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BLOCKS | Storie di dialoghi oltre i limiti, a Palermo

Comunicato stampa

Palermo | ALBERGO DELLE POVERE

6 giugno 2021 – 31 luglio 2021

 a cura di Daniela Brignone (storica dell’arte) e Daniela Brignone (storica)

 

Comitato scientifico: Gaia Bellavista, Francesco Miceli, Elena MotisI, David Palterer, Maria Gabriella Pantalena, Davide Sarchioni 

 

La parola “block” in inglese significa “masso”, “interruzione”, “muro” ma anche “insieme” e “tassello”. Ovvero, allo stesso tempo: “limite” e “opportunità”, “separazione” ed “elemento di connessione”. Un termine duale che ben riesce a sintetizzare il tempo che viviamo, fatto di limiti e ridefinizione di insiemi, relazioni, conoscenze, strumenti.

Blocks, la collettiva curata da Daniela Brignone – storica dell’arte – e Daniela Brignone – storica – traccia un percorso che tocca storie e coscienze ovunque nel mondo attraverso 54 opere di 28 artisti contemporanei provenienti da varie parti del mondo che con le proprie creazioni denunciano “limiti” e cercano la via per superarli. Un progetto promosso dall’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana insieme al Museo Riso, alla Fondazione e all’Ordine degli Architetti di Palermo e al Rotary eclub Colonne d’Ercole di Palermo. 

La mostra, visitabile sino al 31 luglio, è il primo grande evento internazionale d’arte in Sicilia a segnare la #ripartenza e il ritorno in presenza nei luoghi d’arte. Ad accompagnare la collettiva anche un calendario di eventi collaterali: talk, spettacoli, laboratori e visite didattiche dal vivo e online. 

Cuore dell’evento sarà l’Albergo delle Povere di Palermo, trasformato per l’occasione in spazio espositivo multidisciplinare per ospitare: quadri, sculture, fotografie, installazioni, video e performance che affrontano da angolazioni diverse e con linguaggi creativi personali il tema dei “blocchi”, dei muri fisici, mentali e sociali. Grazie alla partnership con l’Istituto dei Ciechi di Palermo e con l’Unione Italiana Ciechi, la mostra sarà fruibile con visite guidate anche a ipovedenti e non ciechi (info: 091.540324). Sarà, inoltre, messo a disposizione uno scoiattolo, gentilmente concesso dal Rotary,  per consentire le visite alle persone con disabilità motoria. 

«Se un tempo la separazione e i muri avevano un significato eminentemente geopolitico – sottolinea l’assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà – il mondo, a causa dell’emergenza pandemica, ha oggi scoperto un nuovo “blocco”, che ha costretto tutti entro mura e confini domestici, spingendo ciascuno in una dimensione nella quale l’individualismo e il “distanziamento sociale” si sono sostituiti progressivamente all’uomo e alla sua naturale propensione alla socialità. “Blocks” è il manifesto di un’umanità che può tornare a vivere secondo dimensioni normali, consapevole della propria essenza e dei conflitti che hanno contrassegnato la storia, ma rinata, rigenerata dall’aver imboccato la via per superare quest’ultimo, drammatico, limite».

«L’anno che ci lasciamo alle spalle – spiegano le curatrici – dimostra che l’idea stessa di “limite” ha bisogno di essere aggiornata. Che serve accendere i riflettori su cosa oggi significhi e come questo concetto vada reinterpretato rispetto alle urgenze dell’epoca in cui viviamo e agli equilibri geopolitici del nostro tempo». 

«Riapriamo le porte dell’Albergo delle Povere con una mostra internazionale che ci spinge alla riflessione oltre che alla contemplazione delle opere. Quello di cui c’è più bisogno dopo questo periodo difficile e surreale determinato dal Covid 19», aggiunge il direttore del Museo Riso, Luigi Biondo

Lungo un percorso che comprende 4 sezioni conflitti, controllo e potere, pregiudizi, dialoghi – gli artisti selezionati esprimono il proprio punto di vista, quello di chi ha vissuto o conosciuto in modo diretto o indiretto il “muro”, lanciando così con forza un messaggio di superamento dei conflitti. 

Le quattro tappe diventano dunque una sorta di percorso catartico verso il superamento dei blocchi, verso una nuova prospettiva di libertà e condivisione. Si parte dalla storia e dai “limiti” che hanno radici nel Novecento – le “due Germanie”, il conflitto israelo-palestinese, il Kazakistan post sovietico, il nazismo, la guerra in Iraq, la guerra fredda e la corsa agli armamenti nucleari, la ribellione all’autorità in Cina – per arrivare al controllo e potere esercitato dagli Stati ma anche dal sistema capitalistico e consumistico, fino alle barriere create dai pregiudizi. Temi che oggi assumono anche un significato nuovo e ulteriore, a causa dei limiti e delle chiusure determinate dalla pandemia che ha colpito il mondo intero e dal lockdown. Tutto per giungere al livello più ambito dall’arte: il dialogo.

Sguardi sulla storia che diventano riflessioni contemporanee attraverso l’elaborazione creativa di artisti figli di conflitti atavici come il palestinese Steve Sabella e l’israeliano Eyal Ben Simon, ma anche con la fotografa e video-artist kazaka Almagul Menlibayeva che denuncia l’esecuzione di centinaia di test nucleari nei territori dell’ex cortina di ferro. Analogo valore documentale hanno le testimonianze di Mario Rizzi sull’identità femminile nel mondo arabo, sulla persecuzione delle donne yazide e sul campo profughi di Idomeni. E ancora, il lavoro degli artisti tedeschi, di nascita o adozione, Julia Krahn, Philip Topolovac, Thomas Lange e Uli Weber; le opere della pakistana Maryam Jafri con le sue creazioni-denuncia contro le guerre coloniali di tutti i tempi; o gli scatti del cinese Liu Bolin che fotografa la violenza della globalizzazione; mentre l’italiano Paolo Canevari si scaglia contro i giochi di potere generati dal progresso. Passato e presente si fondono nei racconti del fotografo israeliano Adi Nes, perché ciò che era, permane nella nostra dimensione del vivere, diventano installazioni metafisiche nei lavori di Mateusz Choróbski per raccontare la povertà della sua Polonia, creazioni ipertecnologiche nell’arte dell’italiano Donato Piccolo, o distopiche con l’americano Jon Kessler che si interroga sul futuro. Opere che diventano specchi di un presente sospeso, interrogativi sul valore dell’umanità, inchieste-denuncia contro il potere dei Signori della Rete come nel lavoro di Paolo Cirio. Ma anche un grandangolo su Paesi poco raccontati dai media come la Croazia nelle sue parti più interne e isolate dove restano segni della guerra e dell’abbandono, fotografati da Igor Grubić. Sotto altre forme, il tema del dominio è ancora evidenziato dal lavoro dell’artista americano William E. Jones che testimonia i macabri esperimenti sulla psiche dei cittadini americani autorizzati dalla Cia. 

E poi i video, le installazioni sui fanatismi, blocchi cognitivi forti quanto i blocchi della storia. Differenze che diventano conflitti da parte dell’uomo contro l’uomo, in grado di segnare individui e intere generazioni e che in Blocks vengono declinati nei linguaggi dell’arte per diventare elemento di confronto e discussione: dal tema delle migrazioni e delle differenze tra popoli – nelle immagini struggenti dell’artista albanese Adrian Paci come nelle installazioni video del duo artistico serbo Doplgenger e dell’artista israeliana Sigalit Landau – alle questioni di genere – affrontate dal sudanese Hassan Musa con opere che raccontano la condizione femminile nel suo Paese. 

All’interno dell’Albergo delle Povere le tappe si fanno dunque percorso di osservazione, provocazione, riflessione ma anche anelito di speranza, invito al dialogo con le opere che chiudono la collettiva: installazioni di alcuni degli artisti già citati ma anche di altri nomi internazionali come la brasiliana Andrea de Carvalho, la georgiana Sophie Ko, l’italiana Valentina Palazzari, e il cubano Osvaldo Gonzáles.

La vita è fatta di momenti di incertezza e di instabilità, rileva Renato Ranaldi, di spazi mutevoli, terreni fertili dove tutto può sconfinare o prendere vita in modo indipendente. E così, i muri casalinghi di Vittorio Corsini, piccolo atomo di un più vasto sistema, diventano il simbolo di tutti i simboli di questa mostra che racchiude la memoria, la cultura, la dimensione etica e gli affetti.

 

Dichiarazioni_Note dal catalogo

 

Alberto Samonà

Assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana 

(…) Se un tempo la separazione e i muri avevano un significato quasi esclusivamente geopolitico, oggi, a causa dell’emergenza pandemica, abbiamo scoperto una forma più claustrofobica di “blocco” che, costringendoci spesso dentro le pareti domestiche, annullando l’incontro e il confronto, imponendo coprifuoco e copie surrogate di rapporti sociali, ha spinto ciascuno verso una dimensione individuale in cui vige una sola regola, quella del “distanziamento sociale”, espressione infelice che rende però l’idea di una umanità relegata alla sua brutta copia, sia pure per far fronte, mediante comportamenti concludenti, a una situazione emergenziale. Una sensazione di prigionia, quella provata, che potrebbe portare al convincimento che la realtà sia una muraglia,  ormai invalicabile. Per fortuna, però, a consolarci arriva la l’arte, che ci ricorda il gusto per la libertà. E per il recupero della sua dimensione universale. “Blocks”, alla luce di quanto detto, può essere inteso come il manifesto di un’umanità che può e deve tornare a vivere.

 

Luigi Biondo

Direttore Museo Riso

(…) Lo spirito di Blocks, grande mostra che arricchisce gli spazi dell’Albergo delle Povere di Palermo, credo debba essere questo. La voglia di affermare la bellezza, l’arte, la ricerca di esperienze nuove per i nostri sensi, con l’aiuto delle meraviglie che artisti cosmopoliti e consapevoli del loro tempo ci regalano.

Una sfida dura ma utile, una prova per la nostra mente, per il nostro sentire affranto, provato da uno stato di atarassia troppo lungo che deve essere respinto prima che possa travolgerci e turbarci.

Dipinti, sculture, istallazioni, video che diventano stati dell’anima preziosi per una rinascita attesa da troppo tempo e mai così utile. Ricaveremo sicuramente contattati, nuove esperienze, conoscenze inaspettate che dovranno farci crescere e permetterci di ripartire per un nuovo viaggio più ricco e consapevole alla ricerca dell’essenza di una personalità intesa come sinonimo di spirito e di io dell’età moderna e contemporanea.

Un grazie di cuore a chi ha continuato a credere in questo processo e che non ha mai voluto deporre le armi della pace, della bellezza e della cultura.   

 

Francesco Miceli, presidente Consiglio Nazionale Architetti 

Maria Gabriella Pantalena, vicepresidente Fondazione Ordine degli Architetti Palermo

 

(…) I muri esistono ed incrementano la loro presenza in ogni parte del mondo, a volte in maniera visibile a volte in maniera occulta, i muri fisici sono visibili e rendono esplicita l’immane tragedia che la loro presenza procura. Altri, i muri invisibili, li troviamo nelle leggi, negli accordi tra gli Stati, nelle politiche che regolano i rapporti tra territori, nei divieti e nelle barriere ideologiche che alimentano costantemente la vita contemporanea. 

I muri sono compatti, solidi, maestosi, spessi, pesanti, imponenti a volte solenni, comunque invalicabili. I muri, però, a volte possono essere scavalcati o oltrepassati è quello che l’uomo ha sempre cercato di fare rischiando la vita per conquistare la libertà. 

 

(…) Ogni volta che si costruiscono muri è importante chiedersi il motivo, l’effettiva utilità e le conseguenze per sé e per altri. È importante munirsi del coraggio di cercare soluzioni alternative e se ciò non è possibile cercare almeno di aprire una finestra nel muro.

La ricerca del muro come elemento positivo è lo sforzo compiuto dall’Architettura nella sua evoluzione storica. Il senso della costruzione muraria riconduce al valore della solidità (firmitas) come elemento della forma costruttiva e come carattere dell’Architettura.

 

Marcello Sanzo

Presidente Rotary eClub Colonne d’Ercole

 

(…) Il Rotary eClub Colonne d’Ercole ha fortemente voluto sponsorizzare “BLOCKS” perché ci permette di trasmettere alla collettività i valori su cui si fonda il nostro agire. Ci permette di rendere accessibile un bene fondamentale come l’Arte a chi come me ha delle difficoltà oggettive. E ci permette di fare la nostra parte per migliorare la qualità della vita di tutti perché una società che fruisce liberamente dell’Arte è una società migliore.

Librino: dalla Porta della Bellezza alla Porta delle Farfalle

Comunicato stampa

“U rispettu è misuratu. Cu u porta l’avi purtatu”. Sono passati più di quindici anni da quando la
“Porta della Bellezza”, opera monumentale donata da Antonio Presti al quartiere di Librino
(Catania), ha innescato nelle coscienze di chi vive la periferia il valore della condivisione. «Quella
stessa Porta è sempre stata rispettata da tutti gli abitanti e i bambini del quartiere, proteggendo e
custodendo la Bellezza – spiega il mecenate e presidente di Fiumara d’Arte Antonio Presti – a
questo rispetto voglio restituire rispetto, continuando e completando un’opera che oggi è diventata
simbolo d’identità e di orgoglio, rigenerando così un atto d’amore che non conosce mai
fine. Quando l’abbiamo inaugurata tutti si preoccupavano per il suo futuro, oggi la Porta è nostra:
guai a chi la tocca».

Perché la “Porta” – realizzata sul muro di cemento dell’Asse attrezzato, alto 8 metri e lungo 500,
che divide come una ferita il quartiere – non è un’opera d’Arte ma è una vera e propria agenzia
educativa del cuore. La più grande scultura in bassorilievo ceramico di arte contemporanea al
mondo, realizzata con 9mila formelle in terracotta da 15 artisti, in collaborazione con 2000 mamme
e 2000 bambini, che oggi continua a essere luce tra le ombre; riparo sicuro tra quelle strade a
scorrimento veloce che celano trappole e pericoli di questa contemporaneità; simbolo identificativo
di una vita che può cambiare Anima grazie alla Bellezza.

«Tutti i bambini che allora parteciparono al progetto – continua il presidente della Fondazione
Fiumara D’Arte – incontrandomi oggi, da ragazzi maturi, continuano a ringraziarmi per questa
grande esperienza, perché hanno percepito il valore di quel pezzo di terracotta condiviso con tutta la
comunità. La Porta, quindi, è stata una grande agenzia educativa e spirituale, oltre che
manifestazione di bellezza di chi l’ha condivisa in maniera corale. E la coralità dell’innesto creativo
ha manifestato una Bellezza estetica, ma soprattutto una Bellezza dell’anima che parla al cuore
della gente di Librino. Dopo questo grande risultato, ho voluto donare al quartiere un’altra opera
fotografica immensa e monumentale, il Cantico delle Creature – realizzata in nome delle parole di
San Francesco – con le fotografie abbiamo dato nuova luce ai volti di tutti gli abitanti, che con le
parole del Santo d’Assisi si nutrono oggi di un respiro universale».

«Io amo Librino – continua Antonio Presti – amo la gente del quartiere, mi sento amato e rispettato,
vedo la gioia negli occhi di chi partecipa ai progetti, scorgo sincerità e quella gratitudine che
riempie la mia esistenza. Io a Librino ho trovato solo cuore. E quando il cuore parla al cuore, il
cuore risponde. E allora, così come tutti gli abitanti hanno protetto la Bellezza di questa grande
opera, adesso questi stessi abitanti meritano rispetto. Il rispetto porta rispetto. E questo pensiero lo
voglio affermare completando l’Asse dei Servizi con un’Opera colossale che si chiamerà “Porta
delle Farfalle”.  Un’opera in terracotta di oltre un chilometro, per valorizzare il percorso maieutico e
spirituale iniziato nelle nove scuole di Librino quindici anni fa, che perdura nel tempo e restituisce
futuro. Sommando la nuova Porta con quella già preesistente avremo oltre 1,5 km di Bellezza, una
vera muraglia dedicata all’anima. Un’operazione che ho intrapreso non senza paure, soprattutto per
il momento che stiamo attraversando, in piena pandemia. Ma credo che il Covid non sia solo
emergenza sanitaria, ma anche e soprattutto un’emergenza culturale e spirituale, dove le prime
vittime sono i nostri figli. L’infanzia paga il prezzo più caro di questo tempo sospeso. E oggi mentre
tutto il mondo cerca un vaccino per il virus, a Librino, dentro le scuole, si sta iniziando un grande
processo di condivisione contro il pandemonio. In questo periodo io non mi sono mai fermato,
nonostante le incertezze, nonostante la mancanza di energie, nonostante il pericolo di cadere nella
depressione dell’anima. Ho sentito la necessità di continuare a innestare Bellezza, con i primi
portatori di purezza: i bambini».

LA PIÙ GRANDE SCULTURA DI ARTE CONTEMPORANEA AL MONDO

Le scuole e i Licei Artistici della Sicilia s’incontrano nuovamente a Librino per un cammino verso
un valore comune e universale: il futuro. Un futuro da costruire nel nome dell’etica.
«L’arte ritorna così al suo processo spirituale di azione e condivisione di valori, innestando una
nuova coscienza etica e civile – dice Presti – Le migliaia di persone coinvolte e il pensiero di legarle
al futuro, rappresentano di fatto un’altra risposta Politica di come l’Arte riesca a restituire una
riappropriazione del territorio, una nuova identità, attraverso la fruizione dell’opera stessa. Ancora
una volta un pezzo di muro anonimo si trasformerà̀ in una Porta nel grembo della Grande Madre
Sicilia».

Ecco i numeri della nuova Porta delle Farfalle: un chilometro di muro di cemento armato,
oltre 5.000 studenti dei Licei artistici siciliani, circa 10.000 bambini delle nove scuole di Librino e
le relative famiglie, più̀ di 50 tra artisti e architetti selezionati dalla Fondazione Fiumara d’Arte, in
collaborazione con una rete di giovani curatori.

Grazie al sostegno del Fondo di Beneficenza di Intesa Sanpaolo sono stati realizzati i laboratori
didattici, con il coinvolgimento dei ragazzi delle scuole elementari e medie del quartiere di Librino:
laboratori attraverso i quali gli studenti hanno potuto approfondire lo studio teorico e la scelta dei
valori della vita, avendo così la consapevolezza di diventare guerrieri di luce, e successivamente la
pratica della lavorazione dell’argilla. Gruppi di tutor ed esperti hanno così formato gli studenti a
creare dei manufatti di terracotta con i quali hanno potuto rappresentare i loro pensieri e il senso del
lavoro teorico svolto. «L’intervento del Fondo Beneficenza – afferma Giovanna Paladino,
Responsabile della Segreteria Tecnica di Presidenza della Banca che gestisce il Fondo – rientra
nell’attività di sostegno offerta ai bambini e ai ragazzi in condizioni di maggiore difficoltà
attraverso esperienze didattiche e formative non tradizionali, ma in grado di fornire una nuova
prospettiva di vita e di rafforzare la loro determinazione nel continuare a studiare».

In questo anno sono stati realizzati i laboratori, gli architetti e gli artisti hanno già incontrato i
ragazzi delle scuole e i licei artistici hanno iniziato a realizzare le loro opere nonostante le difficoltà
dettate dal Covid. Il progetto è attualmente in corso nelle scuole di Librino e a breve partirà la
condivisione con tutti gli abitanti, con la previsione di inaugurare l’opera monumentale i primi mesi
del 2022.

«La “Porta delle Farfalle” – continua Antonio Presti – rimanda alla visione di un bambino che può
attraversare un momento cupo, buio, proprio come il bruco. Che, però, può sempre scorgere la luce
e in un istante può trasformarsi in farfalla: vorrei trasmettere questa visione di sospensione e sogno
contro la pesantezza di questa contemporaneità, per restituire leggerezza a uno stato dell’anima che
rischia d’implodere nella sua gravità. Da una parte ci saranno tutti gli abitanti che proseguiranno il
processo di condivisione con gli artisti, dall’altra i bambini, in un percorso di crescita in cui
dovranno assumere impegni etici, politici e culturali. Perché il potere è sapere, l’ignoranza è
schiavitù. E con la Bellezza possiamo far crescere cittadini liberi, cittadini educati non più a
chiedere, ma a fare».

È on line il video del nuovo singolo di Lidia Schillaci “Ali nuove”

Articolo di Omar Gelsomino

È uscito l’11 giugno il nuovo singolo di Lidia Schillaci, ALI NUOVE (Puntoeacapo / Artist First), disponibile sulle piattaforme streaming, in digital download, in tutte le radio ed online il video del brano.

 

ALI NUOVE pronte per il decollo di Lidia, che colora l’estate ed il mercato discografico con un brano travolgente, solare e pieno di energia davvero esplosiva. È il primo lavoro discografico dell’artista distribuito da Artist First, con etichetta Puntoeacapo, prodotto da Gianfaby Production e da Puntoeacapo srl con musica di Lidia Schillaci, testo di Marieva (Enza Cirillo), produzione artistica di Christian Rigano e supervisione al progetto di Pippo Kaballà.

 

Il brano disegna al meglio le doti interpretative di Lidia e segna un “nuovo inizio” dell’artista. Impossibile ascoltare ALI NUOVE restando fermi: il ritmo incalzante sin dalle prime note porta a ballare, coinvolge e trascina in una ritrovata felicità, attraverso un sound che si ispira alle sonorità delle hit anni Ottanta.

Un inno che racconta una rinnovata libertà, la voglia di ripartire verso mete inesplorate, fuori e dentro di sé, lo stare insieme e sorridere alla vita sentendosi liberi di essere ciò che si è, fortificati dall’aver superato grandi difficoltà. Arriva l’estate che porta la speranza di poter ricominciare a volare verso sogni che sembravano ormai irrealizzabili e impossibili. Il messaggio coinvolge tutti perché, dopo questo lungo tempo buio della pandemia, c’è bisogno di volare verso una nuova vita o più semplicemente verso una nuova spiaggia, un nuovo amore.

 

Il video – diretto dal regista siciliano Claudio Colomba – che vede protagonista Lidia è un vero e proprio cortometraggio che mostra la bellezza dei paesaggi siciliani e fa respirare il senso di libertà che si prova nel viverli intensamente. Un viaggio tra amiche lungo un percorso che fa scoprire quanto sia bello vivere, godendosi la gioia che nasce da momenti semplici, essenziali, ricchi di sorrisi, amicizia e senso dell’avventura.

Un’auto, le amiche, la strada, il viaggio, il mare e Sicilia vista da altre prospettive. Una solarità che accompagna visivamente il brano in modo trascinante.

 

È una canzone che comunica la voglia di essere totalmente se stessi – commenta Lidia – ma soprattutto parla della forza ritrovata per uscire più forti di prima da situazioni difficili. La nascita di questo brano ha qualcosa di speciale: è stato scritto in un periodo buio e ha trovato la sua realizzazione quando ho incontrato Pippo Kaballà ed Enza Cirillo. Dopo aver scoperto di aver contratto il Covid prima io, poi Pippo ed Enza (con cui ero stata a stretto contatto) abbiamo trascorso un mese uniti dalla preoccupazione della malattia, un momento di inquietudine che non dava spazio a nient’altro se non alla paura, dopo la guarigione Enza mi ha fatto ripensare a quella canzone, alle parole che aveva scritto di getto. In quel testo sembrava esserci qualcosa di magico, quasi una premonizione che raccontava la voglia di correre fuori casa dopo il buio e la chiusura, sentendosi pronti a volare lontano con un paio di ali nuove. È nata ALI NUOVE che ha per noi (e forse per tutti in un momento come questo) un senso più profondo, un’energia speciale che sentiamo ogni volta che l’ascoltiamo”.

Genius Loci consegna due opere del maestro figurinaio Olindo Scuto al Museo Regionale della Ceramica

Articolo di Omar Gelsomino

Due opere di Olindo Scuto, il compianto e valente maestro figurinaio attivo a Caltagirone nel secolo scorso, ultimo discendente della storica famiglia Bongiovanni – Vaccaro, dopo essere state donate a Genius Loci dal collezionista Francesco Iudica, sono state date dall’associazione in comodato gratuito al Museo regionale della Ceramica. Alla cerimonia di consegna erano presenti per l’Amministrazione comunale, il sindaco Gino Ioppolo e l’assessore alle Politiche culturali Antonino Navanzino. Si tratta di due figurine in terracotta acroma, una alta 30 e l’altra 28 centimetri, che rappresentano rispettivamente un’anziana donna con scialle e con scaldino ai piedi, seduta su uno sgabello cilindrico (1978), e un vecchio ciabattino al lavoro, assiso anche lui su uno sgabello (1977).

“Un grazie sentito per questo contributo generoso” è stato espresso dal direttore del Parco archeologico di Catania e della Valle dell’Aci, Gioconda Lamagna, che si è augurata che ciò possa costituire “il primo passo verso il ritorno alla normalità, con la riapertura, speriamo vicina, di questo museo e degli altri siti oggi chiusi a causa del Covid”. Il dirigente responsabile del Museo calatino, Andrea Patanè, si è detto “felice di accogliere i due manufatti nelle nostre collezioni, secondo l’ideale filo conduttore che dalle botteghe ottocentesche di Bongiovanni e Vaccaro arriva sino ai nostri giorni”.

“Anche in altre circostanze come questa – ha sottolineato il presidente di Genius Loci, Maurizio Pedi – la nostra associazione si è vista riconoscere, da munifici donatori, il valore etico di garante della destinazione delle opere donate alla migliore fruizione pubblica. Ciò è per noi motivo di orgoglio e di forte responsabilità. L’auspicio è che, raccogliendo questi esempi, altri gesti generosi possano seguire”.

“Attraverso questo atto concreto di sensibilità e amore per la nostra comunità – ha osservato l’assessore Navanzino – si dota il Museo della Ceramica di due opere che ben si inseriscono fra i preziosi contributi dei maestri figurinai caltagironesi”. “In questo modo – ha dichiarato il sindaco Ioppolo – si arricchisce l’offerta culturale del prestigioso museo che, grazie ai consistenti lavori che riguardano l’edificio di Sant’Agostino, potrà entro pochi anni disporre di una nuova sede capace di valorizzarne ancora di più e meglio le significative collezioni”.

Ha riaperto al pubblico la Galleria d’Arte Moderna

Articolo di Omar Gelsomino

Sono tornate visitabili le sale della Galleria d’Arte Moderna di Palermo e la collezione permanente con le regole e gli orari dettati dalle regole anti Covid-19 ancora in vigore. Si potrà visitare anche la mostra La riscoperta del mito dalle collezioni della GAM, una prosecuzione ideale della sala della Collezione permanente dedicata al mito nelle produzioni degli artisti siciliani, articolata intorno a due nuclei tematici principali, miti storici e letterari e storie e personaggi del mito, con le opere, tra gli altri, di Vincenzo Riolo e Giuseppe Patania. «Riaprire, dopo un periodo forzato di chiusura, un museo civico così importante come la Galleria d’Arte Moderna di Palermo – dichiara l’Assessore alle CulturE Mario Zito – significa ritornare a connettere la città con i mondi.  La GAM in questi lunghi mesi ha continuato a tessere un fecondo dialogo con il suo pubblico mostrando i frutti di un’attività che è fatta di ricerca, tutela, conservazione e divulgazione dei linguaggi artistici. La città ritorna a essere comunità quando può condividere le proprie idee e le proprie emozioni, nelle platee, nei palcoscenici, nelle gallerie, nelle piazze».

Il Museo sarà aperto al pubblico dal giovedì alla domenica dalle 11,00 alle 17,00. La biglietteria chiude un’ora prima.

Ecco le nuove modalità di ingresso:

  • giovedì e venerdì, sempre dalle 11,00 alle 17,00, ogni ora potranno accedere su prenotazione massimo 24 visitatori con una cadenza di 6 persone ogni 15 minuti (ultimo ingresso 1 ora prima della chiusura) con possibilità di accesso anche per chi non ha prenotato nei casi di non superamento dei limiti previsti.
  • sabato, domenica e festivi si accede solo con prenotazione online obbligatoria da effettuare entro il giorno antecedente la visita al museo all’indirizzo indicato qui sotto:

https://www.ticketone.it/artist/gam-palermo/gam-palermo-galleria-darte-moderna-di-palermo-681926/

Luoghi Gentili: una nuova lettura urbana attraverso la bellezza della poesia

Comunicato stampa

Luoghi gentili: come dire che la grazia, la leggerezza della poesia possono cambiare uno spazio, farlo osservare da un’altra prospettiva.

Coprire i muri di vecchie case, i muri di antichi palazzi con la bellezza della poesia: questo è stato il gesto rivoluzionario che ha spinto negli anni ’90 del secolo scorso Guglielmo Tocco a iniziare il progetto dei Luoghi gentili, che ha portato a Lentini, e poi altrove in un raggio più ampio, un percorso tutto intessuto delle poesie murali.
Gugliemo, giorno 22 maggio 2021, avrebbe compito 74 anni.

Si potrebbe dire delle semplici poesie murali, perché di questo si tratta: sono versi riprodotti su pannelli in ceramica posti su muri, volutamente sui più bistrattati, dimenticati o problematici della città. Spesse volte poesie trascritte in modo totalmente artigianale con gli strumenti del pittore e con la grafia di Guglielmo e preparate poi con una semplice cottura al forno.

Ma il pensiero che è alle spalle di quel percorso è ben più importante anche della fattura materiale di quel gesto d’arte che Guglielmo ha donato a Lentini e poi alla comunità di Leontinoi, e poi allargando via via e intrecciando con Leontinoi Catania, Scordia, Sommatino, Niscemi  — città grandi e piccole dove quel pensiero dei luoghi gentili si è manifestato.

Guglielmo era mosso da un pensiero nobilissimo: quello artistico e culturale di far vedere attraverso il bello come l’anonimità di certi muri, l’incuria verso alcuni luoghi potesse avere una nuova possibilità di lettura. Si trattava per lui di aprire delle finestre verso una alterità di vedute, una diversità di messaggi da leggere, e attraverso quelle finestre far entrare nel cuore delle persone una speranza di cambiamento.

C’era dietro quel progetto l’idea splendida e nobile di rifarsi alla Città del sole di Tommaso Campanella; oppure pensare a una Nuova Atlantide come quella sognata e descritta da Francis Bacon nel suo racconto filosofico. C’era l’idea di educare attraverso l’esempio e non con l’imposizione, ed elevare lo spirito di chi fosse passato da quei luoghi, mostrando ed evocando la verità attraverso la poesia.

Per questa ragione possono convivere senza alcuna difficoltà poesie murali di autori locali, fascinosissimi e capaci di stuzzicare le antenne della familiarità, con testi di grandi autori italiani e stranieri della letteratura di tutti i tempi.

Era questo il pensiero di Guglielmo: mettere dinanzi a un muro scalcinato la possibilità di un orizzonte che si eleva rispetto a quel brutto e lo ingentilisce.

Proprio per questo lui parlava di luoghi gentili e pensava che attraverso quelle parole scritte semplicemente e senza la pretesa di essere durevoli nel tempo (ma anzi con la consapevolezza che avrebbero avuto bisogno di attenzione e in futuro anche di restauri) ci si potesse prendere cura della propria città e attraverso le parole dare un modello diverso alla comunità e ai suoi cittadini.

Per questo Bernardino Giuliana e Sebastiano Addamo possono stare entrambi su poesie murali accanto a Jacques Prévert o a Leopold Sedar Senghor: i tanti poeti e le poetesse che sono presenti a Lentini e in generale nei luoghi gentili immaginati e progettati da Guglielmo sono lo specchio da un lato della sua creatività poliedrica e geniale, dall’altro lato il riflesso di una società immaginata senza frontiere, capace di integrare, valorizzare le differenze di ognuno per darne frutto a ciascuno.

Camminare lungo quel percorso anzitutto a Lentini, e poi salendo su nella parte alta della comunità a Carlentini, significa anche respirare con quei pannelli che ormai sono scoloriti dal tempo; che sono stati presi a pietrate e vandalizzati; che in alcuni casi sono stati dimenticati. E che infine in altri casi, più raramente, sono stati valorizzati dalle persone che li hanno mantenuti e gelosamente custoditi attraverso un amore per la poesia che Guglielmo ha coltivato negli anni ed ha instillato nei suoi concittadini con diverse bellissime iniziative.

Ora queste foto di Nuccio Costa ci mettono dinanzi la situazione nel suo stato attuale: molti di questi pannelli avrebbero bisogno di una rapida manutenzione per non perdersi; alcuni difatti non esistono più, o sono illeggibili, non fruibili.

Guglielmo era consapevole che questo sarebbe stato un possibile destino dei suoi oggetti d’arte; sperava che questo non fosse invece il destino di quelle poesie da leggere, magari mandare a memoria, in ogni caso sentire vibrare da quei muri fin dentro il cuore e l’intelligenza delle persone.

La gentilezza, la tenerezza, la caparbietà nel mantenere fede a questi tratti del carattere sono i segni di uno stile. Dovrebbero e potranno ancora valere come il principio di una speranza, attraverso quelle poesie, per ripartire a costruire la comunità come un Luogo gentile, perché anche un solo nuovo verso sarà il dono più bello.
Un gesto e un impegno che dal 2017, con la costituzione del primo parco urbano della provincia di Siracusa (Badia Lost & Found), vuole continuare ad essere coltivato.

(Testo di Giorgio Franco e Tommaso Cimino)

A Castelvetrano, la rivoluzione colorata di Emanuela Indiano

di Samuel Tasca  Foto di Emanuela Indiano

Emanuela Indiano, originaria di Castelvetrano in provincia di Trapani, è la protagonista di una piccola “rivoluzione colorata” che mira a valorizzare alcune zone della sua città, ma soprattutto a scoraggiare l’abbandono dei rifiuti per le strade.

Emanuela, mamma del piccolo Giulio, trovandosi di fronte ad un angolo della strada nel quale erano stati abbandonati dei rifiuti, ha avuto l’idea di sostituirli con dei pellet colorati che possano fungere da fioriere.

«L’idea è nata dopo una brutta esclamazione di mio figlio, – ci racconta Emanuela -. Nello specifico si trattava precisamente di “Che schifo!” (riferito ai sacchetti dei rifiuti lasciati per la strada, ndr). Allora mi sono messa a pensare come, io per prima, potessi rendere la città più piacevole ai suoi occhi».

Dal desiderio di rendere il piccolo Giulio orgoglioso è nata l’avventura eco-artistica di Emanuela, che di professione è uno chef.  Un’iniziativa che ha subito assunto i contorni di un’azione solidale, così anche altri hanno iniziato a donare il materiale necessario alla realizzazione dei pellet, dai colori alle piantine.

«Ognuno, nel suo piccolo, dona qualcosa e ravviva un angolo cupo della città»,continua raccontandoci come, nei suoi laboratori creativi, siano stati coinvolti anche altri bambini e gli anziani di una casa di riposo del luogo. «Per un momento non si sono sentiti emarginati (riferendosi agli anziani, ndr), ma veri protagonisti di un progetto giovane e colorato. Inoltre, hanno collaborato anche delle ONLUS che si occupano di ragazzi disabili e delle associazioni d’intermediazione culturale».

“Una vera e propria catena solidale”, così la definisce Emanuela che, oltre a regalare un’opportunità di svago e di espressione artistica, cerca di mandare un messaggio chiaro: ognuno di noi può fare la sua parte per rendere più bella e vivibile la città in cui vive e contribuire a scoraggiare tutti quegli atti che invece mirano al risultato opposto.

È questa la storia di Emanuela e del piccolo Giulio, una storia che ormai, anche lei, ama definire “di tanti” e non più solo sua. Ma questa è anche la storia di molti centri urbani nei quali la bellezza viene, purtroppo, ancora troppo spesso, intaccata dalla scarsa considerazione del bene comune. Luoghi nei quali crescono bambini come Giulio che non desiderano altro che una città bella e piena di colori. È per questo che riteniamo importante dar voce alle tante storie di persone come Emanuela, che con i loro semplici gesti danno il via a piccole importanti rivoluzioni che possono e devono coinvolgere sempre più persone per mostrare a chiunque che la bellezza è un risultato che si ottiene lavorando insieme.

Musumeci: «Nasce a Palermo il Museo del Liberty»

di Omar Gelsomino

«Era un impegno che avevo preso con il parlamento siciliano e con tutti i palermitani qualche giorno fa durante l’esame della manovra finanziaria all’Ars. Oggi, quell’impegno, è stato rispettato. Il governo regionale ha infatti stanziato tre milioni di euro per l’istituzione, a Palermo, del “Museo regionale del Liberty – Villa Deliella” e dell’itinerario dell’Art Nouveau». Lo annuncia il presidente della Regione Nello Musumeci, dopo il via libera della giunta alla proposta dell’assessore Alberto Samonà, che vedrà una sinergia tra gli assessorati dei Beni culturali e delle Infrastrutture.

Proprio in occasione della recente sessione finanziaria a Sala d’Ercole, dopo che una norma analoga presentata dal deputato Marianna Caronia era stata stralciata, infatti, il governatore aveva espresso l’intendimento del governo di disporre nel più breve tempo possibile un atto amministrativo per avviare le procedure relative alla nascita del Museo e di un grande itinerario culturale connesso.

«Oggi è un giorno particolarmente importante – sottolinea l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà perché si sana una ferita inferta oltre sessant’anni fa alla città di Palermo e alla Sicilia. La decisione di far nascere il Museo del Liberty è un atto politico forte che realizza un doppio risultato: rende la giusta visibilità a uno stile architettonico che ha contrassegnato un periodo memorabile della Sicilia e risarcisce moralmente e culturalmente l’intera comunità siciliana per la violenza subita. La decisione del governo Musumeci è, infatti, un segnale forte e non soltanto simbolico di ripristino di quella cultura della legalità, violata per troppi anni dal predominio di comitati d’affari politico-mafiosi».

Villa Deliella, situata in piazza Francesco Crispi (piazza Croci) a Palermo, era stata realizzata nel 1905 su progetto dell’architetto Ernesto Basile, fra i massimi protagonisti della stagione del Liberty siciliano. La villa fu abbattuta nel 1959, nell’ambito di quella grande operazione di speculazione edilizia, avvenuta a cavallo fra gli anni Cinquanta e Sessanta, che è passata alla storia come il “sacco di Palermo”. L’area, però, a dispetto di quanti avevano demolito la Villa, è rimasta inedificabile e, per molti anni, è stata adibita a parcheggio.

Una moneta celebra le eccellenze siciliane

Articolo di Omar Gelsomino   Foto di Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato

L’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato ha presentato la nuova collezione numismatica 2021 composta di 15 monete. Le tematiche rappresentano la nazione intera: oltre alle monete dedicate alle professioni sanitarie impegnate nell’emergenza pandemica, allo sport, alla scienza, alla natura, alla musica con Ennio Morricone, nella serie numismatica “Cultura Enogastronomica Italiana – Sapori d’Italia” c’è una moneta da 5 euro raffigurante due cannoli siciliani e un calice di Passito, in buona compagnia con quella dedicata all’Emilia Romagna, al suo tortellino e al Lambrusco.

La moneta celebra la Sicilia dolce, artigiana, le eccellenze di una terra vocata all’enogastronomia apprezzata nel mondo. Sul fronte sono raffigurati i simboli della nostra isola: due cannoli siciliani decorati con arancia e pistacchio, un bicchiere di Passito in primo piano su una decorazione tipica della ceramica di Caltagirone e una colonna tortile barocca con capitello corinzio ispirata all’interno della Chiesa Madre di Palazzolo Acreide. Nella composizione, ad arco, le scritte “Repubblica Italiana” e “Sicilia”, separate da un’ onda del mare stilizzata; in basso, a destra, il nome dell’autore “Colaneri”.

Sul rovescio, invece, altri elementi rappresentativi della nostra isola: Tempio della Concordia della Valle dei Templi di Agrigento, il Teatro Antico di Taormina stilizzato, un ramo di mandorlo, un’onda del mare e la Triscele, testa femminile con tre gambe piegate, chiamata anche Trinacria, simbolo della Sicilia e parte integrante della bandiera siciliana. In alto, a giro, la scritta “Sapori d’Italia” e il valore “5 Euro”; a sinistra, “R”, identificativo della Zecca di Roma; in basso, anno di emissione “2021”.

Una moneta che non fa altro che risaltare le eccellenze della tradizione, della pasticceria e dell’ enogastronomia siciliana, con i suoi prodotti simbolo della cultura e della nostra storia. «Alla Zecca dello Stato va l’apprezzamento mio personale e del governo della Regione per aver voluto celebrare la Sicilia attraverso i simboli di eccellenza della nostra tradizione e cultura millenaria – ha commentato il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci -. Questo periodo di pandemia ha messo a dura prova due settori produttivi, come quello dell’enogastronomia e del turismo, strategici per l’economia dell’isola. Ma riconoscimenti come questo devono spronarci a fare ancora di più e meglio affinché, passato l’incubo del Covid, la Sicilia possa tornare a essere protagonista, ritagliandosi un ruolo di primo piano al centro del Mediterraneo».

Il cannolo è già menzionato da Cicerone durante un suo viaggio in Sicilia perché ne fu conquistato dal gusto, tanto da descriverlo come un “Tubus farinarius dulcissimo edulio ex lacte fartus”, ovvero un tubo di farina ripieno di morbida crema di latte. Il Passito è un vino liquoroso ottenuto da uve Zibibbo (che deriva dalla parola araba zabīb che significa “uva secca”) sottoposte a disidratazione, quello più conosciuto è il Passito di Pantelleria che nel 1971 ha ottenuto la Denominazione di Origine Controllata. La ceramica di Caltagirone rinomata in tutto il mondo viene immortalata per la prima volta immortalata su una moneta ufficiale della Repubblica Italiana, così come il Tempio della Concordia della Valle dei Templi di Agrigento. Per non parlare dell’importante testimonianza barocca custodita all’interno di una chiesa di Palazzo Acreide, tra le città tardo barocche del Val di Noto inserite dall’Unesco nella lista del Patrimonio dell’Umanità nel 2002. Una nuova opportunità per la promozione dell’isola e delle sue tradizioni non solo enogastronomiche. Un’occasione per rilanciare ancora una volta le bellezze della Sicilia, far scoprire il suo infinito patrimonio artistico, storico e culturale come richiamo turistico trasformandolo in fattore di crescita e sviluppo.

La Villa Romana del Casale di Piazza Armerina: viaggio nella bellezza che “disseta ogni arsura”

Articolo di Irene Valerio

La Valle dei Templi di Agrigento, il Teatro Greco di Tindari, le Terme di Acireale, la Necropoli punica di Palermo, la Neapolis di Siracusa… Stilare un elenco dei beni archeologici siciliani è un’ opera ardua, giacché la nostra bella isola straripa di tesori nascosti e di località in cui il tempo pare essersi fermato: dal versante ionico alla costa tirrenica fino ai selvaggi territori dell’ entroterra, ancora poco valorizzati, la Sicilia riserva sorprese a ogni angolo. Tra queste un posto d’onore è certamente occupato dalla Villa Romana del Casale, a pochi chilometri da Piazza Armerina, un luogo dal fascino superbo e dalla storia avvincente.
Fino al Settecento, infatti, la residenza nobiliare, che secondo gli studiosi risalirebbe al IV secolo, giaceva abbandonata nel silenzio della dimenticanza, nelle profondità della valle del fiume Gela, dove un gruppo di contadini si accorse della presenza di strutture murarie che spuntavano dal suolo e la sepolcrale quiete divenne di nuovo vita, si rianimò rivelandosi con l’abbagliante purezza delle cose dimenticate.

All’ epoca non esistevano ancora i moderni mezzi di comunicazione, ma la notizia si diffuse velocemente e attirò presto l’attenzione dell’ opinione pubblica. In modo particolare, fu l’attrattiva di possibili tesori da scovare che creò fermento, tanto che nel periodo successivo alla segnalazione dei contadini, quando ancora nessuna squadra di esperti aveva ricevuto l’incarico di coordinare gli scavi, i tombaroli trafugarono l’area. Nelle epoche seguenti le scorribande dei malintenzionati si susseguirono, impunite e incontrollate, con frequenza e furono arginate solo negli anni Cinquanta del secolo scorso, quando lo studioso Gino Vinicio Gentili fu scelto per sorvegliare le attività di scavo e recupero degli ambienti incustoditi e ancora inesplorati della Villa del Casale. L’ operato dello specialista, tuttavia, non preservò l’area archeologica da ulteriori minacce: nel 1991, per esempio, a causa di una valanga il sito rischiò di scomparire e nel 1995 un gruppo di vandali mai identificati sfregiò alcuni dei più famosi mosaici.

Nonostante le avversità e gli oltraggiosi atti di deturpazione, la Villa del Casale oggi è ancora viva, pronta ad accogliere i visitatori e a stupirli con il suo arcaico fascino e i suoi torrenziali silenzi che raccontano di giorni lontani e di un mondo dimenticato, che trasportano nel passato e narrano storie che per secoli sono rimaste imprigionate nell’umida oscurità del sottosuolo.

La testimonianza più sorprendente, da questo punto di vista, è il mosaico della Grande Caccia, che si sviluppa lungo il corridoio di congiunzione tra la parte pubblica e la parte privata della villa: qui, su una superficie lunga oltre sessanta metri, è raffigurata una sorta di mappa tematica del territorio imperiale romano, con sezioni dedicate all’area asiatica e porzioni riservate alla zona africana, distinguibili in base agli animali ritratti, immortalati nell’itinerario che dal momento della cattura li conduceva a Roma. Basta poi spostarsi di poco per rimanere folgorati dallo splendore di altre scene, come l’iconico mosaico rappresentante le ragazze in bikini, quello dedicato alle danze in onore della dea Cerere e quello conosciuto con l’appellativo di “Piccola Caccia”, situato nello spazio originariamente occupato dalla sala da pranzo.
Quella della Villa del Casale, insomma, è una bellezza iridescente ed eterogenea, una bellezza dai colori secolari che “disseta ogni arsura”, una bellezza che ispira e che sembra pronunciare parole incoraggianti anche adesso, in questo periodo di scoramento e confusione, quasi come se volesse dire che il sole tornerà a splendere e prevarrà sul buio che pare incombere su ogni cosa.