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Savoca, alla scoperta del borgo medievale

di Omar Gelsomino

Tra le tante mete turistiche siciliane, incastonato su un colle roccioso, c’è il borgo medievale di Savoca. Il suo nome deriverebbe dalla pianta di Sambuco (in dialetto Sauca, dal latino medievale Sabucu), ma vi sono anche altre ipotesi. Le sue origini risalgono all’età romana, quando fu fondato il nucleo principale del paese, e in seguito conobbe le dominazioni bizantina, araba e normanna. Alcune fonti attribuiscono la sua fondazione al 1134 ad opera di Ruggero II, altre antecedenti all’anno Mille con il Pentefur, altre ancora ascrivono la nascita del Pentefur a cinque ladroni evasi dal carcere dell’odierna Taormina.

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Dal XII al XVIII secolo la città ha vissuto momenti di crescita sociale, culturale ed economica per registrare nei primi decenni del secolo scorso un lento declino. Solo la lungimirante valorizzazione delle sue bellezze storiche e delle sue tradizioni culturali hanno consentito un nuovo corso, tanto da essere stato inserito fra i Borghi più belli d’Italia ed assumere un posto di rilievo nel turismo della Sicilia.

Passeggiando per le sue viuzze ci si lascia coinvolgere dalla sua antica atmosfera: accanto alle recenti ristrutturazioni si notano le case in pietra locale, i tetti con i coppi siciliani e le strade in basalto. Da qualsiasi lato si guardi, Savoca offre scenari suggestivi sempre nuovi. Già nel 1927 il poeta messinese Carlo Parisi scriveva “Con sette facce Savoca sul monte sorride leggera…” e “Paese dalle sette facce” fu definito anche da Leonardo Sciascia.

A dominare il borgo di Savoca c’è il castello Pentefur, costruito tra il VI e il XVII secolo, e le rovine della sinagoga, utilizzata nel Medioevo dai giudei, già presente nel 1408. A segnare l’entrata nel centro storico una delle antiche porte che conduce al Municipio e ai resti di Palazzo Archimandritale. Meritevoli di essere visitati la Chiesa di San Michele, la cui fondazione è antecedente al 1250, e sulla cui facciata vi sono due portali in stile gotico-siculo ed archi in pietra arenaria, mentre al suo interno è costituita da un’unica navata con rifiniture barocche e custodisce pregevoli opere d’arte ed importanti affreschi. Su uno sperone roccioso, proteso verso il vuoto, si erge la Chiesa di San Nicolò con le sue merlature che la rendono simile ad un castello: costruita nel XIII secolo è stata una delle location del film “Il Padrino”. Meritevole di essere visitata anche la Chiesa Madre dedicata a Santa Maria in Cielo Assunta del XII secolo a tre navate, il cui impianto è di epoca normanna. Poco più avanti una finestra con bifora cinquecentesca contraddistingue la casetta tardo-medievale.

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Nel Convento dei Cappuccini, edificato nel 1574, la cripta (con annessa chiesa dedicata a San Francesco d’Assisi) conserva i resti mummificati di abati, personaggi autorevoli e membri delle famiglie patrizie con abiti dell’800. Inserito tra i beni immateriali dell’Unesco, al centro del paese si trova il Museo storico ed etno-antropologico. Edificata intorno all’anno mille dai monaci basiliani la Chiesa del Calvario nel 1736 fu trasformata in chiesa dai gesuiti. Il patrimonio architettonico di Savoca è arricchito da splendidi palazzi nobiliari: Palazzo Salvadore e Palazzo Scarcella entrambi del XVII secolo, ma quello più famoso è Palazzo Trimarchi, fondato tra il XVI e il XVII secolo, in stile neoclassico, in cui vi è il Bar Vitelli nel XVIII secolo, reso noto dal regista Francis Ford Coppola in cui girò la scena che vede seduto ad un tavolino Michael Corleone.

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Savoca è rinomata anche per i suoi prodotti tipici: la cuzzola; a carni i’ crastu ‘nfurnata, u piscistoccu a’ ghiotta; torta al limone e i cannulicchi in cialda croccante e a granita ca’ zzuccarata (servita con un croccante biscotto locale condito con semi di sesamo). Piatti imperdibili che profumano di tradizione e genuinità, bellezze storiche, culturali e paesaggistiche rendono unico il borgo medievale di Savoca che con i suoi panorami mozzafiato lasciano il visitatore incantato.

 

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Forza d’Agrò, perdersi nella bellezza di un borgo sospeso nel tempo

di Samuel Tasca

Abbandonando il litorale ionico, dopo aver attraversato le note località marittime di Giardini Naxos e Letojanni, se iniziate a salire verso l’entroterra giungerete in un piccolo borgo del Messinese che tanti anni fa incantò persino il regista americano Francis Ford Coppola.

No, non stiamo parlando di Savoca, bensì del comune di Forza d’Agrò, piccolo centro abitato della provincia di Messina che offre ai suoi visitatori una meta affascinante da molti punti di vista.

La posizione rialzata rappresenta sicuramente uno dei suoi principali elementi d’attrazione: dalla città, infatti, è possibile godere di una vista privilegiata sulla costa orientale della Sicilia, riuscendo a scorgere persino Siracusa nelle giornate più limpide. Non a caso alcuni dei ristoranti più rinomati si trovano per l’appunto all’ingresso della città, il punto migliore per poter godere di questa vista e assaporare dell’ottimo pesce pescato giù sulla costa.

forza d'agro

Addentrandosi ancora più al suo interno, Forza d’Agrò cattura i suoi visitatori attirandoli con i suoi vicoli stretti, le scalinate e i suoi monumenti in pietra che rappresentano un patrimonio architettonico risalente per la maggior parte all’XI secolo. Non è un caso, infatti, che il regista del film “Il Padrino”, scelse proprio la Chiesa della Santissima Annunziata per girare la celebre scena del matrimonio tra Michael Corleone e Apollonia Vitelli. E sembrerebbe che la caratteristica facciata della chiesa abbia ispirato anche i disegnatori della Disney Pixar: all’interno del film d’animazione “Cars 2”, infatti, le simpatiche macchine animate giungono in una piazza nella quale spicca una chiesa dall’aspetto praticamente identico a quella della città (guarda il video).

Tappa fondamentale della visita a Forza d’Agrò è inoltre il peculiare Arco Durazzesco: posto al culmine di una scenografica scalinata semicircolare in pietra, l’arco, ricavato all’interno di un muro merlato che rimanda la memoria al periodo medievale, dà accesso ai suoi visitatori all’interno della piazzetta antecedente la Chiesa della Santissima Trinità, altro monumento d’interesse storico della città.

 

La visita per la città continua passando da un vicoletto a un altro senza mai preoccuparsi di controllare la mappa perché il modo migliore per apprezzare questo borgo dall’aspetto sospeso nel tempo è proprio quello di lasciarsi catturare al suo interno e di perdersi tra le sue stradine, scoprendo scorci che in nessun altro modo potreste vedere. Così, se siete fortunati, vi capiterà, com’è successo a noi, di imbattervi anche in uno dei circa novecento abitanti del paese. Lasciate che siano loro a raccontarvi l’essenza di quel borgo con la loro spontaneità e la voglia di condividerne la bellezza con chi, come noi, non avrebbe mai immaginato che arroccato su quel monte potesse sorgere uno scrigno di pietra colmo di così tanta meraviglia.

 

 

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Tortorici: il borgo dal fascino antico che guarda al futuro

di Patrizia Rubino   Foto di Donatella Lupica

Un paesaggio da cartolina: sullo sfondo una grande vallata circondata da monti, colline punteggiate da innumerevoli case dal sapore antico, ecco come appare Tortorici, probabilmente uno dei borghi più suggestivi del Parco dei Nebrodi, le cui origini sembrerebbero risalire all’epoca bizantina. Una superficie vastissima all’interno della quale s’incontra una natura ancora incontaminata che offre una variegata vegetazione: faggeti, noccioleti e castagneti ma anche laghi, torrenti e persino una riserva naturale quella del Vallone Calagna, per la presenza della “Petagna Sanuculaefolia”, una pianta le cui origini risalgono a milioni di anni fa.

Ma oltre alle straordinarie bellezze naturali la cittadina, che conta oltre settanta antiche contrade, offre un centro storico dal taglio prettamente medievale di grande fascino e tutto da scoprire; vicoli e stradine, scalini, archi e sottopassaggi ed ancora chiese e monumenti retaggio di un passato ricco e glorioso.

«Un tempo – racconta Lidia Calà, presidente della Pro Loco, fortemente impegnata nel rilancio del paese – Tortorici rappresentava un punto di riferimento per tutto il comprensorio dei Nebrodi, per le sue intense attività commerciali derivate dalla ricca produzione agricola, che vedeva la nocciola protagonista assoluta, così come un fiorente artigianato nel settore della lavorazione del ferro, del rame e del legno. Famosa in tutta la Sicilia per la produzione di campane e di statue in bronzo. Ancora oggi è possibile visitare l’antica fonderia di Campane Trusso, oggi museo. Le crisi economiche succedutesi negli anni – continua Calà – hanno purtroppo determinato lo spopolamento del paese e l’abbandono delle terre e degli antichi mestieri. Il nostro intento è quello di recuperare il nostro passato attraverso la valorizzazione e promozione del patrimonio culturale ed artistico, la tutela delle tradizioni e la salvaguardia delle nostre preziose risorse ambientali. Nell’ottica di uno sviluppo turistico che potrebbe rappresentare opportunità di lavoro per le nuove generazioni».

Il percorso turistico monumentale è ricco di attrattive a cominciare dalle numerose chiese dal notevole interesse architettonico che custodiscono dipinti ed opere di grande pregio. Nel cuore della città, all’interno dell’antico palazzo municipale, si trova la Pinacoteca comunale “Giuseppe Tomasi”, intitolata al raffinato pittore locale del XVII secolo che, oltre a contenere le sue opere e quelle di altri artisti, conserva oggetti preziosi e memorie del passato.

Sempre all’interno di questo edificio ottocentesco è presente il secondo museo fotografico più importante d’Italia, il Museo Etno-Fotografico “Franchina – Letizia”. Qui sono conservate circa 40.000 lastre, 2.000 pellicole, 5.000 foto di cui parecchie ritoccate e dipinte a mano, inerenti al periodo 1890/1980. Un patrimonio immenso di testimonianze di vita di un intero territorio grazie alla passione per la fotografia di monsignor Calogero Franchina, nato e vissuto a Tortorici, che documentano l’universo dei mestieri, le famiglie, le adunate fasciste, gli eventi sacri e profani di Tortorici, i costumi e la società del centro nebroideo. La sua opera fu continuata dalla nipote Marietta Letizia, che però impresse un taglio meno artistico ma più professionale, in quanto era la fotografa del paese. «C’è un legame speciale tra la fotografia e il nostro paese – asserisce Lidia Calà – ed è per questo che abbiamo voluto organizzare un contest fotografico dal titolo “Tortorici, arte, cultura e natura”. Una sorta di viaggio alla scoperta degli scorci più belli o meno conosciuti del paese, i monumenti, la festa patronale, la tradizione dolciaria con la pasta reale di nocciole, di cui recentemente abbiamo chiesto il riconoscimento di Presidio Slow Food. Un’iniziativa che ha riscosso parecchia partecipazione tra i giovani del nostro paese. Una significativa dimostrazione di senso di appartenenza al territorio che ci fa ben sperare per il futuro della nostra comunità».

editoriale

Editoriale N.31

 

di Emanuele Cocchiaro

Cari lettori, il viaggio alla scoperta della nostra Sicilia è così affascinante che è sempre un’avvincente sfida riproporlo nelle pagine della nostra rivista. Sono certo che questo numero sia particolarmente caro a chi, come me, ha avuto modo di apprezzare le bellezze del Parco dei Nebrodi, la più grande area naturale protetta della Sicilia.
Si tratta di un territorio prospero ed unico non solo per le sue caratteristiche geomorfiche, ma anche per tutte quelle peculiarità che l’uomo ha saputo valorizzare, producendone prodotti tipici.

Mi riferisco, ad esempio, ai pregiati formaggi dei Nebrodi, alle bellissime ceramiche di Santo Stefano di Camastra o al gustosissimo suino nero. Partiremo dalla costa tirrenica attraversando il Parco dei Nebrodi alla scoperta dei suoi borghi e spingendoci sino al lato orientale della Sicilia passando per Savoca, uno dei borghi più belli d’Italia, e terminando il nostro viaggio nella caratteristica Forza d’Agrò. Vi racconteremo storie di successo, di campioni e di aziende eccellenti nel territorio. E poi ancora Nino Frassica, figlio di questa terra, il cui nome è già leggenda, e gli attori Katia Greco e Sergio Vespertino.

Permettetemi anche di esprimere e condividere con voi una delle emozioni più belle che la vita possa donare: lo scorso 17 settembre sono diventato, per la seconda volta, nonno. È nato il piccolo Tito Maria, il regalo più bello che mia figlia e mio genero potessero farmi, insieme a Bianca, a cui esattamente cinque anni fa ho dedicato questa rivista.

Con il nuovo nipotino, allora, ho il piacere di introdurre una nuova rubrica che da lui prenderà il nome “Tito-lo” e che, mi auguro, possa destare in voi lo stesso stupore che ha colto me, la prima volta, tenendolo tra le braccia. Racconterà la Sicilia attraverso la penna di grandi scrittori, vi proporrà ogni volta un titolo nuovo della letteratura della nostra terra. E sarà un’ emozione, sempre.
Buona lettura

L’ Editore
Emanuele Cocchiaro

 

macari

Macari, un borgo marinaro da set cinematografico

Articolo di Omar Gelsomino    Foto di Antonino Ciulla

Sicuramente prima del suo debutto televisivo nella fiction su Rai 1 in pochi lo conoscevano. Macari o Màkari, come nello sceneggiato, esiste davvero e si trova nella Sicilia occidentale. Un piccolo borgo marinaro, frazione di San Vito Lo Capo, situato nella provincia di Trapani, dove è stata ambientata la serie tv Màkari.

Ispirata ai romanzi gialli del giornalista Gaetano Savatteri, la fiction ha fatto conoscere questo angolo meraviglioso di Sicilia, Macari, Castelluzzo e l’area limitrofa rappresentano un territorio incontaminato e selvaggio, dove si trovano le spiagge più belle del Mediterraneo, tanto da essere definite i “Caraibi siciliani”. Il cast, tutto siciliano, ha come protagonisti principali: Claudio Gioè che interpreta Saverio Lamanna, Ester Pantano (intervistata nelle pagine del numero 27 di Bianca Magazine) è Suleima e Domenico Centamore nel ruolo di Peppe Piccionello. Lamanna ritornato nella sua terra d’origine dopo essere stato licenziato, insieme agli altri due compagni di avventure, veste i panni dell’investigatore privato muovendosi agilmente in una meravigliosa Sicilia che fa da cornice.

Sovrastato dalla maestosità del Monte Cofano, il delizioso borgo di Macari e il suo incantevole golfo sono immersi in una natura incontaminata. Un luogo in cui potersi immergere in uno straordinario ambiente naturale, tra silenziose calette di ciottoli, imponenti falesie e grotte piene di fascino e mistero, ideale per escursioni e passeggiate in bicicletta o a cavallo, è la meta migliore per il relax. Piccole e meravigliose insenature come Isulidda, Bue Marino e Cala Rosa da scoprire. Due imponenti torri d’avvistamento narrano storie di avventure piratesche e d’amore. Alle sue spalle si stagliano maestosi i monti della Riserva dello Zingaro e una parete di falesie, creando una quinta incredibile. Una destinazione che rimarrà nel cuore grazie ai suoi tramonti indimenticabili, angoli di mare unici, pieni di bellezza e fascino.

Vivaci boungaville e profumati fiori di gelsomino cingono le case del piccolo paradiso naturale nel Mediterraneo che è San Vito Lo Capo, uno scrigno ricco di emozioni uniche. Per non parlare dello splendido mare dalle diverse sfumature di blu, tanto che al suo litorale sono state assegnate le 5 Vele nel 2019 da Legambiente e dal Touring Club per la limpidezza delle acque e i servizi in spiaggia, mentre ai fondali bassi sabbiosi, adatti per i più piccoli, i pediatri italiani hanno assegnato la Bandiera Verde. Qualche chilometro più avanti da San Vito Lo Capo è possibile ammirare uno scorcio di costa mozzafiato, alternandosi tra rocciosa e sabbiosa, prima di tuffarsi in mare: la baia di Santa Margherita. Poco distante si trova Castelluzzo, piccolo borgo incastonato nella Valle degli Ulivi, con i suoi sentieri che si arrampicano tra fichi d’india e fiori mediterranei, a pochi passi dal mare, conserva un ambiente ancora intatto in cui il tempo è scandito da semplici ritmi naturali, consigliato per il turismo naturalistico e rinomato per una delle sue tante eccellenze, come l’olio, la cui fragranza particolare è data principalmente dalla buona qualità dei terreni. Ogni anno si tiene un evento dedicato alla cucina popolare e ai suoi sapori, Baglio Olio e Mare. Sullo sfondo si staglia la silhouette del Monte Cofano. Un territorio compreso fra due riserve naturali, quella di Monte Cofano, da una parte, e quella dello Zingaro, dall’altra, lo proteggono e lo rendono unico.

Un angolo di Sicilia, che fa da contraltare ai luoghi cui siamo abituati vedere nella fiction del Commissario Montalbano, tutto da scoprire: oltre a Macari, Castelluzzo, San Vito Lo Capo, anche Trapani con le sue splendide saline, il borgo medievale di Erice, l’antica Segesta e la Riserva dello Zingaro. Meravigliosi colori cangianti del mare, spettacolari tramonti, panorami mozzafiato, luoghi straordinari e gustosi sapori renderanno indimenticabile la visita in uno dei territori più belli della Sicilia occidentale.

Un momento dellincontro min

Calabria e Sicilia avviano un nuovo progetto per la cultura e la valorizzazione dei borghi

di Omar Gelsomino

Per il prossimo autunno in programma un’iniziativa congiunta tra le due Regioni

Creare un ponte per la cultura tra Calabria e Sicilia. Con questo spirito si terrà in autunno una doppia iniziativa culturale che vedrà protagoniste le due regioni più meridionali d’Italia. La manifestazione in programma si svolgerà su due tappe, una siciliana e una calabrese, con una comune visione, a partire dalla cultura greca e da una progettualità culturale che vede già da oggi Calabria e Sicilia insieme per uno sviluppo possibile, partendo proprio dai temi della cultura e dalla valorizzazione dell’identità.

Fortemente voluta dal presidente della Regione Calabria, Nino Spirlì, e dall’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà, l’iniziativa è stata programmata nel corso di un incontro tenutosi nei giorni scorsi a Roma. Alla riunione, oltre a Spirlì e Samonà, ha partecipato anche la direttrice del Polo museale di Soriano Calabro, Mariangela Preta, delegata per la Regione Calabria all’organizzazione di questo appuntamento.

Nel corso dell’incontro, a cui ha preso parte anche il direttore della Borsa mediterranea del turismo archelogico, Ugo Picarelli, si è anche concordato che Calabria e Sicilia saranno presenti insieme alla prossima edizione della Borsa, in programma, a fine settembre, a Paestum. «Quella che vogliamo mettere in campo – sottolineano il presidente Spirlì e l’assessore Samonà – è un’azione comune che costruisca un ponte culturale fra le nostre due regioni, nel nome di una comune visione mediterranea, che abbia al centro alcuni importanti temi, fra cui la cultura greca, la valorizzazione dei piccoli borghi, la nostra storia e l’identità dei luoghi».

HGTV Vado a vivere in Sicilia Lorraine Bracco

Ripopolare e riqualificare i centri storici siciliani vendendo le case a un euro

Articolo di Omar Gelsomino   Foto di Ilenia Curiale e Samuel Tasca   Foto di Lorraine Bracco di Discovery

Il ripopolamento e la riqualificazione dei centri storici sono gli obiettivi dell’iniziativa della vendita ad un euro di case abbandonate in tutta Italia, Sicilia compresa. Nel 2007 l’On. Vittorio Sgarbi, allora sindaco di Salemi (Trapani), lanciò per primo questo progetto, in seguito ripreso da tanti altri comuni isolani. Poi fu la volta di Gangi, comune palermitano eletto Borgo dei Borghi nel 2014. Tanti comuni hanno promosso l’iniziativa o stanno predisponendo i regolamenti: Bivona, Cammarata, Cianciana, Racalmuto, Sambuca (Agrigento); Delia, Mussomeli (Caltanissetta); Caltagirone, Castiglione di Sicilia, Militello in Val di Catania, San Michele di Ganzaria (Catania); Troina, Regalbuto (Enna); Itala, Saponara (Messina); Termini Imerese (Palermo); Augusta, Canicattì (Siracusa).
I comuni acquisiscono gli immobili abbandonati poi venduti agli acquirenti, i quale versano un deposito cauzionale che perderanno se non ristruttureranno le case entro un termine stabilito. Tutto ciò favorisce l’economia locale, rimette in parte in moto l’edilizia e il suo indotto, attirando turisti e arricchisce il tessuto socio-culturale della popolazione, diventa fonte di entrate tributarie per le casse comunali.

Le iniziative hanno avuto enorme successo, sono arrivate decine di migliaia di richieste di acquisto da tutto il mondo: Stati Uniti, Argentina, Paesi Arabi, Cina, Russia, Francia, Regno Unito, ecc. Persino i giapponesi hanno studiato il fenomeno per riproporlo in Giappone, accrescendo ancora di più l’effetto mediatico internazionale.
Nei giorni scorsi su HGTV – Home & Garden Tv (canale 56) l’attrice hollywoodiana Lorraine Bracco è stata la protagonista di “Vado a vivere in Sicilia – La mia casa a 1€”, con una serata evento dal sapore italiano sul fenomeno delle case in vendita a 1 euro. Anche la star americana, nominata agli Oscar per il film “Quei bravi ragazzi” (1990) e protagonista della serie tv cult “I Soprano” (1999-2007), è stata attirata dall’iniziativa e ha deciso di prendersi una pausa da Hollywood per raggiungere il piccolo borgo collinare di Sambuca di Sicilia (eletto Borgo dei Borghi nel 2016) e acquistare una casa costruita due secoli fa… Al prezzo di 1 euro. «Sono convinta che la vita sia un’avventura – ha dichiarato Lorraine -. Quando ho letto l’articolo sulle case a 1 euro a Sambuca, non ho esitato: ho preso un aereo e ne ho acquistata una. Sono molto contenta di essere qui, di conoscere e lavorare con le persone del luogo, di stare insieme a loro. Voglio rendere omaggio alla mia famiglia, che ha origini siciliane».

In mezzo a non poche difficoltà incontrate durante la ristrutturazione, Lorraine Bracco, con la sua squadra, gli amici che l’hanno raggiunta dall’America, tra cui l’attrice Angie Harmon (Rizzoli & Isles), e grazie al supporto dell’intera comunità di Sambuca, è riuscita a trasformare la proprietà nella casa vacanza perfetta per lei e la sua famiglia.
“Vado a vivere in Sicilia – La mia casa a 1 €” (3×60’) è una produzione originale Discovery Studios. HGTV – Home & Garden TV è visibile al Canale 56 del Digitale Terrestre. La serie sarà disponibile in streaming su discovery+.


Anche il padre di Lewis Hamilton, pluricampione di Formula Uno, trascorre le vacanze a Cianciana e così tanti altri vip e gente comune hanno acquistato un immobile per trascorrervi le vacanze estive o per il loro buen retiro integrandosi perfettamente con le comunità locali. La bellezza dei luoghi, il calore umano della gente, i prodotti enogastronomici e i ritmi di vita più lenti attirano gli stranieri nella nostra meravigliosa Sicilia.

Geraci Siculo Panorama scaled

Geraci Siculo: la sesta “zona blu” del pianeta dove si vive meglio e più a lungo.

di Samuel Tasca   Foto di Castelbuono.org

Avete mai sentito parlare delle cosiddette “zone blu”? Si tratta di cinque aree del pianeta nelle quali sembra esserci una qualità della vita tale da garantire ai loro abitanti di vivere meglio e più a lungo. Il concepimento delle zone blu ebbe inizio quando due studiosi, Gianni Pes e Michel Poulain, identificarono nella città di Nuoro, in Sardegna, la maggiore concentrazione di centenari al mondo. A Nuoro sono poi seguite altre quattro zone blu sparse per tutto il pianeta, nelle quali il tasso di longevità risulta davvero rilevante: l’isola di Okinawa in Giappone, Nicoya in Costa Rica, Icaria in Grecia e la comunità di avventisti di Loma Linda, in California.

Diverse le ipotesi che negli anni hanno cercato di definire i fattori determinanti di un tale risultato: anche se ad oggi non possediamo ancora una “formula magica” corrispondente all’elisir di lunga vita, sembrerebbe che le aree già identificate condividano alcune caratteristiche comuni quali: il ruolo centrale della famiglia e la consapevolezza dei propri abitanti di essere socialmente utili, una dieta ricca di vegetali e legumi e una moderata attività fisica costante. Inoltre, pare che le persone che abitano queste aree non siano solamente molto longeve, ma vivano la loro lunga vita in maniera assolutamente felice.

A condividere queste caratteristiche sembrerebbe ci sia anche Geraci Siculo, comune siciliano situato nella splendida area delle Madonie, oggetto di studio da qualche anno poiché potrebbe diventare a tutti gli effetti una nuova zona blu del pianeta. Il piccolo borgo (il comune registra meno di duemila abitanti), che ha attirato l’attenzione scientifica proprio per la presenza di diversi centenari tra i suoi abitanti, si distingue per la bellezza dei suoi vicoli e per la sua eredità storico-culturale, risalente alle prime colonizzazioni greco-romane e poi all’epoca medievale. Inserito all’interno del Parco delle Madonie, il territorio di Geraci Siculo si distingue anche per la ricchezza e la bellezza del patrimonio naturalistico che lo circonda. Bellezza che gli è valsa la candidatura nel 2020 al titolo di “Borgo dei Borghi”, all’interno della trasmissione Rai “Alle falde del Kilimangiaro”.

Luigi Iuppa, sindaco di Geraci Siculo, guarda al possibile inserimento della sua città tra le zone blu come un «ulteriore volano di promozione e di sviluppo del territorio madonita». Di parere analogo è Calogero Caruso, professore Ordinario di Patologia generale del Dipartimento di Biopatologia e Biotecnologie Mediche (DIBIMED) dell’Università di Palermo, il quale è stato contattato da Michel Poulain per coordinare la ricerca, non solo su Geraci Siculo, ma anche sui comuni di Isnello e Petralia Sottana.  «L’eventuale individuazione di una Zona Blu – ha dichiarato il professore Caruso in un articolo pubblicato su Parks.itè una grande opportunità per la nostra isola, sia dal punto scientifico sia da quello economico, in quanto le Zone Blu vengono sponsorizzate dalla rivista National Geographic (www.bluezones.com) e diventano meta di turisti che visitano quei luoghi per carpire i segreti della longevità».

E ci auguriamo, quindi, di poter presto brindare al riconoscimento di questo titolo per il comune madonita. Nel frattempo, in un anno come questo dove tutto è stato rimesso in discussione, tra cui anche il nostro concetto di felicità, forse sarebbe il caso di trascorrere qualche giorno (non appena sarà nuovamente possibile) a Geraci Siculo immersi nella bellezza e, perché no, per fare esperienza di uno stile di vita che, a quanto pare, potrebbe essere tra i migliori e più felici al mondo!

vie dei tesori

L’Isola dei Tesori: 7 puntate per scoprire le meraviglie nascoste nei Borghi della Sicilia.

di Samuel Tasca

In attesa di poter tornare a viaggiare di nuovo liberamente anche la fruizione dei luoghi turistici va reinventata. Lo sa bene l’Associazione Culturale “Le vie dei tesori”, che negli ultimi anni ha promosso l’omonimo Festival riscuotendo un successo enorme di pubblico e permettendo a tutti di fruire dei luoghi della cultura della nostra Isola. Nel seguire questa mission, l’Associazione inventa adesso un nuovo format chiamato “L’Isola dei Tesori,” costituito da sette puntate trasmesse sul canale Youtube dell’Associazione, incentrate sulle meraviglie nascoste all’interno di sei borghi della Sicilia.

«In un momento in cui i luoghi della cultura sono chiusi – dice il presidente de Le Vie dei Tesori, Laura Anelloabbiamo pensato di offrire la possibilità di scoprire il nostro patrimonio sommerso attraverso video belli e racconti appassionati, sperando sia possibile tornare al più presto alle visite dal vivo. E abbiamo deciso di farlo partendo dai borghi, tesoro straordinario e spesso non sufficientemente conosciuto, e che acquisiscono una nuova centralità nel turismo di prossimità e di territorio che caratterizzerà i viaggi del prossimo futuro».

Gli episodi, iniziati il 15 Dicembre con la scoperta di Sambuca di Sicilia, Borgo più bello d’Italia nel 2016, sono stati  trasmessi venerdì 18, lunedì 21, mercoledì 23, sabato 26, lunedì 28 e mercoledì 30 dicembre. In questo percorso che ha accompagnato tutti noi verso il nuovo anno gli utenti hanno avuto la possibilità di visitare virtualmente i borghi di Sperlinga, Licodia Eubea, Portopalo di Capo Passero e Monterosso Almo.

Anche l’assessore regionale al Turismo, Sport e Spettacolo Manlio Messina si dice soddisfatto e dichiara: «[…]La continua sperimentazione di promozione culturale e turistica, che mettono in atto “Le Vie dei Tesori”, ci convince sempre più che è questa la strada da seguire se vogliamo far sì che la Sicilia diventi sempre più terra di grande attrazione turistica. E in attesa di tempi migliori e di poter viaggiare liberamente, lavoriamo per mettere in mostra la nostra Isola».

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Sperlinga. Il Borgo più bello d’Italia scavato nella roccia

di Irene Novello  Foto di Alfio Bottino

Sperlinga, nome di origine greca che significa grotta, spelonca appunto. È un piccolo borgo nel cuore della Sicilia centrale, tra i Nebrodi e le Madonie, in provincia di Enna, inserito nella rete dei Borghi più belli d’Italia. Un sito caratterizzato da diverse grotte scavate nell’arenaria, spelonche di origine artificiale. Nel 1282, periodo dei Vespri Siciliani, Sperlinga fu l’unica fortezza della Sicilia a non ribellarsi alla dominazione angioina.  

A testimonianza di ciò è stato inciso, sull’arco del vestibolo del castello, un motto molto famoso nell’isola: “Quod Siculis Placuit Sola Sperlinga Negavit”, che tradotto significa “la sola Sperlinga negò ciò che piacque ai Siciliani”. Il suo fascino è arricchito dalla magia delle case scavate nella roccia, dai ruderi del castello, dalle viuzze che si arrampicano nel borgo attraverso scale intagliate nella roccia, da panorami mozzafiato dove splende il caloroso sole siciliano. Il sito è frequentato sin dall’epoca dei Siculi, come si può vedere dalle numerose grotte artificiali che caratterizzano il centro abitato e il territorio limitrofo. Si tratta di grotte scavate originariamente per funzioni funerarie e poi utilizzate nei secoli successivi dai diversi popoli che hanno abitato l’isola, adattandole a usi diversi. Con il tempo ne sono state scavate tante altre e così oggi il borgo è punteggiato di spelonche di epoche diverse, abitate dai contadini fino agli anni Sessanta. Oggi alcune di queste fanno parte del patrimonio comunale e sono state adibite a museo; altre sono ancora di proprietà privata e utilizzate come magazzini.

Il cuore del borgo è il castello che svetta su un alto sperone roccioso e domina l’intero insediamento. La struttura fu realizzata sotto il periodo normanno, poi trasformato in fortezza, infatti, nel 1282 ospitò una guarnigione angioina e resistette all’assedio di Pietro d’Aragona per oltre un anno. Oltre la porta d’ingresso, appena entrati, si notano i segni di un ponte levatoio all’epoca presente. All’interno è possibile visitare diversi ambienti: magazzini, stalle, prigioni, cisterne per la raccolta delle acque piovane e i vani destinati ai feudatari. È uno dei castelli più alti della Sicilia ed è un rarissimo esempio di castello scavato nella roccia. È, infatti, noto come una fortezza inespugnabile grazie alla sua struttura morfologica e alle sue possenti mura di cinta.

Il fianco del castello che si riversa sul paese, si presenta tutto traforato di grotte artificiali, collegate tra loro da stradine ricavate anch’esse dalla roccia, dove ancora sono presenti i segni dei secoli trascorsi lì dentro e costituiscono un bellissimo e suggestivo borgo rupestre. Alcune di esse sono state adibite a museo, dove si ripercorre la vita degli abitanti di Sperlinga fino agli anni Sessanta, dediti al lavoro contadino e alla tessitura, attività molto presente nel territorio poiché all’epoca si coltivava il lino. Ma l’arte tipica in cui il borgo si è distinto è la “frassata”, un tappeto realizzato dall’intreccio di stoffe riciclate da abiti dismessi.

La storia del borgo è legata a quella delle famiglie che hanno posseduto il castello e i feudi annessi: i Rosso, i Ventimiglia, i Natoli e gli Oneto. Il paese è nato come borgo feudale ai piedi del castello e si è espanso dal 1597 in poi quando il re Filippo II concesse a Giovanni Natoli il titolo di principe di Sperlinga con l’annesso privilegio di poter espandere il borgo con altre costruzioni.

Un’altra particolarità del borgo è il dialetto gallo-italico, così chiamato perché presenta influenze dei dialetti del nord Italia, diffuso in Sicilia a partire dalla conquista normanna dell’Isola.
Sperlinga, con il suo borgo rupestre, il castello, l’antico dialetto, l’incantevole panorama e la tranquillità tipica del posto ci permette di immergerci in una Sicilia segreta dove sono ancora presenti i profumi e i rumori di un antico passato.