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caltagirone short film festival

Caltagirone Short Film Fest: un successo da replicare

di Samuel Tasca,   foto di Giovanni Canfailla e Giacomo Spataro

Il grande cinema è arrivato a Caltagirone, città conosciuta in tutto il mondo per l’arte della sua ceramica, che quest’anno ha ospitato per la prima volta il Caltagirone Short FilmFest, tenutosi dal 16 al 19 luglio nel centro storico della città.

Un grande successo, a detta di tutti, non solo per la qualità dell’organizzazione, ma soprattutto per la portata della manifestazione, ricca di ospiti dal grande talento, nomi di spicco provenienti non solo dal mondo del cinema, ma anche della televisione, del giornalismo e della letteratura.

A ideare e dirigere l’evento, insieme a Eva Basteiro-Bertolí, attrice, produttrice e cantante di origine catalana, è Angela Failla, giornalista e sceneggiatrice calatina. È lei che, al termine delle quattro giornate, ci racconta con orgoglio la sua soddisfazione per il risultato raggiunto:

«Sono felice di aver ideato e diretto una manifestazione che ha avuto un esito incredibile, oltre ogni aspettativa. Quattro giornate piene di ospiti, comici e momenti musicali. Antonia San Juan, Nicole Grimaudo, Piero Messina, Lucia Sardo, Filippo Contri, Beppe Convertini, Michele Cucuzza, Toti e Totino, tanto per citarne alcuni. Non posso che ringraziare tutti gli ospiti che sono intervenuti, il sindaco, per aver creduto subito nel progetto e il pubblico che ha partecipato in massa. La gente ha compreso e apprezzato la bellezza di questo evento e di questo non posso che esserne fiera».

angela failla caltagirone short film festiva

Insieme ai numerosi ospiti e agli artisti che si sono esibiti nelle quattro serate, a celebrare la settima arte coinvolgendo ed emozionando il pubblico presente, sono stati soprattutto i corti e i documentari, oltre ai diversi corti fuori concorso proiettati durante le serate. Tra i premiati ricordiamo Turn off the stars di Margot Cavret premiato come Miglior corto; QuarantacinqueQuindiciVentiquattro di Emma Cecala come Miglior corto di ambientazione siciliana; e La febbre di Gennaro di Daniele Cini premiato come Miglior documentario.

caltagirone short film festiva

Tra i talenti individuali la giuria ha assegnato il premio come Miglior Attore Protagonista in ex aequo a Massimo Dapporto e Augusto Zucchi per Pappo e Bucco; Miglior Attrice Protagonista va a Lunaper il film Peace in a dream di Enrico Capasso; il premio Miglior Regia ad Anais Nativel che ha diretto Join me; e menzione speciale della giuria a Painting by numbers di Radheya Jegatheva.

caltagirone short film festiva

Un evento davvero ricco di talenti e di protagonisti, alcuni dei quali hanno ritirato nell’occasione alcuni riconoscimenti speciali. Tra questi il Premio Città di Caltagirone a Nicole Grimaudo; il Premio Antonio Grasso, intitolato allo storico corrispondente calatino de La Sicilia, consegnato al giornalista Michele Cucuzza; il Premio Human Rights all’attore Luigi Tabita, impegnato nella difesa dei diritti civili e ideatore del Giacinto Festival di Noto. Le emozioni continuano con la consegna del Premio Regia Città di Caltagirone al regista Fabio Cillia per Redemption; il Premio Marino alla miglior sceneggiatura a Fili di memorie di Marco Latina e Sebastiano Pistritta; il Premio Luigi Sturzo all’attrice Lucia Sardo; e il Premio Globus Award – Critica Televisiva e Cinemtografica a La Nebbia di Nanni Palma, commovente cortometraggio incentrato sull’Alzheimer e sulla condizione difficile dei pazienti e dei loro familiari.

caltagirone short film festiva

La serata conclusiva della kermesse ha salutato la città da Piazza del Municipio, ancora una volta prestata a divenire cinema e teatro a cielo aperto, nella quale un bravissimo Salvo La Rosa ha avuto il compito di condurre e di chiudere questa prima edizione.

Il Caltagirone Short FilmFest, patrocinato dal Comune di Caltagirone e dalla Regione Siciliana, si è dunque candidato ad una seconda edizione (e speriamo molte altre), rappresentando un vero e proprio successo da tutti i punti di vista, oltre ad essere stato un perfetto esempio di ripartenza e rilancio culturale dopo le difficoltà e le restrizioni della pandemia.

È ripartito il sogno di Totò Cascio

di Omar Gelsomino

Tutto è iniziato per gioco ed inconsapevolmente è diventato famoso in tutto il mondo. L’ex enfant prodige di Nuovo Cinema Paradiso, Salvatore “Totò” Cascio, uno dei protagonisti del capolavoro del grande Giuseppe Tornatore, vincitore del Grand Prix nel 1989 e dell’Oscar nel 1990, interpretava un suo coetaneo, Salvatore, la cui attrazione per le pellicole cinematografiche gli allevia la consapevolezza che non avrebbe più rivisto il padre andato a combattere in Russia. Ruolo che gli è valso il Bafta.

nuovo cinema paradiso totò cascio

L’incontro con Giuseppe Tornatore, nonostante la giovanissima età, e la partecipazione in Nuovo Cinema Paradiso gli cambia la vita. «La passione per il cinema è nata per caso. Nel maggio del 1988, prima che iniziassero le riprese del film, fra i tanti bambini fui fotografato anche io, così fui scelto per interpretare il mio personaggio. All’inizio era solo un gioco, non mi rendevo conto del mondo in cui ero stato catapultato, di tutto il cast stellare: da Philippe Noiret a Leo Gullotta a Jacques Perrin e altri attori. Tornatore mi ha insegnato la disciplina, necessaria per raggiungere qualsiasi obiettivo. Questo film parla di una Sicilia bella, che vuol ripartire dopo la guerra, che ha voglia di sognare, di credere, di appassionarsi, di emozionarsi. A mio avviso è un film che dà lustro alla nostra amata Sicilia».

totò cascio nuovo cinema paradiso

Dopo ha interpretato altri ruoli con famosi registi e sono arrivati diversi premi. «Anche dopo il successo del film l’ho vissuto come un gioco, non ho mai cambiato il mio modo di pensare, di vivere. L’umiltà è la base, non devi cambiare. Sono grato per il successo che ho avuto». Lui che nel film è sorridente e spensierato, dallo sguardo vivo e allegro, passa dalle luci della ribalta di quando è bambino alla sofferenza dell’adolescenza. «La retinite pigmentosa è una malattia invalidante, non ho voluto condividerla, non ho voluto parlarne. Mi sono chiuso in me stesso e l’ho vissuta come una vergogna, una colpa. Sono entrato in un circolo vizioso fatto di panico, di paura del giudizio, di non piacere più. È come se ad un tratto quel bambino brillante non ci fosse più, sono stato come ingabbiato dal personaggio. Adesso ho accettato il problema, ma dopo la pubblicazione del libro e gli inviti in Tv e ad altri eventi avevo paura del pietismo, invece ho incontrato tante persone che mi hanno dimostrato il loro affetto. Per anni ho vissuto la mia retinite come se fosse la mia condanna, quando l’ho accettata ho cambiato la prospettiva facendola diventare la mia condizione. Mi ha restituito l’armonia perduta».

la gloria e la prova di salatore cascio

In questi anni tante sono state le rinunce professionali. «Ho vissuto normalmente nella mia città gestendo i due supermercati di famiglia. Declinavo le interviste e gli inviti in televisione. Poi, durante un’intervista, sentii il bisogno di rispondere e spiegare il motivo del mio abbandono del mondo del cinema. Successivamente la notizia fu ripresa dagli altri media e così mi chiamò la Telethon per fare un cortometraggio e Andrea Bocelli oer dimostrarmi il suo sostegno. In seguito è nato il libro insieme a Giorgio De Martino e da allora non mi sono più fermato».

salvatore cascio

Nel libro, “La gloria e la prova”, in cui ha raccontato la sua esperienza di vita ha investito il suo futuro, la sua ripartenza. «Nella mia anima e nella mia mente suonava già questo titolo: il buon Dio mi ha dato la gloria, il successo, l’affetto delle persone; poi ho avuto la prova. Ecco perché ho scelto questo titolo, “Il mio Nuovo Cinema Paradiso 2.0” è il sottotitolo, come segno di ripartenza. Insieme a Marilena Piu, una bravissima attrice siciliana, abbiamo creato un format dove lei è la voce narrante del mio libro. In autunno progettiamo di portarlo a teatro e nelle scuole. Come nel film il cinema è stato ricostruito ed è ripartito il sogno». Tanti i desideri che accomunano il Totò di Nuovo Cinema Paradiso con l’uomo di oggi. «Dopo questa ripartenza desidero avere una mia famiglia, valutare tutte le proposte e i progetti che stanno arrivando, sempre con umiltà. Non voglio mettere limiti a ciò che il buon Dio mi darà».

 

Caltagirone Short FilmFest: tra gli appuntamenti più attesi la consegna a Nicole Grimaudo del Premio Città di Caltagirone

È atteso dal 16 al 19 luglio 2022 il Caltagirone Short FilmFest, il festival internazionale per cortometraggi e documentari che, alla sua prima edizione, promuove e sostiene la cultura cinematografica e dell’audiovisivo con particolare attenzione a quelle opere che raccontano la terra siciliana. 

 

Il festival ospiterà l’anteprima italiana del corto “El quinto vagón” di Antonia San Juan, regista, sceneggiatrice e attrice, già protagonista del film di Pedro Almodóvar “Tutto su mia madre” e candidata ai premi Goya e CINESPAS. 

 

Tra gli appuntamenti più attesi vi è la consegna del Premio Città di Caltagirone a Nicole Grimaudo, attrice siciliana e ambasciatrice dell’isola nel panorama cinematografico internazionale. Il Premio Città di Caltagirone è un riconoscimento che viene assegnato a quegli artisti di origine siciliana che hanno saputo, nel loro percorso umano e professionale, diffondere e promuovere i valori della propria terra.

Caltagirone Short Filmfest

Il festival, con le sue direttrici Angela Failla ed Eva Basteiro-Bertolí, inaugura le sezioni competitive Cortometraggi italiani e stranieri, Documentari italiani e stranieri e Cortometraggi di ambientazione o regia siciliana, quest’ultima destinata a a sottolineare il prezioso legame tra l’isola e la settima arte. Questa prima edizione, che ruota intorno al concetto di bellezza del territorio, dei luoghi e delle tradizioni siciliane, prevede quattro giornate ricche di eventi, proiezioni e incontri che si terranno nel centro storico di Caltagirone, sito riconosciuto Patrimonio Culturale dell’UNESCO nel 2002.

 

Il Caltagirone Short FilmFest è organizzato dal Comune di Caltagirone ed è dal medesimo patrocinato insieme alla Regione Sicilia; l’evento è realizzato con il supporto di Amaro Siciliano e di Volcano Gin.

 

Le opere possono essere iscritte fino al 20 giugno al bando di concorso attraverso la piattaforma Filmfreeway: https://filmfreeway.com/CaltagironeShortFilmFestival  

 

Tutti i dettagli e gli aggiornamenti sul sito ufficiale del Caltagirone Short FilmFest.

 

Vittorio Barbera

Vittorio Barbera, un talento nascente della comicità siciliana. 

Di Samuel Tasca

 

«Sono Vittorio Barbera, comico e showman palermitano. Un saluto a tutti i lettori di Bianca Magazine!».

Si presenta così Vittorio Barbera, classe 1997, giovanissimo talento palermitano con una spiccata vocazione per la comicità. 

Vittorio, quando ti sei accorto di voler fare il comico nella vita?
«Fin da quando ero un bambino, all’età di cinque anni, per la precisione. Già da piccolo facevo degli spettacolini in famiglia dove interpretavo il cosiddetto cuntu, raccontando la storia di Santa Rosalia in dialetto. Ho sempre amato esibirmi. Ricordo che una volta, guardando il Festival di Sanremo con i miei genitori, dissi loro: “Un giorno io lo presenterò”».

Spazi dal teatro, alla radio, alle emittenti locali e ogni giorno cresce la tua popolarità sui social… qual è tra questi il palcoscenico che preferisci e perché?

«Il mio lavoro è fatto di varie sfaccettature e amo tutto quello che faccio: dal web alla radio e alla tv per l’appunto, ma il primo amore in assoluto, come dico sempre, è il teatro. Quello che mi dà il palcoscenico, il contatto col pubblico, l’adrenalina e l’ansia prima di entrare in scena, gli applausi e le risate della gente, è qualcosa che non riesco a descrivere. A mio parere, il palco per un artista è la culla ancestrale. Le emozioni, le vibrazioni che percepisci una volta in scena te le porterai dietro tutta la vita. Per questo penso che la cultura del teatro e degli spettacoli dal vivo vada valorizzata sempre e tramandata alle nuove generazioni, che spesso dimenticano quanto, senza il teatro e quello che rappresenta, tantissime cose non esisterebbero».

Quanto è importante far ridere le persone?

«Tantissimo. La risata è terapeutica. Ho sempre amato fare ridere la gente, potergli regalare un momento di evasione tramite l’ausilio della risata che considero la cosa più spontanea che esista. Quando ridi dimentichi i problemi e tutto quello che bisogna affrontare ogni giorno. E anche quando ridi amaramente, in quel momento la risata ti sta salvando da qualcosa che probabilmente ti fa male. Ridere, anche in un contesto storico come quello che stiamo vivendo oggi, penso sia davvero il regalo più grande che ognuno di noi possa concedersi. Io ho avuto la fortuna di riuscire a trasformare la mia passione in un lavoro, e di questo ne sono grato. E sapere che il mio lavoro, grazie ad una risata, può far star meglio qualcuno, mi rende incredibilmente felice».

 

Nel 2021 ti sei schierato a difesa delle donne, esponendoti sul tema del catcalling. Ci sono altre tematiche sociali che per te sono importanti e che ti piacerebbe affrontare seppur con ironia?

«Penso che la comicità, la satira siano un ottimo veicolo per fare denuncia e le tematiche che ho affrontato, affronto e voglio affrontare sono veramente tantissime. Se anche la risata può dar voce a un fenomeno che sta virando nel modo sbagliato, considero giusto parlarne. La risata è sinonimo di riflessione, di coscienza e di consapevolezza».

Un tuo sogno nel cassetto.

«Bella domanda! I miei sogni sono veramente tanti, tantissimi. Uno tra questi, appunto, è arrivare un giorno a presentare il Festival di Sanremo! Per sicurezza ho già chiesto ad Amadeus cosa ne pensa!».

 

Cosa si prospetta nel tuo futuro?

«Non posso fare spoiler e anticipare nulla, ma sto lavorando veramente a tantissime cose. Spero ovviamente che nel mio futuro ci siano tante belle esperienze e soddisfazioni. L’importante è impegnarsi e lavorare sodo. Va bene, dai, qualcosa ve la anticipo: Amadeus non mi ha ancora risposto!».

Vittorio Barbera

Con questa battuta salutiamo Vittorio Barbera augurandogli che la sua strada sia lastricata di successi e di duro lavoro e, perché no, che possa portarlo, un giorno, su quel tanto desiderato palco del Teatro Ariston.

Se siete curiosi di vederlo in scena, vi suggeriamo il suo prossimo spettacolo: Sabato 7 maggio 2022, alle ore 22:00, presso Panormos Officina Artistica, sita in Via Generale Arimondi 5 A a Palermo, si terrà uno spettacolo Live Musicabaret.

 

antonio catania sul set

Antonio Catania. L’attore dai mille ruoli

di Patrizia Rubino, foto di Filippo Manzini

Da poco ha festeggiato un compleanno importante, settant’anni, ma Antonio Catania uno degli attori più poliedrici e apprezzati del panorama artistico italiano, è in piena attività con film, tour teatrali, serie tv e nuovi progetti. Originario di Acireale, in provincia di Catania, si trasferisce con la famiglia a Milano a 16 anni, qui scoprirà la sua passione per la recitazione che lo spingerà a diplomarsi alla prestigiosa scuola d’arte drammatica del Piccolo Teatro di Milano. Dal ‘75 all’85 tanto teatro e l’incontro con il regista Gabriele Salvatores, con il quale debutterà nel cinema ed inizierà un lungo sodalizio artistico cominciato con il film Kamikaze, poi Puerto Escondido e il film premio Oscar, Mediterraneo, a cui è particolarmente legato. Ma l’elenco di pellicole a cui ha preso parte è lunghissimo, tanti film d’autore ed importanti opere prime; La cena di Ettore Scola, con il quale ottiene il Nastro d’Argento come miglior attore non protagonista, i film con Aldo Giovanni e Giacomo, Chiedimi se sono felice e Così è la vita e quelli con Carlo Verdone, Ma che colpa abbiamo noi e L’amore è eterno finché dura solo per citarne alcuni. Di tutto rilievo anche i suoi ruoli televisivi, nel Giudice Mastrangelo, Ho sposato uno sbirro, Tutti per Bruno e Agata e Ulisse.

antonio catania

 

Una carriera fittissima, tra cinema, tv e teatro. Interpretazioni sempre puntuali e convincenti; ironia, comicità, ma anche ruoli drammatici. A cosa deve la sua versatilità?

«Ho iniziato con il teatro a Milano e sicuramente la lunga gavetta ma anche gli incontri importanti con attori e registi, con molti dei quali oltre al rapporto di lavoro mi lega anche una solida amicizia, è stato determinante sia per la mia formazione sia per l’approccio in ambiti così diversi come il cinema e la tv. Ma nel mio mestiere c’è sempre da imparare ed io sono sempre pronto a nuove sfide, grazie a questa versatilità o per meglio dire capacità di adattamento».

 

A  proposito di nuove sfide, lei è nuovamente tra i protagonisti della serie cult “Boris” che sarà trasmessa sulla piattaforma on demand Disney Plus. Cosa ne pensa di questi nuovi canali d’intrattenimento?

«Sto lavorando anche ad un’altra serie, ambientata in Sicilia e che sarà trasmessa su Amazon Prime, quindi il mio giudizio è senz’altro positivo. Per quanto riguarda il mio lavoro di attore non cambia nulla e, inoltre, vedo che su queste piattaforme vengono realizzati dei prodotti originali di grande qualità, con straordinarie sceneggiature. Pertanto ben venga il cambiamento, dobbiamo essere flessibili anche perché siamo in continua evoluzione».

antonio catania sul set

A questo punto è d’obbligo la domanda sul suo rapporto con la Sicilia.

«Dopo aver lasciato la Sicilia, ho vissuto molti anni a Milano, poi nel ‘90 mi sono trasferito in Emilia Romagna, qui sono rimasto 10 anni. Dal 2000 vivo a Roma. In questo mio girovagare la Sicilia è sempre rimasta il mio punto di riferimento, è la mia terra e torno tutte le volte che posso, ho anche casa quindi il mio legame resta forte, indissolubile. Non si direbbe ma me la cavo piuttosto bene anche a parlare in dialetto».

 

E a Catania ha realizzato un piccolo sogno.

«Si è vero insieme a mia moglie Rosaria Russo, anche lei attrice, abbiamo fondato l’Accademia nazionale del Cinema “Ciak si gira” a Catania, perché qui mancava una scuola di cinema. Ho sempre pensato che la Sicilia fosse una fucina di talenti naturali, da questo nasce l’idea di trasferire il nostro bagaglio di esperienze e conoscenze e di offrire una formazione di qualità a giovani talenti aspiranti attori, registi, sceneggiatori, montatori, direttori della fotografia, consentendo loro, allo stesso tempo, di restare in città. Nel corpo docenti ci sono anche attori e registi di grande livello: Alessandro Haber, Giovanni Veronesi, Claudio Bisio, Fabio Fulco solo per citarne alcuni. C’è grande entusiasmo e desiderio di apprendere da parte dei nostri giovani allievi e questo ci dà una grande carica e ci spinge a fare sempre meglio».

anteprima jannuzzo

Gianfranco Jannuzzo. Tra il teatro e la sua Gente

Di Omar Gelsomino   Foto Di Roberto Strano

Esuberante, simpatico, dalla personalità molto forte. Nato ad Agrigento, Gianfranco Jannuzzo è un attore teatrale e cinematografico, commediografo di grande spessore artistico, oltre ad essere un intrattenitore televisivo. Lo raggiungiamo telefonicamente per l’intervista durante una pausa della sua tournée teatrale in Sicilia ed inizia a raccontare tanti piacevoli aneddoti.

«La passione per il teatro nasce da giovanissimo. Amavo stare al centro dell’attenzione, scherzare e divertirmi con i miei familiari, gli amici, i compagni di scuola. Credo che sia una dote molto diffusa tra noi siciliani essere gioviali, allegri, esuberanti».

Dopo il trasferimento di tutta la famiglia a Roma Gianfranco Jannuzzo frequentò la scuola di recitazione di Gigi Proietti.

«Ho studiato con lui per essere più ecclettico possibile, Gigi Proietti aveva l’idea che l’attore dovesse saper interpretare qualsiasi ruolo: comico, drammatico, saper ballare, cantare, recitare ed avere rispetto per il pubblico. Poter fare Shakespeare, Pirandello e tanti altri autori e poi recitare Jannuzzo come autore è un bel passaggio». Oltre a Gigi Proietti anche Gino Bramieri ha contribuito alla sua crescita artistica.

«Gigi Proietti mi ha formato come attore, è stato un maestro-modello. Il rapporto con Gigi Proietti è durato fino a quando non ci ha fatto lo scherzo di andarsene il giorno del suo compleanno, mi ha sempre sostenuto, incoraggiato, dato consigli, ha fatto sentire la sua vicinanza, è stato un amico e maestro insostituibile. Gino Bramieri tutto questo me l’ha insegnato “sul campo”. Quando Garinei e Giovannini decisero di affiancare ad un mostro sacro del varietà, della televisione e del teatro come Gino Bramieri un ragazzino siciliano sconosciuto, gli spettatori imparavano a conoscermi e mi apprezzavano, eppure è lo stesso pubblico che oggi ritrovo nei miei spettacoli. Per me è un’ eredità straordinaria».

Nella sua carriera tanti sono stati i ruoli magistralmente interpretati in teatro, al cinema e in TV. «Io ho fatto una scelta di campo precisa, perché al teatro non so e non voglio rinunciare. Noi italiani abbiamo insegnato al mondo a fare cinema, è indiscutibile che De Sica, Rossellini, Germi, Fellini, abbiano indicato una strada, ma è altrettanto vero che ci sono altri registi bravissimi come Matteo Garrone, Paolo Sorrentino, Marco Tullio Giordana, Peppuccio Tornatore, ecc. Anche Fiorello e Renzo Arbore hanno fatto programmi televisivi straordinari. Aspetto di fare cose che mi piacciano davvero al cinema e in TV».

In pochi conoscono la passione di Gianfranco Jannuzzo per la fotografia: ha appena dato alle stampe un libro fotografico, “Gente mia”, rigorosamente in bianco e nero, pubblicato da Medinova, un viaggio tra le strade, i vicoli e i cortili di Agrigento immortalando bambini e adulti. Un tesoro da scoprire in cui sono raccolte le emozioni e il tempo catturati dagli scatti fotografici, a dimostrazione del forte legame con la sua città e la sua terra.

«Ancora prima del teatro da ragazzino coltivavo l’hobby per la fotografia, durante gli anni del liceo vendevo i ritratti ai miei amici per pagarmi le stampe e le attrezzature. Un grande fotografo come Ferdinando Scianna parla della fotografia come memoria, traduzione, racconto, quindi il documento fotografico è quanto di più essenziale e immediato possa riportare ad una situazione, un sentimento, una storia, è un miracolo autentico. Nonostante noi siciliani siamo pieni di difetti, abbiamo dei pregi straordinari: come il senso della realtà, dell’amicizia, il rispetto della donna, perché rappresenta la madre, la terra, genera la vita, è qualcosa di sacro. Quando ci fermiamo ci rendiamo conto che viviamo in una specie di giardino incantato, dove anche i rapporti con gli altri sono così perché viviamo in questa terra. Siamo isolani che guardano al mare, abbiamo avuto sempre una grande apertura, questa curiosità si trasforma in rispetto per gli altri, convivenza pacifica tra religioni e razze diverse. Questa è la mia gente».

 

sergio vespertino

Sergio Vespertino, il valore di una risata

di Samuel Tasca   Foto di Vincenzo Zaffuto

Lo avrete visto in numerose fiction, dall’ultimo successo di “Màkari” a “La mafia uccide solo d’estate”; molti lo seguono a teatro dove rimangono catturati dalla sua comicità spiccata e genuina: stiamo parlando di Sergio Vespertino, palermitano dallo sguardo intenso che, partendo dal teatro, ha saputo conquistare anche il pubblico di cinema e televisione.

Sergio, ci racconti perché hai scelto di fare l’attore?
«Perché avevo bisogno di vedere attorno a me gente che ride. Sentivo la voglia e la necessità di interfacciarmi con un pubblico nel migliore dei modi: dando infinite possibilità all’anima. Comunicare è qualcosa di incredibile che ho sempre nutrito sin da bambino. Già da piccolo inventavo delle storie che poi mi divertivo a interpretare assieme agli amici. Ricordo le mie avventure di Zorro nelle quali con la mia spada giocattolo fingevo che il mio cane fosse il mio cavallo».

E poi com’è andata?
«Poi ho avuto la fortuna di conoscere delle persone che mi hanno aiutato a levigare la mia recitazione, che mi hanno dettato i perimetri di scena e quant’altro c’è da sapere. Primo tra tutti il grande regista Pippo Spicuzza a Palermo e poi, allo Stabile di Catania, alcuni tra i nomi più importanti come Turi Ferro, Tuccio Musumeci e Pippo Pattavina. In seguito, ho iniziato a scrivere dei monologhi, cosa che per me fu una novità. Così, dal 2003, ho iniziato questa nuova avventura da solo in scena, anche se non sono mai del tutto da solo perché con me c’è sempre il Maestro Pier Paolo Petta che coadiuva tutte le musiche e con i suoi suoni colora il mio percorso narrativo».

Quando scrivi da cosa trai ispirazione?
«Più che altro dalla vita. Non ho mai voluto attingere troppo ai classici. Mi sono detto: “Perché non possiamo parlare di questo tempo e del nostro bagaglio che ci portiamo dentro?”. Parto spesso dai miei ricordi d’infanzia, dalle persone che hanno condiviso parte del mio cammino, dall’idea di poter ridere di noi stessi facendo anche dell’autocritica».

Perché è così importante una risata secondo te?
«Sono uno di quelli che crede che il meglio di noi stessi si ottenga solamente grazie ad un sorriso. Siamo in un’epoca nella quale ci rendiamo conto di non essere il centro del mondo e che la vita è spesso caratterizzata da sforzi, sacrifici e disillusioni. È qui che nasce in me la voglia di trovare nella risata una forma di alternativa a quanto di negativo può succedere».

Qual è un ruolo che ti ha caratterizzato particolarmente?
«Dopo l’esperienza nella fiction “La Mafia Uccide solo d’Estate”, nella quale interpretavo Tommaso Buscetta, ho avuto la possibilità di continuare la collaborazione con Pierfrancesco Diliberto (Pif) con il film al cinema “In guerra per amore”, nel quale interpretavo il ruolo di un cieco. È stata una bella sfida dal punto di vista recitativo perché sicuramente non capita tutti i giorni di interpretare un personaggio che possiede un handicap di questo tipo».

C’è qualche nuovo progetto in arrivo?
«Ho partecipato al nuovo film di Aldo Baglio, con la regia di Alessio Lauria, che mi ha dato la possibilità di usare alcune mie forme di coinvolgimento verso il pubblico senza essere troppo imbrigliato nel personaggio, lasciandomi un certo grado di libertà. “Una boccata d’aria” uscirà alla fine di quest’anno e racconterà questa storia che parte da Milano, per poi arrivare qui in Sicilia tra i territori di Segesta e Calatafimi. Nel frattempo continuerò a lavorare con la Rai, mantenendo il mio personaggio di Girolamo Ammirata all’interno de “Il Paradiso delle Signore”. E poi tanto teatro da portare in Sicilia e nel resto della penisola».

Nei tuoi progetti ti porti spesso dietro la tua Sicilia…
«Sì, penso si possa fare molto per valorizzare alcuni luoghi di questa terra. Una bella iniziativa che ho condiviso col Maestro Petta è stata quella di portare lo spettacolo “Novecento” in giro per i teatri di pietra della Sicilia. Un’esperienza che ha permesso a me per primo di scoprire alcuni luoghi incredibili».