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Presentato il Caltagirone Film Festival

Comunicato stampa

La produzione vinicola d’eccellenza e i prodotti di qualità a chilometro zero.

Il Caltagirone Film Festival è anche questo: degustazioni da fare emozionare il palato.

Il Cerasuolo di Vittoria docg, il Nero d’Avola doc di Vittoria e ancora il Frappato doc di Vittoria, il Rosato doc di Sicilia, la grappa di Cerasuolo di Vittoria. Vini d’autore e film d’arte.

Tutto pronto, quindi, per il Caltagirone Film Festival che abbina il passato del cinema siciliano con i sapori e
le emozioni del territorio: due storie di eccellenze, la prima da riscoprire, la seconda da proiettare nel
futuro. La manifestazione è stata presentata a Catania, nel prestigioso Palazzo Mannino, dagli organizzatori
e da alcuni dei qualificati protagonisti, presenti in video, come l’autore di celebri colonne sonore, il maestro
Paolo Vivaldi, che con il suo concerto ad agosto, chiuderà l’evento culturale, e il regista Nello Correale,
autore del documentario “I ragazzi della Panaria”, che racconta l’epoca pionieristica della cinematografia
del dopo guerra con quattro giovani aristocratici che fanno parte della storia mondiale del grande
schermo.

Il Caltagirone Film Festival  è prodotto e ospitato dalla tenuta Valle delle Ferle, rappresentata da Claudia
Sciacca, che ha sottolineato: “Il nostro progetto nasce dal profondo desiderio di promuovere e raccontare
la nostra terra. La Sicilia vanta, infatti, delle eccellenze straordinarie nell’ambito del cinema ed in quello
vitivinicolo; basti pensare che Caltagirone si trova lungo la più antica strada del vino d’Europa mai
storicamente documentata.  Quello che faremo durante le cinque serate che compongono il Festival non è
tanto parlare di queste eccellenze quanto farle “vivere”: ripercorreremo la storia del cinema in Sicilia
insieme ai suoi protagonisti e conosceremo i vitigni storici siciliani degustandoli. Assaporeremo il Cerasuolo
di Vittoria, l’unica docg che abbiamo in Sicilia, assaggeremo i prodotti della nostra terra e lo faremo in una
cornice direi “magica”, la Valle delle Ferle, in un paesaggio dominato da vigneti ed alberi d’ulivo. Insomma
ciò che faremo durante questo Festival è mostrare tutta la bellezza della nostra Sicilia, per cui cos’altro dire
se “non mancate”!”.

“E’ un’iniziativa culturale di grande valore per la promozione della cultura, delle attività economiche e del
patrimonio turistico del Calatino, ma non solo – ha aggiunto il sindaco di Caltagirone, Gino Ioppolo -.
L’iniziativa privata, coraggiosa e lungimirante, deve essere sostenuta dal pubblico e come Ente locale, ma
soprattutto come siciliani orgogliosi della propria terra e impegnati nella valorizzazione delle tante
potenzialità. Con il Caltagirone Film Festival si esalta la Sicilia migliore, quella della cultura e dell’economia, che vuole andare avanti, emergere, affermarsi e lasciarsi alle spalle questo lungo periodo di pandemia”.
Sergio d’Arrigo, storico del cinema e direttore artistico del CFF, ha illustrato, nel particolare, le quattro
serate.

 

Si inizia il 2 luglio con Origini del cinema anni ’10, con la storia dell’ Etna Film, una delle più
importanti case cinematografiche dell’Europa e quindi del mondo, nata dal collasso dell’impero siciliano dello
zolfo il più importante dell’epoca per volume d’affari. L’Etna film produrrà, avvalendosi delle migliori
maestranze sul mercato, importanti film del cinema muto tra i quali il colossal “La sfinge dello Jonio” che
assieme a “Cabiria” rappresentano uno sforzo finanziario impressionante per il cinema d’allora. L’Etna Film
disponeva di locali e di una filiera completa di produzione come nessun’altra e nel museo del Cinema di
Torino si conservano due invenzioni che semplificarono negli anni a venire il lavoro dei produttori, due
regoli per la perforazione delle pellicole brevettati da Francesco Margiunti – ha ricordato d’Arrigo -. Quando
dopo la fine della seconda guerra mondiale la casa chiuderà i battenti il governo fascista comprerà i locali
che serviranno da esempio per la realizzazione di Cinecittà”.

Nella seconda serata “Il cinema degli anni ’40-50”.  La Panaria Film raccontato attraverso il documentario di
Nello Correale ed il film “Vulcano”. Il documentario “I ragazzi della Panaria” è stato scelto dal Ministero degli Affari Esteri per rappresentare l’Italia nel mondo nel 2021 assieme ad altri 14 film realizzati dai migliori
produttori, registi, sceneggiatori,  vincitori di numerosi premi Oscar. La Panaria del Principe Francesco
Alliata di Villafranca ebbe il merito di inventare la cinematografia subacquea e di confrontarsi con i più
grandi nomi del cinema italiano e non solo. “Vulcano” con Anna Magnani duellò  con “Stromboli” di Rossellini e la Bergman in quella che fu definita “la guerra dei Vulcani”.

Saranno presenti il regista Nello Correale e la principessa Vittoria Alliata di Villafranca, intellettuale di fama mondiale e figlia del principe Francesco ed erede della Panaria.

Terza serata: Cinema anni ’70, “I Baroni” di Giampaolo Lomi. Questo film girato tra Palazzo Biscari, a Catania, e la tenuta dei Marchesi Sangiuliano e il castello dei Principi Ruspoli a Vignanello, rappresenta un unicum nelle produzioni cinematografiche siciliane, paragonabile solo al Gattopardo di Visconti sebbene di contenuto letterario completamente diverso.

È un film girato nella temperie culturale dell’aristocrazia siciliana con vene di humor e sarcasmo. Saranno presenti il celebre regista Giampaolo Lomi ed il produttore il marchese Andrea di Sangiuliano capofamiglia della secolare
famiglia dei Paternò Castello.

Quarta serata. Il cinema contemporaneo.  “I Figli del Set“; di Carlotta Bolognini
per la regia di Alfredo Lo Piero, presente alla conferenza stampa. Una importante produzione di Carlotta
Bolognini, figlia di Manolo e nipote di Mauro Bolognini, il primo produsse a Catania “L’arte di arrangiarsi”
con Alberto Sordi, il secondo diresse “Il bell’Antonio” con Marcello Mastroianni. La regia è del catanese
Alfredo Lo Piero, fondatore della Scuola di cinema di Catania, con importanti riconoscimenti e
collaborazioni con registi del calibro della Wertmüller, Dario Argento ed altri ancora.

Il Caltagirone Film Festival si concluderà, ad agosto, con il concerto “Il suono dell’immagine” di Paolo
Vivaldi, Importante compositore di musiche per il cinema e per Rai e Mediaset, è considerato uno dei più
importanti musicisti italiani. Ha composto tra le altre le colonne sonore per film e serie tv: “Adriano
Olivetti” con Luca Zingaretti, “Mennea la freccia del sud”; con Michele Riondino, “Luisa Spagnoli”,
“Boris Giuliano”, “Rino Gaetano”, “La Baronessa di Carini” e moltissimi altri.

Il direttore della Direzione Cultura del Comune di Catania, Paolo Di Caro, ha portato il saluto dell’assessore
Barbara Mirabella e dell’Amministrazione Comunale etnea: “Siamo lieti di dare un cenno di sostegno al
Festival, che coniuga due espressioni di cultura del territorio che si incontrano: il cinema e il vino, con un
programma di eventi che si svolgeranno nello scenario di Valle delle Ferle, sede dell’omonima Azienda
vitivinicola.  Un esempio virtuoso di contaminazioni culturale che speriamo presto di poter sostenere anche
con iniziative congiunte, utilizzando la Film Commission di Catania e gli straordinari palcoscenici naturali del
nostro patrimonio museale”.

Il 2 luglio il primo appuntamento, nella Tenuta Valle delle Ferle, con inizio alle 18,30. Prima con la
degustazione del Cerasuolo di Vittoria e di prodotti a chilometro zero, poi con la parte cinematografica
dedicata all’Etna, con due proiezioni: “Hollywood sul Simeto” e “Un amore selvaggio”.
La diretta della conferenza stampa è visibile su facebook sulla pagina @valledelleferle e @Città di
Caltagirone.

I riferimenti social:
valledelleferle per Instagram
sito web www.valledelleferle.it
Hashtag dell’evento #caltagironefilmfestival
Link per acquisto biglietti a costo agevolato in prevendita www.valledelleferle/cff

Genius Loci consegna due opere del maestro figurinaio Olindo Scuto al Museo Regionale della Ceramica

Articolo di Omar Gelsomino

Due opere di Olindo Scuto, il compianto e valente maestro figurinaio attivo a Caltagirone nel secolo scorso, ultimo discendente della storica famiglia Bongiovanni – Vaccaro, dopo essere state donate a Genius Loci dal collezionista Francesco Iudica, sono state date dall’associazione in comodato gratuito al Museo regionale della Ceramica. Alla cerimonia di consegna erano presenti per l’Amministrazione comunale, il sindaco Gino Ioppolo e l’assessore alle Politiche culturali Antonino Navanzino. Si tratta di due figurine in terracotta acroma, una alta 30 e l’altra 28 centimetri, che rappresentano rispettivamente un’anziana donna con scialle e con scaldino ai piedi, seduta su uno sgabello cilindrico (1978), e un vecchio ciabattino al lavoro, assiso anche lui su uno sgabello (1977).

“Un grazie sentito per questo contributo generoso” è stato espresso dal direttore del Parco archeologico di Catania e della Valle dell’Aci, Gioconda Lamagna, che si è augurata che ciò possa costituire “il primo passo verso il ritorno alla normalità, con la riapertura, speriamo vicina, di questo museo e degli altri siti oggi chiusi a causa del Covid”. Il dirigente responsabile del Museo calatino, Andrea Patanè, si è detto “felice di accogliere i due manufatti nelle nostre collezioni, secondo l’ideale filo conduttore che dalle botteghe ottocentesche di Bongiovanni e Vaccaro arriva sino ai nostri giorni”.

“Anche in altre circostanze come questa – ha sottolineato il presidente di Genius Loci, Maurizio Pedi – la nostra associazione si è vista riconoscere, da munifici donatori, il valore etico di garante della destinazione delle opere donate alla migliore fruizione pubblica. Ciò è per noi motivo di orgoglio e di forte responsabilità. L’auspicio è che, raccogliendo questi esempi, altri gesti generosi possano seguire”.

“Attraverso questo atto concreto di sensibilità e amore per la nostra comunità – ha osservato l’assessore Navanzino – si dota il Museo della Ceramica di due opere che ben si inseriscono fra i preziosi contributi dei maestri figurinai caltagironesi”. “In questo modo – ha dichiarato il sindaco Ioppolo – si arricchisce l’offerta culturale del prestigioso museo che, grazie ai consistenti lavori che riguardano l’edificio di Sant’Agostino, potrà entro pochi anni disporre di una nuova sede capace di valorizzarne ancora di più e meglio le significative collezioni”.

“Genti di Sicilia”. Dall’1 Giugno a Ragusa Ibla una mostra omaggia l’arte dei maestri figurinai Bongiovanni Vaccaro

Comunicato Stampa   Foto di Giuseppe Bornò 

RAGUSA – Nel cuore di Ragusa Ibla, antico quartiere barocco di Ragusa, sorge il nobiliare Palazzo Arezzo Donnafugata. Da quasi due secoli al suo interno trovano dimora particolari statuine in terracotta dipinta: raccontano quell’isola verace che ritroviamo nei libri di Verga e Capuana, attraverso scene della quotidianità del tempo. Sono state realizzate da Giacomo Vaccaro e dal nipote Giuseppe Bongiovanni Vaccaro, celebri “figurinai” della vicina Caltagirone, che hanno operato nella seconda metà dell’Ottocento.

Tenute finora lontane dallo sguardo estraneo, queste speciali e bellissime statuine saranno le protagoniste della mostra “Genti di Sicilia. Opere dalla Bottega Bongiovanni Vaccaro a Palazzo Arezzo Donnafugata”, allestita dall’1 giugno all’8 luglio al Teatro Donnafugata di Ragusa Ibla (ingressi contingentati e solo su prenotazione nel rispetto delle norme anti-Covid). Promossa dall’Assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana e organizzata dall’Associazione Donnafugata 2000, l’esposizione è curata dallo storico dell’arte e saggista Costantino D’Orazio.

“La mostra si presenta come un’occasione straordinaria per studiare la storia e la tecnica dei Bongiovanni Vaccaro e dei figurinai di Caltagirone – spiega il curatore D’Orazio – che nella seconda metà dell’Ottocento fotografano con grande acume e spirito d’osservazione scene di vita quotidiana caratterizzate da un’originale vivacità. Osservando i piccoli capolavori esposti, dai mendicanti ai calzolai, dalle mamme alle prese con i propri pargoli ai contadini impegnati con gli animali, fino ai borghesi di recente benessere, è chiaro che siano il frutto dell’osservazione diretta del popolo che frequenta le campagne, i mercati e le cerimonie religiose, ma la sagacia con cui i Bongiovanni Vaccaro sanno cogliere il momento, esaltare la stanchezza come l’euforia, soffiare sul fuoco della rabbia con un guizzo degli occhi o un aprire di braccia, non può limitarsi soltanto a uno sguardo acuto sul vero. C’è un profondo studio fisiognomico alle spalle – continua D’Orazio – che risale ai grandi maestri Da Vinci, Raffaello, Michelangelo: non sono figure improvvisate né messe in posa, sono il frutto dello studio di stampe, testi e iconografie precise, a cui i figurinai hanno aggiunto un’attenzione certosina al dettaglio antropologico”.

“Genti di Sicilia” parla di Sicilia, di quotidianità lontana che si fa rassicurante, quasi catartica in questo presente così diverso. È un omaggio all’arte dei maestri Bongiovanni Vaccaro – magnificamente raccontato nel catalogo della mostra, edito da Silvana Editoriale, che con dovizia di particolari ricostruisce la creazione dal punto di vista storico-artistico, antropologico e tecnico di queste meravigliose opere, svelandone anche aneddoti e curiosità –, ma è di più: è tributo alla Sicilia che è stata e che sarà.

Per il Teatro Donnafugata è un onore grande proporre la mostra Genti di Sicilia – commenta Vicky DiQuattro che insieme alla sorella Costanza cura la direzione artistica del teatro ibleo – soprattutto attraverso una formula di grande respiro e con il supporto di prestigiose collaborazioni. In un momento storico come quello che viviamo, si avverte la necessità di “partecipare” e “ricordare”: pertanto diventa indispensabile, oltre all’attenzione consueta verso la tutela, valorizzare e rendere fruibile il patrimonio culturale nel convincimento che la conoscenza genera appartenenza e coinvolgimento. Genti di Sicilia si propone così come autentica “rappresentazione” in grado di trasmettere una testimonianza storicamente attendibile per conoscere ciò che siamo stati e comprendere ciò che siamo e come importante spunto di riflessione per tentare di comprendere quella “moltitudine” di popoli che, venuti da ogni parte, oggi sono appunto Genti di Sicilia”.

Ma c’è di più: in progetto la creazione di un “circuito sulle tracce dei Bongiovanni-Vaccaro” che vedrà Ragusa come prima tappa per poi coinvolgere altre città della Sicilia Sud-orientale, attraverso collaborazioni virtuose tra istituzioni pubbliche e private.
Oltre al testo del curatore D’Orazio, il catalogo della mostra presenta anche i contributi dell’assessore ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana della Regione Sicilia Alberto Samonà, delle direttrici

artistiche del Teatro Donnafugata, Vicky e Costanza Di Quattro, della storica dell’arte Valentina Bruschi, del giurista Giacomo Pace Gravina, dell’architetto Nunzio Gabriele Sciveres e del ceramista e professore Antonio Navanzino. Il progetto del percorso della mostra è dell’architetti Nunzio Sciveres e Federico Guarini. Le foto in catalogo sono di Giuseppe Bornò.
Sponsor della mostra: Libero Consorzio dei Comuni Iblei, Banca Agricola Popolare di Ragusa, Comune di Ragusa, Adecco.
Solo su prenotazione dalle 10.00 alle 20.00 dal martedì alla domenica. Per info e prenotazioni: www.teatrodonnafugata.it – 334 220 8186 – info@teatrodonnafugata.it.

 

La Scala Infiorata di Caltagirone dedicata al Sommo Poeta

Articolo e Foto di Omar Gelsomino

Anche durante la pandemia da Coronavirus, la Scalinata di Santa Maria del Monte, conosciuta in tutto il mondo per le alzate dei suoi 142 gradini rivestite con mattonelle in ceramica policroma, diviene ancora una volta teatro di uno spettacolo meraviglioso. Oltre alla Luminaria con i coppi illuminati nelle sere del 24 e 25 luglio e del 14 e 15 agosto, lungo la Scala viene allestita l’Infiorata. Seppur istituita nel 1989 dall’ assessore comunale all’Ambiente del tempo, Giovanni Falcone, è divenuta una tradizione ormai consolidata.

Ogni anno tra maggio e giugno migliaia di vasi con piante e fiori dalle diverse sfumature di colore, formano un unico disegno ogni volta diverso: la Scala Infiorata è un omaggio alla Madonna Maria SS. di Conadomini, compatrona della città, ma in occasione del 700° anniversario della morte è stata dedicata a Dante Alighieri. Il disegno, realizzato da Marco De Caro e allestito insieme agli altri dipendenti del Servizio Verde pubblico comunale consta di quattro colori (bianco, rosa, rosso e verde), frutto dell’utilizzo di 1600 piante di geranio (1400) e bosso (200), raffigura il Sommo Poeta. Da piazza Municipio e dalla via Principe Amedeo è possibile ammirare uno spettacolo che solo la città Caltagirone sa offrire con il suo tripudio di ceramiche, fiori e colori primaverili. La Scala Infiorata, annoverata tra le scale più colorate del mondo, diventa un modo perfetto per celebrare la primavera e lasciarsi suggestionare dalla sua bellezza.

A Caltagirone la seconda edizione del Parnaso Siculo Book Fest

 

Articolo di Samuel Tasca

Nonostante le restrizioni, non si ferma la seconda edizione del Parnaso Siculo Book Fest, che avrà luogo a Caltagirone (CT), dal 4 al 6 dicembre. Un festival che, nato nel 2019, si presenta come occasione per rilanciare il dialogo sulla letteratura e sulla cultura.

Diversi gli attori coinvolti nell’organizzazione dell’evento patrocinato dal Comune di Caltagirone e organizzato dal Bookstore Mondadori presente in città, a cominciare dal suo ideatore Mario Luca Testa e continuando con Melissa Scollo (referente del Bookstore), Martina Testa (traduttrice, specializzata sugli autori americani contemporanei), Demetrio Di Grado (artista autore del visual) e infine l’Associazione Mediterraneum, partner della manifestazione.

«Verrà meno la vera essenza del libro, che è la sua fisicità – spiega Mario Luca Testa, riferendosi all’esigenza di concepire un festival fruito interamente attraverso l’utilizzo dei media digitali per garantire la sicurezza di tutti i partecipanti – ma se si fosse rinunciato al dialogo, al confronto, allo stimolo artistico e culturale, si sarebbe fatto un torto ancora più grave agli intenti che muovono questo tipo di iniziative. Pertanto, sì al distanziamento fisico, no al distanziamento sociale, cui viene in soccorso il potenziale dei nuovi mezzi di comunicazione».

Anche la scelta di confermare Caltagirone come sede dell’evento non è assolutamente casuale, ma frutto del consolidato rapporto di sinergie messo in atto dagli amministratori e dagli organizzatori. Decisiva sicuramente è stata l’assegnazione al Comune del titolo di “Città che legge”  per il biennio 2020/2021”, attribuitole per l’«impegno a svolgere con continuità una serie di attività di promozione della lettura, proponendo un modo di concepire la cultura quale strumento indispensabile per trasformare l’identità dei luoghi e dei suoi abitanti».

Un rapporto, dunque, che non può prescindere dal territorio. La manifestazione, infatti, vuole essere motore di rilancio in termini produttivi e di promozione turistica. Ogni giorno, infatti, ogni intervento verrà preceduto dalla rubrica “Frammenti di Caltagirone”, curata da Michele Elia (guida turistica) che avrà appunto lo scopo di far conoscere la città stimolando la curiosità dei partecipanti all’evento.

Si dice fiducioso anche l’Assessore alle Politiche culturali Antonino Navanzino, che d’intesa col sindaco Gino Ioppolo, ha dichiarato: «Anche in momento difficile come questo e nonostante le limitazioni legate alla pandemia abbiamo voluto dare il meritato riconoscimento allo sforzo degli organizzatori, con l’auspicio che la prossima edizione del Parnaso Siculo Book Fest possa tenersi in presenza già la prossima primavera».

Per conoscere il programma dettagliato dell’evento clicca qui.

Attenzione… Arriva Luvespone! Guido Savatteri e il suo amore per il reggae

Articolo di Samuel Tasca

In giro ne parlano tutti. Alcuni mi dicono: “Dovreste intervistarlo, è davvero in gamba!”. Ed eccolo, all’improvviso, nello stesso locale che avevo scelto quella sera. Look semplice, volto simpatico e in testa una cosa sola: la musica. È Guido Savatteri, in arte Luvespone, il nuovo talento della musica reggae siciliana.

Spiegaci, perché hai scelto il reggae come genere musicale?
«Io non ho scelto nulla: è stato lui a catturarmi con le sue vibrazioni e con il suo sound.
Scherzi a parte: considero il reggae più di un semplice genere musicale. Nei testi e nelle sonorità di questa musica ho trovato componenti storiche, culturali e folkloristiche che mi hanno affascinato molto.
Inoltre, è interessante notare come la Giamaica, un’isola più piccola della Sicilia, abbia influenzato una discreta parte della musica mainstream con il suo sound autentico e inconfondibile».

Prima l’esperienza con il progetto “Reggae Connection”, poi il lancio della carriera da solista e adesso il boom di successi con il feat. con Tarsia per il singolo “Ubriachi fino alle tre”, come è cambiata la tua vita?
«Principalmente, il cambiamento è avvenuto nella gestione della mia vita: adesso che la musica è diventata la componente fondamentale, è cambiato l’ordine delle mie priorità.
Sicuramente, le criticità legate al Coronavirus ostacolano i concerti e le esibizioni dal vivo: ciò comporta delle ricadute negative anche dal punto di vista economico. Tuttavia, se c’è una cosa che ho capito in questi 29 anni di vita è che, per inseguire un sogno, non bisogna mai mollare.
Continuerò a scrivere le mie canzoni e farò di tutto per farmi trovare pronto».

Provieni da una piccola realtà della Sicilia, Caltagirone (CT), dove a volte realizzare i propri sogni, specialmente in ambito artistico, può sembrare un’ardua impresa, ma tu sembri aver intrapreso la strada giusta, qual è stato il tuo segreto?
«Ho fatto quello che fanno le persone innamorate: ho seguito il cuore e sono stato guidato dall’entusiasmo. Ovviamente è stato un gran lavoro di squadra: con la Reggae Connection e con le tante persone che ci supportano siamo riusciti a creare un “movimento Reggae” che ha coinvolto il nostro territorio. Le difficoltà ci sono state, ma siamo riusciti a superarle, cercando di diffondere un nuovo sound con tutti i mezzi possibili (programmi radiofonici, concerti, eventi ed incontri).
Dopo 12 anni, ci siamo resi conto che nel territorio del Calatino abbiamo tanta gente che conosce la nostra musica e di questo ne andiamo fieri».

Prima il concetto del tempo rivisto nell’ottica di una quarantena con il singolo “Time Taking Over” e poi quello della bellezza e autenticità dell’essere con “Ubriachi fino alle tre”, cosa ti ispira nella composizione dei tuoi testi?
«Sicuramente le esperienze che vivo, insieme a ciò che mi lascia la gente che passa dalla mia vita.
Devo aggiungere, però, che anche la mia formazione umanistica, ricca di studi e docenti meravigliosi, sta giocando un ruolo importante nella creazione dei miei brani.
Cerco di captare gli input attorno a me e di trovare le parole giuste per fare in modo che possano arrivare al cuore degli ascoltatori».

Una curiosità… perché LUVESPONE?
«Il mio nome è Guido. Tutti mi sfottevano con la più classica delle ingiurie: Guido… La Vespa. Quando ho potuto scegliere il mio nickname, ho pensato subito a “LUVESPONE”.
E quindi: “Guido…La Vespa?. No: LUVESPONE”.
Ho giocato di auto-ironia e mi è andata bene».

Alla fine della conversazione sono convinto di aver conosciuto un giovane talento pronto a conquistare il grande pubblico: la grinta e l’entusiasmo che lo caratterizzano traspaiono da ogni sua parola. Non mi resta, quindi, che augurargli ogni successo a nome di tutta la redazione di Bianca Magazine. E adesso? Assieme a Guido tutti in sella a lu vespone… si parte verso il prossimo successo!

 

Devotion, l’ode alla bellezza di Dolce e Gabbana

Articolo di Omar Gelsomino

L’estro, la creatività, il sogno e la bellezza. Questi elementi contraddistinguono il marchio D&G.

Presentato in anteprima mondiale al Teatro Antico durante l’edizione 2020 del Taormina Film Fest “Devotion”, la pellicola prodotta da Domenico Dolce e Stefano Gabbana, è arrivata anche a Caltagirone, seconda tappa dopo Siracusa. La Regione Siciliana ha scelto Dolce&Gabbana per promuovere e valorizzare l’Isola, da sempre ambasciatore della Sicilia e dell’Italia nel mondo. Anche la città della ceramica è stata animata da questo evento tanto atteso. Dalla Villa comunale è partita una sfilata formata dalla banda dell’associazione musicale “Luigi Sturzo” e dalla banda Montecassino di Militello in Val di Catania, seguite da gruppi folkloristici e dai carretti siciliani per giungere in piazza Umberto. Mentre in via Vittorio Emanuele degli stand decorati con i colori e i motivi dei carretti siciliani e gli allestimenti tipici del folklore siciliano esponevano le eccellenze enogastronomiche del territorio e del settore ceramico con i Distretti e i Consorzi della Regione Siciliana sotto la supervisione del maestro pasticciere Nicola Fiasconaro; in via Roma, piazza Umberto, via Duomo, via Principe Amedeo e via Luigi Sturzo, diversi maestri ceramisti con le loro postazioni si sono esibiti in alcune estemporanee. Nel piazzale di Sant’Orsola il meraviglioso spettacolo della Primaria Compagnia dei Pupi Siciliani di Caltagirone intratteneva i passanti.

 

Dopo i saluti del sindaco di Caltagirone Gino Ioppolo e dell’assessore regionale alla Sanità Ruggero Razza e gli interventi del direttore del Museo Regionale della Ceramica Andrea Patanè, della dirigente scolastica del Liceo Artistico “Sturzo” Concetta Mancuso, lo storico Giacomo Pace Gravina, il presidente del Distretto Produttivo Ficodindia di Sicilia Antonio Lo Tauro, la presidente del Distretto Agrumi di Sicilia, accompagnati dalle immagini della dimostrazione al tornio del maestro ceramista Mario Milazzo e del piccolo Giacomo, poi è arrivato il momento clou della serata con la proiezione di “Devotion”. Ancora una volta Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno scelto il regista premio Oscar Giuseppe Tornatore per raccontare l’amore incondizionato per la Sicilia, con le musiche del Maestro Ennio Morricone, scomparso il mese scorso.

“Devotion” racconta l’infinito amore di Domenico Dolce e Stefano Gabbana per la Sicilia, fonte inesauribile della loro creatività, e l’instancabile passione per il loro lavoro: un intimo percorso alla scoperta di una dimensione autentica e lontana dai riflettori della moda. Un’ode alla bellezza, alla cultura, alle tradizioni e ai saperi che sfociano nell’incontro tra la Sicilia e Dolce&Gabbana rendendo uniche le loro creazioni.

Domenico Dolce spiega come è nata l’idea di Devotion: «Quando abbiamo deciso di presentare a Palermo le Collezioni Alta Moda, Alta Sartoria e Alta Gioielleria, abbiamo chiesto al Maestro Giuseppe Tornatore se aveva voglia di seguirci e fare questo lavoro su di noi, ma la cosa ci imbarazzava alquanto data la sua incredibile statura di regista premio Oscar. È stata una bella sfida: noi sappiamo fare vestiti, non siamo attori».

«All’inizio ha prevalso l’imbarazzo, ma Giuseppe è stato molto bravo a farci sentire a nostro agio. Ci ha fatto ricordare le difficoltà e le gioie dei nostri primi anni: allora come oggi, condividevamo un obiettivo; l’amore e l’entusiasmo che da sempre mettiamo nel nostro lavoro e che ci hanno portati dove siamo oggi» commenta Stefano Gabbana. «Della Sicilia amiamo tutto: i colori, le espressioni artistiche, gli scorci mozzafiato, le feste di paese, la buona cucina, il folclore che rivela l’anima del territorio e delle persone che lo abitano, il suo ‘bello assoluto’. Amiamo tutto ciò che è siculo – spiegano Domenico Dolce e Stefano Gabbana -. Quello che cerchiamo di fare con il nostro lavoro è raccontare, valorizzare e tramandare questo patrimonio culturale di straordinaria bellezza. Le cose belle devono essere preservate e mai come adesso abbiamo tutti bisogno di ripartire: come sempre, continueremo a puntare sull’Italia ripartendo da questa meravigliosa isola, fonte inesauribile della nostra creatività».

Per il Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci «Il genio artistico e creativo di Domenico Dolce e Stefano Gabbana ha contribuito a diffondere nel mondo l’immagine solare e positiva della Sicilia. L’originalità e la qualità delle loro creazioni sono il miglior biglietto da visita per una regione in cui natura, colori, profumi, storia e cultura si fondono in un paesaggio talmente affascinante da colpire il cuore e la mente del viaggiatore e stimolare la fantasia di chi ancora non ha visitato questa splendida terra».

«Vedere questo centro storico magnifico, per una persona sensibile all’arte, alla cultura e alla storia, di questa terra meravigliosa di Sicilia penso sia stata la scelta appropriata inserire Caltagirone in una delle tappe del progetto itinerante di Devotion – dichiara Nicola Fiasconaro -. L’accoglienza e l’entusiasmo che trasmette la gente è davvero emozionante. Folklore, bellezza, arte e cultura rappresentano un connubio magnifico. La scelta di Dolce&Gabbana di fare un accordo con la Regione Siciliana è una grande scommessa, speriamo di saper cogliere questa opportunità unica e storica che ci viene offerta, perché può risollevare questo nostro immenso patrimonio agroalimentare. Il meglio della Sicilia sarà messo in luce grazie alla visione di Domenico Dolce e Stefano Gabbana».

A far cornice sulla Scala di Santa Maria del Monte è stato realizzato un disegno artistico, formato da piante e coppi, che rappresenta la foglia d’acanto da sempre soggetto della secolare decorazione ceramica mentre i coppi illuminati rappresentano il fiore, e poi in chiusura lo spettacolo dei fuochi d’artificio in attesa che iniziasse la seconda proiezione. Questo progetto itinerante basato sulla bellezza della Sicilia racchiuso in “Devotion” continuerà a Castellammare del Golfo (8 agosto), a Palermo (12 agosto) ed infine a Polizzi Generosa (16 agosto).

 

 

Officine della vista, il giusto valore alla professione dell’ottico

 

Articolo di Sofia Cocchiaro   Foto di Mario Rabbito e Samuel Tasca

Le famose “Officine di Leonardo” sono state la fonte d’ispirazione per Filippo e Mario, amici d’infanzia, che quindici anni or sono, hanno deciso di mettere a frutto le esperienze maturate in giro per l’Italia nelle più grandi catene di ottica presenti sul territorio nazionale. Nel 2005 nascono così, a Caltagirone, in Via Bouganvillea, le “Officine della Vista”, trasferitesi nel 2011 nell’attuale punto vendita in Viale P. Umberto, 61. Non si tratta del classico negozio di rivendita di occhiali, così come Mario e Filippo non sono dei semplici rivenditori. Sin dall’inizio della loro carriera imprenditoriale il loro leitmotiv è stato la valorizzazione della loro figura professionale nonché la scelta di distinguersi, puntando sulla qualità dei prodotti presenti in store. Secondo la loro visione, la scelta dell’occhiale rappresenta uno dei modi per esprimere la propria immagine e la propria personalità ed anche qui è sicuramente fondamentale, da parte dell’ottico, accompagnare il cliente verso l’opzione di ciò che più lo rappresenta stimolando, attraverso proposte personalizzate, la consapevolezza del proprio “io” autentico. L’unica possibilità che vi viene offerta una volta entrati da “Officine della Vista” è un articolo di assoluta qualità. Per questi motivi, Mario e Filippo hanno valutato appositamente di non trattare i brand classici, ma di privilegiare prodotti di nicchia rappresentativi del migliore artigianato italiano. Ma vi è di più, poiché, anche per quanto concerne il campo delle lenti da vista e delle lenti a contatto troverete solo il top di gamma. Relativamente alla contattologia, rimarrete positivamente sorpresi dall’esclusiva linea di lenti colorate Desìo, le uniche in grado di trasformare il vostro sguardo senza privarlo della sua spontaneità e naturalezza, coniugando la massima resa estetica con un’ offerta di correzioni visive unica sul mercato. Si tratta di brand assolutamente unici ed esclusivi tanto che, per divenirne rivenditori, molteplici sono i requisiti che la casa madre verifica che sussistano all’interno degli store selezionati, ovvero in particolare la loro capacità di essere altro rispetto al classico negozio dove poter acquistare occhiali da vista o da sole. Alla luce di tutto ciò emerge chiaramente che da “Officine della Vista” non solo potrete acquistare un occhiale adatto alle vostre esigenze, ma sicuramente avrete l’ occasione di farvi consigliare da “ottici specialisti”, consulenti per le immagini e per l’ immagine, competenti operatori del settore che si occupano a tempo pieno del benessere visivo del cliente, consapevoli che il senso della visione sta subendo cambiamenti radicali. Il nostro sistema visivo si è infatti evoluto e questo ha provocato nuove abitudini e problematiche da studiare e alle quali porre rimedio. Pertanto, noi di Bianca Magazine non possiamo che rivolgere i nostri complimenti a Filippo e Mario per aver scelto di sfruttare le proprie competenze distinguendosi per essere diventati selettori e ricercatori della qualità.

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Vivere (sos)pesi nel tempo del Covid-19, resilienza e adattamento alla nuova realtà umana

SalutiAmo a cura di Angelo Barone

Con la fine del lockdown, sino a quando non sarà creato un vaccino o una terapia efficace, dobbiamo convivere con questa realtà invisibile che è il Covid-19. Considerato che uno studio dell’Istituto Piepoli ha rilevato che il 63 per cento degli italiani soffre di stress da pandemia: insonnia, ansia e depressione chiediamo al Dott. Raffaele Barone, Primario di Psichiatria presso l’Ospedale Gravina e DSM di Caltagirone, come si deve affrontare e vivere questa fase?
«L’ansia e la depressione sono modalità di espressione della sofferenza al cambiamento. Noi temiamo una pandemia psicologica e psichiatrica con un aumento delle dipendenze da sostanze stupefacenti, internet, gioco d’azzardo, depressione, disturbi d’ansia, disturbi post traumatici da stress, auto ed etero aggressività che colpirà di più le fasce più fragili e marginali della società, quando c’è disoccupazione, fallimenti delle imprese, povertà la gente si affida a soluzioni illusorie, alla fortuna e alla disperazione.
Le persone devono affidarsi a se stesse, puntare sulle proprie risorse e potenzialità, saper chiedere aiuto per attivare una capacità di adattamento alle nuove condizioni di vita, quella che noi chiamiamo “resilienza”. Resiliente è colui che riesce a trasformare una difficoltà in opportunità.
Prevenzione è sviluppare e affermare nuove forme di partecipazione e democrazia nella vita, nella famiglia, nella comunità e con se stessi, in fondo la democrazia si fonda su un insieme di regole che impediscono di agire secondo istinti pulsionali, ma sviluppa il senso di responsabilità. Questo virus ha colpito nel profondo le persone, ha sviluppato paura del contagio ricordandoci che siamo mortali. Insieme alla depressione ci sarà un aumento della dimensione paranoide. La migliore prevenzione è tornare all’essenza della vita: sviluppare relazioni positive, dare valore all’amore e al rispetto. Infine voglio ricordare che in questi mesi di lockdown tutti hanno trovato rifugio nella famiglia e sperato nel funzionamento del servizio sanitario. In un mondo che non sarà più come prima l’impegno e le scelte di tutti noi, individuale e comunitario, saranno decisivi per il futuro. Usare le tecnologie digitali con creatività e intelligenza, praticare la meditazione della consapevolezza per conoscere meglio se stessi e accettare le ansie e le paure per sviluppare resilienza, impegnarsi per sviluppare la democrazia solidale a livello locale e globale, essere prudenti e audaci nella vita di ogni giorno, impegnarsi per l’ambiente e lavorare con fiducia e speranza sono alcuni ingredienti per superare positivamente la catastrofe del Covid-19 e per migliorarci a livello individuale e globale».

Che fortuna vivere in sicilia!

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di Irene Novello

“Non invidio a Dio il Paradiso perché sono ben soddisfatto di vivere in Sicilia”, così Federico II di Svevia, re di Sicilia e imperatore del Sacro Romano Impero, definì la nostra isola.
Spesso noi siciliani non ci rendiamo conto che viviamo nell’isola più grande del mar Mediterraneo, culla di antichissime civiltà, terra di antichi miti e leggende che hanno reso più intrigante la sua storia. Palcoscenico di tantissime espressioni artistiche, terra natìa d’innumerevoli artisti che si sono lasciati ispirare dalla sua bellezza e protagonista indiscutibile della Dieta Mediterranea.

Si narra che in un tempo molto antico tre ninfe bellissime vagavano in tutto il mondo raccogliendo tutto ciò che di buono incontrassero, quando arrivarono in una terra bellissima, decisero di fermarsi e di lanciare in mare tutto ciò che avevano raccolto in viaggio. Dal mare nacquero tre promontori Capo Peloro, Capo Passero e Capo Lilibeo e si venne a creare un’isola di forma triangolare: la nostra Sicilia! Il mito tutt’oggi si respira nell’aria siciliana! Le rive del lago di Pergusa sono il luogo in cui Ade, Signore degli Inferi, rapì Persefone mentre raccoglieva i fiori. L’Etna è il luogo in cui il dio Efesto costruì la sua fucina aiutato dai Ciclopi. Qui Omero ambientò l’episodio dell’ “Odissea” in cui Polifemo venne accecato da Ulisse e i suoi compagni e per la rabbia il ciclope scagliò in mare i suggestivi faraglioni di Aci Trezza, dove la bellezza del borgo ha ispirato Verga nel romanzo “I Malavoglia”. Presso l’isola di Ortigia, a Siracusa, in uno specchio d’acqua si amano la ninfa Aretusa e il giovane Alfeo.

Che dire della cucina siciliana e dei suoi prodotti tipici che arricchiscono ogni singolo piatto! La lista è lunghissima: lo sfincione e la cassata di Palermo, le busiate e il cannolo di Trapani, il vino di Marsala, le arance di Ribera, il melone cantalupo di Licata, il pane di grano duro del Dittaino, il piacentino ennese, le cassatelle di Agira, i carciofi di Niscemi, i fichi d’india di San Cono e Militello in Val di Catania, il pomodoro di Pachino, il pizzolo di Sortino, le scacce ragusane, l’olio dei monti Iblei, il cioccolato di Modica, i formaggi ragusani, le muffulette di Caltagirone, le cassatelle alla ricotta di Grammichele, i vini dell’Etna, il pistacchio di Bronte, la pasta alla Norma e l’arancino di Catania, il tartufo e il suino nero dei monti Nebrodi, la granita e “brioscia con il tuppo” di Messina e molti altri prodotti ancora che l’intero mondo ci invidia!

Che dire poi dei bellissimi posti tra mare e montagna dove poter trascorrere il tempo libero andando alla scoperta della nostra terra: l’Isola dei Conigli di Lampedusa, con la spiaggia più bella del mondo; le saline di Trapani e Paceco con le loro vasche, canali e antichi mulini sono uno dei luoghi più affascinanti dell’isola; la Scala dei Turchi, singolare scogliera dal colore bianco e dalle particolari forme, presente nei romanzi de “Il Commissario Montalbano” di Andrea Camilleri; l’Isola delle Correnti che incanta per la sua selvaggia bellezza, dove lo Ionio e il Mediterraneo s’incontrano regalandoci uno spettacolo marino unico; la valle dell’Anapo meraviglia archeo-naturalistica; le gole dell’Alcantara dalla natura spettacolare e infine l’Etna, il più grande vulcano attivo in Europa!

La Sicilia vanta ben sette siti Unesco e diversi borghi tra i più belli d’Italia. Che dire della possibilità di partecipare dal vivo agli spettacoli teatrali e musicali nell’antico Teatro Greco di Siracusa, nel Teatro Greco-Romano di Catania, nel Teatro Antico di Taormina e in quello di Segesta. Luoghi dove ancora si sente la presenza degli antichi dei. Che dire delle chiese, delle cattedrali dei palazzi della Palermo Arabo-Normanna, di Cefalù, di Monreale, del Barocco del Val di Noto. Sono tutte testimonianze di un antico e articolato passato che ha tessuto le trame di un intenso presente, di un’isola che ha tutto e che si presenta come l’Italia al superlativo! Riscopriamo la nostra terra.

 

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