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Elita Schillaci: le start up come progetto di vita e bene sociale

di Patrizia Rubino

Anche quest’anno StartupItalia, il magazine che si occupa di start up e innovazione, ha inserito Elita Schillaci nella sua speciale lista delle “Unstoppable Women”, le mille donne che con il loro impegno “inarrestabile” stanno cambiando il nostro Paese. Catanese, già preside della Facoltà di Economia di Catania, ordinario di Economia e Gestione delle Imprese, Schillaci si occupa da circa quarant’anni, di impresa e modelli economici innovativi. Un vero e proprio faro per generazioni di studenti, che con il suo lungo e prestigioso elenco di incarichi e pubblicazioni, testimonia una carriera a sostegno della crescita del territorio siciliano.

In Sicilia è stata tra le prime a credere nelle iniziative imprenditoriali innovative, le start up appunto, spingendo i suoi studenti a superare la cultura dell’impossibile e a concentrarsi sul merito.

«Ho iniziato a occuparmi di start up nel 1984, ho ancora la stessa energia, passione e curiosità che mi spinge a stimolare e incoraggiare verso la creazione di nuove imprese. Abbiamo attraversato grandi cambiamenti, e non mi riferisco solamente alla rivoluzione digitale, ma siamo riusciti, quasi del tutto, a liberarci dalla convinzione che nella nostra terra sia impossibile fare impresa se non a certe condizioni. Oggi sempre più giovani investono su loro stessi, sulle proprie capacità e sul proprio merito. Tra i miei studenti noto subito quelli che hanno una luce particolare, che credono fermamente nel loro modello di business, ma non mi stanco mai di spiegare che avviare un’attività economica non è un modo veloce per fare soldi e acquisire visibilità. L’impresa deve piuttosto rappresentare un progetto di vita e come tale prevede la messa in campo oltre che di competenze anche di una buona dose di apertura mentale che va oltre il proprio interesse personale».

Perché moltissime start up non riescono a superare i primi anni di vita?

«Oltre l’80% delle nuove imprese nel mondo falliscono perché creatività, idee innovative non sono sufficienti per andare oltre la fase embrionale. Le start up, specie all’inizio, sono fragili per definizione e spessissimo s’imbattono in quella che in gergo viene definita la Death Valley, ovvero la morte prematura dell’attività. Per ottenere stabilità nel lungo periodo occorre intraprendere un percorso di anti – fragilità, che consiste nel superare le difficoltà, gli iniziali fallimenti, uscire dalla propria comfort zone e puntare sul cambiamento, esplorando dimensioni diverse dalla propria. Oltre alle questioni finanziarie, possono esserci altre ragioni dietro l’insuccesso della start up; il cosiddetto hybris imprenditoriale, ovvero l’arroganza del founder, la mancanza di empatia verso fornitori o addirittura verso i clienti, che sono la risorsa più preziosa dell’impresa, o anche perché non ci si avvale di un team esperto che condivide in pieno il progetto. Per superare la fase di avvio occorre continuamente alimentare il merito, che non è soltanto capacità, ma è un approccio etico che si traduce in rispetto e correttezza verso gli altri, perché ribadisco l’impresa deve essere considerata un bene sociale».

Negli ultimi anni il fenomeno delle start up in Sicilia è in forte crescita, attualmente sarebbero oltre 650. Quali sono i settori di maggior interesse?

«Sì c’è un bel fermento, all’interno dei miei corsi ogni anno vengono presentati 10/20 progetti di start up con business plan, e tra questi vedono la luce sino a due nuove imprese. Si punta spesso ai servizi, turismo, arte e cultura, ma c’è anche grande interesse per il food, l’agroalimentare, i prodotti d’eccellenza siciliana. In crescita anche i settori di salute e benessere e l’e-commerce. Queste nuove imprese testimoniano la volontà dei nostri giovani di volere scommettere su se stessi, ribaltando l’idea del posto fisso. Occorre, però, che oltre all’Università che dà il suo contributo con la formazione ci siano altri attori che partecipino all’ecosistema dell’innovazione, come ad esempio industrie, istituzioni, banche».

A partire dal prossimo numero vi proporremo una rubrica dedicata al mondo delle start-up siciliane. Una sorta di viaggio alla scoperta delle idee, della creatività e del talento di giovani che hanno scelto di fare impresa, restando in Sicilia, puntando su un modello di business innovativo ad alto contenuto tecnologico e sostenibile. Vi racconteremo storie di eccellenza… in perfetto stile Bianca Magazine.

Fiasconaro

Fiasconaro fra i protagonisti del Summer Fancy Food Show di New York

Si è appena concluso a New York il Summer Fancy Food Show, la Fiera dell’alimentare del Nord America, che ha visto il ritorno dell’Italia con un ruolo di primissimo piano, in qualità di Country Partner. E fra le aziende protagoniste della kermesse si è distinta Fiasconaro, l’eccellenza dolciaria Made in Sicily sempre più apprezzata come ambasciatrice della pasticceria italiana di alta gamma nel mondo. Una vera consacrazione per l’azienda di Castelbuono, che ha presentato una golosa anteprima delle novità di punta per il Natale in arrivo, accogliendo al suo stand illustri personalità, quali: Antonio La Spina, Direttore Ice di New York; Mariangela Zappìa Caillaux, Ambasciatrice italiana negli Stati Uniti; Fabrizio Di Michele, Console Italiano a New York.

Fiasconaro

A conclusione della Fiera, nel corso di una cena esclusiva organizzata dall’Associazione dei Cavalieri O.M.R.I. del New Jersey, al Maestro Nicola è stata consegnata la prestigiosa “The Legion of Merit of Italy” da Monsignor Hilary FrancoNunzio Apostolico rappresentante permanente presso le Nazioni Unite, e da Fabrizio ParrulliGenerale C. A. dei Carabinieri rappresentante militare presso le Nazioni Unite a NY. Il riconoscimento gli è stato tributato per “il suo innato ingegno e la sua ormai celebre perseveranza, che saranno sempre una guida nel condiviso sogno di un domani migliore e cristallina ispirazione per chi vive all’estero”, come recitano le parole riportate sulla targa a firma del Presidente Giulio Picolli. 

Fiasconaro

“Questo è soprattutto un tributo alla storia imprenditoriale mia e dei miei fratelli, alla vocazione che ci ha sempre spinto, con dedizione e passione, a difendere i valori e la tradizione che rendono unica la favola Fiasconaro nel mondo”, ha commentato il Maestro Nicola subito dopo aver ritirato la targa. “E proprio questo palcoscenico internazionale ha consacrato la nostra azienda come portavoce del settore dolciario nel mondo, con il sostegno e la fiducia delle nostre principali Istituzioni, a partire dall’Ice. Un comparto da difendere con forza, nella sua autenticità e unicità”.

Nata nel 1953 a Castelbuono (PA), nel cuore del parco delle Madonie, oggi l’azienda Fiasconaro, giunta alla terza generazione di Pasticcieri, ha raggiunto un fatturato di oltre 32 milioni di euro ed una presenza in 60 Paesi con una crescita del 20% su tutti i principali mercati: Italia, Canada, Francia, Stati Uniti, Germania, Inghilterra, Australia e Nuova Zelanda e con un orizzonte strategico rivolto al mercato asiatico.

Fiasconaro

Fiasconaro è Cavaliere del Lavoro. “Io e i miei fratelli eravamo pigri a scuola ma papà è riuscito a farci innamorare di questo mestiere”

di Alessia Giaquinta

Io e i miei fratelli eravamo pigri a scuola ma papà è riuscito a farci innamorare di questo mestiere“, ci raccontava Nicola Fiasconaro in una intervista, qualche anno fa.

Proprio l’amore, la passione – che potremmo definire sacra – per il suo lavoro, unitamente al rispetto della tradizione, alla continua ricerca al passo delle innovazioni tecnologiche, ha permesso a Nicola Fiasconaro di essere nominato dal presidente Sergio Mattarella “Cavaliere del Lavoro”.

Un riconoscimento giunto nel giugno 2020, sebbene solo qualche giorno fa si è svolta al Quirinale la cerimonia di consegna della prestigiosa onorificenza al pasticcere il cui cognome è ormai noto a livello internazionale, divenuto brand di eccellenza e sicilianità in tutto il mondo.

Da Castelbuono, borgo di 9000 anime, sulle Madonie, Fiasconaro con i suoi speciali panettoni, colombe e prodotti dolciari, non ha solo conquistato l’apprezzamento globale per la bontà dei suoi manufatti, ma ha anche dimostrato di essere un’azienda in continua crescita, che ha un fatturato che a fine dell’anno supererà i 30 milioni di euro, conta 180 dipendenti, tutti di Castelbuono, è totalmente made in Sicily e anche il suo indotto segue la territorialità.

L’azienda Fiasconaro nasce nel 1953 con “papà Mario” ed è giunta già alla terza generazione di pasticceri-Fiasconaro.

“Io ricevo questa onorificenza, ma Cavalieri del lavoro siamo tutti noi, i fratelli Fiasconaro, che abbiamo coltivato con amore e passione la visione imprenditoriale di nostro padre Mario” ha sottolineato Nicola che insieme ai fratelli Fausto e Martino ha fatto crescere il laboratorio di pasticceria in questi anni.

“La nomina arriva in un momento importante – sottolinea Nicola Fiasconaro -, e con noi si premia la tradizione, l’artigianalità e la bravura di tutti i pasticcieri italiani“.

Tutta la redazione di Bianca Magazine esprime ai fratelli Fiasconaro e all’azienda tutta, le congratulazioni per l’eccellenza che rappresentano.

XI festival internazionale dell'uva da tavola Igp di Mazzarrone

XI festival internazionale dell’uva da tavola Igp di Mazzarrone

Articolo di Alessia Giaquinta e Foto di Biagio Tinghino

‘‘La vite pianse – perché era stata amputata – e dalle lacrime, come piccole perle, cominciarono a formarsi i primi chicchi d’uva’’.

È così che la leggenda vuole spiegare la nascita di questo frutto dolce e succoso, considerato dai popoli antichi ‘nettare degli dèi’, simbolo di gioia e immortalità.

E Mazzarrone, pensandola in questi termini, potrebbe risultare una terra prescelta: il territorio, infatti, è vocato alla produzione di uva da tavola tanto che, per il piccolo centro, la vite è…vita!

Quest’anno, dal 7 al 10 Settembre, si è tenuta l’XI edizione del Festival Internazionale dell’uva da tavola che, negli ultimi anni, ha ricevuto anche il marchio IGP.

Un Festival magistralmente organizzato dalla ProLoco di Mazzarrone in stretta collaborazione con l’Amministrazione Comunale con l’obiettivo di valorizzare, promuovere e celebrare l’uva autoctona.

XI festival internazionale dell'uva da tavola Igp di Mazzarrone

XI festival internazionale dell’uva da tavola Igp di Mazzarrone

L’assessore al Turismo della Regione Sicilia, Anthony Barbagallo si è speso perché il Festival dell’uva fosse inserito all’interno del circuito I territori del vino e del gusto in modo stabile e permanente perché “ha una valenza in chiave enogastronomica e dal punto di vista della commercializzazione ma soprattutto in chiave di promozione turistica, perché i luoghi connotati dalla presenza dell’uva da tavola hanno una forte attrattiva turistica e possono contribuire a rafforzare, strutturare e migliorare l’offerta turistica della Regione Siciliana”, ci dichiara.

Numerosissimi eventi, infatti, hanno scandito le giornate del Festival coinvolgendo giovani e meno giovani, mazzarronesi e migliaia di turisti provenienti da ogni dove per partecipare alle coinvolgenti iniziative programmate.

I festeggiamenti hanno avuto inizio giovedì 7 Settembre, in piazza della Concordia, con il Festival Cinematografico “Ciak…si cresce” a cura dell’Associazione mazzarronese VIVALAVIDA e con la partecipazione straordinaria dell’attore Giuseppe Brancato, del gruppo pop “Diamonds” e le ballerine della scuola di danza Mila Plavsic.

Nelle serate a seguire: il Gala Finale Regionale “Area Sanremo”, il Concerto di Marco Masini e la tanto attesa XI Edizione del premio “Grappolo d’oro” durante la quale sono stati premiati: l’attrice Guia Jelo, l’Ing. Salvo Cocina, l’Ing. Biagio Consoli, la Polisportiva femminile Canottieri Catania e l’ex arbitro Rosario Lo Bello. Inoltre è stato conferito il premio sostenibilità alla ditta Novello.

La serata è stata arricchita da vari artisti: il cantante Nik Luciani, il cabarettista Manlio Dovì, “Incanto” Tributo Il Volo, l’orchestra Sicily Musical Academies, il duo di danza acrobatica e il Tributo al re del pop Jackson Friends.

Non sono mancati momenti di formazione e conferenze in merito all’uva IGP di Mazzarrone “tra risorse e prospettive”, alla Regolarizzazione dei fabb. rurali e strumentali connessi alle aziende agricole e pretrattamento atti geometrici a cura del collegio dei Geometri della Prov. di Catania, e non per ultimo, il laboratorio del Gusto di Slow Food Sicilia con l’obiettivo di approfondire e conoscere meglio l’uva di Mazzarrone.

Interessanti e coinvolgenti momenti ricreativi hanno riempito le mattine e i pomeriggi del Festival: dall’escursione guidata con Quad “Moto Turismo Ragusa”, all’esibizione degli atleti della Dojo Kun Karate del maestro Tidona Alessandro, alla Gimcana dei trattori, all’esibizione Fitness della Palestra Olimpia Fitness, alle prove di tiro statico Cecchino e statico fucile a cura dell’ASD Hybleasofthair Ragusa, e poi ancora CronoKart, Bungee Jumping a cura di Sky Dive Sicilia e le attrazioni medievali a cura del gruppo “Milites Trinacriae”.

A dare onore artistico all’uva di Mazzarrone sono stati alcuni artisti locali che, come tradizione vuole, durante la “Notte dell’Uva Regina da Tavola” preparano bellissime sculture rivestite interamente di acini. Quest’anno il tema della Tavolata è stato “ra-Cina”, termine dialettale che significa uva ma che, allo stesso tempo, contiene un riferimento allo stato più popolato del mondo: la Cina. Le opere d’arte infatti rappresentavano alcuni simboli e caratteristiche cinesi così che potremmo dire Cina con raCina.

A fare da contorno ai numerosi eventi, la caratteristica Fiera Espositiva e le numerose bancarelle presenti lungo le vie della cittadina.

Radio Prosound e Radio Sole, inoltre, hanno seguito e trasmesso sui rispettivi canali radiofonici gli eventi in programma mentre Tele Eubea si è occupata delle riprese televisive.

“Ogni anno le forze dei mazzarronesi si concentrano per la buona riuscita del Festival, in quest’ occasione tutta la città partecipa attivamente: dai giovani, alle imprese, ai coltivatori” dichiara compiaciuto il sindaco neo eletto dott. Giovanni Spata “quest’anno – continua – abbiamo cercato di promuovere maggiormente l’uva di Mazzarrone attraverso il programma Parola di Pollice Verde, condotto da Luca Sardella su Rete 4” e, come aggiunge l’Assessore Anna Cutraro “Dopo l’ottima riuscita di questa edizione, adesso lavoriamo per organizzare la prossima”.

Promuovere in ogni modo e con qualsiasi mezzo l’uva di Mazzarrone, già conosciuta e apprezzata anche fuori la nazione, rappresenta infatti una priorità per il primo cittadino e la sua Giunta che, sin da subito, si è adoperata a collaborare con la ProLoco per la buona riuscita del Festival.

Oltre alla possibilità di acquistare e degustare l’uva, è stato possibile assistere alla preparazione della caratteristica mostarda e delle cassatelle, prodotti tipici del territorio.

“Non è cosa semplice organizzare un Festival che, come quello dell’uva, racchiude numerosi eventi e si avvale di importanti collaborazioni. Il successo di questa XI edizione è frutto dell’unione di tante forze. Non c’è successo senza unione. Grazie a tutti coloro che hanno collaborato”.

È con queste parole che il presidente della ProLoco di Mazzarrone, Salvatore Guastella, ci fornisce la chiave di lettura di un Festival che si presenta sempre più ricco e completo esito di numerose forze che si uniscono per rendere omaggio a quel frutto della gioia, simbolo dell’abbondanza e prodotto di una terra fertile e meravigliosa: l’uva di Mazzarrone.

L'importanza dei grani antichi

L’importanza dei grani antichi

L'importanza dei grani antichi

Articolo di Titti Metrico

Da migliaia di anni il grano è presente in Sicilia, ed un tempo il pastificio nasceva laddove c’era un panificio, e quindi un mulino. Voglio citare una famiglia locale dedita alla produzione della pasta, e che, a Caltagirone e nell’area del Calatino, non ha avuto inizio solo un secolo fa, ma è molto più antica di quanto si possa immaginare: il famoso pastificio Belvedere, conosciuto anche come “Gialletta”, ahimè oggi solo una bellissima storia da raccontare, e che troverete nei prossimi numeri di Bianca Magazine. Oppure basta considerare il legame fra Caltagirone e Genova antico di ben 900 anni, ben sapendo che furono i genovesi ad importare intorno alla metà dell’800 in Sicilia il torchio verticale che, insieme all’impastatrice ed alla gramolatrice, costituisce il nucleo essenziale dei macchinari per la pastificazione, da noi chiamato “ingegno” perchè alleggeriva la fatica degli operai. Raccontiamo la storia dei grani non solo per salvarli, ma per farli esistere ancora e diventare fonte di nutrimento, rafforzando il patrimonio alimentare nutritivo, culturale, storico, tradizionale del grano, che ancora oggi rimane elemento primario della nostra alimentazione. Quando entriamo in un panificio, ci illudiamo di avere acquistato un pane prodotto interamente con grani antichi, in realtà del pregiato grano duro, oggi tanto di moda, ne mangiamo solo la metà! Purtroppo è cosi, quando si parla di grani antichi ci vuole la conoscenza, e noi ne sappiamo ben poco e ne mangiamo sempre meno. Non esiste al momento un sistema di certificazione capace di garantire il consumatore sull’originalità del prodotto. La Stazione Sperimentale di Granicoltura di Santo Pietro ha tra i principali obiettivi l’incremento dell’agricoltura soprattutto cerealicola. “Custodiamo le diverse tipologie in uso imprenditoriale, nonostante non siano molto produttive, garantiscono l’identità di una varietà – precisa il dott. Gianfranco Venora, direttore della Stazione Sperimentale -. Ad esempio il Russello, usato per il pane a pasta dura tipico del ragusano, o il “pane nero” di Castel Vetrano fatto col 20% di Timilìa, possono certificare l’identità varietaria, con l’utilizzo di metodiche che possono identificare la varietà dal suo aspetto morfologico. Conservare il germoplasma, vuol dire conservare il patrimonio genetico che si trasmette alle generazioni future attraverso le cellule germinali, nella Stazione Sperimentale esistono circa 300 accessioni di materiali tra cereali e leguminose antiche”. La “globalizzazione del gusto” ci confonde, sino a farci perdere il sapore originale. L’uso di nitrati ha fatto sì, che il grano non cresca e sia coperto da erbe infestanti, quindi, si ricorre ai diserbanti. Il risultato? Lascio a voi le conclusioni! Al contrario le spighe dei grani antichi essendo alte soffocano le erbe infestanti. Riscoprire il valore del grano antico è importante, così come la macinazione integrale, perché è benefica per la salute: la crusca, aiuta la regolarità dell’intestino, è ricca di sostanze minerali; il germe grano, nella macinazione, quando si fa la semola, viene eliminato. L’olio di germe di grano è ricco di vitamine e proteine nobili, ma deve essere biologico. Parlando con un contadino, dal volto segnato dal tempo, mi ripete: “Nun ni vali a pena” (non ne vale la pena) non prendiamo neanche le spese, con l’agricoltura rischiamo e il governo non ci aiuta”, ma lui non si arrende, e grazie ai sacrifici di questi contadini, che la tradizione e la sana alimentazione si tramandano. Il grano duro siciliano è conosciuto in tutto il mondo, ha ottime proprietà nutrizionali e non contiene micro tossine. La Sicilia, ne coltiva oltre 300.000 mila ettari, insieme alla Puglia è tra le regioni maggiormente interessate a questa coltivazione e alimenta la filiera della pasta e del pane. L’interesse tra la popolazione sta crescendo e si sta tornando a mangiare pane di grano duro fatto col crescente (lievito madre), che conferisce al pane odori e sapori molto particolari.

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L’eccellenza siciliana del caffè nel mondo è MOAK

Articolo di Omar Gelsomino, Foto di Samuel Tasca e MOAK

Cinquant’anni di storia fra tradizione e modernizzazione. Fondata nel 1967 da Giovanni Spadola, Caffè Moak è una realtà profondamente legata alla città di Modica ma affermata in tutto il mondo. Nella nuova sede abbiamo incontrato Alessandro Spadola, direttore generale di Caffè Moak, per parlare con lui di questa eccellenza siciliana nel mondo e del suo nuovo ruolo di Ambasciatore per il Turismo di Affari del Principato di Monaco dal Club degli Ambasciatori.

Chi è Alessandro Spadola?

«Dal diploma in poi, sono cresciuto all’interno dell’azienda fondata da mio padre (Giovanni Spadola, nda), facendo diverse esperienze sul campo: dalla produzione all’aspetto amministrativo, dagli acquisti al commerciale. Oggi sono il direttore generale di Caffè Moak Spa e dell’intero gruppo».

Come nasce l’idea del caffè e la brillante realtà di Moak? Ci racconti questa tradizione familiare.

«L’idea nasce dall’ambizione di mio padre di essere un imprenditore nonostante provenisse da altre esperienze commerciali. Il caffè è stata l’intuizione degli anni ’60, quando era un prodotto già altamente consumato, lui vedeva un’innovazione qualitativa così partì in questo settore senza avere un’esperienza ben precisa. Infatti l’inizio, come tutte le attività, non fu facile ma la grande voglia di emergere, avendo ben chiaro il suo obiettivo e il concetto della qualità, cioè fare un prodotto sempre migliore, l’ha portato a raggiungere grandi risultati. Durante le diverse dominazioni la città di Modica ha cambiato più volte nome, fra cui appunto Mohac. Mio padre quando pensò ad un caffè che partiva da Modica ha voluto legare il nome della sua azienda con il territorio. Anagrammando Moak veniva fuori anche moka, così le diede questo nome».

Qual’è il segreto del successo mondiale del vostro brand?

«Il concetto di base che ha avuto mio padre nel creare l’azienda era quello di voler esprimere qualità in tutto quello che faceva, quindi cercare di studiare, anche in maniera spasmodica, i caffè per ottenerne sempre un prodotto migliore. Negli anni, io e mia sorella, abbiamo cercato di trasferire il concetto di qualità a 360 gradi in tutti gli altri settori aziendali: non solo sotto il profilo del prodotto, perché sarebbe riduttivo, ma anche nel modo di presentare l’azienda nelle sue varie sfaccettature. Abbiamo costruito una nuova sede che avesse una tecnologia avanzata per controllare la qualità e rendere il prodotto quanto più costante possibile».

In quali attività socio-culturali è impegnata Moak?

«Da sedici anni promuoviamo un concorso letterario (Caffè Letterario Moak, nda) attraverso cui invitiamo il pubblico a scrivere dei racconti, ovviamente che abbiano come tema il caffè, ideato da mia sorella, oggi è diventato uno dei primi concorsi privati a livello nazionale nell’ambito della narrativa. In questo ambito arriviamo anche ad una fetta di pubblico legata alla cultura perché dietro ad una tazzina di caffè c’è tanta cultura e l’abbinamento è risultato vincente. Da qualche anno abbiamo iniziato un concorso fotografico “Fuori Fuoco” per cercare di promuovere il caffè attraverso l’immagine, una nuova iniziativa che sta riscuotendo grande successo».

Da poco è stato nominato Ambasciatore per il Turismo di Affari del Principato di Monaco. Un onere ed un onore …

«È un club nato per promuovere la cultura e il turismo monegaschi e connetterlo con le regioni italiane. Poiché  la famiglia Grimaldi ha una discendenza ampia in Europa e soprattutto in Sicilia quando mi fu proposto ritenni interessante poter aiutare la nostra Regione, che ha un potenziale inespresso enorme, mettendo così a disposizione un po’ del mio tempo per creare questi rapporti con Monaco. Secondo me, ogni imprenditore deve sacrificare parte del suo tempo in queste iniziative se vuole che la Regione cresca in futuro. Per il prossimo ottobre abbiamo programmato la visita del Principe Alberto di Monaco. Già l’ambasciatore ha potuto fare un giro a Modica per rendersi conto di quali siti far vedere al Principe, così da farla diventare un ulteriore momento di prestigio per la città e il suo turismo. Insieme agli altri ambasciatori stiamo cercando di creare un calendario di eventi da organizzare fra Montecarlo e la Sicilia in un prospettiva di medio periodo, opportunità sicuramente da non perdere per la nostra Isola».

 

ADV Cantine Pepi

Vignaiole siciliane a Mazzarrone

di Nicola Dal Falco

Fare vino e farlo molto bene a Mazzarrone, terra tradizionalmente destinata alla coltivazione d’uva da tavola, è una sfida che solo delle donne potevano concepire e realizzare. Rosa Pepi e sua figlia Erika, ci sono riuscite, potendo contare su delle maestranze che sono al novantotto per cento femminili.

Il successo delle Cantine Pepi nasce, però, da lontano. Da quattro generazioni, la storia della famiglia s’intreccia con il vino, toccando tutti gli aspetti, prima con la vendita all’ingrosso, poi con l’imbottigliamento e ora con la produzione in regime biologico di etichette, dove la qualità e l’identità del territorio sono le facce di un’identica medaglia.
Sono quaranta gli ettari a disposizione di cui trenta piantati per più della metà a Nero d’Avola, seguiti da una buona percentuale di Frappato, a cui si aggiungono il Syrah e in misura minore il Grillo e l’Insòlia.

Il terreno è di medio impasto con una struttura calcarea a cui si aggiungono l’argilla e la sabbia. Condizioni ideali per la circolazione dell’aria attorno alle radici, per trattenere l’umidità e perché la terra abbia una giusta consistenza. Gli impianti sono a spalliera, tranne per una vecchia vigna, coltivata a tendone dove si fa il Passito di Frappato.

Per scelta, le vigne non vengono irrigate artificialmente e la raccolta avviene rigorosamente a mano, selezionando grappolo per grappolo in modo da orientare la vinificazione secondo le caratteristiche dell’annata.
I vini delle Cantine Pepi sono, quindi, un frutto appassionato e ragionato dove non c’è soluzione di continuità tra la cura del campo e l’impegno in cantina.

Oggi, Rosa ed Erika producono quindici etichette, molto curate anche nell’aspetto grafico.
Il mercato di questi vini, rossi, bianchi e passito, abbraccia per l’80 per cento della produzione la Sicilia e l’Italia del centro e del nord. Il restante 20 per cento delle bottiglie raggiunge gli Stati Uniti, la Germania e l’Estremo Oriente. Non c’è un nome più appropriato per un Passito di Frappato, I.g.p. Terre Siciliane, che riesce quasi ad avere una consistenza e una delicatezza mielate, prodotto da un’azienda dove la quasi totalità delle maestranze, a partire dalla titolare, Rosa Pepi e da sua figlia Erika, sono donne.

A loro, vignaiole siciliane, va riconosciuto un legame speciale tra cielo e terra.
Un legame, comune ai vini della Cantine Pepi, esaltato però da un’etichetta, giunta al terzo anno di vita, con numeri ancora limitati a sottolineare la cura messa nel campo e in cantina, condivisa con l’enologo Alessandro Biancolin.
Rafforzato, ulteriormente, dal fatto che quest’azienda ha creduto nella possibilità di ampliare la vocazione vitivinicola del comune di Mazzarrone, da sempre identificato con l’uva da tavola. Il vino nasce nel podere Giurfo da uve Frappato, grazie alla presenza di vigne antiche che seguono ancora la coltivazione a tendone.
Una situazione che consente di tagliare in loco il tralcio, lasciando disidratare i grappoli per venti, venticinque giorni, sulla pianta, senza ricorrere all’uso di graticci.

Il podere Giurfo si estende per circa un ettaro. L’anno scorso, l’attenta selezione dei grappoli ha limitato la produzione a cinquecento litri che diventeranno seicento, quest’anno. La prima impressione in bocca, legata all’immagine del miele, dipende dal naturale residuo zuccherino, perfettamente bilanciato da una giusta freschezza e acidità. Le bottiglie da 500 ml di questo pregiato Passito di Frappato vengono numerate.

Cantine Pepi
Viale del Lavoro 7, Mazzarrone (Catania) 95040

Tel. +39 0933 28001
GPS 37.0987832 | 14.5587178