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Importante riconoscimento per il MACC (Museo d’Arte Contemporanea di Caltagirone): segnalato dal Ministero della Cultura tra i principali luoghi dell’arte contemporanea in Italia

Comunicato stampa

 

Importante riconoscimento per il MACC, il Museo d’Arte Contemporanea di Caltagirone che ha sede nel settecentesco Ospedale delle Donne, in via Luigi Sturzo 167: il Ministero della Cultura lo ha, infatti, segnalato tra i principali luoghi dell’arte contemporanea in Italia.

In particolare la Direzione generale creatività contemporanea, ufficio del Ministero della Cultura (MiC) dedicato alla contemporaneità, ha inserito il MACC tra i “Luoghi del Contemporaneo”, un progetto promosso per la mappatura e la promozione della rete dei luoghi dell’arte contemporanea in Italia. Il progetto ha portato alla creazione di una piattaforma on line, in costante aggiornamento, utile a orientarsi nella conoscenza del panorama artistico del contemporaneo in tutto il territorio nazionale e a sostenerne la valorizzazione.

Il MACC – Museo d’Arte Contemporanea Caltagirone è nato nel 1996, su ideazione e progettazione di Domenico Amoroso, direttore pro tempore dei Musei civici “Luigi Sturzo”, in seguito alla donazione delle opere dell’artista calatino Gianni Ballarò da parte della moglie Carmela Pasqualino. A questo primo nucleo di opere si sono poi aggiunte la raccolta d’arte contemporanea, acquisita dal Comune di Caltagirone in occasione delle rassegne nazionali della ceramica a partire dal 1980, la collezione Sylvia Franchi e numerose donazioni da parte di privati. Il MACC espone oggi opere di artisti del panorama nazionale degli ultimi 60 anni e un nutrito gruppo di autori del territorio, con una particolare attenzione all’Art Brut/Outsider Art, che lo rende unico nel panorama nazionale.

Soddisfazione è espressa dall’assessore alle Politiche culturali Antonino Navanzino che, d’intesa col sindaco Gino Ioppolo, parla di “meritato riconoscimento per un museo che ha nell’apprezzata sezione dedicata all’Art Brut/Outsider Art una precisa peculiarità, ma che annovera anche altre significative collezioni e ospita in queste settimane Primedicopertina 30/40, Passato e Futuro, con 40 opere di grandi maestri della ceramica”.

  

L’Opera dei Pupi Siciliani sulle tavole di tutta Italia

Comunicato stampa

I colori caldi della Sicilia, la tradizione antica e leggendaria dell’Opera dei Pupi, Patrimonio orale e immateriale dell’Umanità, arrivano sulle tavole degli italiani. L’artista siciliana Alice Valenti, formatasi nel prezioso laboratorio artigianale del maestro Domenico Di Mauro, dove ha appreso la tecnica delle decorazioni dei carretti siciliani, ha sviluppato un progetto artistico per valorizzare la Sicilia e il suo olio. La pittrice è stata scelta dall’azienda siciliana Bonolio sas nell’ambito dell’operazione di rebranding delle referenze di olio di tutto il portfolio. 

“Ogni olio un Paladino. Ogni Paladino un carattere. Ogni carattere un gusto” spiega l’artista che ha accoppiato i paladini in base alle peculiarità dell’olio differenziando anche i colori. 

La saggia e cortese regina Galerana è stata scelta per l’equilibrato Val di Mazara Dop; il forte e astuto re di Saragozza Marsilio per il moderato Valle del Belice Dop; la bella e valorosa  guerriera Bradamante per l’amabile Igp Sicilia; il nobile e generoso imperatore Carlo Magno per l’armonioso olio extravergine l’Italiano Filtrato e Non Filtrato; il puro e audace guerriero Ideo per il fresco olio extravergine Novello Non Filtrato; il coraggioso e sincero Orlando per il vigoroso olio extravergine Selezione Bono. 

“Alla base di questo progetto c’è la volontà di sottolineare il forte legame con la Sicilia, con il territorio e con la tradizione siciliana -spiega Carmelo Zagarrì, direttore commerciale e marketing della società Bonolio sas -. Le nuove etichette non lasciano dubbi: il consumatore identificherà il nostro olio con la sua terra di origine, ossia la Sicilia”. 

“Bonolio produce il 12% dell’Igp Sicilia e il 90% della Dop Val di Mazara -spiega Salvatore Bonolio, Co Owner Bono, Head of Quality Department Bonolio-. L’olio è il frutto dell’impegno, della passione e dell’amore di chi lo produce”. 

L’esperienza olearia di Bonolio, con sede a Sciacca (Ag), ha una storia antica che risale al 1934, avviata da Michele Bono. Nel 1960 il figlio Vincenzo sviluppò la distribuzione dell’olio in Sicilia e, negli anni Settanta, diventò fornitore di olio siciliano sfuso delle principali aziende olearie italiane. L’azienda è gestita dal 1985 dai figli Michele. Damiano, Giuseppe e Salvatore. 

L’uomo quantico. Non c’è futuro senza memoria. Opere di Gianfranco Meggiato ad Agrigento

Comunicato stampa

Il compito dell’artista è quello di aprire alla riflessione, spesso senza pretendere risposte: è una continua ricerca di connessioni, di rapporti, di responsabilità. 

La spinta è sempre quel punto di vista ogni volta diverso che si sviluppa cambiando la prospettiva. La ricerca dell’artista veneziano Gianfranco Meggiato arriva alla Valle dei Templi di Agrigento per entrare in contatto con il sito e trovare il suo Uomo contemporaneo, tra i segni delle antiche civiltà. Sculture di oggi incontrano le architetture di ieri. Leghe di metallo che sfidano le forme conosciute, blocchi di pietra che hanno sfidato i secoli. E ancora: alberi, natura, ombre, luce. Un dialogo profondo, delicato e magnetico che attraversa Spazio e Tempo. Un inno all’uomo, alla creatività e, ancora prima, a ciò che sta dietro – prima del razionale, del conosciuto e visibile – e che guida la mano tanto dell’artista quanto quella di chi si occupa di ricerca quantistica. È l’uomo che si lascia illuminare, che dà spazio all’intuito diventando strumento e interprete dell’assoluto.  

 

La mostra di Gianfranco Meggiato L’uomo quantico, non c’è futuro senza memoria, a cura di Daniela Brignone, è ospitata fino al 4 gennaio al Parco archeologico della Valle dei Templi, ad Agrigento. Organizzata da MondoMostre, la personale prevede anche un’installazione all’ingresso del Museo archeologico Pietro Griffo.

La mostra si apre alla comunità e al territorio, programmando tre giorni per scoprirla con lentezza. L’integrazione (€2,00) al biglietto di accesso al sito archeologico e paesaggistico Valle dei Templi, è prevista infatti da domenica 1 agosto, ma resta comunque gratuita per i possessori di ValleCard, il pass che permette ingressi free alla Valle dei Templi per 365 giorni l’anno.

 

“L’uomo quantico” di Gianfranco Meggiato ci invita a un viaggio dentro noi stessi – interviene l’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana, Alberto Samonà -, che è anche un incontro attraverso i quattro elementi, alla scoperta di un universo che va oltre il razionale per incastonare l’uomo in una dimensione cosmica. Il dialogo tra contemporaneo e antico si riempie nella Valle dei Templi, di un nuovo significato che attraversa i secoli per riscoprire le radici del rapporto tra l’uomo e la propria essenza più profonda, in una dinamica esistenziale che va oltre il tempo”.

“Gianfranco Meggiato riesce facilmente in un’impresa difficile come è quella di entrare in “relazione sentimentale” con il sito della Valle dei Templi, senza farsi sopraffare dalla sua imponenza – dice il direttore del Parco Archeologico, Roberto Sciarratta. Siamo felici di ospitare questo colloquio e scambio tra antico e contemporaneo, avvicinando le opere di Meggiato a quelle di altri grandi artisti già presenti di questo nostro oggi”.

 

Tredici opere monumentali in tutto, di cui quattro pensate per la Valle dei Templi  ed esposte al pubblico per la prima volta: Lo specchio dell’Assoluto che apre l’intero percorso davanti al tempio di Giunone, Uomo quantico che dà il titolo alla personale e che si trova davanti al Tempio della Concordia, Sfera Aquarius e Quanto di luce entrambe davanti al tempio di Zeus. 

“Meggiato – dice la curatrice Daniela Brignone compone un viaggio ideale all’interno di uno dei siti archeologici più importanti al mondo, confrontandosi con la memoria del passato e le prospettive enigmatiche del futuro, riflettendo sull’uomo alla ricerca di sé. Le opere in mostra dischiudono un mondo interiore intorno al quale ruota un repertorio di personaggi mitologici e di simboli che diventano allegoria dello spazio vitale dell’uomo. La scienza quantistica alla quale si ispira l’artista ne svela il mistero e le connessioni cosmiche”.

Un percorso espositivo che è un viaggio per immagini e assonanze: Gianfranco Meggiato parte alla ricerca del suo uomo quantico che è padrone del suo futuro, fatto di presenze e vuoti perfetti. Meggiato traccia una strada, riflettendo la propria immagine in sfere, lucide pieghe e morbide volute, materiali non nobili che vengono assemblati: nasce così L’Uomo quantico [fusione in alluminio verniciato, con sfere in acciaio inox] assemblato dall’artista senza un disegno preparatorio, dinnanzi al Tempio della Concordia; o l’energetica Il soffio della vita [fusione in alluminio verniciato, con sfere in ottone cromato] che tende l’arco di Eracle; o Sfera Acquarius [fusione in alluminio verniciato, con sfere in acciaio inox] guscio protettivo di bellezza e aspirazione all’immortalità. Così i fratelli Càstore e Polluce si trasformano in opere sospese tra i vivi e i morti, e con Taurus si entra in contatto con Zeus, da cui tutto ha avuto inizio. 

 

Bio

Gianfranco Meggiato è nato il 26 agosto 1963 a Venezia dove ha frequentato l’Istituto statale d’arte, studiando scultura in pietra, bronzo, legno e ceramica. Il debutto è a 16 anni quando il Comune lo invita ad esporre alla Galleria Comunale Bevilacqua La Masa in piazza San Marco. Nella sua opera Meggiato guarda ai grandi maestri del ‘900: Brancusi per la sua ricerca dell’essenzialità, Moore per il rapporto interno-esterno delle sue maternità e Calder per l’apertura allo spazio delle sue opere. Lo spazio, infatti, entra nelle opere e il vuoto diviene importante quanto il pieno. Meggiato inventa il concetto di “introscultura“ in cui lo sguardo dell’osservatore viene attirato verso l’interiorità dell’opera, non limitandosi alle sole superfici esterne. Dal 1998 partecipa ad esposizioni e fiere in Italia e all’estero; nel 2010 installa una sfera monumentale sul Breath Building Geox a Milano, nel 2011 e nel 2013 partecipa alla Biennale di Venezia. Nel 2017 dalla collaborazione con il MARCA di Catanzaro nasce ”Il Giardino delle Muse Silenti” labirinto di 20 metri di diametro composto da 4 mila sacchi di juta. Le Muse silenti viaggiano per il mondo, ma Meggiato si ferma a Palermo dove Manifesta12 lo invita ad esporre “La spirale della vita”, opera di 12 metri di diametro, dedicata alle 878 vittime di mafia con i nomi impressi sui sacchi di juta. Gli viene conferito il prestigioso PREMIO ICOMOS-UNESCO ”per aver magistralmente coniugato l’antico e il contemporaneo in installazioni scultoree di grande potere evocativo e valenza estetica”. Nel 2019 viene invitato a Matera, capitale della Cultura, con il suo “Il giardino di Zyz”. 

IL PERCORSO DELLA MOSTRA IN 13 OPERE

 

LO SPECCHIO DELL’ASSOLUTO (2020-2021)

Fusione in alluminio al magnesio verniciata con sfere in acciaio inox, diametro mt. 3,30.

Tempio di Giunone

 

Non c’è amore più grande di chi dà la vita. Lo specchio visto come porta verso un’altra dimensione, metaforicamente mette in contatto l’uomo con l’Assoluto dispensatore di vita ed energia pulsante.

Le grandi culture filosofiche e religiose hanno da sempre attribuito allo specchio una valenza simbolica ancestrale, collegandolo ad una visione spirituale e contemplativa. Considerato come riflesso della luce divina, esso diventa luogo di ascesa verso l’Assoluto, il Principio di tutte le cose, fonte di verità e di energia vitale. Dai vibranti movimenti del disco nascono nuove coscienze e nuove vite: le sfere lucenti.

 

SFERA QUANTICA (2016-2017)

Fusione in alluminio al magnesio verniciata con sfera in acciaio inox, diametro mt. 1,20. 

Cinta muraria e fortificazioni

 

La moderna fisica dei Quanti si sta avvicinando sempre più alla filosofia e al confine tra coscienza e materia, nella logica che tutto è uno.

La fisica o meccanica quantistica, detta anche teoria dei Quanti, rappresenta l’evoluzione della fisica tradizionale e pone l’attenzione sul comportamento della materia nel microcosmo. Composta da miliardi di particelle, la materia contiene una quantità definita di “quanti” posti in connessione tra loro. Da qui la considerazione di un universo perfettamente organizzato dove tutto è correlato e in perfetta sintonia nello spazio e nel tempo e tutto discende dall’Uno, dal Principio.

 

ANIMA LATINA (2015-2017)

Fusione in alluminio al magnesio verniciata con sfera in bronzo dorato, altezza mt. 3. 

Cinta muraria e fortificazioni

 

Città greche come Akragas furono il seme primigenio della nascita della cultura greco-latina prima e di quella occidentale poi.

L’opera racchiude il seme di una cultura raffinata e feconda, quella greca, che, sbocciando, propagò i suoi frutti nel Mediterraneo. Una delle civiltà più fiorenti che mise radici anche nella costa meridionale della Sicilia, fondando la colonia di Akragas e lasciando segni tangibili nella Valle dei Templi. I romani ne furono affascinati, prendendo spunto da alcuni elementi della cultura greca per comporre inedite declinazioni alle quali conferirono l’intensità di un risveglio che ha portato alla definizione di una nuova identità.

 

DOPPIO TOTEM (2008)

Fusione a cera persa in bronzo, altezza mt. 2,60.

Cinta muraria e fortificazioni

 

Esiste la dualità? L’interiore e l’esteriore, il pieno e il vuoto … o è solo un’illusione?

Nella teoria dei Quanti tutto è complementare e in perfetta armonia, tutto convive sinergicamente, al di là di uno stato apparente e illusorio che si traduce nella contrapposizione tra bene e male, pieno e vuoto, interiorità ed esteriorità. L’artista ci invita a indagare la natura delle cose e ad intraprendere una ricerca esistenziale che conduce oltre il visibile. 

UOMO QUANTICO (2018-2021)

Fusione in alluminio al magnesio verniciata con sfere in acciaio inox, altezza mt. 5. 

Tempio della Concordia

 

Un uomo nuovo, contemporaneo, in cammino verso il futuro. Ogni singolo elemento di questa scultura è stato creato indipendentemente, senza un disegno preparatorio e assemblato senza un progetto d’insieme, nello stesso spazio e nello stesso momento.

Secondo recenti studi sui Quanti, spazio e tempo sono considerate realtà illusorie determinate da una percezione soggettiva. Entrambi sono collegati da relazioni di casualità e simultaneità. Allo stesso modo l’artista crea e assembla i pezzi dell’opera contemporaneamente e nello stesso spazio, senza una progettualità preordinata.

 

L’INCONTRO (2015-2019)

Fusione in alluminio al magnesio verniciata con sfera in acciaio inox, altezza mt. 4. 

Giardino di Villa Aurea

 

L’incontro tra genti e culture diverse fu alla base della nascita e dello sviluppo della Magna Grecia prima, della cultura greco-romana poi.

La colonizzazione della Grecia nell’Italia meridionale, non sempre avvenuta in modo pacifico, determinò scambi con le popolazioni locali, attuando un sincretismo e un’assimilazione culturale, politica e religiosa che ebbero ampia diffusione nel Mediterraneo. 

La collocazione dell’opera all’interno dell’hortus conclusus di villa Aurea sottolinea la preziosità e la sacralità di una cultura da proteggere e custodire, in un luogo di armonia e di accoglienza.

 

IL SOFFIO DELLA VITA (2015-2017)

Fusione in alluminio al magnesio verniciata con sfere cromate, altezza mt. 3.

Tempio di Eracle 

 

Uno dei simboli di Eracle è l’arco. Nell’opera l’arco si tende, c’è un accenno di DNA, le tre sfere che costituiscono l’essenza dell’uomo stanno per essere scoccate, nasce la vita, l’energia si incarna.

L’opera richiama il principio filosofico secondo il quale l’uomo è costituito da tre elementi: lo Spirito, attraverso il quale si perviene alla conoscenza di Dio, l’Anima, veicolo verso l’Amore Divino, il Corpo, luogo transitorio, custode dell’Anima nella sua sede terrena. Al contrario del greco Eracle, figlio di Zeus, cui fu dedicato il tempio presso il quale è posizionata l’opera, che utilizzò l’arco per uccidere, l’artista immagina che l’arma abbia scoccato la scintilla che ha portato alla nascita della vita cellulare e dell’essenza umana, dando origine al mondo.

 

SFERA ACQUARIUS (2019-2021)

Fusione in alluminio al magnesio verniciata con sfere in acciaio inox, mt. 3/ mt. 4.

Tempio di Zeus 

 

Cos’è che spinge l’uomo a non accettare la sua natura mortale e ad aspirare da sempre alla perfezione e all’immortalità?

Il principe troiano Ganimede, giovane prestante di grande bellezza, è il protagonista dell’opera di Meggiato. Rapito da Zeus, camuffato da aquila, che lo porterà sull’Olimpo, vetta suprema e simbolo della perfezione, Ganimede divenne coppiere degli dei ai quali serviva acqua e nettare che ne assicurava l’immortalità. Zeus lo rese a sua volta immortale ponendolo tra le stelle, nella costellazione dell’Acquario. 

 

TAURUS (2016-2017)

Fusione in alluminio al magnesio verniciata con sfera in bronzo, altezza mt. 3.

Tempio di Zeus

 

Una delle forme in cui era solito apparire Zeus è il toro, come quando assumendo le sembianze di uno splendido esemplare taurino, rapisce Europa della quale si era invaghito.

Assunte le sembianze di un toro, Zeus, ammaliato dalla bellezza della principessa fenicia Europa, la rapisce conducendola a Cnosso, a Creta. Dal loro amore nacquero tre figli. L’opera si rifà ad uno dei racconti mitologici più volte raffigurati nell’antichità, che in Sicilia si trova rappresentato in una delle metope del tempio Y di Selinunte, ora al museo archeologico Salinas di Palermo. 

 

QUANTO DI LUCE (2019-2021)

Fusione in alluminio al magnesio verniciata con sfera in acciaio inox, altezza mt. 4,60. 

Tempio di Zeus

 

È strana la fisica quantica dove i risultati cambiano al cambiare delle condizioni di osservazione ed esecuzione. Una domanda allora sorge spontanea: qual è la vera natura dell’uomo se è in grado di modificare, con la sola presenza, il comportamento e la natura di particelle subatomiche?

La materia è soggetta al dualismo onda-particella. Esperimenti hanno dimostrato che inviando su due fenditure un fascio di particelle subatomiche e inserendo uno schermo al di là di queste, si nota che esse risentono degli spostamenti e dell’osservazione dell’individuo, comportandosi come raggi nel caso siano osservate e, invece, come onde nel caso non siano sottoposte ad osservazione. L’uomo è, pertanto, creatore del proprio mondo, sottoposto al libero arbitrio, attraverso le azioni, le parole ed il pensiero. 

 

IL VOLO (2018-2019)

Fusione in alluminio al magnesio verniciata con sfera in acciaio inox, altezza mt. 5.

Tempio dei Dioscuri

 

L’uomo non può accontentarsi della sola materialità. Per sentirsi vivo non può non cercare di volare alto, di crescere spiritualmente, spesso anche grazie alle difficoltà.

L’opera simula un’ascesa spirituale, un’aspirazione al divino e alla bellezza, cui l’uomo dovrebbe tendere, e che, collocata accanto al Tempio dei Dioscuri, i figli di Zeus, allude al gesto di Polluce il quale chiederà al padre di condividere la sua essenza immortale con il fratello mortale Castore, colpito a morte. La scultura assume una forma totemica che contiene valori e messaggi universali, diventando un’incitazione ad elevare la mente e il cuore.

 

L’ATTIMO FUGGENTE (2018-2019)

Fusione in alluminio al magnesio verniciata con sfera in acciaio inox, altezza mt. 4.

Tempio dei Dioscuri

 

Questa vita è un attimo fuggente, vivila appieno perché non tornerà. Questa scultura, con un accenno di afflosciamento, rappresenta idealmente Castore il fratello mortale colto nell’attimo del passaggio tra la vita e un’altra dimensione.

Vita, morte e rinascita. Un ciclo che si ripete sin dall’alba dei tempi e che si riverbera nei passaggi dall’oscurità alla luce: con la sua morte e l’ascesa tra gli dei immortali, Castore torna, insieme al fratello, lì dove tutto ha inizio, all’Origine, al Principio di tutte le cose, l’Uno.

 

DISCO TENSIONE (2009-2017)

Fusione in alluminio al magnesio verniciata con sfera in bronzo, diametro mt. 2.

Museo archeologico Pietro Griffo

 

In ogni labirinto intricato c’è sempre un punto interiore di arrivo. Da sempre, simbolicamente, nella mitologia, entrare in un labirinto implica il perdere se stessi per poi ritrovarsi, vivendo le difficoltà dell’esistenza come stimolo per cambiare, per crescere interiormente.

Gli informi e contorti spazi tracciati all’interno del disco simulano un percorso nei meandri dell’interiorità. Come in un viaggio iniziatico, il labirinto delineato è il luogo delle prove, dell’esperienza umana, che conduce alla scoperta di sé attraverso un cammino di riflessione, verso rinascita e elevazione spirituale.

 

BLOCKS | Storie di dialoghi oltre i limiti, a Palermo

Comunicato stampa

Palermo | ALBERGO DELLE POVERE

6 giugno 2021 – 31 luglio 2021

 a cura di Daniela Brignone (storica dell’arte) e Daniela Brignone (storica)

 

Comitato scientifico: Gaia Bellavista, Francesco Miceli, Elena MotisI, David Palterer, Maria Gabriella Pantalena, Davide Sarchioni 

 

La parola “block” in inglese significa “masso”, “interruzione”, “muro” ma anche “insieme” e “tassello”. Ovvero, allo stesso tempo: “limite” e “opportunità”, “separazione” ed “elemento di connessione”. Un termine duale che ben riesce a sintetizzare il tempo che viviamo, fatto di limiti e ridefinizione di insiemi, relazioni, conoscenze, strumenti.

Blocks, la collettiva curata da Daniela Brignone – storica dell’arte – e Daniela Brignone – storica – traccia un percorso che tocca storie e coscienze ovunque nel mondo attraverso 54 opere di 28 artisti contemporanei provenienti da varie parti del mondo che con le proprie creazioni denunciano “limiti” e cercano la via per superarli. Un progetto promosso dall’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana insieme al Museo Riso, alla Fondazione e all’Ordine degli Architetti di Palermo e al Rotary eclub Colonne d’Ercole di Palermo. 

La mostra, visitabile sino al 31 luglio, è il primo grande evento internazionale d’arte in Sicilia a segnare la #ripartenza e il ritorno in presenza nei luoghi d’arte. Ad accompagnare la collettiva anche un calendario di eventi collaterali: talk, spettacoli, laboratori e visite didattiche dal vivo e online. 

Cuore dell’evento sarà l’Albergo delle Povere di Palermo, trasformato per l’occasione in spazio espositivo multidisciplinare per ospitare: quadri, sculture, fotografie, installazioni, video e performance che affrontano da angolazioni diverse e con linguaggi creativi personali il tema dei “blocchi”, dei muri fisici, mentali e sociali. Grazie alla partnership con l’Istituto dei Ciechi di Palermo e con l’Unione Italiana Ciechi, la mostra sarà fruibile con visite guidate anche a ipovedenti e non ciechi (info: 091.540324). Sarà, inoltre, messo a disposizione uno scoiattolo, gentilmente concesso dal Rotary,  per consentire le visite alle persone con disabilità motoria. 

«Se un tempo la separazione e i muri avevano un significato eminentemente geopolitico – sottolinea l’assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà – il mondo, a causa dell’emergenza pandemica, ha oggi scoperto un nuovo “blocco”, che ha costretto tutti entro mura e confini domestici, spingendo ciascuno in una dimensione nella quale l’individualismo e il “distanziamento sociale” si sono sostituiti progressivamente all’uomo e alla sua naturale propensione alla socialità. “Blocks” è il manifesto di un’umanità che può tornare a vivere secondo dimensioni normali, consapevole della propria essenza e dei conflitti che hanno contrassegnato la storia, ma rinata, rigenerata dall’aver imboccato la via per superare quest’ultimo, drammatico, limite».

«L’anno che ci lasciamo alle spalle – spiegano le curatrici – dimostra che l’idea stessa di “limite” ha bisogno di essere aggiornata. Che serve accendere i riflettori su cosa oggi significhi e come questo concetto vada reinterpretato rispetto alle urgenze dell’epoca in cui viviamo e agli equilibri geopolitici del nostro tempo». 

«Riapriamo le porte dell’Albergo delle Povere con una mostra internazionale che ci spinge alla riflessione oltre che alla contemplazione delle opere. Quello di cui c’è più bisogno dopo questo periodo difficile e surreale determinato dal Covid 19», aggiunge il direttore del Museo Riso, Luigi Biondo

Lungo un percorso che comprende 4 sezioni conflitti, controllo e potere, pregiudizi, dialoghi – gli artisti selezionati esprimono il proprio punto di vista, quello di chi ha vissuto o conosciuto in modo diretto o indiretto il “muro”, lanciando così con forza un messaggio di superamento dei conflitti. 

Le quattro tappe diventano dunque una sorta di percorso catartico verso il superamento dei blocchi, verso una nuova prospettiva di libertà e condivisione. Si parte dalla storia e dai “limiti” che hanno radici nel Novecento – le “due Germanie”, il conflitto israelo-palestinese, il Kazakistan post sovietico, il nazismo, la guerra in Iraq, la guerra fredda e la corsa agli armamenti nucleari, la ribellione all’autorità in Cina – per arrivare al controllo e potere esercitato dagli Stati ma anche dal sistema capitalistico e consumistico, fino alle barriere create dai pregiudizi. Temi che oggi assumono anche un significato nuovo e ulteriore, a causa dei limiti e delle chiusure determinate dalla pandemia che ha colpito il mondo intero e dal lockdown. Tutto per giungere al livello più ambito dall’arte: il dialogo.

Sguardi sulla storia che diventano riflessioni contemporanee attraverso l’elaborazione creativa di artisti figli di conflitti atavici come il palestinese Steve Sabella e l’israeliano Eyal Ben Simon, ma anche con la fotografa e video-artist kazaka Almagul Menlibayeva che denuncia l’esecuzione di centinaia di test nucleari nei territori dell’ex cortina di ferro. Analogo valore documentale hanno le testimonianze di Mario Rizzi sull’identità femminile nel mondo arabo, sulla persecuzione delle donne yazide e sul campo profughi di Idomeni. E ancora, il lavoro degli artisti tedeschi, di nascita o adozione, Julia Krahn, Philip Topolovac, Thomas Lange e Uli Weber; le opere della pakistana Maryam Jafri con le sue creazioni-denuncia contro le guerre coloniali di tutti i tempi; o gli scatti del cinese Liu Bolin che fotografa la violenza della globalizzazione; mentre l’italiano Paolo Canevari si scaglia contro i giochi di potere generati dal progresso. Passato e presente si fondono nei racconti del fotografo israeliano Adi Nes, perché ciò che era, permane nella nostra dimensione del vivere, diventano installazioni metafisiche nei lavori di Mateusz Choróbski per raccontare la povertà della sua Polonia, creazioni ipertecnologiche nell’arte dell’italiano Donato Piccolo, o distopiche con l’americano Jon Kessler che si interroga sul futuro. Opere che diventano specchi di un presente sospeso, interrogativi sul valore dell’umanità, inchieste-denuncia contro il potere dei Signori della Rete come nel lavoro di Paolo Cirio. Ma anche un grandangolo su Paesi poco raccontati dai media come la Croazia nelle sue parti più interne e isolate dove restano segni della guerra e dell’abbandono, fotografati da Igor Grubić. Sotto altre forme, il tema del dominio è ancora evidenziato dal lavoro dell’artista americano William E. Jones che testimonia i macabri esperimenti sulla psiche dei cittadini americani autorizzati dalla Cia. 

E poi i video, le installazioni sui fanatismi, blocchi cognitivi forti quanto i blocchi della storia. Differenze che diventano conflitti da parte dell’uomo contro l’uomo, in grado di segnare individui e intere generazioni e che in Blocks vengono declinati nei linguaggi dell’arte per diventare elemento di confronto e discussione: dal tema delle migrazioni e delle differenze tra popoli – nelle immagini struggenti dell’artista albanese Adrian Paci come nelle installazioni video del duo artistico serbo Doplgenger e dell’artista israeliana Sigalit Landau – alle questioni di genere – affrontate dal sudanese Hassan Musa con opere che raccontano la condizione femminile nel suo Paese. 

All’interno dell’Albergo delle Povere le tappe si fanno dunque percorso di osservazione, provocazione, riflessione ma anche anelito di speranza, invito al dialogo con le opere che chiudono la collettiva: installazioni di alcuni degli artisti già citati ma anche di altri nomi internazionali come la brasiliana Andrea de Carvalho, la georgiana Sophie Ko, l’italiana Valentina Palazzari, e il cubano Osvaldo Gonzáles.

La vita è fatta di momenti di incertezza e di instabilità, rileva Renato Ranaldi, di spazi mutevoli, terreni fertili dove tutto può sconfinare o prendere vita in modo indipendente. E così, i muri casalinghi di Vittorio Corsini, piccolo atomo di un più vasto sistema, diventano il simbolo di tutti i simboli di questa mostra che racchiude la memoria, la cultura, la dimensione etica e gli affetti.

 

Dichiarazioni_Note dal catalogo

 

Alberto Samonà

Assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana 

(…) Se un tempo la separazione e i muri avevano un significato quasi esclusivamente geopolitico, oggi, a causa dell’emergenza pandemica, abbiamo scoperto una forma più claustrofobica di “blocco” che, costringendoci spesso dentro le pareti domestiche, annullando l’incontro e il confronto, imponendo coprifuoco e copie surrogate di rapporti sociali, ha spinto ciascuno verso una dimensione individuale in cui vige una sola regola, quella del “distanziamento sociale”, espressione infelice che rende però l’idea di una umanità relegata alla sua brutta copia, sia pure per far fronte, mediante comportamenti concludenti, a una situazione emergenziale. Una sensazione di prigionia, quella provata, che potrebbe portare al convincimento che la realtà sia una muraglia,  ormai invalicabile. Per fortuna, però, a consolarci arriva la l’arte, che ci ricorda il gusto per la libertà. E per il recupero della sua dimensione universale. “Blocks”, alla luce di quanto detto, può essere inteso come il manifesto di un’umanità che può e deve tornare a vivere.

 

Luigi Biondo

Direttore Museo Riso

(…) Lo spirito di Blocks, grande mostra che arricchisce gli spazi dell’Albergo delle Povere di Palermo, credo debba essere questo. La voglia di affermare la bellezza, l’arte, la ricerca di esperienze nuove per i nostri sensi, con l’aiuto delle meraviglie che artisti cosmopoliti e consapevoli del loro tempo ci regalano.

Una sfida dura ma utile, una prova per la nostra mente, per il nostro sentire affranto, provato da uno stato di atarassia troppo lungo che deve essere respinto prima che possa travolgerci e turbarci.

Dipinti, sculture, istallazioni, video che diventano stati dell’anima preziosi per una rinascita attesa da troppo tempo e mai così utile. Ricaveremo sicuramente contattati, nuove esperienze, conoscenze inaspettate che dovranno farci crescere e permetterci di ripartire per un nuovo viaggio più ricco e consapevole alla ricerca dell’essenza di una personalità intesa come sinonimo di spirito e di io dell’età moderna e contemporanea.

Un grazie di cuore a chi ha continuato a credere in questo processo e che non ha mai voluto deporre le armi della pace, della bellezza e della cultura.   

 

Francesco Miceli, presidente Consiglio Nazionale Architetti 

Maria Gabriella Pantalena, vicepresidente Fondazione Ordine degli Architetti Palermo

 

(…) I muri esistono ed incrementano la loro presenza in ogni parte del mondo, a volte in maniera visibile a volte in maniera occulta, i muri fisici sono visibili e rendono esplicita l’immane tragedia che la loro presenza procura. Altri, i muri invisibili, li troviamo nelle leggi, negli accordi tra gli Stati, nelle politiche che regolano i rapporti tra territori, nei divieti e nelle barriere ideologiche che alimentano costantemente la vita contemporanea. 

I muri sono compatti, solidi, maestosi, spessi, pesanti, imponenti a volte solenni, comunque invalicabili. I muri, però, a volte possono essere scavalcati o oltrepassati è quello che l’uomo ha sempre cercato di fare rischiando la vita per conquistare la libertà. 

 

(…) Ogni volta che si costruiscono muri è importante chiedersi il motivo, l’effettiva utilità e le conseguenze per sé e per altri. È importante munirsi del coraggio di cercare soluzioni alternative e se ciò non è possibile cercare almeno di aprire una finestra nel muro.

La ricerca del muro come elemento positivo è lo sforzo compiuto dall’Architettura nella sua evoluzione storica. Il senso della costruzione muraria riconduce al valore della solidità (firmitas) come elemento della forma costruttiva e come carattere dell’Architettura.

 

Marcello Sanzo

Presidente Rotary eClub Colonne d’Ercole

 

(…) Il Rotary eClub Colonne d’Ercole ha fortemente voluto sponsorizzare “BLOCKS” perché ci permette di trasmettere alla collettività i valori su cui si fonda il nostro agire. Ci permette di rendere accessibile un bene fondamentale come l’Arte a chi come me ha delle difficoltà oggettive. E ci permette di fare la nostra parte per migliorare la qualità della vita di tutti perché una società che fruisce liberamente dell’Arte è una società migliore.

Librino: dalla Porta della Bellezza alla Porta delle Farfalle

Comunicato stampa

“U rispettu è misuratu. Cu u porta l’avi purtatu”. Sono passati più di quindici anni da quando la
“Porta della Bellezza”, opera monumentale donata da Antonio Presti al quartiere di Librino
(Catania), ha innescato nelle coscienze di chi vive la periferia il valore della condivisione. «Quella
stessa Porta è sempre stata rispettata da tutti gli abitanti e i bambini del quartiere, proteggendo e
custodendo la Bellezza – spiega il mecenate e presidente di Fiumara d’Arte Antonio Presti – a
questo rispetto voglio restituire rispetto, continuando e completando un’opera che oggi è diventata
simbolo d’identità e di orgoglio, rigenerando così un atto d’amore che non conosce mai
fine. Quando l’abbiamo inaugurata tutti si preoccupavano per il suo futuro, oggi la Porta è nostra:
guai a chi la tocca».

Perché la “Porta” – realizzata sul muro di cemento dell’Asse attrezzato, alto 8 metri e lungo 500,
che divide come una ferita il quartiere – non è un’opera d’Arte ma è una vera e propria agenzia
educativa del cuore. La più grande scultura in bassorilievo ceramico di arte contemporanea al
mondo, realizzata con 9mila formelle in terracotta da 15 artisti, in collaborazione con 2000 mamme
e 2000 bambini, che oggi continua a essere luce tra le ombre; riparo sicuro tra quelle strade a
scorrimento veloce che celano trappole e pericoli di questa contemporaneità; simbolo identificativo
di una vita che può cambiare Anima grazie alla Bellezza.

«Tutti i bambini che allora parteciparono al progetto – continua il presidente della Fondazione
Fiumara D’Arte – incontrandomi oggi, da ragazzi maturi, continuano a ringraziarmi per questa
grande esperienza, perché hanno percepito il valore di quel pezzo di terracotta condiviso con tutta la
comunità. La Porta, quindi, è stata una grande agenzia educativa e spirituale, oltre che
manifestazione di bellezza di chi l’ha condivisa in maniera corale. E la coralità dell’innesto creativo
ha manifestato una Bellezza estetica, ma soprattutto una Bellezza dell’anima che parla al cuore
della gente di Librino. Dopo questo grande risultato, ho voluto donare al quartiere un’altra opera
fotografica immensa e monumentale, il Cantico delle Creature – realizzata in nome delle parole di
San Francesco – con le fotografie abbiamo dato nuova luce ai volti di tutti gli abitanti, che con le
parole del Santo d’Assisi si nutrono oggi di un respiro universale».

«Io amo Librino – continua Antonio Presti – amo la gente del quartiere, mi sento amato e rispettato,
vedo la gioia negli occhi di chi partecipa ai progetti, scorgo sincerità e quella gratitudine che
riempie la mia esistenza. Io a Librino ho trovato solo cuore. E quando il cuore parla al cuore, il
cuore risponde. E allora, così come tutti gli abitanti hanno protetto la Bellezza di questa grande
opera, adesso questi stessi abitanti meritano rispetto. Il rispetto porta rispetto. E questo pensiero lo
voglio affermare completando l’Asse dei Servizi con un’Opera colossale che si chiamerà “Porta
delle Farfalle”.  Un’opera in terracotta di oltre un chilometro, per valorizzare il percorso maieutico e
spirituale iniziato nelle nove scuole di Librino quindici anni fa, che perdura nel tempo e restituisce
futuro. Sommando la nuova Porta con quella già preesistente avremo oltre 1,5 km di Bellezza, una
vera muraglia dedicata all’anima. Un’operazione che ho intrapreso non senza paure, soprattutto per
il momento che stiamo attraversando, in piena pandemia. Ma credo che il Covid non sia solo
emergenza sanitaria, ma anche e soprattutto un’emergenza culturale e spirituale, dove le prime
vittime sono i nostri figli. L’infanzia paga il prezzo più caro di questo tempo sospeso. E oggi mentre
tutto il mondo cerca un vaccino per il virus, a Librino, dentro le scuole, si sta iniziando un grande
processo di condivisione contro il pandemonio. In questo periodo io non mi sono mai fermato,
nonostante le incertezze, nonostante la mancanza di energie, nonostante il pericolo di cadere nella
depressione dell’anima. Ho sentito la necessità di continuare a innestare Bellezza, con i primi
portatori di purezza: i bambini».

LA PIÙ GRANDE SCULTURA DI ARTE CONTEMPORANEA AL MONDO

Le scuole e i Licei Artistici della Sicilia s’incontrano nuovamente a Librino per un cammino verso
un valore comune e universale: il futuro. Un futuro da costruire nel nome dell’etica.
«L’arte ritorna così al suo processo spirituale di azione e condivisione di valori, innestando una
nuova coscienza etica e civile – dice Presti – Le migliaia di persone coinvolte e il pensiero di legarle
al futuro, rappresentano di fatto un’altra risposta Politica di come l’Arte riesca a restituire una
riappropriazione del territorio, una nuova identità, attraverso la fruizione dell’opera stessa. Ancora
una volta un pezzo di muro anonimo si trasformerà̀ in una Porta nel grembo della Grande Madre
Sicilia».

Ecco i numeri della nuova Porta delle Farfalle: un chilometro di muro di cemento armato,
oltre 5.000 studenti dei Licei artistici siciliani, circa 10.000 bambini delle nove scuole di Librino e
le relative famiglie, più̀ di 50 tra artisti e architetti selezionati dalla Fondazione Fiumara d’Arte, in
collaborazione con una rete di giovani curatori.

Grazie al sostegno del Fondo di Beneficenza di Intesa Sanpaolo sono stati realizzati i laboratori
didattici, con il coinvolgimento dei ragazzi delle scuole elementari e medie del quartiere di Librino:
laboratori attraverso i quali gli studenti hanno potuto approfondire lo studio teorico e la scelta dei
valori della vita, avendo così la consapevolezza di diventare guerrieri di luce, e successivamente la
pratica della lavorazione dell’argilla. Gruppi di tutor ed esperti hanno così formato gli studenti a
creare dei manufatti di terracotta con i quali hanno potuto rappresentare i loro pensieri e il senso del
lavoro teorico svolto. «L’intervento del Fondo Beneficenza – afferma Giovanna Paladino,
Responsabile della Segreteria Tecnica di Presidenza della Banca che gestisce il Fondo – rientra
nell’attività di sostegno offerta ai bambini e ai ragazzi in condizioni di maggiore difficoltà
attraverso esperienze didattiche e formative non tradizionali, ma in grado di fornire una nuova
prospettiva di vita e di rafforzare la loro determinazione nel continuare a studiare».

In questo anno sono stati realizzati i laboratori, gli architetti e gli artisti hanno già incontrato i
ragazzi delle scuole e i licei artistici hanno iniziato a realizzare le loro opere nonostante le difficoltà
dettate dal Covid. Il progetto è attualmente in corso nelle scuole di Librino e a breve partirà la
condivisione con tutti gli abitanti, con la previsione di inaugurare l’opera monumentale i primi mesi
del 2022.

«La “Porta delle Farfalle” – continua Antonio Presti – rimanda alla visione di un bambino che può
attraversare un momento cupo, buio, proprio come il bruco. Che, però, può sempre scorgere la luce
e in un istante può trasformarsi in farfalla: vorrei trasmettere questa visione di sospensione e sogno
contro la pesantezza di questa contemporaneità, per restituire leggerezza a uno stato dell’anima che
rischia d’implodere nella sua gravità. Da una parte ci saranno tutti gli abitanti che proseguiranno il
processo di condivisione con gli artisti, dall’altra i bambini, in un percorso di crescita in cui
dovranno assumere impegni etici, politici e culturali. Perché il potere è sapere, l’ignoranza è
schiavitù. E con la Bellezza possiamo far crescere cittadini liberi, cittadini educati non più a
chiedere, ma a fare».

È on line il video del nuovo singolo di Lidia Schillaci “Ali nuove”

Articolo di Omar Gelsomino

È uscito l’11 giugno il nuovo singolo di Lidia Schillaci, ALI NUOVE (Puntoeacapo / Artist First), disponibile sulle piattaforme streaming, in digital download, in tutte le radio ed online il video del brano.

 

ALI NUOVE pronte per il decollo di Lidia, che colora l’estate ed il mercato discografico con un brano travolgente, solare e pieno di energia davvero esplosiva. È il primo lavoro discografico dell’artista distribuito da Artist First, con etichetta Puntoeacapo, prodotto da Gianfaby Production e da Puntoeacapo srl con musica di Lidia Schillaci, testo di Marieva (Enza Cirillo), produzione artistica di Christian Rigano e supervisione al progetto di Pippo Kaballà.

 

Il brano disegna al meglio le doti interpretative di Lidia e segna un “nuovo inizio” dell’artista. Impossibile ascoltare ALI NUOVE restando fermi: il ritmo incalzante sin dalle prime note porta a ballare, coinvolge e trascina in una ritrovata felicità, attraverso un sound che si ispira alle sonorità delle hit anni Ottanta.

Un inno che racconta una rinnovata libertà, la voglia di ripartire verso mete inesplorate, fuori e dentro di sé, lo stare insieme e sorridere alla vita sentendosi liberi di essere ciò che si è, fortificati dall’aver superato grandi difficoltà. Arriva l’estate che porta la speranza di poter ricominciare a volare verso sogni che sembravano ormai irrealizzabili e impossibili. Il messaggio coinvolge tutti perché, dopo questo lungo tempo buio della pandemia, c’è bisogno di volare verso una nuova vita o più semplicemente verso una nuova spiaggia, un nuovo amore.

 

Il video – diretto dal regista siciliano Claudio Colomba – che vede protagonista Lidia è un vero e proprio cortometraggio che mostra la bellezza dei paesaggi siciliani e fa respirare il senso di libertà che si prova nel viverli intensamente. Un viaggio tra amiche lungo un percorso che fa scoprire quanto sia bello vivere, godendosi la gioia che nasce da momenti semplici, essenziali, ricchi di sorrisi, amicizia e senso dell’avventura.

Un’auto, le amiche, la strada, il viaggio, il mare e Sicilia vista da altre prospettive. Una solarità che accompagna visivamente il brano in modo trascinante.

 

È una canzone che comunica la voglia di essere totalmente se stessi – commenta Lidia – ma soprattutto parla della forza ritrovata per uscire più forti di prima da situazioni difficili. La nascita di questo brano ha qualcosa di speciale: è stato scritto in un periodo buio e ha trovato la sua realizzazione quando ho incontrato Pippo Kaballà ed Enza Cirillo. Dopo aver scoperto di aver contratto il Covid prima io, poi Pippo ed Enza (con cui ero stata a stretto contatto) abbiamo trascorso un mese uniti dalla preoccupazione della malattia, un momento di inquietudine che non dava spazio a nient’altro se non alla paura, dopo la guarigione Enza mi ha fatto ripensare a quella canzone, alle parole che aveva scritto di getto. In quel testo sembrava esserci qualcosa di magico, quasi una premonizione che raccontava la voglia di correre fuori casa dopo il buio e la chiusura, sentendosi pronti a volare lontano con un paio di ali nuove. È nata ALI NUOVE che ha per noi (e forse per tutti in un momento come questo) un senso più profondo, un’energia speciale che sentiamo ogni volta che l’ascoltiamo”.

Genius Loci consegna due opere del maestro figurinaio Olindo Scuto al Museo Regionale della Ceramica

Articolo di Omar Gelsomino

Due opere di Olindo Scuto, il compianto e valente maestro figurinaio attivo a Caltagirone nel secolo scorso, ultimo discendente della storica famiglia Bongiovanni – Vaccaro, dopo essere state donate a Genius Loci dal collezionista Francesco Iudica, sono state date dall’associazione in comodato gratuito al Museo regionale della Ceramica. Alla cerimonia di consegna erano presenti per l’Amministrazione comunale, il sindaco Gino Ioppolo e l’assessore alle Politiche culturali Antonino Navanzino. Si tratta di due figurine in terracotta acroma, una alta 30 e l’altra 28 centimetri, che rappresentano rispettivamente un’anziana donna con scialle e con scaldino ai piedi, seduta su uno sgabello cilindrico (1978), e un vecchio ciabattino al lavoro, assiso anche lui su uno sgabello (1977).

“Un grazie sentito per questo contributo generoso” è stato espresso dal direttore del Parco archeologico di Catania e della Valle dell’Aci, Gioconda Lamagna, che si è augurata che ciò possa costituire “il primo passo verso il ritorno alla normalità, con la riapertura, speriamo vicina, di questo museo e degli altri siti oggi chiusi a causa del Covid”. Il dirigente responsabile del Museo calatino, Andrea Patanè, si è detto “felice di accogliere i due manufatti nelle nostre collezioni, secondo l’ideale filo conduttore che dalle botteghe ottocentesche di Bongiovanni e Vaccaro arriva sino ai nostri giorni”.

“Anche in altre circostanze come questa – ha sottolineato il presidente di Genius Loci, Maurizio Pedi – la nostra associazione si è vista riconoscere, da munifici donatori, il valore etico di garante della destinazione delle opere donate alla migliore fruizione pubblica. Ciò è per noi motivo di orgoglio e di forte responsabilità. L’auspicio è che, raccogliendo questi esempi, altri gesti generosi possano seguire”.

“Attraverso questo atto concreto di sensibilità e amore per la nostra comunità – ha osservato l’assessore Navanzino – si dota il Museo della Ceramica di due opere che ben si inseriscono fra i preziosi contributi dei maestri figurinai caltagironesi”. “In questo modo – ha dichiarato il sindaco Ioppolo – si arricchisce l’offerta culturale del prestigioso museo che, grazie ai consistenti lavori che riguardano l’edificio di Sant’Agostino, potrà entro pochi anni disporre di una nuova sede capace di valorizzarne ancora di più e meglio le significative collezioni”.

Ha riaperto al pubblico la Galleria d’Arte Moderna

Articolo di Omar Gelsomino

Sono tornate visitabili le sale della Galleria d’Arte Moderna di Palermo e la collezione permanente con le regole e gli orari dettati dalle regole anti Covid-19 ancora in vigore. Si potrà visitare anche la mostra La riscoperta del mito dalle collezioni della GAM, una prosecuzione ideale della sala della Collezione permanente dedicata al mito nelle produzioni degli artisti siciliani, articolata intorno a due nuclei tematici principali, miti storici e letterari e storie e personaggi del mito, con le opere, tra gli altri, di Vincenzo Riolo e Giuseppe Patania. «Riaprire, dopo un periodo forzato di chiusura, un museo civico così importante come la Galleria d’Arte Moderna di Palermo – dichiara l’Assessore alle CulturE Mario Zito – significa ritornare a connettere la città con i mondi.  La GAM in questi lunghi mesi ha continuato a tessere un fecondo dialogo con il suo pubblico mostrando i frutti di un’attività che è fatta di ricerca, tutela, conservazione e divulgazione dei linguaggi artistici. La città ritorna a essere comunità quando può condividere le proprie idee e le proprie emozioni, nelle platee, nei palcoscenici, nelle gallerie, nelle piazze».

Il Museo sarà aperto al pubblico dal giovedì alla domenica dalle 11,00 alle 17,00. La biglietteria chiude un’ora prima.

Ecco le nuove modalità di ingresso:

  • giovedì e venerdì, sempre dalle 11,00 alle 17,00, ogni ora potranno accedere su prenotazione massimo 24 visitatori con una cadenza di 6 persone ogni 15 minuti (ultimo ingresso 1 ora prima della chiusura) con possibilità di accesso anche per chi non ha prenotato nei casi di non superamento dei limiti previsti.
  • sabato, domenica e festivi si accede solo con prenotazione online obbligatoria da effettuare entro il giorno antecedente la visita al museo all’indirizzo indicato qui sotto:

https://www.ticketone.it/artist/gam-palermo/gam-palermo-galleria-darte-moderna-di-palermo-681926/

Luoghi Gentili: una nuova lettura urbana attraverso la bellezza della poesia

Comunicato stampa

Luoghi gentili: come dire che la grazia, la leggerezza della poesia possono cambiare uno spazio, farlo osservare da un’altra prospettiva.

Coprire i muri di vecchie case, i muri di antichi palazzi con la bellezza della poesia: questo è stato il gesto rivoluzionario che ha spinto negli anni ’90 del secolo scorso Guglielmo Tocco a iniziare il progetto dei Luoghi gentili, che ha portato a Lentini, e poi altrove in un raggio più ampio, un percorso tutto intessuto delle poesie murali.
Gugliemo, giorno 22 maggio 2021, avrebbe compito 74 anni.

Si potrebbe dire delle semplici poesie murali, perché di questo si tratta: sono versi riprodotti su pannelli in ceramica posti su muri, volutamente sui più bistrattati, dimenticati o problematici della città. Spesse volte poesie trascritte in modo totalmente artigianale con gli strumenti del pittore e con la grafia di Guglielmo e preparate poi con una semplice cottura al forno.

Ma il pensiero che è alle spalle di quel percorso è ben più importante anche della fattura materiale di quel gesto d’arte che Guglielmo ha donato a Lentini e poi alla comunità di Leontinoi, e poi allargando via via e intrecciando con Leontinoi Catania, Scordia, Sommatino, Niscemi  — città grandi e piccole dove quel pensiero dei luoghi gentili si è manifestato.

Guglielmo era mosso da un pensiero nobilissimo: quello artistico e culturale di far vedere attraverso il bello come l’anonimità di certi muri, l’incuria verso alcuni luoghi potesse avere una nuova possibilità di lettura. Si trattava per lui di aprire delle finestre verso una alterità di vedute, una diversità di messaggi da leggere, e attraverso quelle finestre far entrare nel cuore delle persone una speranza di cambiamento.

C’era dietro quel progetto l’idea splendida e nobile di rifarsi alla Città del sole di Tommaso Campanella; oppure pensare a una Nuova Atlantide come quella sognata e descritta da Francis Bacon nel suo racconto filosofico. C’era l’idea di educare attraverso l’esempio e non con l’imposizione, ed elevare lo spirito di chi fosse passato da quei luoghi, mostrando ed evocando la verità attraverso la poesia.

Per questa ragione possono convivere senza alcuna difficoltà poesie murali di autori locali, fascinosissimi e capaci di stuzzicare le antenne della familiarità, con testi di grandi autori italiani e stranieri della letteratura di tutti i tempi.

Era questo il pensiero di Guglielmo: mettere dinanzi a un muro scalcinato la possibilità di un orizzonte che si eleva rispetto a quel brutto e lo ingentilisce.

Proprio per questo lui parlava di luoghi gentili e pensava che attraverso quelle parole scritte semplicemente e senza la pretesa di essere durevoli nel tempo (ma anzi con la consapevolezza che avrebbero avuto bisogno di attenzione e in futuro anche di restauri) ci si potesse prendere cura della propria città e attraverso le parole dare un modello diverso alla comunità e ai suoi cittadini.

Per questo Bernardino Giuliana e Sebastiano Addamo possono stare entrambi su poesie murali accanto a Jacques Prévert o a Leopold Sedar Senghor: i tanti poeti e le poetesse che sono presenti a Lentini e in generale nei luoghi gentili immaginati e progettati da Guglielmo sono lo specchio da un lato della sua creatività poliedrica e geniale, dall’altro lato il riflesso di una società immaginata senza frontiere, capace di integrare, valorizzare le differenze di ognuno per darne frutto a ciascuno.

Camminare lungo quel percorso anzitutto a Lentini, e poi salendo su nella parte alta della comunità a Carlentini, significa anche respirare con quei pannelli che ormai sono scoloriti dal tempo; che sono stati presi a pietrate e vandalizzati; che in alcuni casi sono stati dimenticati. E che infine in altri casi, più raramente, sono stati valorizzati dalle persone che li hanno mantenuti e gelosamente custoditi attraverso un amore per la poesia che Guglielmo ha coltivato negli anni ed ha instillato nei suoi concittadini con diverse bellissime iniziative.

Ora queste foto di Nuccio Costa ci mettono dinanzi la situazione nel suo stato attuale: molti di questi pannelli avrebbero bisogno di una rapida manutenzione per non perdersi; alcuni difatti non esistono più, o sono illeggibili, non fruibili.

Guglielmo era consapevole che questo sarebbe stato un possibile destino dei suoi oggetti d’arte; sperava che questo non fosse invece il destino di quelle poesie da leggere, magari mandare a memoria, in ogni caso sentire vibrare da quei muri fin dentro il cuore e l’intelligenza delle persone.

La gentilezza, la tenerezza, la caparbietà nel mantenere fede a questi tratti del carattere sono i segni di uno stile. Dovrebbero e potranno ancora valere come il principio di una speranza, attraverso quelle poesie, per ripartire a costruire la comunità come un Luogo gentile, perché anche un solo nuovo verso sarà il dono più bello.
Un gesto e un impegno che dal 2017, con la costituzione del primo parco urbano della provincia di Siracusa (Badia Lost & Found), vuole continuare ad essere coltivato.

(Testo di Giorgio Franco e Tommaso Cimino)

A Castelvetrano, la rivoluzione colorata di Emanuela Indiano

di Samuel Tasca  Foto di Emanuela Indiano

Emanuela Indiano, originaria di Castelvetrano in provincia di Trapani, è la protagonista di una piccola “rivoluzione colorata” che mira a valorizzare alcune zone della sua città, ma soprattutto a scoraggiare l’abbandono dei rifiuti per le strade.

Emanuela, mamma del piccolo Giulio, trovandosi di fronte ad un angolo della strada nel quale erano stati abbandonati dei rifiuti, ha avuto l’idea di sostituirli con dei pellet colorati che possano fungere da fioriere.

«L’idea è nata dopo una brutta esclamazione di mio figlio, – ci racconta Emanuela -. Nello specifico si trattava precisamente di “Che schifo!” (riferito ai sacchetti dei rifiuti lasciati per la strada, ndr). Allora mi sono messa a pensare come, io per prima, potessi rendere la città più piacevole ai suoi occhi».

Dal desiderio di rendere il piccolo Giulio orgoglioso è nata l’avventura eco-artistica di Emanuela, che di professione è uno chef.  Un’iniziativa che ha subito assunto i contorni di un’azione solidale, così anche altri hanno iniziato a donare il materiale necessario alla realizzazione dei pellet, dai colori alle piantine.

«Ognuno, nel suo piccolo, dona qualcosa e ravviva un angolo cupo della città»,continua raccontandoci come, nei suoi laboratori creativi, siano stati coinvolti anche altri bambini e gli anziani di una casa di riposo del luogo. «Per un momento non si sono sentiti emarginati (riferendosi agli anziani, ndr), ma veri protagonisti di un progetto giovane e colorato. Inoltre, hanno collaborato anche delle ONLUS che si occupano di ragazzi disabili e delle associazioni d’intermediazione culturale».

“Una vera e propria catena solidale”, così la definisce Emanuela che, oltre a regalare un’opportunità di svago e di espressione artistica, cerca di mandare un messaggio chiaro: ognuno di noi può fare la sua parte per rendere più bella e vivibile la città in cui vive e contribuire a scoraggiare tutti quegli atti che invece mirano al risultato opposto.

È questa la storia di Emanuela e del piccolo Giulio, una storia che ormai, anche lei, ama definire “di tanti” e non più solo sua. Ma questa è anche la storia di molti centri urbani nei quali la bellezza viene, purtroppo, ancora troppo spesso, intaccata dalla scarsa considerazione del bene comune. Luoghi nei quali crescono bambini come Giulio che non desiderano altro che una città bella e piena di colori. È per questo che riteniamo importante dar voce alle tante storie di persone come Emanuela, che con i loro semplici gesti danno il via a piccole importanti rivoluzioni che possono e devono coinvolgere sempre più persone per mostrare a chiunque che la bellezza è un risultato che si ottiene lavorando insieme.