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Le donne del Verga. Bellezza e fascino femminile nella Sicilia dell’Ottocento

di Merelinda Staita Foto di Rossandra Pepe

su concessione dei Musei Civici della città di Vizzini

 

I romanzi del grande maestro verista, Giovanni Verga, sono ricchi di figure femminili di notevole rilevanza.

Incontriamo la professoressa Margherita Riggio che, oltre ad essere docente e guida turistica, ha ricoperto il ruolo di curatrice del Museo “Immaginario Verghiano di Vizzini in provincia di Catania. Alla professoressa Riggio abbiamo chiesto alcune curiosità sulle donne del Verga e sui costumi dell’ epoca.

Nei romanzi giovanili, la figura femminile che attrae la fantasia di Verga si ispira al modello romantico. Ci descriva la vita mondana dell’ epoca i cui aspetti sono presenti nelle opere verghiane.

«Verga nasce in un periodo storico molto importante per l’Italia, cominciava ad esserci una coscienza critica nella società del tempo, c’erano stati i moti insurrezionali, ed era giovanissimo quando tutta l’Italia era stata riunita sotto i Savoia. Verga era cresciuto in un ambiente intriso dagli ideali risorgimentali e romantici, ma presto si rese conto che il suo desiderio era quello di scrivere e di affermarsi come scrittore. Infatti, nel 1869 si trasferì a Firenze. Probabilmente, qui prima e poi a Milano, ebbe modo di conoscere donne molto più libere ed intraprendenti rispetto a quelle che era abituato a frequentare nella terra d’origine. Le donne protagoniste dei suoi primi romanzi sono fatali, romantiche, a volte artificiose e molto attratte dal lusso. Eppure, anche loro sono spesso vinte dall’amore e dalle forti passioni».

Qual è stato il rapporto di Verga con le donne?

«Gli accenni che troviamo nei vari carteggi ci consentono di comprendere solo una parziale ricostruzione cronologica delle sue relazioni sentimentali. Si avverte, tuttavia, sin da subito, la sua avversione per i legami stabili. L’unica donna, che durante la fase infuocata della passione forse gli fece sfiorare l’idea, fu Dina Castellazzi di Sordevolo. Una donna molto avvenente, elegante, istruita, pianista piuttosto quotata che scriveva e dipingeva».

 

Quali sono state le donne di cui si è perdutamente innamorato?

«Verga conobbe l’attrazione per la giovanissima Giselda Fojanesi e la passione, divenuta affettuosa amicizia, per Paolina Greppi, vedova del Conte Lester».

 

Ci descriva l’eleganza delle donne amate dal Verga. Appartenevano tutte alla classe sociale borghese?

«Le compagne con cui ebbe relazioni più durature sono state quasi sempre nobili o appartenenti all’alta borghesia. Erano moderne, libere, intellettuali, istruite ed eleganti. Lui ebbe anche modo di ritrarle nelle sue foto, con vestiti chiari, molto stretti sulle loro forme generose, con gli immancabili cappellini, e il “tocco”, l’ombrellino per ripararsi dal sole durante le gite in campagna o le passeggiate nei giardini».

 

Quali erano gli abiti che le donne portavano in questo periodo? Si possono evidenziare dettagli o particolari importanti?

«Gli abiti da ballo si confezionavano con tessuti differenti, come il velluto, piacevole al tatto. Ma si usavano soprattutto stoffe leggere come il taffetà e il damasco; il raso apprezzato per la sua brillantezza o il crespo, di cui piaceva l’aspetto goffrato. Gli abiti venivano guarniti da fiori, naturali o artificiali, ornati con pizzo, con nastri annodati o con pietre preziose. Si portavano tra i capelli gli stessi fiori con cui era ornato l’abito e il ventaglio dava un particolare tocco di eleganza. Di gran moda nel secolo scorso, la “capote” era tenuta ferma sulla testa da due nastri annodati sotto la gola. Verga cedeva alle richieste delle donne della sua famiglia portando, nei suoi frequenti ritorni in Sicilia, le “mode” francesi. Dei veri testi illustrati che descrivevano minutamente vestiti ed accessori femminili che potevano essere quindi anche “copiati” e riprodotti dalle sarte locali».

 

Prima di salutare la professoressa Riggio ricordiamo ai nostri lettori che all’interno del Museo “Immaginario Verghiano” di Vizzini si trova anche la sala “Bellezze Diverse”, allestita proprio da lei, oltre alle altre, di cui ha curato un restyling.

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Tanya Fiandaca, “Nella vita reale sono una sognatrice”

Articolo di Omar Gelsomino   Foto di Filippo Passarello

Bellezza mediterranea, curve mozzafiato e un amore smisurato per la sua terra. Lei è Tanya Fiandaca, originaria di Barrafranca, modella curvy, designer e imprenditrice di moda. Con “Le Camene”, le sue borse-quadro, ha coniugato l’arte e la moda valorizzando la Sicilia. Tanya Fiandaca racconta ai lettori di Bianca Magazine il suo percorso, la sua creatività e i suoi progetti.
«Nella vita reale sono innanzitutto una sognatrice. Da sempre desiderosa di portare avanti un messaggio di forte impatto comunicativo legato all’appartenenza territoriale, imprenditrice per dote trasmessa, ho lavorato nell’azienda di arredamento e design della mia famiglia per oltre tredici anni. Sono diventata designer per esigenza di espressione e grazie ai corsi che ho frequentato posso operare come homestylist, la figura che aiuta potenziali clienti a “vestire la propria casa”, intervenendo, altresì, in affiancamento alla figura professionale dell’architetto. Modella per causa umanistica: sono sempre stata una giunonica, una quasi fuori misura. Alta, altissima e formosa. La mia estetica è stata sempre un’arma a doppio taglio. C’è chi si sofferma a questa, sbagliando. E chi invece va oltre, conoscendo la mia vera natura. Le modelle non sono solo estetica, le modelle dal punto di vista di canone da seguire, devono mostrare innanzitutto intraprendenza e cervello a prescindere dai chili corporei indossati».
Le sue forme giunoniche hanno fatto sì che diventasse una modella curvy e vuole dare un messaggio alle tante donne che non vivono bene gli inestetismi. «Le modelle curvy esistono da sempre e sono state pure più apprezzate in passato, basti pensare allo stereotipo estetico di Marylin Monroe. Le donne sentono spesso l’esigenza di rispecchiarsi in un canone che le faccia sentire “adeguate”. La categoria delle formose ha riscoperto l’amore reale per loro stesse e il mercato globale le vuole sempre più come protagoniste, perché esponenti di genuina normalità. Io iniziai per gioco durante una sfilata di moda. Attraverso l’iniziativa curvy, io e altre colleghe, vogliamo invitare le donne in primo luogo ad accettarsi e secondariamente a sviluppare, con attenta consapevolezza, i singolari punti di forza che ognuna di noi possiede. Siamo tutte perfette nel presente che viviamo. Perché rovinare tutto questo con pensieri disfunzionali?».
Così durante la partecipazione al programma televisivo «Il bello delle curve» in onda su La7d con la sua vena creativa elabora un suo progetto imprenditoriale che realizzerà al rientro in Sicilia. «Le Camene sono figlie di un sogno, di una visione. Le Camene sono nate per omaggiare le donne, la casa e la forza dell’artigianato. Raccontano una storia, la mia, quella di una ragazza sognatrice che riversa in un progetto creativo la speranza di creare del lavoro per tutti in una terra che non merita di essere abbandonata. Le Camene narrano di Regine Siciliane, del Moro, di Angelica dell’Orlando Furioso. Sono realizzate fatte interamente a mano da quattro maestri artigiani».
Tanya Fiandaca ama profondamente la sua terra, con i suoi pregi e i suoi difetti, da cui trae forza e creatività. «Non sarei stata una creativa se non avessi avuto radici pregne d’arte e intrise di storia, devo tutto a questo bellissimo territorio. I miei concetti, i miei valori e le mie opere sono il veicolo attraverso il quale dico grazie a questa isola bellissima che tenterò in tutti i modi di far conoscere. La Sicilia è un territorio che va amato. È stato talmente saccheggiato che è quasi un dovere morale da parte di noi giovani siculi proteggerlo. È una sorta di mamma che è capace di dare senza mai chiedere. Offre a tutti in modo incondizionato materia prima e possibilità esclusive. La Sicilia per noi è un dono, va vissuta, tramandata. Noi siciliani ci adattiamo, innoviamo, troviamo soluzioni anche a ciò che è difficile». Prima di congedarsi ci rivela a breve inizierà una collaborazione con una rivista di moda e noi non possiamo che augurarle di realizzare tutto ciò che desidera.

BM

Serena Petralia, una Miss dalla bellezza mediterranea

Articolo di Omar Gelsomino  Foto di Daniele La Malfa

Sino all’ultimo il pubblico siciliano ha votato, tifato e trepidato per lei restando incollato alla Tv. Per poco ha persino sfiorato la vittoria al Concorso di Miss Italia, giunto alla sua 80a edizione e svoltosi al PalaInvent di Jesolo lo scorso 6 settembre. La ventenne messinese Serena Petralia, che ha partecipato alle selezioni con il patron Mario D’Ovidio (agente della Sicilia Ovest) si è dovuta accontentare del secondo posto, dopo la vincitrice Carolina Stramare (ripescata dalla giuria delle “Miss storiche”) e l’altra finalista Semvi Fernando. Eppure Serena con i suoi capelli e occhi scuri e il suo fascino mediterraneo, forte della fascia di Miss Sicilia conquistata nella splendida cornice barocca di Noto, è riuscita a superare tutte le eliminazioni in una competizione dura in cui si sfidavano ottanta ragazze. Serena Petralia ama definirsi come «una semplice ragazza di vent’anni, che abita a Taormina e studia lingue all’Università di Catania. Ho vinto il titolo di Miss Sicilia e questo per me ha un grande valore: la Sicilia per me è casa, è il luogo più suggestivo che io conosca e quello in cui mi riconosco». Serena Petralia ha portato a casa anche due prestigiose fasce: Miss Kissimo Biancaluna e Miss Diva e Donna. Un’esperienza senza dubbio esaltante da tanti punti di vista, poiché è così che cominciano a realizzarsi tanti desideri. «L’esperienza di Miss Italia è stata senza ombra di dubbio impegnativa ma anche ricca di soddisfazioni, è stata per me una sorta di accademia, mi ha insegnato a superare dei limiti che pensavo di avere e a essere più sicura di me stessa. Il mio percorso nel mondo dello spettacolo è iniziato la sera della finale di Miss Italia, perché prima di partecipare al concorso, ho sempre lavorato nel campo della moda, per l’esattezza da quando avevo quattordici anni». In realtà, Serena Petralia ha già partecipato nel 2015 anche alle selezioni di Miss Mondo, arrivando tra le prime dieci classificate. Ma la bellezza nella vita non è tutto, occorrono anche tante altre qualità e di questo ne è abbastanza consapevole, nonostante la giovanissima età con la sua saggezza Serena Petralia ci confida: «Al giorno d’oggi, credo che la bellezza conti molto ma che non sia tutto, può solo aiutarti in quello che vorrai fare nella vita, ma bisognerà comunque avere una grande componente di capacità e determinazione. Il mio sogno è quello di affermarmi nel campo della moda, anche se molti mi consigliano quello del cinema. A oggi non escludo nulla, anzi sono disposta a prendere in considerazione qualsiasi opportunità lavorativa». A Serena Petralia auguriamo di realizzare tutti i suoi desideri e portare in alto il nome della Sicilia con la fascia che rappresenta.

MLS  © Bruno Rédarès

Fotografia di nudo, seminario a cura di Leone e Rédarès

 

Articolo di Alessia Giaquinta  Foto di Giuseppe Leone e Bruno Rédarès

Nella splendida cornice del Castello di Donnafugata, gentilmente concesso dal comune di Ragusa, dal 17 al 20 ottobre, si terrà il 1° Seminario della fotografia di nudo, un evento che si nutre di arte, maestrìa e bellezza.
Immersi in un contesto elegante e sontuoso, circondati dai meravigliosi panorami che offre il paesaggio ibleo, i seminaristi della master class avranno, infatti, la possibilità di lavorare e perfezionarsi nella fotografia del nudo. Per la prima volta in Italia, in collaborazione con Arles – Francia, il maestro Giuseppe Leone e il fotografo francese Bruno Rédarès mettono a disposizione la loro grande e consolidata esperienza nel campo della fotografia, e in particolare, nell’arte di immortalare la nudità. Due muse, una francese e una siciliana, saranno da ispirazione per gli scatti che mirano a ritrarre il fascino, la naturalezza e dunque la bellezza del corpo femminile. Verranno, poi, selezionate delle foto per essere esposte al Festival Internazionale di Nudo ad Arles, nel 2020 e, inoltre, in una mostra a Ragusa. La sensibilità dei partecipanti, sapientemente guidata dai maestri, farà emergere, così, l’originalità di ciascun scatto che può considerarsi opera d’arte di opera d’arte: il nudo di donna, appunto.

 

BM

Anna Mazzamauro e Miriam Leone, le bellezze diverse

Articolo di Angelo Barone   Foto di Giovanni Isolino

Trascorrendo alcuni giorni di ferie a Salina, durante l’ottava edizione del MareFestival Salina, dedicata ai venticinque anni della scomparsa dell’indimenticabile attore Massimo Troisi e la cui madrina della manifestazione, è stata Maria Grazia Cucinotta, icona della bellezza siciliana nel mondo, ho seguito gli incontri con due attrici dalla bellezza diversa: Miriam Leone e Anna Mazzamauro. Miriam Leone, catanese di origine, Miss Italia nel 2008 ha una carriera in rapida ascesa: nel 2009 in Rai con Unomattina Estate e Mattina in famiglia, nel 2010 esordio al cinema con la commedia Genitori & figli. Successivamente è un susseguirsi di successi in televisione e nel cinema: Unomattina in famiglia, Il ritmo della vita, Distretto di Polizia, Ale & Franz Show, Camera Caffè con Luca Bizzarri, presenta DrugStore, Un passo dal cielo con Terence Hill, Le Iene con Fabio Volo e Geppi Cucciari; è protagonista con Raul Bova e Luca Argentero in Fratelli unici e con Lello Arena e Angela Finocchiaro nella commedia La scuola più bella del mondo. Nel 2015 diventa protagonista de La dama velata su Rai Uno, una fiction di grande successo, e nella serie televisiva su Sky Italia 1992 interpretando Veronica Castelli (in 1993 e 1994), nello stesso anno si vede assegnare il Premio Fabrique du Cinema in qualità di attrice rivelazione e un Telegatto Speciale al Roma Fiction Fest, successivamente è con Fabio Volo nella commedia Un paese quasi perfetto e con Pif nel film In guerra per amore; è nel cast di Fai bei sogni di Marco Bellocchio presentato al Festival di Cannes. Sono tanti i ruoli interpretati che ne fanno una delle più affermate attrici italiane del momento. Per Miriam Leone la bellezza conta e nel suo caso è stata determinante: la sua carriera parte proprio da un premio di bellezza. Ci dice «che per avere successo solo la bellezza non basta, conta molto la disciplina e l’impegno nel lavoro». Felice di ricevere il premio Massimo Troisi, insieme a un suo punto di riferimento come Maria Grazia Cucinotta, ha ricordato il premio Telegatto ricevuto da Pippo Baudo e si dichiara «orgogliosamente sicilianissima con la passione per la musica e la voglia di fare un film western di azione». Anna Mazzamauro, nota al grande pubblico per essere la Signorina Silvani, corteggiata da Fantozzi, con una bellezza diversa la scopriamo con una simpatia che sprizza in ogni sua dichiarazione e con una bellezza interiore testimoniata dal suo impegno in teatro per affermare la libertà di ognuno di vivere la propria natura come nella commedia Belvedere: insieme a Cristina Bugatty sono interpreti della storia di due vite che si intrecciano e scoprono di avere in comune il desiderio di vivere ed esprimersi con sincerità, una delle attrici recita la parte di una transessuale. Una commedia che invita a riflettere sull’accettazione delle nostre diversità e che le piacerebbe recitare anche in Sicilia. Anna Mazzamauro si è definita «una stortignoccola libera di essere e vivere come mi piace». Impegnata nel teatro e nella vita per superare i pregiudizi nella nostra società sulle diversità, siano esse sessuali, religiose o di razza, si è presentata come nel suo spettacolo che ha ottenuto grandi successi, Nuda e Cruda, dove Anna Mazzamauro racconta di sé ed esorta il pubblico «a spogliarsi dei ricordi cattivi, degli amori sbagliati, dei tabù sul sesso, a liberarsi dalla paura della vecchiaia,a esibire la propria diversità attraverso risate purificatrici». Se la nostra Miriam Leone è un esempio di bellezza e professionalità, Anna Mazzamauro lo è di simpatia e autoironia.