importante di Catania. Schiva e riservata, Costanza Moncada Paternò Castello è cresciuta attorniata dall’arte e dal bello e questo forse ha influito sulle sue scelte lavorative e sulla sua naturale propensione verso tutto ciò che esprime creatività ed armonia.

Da quasi trent’anni non vive più a Catania – ma vi torna spesso – per il lavoro del marito, infatti, ha lasciato molto giovane la città e la famiglia. Recentemente, ha intensificato la sua presenza in Sicilia per occuparsi della gestione e promozione della proprietà di famiglia, Palazzo Biscari, insieme al fratello e ai cugini.

 

Da quando ha lasciato Catania si è spostata parecchio.

«Subito dopo il liceo mi sono trasferita a Roma dove ho studiato Restauro pittorico, successivamente ho preso parte a dei cantieri di restauro, in varie parti d’Italia. Devo dire che è stata un’esperienza dura ma molto formativa, le condizioni di vita e di lavoro erano veramente spartane. Dopo il matrimonio siamo andati a vivere a Bruxelles e qui siamo rimasti per 7 anni, poi c’è stata Parigi per un lungo periodo, circa 9 anni. Ma non è finita qui; dopo Parigi, infatti, ci siamo spostati nuovamente questa volta a Pechino, una realtà totalmente estranea, lontana e molto difficile da gestire, soprattutto all’inizio. Abbiamo vissuto lì 5 anni, ma oggi posso affermare che è stata l’esperienza più bella della mia vita. La grande diversità di usi e costumi, che inizialmente mi aveva spaventata, oltre ad avermi arricchita moltissimo, ha risvegliato la mia vena creativa, che a dire il vero si era un po’ assopita negli ultimi anni. Il lavoro di restauratrice è parecchio ripetitivo e alla lunga non mi ha dato più grandi stimoli. Da circa sei anni siamo tornati a vivere a Parigi, ma il mio cuore e le mie energie sono concentrati su un impegno sempre più fattivo verso le proprietà di famiglia, Palazzo Biscari, in primis».

 

Ha vissuto la sua infanzia e la sua adolescenza a Palazzo Biscari, una “casa” realmente fuori dal comune. Quali sono i suoi ricordi?

«Da bambina per me quella era semplicemente la mia casa, non era il palazzo storico più importante della città. Crescendo mi rendevo conto che si trattava di un posto veramente unico, ma mio fratello ed io abbiamo ricevuto un’educazione di sani e semplici principi dove non c’era spazio per privilegi particolari e quindi abbiamo sempre tenuto un profilo basso sull’importanza della nostra casa. Certo non comprendevamo che un simile luogo presupponesse delle responsabilità, diciamo che per questo non siamo stati preparati. Con il tempo abbiamo acquisito consapevolezza sul nostro ruolo, non tanto di proprietari ma di custodi per così dire operosi del Palazzo».

 

Da qui la decisione di essere sempre più presente nella gestione di Palazzo Biscari.

«Sì, torno anche due volte al mese in Sicilia, collaboro con le aziende di famiglia di mio marito operanti nel settore del vino e della ricettività, ma soprattutto sono sempre più presa nelle attività che riguardano la gestione del Palazzo. Siamo in una fase di grandissimo fermento, sono parecchie le iniziative e le collaborazioni, di tipo artistico e culturale in fase di progettazione e realizzazione. Di recente abbiamo organizzato eventi e mostre di artisti internazionali che hanno riscosso grandissimo apprezzamento da parte di cittadini e turisti. Anche le visite guidate suscitano parecchio interesse e a tal proposito, siamo orgogliosi di poterci avvalere come guide turistiche di studenti universitari tirocinanti. La nostra strategia mira a mettere in atto tutte quelle iniziative, che da una parte possano aiutarci a sostenere i pesanti costi di gestione, affinché il Palazzo possa continuare a splendere, dall’altro che contribuiscano a rendere vivo, pulsante e sempre più fruibile un bene così prezioso, simbolo della nostra storia e patrimonio della comunità».