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il sogno di un pierrot

Grande successo al Teatro Alfeo per la stagione ragazzi

Siracusa, 6 novembre 2022 – Grande successo, al Teatro Alfeo di Siracusa, per la prima, innovativa stagione di Teatro per ragazzi, ideata dal direttore artistico dell’associazione “La Compagnia dei Pupari Vaccaro-Mauceri”, Alfredo Mauceri, pioniere e veterano del teatro siracusano. Tre spettacoli andati in scena, tre tematiche e tre autori differenti hanno caratterizzato questa prima edizione che ha visto il tutto esaurito quasi ad ogni replica, quattro per ogni titolo in programma.

Ad aprire la rassegna è stata “I vestiti nuovi dell’Imperatore”, fiaba tratta dal capolavoro di Andersen, che ha ricordato a grandi e piccini quanto possa rivelarsi scomodo indossare l’unico abito in grado di metterci a nudo: la verità. Alla corte dell’imperatore, vanitoso e pieno di sé, giunge un imbroglione, che lo convince di poter realizzare per lui splendidi abiti con uno speciale tessuto invisibile agli sciocchi. Pur di non farsi additare come tale, l’imperatore fingerà di adorare i suoi nuovi abiti e lo stesso faranno i suoi cortigiani…

Poi è stata la volta di un testo scritto a quattro mani da Alfredo Mauceri e Arianna Vinci, ispirato dal soggetto originale omonimo del compianto puparo Alfredo Vaccaro, “Il sogno di un Pierrot”, una favola magica fatta di sogno e realtà. Il figlio di una coppia di acrobati da circo si perde in una foresta incantata dove sogni e incubi prendono vita. Un viaggio dall’oscurità verso la luce alla scoperta di quanto valga il valore di una famiglia. Lo spettacolo ha commosso grandi e piccini.

il sogno di un pierrot

Ha chiuso la rassegna la favola di “Ranocchino” tratta dalle opere del conterraneo Luigi Capuana. La storia parla di una famiglia costretta alla fame e del sacrificio di un bambino di nome Beppe e di come una strega ribalti totalmente la sua vita, trasformandolo in una creatura misteriosa, amata da tutto il popolo, fin quando una principessa non decide di tenerlo tutto per sé. Una storia apparentemente triste ma ricca di humor e… incantesimi.

Soddisfatto Alfredo Mauceri, che dichiara: «Sono davvero felice della risposta degli spettatori, sia grandi sia piccini, tanto che stiamo già lavorando alla prossima stagione. Un plauso a tutta la compagnia dell’Alfeo: Arianna VinciSalvo CantoSara Cilea e Massimo Tuccitto. Ognuno di loro ha dato vita, con anima, corpo e voce, ai tanti personaggi che hanno popolato le tre storie».

Non è mancata la commistione con il teatro di figura tramite la realizzazione di pupazzi e oggetti di scena; le scenografie realizzate da Karromatto hanno sottolineato ancor di più le atmosfere, mentre i costumi, ideati e realizzati da Alfredo Mauceri, hanno ulteriormente colpito l’immaginario dei bambini. A gestire l’allegria e la vitalità dei bambini scalpitanti al botteghino, Alessandra Mauceri, figlia di Alfredo, e la madre, Katia Di Giovanni, amministratrice del teatro.

E forte di questo successo, Alfredo Mauceri, assieme al suo gruppo, sta già definendo gli ultimi dettagli per il prossimo San Martino Puppet Fest, in programma l’11, il 12 e il 13 novembre e la nuova mega-produzione teatrale di “A Christmas Carol”, ispirata all’opera di Dickens e che, a dicembre, vedrà l’interazione di pupi e attori.

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Alfia Milazzo, quando la musica è palestra di vita

 

Articolo di Patrizia Rubino   Foto di Mario Strano

Una carriera di successo alle spalle a Milano nel settore dell’editoria con Mondadori, De Agostini e Rizzoli, ma per Alfia Milazzo, docente di Storia e Filosofia, scrittrice, blogger e life coach professionista, da oltre dieci anni l’impegno a favore dei bambini e dei ragazzi dei quartieri a rischio di Catania è una vera e propria missione. Nel 2009, insieme a Liborio Scaccianoce, dà vita alla Fondazione “La Città invisibile”. Una realtà oggi in continua crescita, il cui alto valore civico e sociale è riconosciuto a livello nazionale ed internazionale.

Nel nome della Fondazione riecheggia il titolo del romanzo utopico “Le città invisibili” di Italo Calvino.
«Proprio così, la nostra città invisibile è un luogo in cui le utopie possono diventare realtà. Purtroppo i bambini e i ragazzi delle periferie più disagiate, oltre alla povertà economica, subiscono anche un totale degrado di valori. L’intuizione è stata quella di utilizzare la musica per aprire i loro cuori e le loro menti a una realtà, in cui si condividono le regole, si rispettano gli altri e ci si nutre di cultura. Da qui la nascita della Scuola di vita e Orchestra sinfonica “Falcone Borsellino”.
Bambini e ragazzi dai 6 ai 20 anni, oltre ad imparare gratuitamente l’uso di uno strumento musicale, secondo il modello venezuelano delle orchestre e dei cori infantili, vengono sostenuti in una crescita culturale attraverso laboratori artistici e creativi e motivati alla fratellanza e ai principi della civiltà e dei diritti. La Fondazione ha tre centri di formazione musicale nei quartieri catanesi di Librino e San Cristoforo e uno ad Adrano. I nostri ragazzi hanno suonato in oltre cento concerti, sempre a sostegno di iniziative dall’alto valore morale e civile».

L’Orchestra è intitolata ai due magistrati Falcone e Borsellino.
«Falcone e Borsellino sono i nostri fari. Quando affrontiamo il tema della legalità raccontiamo ai nostri allievi di come hanno combattuto con grande coraggio da uomini liberi per loro idee, ispirate ai principi di verità e giustizia. La cultura mafiosa in certi quartieri, esercita un potere che ammorba anche le menti dei più giovani. Sull’esempio di questi eroi del nostro tempo, spieghiamo che il cambiamento è possibile, che essere forti non significa sopraffare gli altri ma saper condividere e gioire anche delle cose semplici. I bambini ed i ragazzi, sono assetati di conoscenza e di esempi positivi, ma purtroppo alcuni ci lasciano proprio perché si rendono conto del cambiamento in atto e ne temono le conseguenze nella propria vita. Noi però, continuiamo ad aspettarli».

In questi anni, infatti, si è intestata numerose battaglie a sostegno di chi combatte la mafia, ma anche in difesa dei “suoi” bambini.
«Molti bambini di questi quartieri sono trascurati da un sistema che invece di proteggerli dall’abbandono, dalla trascuratezza e dalla povertà, si abbatte su di loro privandoli dell’affetto di quella parte sana della famiglia, perlopiù rappresentata dalle madri. Queste ultime spesso, oltre ad essere vittime di violenze, fisiche, economiche e psicologiche, si ritrovano da sole a dover combattere per non vedersi strappare i figli da uno Stato troppo distratto e indolente. Nei casi in cui abbiamo ravvisato un vero e proprio sopruso, ci siamo battuti con l’aiuto di avvocati e psicologi, per difendere i diritti di questi bambini e delle loro madri. Probabilmente siamo considerati scomodi, ma noi andiamo dritti, perché il cambiamento è anche questo».

Lo scorso dicembre le hanno assegnato il premio “Top 100 Leaders in Education”, nell’ambito del “Global forum per l’istruzione e l’apprendimento” che si è tenuto a Dubai.
«Essere riconosciuta tra i migliori 100 educatori al mondo, è un onore e un onere che mi spinge a fare sempre di più. Un piccolo gruppo di ragazzi dell’orchestra mi ha accompagnato a Dubai e ha potuto esibirsi in un concerto molto applaudito. Più di mille discorsi, la loro presenza ha testimoniato con i fatti, il nostro lavoro e il nostro impegno».

andrà tutto bene anteprima

Andrà tutto bene… Io ci credo!

di Alessia Giaquinta

“Andrà tutto bene”. Lo leggiamo sui disegni colorati e rassicuranti dei bambini. Un vero e proprio inno alla vita che scaturisce da piccole mani capaci di vedere il buono di ogni cosa e trovare la giusta soluzione nei casi di difficoltà.
Cresciamo i bambini raccontando loro storie, non solo per il gusto di farlo, ma anche e soprattutto perché essi possano trovare in queste la giusta chiave di lettura per affrontare la vita. Storie di eroi che sconfiggono mostri e storie di animali che cantano e suonano: per i bambini tutto è possibile, persino che un rospo diventi principe.
Hanno un vantaggio: essi credono, senza lasciarsi sopraffare dalla realtà. I bambini, però, non sono irragionevoli, tutt’altro: capiscono benissimo ciò che viene loro narrato, infatti, sorridono, pongono domande, provano sensazioni di paura e adrenalina e gioiscono per ogni lieto fine, assolutamente obbligatorio. Non si può narrare, infatti, una storia priva di lieto fine a un bambino: anche se non ci fosse, sarebbe la sua esigenza stessa a crearlo. Nei fanciulli, infatti, è insito il pensiero positivo e dunque la capacità di reagire di fronte ad un possibile pericolo.
Se chiediamo, infatti, a un bambino cosa fa un eroe di fronte ad un personaggio malvagio, non esiterà a rispondere, con decisione, “lo sconfigge per sempre”.
E se i racconti e le favole servono a crescere, chiediamoci allora in che modo, di fronte all’emergenza CoViD-19, possono essere un supporto per i nostri piccoli.
A partire dal presupposto che è conveniente raccontare sempre la verità ai bambini (utilizzando un linguaggio appropriato), si può utilizzare l’espediente narrativo della favola per giungere a quell’ “andrà tutto bene”, una sorta di “vissero felici e contenti”.
Ho deciso allora di raccontare l’emergenza che stiamo vivendo ai bambini, l’ho fatto attraverso un video animato (che trovate sulla pagina Facebook di Bianca Magazine). L’ho scritto per i bambini di ogni età, da 0 a +99 anni, perché sono convinta che solo con lo sguardo fiducioso di un fanciullo riusciamo a comprendere e credere in quel lieto fine che tanto attendiamo.

“C’era una volta, non troppo tempo fa, un membro della famiglia coronavirus che ha deciso di fare capolino e mandare il mondo in confusione. L’hanno chiamato CoViD 19 perchè è nato proprio nel dicembre 2019, in Cina, nella città di Wuhan. Si tratta di un tipetto strano, eh. Ama viaggiare e vorrebbe attaccare la vita di tante persone. È forte ma non è fortissimo.
A sconfiggerlo sono tanti, tantissimi supereroi che – senza nessun potere magico – lavorano continuamente e senza tregua negli ospedali. Sono infermieri, dottori, anestesisti… E anche tu. Sì, proprio tu sei tra questi eroi. Tu che sei a casa e forse ti annoi un po’. Hanno scoperto, infatti, che per vincere questa battaglia, non servono le armi. No! Bisogna stare a casa, così il coronavirus non ci trova… e va via! Semplice. Eh già. Ti stai chiedendo perché si chiama così. Non è un re, neanche una regina eppure detiene l’orpello più regale che ci sia! Chi è riuscito a vedere questo mostriciattolo di virus al microscopio ci ha detto che assomiglia a una corona. Cosa ci fa pensare questo? Di non fidarci mai, e dico mai, delle sole apparenze. La nostra storia continua… E intanto viviamo tutti a casa per qualche tempo, sicuri che… andrà tutto bene!”.

I bambini hanno la capacità di guardare gli eventi con gli occhi della speranza. Impariamo da loro quest’atteggiamento e, soprattutto, non disperdiamo questo tempo: stare a casa significa avere modo di apprezzare ancor più il calore della famiglia. Significa trascorrere del tempo con i bambini: giocare, cucinare insieme, raccontare loro favole e magari farci narrare una storia da loro. Stimoliamo la creatività dei piccoli e anche la nostra.
Ne usciremo tutti arricchiti e, sicuramente, più attenti e rispettosi verso quell’essenziale che spesso, travolti dal caos quotidiano, poco consideriamo.
Andrà tutto bene. Ce l’hanno detto i bambini.
Io ci credo.

Agosto Matt Bise

Un calendario di speranza per dodici piccoli guerrieri!

A cura di Samuel Tasca       Foto di Gianluca Saragò

Il Natale, si sa, è il momento dei regali, delle luci e delle feste, ma in realtà dovrebbe innanzitutto voler dire accoglienza e speranza, anche verso chi il Natale è costretto a passarlo in ospedale.
Insieme con Anna Milici, presidente dell’Associazione, vogliamo parlarvi di LinfoAmici Onlus e della loro missione per supportare e sostenere pazienti e famiglie dei reparti di oncoematologia.
«Nata circa sette anni fa da un gruppo dove si condivideva l’esperienza terapeutica prevista per il linfoma di Hodgkin, nacque l’idea di voler far qualcosa per chi stava ancora lottando. L’idea di base è che chi è guarito aiuta chi sta ancora lottando». Così, Anna ci descrive la sua realtà, presente con circa settanta volontari all’interno degli ospedali.
«“Abbracci in corsia” è l’attività da noi svolta nei reparti pediatrici di oncoematologia: i volontari entrano in compagnia della nostra mascotte, un marshmallow gigante, un supereroe degli abbracci. Si tratta di un’attività ludica per far divertire i bambini regalando minuti di spensieratezza anche ai genitori, perché anche permettere a un genitore, che è stato chiuso in una stanza con suo figlio per giorni, di potersi allontanare per prendere un caffè, fa già tanto».
Ma cosa ci fanno, quindi, Paolo Bonolis, Enrico Brignano e altri volti noti, vestiti da eroi del Far West? Si tratta di un’idea originale per poter sovvenzionare le attività dell’associazione: un calendario creato con gli scatti del fotografo Gianluca Saragò, che firma il calendario per il secondo anno consecutivo, coinvolgendo dodici bambini accompagnati da altrettante celebrities. «Volevamo lanciare un messaggio perché quando entriamo in corsia e gli altri sanno che hai fatto anche tu quello stesso percorso il messaggio che arriva è un messaggio di speranza – ci racconta Anna -. Nel calendario sono presenti dodici bambini che, prima di essere stati bambini sorridenti, sono stati, però, bambini guerrieri, senza capelli, che sono stati arrabbiati e che adesso sono fuori e stanno bene».
Il set scelto per questi piccoli guerrieri è il parco di Cinecittà World con il suo quartiere tematico dedicato ai western. Paolo Bonolis, Laura Torrisi, Raf e Gabriella Labate, Enrico Brignano, Valeria Marini, Walter Nudo, Martin Castrogiovanni, Matt e Bise, Justine Mattera, Matilde Brandi, Samantha De Grenet e Stash, questi i nomi dei personaggi che hanno deciso di posare per il calendario. Sì perché, come ci dice Anna, «in questo percorso s’incontrano tante persone che ti abbracciano, che sposano la causa e ci aiutano a portarla avanti», così come tutti i soggetti coinvolti in questo progetto che hanno lavorato a titolo completamente gratuito.
Per cui, se ancora non avete deciso cosa regalare a Natale, noi di Bianca Magazine vogliamo proporvi questo regalo originale, un dono che offre speranza a chi lo riceve e a chi è ancora in ospedale.

Tutte le info su www.linfoamici.it

 

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Mettiamo su famiglia:il difficile compito di diventare genitori

Articolo a cura della Dott.ssa Sandra Meli

Mettiamo su famiglia: il difficile compito di diventare genitori

Affrontare responsabilmente il desiderio di avere un figlio e poi dedicarsi alla sua formazione significa per i genitori creare un profondo rapporto emotivo con il partner e con il proprio figlio. La genitorialità è un passaggio psicologicamente delicato, poiché durante l’attesa si formano “rappresentazioni genitoriali”, fantasie e aspettative, che condizioneranno il tipo di accudimento dei bisogni fisici, affettivi, cognitivi e sociali prestati al bambino. La capacità delle coppie di gestire la transizione verso la condizione di genitori dipende dall’età e dalla maturità dei genitori, dalla relazione con i propri genitori, dal sostegno sociale di parenti, amici e servizi, e dal livello di soddisfazione coniugale prima dell’arrivo del figlio. Ciascuna famiglia si caratterizza per un particolare stile educativo, inteso come quell’insieme di atteggiamenti che il padre e la madre manifestano nei confronti dei figli, creando quel clima emotivo attraverso dei comportamenti specifici, volti ad ottenere determinati risultati educativi. Lo stile educativo si caratterizza per il controllo, le richieste che i genitori fanno ai figli per integrarli nella famiglia e nella società, sollecitando comportamenti maturi, e per il supporto, le azioni finalizzate a favorire l’affermazione di sé attraverso espressioni di sostegno e calore (vicinanza affettiva) e disponibilità a soddisfare bisogni e richieste del figlio. Ciascuna coppia genitoriale darà più importanza a una di queste dimensioni, generando così diversi stili educativi: lo stile autoritario, con alto controllo e basso supporto; lo stile autorevole, con alto controllo e alto supporto; lo stile indulgente-permissivo, con alto supporto e basso controllo; lo stile negligente-trascurante, con basso controllo e basso supporto. Generalmente in ogni famiglia si ritrova uno stile intermedio formato dalla mescolanza di tratti dei vari stili con uno stile predominante. Il compito di svolgere la propria genitorialità rappresenta un’ esperienza che cambia la vita personale e di coppia degli adulti e chiama in causa diverse componenti: un ambiente adeguato allo sviluppo psicologico del bambino per rispondere alle sue richieste e ai suoi bisogni; una relazione equilibrata e positiva con il figlio; un’ ottima qualità della relazione di coppia dei genitori; le caratteristiche del bambino (sesso, temperamento, ecc.); il modo in cui i genitori sono stati a loro volta educati dai propri genitori; la presenza di altri figli, la capacità di modificare i propri comportamenti e atteggiamenti in relazione al nuovo ruolo di genitore, e il sostegno sociale, economico, parentale e/o amicale (nonni, zii, amici, vicini, ecc.). I figli, quindi, rappresentano una grande realizzazione per la persona, ma anche un grande impegno e una responsabilità: per la donna potrebbe nascere la difficoltà di conciliare l’attività lavorativa con il ruolo di madre, ma anche per il padre potrebbero nascere sensi di colpa in relazione ad una scarsa partecipazione alla vita del figlio per i troppi impegni lavorativi. Il segreto per godersi la maternità e la paternità è non perdere di vista sè stessi, il proprio partner e la propria relazione, poiché un genitore soddisfatto avrà certamente un bambino felice.

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Tempo di feste, come proteggersi dalle invasioni familiari

Articolo a cura della Dott.ssa Sandra Meli

Il 2018 è quasi concluso e noi stiamo per entrare ufficialmente nel vivo di uno dei periodi più attesi dell’anno, ossia quello delle “Feste Natalizie”, che ricordano le luci scintillanti, la musica, le liturgie, il buon cibo, gli amici e le grandi riunioni familiari. A volte però proprio ciò che dovrebbe rilassarci e farci stare bene, come i momenti di condivisione con le nostre famiglie d’origine, diventa fonte di stress per la coppia e per l’intera famiglia, al punto da sentirsene travolti. Spesso ci dobbiamo confrontare con famiglie allargate, fatte da figli di precedenti matrimoni, ex coniugi, parenti che vivono lontano, situazioni familiari in cui è difficile conciliare culture, credenze e stili di vita. Può succedere che quel periodo, che nell’immaginario comune viene dipinto come una ricorrenza amata e desiderata, diventi invece per alcuni una festività da “cancellare”. La miglior soluzione è certamente evitare le situazioni di disagio che ci creano malessere, ma quando ciò non è possibile, il nostro corpo manda svariati segnali del nostro disagio emotivo: disturbi gastrici, nausea, mal di stomaco, mal di testa. Non è il cibo elaborato e abbondante che non riusciamo a “digerire”, ma le situazioni, le persone e le relazioni con esse. Festeggiare e condividere il lungo periodo delle feste può essere molto impegnativo in questi casi, ma può di certo risultare più semplice e piacevole per tutti, se si seguono alcuni piccoli accorgimenti. Bisogna sempre affermare e delineare il confine tra la coppia o la famiglia da genitori o suoceri che per la troppa affettività, rischiano di entrare nella nostra intimità, invadendola o addirittura travolgendola. Ai vostri cari probabilmente occorrerà un po’ per accettare quei confini sani che voi avete stabilito, ma, con il tempo, ne vedranno tutti i benefici e se questo non avverrà, sarete voi comunque a goderne. Definite le vostre aspettative rispetto a come volete trascorrere le feste e con chi, poiché una sana comunicazione aiuta a evitare malintesi e rancori reciproci. Infine, bisogna imparare anche a dire “No”, poiché non possiamo accontentare tutti e poi sentirci sopraffatti; la qualità del tempo trascorso è più importante della quantità. Il Natale ha la sua magia ed è bello poterlo vivere rispettando se stessi e le proprie tradizioni, ossia come un’offerta autentica per sé e per i propri affetti. Evitare a tutti costi di far felici gli altri aiuta a rimuovere molte delle barriere emotive alla risoluzione dei conflitti. E adesso, carichi di aspettative e buoni propositi, prepariamoci a goderci in pieno le “Nostre Feste”.

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Perché mio figlio non capisce? Il difficile mondo dei DSA

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Articolo a cura della Dott.ssa Sandra Meli

Inizia la scuola e per molti genitori inizia un vero e proprio “calvario”, poiché il proprio figlio sembra non capire la lettura, si distrae facilmente, sembra non riuscire a eseguire i calcoli, e così i compiti sembrano interminabili e seguiti da un innalzamento della tensione a casa che di certo non migliora la situazione. È probabile che siamo davanti ad un bambino con DSA. Non bisogna preoccuparsi, ma certamente intervenire il più precocemente per aiutarlo nel migliore dei modi. I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (D.S.A.) comprendono la dislessia, la discalculia, la disortografia e la disgrafia, difficoltà presenti nella lettura, nel calcolo e nella scrittura e interessano una percentuale abbastanza alta di bambini in età scolare (2,5-3 per cento). Hanno un’ origine neurobiologica e riguardano bambini normodotati cognitivamente, ecco perché sono chiamati “specifici”, in quanto interessano specificatamente l’area degli apprendimenti e non altre. La diagnosi di DSA è fatta intorno ai sette anni, quando il bambino ha acquisito abbastanza dimestichezza con lettura, scrittura e calcolo e riesce a comprendere il significato simbolico di numeri e lettere. Bisogna certamente rispettare le tappe di sviluppo di ciascun bambino, ma è fondamentale fare una diagnosi precoce per ottenere maggiori miglioramenti. Già alla scuola dell’infanzia è possibile individuare, attraverso test standardizzati somministrati da un esperto, “indicatori” di eventuali difficoltà di apprendimento successive. Alcuni dei sintomi che si possono presentare alla scuola primaria sono: lettura poco fluente e con errori, scarsa comprensione del testo e difficoltà a ricordare, grafia poco leggibile, inversione o sostituzione di lettere, difficoltà a imparare le tabelline. Il bambino, nonostante la sua intelligenza e l’impegno esagerato, non riesce a ottenere i risultati sperati e a risentirne è anche la sua autostima. La Legge n.170 dell’8 ottobre 2011, non prevede l’insegnante di sostegno per i DSA; la scuola, però è tenuta redigere un Piano Didattico Personalizzato che prevede l’attuazione di strumenti compensativi e/o dispensativi necessari per il bambino. Bisogna sottolineare che un bambino con DSA non è un bambino che non può apprendere ma che apprende in modo diverso. Con questi accorgimenti e il PDP potranno stare a passo con la classe. Una diagnosi tardiva, un mancato utilizzo degli strumenti o del sostegno didattico pomeridiano, là dove è necessario, rappresentano un grave rischio per la crescita, la personalità e la stima del minore. Oggi esistono molti “doposcuola specialistici”, dove i bambini vengono aiutati da “professionisti” a tirare fuori “il meglio di sé” e vivere così la scuola più serenamente.

Paola Affettuoso e la “bellezza”della Fattoria Pedagogica

Articolo e Foto di Samuel Tasca

Nel territorio del Calatino, nei pressi di contrada Piano San Paolo, si trova la Comunità Terapeutica “La Grazia”. Entrando attraverso il lungo viale alberato, si ha subito la sensazione di contatto con la natura, tipica di questo luogo immerso nella zona che precede la Riserva Naturalistica di Santo Pietro. Proprio qui, nel 2008, prende forma il progetto della “Fattoria Pedagogica” portato avanti dalla dott.ssa Paola Affettuoso, pedagogista specializzata in Neuropedagogia Clinica e Art Counselor, che, guidandoci per la fattoria, ci racconta di lei e del suo progetto, che quest’anno ha ricevuto un riconoscimento a livello nazionale, il Premio per l’esperienza As.Pe.I. 2018 (Associazione Pedagogica Italiana)
«La mia formazione nasce dal volontariato. Dopo gli studi ho iniziato a fare formazione nell’Art Counseling e mi sono specializzata nella Psicopatologia fenomenologico-relazionale. Da allora tante le esperienze e le iniziative come l’istituzione del Centro Studi “Sergio De Risio” e per ultima la fondazione dell’Associazione di Pedagogisti Koinè, assieme ad altri colleghi molto motivati e preparati».


Per la dott.ssa Affettuoso, infatti, la passione per le relazioni interpersonali e la curiosità verso l’altro sono sempre state motori pulsanti del suo percorso professionale nel settore della sanità mentale. «Sono certa che “la bellezza ci salverà” e ci renderà liberi, credo vivamente, infatti, nella possibilità di vedere sempre il bello che c’è negli altri e nel sostegno che si può dare per farlo emergere. Anche la natura, secondo me, è fondamentale nel concetto di bellezza, infatti, qui alla Comunità “La Grazia” viviamo immersi nel verde e questo fa stare bene non solo gli ospiti della comunità, che si occupa della riabilitazione di pazienti con disagi psicologici, ma anche tutti noi operatori».
È proprio da questo principio che parte il progetto della Fattoria Pedagogica. «Abbiamo intuito che un percorso di Zooantropologia e Pet Therapy poteva essere utile per i nostri pazienti, quindi abbiamo iniziato a formarci assieme al prof. Roberto Marchesini in Zooantropologia Assistita con gli animali. Abbiamo acquistato degli asini, incentrando inizialmente parte del nostro lavoro sulla onoterapia, e abbiamo allestito la fattoria. Superata questa prima fase […] abbiamo deciso di formare i nostri pazienti per far sì che diventassero anch’essi educatori della Pet Therapy, trasformandoli a tutti gli effetti in maestri di un percorso da rivolgere a terzi».


Da ormai otto anni, infatti, la Fattoria Pedagogica accoglie circa 2000-3000 bambini l’anno da scuole di ogni ordine e grado, permettendo di riscoprire il territorio attraverso dei percorsi guidati da ospiti della comunità. «Questo ci ha permesso – continua la dott.ssa Affettuoso – non solo di occupare il loro tempo in maniera costruttiva, ma anche di renderli una risorsa presso la comunità locale, cercando di abbattere lo stigma che gira attorno alla malattia mentale, poiché il bambino, che non ha pregiudizi, si approccia a una realtà complessa attraverso la mediazione della natura e degli animali, e restituisce ai nostri pazienti un forte guadagno sull’autostima e la socievolezza incidendo positivamente sui loro percorsi».
Al termine della nostra conversazione, non ci sorprendiamo affatto che un progetto così originale, innovativo e carico di valori sociali e pedagogici abbia ricevuto un premio così importante. «Ciò che mi rende più orgogliosa – ci dice la dottoressa quasi commossa – è aver potuto condividere questo premio con colleghi e pazienti che sono stati parte integrante di questo percorso. L’altro aspetto è sicuramente vedere le facce dei bambini quando vengono qui e restano stupiti e ammaliati dalla magia che c’è in questo luogo».
Terminiamo la nostra intervista e ci lasciamo alle spalle questo luogo con il suo verde, i suoi animali e il suo essere puro, che quotidianamente viene irradiato da quella bellezza che tanto ha ispirato la dott.ssa Paola Affettuoso.

BM

Le coccole di mamma Irene

Articolo di Irene Novello

Questa è una storia di vita e di speranza, con un unico filo conduttore: l’amore.
“Le coccole di mamma Irene” è un’associazione di volontariato nata a Torino il 12 giugno del 2018 per ricordare, nel giorno del suo compleanno, Irene Settanta, strappata troppo presto a questa vita a causa di un aneurisma cerebrale, mentre portava ancora in grembo la piccola Emma Maria arrivata alla sua trentaduesima settimana. Irene, una ragazza brillante e intraprendente, con una vita proiettata al futuro, carica di amore e di bontà, nel suo ultimo attimo di vita, con un gesto pieno della generosità più pura, è diventata mamma più volte, donando la vita alla sua bimba, e regalando speranza e rinascita a chi oggi vive grazie ai suoi organi.
La morte è forse uno dei misteri più incomprensibili della vita, ma che comunque fa parte del nostro cammino sulla terra. Di fronte ad un destino così atroce, sono tantissimi i dubbi, la confusione, le domande sul perché la vita si debba rivelare così fragile in un corpo così sano e giovane. Ma al di là del dolore che ha investito questa vita, esistono l’amore e la speranza. L’associazione “Le coccole di mamma Irene”, creata dai familiari e dagli amici di Irene, vuole, infatti, concretizzare l’amore, prendendosi cura dei bambini neonati e ospedalizzati a Torino. Gli associati si occuperanno di dare assistenza e sostegno ai piccoli pazienti i cui genitori e familiari per varie ragioni non possono prendersene cura, ma anche organizzare attività di intrattenimento e supporto in ospedale per i loro fratelli durante i momenti di visita dei genitori, per non farli sentire esclusi bensì parte integrante della vita di questi piccoli ma grandi guerrieri della vita. Dopo un’accurata e adeguata formazione, accompagnati anche dal personale medico e paramedico, i volontari dell’associazione si prenderanno cura dei piccoli ospiti del reparto, dispensando coccole, leggendo fiabe, allietando i momenti con la musica o con il gioco. I bambini nati prematuri hanno bisogno di particolari cure e attenzioni, una delle tecniche praticate in diverse strutture ospedaliere d’Italia è la marsupioterapia, una tecnica semplice che consiste nel contatto pelle a pelle tra il neonato e chi lo accudisce. È una tecnica nata in Colombia e molto praticata nei Paesi in Via di Sviluppo per contrastare la mortalità infantile a seguito di carenze di personale sanitario e d’incubatrici. La marsupioterapia consiste nell’appoggiare il neonato, vestito del solo pannolino, sul petto della persona che lo accudisce, avvolto e legato con un marsupio o un telo ripiegato a forma di triangolo e annodato dietro le spalle. Questo sistema evita la dispersione del calore e permette di sorreggere il bambino in maniera sicura, favorendo il rilassamento della persona che se ne prende cura e dello stesso bebè. Questo tipo di contatto funziona da incubatrice; il respiro e il battito della mamma o di chi ne fa le veci, regolarizzano quelli del bambino. È una tecnica praticata anche per favorire l’allattamento al seno materno. In questo modo i bambini ricevono calore naturale e umano, acquisendo, in tempi più veloci rispetto ai bambini non trattati, respiro e ossigenazione regolari. Inoltre, la marsupioterapia influenza in maniera positiva lo sviluppo neurologico e psicologico del bambino, diversi studi hanno dimostrato come i bambini che hanno ricevuto questo trattamento piangano meno e siano più tranquilli.
Tutte queste sono attività che nel loro intimo celebrano la vita, ed è questo l’obiettivo che anima l’associazione: l’amore di Irene, continua a manifestarsi e crescere.
Chi vuole sostenere l’associazione o diventare volontario donando il proprio calore, offrendo cura, coccole e sostegno ai piccoli guerrieri della vita, può scrivere una e-mail a
info@lecoccoledimammairene.org.