Articoli

Dott. ssa Rosalba Franco, i consigli utili per la salute dei nostri occhi

 

oculista rosalba franco

di Samuel Tasca

Secondo le statistiche il 78% della popolazione italiana soffre di disturbi visivi e quattro persone su dieci portano gli occhiali. Questo può darci un’idea di quanto sia importante la cura e l’attenzione verso i nostri occhi. Per questo abbiamo deciso di parlarne con la Dott.ssa Rosalba Franco, medico oculista di Caltagirone (CT).

Cosa ti ha spinta a scegliere questa professione?
«Sono cresciuta in una famiglia nella quale gli occhi erano un argomento quotidiano. Mio padre era un ottico così come mio zio e i miei fratelli. Ho preso la decisione di diventare medico oculista per poter migliorare e ampliare la nostra conoscenza sull’argomento, andando oltre a quella che è la normale vendita degli occhiali e approfondendo tutto ciò che concerne le varie patologie dell’occhio. Alla fine, per non perdere l’abitudine, ho anche sposato un ottico!».

Qual è stato il tuo percorso?
«Mi sono laureata nel 2007 e poi ho continuato con la specializzazione sempre presso l’Università di Catania. Dopo la laurea ho fatto diverse esperienze come medico volontario presso il reparto di oculistica dell’ospedale Maria Paternò Arezzo di Ragusa e poi, successivamente, presso l’ospedale Gravina di Caltagirone. Nel frattempo già mi dedicavo alla libera professione avendo aperto lo studio a Caltagirone nel 2013. Nel 2019, invece, ho iniziato a lavorare come Direttore Sanitario presso lo studio convenzionato Trinacria sas a Licata».

C’è un’ esperienza che ricordi in particolare?
«In questi anni ho avuto la possibilità di collaborare con l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti all’interno delle diverse sedi regionali. Con loro ho preso parte a diverse iniziative di volontariato nelle piazze attraverso un’unità mobile che offriva visite di prevenzione gratuite».

Dopo anni di esperienza, quali sono gli errori più comuni che possono commettere i pazienti a discapito del benessere dei loro occhi?
«Diciamo che non effettuare controlli periodici così come non indossare gli occhiali purtroppo sono dei comportamenti molto ricorrenti. Anche dormire con le lenti a contatto è un errore molto comune che rischia di provocare delle micro lesioni della cornea. E, infine, bisogna sempre tenere a mente che l’affaticamento oculare potrebbe essere alleviato semplicemente garantendo ai nostri occhi un adeguato numero di ore di sonno per notte».


Quanto la tecnologia sta compromettendo la salute dei nostri occhi?
«Purtroppo l’esposizione prolungata degli occhi alla luce blu dei dispositivi elettronici rappresenta oggi uno dei problemi più diffusi. In questi casi ridurre la luminosità dello schermo e fare delle pause almeno ogni venti minuti staccando gli occhi da smartphone e computer aiuterà a ridurre effetti indesiderati. Inoltre, è sempre consigliato evitare di guardare schermi elettronici o televisivi con le luci spente e senza alcuna luce ambientale o da una distanza troppo ravvicinata. Questo potrebbe provocare arrossamenti e fastidi che alla lunga potrebbero sfociare in mal di testa e insonnia».

Quali sono alcuni accorgimenti e precauzioni che potremmo adottare?
«Innanzitutto evitare il “fai da te”: è sempre caldamente consigliato consultare il proprio medico oculista, anche se si tratta di una normale congiuntivite. Attenzionare l’alimentazione poiché anche gli occhi beneficiano di un apporto di frutta e verdura, che garantiscono elementi quali vitamine, antiossidanti e minerali. A questo va aggiunta una regolare idratazione dell’organismo che permette di alleviare disturbi come la secchezza oculare. Per ultimo, ma non meno importante, evitare fumo e alcool garantisce un livello di salute ottimale anche per i nostri occhi, oltre che per il nostro corpo in generale».

oculistarosalbafranco.it

Importante riconoscimento per il MACC (Museo d’Arte Contemporanea di Caltagirone): segnalato dal Ministero della Cultura tra i principali luoghi dell’arte contemporanea in Italia

Comunicato stampa

 

Importante riconoscimento per il MACC, il Museo d’Arte Contemporanea di Caltagirone che ha sede nel settecentesco Ospedale delle Donne, in via Luigi Sturzo 167: il Ministero della Cultura lo ha, infatti, segnalato tra i principali luoghi dell’arte contemporanea in Italia.

In particolare la Direzione generale creatività contemporanea, ufficio del Ministero della Cultura (MiC) dedicato alla contemporaneità, ha inserito il MACC tra i “Luoghi del Contemporaneo”, un progetto promosso per la mappatura e la promozione della rete dei luoghi dell’arte contemporanea in Italia. Il progetto ha portato alla creazione di una piattaforma on line, in costante aggiornamento, utile a orientarsi nella conoscenza del panorama artistico del contemporaneo in tutto il territorio nazionale e a sostenerne la valorizzazione.

Il MACC – Museo d’Arte Contemporanea Caltagirone è nato nel 1996, su ideazione e progettazione di Domenico Amoroso, direttore pro tempore dei Musei civici “Luigi Sturzo”, in seguito alla donazione delle opere dell’artista calatino Gianni Ballarò da parte della moglie Carmela Pasqualino. A questo primo nucleo di opere si sono poi aggiunte la raccolta d’arte contemporanea, acquisita dal Comune di Caltagirone in occasione delle rassegne nazionali della ceramica a partire dal 1980, la collezione Sylvia Franchi e numerose donazioni da parte di privati. Il MACC espone oggi opere di artisti del panorama nazionale degli ultimi 60 anni e un nutrito gruppo di autori del territorio, con una particolare attenzione all’Art Brut/Outsider Art, che lo rende unico nel panorama nazionale.

Soddisfazione è espressa dall’assessore alle Politiche culturali Antonino Navanzino che, d’intesa col sindaco Gino Ioppolo, parla di “meritato riconoscimento per un museo che ha nell’apprezzata sezione dedicata all’Art Brut/Outsider Art una precisa peculiarità, ma che annovera anche altre significative collezioni e ospita in queste settimane Primedicopertina 30/40, Passato e Futuro, con 40 opere di grandi maestri della ceramica”.

  

Nasce l’itinerario delle “Ville storiche di Caltagirone”. Un percorso tra arte e bellezza alla scoperta di suggestive dimore e ameni giardini

di Omar Gelsomino

È stato inaugurato lo scorso 7 agosto a Villa Patti, alla presenza delle autorità cittadine, l’itinerario “Ville storiche di Caltagirone”, promosso dall’associazione “Ville storiche di Caltagirone”, presieduta dall’avv. Ernesto Sfragano, e dal Comune di Caltagirone. 

Un percorso suggestivo, fra 5 ville storiche di proprietà privata – Villa Remigia, Villa Spadaro – Gravina, Villa Di Martino, Villa Minniti e Villa Branciforti – e due ville appartenenti al Comune di Caltagirone: Villino Milazzo e Villa Patti, sede del Museo delle Ville Storiche Caltagironesi e Siciliane, che condurrà i visitatori tra le dimore storiche di Caltagirone sorte tra il XVII e il XX secolo attorno al convento medievale della Chiesa di Santa Maria di Gesù ad opera delle famiglie patrizie che villeggiavano tra ameni giardini, progettati con cura secondo le linee geometriche dell’epoca.

La visita parte dal Museo delle Ville Storiche Caltagironesi e Siciliane di Villa Patti, che contiene la storia e la cartografia del tessuto suburbano delle ville. Il progetto si rivolge a una platea ampia e diversificata di utenti. Le dimore sono facilmente raggiungibili da un pubblico diverso per fasce di età, provenienza, cultura. L’itinerario, come sottolineano i promotori dell’iniziativa, si snoda lungo una direttrice di 3 km, da percorrere a piedi, con un livello di difficoltà piuttosto basso in quanto pianeggiante e privo di barriere architettoniche. I beni culturali sono accessibili a tutti, non è presente alcun tipo di ostacolo alla visita e al godimento per nessuna tipologia di visitatori.

Le visite si svolgeranno nei giorni di venerdì, sabato e domenica (dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 15,30 alle 19) e cominceranno nei fine settimana successivi all’inaugurazione. È prevista una card prenotabile attraverso il sito www.villestorichedicaltagirone.it disponibile a brevissimo.

“Amarcord Biancorosso”, il libro a suggello del glorioso passato calcistico del Caltagirone

Articolo di Omar Gelsomino

Il calcio oltre ad essere uno degli sport più praticati al mondo è anche il più seguito da parte dei tifosi. Ciascuno di noi ha da sempre una squadra del cuore per cui tifa. Prova ne sono gli ultimi europei di calcio che hanno visto trionfare la nazionale italiana. Già, perché tifare per una squadra non è sempre facile: ai brillanti risultati si alternano delusioni e sconfitte. Un pallone, un giocatore,  una squadra di calcio diventano per noi una vera e propria passione. Sin da piccoli calciare un pallone è la cosa più naturale che si possa fare, da lì poi si aprono tante strade, mille mondi. Ci sarà chi metterà da parte il pallone per fare altro nella vita, chi diventerà un giocatore amatoriale giocando a calcetto o a calcio con gli amici,  e chi invece farà del calcio la propria vita, la propria passione: giocatori, allenatori, direttori sportivi, procuratori, ecc. Il calcio è l’argomento, forse è l’unico, che fa discutere anche diversi giorni dopo l’esito di una partita, infervora gli animi, lascia in ciascuno di noi ricordi, storie e aneddoti da raccontare agli amici. “Amarcord Biancorosso – Storia di una passione, il calcio a Caltagirone dal dopoguerra alla fine del ‘900“, il libro di due calatini doc, Mario Amore, apprezzato specialista in anatomia patologica, è stato medico sociale negli anni ’80 e ’90, e Giovanni Salonia, dipendente ospedaliero, è stato un brillante calciatore del Caltagirone, allenatore e preparatore atletico di molte società calcistiche. Un libro che ripercorre attraverso ricordi, testimonianze, documenti e aneddoti circa un cinquantennio della storia del calcio a Caltagirone, con i suoi alti e bassi, momenti di gloria e altri meno esaltanti, che i più grandi ricorderanno bene, altri vi si riconosceranno, mentre i più giovani sicuramente riscopriranno. Ho incontrato Mario Amore e Giovanni Salonia per farci raccontare cosa li ha spinti a scrivere questo libro e alcune vicende di cui sono stati protagonisti nelle diverse stagioni calcistiche. 

– Come nasce questo libro?

Amore: «Qualche mese prima di lasciare la mia attività di medico ospedaliero per la pensione, un mattino l’amico Giovanni Salonia mi chiede la disponibilità a scrivere un volume per narrare la storia del Caltagirone calcio, subito rispondo affermativamente ed aggiungo di avere pronto il titolo, “Amarcord Biancorosso”». 

Salonia: «Da anni leggendo alcune pubblicazioni relative a società calcistiche siciliane, avevo il desiderio di realizzare qualcosa in merito alla nostra squadra. Mi sono rivolto a Mario Amore che in passato assieme al fratello maggiore Francesco hanno svolto il ruolo di medici sociali. Grazie alla sua disponibilità ho iniziato a ricercare telefonicamente molti ex biancorossi per avere delle testimonianze. A Mario, quindi, il faticoso compito della scrittura».

 

– È intriso di ricordi, nostalgia e tanto altro, cosa volete trasmettere ai lettori?

Amore: «Ai lettori intendo trasmettere una memoria storica da custodire e possibilmente divulgare alle nuove generazioni per non dimenticare quanti con dedizione e sacrificio in tanti anni hanno onorato la maglia biancorossa, in particolare i calatini Mimmo Parisi, Turuzzo Bongiorno, Rocco Testa, Pippo Bizzini, Pino Bongiorno e due segretari, Giacomo Randazzo che successivamente passò al Siracusa e poi all’Atalanta in serie A e Giacomo Trovato».                     

Salonia: «Come già detto dal Dott. Amore anch’io sentivo l’esigenza di non trascurare il glorioso passato calcistico della nostra squadra anche se qualche volta abbiamo sofferto delle particolari situazioni ed oltre il Caltagirone calcio era giusto ricordare altre squadre, soprattutto quelle nate negli Oratori di Caltagirone».

 

– Cosa ha rappresentato e rappresenta per voi il calcio?

Amore: «Il calcio per me ha rappresentato e tuttora rappresenta passione e divertimento, ma anche stile di vita».

Salonia: «Sì, sono d’accordo, il calcio è un modello di valori e se praticato in maniera sana ci consente di sviluppare atteggiamenti utili alla crescita della persona quali il rispetto dell’avversario, la sana competizione, la disciplina, l’impegno, il sacrificio e l’autostima».

                            

– In passato è stato importante l’apporto delle istituzioni pubbliche, cosa è meglio per sostenere e rilanciare una squadra di calcio, il pubblico o il privato?

Amore: «Negli anni trascorsi le società calcistiche potevano disporre di finanziamento pubblici, comunali ed a volte provinciali. Oggi non è più possibile, pertanto occorre avere dei privati con voglia di investire ed un pubblico che partecipi in modo chiaro effettuando l’abbonamento o pagando il biglietto d’ingresso allo stadio».                 

Salonia: «Sono d’accordo. Non è più possibile fare riferimento alle istituzioni pubbliche. Le società calcistiche oggi ormai sono delle imprese e quindi occorrono imprenditori con buone disponibilità di investimento».

 

– Quanto è importante il sostegno dei tifosi?

Amore: «Il sostegno dei tifosi è importantissimo, in fondo il pubblico assiepato sulle tribune è da sempre considerato il 13° uomo».

Salonia: «I tifosi sono di sicuro una forza, una marcia in più per una società calcistica».

 

– Secondo voi chi è stato il migliore giocatore, allenatore e presidente?

Amore: «I migliori calciatori relativi ai miei ricordi sono stati i calatini Rocco Testa, Pino Bongiorno e Pippo Bizzini. Tra gli allenatori cito Vaccari e tra i presidenti Enzo Iudica». 

Salonia: «Concordo anch’io per i calciatori calatino citati dal Dott. Amore, tra gli allenatori i migliori che ricordo sono Riva ed Andreoli e tra i presidenti N. Russo e l’avvocato Alongi».

– Anche se il “Caltagirone calcio” non ha mai militato nelle categorie importanti ha mostrato tutta la sua forza nelle categorie minori, da molti anni vive una parabola discendente, rispecchia quello che è la nostra città? 

Amore: «Sì, dall’anno 2000 abbiamo avuto una parabola discendente e nel corso di quest’ultimo ventennio alcuni anni non si è partecipato a tornei federali. Tutto questo in parte rispecchia la sfiducia che vive la nostra bella città, ma occorre scuotersi dal torpore e risalire in alto».   

Salonia: «Vero, pur avendo avuto delle possibilità, la squadra biancorossa non ha mai disputato la serie C, ma ha partecipato a tornei di serie D ottenendo buoni piazzamenti. Poi dopo l’ultima retrocessione dalla serie D un lento declino. Ma in questi anni tante gloriose società siciliane sono crollate, il Catania ed il Palermo disputano la serie C, il Messina la D, il Siracusa tra i dilettanti, il Trapani addirittura fallito. Il tutto sicuramente rispecchia il periodo non facile che stiamo vivendo».

 

– Qual è stato il campionato più bello ?

Amore: «Il più bello tra i miei ricordi è il campionato del 1996-97 concluso al terzo posto dopo una entusiasmante stagione che condotta per buona parte in cima alla classifica si concluse con la vittoria finale del Crotone».                 

Salonia: «Il campionato di serie D 1971-72. Avevamo una squadra molto forte con calciatori di serie superiore, ma a seguito di una lunga squalifica di campo, costretti a peregrinare in campi neutri, in pratica abbiamo svolto il torneo in trasferta. Tutto questo ci penalizzò non poco».

 

– Analizzate tanti periodi bui per la squadra, qual è stato l’episodio più triste?

Amore: «L’episodio più triste dei miei ricordi è relativo al torneo di serie D 1973-74 a Messina dove purtroppo rimediamo una sonora sconfitta 6-2».   

Salonia: «Per me l’episodio più triste è relativo al torneo di serie D 1965-66. Perché pur disponendo di una buona squadra, per tutta una serie di circostanze avverse fummo costretti a disputare uno spareggio salvezza con la Folgore di Castelvetrano ad Agrigento. Perdemmo 1-0 e siamo retrocessi in Promozione».

– Secondo voi perché un giocatore siciliano non la le stesse chances di un collega italiano di giocare in una squadra “blasonata”‘?

Amore: «In genere i nostri giovani calciatori hanno scarso senso del sacrificio e tutto sommato le nostre società isolane investono poco o nulla nel settore giovanile».     

Salonia: «Sì, c’è poco interesse nell’avere un buon settore giovanile, le nostre società non investono molto. Poi tanti giovani pensano che tutto è facile e sono poco propensi all’impegno costante».

 

Un libro sicuramente capace di regalare emozioni e come dice il titolo Amarcord riportarvi alla memoria tanti bei ricordi.

Presentato il Caltagirone Film Festival

Comunicato stampa

La produzione vinicola d’eccellenza e i prodotti di qualità a chilometro zero.

Il Caltagirone Film Festival è anche questo: degustazioni da fare emozionare il palato.

Il Cerasuolo di Vittoria docg, il Nero d’Avola doc di Vittoria e ancora il Frappato doc di Vittoria, il Rosato doc di Sicilia, la grappa di Cerasuolo di Vittoria. Vini d’autore e film d’arte.

Tutto pronto, quindi, per il Caltagirone Film Festival che abbina il passato del cinema siciliano con i sapori e
le emozioni del territorio: due storie di eccellenze, la prima da riscoprire, la seconda da proiettare nel
futuro. La manifestazione è stata presentata a Catania, nel prestigioso Palazzo Mannino, dagli organizzatori
e da alcuni dei qualificati protagonisti, presenti in video, come l’autore di celebri colonne sonore, il maestro
Paolo Vivaldi, che con il suo concerto ad agosto, chiuderà l’evento culturale, e il regista Nello Correale,
autore del documentario “I ragazzi della Panaria”, che racconta l’epoca pionieristica della cinematografia
del dopo guerra con quattro giovani aristocratici che fanno parte della storia mondiale del grande
schermo.

Il Caltagirone Film Festival  è prodotto e ospitato dalla tenuta Valle delle Ferle, rappresentata da Claudia
Sciacca, che ha sottolineato: “Il nostro progetto nasce dal profondo desiderio di promuovere e raccontare
la nostra terra. La Sicilia vanta, infatti, delle eccellenze straordinarie nell’ambito del cinema ed in quello
vitivinicolo; basti pensare che Caltagirone si trova lungo la più antica strada del vino d’Europa mai
storicamente documentata.  Quello che faremo durante le cinque serate che compongono il Festival non è
tanto parlare di queste eccellenze quanto farle “vivere”: ripercorreremo la storia del cinema in Sicilia
insieme ai suoi protagonisti e conosceremo i vitigni storici siciliani degustandoli. Assaporeremo il Cerasuolo
di Vittoria, l’unica docg che abbiamo in Sicilia, assaggeremo i prodotti della nostra terra e lo faremo in una
cornice direi “magica”, la Valle delle Ferle, in un paesaggio dominato da vigneti ed alberi d’ulivo. Insomma
ciò che faremo durante questo Festival è mostrare tutta la bellezza della nostra Sicilia, per cui cos’altro dire
se “non mancate”!”.

“E’ un’iniziativa culturale di grande valore per la promozione della cultura, delle attività economiche e del
patrimonio turistico del Calatino, ma non solo – ha aggiunto il sindaco di Caltagirone, Gino Ioppolo -.
L’iniziativa privata, coraggiosa e lungimirante, deve essere sostenuta dal pubblico e come Ente locale, ma
soprattutto come siciliani orgogliosi della propria terra e impegnati nella valorizzazione delle tante
potenzialità. Con il Caltagirone Film Festival si esalta la Sicilia migliore, quella della cultura e dell’economia, che vuole andare avanti, emergere, affermarsi e lasciarsi alle spalle questo lungo periodo di pandemia”.
Sergio d’Arrigo, storico del cinema e direttore artistico del CFF, ha illustrato, nel particolare, le quattro
serate.

 

Si inizia il 2 luglio con Origini del cinema anni ’10, con la storia dell’ Etna Film, una delle più
importanti case cinematografiche dell’Europa e quindi del mondo, nata dal collasso dell’impero siciliano dello
zolfo il più importante dell’epoca per volume d’affari. L’Etna film produrrà, avvalendosi delle migliori
maestranze sul mercato, importanti film del cinema muto tra i quali il colossal “La sfinge dello Jonio” che
assieme a “Cabiria” rappresentano uno sforzo finanziario impressionante per il cinema d’allora. L’Etna Film
disponeva di locali e di una filiera completa di produzione come nessun’altra e nel museo del Cinema di
Torino si conservano due invenzioni che semplificarono negli anni a venire il lavoro dei produttori, due
regoli per la perforazione delle pellicole brevettati da Francesco Margiunti – ha ricordato d’Arrigo -. Quando
dopo la fine della seconda guerra mondiale la casa chiuderà i battenti il governo fascista comprerà i locali
che serviranno da esempio per la realizzazione di Cinecittà”.

Nella seconda serata “Il cinema degli anni ’40-50”.  La Panaria Film raccontato attraverso il documentario di
Nello Correale ed il film “Vulcano”. Il documentario “I ragazzi della Panaria” è stato scelto dal Ministero degli Affari Esteri per rappresentare l’Italia nel mondo nel 2021 assieme ad altri 14 film realizzati dai migliori
produttori, registi, sceneggiatori,  vincitori di numerosi premi Oscar. La Panaria del Principe Francesco
Alliata di Villafranca ebbe il merito di inventare la cinematografia subacquea e di confrontarsi con i più
grandi nomi del cinema italiano e non solo. “Vulcano” con Anna Magnani duellò  con “Stromboli” di Rossellini e la Bergman in quella che fu definita “la guerra dei Vulcani”.

Saranno presenti il regista Nello Correale e la principessa Vittoria Alliata di Villafranca, intellettuale di fama mondiale e figlia del principe Francesco ed erede della Panaria.

Terza serata: Cinema anni ’70, “I Baroni” di Giampaolo Lomi. Questo film girato tra Palazzo Biscari, a Catania, e la tenuta dei Marchesi Sangiuliano e il castello dei Principi Ruspoli a Vignanello, rappresenta un unicum nelle produzioni cinematografiche siciliane, paragonabile solo al Gattopardo di Visconti sebbene di contenuto letterario completamente diverso.

È un film girato nella temperie culturale dell’aristocrazia siciliana con vene di humor e sarcasmo. Saranno presenti il celebre regista Giampaolo Lomi ed il produttore il marchese Andrea di Sangiuliano capofamiglia della secolare
famiglia dei Paternò Castello.

Quarta serata. Il cinema contemporaneo.  “I Figli del Set“; di Carlotta Bolognini
per la regia di Alfredo Lo Piero, presente alla conferenza stampa. Una importante produzione di Carlotta
Bolognini, figlia di Manolo e nipote di Mauro Bolognini, il primo produsse a Catania “L’arte di arrangiarsi”
con Alberto Sordi, il secondo diresse “Il bell’Antonio” con Marcello Mastroianni. La regia è del catanese
Alfredo Lo Piero, fondatore della Scuola di cinema di Catania, con importanti riconoscimenti e
collaborazioni con registi del calibro della Wertmüller, Dario Argento ed altri ancora.

Il Caltagirone Film Festival si concluderà, ad agosto, con il concerto “Il suono dell’immagine” di Paolo
Vivaldi, Importante compositore di musiche per il cinema e per Rai e Mediaset, è considerato uno dei più
importanti musicisti italiani. Ha composto tra le altre le colonne sonore per film e serie tv: “Adriano
Olivetti” con Luca Zingaretti, “Mennea la freccia del sud”; con Michele Riondino, “Luisa Spagnoli”,
“Boris Giuliano”, “Rino Gaetano”, “La Baronessa di Carini” e moltissimi altri.

Il direttore della Direzione Cultura del Comune di Catania, Paolo Di Caro, ha portato il saluto dell’assessore
Barbara Mirabella e dell’Amministrazione Comunale etnea: “Siamo lieti di dare un cenno di sostegno al
Festival, che coniuga due espressioni di cultura del territorio che si incontrano: il cinema e il vino, con un
programma di eventi che si svolgeranno nello scenario di Valle delle Ferle, sede dell’omonima Azienda
vitivinicola.  Un esempio virtuoso di contaminazioni culturale che speriamo presto di poter sostenere anche
con iniziative congiunte, utilizzando la Film Commission di Catania e gli straordinari palcoscenici naturali del
nostro patrimonio museale”.

Il 2 luglio il primo appuntamento, nella Tenuta Valle delle Ferle, con inizio alle 18,30. Prima con la
degustazione del Cerasuolo di Vittoria e di prodotti a chilometro zero, poi con la parte cinematografica
dedicata all’Etna, con due proiezioni: “Hollywood sul Simeto” e “Un amore selvaggio”.
La diretta della conferenza stampa è visibile su facebook sulla pagina @valledelleferle e @Città di
Caltagirone.

I riferimenti social:
valledelleferle per Instagram
sito web www.valledelleferle.it
Hashtag dell’evento #caltagironefilmfestival
Link per acquisto biglietti a costo agevolato in prevendita www.valledelleferle/cff

Genius Loci consegna due opere del maestro figurinaio Olindo Scuto al Museo Regionale della Ceramica

Articolo di Omar Gelsomino

Due opere di Olindo Scuto, il compianto e valente maestro figurinaio attivo a Caltagirone nel secolo scorso, ultimo discendente della storica famiglia Bongiovanni – Vaccaro, dopo essere state donate a Genius Loci dal collezionista Francesco Iudica, sono state date dall’associazione in comodato gratuito al Museo regionale della Ceramica. Alla cerimonia di consegna erano presenti per l’Amministrazione comunale, il sindaco Gino Ioppolo e l’assessore alle Politiche culturali Antonino Navanzino. Si tratta di due figurine in terracotta acroma, una alta 30 e l’altra 28 centimetri, che rappresentano rispettivamente un’anziana donna con scialle e con scaldino ai piedi, seduta su uno sgabello cilindrico (1978), e un vecchio ciabattino al lavoro, assiso anche lui su uno sgabello (1977).

“Un grazie sentito per questo contributo generoso” è stato espresso dal direttore del Parco archeologico di Catania e della Valle dell’Aci, Gioconda Lamagna, che si è augurata che ciò possa costituire “il primo passo verso il ritorno alla normalità, con la riapertura, speriamo vicina, di questo museo e degli altri siti oggi chiusi a causa del Covid”. Il dirigente responsabile del Museo calatino, Andrea Patanè, si è detto “felice di accogliere i due manufatti nelle nostre collezioni, secondo l’ideale filo conduttore che dalle botteghe ottocentesche di Bongiovanni e Vaccaro arriva sino ai nostri giorni”.

“Anche in altre circostanze come questa – ha sottolineato il presidente di Genius Loci, Maurizio Pedi – la nostra associazione si è vista riconoscere, da munifici donatori, il valore etico di garante della destinazione delle opere donate alla migliore fruizione pubblica. Ciò è per noi motivo di orgoglio e di forte responsabilità. L’auspicio è che, raccogliendo questi esempi, altri gesti generosi possano seguire”.

“Attraverso questo atto concreto di sensibilità e amore per la nostra comunità – ha osservato l’assessore Navanzino – si dota il Museo della Ceramica di due opere che ben si inseriscono fra i preziosi contributi dei maestri figurinai caltagironesi”. “In questo modo – ha dichiarato il sindaco Ioppolo – si arricchisce l’offerta culturale del prestigioso museo che, grazie ai consistenti lavori che riguardano l’edificio di Sant’Agostino, potrà entro pochi anni disporre di una nuova sede capace di valorizzarne ancora di più e meglio le significative collezioni”.

“Genti di Sicilia”. Dall’1 Giugno a Ragusa Ibla una mostra omaggia l’arte dei maestri figurinai Bongiovanni Vaccaro

Comunicato Stampa   Foto di Giuseppe Bornò 

RAGUSA – Nel cuore di Ragusa Ibla, antico quartiere barocco di Ragusa, sorge il nobiliare Palazzo Arezzo Donnafugata. Da quasi due secoli al suo interno trovano dimora particolari statuine in terracotta dipinta: raccontano quell’isola verace che ritroviamo nei libri di Verga e Capuana, attraverso scene della quotidianità del tempo. Sono state realizzate da Giacomo Vaccaro e dal nipote Giuseppe Bongiovanni Vaccaro, celebri “figurinai” della vicina Caltagirone, che hanno operato nella seconda metà dell’Ottocento.

Tenute finora lontane dallo sguardo estraneo, queste speciali e bellissime statuine saranno le protagoniste della mostra “Genti di Sicilia. Opere dalla Bottega Bongiovanni Vaccaro a Palazzo Arezzo Donnafugata”, allestita dall’1 giugno all’8 luglio al Teatro Donnafugata di Ragusa Ibla (ingressi contingentati e solo su prenotazione nel rispetto delle norme anti-Covid). Promossa dall’Assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana e organizzata dall’Associazione Donnafugata 2000, l’esposizione è curata dallo storico dell’arte e saggista Costantino D’Orazio.

“La mostra si presenta come un’occasione straordinaria per studiare la storia e la tecnica dei Bongiovanni Vaccaro e dei figurinai di Caltagirone – spiega il curatore D’Orazio – che nella seconda metà dell’Ottocento fotografano con grande acume e spirito d’osservazione scene di vita quotidiana caratterizzate da un’originale vivacità. Osservando i piccoli capolavori esposti, dai mendicanti ai calzolai, dalle mamme alle prese con i propri pargoli ai contadini impegnati con gli animali, fino ai borghesi di recente benessere, è chiaro che siano il frutto dell’osservazione diretta del popolo che frequenta le campagne, i mercati e le cerimonie religiose, ma la sagacia con cui i Bongiovanni Vaccaro sanno cogliere il momento, esaltare la stanchezza come l’euforia, soffiare sul fuoco della rabbia con un guizzo degli occhi o un aprire di braccia, non può limitarsi soltanto a uno sguardo acuto sul vero. C’è un profondo studio fisiognomico alle spalle – continua D’Orazio – che risale ai grandi maestri Da Vinci, Raffaello, Michelangelo: non sono figure improvvisate né messe in posa, sono il frutto dello studio di stampe, testi e iconografie precise, a cui i figurinai hanno aggiunto un’attenzione certosina al dettaglio antropologico”.

“Genti di Sicilia” parla di Sicilia, di quotidianità lontana che si fa rassicurante, quasi catartica in questo presente così diverso. È un omaggio all’arte dei maestri Bongiovanni Vaccaro – magnificamente raccontato nel catalogo della mostra, edito da Silvana Editoriale, che con dovizia di particolari ricostruisce la creazione dal punto di vista storico-artistico, antropologico e tecnico di queste meravigliose opere, svelandone anche aneddoti e curiosità –, ma è di più: è tributo alla Sicilia che è stata e che sarà.

Per il Teatro Donnafugata è un onore grande proporre la mostra Genti di Sicilia – commenta Vicky DiQuattro che insieme alla sorella Costanza cura la direzione artistica del teatro ibleo – soprattutto attraverso una formula di grande respiro e con il supporto di prestigiose collaborazioni. In un momento storico come quello che viviamo, si avverte la necessità di “partecipare” e “ricordare”: pertanto diventa indispensabile, oltre all’attenzione consueta verso la tutela, valorizzare e rendere fruibile il patrimonio culturale nel convincimento che la conoscenza genera appartenenza e coinvolgimento. Genti di Sicilia si propone così come autentica “rappresentazione” in grado di trasmettere una testimonianza storicamente attendibile per conoscere ciò che siamo stati e comprendere ciò che siamo e come importante spunto di riflessione per tentare di comprendere quella “moltitudine” di popoli che, venuti da ogni parte, oggi sono appunto Genti di Sicilia”.

Ma c’è di più: in progetto la creazione di un “circuito sulle tracce dei Bongiovanni-Vaccaro” che vedrà Ragusa come prima tappa per poi coinvolgere altre città della Sicilia Sud-orientale, attraverso collaborazioni virtuose tra istituzioni pubbliche e private.
Oltre al testo del curatore D’Orazio, il catalogo della mostra presenta anche i contributi dell’assessore ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana della Regione Sicilia Alberto Samonà, delle direttrici

artistiche del Teatro Donnafugata, Vicky e Costanza Di Quattro, della storica dell’arte Valentina Bruschi, del giurista Giacomo Pace Gravina, dell’architetto Nunzio Gabriele Sciveres e del ceramista e professore Antonio Navanzino. Il progetto del percorso della mostra è dell’architetti Nunzio Sciveres e Federico Guarini. Le foto in catalogo sono di Giuseppe Bornò.
Sponsor della mostra: Libero Consorzio dei Comuni Iblei, Banca Agricola Popolare di Ragusa, Comune di Ragusa, Adecco.
Solo su prenotazione dalle 10.00 alle 20.00 dal martedì alla domenica. Per info e prenotazioni: www.teatrodonnafugata.it – 334 220 8186 – info@teatrodonnafugata.it.

 

La Scala Infiorata di Caltagirone dedicata al Sommo Poeta

Articolo e Foto di Omar Gelsomino

Anche durante la pandemia da Coronavirus, la Scalinata di Santa Maria del Monte, conosciuta in tutto il mondo per le alzate dei suoi 142 gradini rivestite con mattonelle in ceramica policroma, diviene ancora una volta teatro di uno spettacolo meraviglioso. Oltre alla Luminaria con i coppi illuminati nelle sere del 24 e 25 luglio e del 14 e 15 agosto, lungo la Scala viene allestita l’Infiorata. Seppur istituita nel 1989 dall’ assessore comunale all’Ambiente del tempo, Giovanni Falcone, è divenuta una tradizione ormai consolidata.

Ogni anno tra maggio e giugno migliaia di vasi con piante e fiori dalle diverse sfumature di colore, formano un unico disegno ogni volta diverso: la Scala Infiorata è un omaggio alla Madonna Maria SS. di Conadomini, compatrona della città, ma in occasione del 700° anniversario della morte è stata dedicata a Dante Alighieri. Il disegno, realizzato da Marco De Caro e allestito insieme agli altri dipendenti del Servizio Verde pubblico comunale consta di quattro colori (bianco, rosa, rosso e verde), frutto dell’utilizzo di 1600 piante di geranio (1400) e bosso (200), raffigura il Sommo Poeta. Da piazza Municipio e dalla via Principe Amedeo è possibile ammirare uno spettacolo che solo la città Caltagirone sa offrire con il suo tripudio di ceramiche, fiori e colori primaverili. La Scala Infiorata, annoverata tra le scale più colorate del mondo, diventa un modo perfetto per celebrare la primavera e lasciarsi suggestionare dalla sua bellezza.

A Caltagirone la seconda edizione del Parnaso Siculo Book Fest

 

Articolo di Samuel Tasca

Nonostante le restrizioni, non si ferma la seconda edizione del Parnaso Siculo Book Fest, che avrà luogo a Caltagirone (CT), dal 4 al 6 dicembre. Un festival che, nato nel 2019, si presenta come occasione per rilanciare il dialogo sulla letteratura e sulla cultura.

Diversi gli attori coinvolti nell’organizzazione dell’evento patrocinato dal Comune di Caltagirone e organizzato dal Bookstore Mondadori presente in città, a cominciare dal suo ideatore Mario Luca Testa e continuando con Melissa Scollo (referente del Bookstore), Martina Testa (traduttrice, specializzata sugli autori americani contemporanei), Demetrio Di Grado (artista autore del visual) e infine l’Associazione Mediterraneum, partner della manifestazione.

«Verrà meno la vera essenza del libro, che è la sua fisicità – spiega Mario Luca Testa, riferendosi all’esigenza di concepire un festival fruito interamente attraverso l’utilizzo dei media digitali per garantire la sicurezza di tutti i partecipanti – ma se si fosse rinunciato al dialogo, al confronto, allo stimolo artistico e culturale, si sarebbe fatto un torto ancora più grave agli intenti che muovono questo tipo di iniziative. Pertanto, sì al distanziamento fisico, no al distanziamento sociale, cui viene in soccorso il potenziale dei nuovi mezzi di comunicazione».

Anche la scelta di confermare Caltagirone come sede dell’evento non è assolutamente casuale, ma frutto del consolidato rapporto di sinergie messo in atto dagli amministratori e dagli organizzatori. Decisiva sicuramente è stata l’assegnazione al Comune del titolo di “Città che legge”  per il biennio 2020/2021”, attribuitole per l’«impegno a svolgere con continuità una serie di attività di promozione della lettura, proponendo un modo di concepire la cultura quale strumento indispensabile per trasformare l’identità dei luoghi e dei suoi abitanti».

Un rapporto, dunque, che non può prescindere dal territorio. La manifestazione, infatti, vuole essere motore di rilancio in termini produttivi e di promozione turistica. Ogni giorno, infatti, ogni intervento verrà preceduto dalla rubrica “Frammenti di Caltagirone”, curata da Michele Elia (guida turistica) che avrà appunto lo scopo di far conoscere la città stimolando la curiosità dei partecipanti all’evento.

Si dice fiducioso anche l’Assessore alle Politiche culturali Antonino Navanzino, che d’intesa col sindaco Gino Ioppolo, ha dichiarato: «Anche in momento difficile come questo e nonostante le limitazioni legate alla pandemia abbiamo voluto dare il meritato riconoscimento allo sforzo degli organizzatori, con l’auspicio che la prossima edizione del Parnaso Siculo Book Fest possa tenersi in presenza già la prossima primavera».

Per conoscere il programma dettagliato dell’evento clicca qui.

Attenzione… Arriva Luvespone! Guido Savatteri e il suo amore per il reggae

Articolo di Samuel Tasca

In giro ne parlano tutti. Alcuni mi dicono: “Dovreste intervistarlo, è davvero in gamba!”. Ed eccolo, all’improvviso, nello stesso locale che avevo scelto quella sera. Look semplice, volto simpatico e in testa una cosa sola: la musica. È Guido Savatteri, in arte Luvespone, il nuovo talento della musica reggae siciliana.

Spiegaci, perché hai scelto il reggae come genere musicale?
«Io non ho scelto nulla: è stato lui a catturarmi con le sue vibrazioni e con il suo sound.
Scherzi a parte: considero il reggae più di un semplice genere musicale. Nei testi e nelle sonorità di questa musica ho trovato componenti storiche, culturali e folkloristiche che mi hanno affascinato molto.
Inoltre, è interessante notare come la Giamaica, un’isola più piccola della Sicilia, abbia influenzato una discreta parte della musica mainstream con il suo sound autentico e inconfondibile».

Prima l’esperienza con il progetto “Reggae Connection”, poi il lancio della carriera da solista e adesso il boom di successi con il feat. con Tarsia per il singolo “Ubriachi fino alle tre”, come è cambiata la tua vita?
«Principalmente, il cambiamento è avvenuto nella gestione della mia vita: adesso che la musica è diventata la componente fondamentale, è cambiato l’ordine delle mie priorità.
Sicuramente, le criticità legate al Coronavirus ostacolano i concerti e le esibizioni dal vivo: ciò comporta delle ricadute negative anche dal punto di vista economico. Tuttavia, se c’è una cosa che ho capito in questi 29 anni di vita è che, per inseguire un sogno, non bisogna mai mollare.
Continuerò a scrivere le mie canzoni e farò di tutto per farmi trovare pronto».

Provieni da una piccola realtà della Sicilia, Caltagirone (CT), dove a volte realizzare i propri sogni, specialmente in ambito artistico, può sembrare un’ardua impresa, ma tu sembri aver intrapreso la strada giusta, qual è stato il tuo segreto?
«Ho fatto quello che fanno le persone innamorate: ho seguito il cuore e sono stato guidato dall’entusiasmo. Ovviamente è stato un gran lavoro di squadra: con la Reggae Connection e con le tante persone che ci supportano siamo riusciti a creare un “movimento Reggae” che ha coinvolto il nostro territorio. Le difficoltà ci sono state, ma siamo riusciti a superarle, cercando di diffondere un nuovo sound con tutti i mezzi possibili (programmi radiofonici, concerti, eventi ed incontri).
Dopo 12 anni, ci siamo resi conto che nel territorio del Calatino abbiamo tanta gente che conosce la nostra musica e di questo ne andiamo fieri».

Prima il concetto del tempo rivisto nell’ottica di una quarantena con il singolo “Time Taking Over” e poi quello della bellezza e autenticità dell’essere con “Ubriachi fino alle tre”, cosa ti ispira nella composizione dei tuoi testi?
«Sicuramente le esperienze che vivo, insieme a ciò che mi lascia la gente che passa dalla mia vita.
Devo aggiungere, però, che anche la mia formazione umanistica, ricca di studi e docenti meravigliosi, sta giocando un ruolo importante nella creazione dei miei brani.
Cerco di captare gli input attorno a me e di trovare le parole giuste per fare in modo che possano arrivare al cuore degli ascoltatori».

Una curiosità… perché LUVESPONE?
«Il mio nome è Guido. Tutti mi sfottevano con la più classica delle ingiurie: Guido… La Vespa. Quando ho potuto scegliere il mio nickname, ho pensato subito a “LUVESPONE”.
E quindi: “Guido…La Vespa?. No: LUVESPONE”.
Ho giocato di auto-ironia e mi è andata bene».

Alla fine della conversazione sono convinto di aver conosciuto un giovane talento pronto a conquistare il grande pubblico: la grinta e l’entusiasmo che lo caratterizzano traspaiono da ogni sua parola. Non mi resta, quindi, che augurargli ogni successo a nome di tutta la redazione di Bianca Magazine. E adesso? Assieme a Guido tutti in sella a lu vespone… si parte verso il prossimo successo!