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Agrigento, recuperato parte del fregio del Tempio di Zeus segnalato da BCsicilia

Eccezionale recupero questa mattina di un reperto archeologico nel mare di Agrigento. Si tratterebbe molto probabilmente di un decoro frontale in marmo appartenente al celebre Tempio di Zeus, in  particolare un cavallo rampante, elemento  iconico nelle rappresentazioni artistiche del periodo greco.
Il recupero, nello specchio d’acqua antistante San Leone, poco distante dalla foce del fiume Akragas, è stato effettuato dai subacquei del Nucleo sommozzatori dell’Arma dei Carabinieri, alla presenza di funzionari della Soprintendenza del mare, del Nucleo Tutela patrimonio culturale dei Carabinieri e di componenti del Gruppo Subacqueo di BCsicilia.

Il reperto, ricoperto di concrezioni, quasi certamente di marmo proconnesio, della dimensione di m. 2 per m. 1,6 e 35 cm di spessore, giaceva a circa 300 metri dalla costa, a 9 metri di profondità, ed era conosciuto già da lungo tempo, ma era segnato nella carta archeologica come una banale e anonima “vasca”. Questa attribuzione non aveva mai convinto il Gruppo Subacqueo di BCsicilia, guidato dall’ing. Gaetano Lino, che nell’ottobre del 2022 ha effettuato, insieme al sub volontario Salvatore Ferrara, e grazie anche al contributo esterno di Francesco Urso, della sede BCsicilia di Agrigento, un rilievo in 3D. Dall’elaborazione delle foto utili al rilievo tridimensionale subacqueo è venuta fuori l’eccezionale immagine di quello che sembra il particolare di un fregio del timpano di un tempio. Della straordinaria scoperta si è immediatamente data notizia alla Soprintendenza del mare al fine del recupero dell’eccezionale reperto che è stato finalmente riportato a riva stamattina, dopo due precedenti tentativi resi nulli dalla torbidità dell’acqua.


BCsicilia ringrazia la Soprintendenza del mare, il Nucleo Tutela patrimonio culturale dei Carabinieri e il Parco Archeologico della Valle dei Templi, ed elogia il Nucleo sommozzatori dei Carabinieri di Messina per aver portato a termine con grande professionalità una operazione alquanto complessa, e reso possibile il recupero di un reperto destinato a segnare la storia archeologica dell’antica città di Agrigento.

Il primo Natale in un sarcofago a Siracusa

di Alessia Giaquinta

 Foto di Parco Archeologico di Siracusa – Assessorato BBCC della Regione Siciliana

La prima rappresentazione del Natale si trova in Sicilia, in un sarcofago del IV secolo, ritrovato a Siracusa nelle Catacombe di San Giovanni dall’archeologo Francesco Cavallari, nel 1872.

Sono passati 150 anni dalla strabiliante scoperta: il sarcofago di Adelfia, oggi esposto nel Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi” della città aretusea, costituisce sicuramente una delle principali attrazioni per i visitatori del museo e uno dei motivi di orgoglio per i siracusani. Si racconta, infatti, che furono tantissimi coloro i quali scortarono il sarcofago durante il suo ritrovamento, fino all’arrivo in piazza Duomo dove si trovava allora la sede del museo.

Nel sarcofago è immediatamente visibile, oltre ad un medaglione in cui è raffigurata una coppia stretta in un abbraccio, anche un’iscrizione latina che ci spiega l’attribuzione dell’urna ad Adelfia “clarissima femina” moglie del conte Valerio. Stando ad alcuni studi, si dovrebbe trattare della consorte di Lucius Valerius Arcadius Proculus Populonius, console e presunto proprietario della Villa Romana di Piazza Armerina.

Ma perché quest’urna è particolarmente importante?

Oltre all’ottimo stato di conservazione, ciò che sorprende è la duplice raffigurazione della Natività: una posta in alto a destra sul coperchio (possibilmente di periodo successivo) e una in basso, sotto al medaglione centrale.

Durante il IV secolo si diffuse la pratica di incidere, nei sarcofagi, le scene relative alla nascita di Gesù, oltre ad episodi del Vecchio e Nuovo Testamento. E, in questo senso, sembra che il sarcofago di Adelfia sia stato tra i primi, se non addirittura il primo in assoluto.

Decorata con la tecnica del “fregio continuo”, utilizzata nei primi secoli, si sviluppano tredici scene bibliche su due registri sovrapposti, senza avere una consequenzialità temporale ma solo tematica. La salvezza, data dalla nascita di Cristo, infatti, è il tema predominante e caratteristico. È proprio la nascita del divin Bambinello a permettere ai comuni mortali, di anelare alla salvezza eterna e alla rinascita celeste, in paradiso.

Ma focalizziamo l’attenzione sulla Natività presente nel sarcofago in basso, la più antica. Notiamo la Madonna che regge Gesù sulle gambe, mentre le braccia sue e del pargoletto sono protese verso i re magi che avanzano con i loro tradizionali doni. Si nota, infatti, una corona sovrastata da una gemma che simboleggia l’oro, una pisside con coperchio che custodisce l’incenso e la mirra. I magi indossano la tunica con la clamide, e un copricapo.

È la più antica rappresentazione scultorea della Natività.

L’altra scena del presepio, invece, è presente sul coperchio dell’urna, databile invece alla fine del IV secolo, in epoca teodosiana. Era, infatti, fenomeno ricorrente, nell’antichità, reimpiegare un sarcofago per un altro defunto. E probabilmente ci troviamo innanzi ad uno di questi casi.

La Natività del coperchio presenta Gesù sotto una tettoia ricoperta da tegole, avvolto in fasce e scaldato – come vuole il vangelo apocrifo dello pseudo-Matteo – da un bue e un asinello. Troviamo anche Maria e un pastore, e i tre magi che osservano la stella e conducono i doni a Gesù.

Si tratta certamente di uno dei manufatti più belli e interessanti del repertorio paleocristiano che, ancora oggi, entusiasma ed è oggetto di studi per archeologi ed esperti di tutto il mondo.

archeologia subacquea siciliana

I tesori delle isole Eolie e l’archeologia subacquea di Taormina e Naxos

di Merelinda Staita, Foto di Eddy Tronchet e Museo Luigi Bernabò Brea – Lipari

L’ universo dell’archeologia subacquea siciliana è arricchito dalla bellezza dei fondali vulcanici e dallo splendore delle coste delle isole Eolie, l’arcipelago vanta sette isole vulcaniche straordinarie. Due sono i vulcani attivi e tante le meraviglie naturali.

Questo paradiso terrestre è stato apprezzato dal cinema italiano e straniero, diventando set cinematografico per diversi film. Inoltre, col passare del tempo ha continuato a riconsegnare relitti, anfore e oggetti di inestimabile valore. Il lavoro di ricerca è stato condotto da subacquei specializzati e capaci di scoprire beni preziosi.

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Lipari

Tutte le isole che si trovavano al centro del Mediterraneo, rappresentavano un punto di riferimento per i commerci e per approdare anche nei momenti di difficoltà. Lipari risulta essere un sito culturale di grande interesse.

Oggi il Polo Regionale delle isole Eolie con parco archeologico e Museo “Luigi Bernabò Brea” si trova sulla Rocca di Lipari.

Il Museo è suddiviso nelle sezioni: Storia del Museo e degli scavi e sala didattica; Preistoria di Lipari e fondazione della città; Preistoria delle isole minori; Territorio uomo ambiente e vulcanologia Età greca e romana; Giardino e padiglione epigrafico; Arte contemporanea “Mare Motus” nell’ex carcere; l’ex chiesa Santa Caterina per esposizioni temporanee.

Presenti quaranta sale dove sono stati collocati pezzi incantevoli e importanti dal punto di vista storico, partendo dai primi manufatti della preistoria dell’isola.

Una sala enorme in cui sono presenti tante anfore, insieme sembrano formare una piramide, ritrovate nei fondali eoliani. Centinaia i reperti di varie epoche, vasellame, cocci e macine. Altri ritrovamenti che il mare ha restituito si trovano nei piccoli antiquarium comunali realizzati a Salina, Panarea e Filicudi.

archeologia subacquea siciliana

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Taormina e Naxos

Le isole Eolie non sono le uniche a stupire il visitatore, perché esiste un’altra zona di notevole interesse e attrazione. La baia di Taormina fu un approdo sicuro, e in casi sfortunati di naufragio, per le imbarcazioni commerciali sulla rotta tra la Grecia, l’Egitto, l’Asia Minore e l’Impero Romano.

Gli itinerari archeologici subacquei rientrano tutti nel comune di Taormina, inclusi i relitti di navi lapidarie, Capo Taormina 1 e Capo Taormina 2 (di fronte a Villagonia). Il Museo Archeologico di Naxos custodisce al momento moltissimi reperti subacquei che provengono dalle acque di Taormina. La baia che spesso viene detta di Giardini è in realtà, così in tutte le carte nautiche, la Rada di Taormina.

È davvero importante segnalare la VI Rassegna di Archeologia Subacquea a Giardini Naxos nel 1991 dal titolo “Dioniso e il mare”. Tanti i relitti e i manufatti scoperti da Edward Tronchet e da Antonino Luca, grande esperto subacqueo e conoscitore di questi fondali. Entrambi sono stati responsabili della sezione subacquea di Archeoclub d’Italia, sezione di Taormina, oggi Patrimonio Sicilia. I progetti di itinerari archeologici subacquei che hanno richiesto, a partire dagli anni Novanta, vengono realizzati attualmente grazie alla Soprintendenza del Mare e al Parco archeologico Naxos Taormina. Nell’area di Spisone dove verrà realizzato uno degli itinerari subacquei, Edward Tronchet e Antonino Luca hanno scoperto negli anni Ottanta e Novanta più di trenta antiche ancore datate alla preistoria, periodo greco-romano, bizantino e medievale. Recentemente sempre a Spisone, hanno ritrovato ceramiche ellenistiche, una coppa megarese e diverse anse con bolli di anfore rodie, in occasione di misurazioni con gps assieme a Gaetano Lino, Salvatore Ferrara e Nicolò Bruno, quest’ultimo responsabile per l’area messinese della Soprintendenza del Mare.

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Un vero e proprio paradiso antico e come sostiene Valerio Massimo Manfredi: “non c’è archeologo al mondo che prima o poi non debba fare i conti con la Sicilia per il suo strepitoso patrimonio culturale”.

Alla scoperta di Centuripe

di Patrizia Rubino, foto aerea di Pio Peri

 

È una piccola antichissima meraviglia incastonata nell’entroterra siciliano in provincia di Enna: Centuripe, cittadina tutta da scoprire, è situata su un territorio collinare attraversato da tre fiumi: Salso, Simeto e Dittaino. La suggestiva immagine della sua sagoma vista dall’alto raffigurante una stella marina o anche un uomo disteso ha fatto il giro del mondo, ma ben più rilevante è il fatto che custodisce uno dei patrimoni archeologici più importanti della Sicilia. Fu fondata dai Siculi intorno all’VIII secolo a.C., ma nel territorio ci sono segni d’insediamenti umani, risalenti al Neolitico e all’Età del bronzo. Sulle pareti di una grotta, detta Riparo Cassataro, a ridosso del Simeto, sono presenti, infatti, graffiti in ocra rossa raffiguranti uomini e animali, databili a più di 5000 anni fa.

Il periodo di maggior splendore di Centuripe fu raggiunto sotto il domino romano tra il III e il I secolo a.C., notevole la produzione di statuette in argilla e di vasi policromi, i celeberrimi “vasi centuripini”, opere preziose presenti nei maggiori musei del mondo come il Louvre, il British Museam, il Metropolitan Museum di New York. Mentre i resti archeologici più importanti risalgono all’Età imperiale, tra il I e il III secolo d.c.; i due edifici funerari Castello di Corradino e Dogana, gli edifici termali “Acqua Amara” e “Bagni”, gli Augustales, un complesso architettonico in cui veniva celebrato il culto di Augusto, per citarne alcuni.

«Centuripe è la terza città, dopo Catania e Taormina, con importanti resti dell’architettura romana in Sicilia, segno di un rapporto di grande vicinanza con Roma». A spiegarlo è il primo cittadino Salvatore La Spina, appassionato storico dell’arte, fortemente impegnato per il rilancio e la giusta valorizzazione di un territorio che ha attraversato la storia dei secoli. Si deve anche alla sua determinazione il rientro, dallo scorso anno, di un prezioso busto marmoreo di Augusto, ritrovato alla fine degli anni Trenta a Centuripe, e allocato al Museo Paolo Orsi di Siracusa, insieme ad altre due teste in marmo, Druso Minore e Germanico. «Ѐ molto importante – afferma La Spina – che queste opere siano ritornate nel luogo in cui sono state rinvenute, in quanto rappresentano una testimonianza importante della grandezza della nostra città nell’antichità, per la nostra comunità e per un’offerta culturale che possa sempre più incentivare lo sviluppo turistico».

Le opere dallo scorso agosto sono esposte al Museo Archeologico Regionale di Centuripe, che custodisce notevoli reperti dall’Età neolitica all’epoca tardo imperiale. Ma questo piccolo borgo, oltre che per la sua ricchezza storica e artistica, incanta anche per le sue straordinarie bellezze paesaggistiche, è definito, infatti, “balcone di Sicilia” per i suoi panorami mozzafiato dai quali si può ammirare tutta la Sicilia orientale; dai Nebrodi all’Etna maestosa, ai monti Erei sino a Siracusa. Particolarmente suggestiva l’area dei Calanchi del Cannizzola, nella valle del Simeto. Una distesa di valli e di dune argillose color ocra che suscita stupore per la particolare conformazione e per la vista spettacolare che offre da ogni angolazione. Un luogo unico e misterioso che nel 1966 fu scelto per alcune scene del film kolossal “La Bibbia” e che continua ad essere una location di grande appeal per film, spot e video musicali.

Di recente su una terrazza panoramica dei Calanchi è stata installata la “Big Bench” una gigantesca panchina rosa e blu, per ammirare lo splendido paesaggio da una prospettiva diversa. Un’iniziativa no-profit avviata dall’architetto americano Chris Bangle circa dieci anni fa in Piemonte. In Italia ci sono oltre duecento grandi panchine collocate in luoghi dai paesaggi incantevoli. «Questa meravigliosa panchina panoramica, oltre ad essere una grande attrazione – conclude il sindaco – sarà anche una sorta di sentinella sul territorio, contro atti d’inciviltà e d’incuria che nonostante la preziosità di questi luoghi siamo ancora costretti a contrastare».

 

direttrice Giglio Segesta

Al Parco di Segesta installati i nuovi pannelli informativi . Ripartono la ricerca e gli scavi archeologici.

 Il Parco archeologico di Segesta si arricchisce di un nuovo sistema di pannelli informativi in corrispondenza delle aree visitabili. Si tratta di venti pannelli, realizzati sotto il coordinamento scientifico della direttrice del Parco, l’archeologa Rossella Giglio, che contengono ricostruzioni e immagini dei ritrovamenti con una breve sintesi della storia del sito in doppia lingua: italiano e inglese. Un pannello presenta la mappa del territorio ed uno, in prossimità del teatro, riassume la storia recente degli spettacoli.

È l’ultimo atto compiuto dalla direttrice del Parco archeologico di Segesta, Rossella Giglio, che dal primo maggio è andata in pensione lasciando la gestione ad interim all’architetto Luigi Biondo, attuale direttore del Museo Riso.

direttrice Giglio Segesta

“Sotto la direzione della dottoressa Giglio – sottolinea l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – il parco Archeologico di Segesta ha conosciuto una interessante stagione di rilancio di tutte le attività, sia quelle di ricerca che di miglioramento del sito e di ampliamento dell’offerta culturale. Sono certo che la sua competenza scientifica continuerà a sostenere l’azione di valorizzazione di questo sito che ha ancora moltissimo da restituirci sulla popolazione che vi abitò. In questi ultimi due anni sono stati sottoscritti, peraltro, numerosi accordi di collaborazione scientifica con diversi atenei italiani e di altri Paesi e posti importanti presupposti i cui frutti non tarderanno ad arrivare”.


E proprio gli scavi tornano ad essere protagonisti a Segesta. Pronta a ripartire la missione archeologica del Laboratorio SAET della Scuola Normale di Pisa, guidata da Anna Magnetto, con le indagini sul versante sudorientale dell’Agorà, dove lo scorso anno è stato riportato in luce un importante spazio pubblico dedicato ai giovani. Le informazioni su questo ritrovamento provengono anche da una iscrizione posta alla base di una statua, conservata in situ, che ricorda il nome e le opere di un noto personaggio segestano, Diodoro figlio di Tittelo, che era stato ginnasiarca e aveva, a sua volta, finanziato la costruzione di un edificio per i giovani della città. Lo stesso personaggio aveva dedicato alla sorella Uranìa, sacerdotessa di Afrodite, una statua che riporta un’iscrizione ben conservata e leggibile; statua rinvenuta nel XVII secolo presso il tempio dorico, ed oggi esposta nel nuovo Antiquarium di Segesta.


Prosegue, ancora, nell’area dell’Acropoli Sud l’intervento di restauro dei pavimenti marmorei e degli intonaci parietali che erano stati rimessi in luce, durante lo scorso mese di luglio, nella “Casa del Navarca”. Questa zona sarà presto aperta al pubblico, grazie anche ai nuovi percorsi che sono stati realizzati sotto la direzione della dottoressa Giglio.


E sono le nuove convenzioni sottoscritte con prestigiose università di tutto il mondo, che annunciano una stagione molto interessante. Stanno per avviarsi i nuovi scavi della missione dell’Università di Ginevra e dell’Università di Tucson (Arizona, USA) che indagheranno l’area di contrada Badia. Nuove ricognizioni sul percorso delle fortificazioni saranno realizzate dalle Università di Berlino (Freie) e Università di Viterbo (Tuscia) mentre al Santuario di Mango scaverà l’Università di Palermo.

Nuovi cantieri di scavo anche nel territorio di Salemi dove si opererà su due siti: a San Miceli tornerà a scavare la Andrews University (Michigan, USA) mentre nel sito di Mokarta parte una nuova missione targata Università di Bologna e CNR.

 

Tutto questo mentre il Parco archeologico, che da qualche mese si avvale dei servizi aggiuntivi di Coopculture, registra un incremento dei visitatori che porta a circa 1.500 le presenze giornaliere.

Gli argenti di Morgantina

Gli Argenti di Morgantina potranno restare in Sicilia

Gli Argenti di Morgantina potranno restare in Sicilia. Il Metropolitan Museum di New York, infatti, ha fatto sapere di non volere indietro i preziosi reperti che ogni quattro anni, in base a un accordo del 2006, venivano trasferiti da Aidone al museo newyorkese.

A sottolinearlo è il direttore del Metropolitan Museum, Max Hollein, in una nota inviata all’assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana Alberto Samonà, nella quale definisce “obsoleto l’accordo del 2006”, aderendo, in pratica, alla richiesta che, anche di recente, era stata avanzata dallo stesso assessore Samonà, di far restare gli argenti nel Museo archeologico di Aidone, in cui sono esposti.


“Riteniamo – scrive Max Hollein nella lettera indirizzata all’assessore dei Beni Culturali della Regione Siciliana – che sia meglio sospendere questo scambio, vista anche l’importanza degli Argenti per il Museo nel quale sono ospitati e per la fragilità degli stessi”. Aspetti, questi, che erano stati evidenziati lo scorso mese di gennaio proprio dall’Assessore Alberto Samonà, che si era rivolto al Ministero della Cultura.
Il direttore del Met inoltre, nella lettera, si è detto disponibile a una modifica dell’accordo, che passi da una rinnovata partnership che coinvolga il Metropolitan e il Museo Archeologico Regionale Antonino Salinas, finalizzata a sancire una collaborazione fra le due istituzioni “attraverso prestiti che possano far conoscere ai visitatori del Museo statunitense la ricchezza del patrimonio culturale siciliano”.

Gli argenti di Morgantina

“Accolgo con grande soddisfazione la lettera del Direttore del Metropolitan Museum di New York – sottolinea l’assessore Alberto Samonà – che viene incontro alle richieste del Governo regionale, tenendo conto delle mutate condizioni storiche e riconoscendo la legittima esigenza del Museo di Aidone a mantenere gli Argenti di Morgantina. Una disponibilità per cui ringrazio il Direttore Max Hollein e in virtù della quale si gettano le basi per una prestigiosa collaborazione scientifica e culturale fra il Met e il nostro Museo Salinas. Ritengo, infatti, che la politica degli scambi culturali, che sta già dando effetti molto positivi con la Grecia e i suoi musei, sia la grande opportunità dei prossimi anni, per valorizzare al meglio il nostro patrimonio culturale e dar vita a iniziative comuni, in grado di garantire una vetrina di vasta risonanza internazionale alla Sicilia e ai nostri musei e parchi archeologici”.

Al museo Paolo Orsi in mostra un antico idolo cicladico e un’installazione di Joana Vasconcelos

Palermo – Sabato 26 marzo alle ore 11 al Museo “Paolo Orsi” di Siracusa, alla presenza dell’Assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà, si inaugurerà “Crowned Idols”, la mostra dedicata all’Idolo cicladico concesso dal Museo di Arte Cicladica di Atene a seguito dell’intesa Sicilia-Grecia che ha portato in esposizione ad Atene, lo scorso mese di settembre, il “Kouros ritrovato”, nella grande mostra Kallos.

 

Attraverso la mostra intitolata “Crowned Idols”, curata da Demetrio Paparoni, il Parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai, diretto da Carlo Staffile, ha voluto esaltare il significato e l’essenzialità dei tratti dell’idolo in marmo della varietà Spedos, datato all’Antico Cicladico (2800-2300 a.C.), mettendolo in dialogo con un’installazione dell’artista portoghese Joana Vasconcelos e con altre opere esposte nel museo di Siracusa che, pur essendo distanti cronologicamente, mostrano un comune denominatore con i valori simbolici della statua cicladica, ovvero la sua raffigurazione femminile, la bellezza e il significato simbolico e quasi ultraterreno.

Statuetta "Kouros ritrovato"

Una mostra che consolida ulteriormente i rapporti fra Sicilia e Grecia, che in questi mesi si sono sempre più rinsaldati, grazie all’impegno dell’assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità Siciliana guidato da Alberto Samonà.

 

“Lo scambio culturale tra Sicilia e Grecia, da me fortemente voluto – sottolinea l’assessore Alberto Samonà – rafforza ancora di più i nostri rapporti in un legame che si cementa nel nome della cultura e della comune visione mediterranea dei nostri popoli. I rapporti sempre più intensi con la Grecia ci restituiscono un’idea di futuro, nel quale la Sicilia sia finalmente protagonista a livello internazionale a partire dalla sua storia e dallo straordinario patrimonio culturale che la nostra Isola custodisce. La mostra, inoltre, ci ricorda la centralità della dimensione femminile nel mondo antico in molteplici aspetti cultuali, simbolici e artistici”. 

 

Le figurine di Spedos a cui appartiene la statua in mostra sono sottili forme femminili allungate con braccia piegate, dalla caratteristica testa a forma di U e una spaccatura profondamente incisa tra le gambe; le statue di questa tipologia, tutte femminili, ad eccezione di una, vanno da esempi miniaturistici, alti pochi centimetri, a sculture ben più grandi, come quella che sarà esposta a Siracusa, alta circa 80 cm.

 

La statua cicladica presenta una forma modernissima, con lineamenti armonici e un tratto assolutamente contemporaneo. Un vero e proprio gioiello dell’arte antica.

“donna-divinità-natura” Joana Vasconcelos

La mostra coniuga, infatti, la classicità dell’Idolo greco con la modernità della grande installazione ambientale Crowned Idols dell’artista portoghese Joana Vasconcelos in cui la figura femminile, il modo in cui è percepita, il suo ruolo e il suo rapportarsi alla società, viene posta al centro della riflessione artistica. L’associazione con l’Idolo proveniente dalla Grecia muove dalla considerazione che l’arte cicladica, che siamo portati a identificare con raffigurazioni essenziali e stilizzate vicine al gusto della scultura modernista, pone al centro proprio una figura femminile.

 

Per l’installazione del Museo Archeologico Paolo Orsi, l’artista ha tenuto conto della forma circolare dello spazio espositivo, presentando e incoronando, con un diverso equilibrio formale, un’altra figura femminile, questa volta rappresentata dall’Idolo Cicladico. L’opera in mostra, “Crown”, è stata esposta per la prima volta a Londra nel 2012 in occasione del sessantesimo anniversario dell’incoronazione della Regina Elisabetta II.

 

Il fil rouge tra l’opera cicladica, l’arte greca coloniale e quella cristiana è stata individuata proprio nella continuità del simbolismo “donna-divinità-natura” in cui Demetra e Kore, le Ninfe e le Sante paleocristiane costituiscono figure derivate e conseguenti all’organicità figurativa cicladica.

 

Tratto d’unione, in una visione moderna che mette in relazione preistoria e storia, l’opera di un’artista contemporanea che ha scelto come fonte di ispirazione il mondo femminile, reinterpretato in nuove narrative.

 

Alcune note sull’artista

Joana Vasconcelos è nota per le sue sculture e installazioni monumentali. La sua fama di artista è stata consolidata dalla partecipazione alla Biennale di Venezia del 2005 e da quella del 2013, in cui ha rappresentato il Portogallo. Nel 2011 una sua grande installazione è stata ospitata al Palazzo Grassi, a Venezia e, nel 2012, è stata la prima donna e la più giovane artista ad esporre alla Reggia di Versailles. La mostra ha avuto un grande successo di pubblico ed è stata tra le prime cinque più visitate in Francia negli ultimi 50 anni. Nel 2018 il Museo Guggenheim di Bilbao le ha dedicato un’ampia retrospettiva intitolata I’m Your Mirror. Secondo The Art Newspaper questa mostra è stata la 13a più visitata al mondo. Nel febbraio di quest’anno è stata insignita dell’Ordine delle Arti e delle Lettere di Francia dal Ministero della Cultura francese per essersi distinta per le sue creazioni in campo artistico.

 

Universita NY

Selinunte: importanti ritrovamenti nell’area del Santuario urbano Ultimata campagna scavi di New York University e Università Statale di Milano

Comunicato stampa

Palermo – Una grande piattaforma addossata al fronte del monumentale Tempio R, con ogni probabilità destinata ad altare, è la più importante scoperta della campagna di scavi condotta quest’anno a Selinunte dalla New York University e dall’Università statale di Milano.

Le ricerche, che si sono concentrate nell’area antistante il Tempio R, hanno consentito di attribuire la datazione certa del 570 a.C. al prezioso monumento. Uno spazio che si è mostrato intatto nei livelli antichi non essendo stato oggetto di scavi in età postantica o moderna; questo vale, in particolare, per la zona dove si suppone si trovasse l’altare (più a sud dell’area scavata quest’anno), attualmente occupata dai blocchi dell’architrave del Tempio C che, crollati in età medievale, sono stati risistemati nella posizione attuale da Francesco Saverio Cavallari, alla fine dell’Ottocento. La rimozione dei blocchi potrà consentire l’esplorazione del resto della piattaforma e dell’altare.

Non lontano dall’area dove si ipotizza si trovasse l’altare, sono state rinvenute anche due punte di lancia e un corno di capra che si suppone fossero deposizioni votive databili all’epoca della costruzione del Tempio R. Questi oggetti arricchiscono la serie impressionante di offerte – particolarmente armi e animali – associate con la costruzione dell’edificio sacro.

Infine, nel riempimento ellenistico che ha sigillato il Tempio R e l’area circostante nei suoi livelli arcaici e classici, è stato rinvenuto un braccio in marmo di grandezza naturale, appartenente a una statua di circa 1 metro e 80 che può essere associato a un frammento di avambraccio trovato quattro anni fa e realizzato nello stesso materiale e con le stesse proporzioni. I due frammenti sono riferibili a una statua di kouros, il tipo statuario maschile principale della scultura greca arcaica. La statua, che con ogni probabilità aveva funzione votiva nell’ambito del grande santuario urbano potrebbe essere stata danneggiata in occasione della presa cartaginese di Selinunte nel 409. La scultura, verosimilmente, è stata smembrata e riutilizzata come materiale di riempimento e riciclo in età ellenistica. La prosecuzione delle ricerche potrebbe portare alla scoperta di ulteriori frammenti della statua che rappresenta una testimonianza importante dei rapporti esistenti tra Selinunte e l’isola di Paros, sulla scia del Giovane di Mozia a Selinunte.

I ritrovamenti concludono la grande campagna di indagini archeologiche e di scavi condotta nell’area archeologica dall’Institute of Fine Arts della New York University e dall’Università Statale di Milano con il coordinamento scientifico della direzione del Parco che sta puntando sul recupero dell’attività di studio e ricerca, rafforzando molto i rapporti con le Università. Il programma di ricerca quest’anno, infatti, oltre all’attività condotta con la New York University e il Politecnico di Milano registra la collaborazione con l’Istituto Germanico di Roma, le Università di Berlino (in corso scavi e indagini area nord Agora), Bonn (Porto orientale a partiree dal 23 Agosto), Lublin (Ricerca georadar teatro a partire da settembre), Urbino (indagini conoscitive del Tempio G).

A Pantelleria si scava nell’area dei Sesi con l’Università di Bologna (professor Maurizio Cattani) e nell’area dell’acropoli con l’Università di Tubinghen (prof. Thomas Schaffer).


I risultati della campagna di ricerca appena condotta – sottolinea l’assessore regionale dei beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – sono di grande importanza per la conoscenza del santuario urbano costruito tra la fine del settimo e la fine del quarto secolo a.C.. Gli scavi condotti a Selinunte, durante questa florida stagione dell’archeologia siciliana e la ripresa delle relazioni con le università di tutto il mondo stanno aprendo la strada alla realizzazione di un laboratorio che vede impegnati, durante tutto l’anno, giovani e studiosi che arrivano in Sicilia da ogni parte. Un’esperienza che restituisce elementi interessanti ai fini della ricostruzione storica della Sicilia antica per una primavera dell’Archeologia in Sicilia, che appare sempre di più come una stagione, non soltanto proficua, ma soprattutto duratura e in grado di consolidare solide relazioni internazionali”.

Soddisfazione per i risultati della campagna di scavi viene espressa anche dal direttore del Parco Archeologico di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria, Bernardo Agrò, per il quale “Il progetto del Parco, in linea con le direttive dell’assessore Samonà, punta alla realizzazione a Selinunte di un grande laboratorio, prodromico alla costituzione di una scuola di specializzazione in archeologia. Giovani archeologi provenienti dalle diverse parti del mondo sono già presenti nell’area del Parco archeologico e il progetto “I laboratori permanenti delle arti e delle scienze” prevede lo scambio costante di esperienze tra giovani archeologi siciliani e colleghi di altra formazione. In tal senso – evidenzia il direttore Agrò – è forte la collaborazione con l’Università di Palermo che è coinvolta in maniera diretta con il professore Aurelio Burgio e il decano Oscar Belvedere che lavora con l’Università di Berlino.

 Inoltre, due archeologi siciliani fanno attualmente parte della missione diretta dal professor Marconi. Si tratta di un progetto molto importante che offre ai giovani studiosi siciliani la possibilità di fare pratica sul campo con esperienza già nel periodo della formazione accademica”.

Insomma, un vero e proprio “modello Selinunte” che si tradurrà anche in un allestimento di land Art e nei “cantieri della conoscenza” che saranno visitabili durante gli scavi.

megara  min

FINANZIATA LA RIQUALIFICAZIONE DEL PARCO ARCHEOLOGICO DI LEONTINOI (SR) : NUOVO ALLESTIMENTO PER L’ANTIQUARIUM DI MEGARA HYBLAEA

Comunicato stampa

Finanziato con 1.426.000,00 euro il progetto relativo agli interventi per il completamento dei lavori di sistemazione e allestimento dell’Antiquarium di Megara Hyblaea e di miglioramento dei servizi nelle aree archeologiche di Leontinoi, Monte San Basilio, nel Museo Archeologico di Lentini, dove è anche prevista la realizzazione e l’allestimento del laboratorio di conservazione e restauro.

Il Parco archeologico di Leontinoi, che ricade nei territori dei comuni di Augusta, Carlentini e Lentini, tutti in provincia di Siracusa, è stato istituito nell’anno 2019. L’Antiquarium raccoglie materiale di scavo proveniente dalla zona archeologica di Megara Hyblaea, una delle più antiche colonie greche della Sicilia fondata nell’VIII secolo a.C., distrutta nel 483 a.C. da Gelone di Siracusa, rifondata nel IV secolo a.C. e distrutta una seconda volta, dai romani, nel 213 a.C.

Il progetto esecutivo – curato dal Dipartimento Tecnico dell’Assessorato Regionale delle Infrastrutture e della Mobilità – è stato affidato ad un raggruppamento temporaneo di professionisti, che ha come capogruppo l’arch. Pedro Spinnato, della Cascone Engeenering di Catania e da Spada e Associati di Milano, nonché dai professionisti ing. Rea di Roma e arch. Suraci di Reggio Calabria.

Il gruppo di progettazione ha già svolto alcuni sopralluoghi finalizzati all’attuazione dei lavori insieme al direttore Lorenzo Guzzardi e ai tecnici del Parco Archeologico di Leontinoi, nonché agli archeologi della missione francese che stanno effettuando gli scavi a Megara Hyblaea.

Con il completamento dei lavori dell’antiquarium megarese – sottolinea l’Assessore dei Beni cuturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – si potrà, finalmente, riaprire ai visitatori l’importante struttura nel complesso del Faro Cantera sulla rada di Augusta. Il percorso di visita includerà sia l’esposizione di reperti archeologici degli scavi della città e delle necropoli, sia la fruizione dei resti messi in luce all’interno dello stesso edificio museale. Si tratta di un’altra importante opera – aggiunge l’assessore Samonà – che valorizza il contenuto dell’area archeologica di Megara e arricchisce la complessiva offerta culturale della Sicilia. Un intervento che rientra tra le opere di ammodernamento e miglioramento dell’offerta dei Musei e dei Parchi della Sicilia su cui il Governo Musumeci sta orientando molte delle proprie risorse”.

Il percorso museale di Megara – evidenzia Lorenzo Guzzardi, Direttore del Parco – comprenderà anche una sala multimediale che introdurrà i visitatori ad una migliore comprensione dell’area archeologica ed alla più compiuta fruizione delle sale espositive’’.

Il progetto prevede, in particolare la realizzazione di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria che riguardano l’Area Archeologica di Megara Hyblaea e l’Antiquarium, l’Area Archeologica Leontinoi, il Museo archeologico di Lentini, l’Area Archeologica Monte San Basilio. Le opere da realizzare, origuarderanno: il rispristino dei camminamenti e delle passerelle, la realizzazione delle recinzioni e degli impianti di illuminazione, l’installazione degli impianti di video sorveglianza ed antincendio.

La colonia greca di Megara Hyblaea, che si trova nel comune di Augusta, fondata nel 728 a.C. dai Megaresi e rasa al suolo due volte, nel 483 a.C. da Gelone, tiranno di Gela, e nel 213 a.C. dai Romani, offre la possibilità di una interessante escursione attraverso le trasformazioni urbanistiche di un antico impianto coloniale. Dalla prima suddivisione in lotti uguali fra i coloni che ottennero dal re siculo Hyblon, per la nuova città, una porzione di costa presso la foce del fiume Cantera (l’antico Alabon) alla formazione dei quartieri di età arcaica (caratterizzati da orientamenti diversi ma organizzati intorno ad un’agorà e suddivisi da un impianto regolare di strade ortogonali), è possibile seguire lo sviluppo della città fino alla distruzione geloniana, alla successiva ricostruzione, su un’estensione più ridotta, nella seconda metà del IV sec. a.C., all’affrettata edificazione, infine, delle mura all’avvicinarsi della minaccia romana e alla definitiva scomparsa. Le esplorazioni, avviate tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 ad opera di Cavallari e Orsi, e riprese sistematicamente, dopo il 1949, dall’École Française de Rome, hanno portato alla luce la grande area dell’agorà arcaica, contornata da imponenti edifici pubblici, intorno alla quale si articolano i diversi quartieri di abitazione.

 

Commissario prefettizio Soprintendente Messina comp

A Mistretta due pannelli illustrativi valorizzano i resti dell’antica Amestratos

Comunicato Stampa

I resti dell’antica Mistretta  – Amestratos – saranno dettagliatamente illustrati ai cittadini e ai turisti grazie a due pannelli informativi installati nei pressi del sito archeologico, emerso durante gli scavi in Largo del Progresso. 

I due pannelli, il cui fine è la ricostruzione storico-topografica della città in un arco cronologico di quasi due millenni, sono stati realizzati dalla Italgas grazie alla sinergia con la Soprintendenza dei Beni Culturali e Ambientali di Messina, che ha svolto l’attività di vigilanza preventiva, e l’amministrazione comunale di Mistretta.


Il sito di Amestratos è stato rinvenuto nel 2018 durante i lavori Italgas per la realizzazione della rete cittadina del metano. Secondo la prassi operativa, infatti, nel corso delle attività di scavo è presente un team di archeologi che opera sotto la direzione scientifica della Soprintendenza del luogo in cui si svolge il cantiere.


“Ancora un importante ritrovamento emerso grazie all’attività di vigilanza preventiva operata dalle Soprintendenze dei BB.CC. che conferma la bontà di una norma posta a salvaguardia del patrimonio culturale. È importante evidenziare – sottolinea l’assessore dei Beni Culturali e dell’Identità siciiana, Alberto Samonà – la collaborazione e la disponibilità mostrata dalla Italgas attraverso la realizzazione dei pannelli descrittivi che ci consentono di dare immediatamente visibilità all’area di scavo. Molti sono stati in questi ultimi mesi i ritrovamenti frutto della collaborazione tra pubblico e privato; tra queste le più significative sono la necropoli di Messina e quella di Marsala che ci hanno riconsegnato tombe ancora inviolate, gli scavi di via Di Bartolo a Gela che ci hanno consegnato una necropoli che sarà musealizzata “a cielo aperto”, ancora la Villa rurale Romana a Vallelunga Pratameno o la via romana che collegava Palermo a Catania nel territorio di Caltavuturo; tutte opere che ci permettono di aggiungere significativi tasselli all’importante quadro storico della nostra Terra”.


L’area di scavo, nella quale si è evidenziato uno spaccato storico caratterizzato da stratificazioni databili dal VI sec. a.C. all’età aragonese, si trova nei pressi della Chiesa della Santissima Trinità. I livelli archeologici che risultano conservati in buone condizioni, raggiungono una profondità di circa 3 metri rispetto al piano di calpestio della piazza e sono in gran parte costituiti da strutture murarie oltre che da una porzione di necropoli probabilmente connessa alla chiesa normanna di San Vincenzo, demolita alla fine del XIX secolo.


La realizzazione dei due pannelli in metallo, delle dimensioni di 1 metro per 1,70, testimonia l’impegno della Italgas nella tutela e valorizzazione dei beni storico-archeologici ritrovati nel corso delle attività di scavo. Il posizionamento dei pannelli è avvenuto alla presenza della Soprintendente, Mirella Vinci, di funzionari dell’Amministrazione comunale e di rappresentanti di Italgas.