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Andrea Griminelli e Amedeo Salvato si esibiranno il 14 febbraio al Politeama Garibaldi di Palermo

Si è classificato sul podio, al terzo posto, nella classifica Plus Music Award 2021, il flautista emiliano Andrea Griminelli che, insieme al pianista Amedeo Salvato, sarà protagonista del concerto di apertura della stagione serale 2022 dell’Associazione Siciliana Amici della Musica.


Lunedì 14 febbraio, alle 20.45, al Politeama Garibaldi di Palermo, il duo eseguirà un viaggio attraverso le colonne sonore dei film più evocativi della storia del cinema che spazierà tra autori ed epoche differenti.

Nel programma Carl Reinecke (Sonata Undine, opus 167), Gabriel Fauré (Fantasia op. 79), Wilhelm Popp (Fantasia da Rigoletto di Verdi), Nino Rota (Temi originali dai film
Romeo e Giulietta, La Strada , Il Padrino), Ennio Morricone (Medley dai film Mission,
Nuovo Cinema Paradiso, American Theme, Chi mai), Nino Rota (Otto e mezzo),
François Borne (Fantasia brillante sulla Carmen di Bizet per flauto e pianoforte).

Considerato dalla critica come uno dei più grandi flautisti a livello internazionale, Andrea Griminelli si è perfezionato a Parigi e a Lucerna con Jean-Pierre Rampal e Sir James Galway.
Come solista si è esibito nei più grandi teatri del mondo con i più famosi direttori d’orchestra quali Zubin Metha, Carlo Maria Giulini, Georges Prêtre, Gustavo Dudamel. È stato ospite nei concerti di star internazionali dell’opera come Luciano Pavarotti e oggi Andrea Bocelli.
Si esibisce con le orchestre più prestigiose e numerosi sono i suoi concerti di musica da camera e concerti per flauto e pianoforte. Al suo attivo anche una grande produzione discografica di musica classica. Negli anni il suo repertorio ha spaziato dal classico al pop: importanti le sue collaborazioni con Sting, Zucchero, Ian Anderson e molti altri. Andrea Griminelli ha ricevuto le onorificenze di Ufficiale e Cavaliere della Repubblica Italiana.


Amedeo Salvato, solista, camerista, pianista accompagnatore, si è esibito in prestigiose sale e teatri italiani ed esteri. Ha inciso per “Spazi Sonori”, “Falaut Collection”, “RaiTrade”, “Urania Records”. È stato pianista accompagnatore al Concorso lirico internazionale di Clermont-Ferrand e maestro sostituto presso il Teatro dell’Opera di Rouen. Attualmente è docente presso la Scuola dell’Opera Italiana del Teatro Comunale di Bologna, per la quale ha curato le produzioni in collaborazione con il festival Verdi di Parma per le stagioni 2014, 2015 e 2016. Nel 2016 è stato maestro sostituto per le produzioni di Traviata e Trovatore per il teatro di Ferrara, di Midsummer night dream di Britten per il teatro Ponchielli di Cremona e Masnadieri di Verdi, con la Scuola dell’Opera di Bologna e Festival Verdi.

Per questo concerto, che coincide con il giorno di San Valentino, l’Associazione Siciliana Amici della Musica celebra l’amore con la promozione “due cuori e… una poltrona”
Tutte le coppie pagheranno un solo biglietto anziché due. Chiedi al botteghino

Per info su biglietti e abbonamenti www.amicidellamusicapalermo.net

anteprima titolo

“Ti Amo” E lo dico nel modo più elegante che ci sia: la POESIA

a cura di Alessia Giaquinta

Ah, l’amore! Quanti sospiri, quanti turbamenti, quanta… poesia!

Ma lo sapevate che, nella letteratura italiana, l’incontro tra amore e poesia è avvenuto proprio in Sicilia?

Proprio così: nel XIII secolo, l’imperatore Federico II decise di circondarsi di intellettuali e poeti e fare del suo Regno (lui era Re di Sicilia e imperatore del Sacro Romano Impero) un immenso centro culturale aperto agli influssi del mondo arabo, latino, greco-bizantino e tedesco. Insomma, possiamo immaginare la Palermo di quel tempo: ricca, vivace e culturalmente all’avanguardia: il “top”, diremmo oggi!

Ed è proprio in questo ambiente che nacque la Scuola Poetica Siciliana, ossia il primo gruppo di poeti italiani che si espressero in lingua volgare (non più il latino ma nella lingua del vulgus, del popolo), trattando temi non religiosi: i poeti siciliani avevano deciso di cantare l’amore. E non tanto l’amore inteso come sentimento universale bensì quello che si rivolge alla propria amata, una donna di cui vengono cantate tutte le virtù e paragonata agli elementi naturali più preziosi. E lo fanno in maniera elegante, sperimentando così importanti forme metriche e compositive.

Stefano Protonotaro, probabilmente natio di Messina, fu uno dei maggiori esponenti (insieme a Giacomo da Lentini, Pier Delle Vigne, e lo stesso imperatore Federico II col figlio Enzo) della scuola poetica siciliana. Proprio il suo componimento “Pir meu cori alligrari” è l’unico giunto sino a noi nella sua forma originale (gli altri componimenti invece subiranno una toscanizzazione quando verranno raccolte nei Canzonieri) e rappresenta, dunque, non solo una preziosa testimonianza della magnifica realtà culturale di quel tempo, ma continua ad essere viva e raffinata espressione di un amore che è capace di “alligrari”, rallegrare il cuore e al tempo stesso di far sopportare qualsiasi sofferenza, nell’attesa e speranza che l’amata ricambi il sentimento d’amore.

Vi propongo allora i versi del congedo del componimento, con a fianco la parafrasi che può essere d’aiuto per una maggiore comprensione (prestate attenzione anche alla lingua: è il siciliano del XIII secolo!). Se vi piacerà, vi invito alla lettura integrale di “Pir meu cori alligrari”. E perché no: magari potrà ispirare qualcuno per il prossimo San Valentino o anche per cantare le virtù della donna in occasione della sua festa, l’8 marzo!

Ad ogni modo, buona lettura.

 

(…) E si pir suffiriri

       ni per amar lïalmenti e timiri

       omu acquistau d’amur gran beninanza     

dig[i]u avir confurtanza

       eu, chi amu e timu e servi[vi] a tutturi

       cilatamenti plu[i] chi autru amaduri.

 

(…) E se per il fatto di sopportare

o amare con lealtà e timore

 qualcuno ha ottenuto la felicità amorosa,

 devo avere fiducia (pure) io,

che amo e temo e vi servo di continuo,

in segreto, più di ogni altro innamorato.

Love always wins locandina

Al Museo Riso di Palermo la mostra “Will you still love me tomorrow?” Attraverso l’artista Bios Vincent un omaggio all’amore di tutti i tempi

È stata inaugurata al Museo d’arte Contemporanea della Sicilia – Palazzo Riso, di Palermo la mostra “Will you still love me tomorrow?” di Bios Vincent, promossa da VerticaLinea, associazione culturale nata allo scopo di promuovere creativi che orientano la loro attività nel contesto sociale. La mostra è curata da Angelo Crespi.
La performance, presentata per la prima volta a Milano nell’ottobre del 2020, resterà in Sicilia fino al 31 dicembre 2021 dando un forte contributo al dibattito sulla violenza contro le donne, argomento che l’artista ha sempre affrontato con determinazione.

Protagonisti dell’edizione 2021 sono duemila cuori di cemento che riportano, sulle frecce che li trafiggono, i messaggi che il pubblico ha voluto affidare in questi mesi all’artista attraverso la piattaforma www.iamyou.it , esprimendo liberamente emozioni e pensieri sull’amore.

Sono tasselli di una lunga narrazione con cui Bios Vincent, disponendo ogni singolo pezzo fisicamente nello spazio, compie un atto di sensibilizzazione e coinvolgimento degli spettatori all’interno di una liturgia in grado di restituire, attraverso tutti i sensi, l’importanza del gesto. Un messaggio che è al contempo un invito alla speranza e alla rinascita contro la violenza perpetuata nei secoli nei confronti delle donne.

La performance, che fa parte del progetto espositivo più ampio e articolato “Love Always Wins” sarà allestito nelle sedi di Palermo – Museo Riso e Cappella dell’Incoronata – e di Terrasini, Museo D’Aumale.

“L’installazione di Bios Vincent che dal 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza nei confronti delle donne, coinvolge la Cappella dell’Incoronazione, il Museo Riso a Palermo e il Museo D’Aumale a Terrasini – evidenzia l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – si muove all’interno della dialettica amore/morte ricordandoci come l’amore vince sempre. L’evento performativo “Will you still love me tomorrow?” con il coinvolgimento diretto dei giovani e dei presenti, riporta l’arte contemporanea alla sua essenza di richiamare ciascuno di noi all’impegno personale, ci interroga sul senso della vita e rappresenta il punto cardine di un progetto che vuole attivare un processo di partecipazione e riflessione. In un momento in cui siamo pervasi da un amore malato che degenera in morte, l’arte richiama alla responsabilità e all’impegno attraverso una forma espressiva in cui l’artista si fa esecutore di un’opera corale realizzata insieme a quanti a lui hanno affidato pensieri e riflessioni. Ancora una volta – sottolinea l’assessore Samonà – l’arte ci invita ad essere osservatori e attori della realtà attraverso un monumento contemporaneo di bellezza che vuole esaltare la nostra capacità di trasformare il mondo”.


Nella sede di Palazzo Riso saranno realizzate due installazioni inedite dal titolo “A shot of the heart” (un gong a forma di cuore che il pubblico potrà far risuonare durante la performance) e la scultura in ceramica smaltata “The last supper”.


La Cappella dell’Incoronata ospiterà, invece, il lavoro che dà il titolo a tutta la rassegna: “Love Always Wins”, costituito da una figura angelica che giunge dall’altrove e che, nel suo viaggio fantastico, intercetta detriti del vissuto umano: schegge di emozioni dolorose come colpi di fucile e, allo stesso tempo, gioiose come cuori palpitanti.

 

Sempre all’interno della Cappella sarà, inoltre, realizzato un nuovo allestimento del progetto “Ma-Donne”: un esercito di 169 Vergini rappresentate come martiri trafitte da chiodi che impongono un momento di riflessione profonda; opera esposta per la prima volta a Como nel 2013 presso la Fondazione Ratti.

Nella corte di Palazzo d’Aumale di Terrasini troverà posto, infine, “Fragments of love”, ricerca archeologica che scava fino alle origini dell’Amore: sentimento che molti di noi sembrano aver perso o dimenticato.


“La forza dell’installazione/performance di Bios Vincent sta proprio nella leggera pesantezza, anzi nella pesante leggerezza espressa dai cuori trafitti in cemento che, plasticamente, rappresentano l’estatico e doloroso sentimento dell’amore”, sottolinea il curatore Angelo Crespi. “Quell’amore che si esprime talvolta in passioni sconvolgenti e che, se malato, sfocia nella più turpe violenza e nell’odio, che ne è il contrappasso. Amore che è generatore di vita (l’eros che tutto muove), di fratellanza e comunanza (l’agapè di cristiana memoria) e di ascesi quasi divina nell’adesione dell’uomo al Tutto che lo circonda”.


“L’indifferenza uccide più della violenza, sottolinea Luigi Biondo, direttore del Museo Riso; l’abitudine all’ascolto quasi quotidiano delle notizie legate a femminicidi annichilisce la nostra forza di reazione e di riscatto. Troppi atti sconsiderati sono ormai senza voce perché non ‘fanno più notizia’ e non sollevano clamore mediatico. L’arte cura, non lascia cicatrici né ha effetti collaterali, lenisce i dolori del cervello, del cuore e dell’anima. Il Museo di Arte Moderna e Contemporanea, con le sue sedi distribuite sul territorio, non poteva dunque rimanere silente, o peggio ancora estraneo, ad una battaglia per i diritti civili delle donne. Il museo ha creduto nel lavoro di Bios Vincent, alla sua sensibilità, al suo volere donare un segno di speranza, un sorriso a chi non ne possiede più uno”. 


Il progetto ha visto impegnato anche il Museo d’arte Contemporanea e Zonta International Palermo Zyz, in un progetto di promozione didattico-educativa che ha coinvolto alcuni studenti sull’uso delle parole e dei linguaggi espressivi dell’arte nella definizione di relazioni sane e simmetriche. Studenti che, il 25 mattina, collaboreranno con l’artista nella realizzazione della performance.

 

Info: 

Palazzo Belmonte Riso – spazio esterno “A shot of the heart” e “The last supper” – dal 25 novembre al 31 dicembre 2021.

Giorni di visita: da martedì a sabato ore 9.00 – 18.30, domenica ore 9.00 – 13.00. Lunedì chiuso 

Ingresso gratuito solamente per le mostre del progetto Love Always Wins” di Bios Vincent 

Palazzo d’Aumale – spazio esterno “Fragments of love” – dal 26 novembre al 31 dicembre 2021. Da martedì a domenica ore 9.00 – 20.00, festivi ore 9.00 – 13.00. Lunedì chiuso. Ingresso gratuito 


Palermo, Cappella dell’Incoronata – “Love Always Wins” e “Ma-Donne” – fino al 15 dicembre 2021 da martedì a venerdì ore 9.00 – 13.00. Chiuso lunedì, sabato, domenica e festivi.
Ingresso gratuito 

 

i cunti gangi

La bella addormentata di Gangi

I RACCONTI DI BIANCA a cura di Alessia Giaquinta

Sembra stia dormendo, presso la chiesetta di San Giovanni di Palazzo Mocciaro, a Gangi, la giovane Maria Concetta Mocciaro Pottino. La bella ed elegante figlia di una facoltosa famiglia che, sino ai primi del secolo scorso, aspirava ad ottenere il titolo nobiliare.
Siamo nella Sicilia dei Gattopardi, quella in cui la nascente borghesia ostentava – anche nell’architettura e nei decori – quel potere e prestigio che aveva sottratto alla nobiltà, ormai in decadenza. Palazzo Mocciaro ne è l’esempio. Sontuoso ed austero domina ancora il corso Umberto a Gangi.
Si racconta che lì visse la giovane Maria Concetta, forse promessa in sposa a un giovane nobile, figlio dei baroni Sgadari. Era proprio nel palazzo della bella Mocciaro che i due, in terrazza e sorseggiando un tè caldo, spesso si incontravano sotto lo sguardo indiscreto delle famiglie ed anche degli abitanti del borgo, che ne conservarono a lungo la memoria.
Chissà quante speranze coltivavano i Mocciaro in quella loro figlia! Dare in sposa Maria Concetta al rampollo Sgadari avrebbe permesso loro, probabilmente, di ottenere l’ambito titolo nobiliare, oltre al fatto di assicurarsi una discendenza di “alto rango”. Avrebbero così affermato il loro potere, siglando con l’amore dei due giovani la loro ascesa sociale.
Così, però, non accadde.

“Aurora limpidissima fu la giornata in cui l’anima giovinetta si affacciò alla vita immortale …”. Era il 1921 quando, a causa della tubercolosi, la giovane chiuse gli occhi al mondo, all’età di diciannove anni, non coronando il sogno della sua famiglia – e probabilmente anche il suo – di sposare il nobile Sgadari.
Ancora, a Gangi, qualcuno lo racconta. Ed è proprio nel racconto che si tramanda la storia di un’epoca passata, contemplabile nel corpo imbalsamato di Maria Concetta, che dorme ancora nella chiesetta del palazzo che la vide spensierata e promessa sposa. Dorme lì, in un sarcofago di bronzo, col suo vestitino di seta a vita bassa e le scarpette eleganti di raso, con il capo leggermente reclinato da un lato, ormai da cento anni, in attesa di un risveglio della memoria, della sua storia.

 

 

ADDCB

L’amore vince su tutto

Articolo di Redazione   Foto di Giovanni Battaglia

Numerose sono le coppie che hanno voluto coronare comunque il loro sogno d’amore, guardando avanti, oltre le preoccupazioni e le incertezze, contraendo un matrimonio civile, magari facendolo celebrare da un parente o da un amico che ne abbia titolo, tanto per dare un ‘colore’ particolare ad un rito burocraticamente snello, per poi avvalorarlo ulteriormente, magari dopo un periodo di necessaria ripreparazione, con il rito cattolico.
Tra coloro i quali hanno optato per questa seconda soluzione, Alessandra, figlia del nostro collaboratore Salvatore Genovese, e Danilo Lallo, che si sono uniti in matrimonio sabato 18 luglio 2020 nella Sala Giudice del Chiostro dell’ex Convento dei Frati Minori di Vittoria.
Poichè nel frattempo il DPCM è stato modificato, nel senso che il numero di presenze consentite è stato ampliato a trenta persone, al rito, celebrato da un congiunto, Michele Catalano, hanno potuto presenziare, fino al numero consentito, i genitori, i rispettivi fratelli e sorelle degli sposi, i parenti ed alcuni amici.
Una cerimonia necessariamente sobria, conclusasi con un brindisi sotto le splendide arcate del Chiostro e con una sorpresa che i novelli sposi hanno gradito molto: un flash mob ballato sulle note del divertente tormentone “Karaoke” dei Boomdabash insieme ad Alessandra Amoroso.
Sinceri auguri ad Alessandra e Danilo dalla Redazione di Bianca Magazine e buona vita.

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racconti

Al di là di ogni paura, il mito dei fratelli Pii

I RACCONTI DI BIANCA a cura di Alessia Giaquinta

«Veloce, fa’ in fretta!» grida Anapia al fratello.
Anfinomo, infatti, è rimasto indietro nella corsa. Il carico dell’anziano padre sulle spalle non gli permette di procedere speditamente. Anapia, invece, porta su di sé la gracile madre che, accovacciata e stretta alle sue braccia, chiude gli occhi per la paura.

Catania è nel panico. Il grande vulcano Etna minaccia, con la sua lava incandescente, l’intera città: le case sono in fiamme, il cielo è grigio e cupo, si sente urlare dappertutto. Quella, sì, è una catastrofe. Tutti scappano, senza una meta, portando con sé qualche moneta o oggetto prezioso. Ognuno principalmente, però, cerca di mettere in salvo se stesso. Non c’è tempo per pensare ad altro, ad altri.
Anfinomo e Anapia, invece, non riescono a fuggire senza gli anziani genitori che vivono alle pendici del Vulcano e, senza pensarci troppo, sfidano la paura e si dirigono, controcorrente, verso casa. Lì trovano i due, abbracciati, in un angolo, con la schiena contro una parete, pronti ad accogliere la morte. I due fratelli, allora, caricano i genitori sulle loro possenti spalle e li rassicurano: adesso ci sono loro, qualsiasi cosa accadrà, non sono più soli. Ora, solo ora, Anfinomo e Anapia possono darsi alla fuga. Molti però criticarono quella scelta: perché rischiare la vita per tentare di salvare i due anziani?
La stessa domanda alcuni la rivolgono ancora oggi a tutti coloro che, mossi non solo dal senso del dovere ma soprattutto da quella pietas che caratterizza i due personaggi protagonisti del mito, sfidano la paura della morte, della malattia, si espongono ai contagi pur di prendersi cura di chi è solo, fragile, contro una parete senza via d’uscita. Al di là di ogni deontologia, lì si legge un eroismo che tanto ricorda quello di Anfinomo e Anapia, passati alla storia come “I fratelli Pii”, coloro che tentarono tutto pur di mettere in salvo i loro genitori. La lava li raggiunse, però. Il mito vuole che, nonostante ciò, non furono travolti poiché prodigiosamente il fluido incandescente deviò il proprio corso innanzi a loro.
La loro pietas, raccontata da numerosi poeti latini – e di cui ancora oggi si fa memoria –, li aveva salvati. Oggi, due hornitos (accumuli di materiale incandescente) ricordano, nei pressi dell’Etna, Anfinomo e Anapia: nel corso dei secoli, durante varie eruzioni, infatti, sono stati accerchiati dalla lava ma non sono stati sepolti. In piazza Università, a Catania, i “Fratelli Pii” sono rappresentati con delle statue di bronzo. Un inno all’amore filiale, e non solo, un riconoscimento nei confronti di un mito che, se vogliamo, diventa realtà nel sacrificio e nella devozione per la vita, tutti i giorni, celebrata da coloro che si fanno carico della sofferenza altrui, al di là di ogni umana paura.

 

 

partorire covid

Partorire durante la pandemia, la forza della vita.

di Alessia Giaquinta

«Appena ho visto il mio piccolo Benjamin, ogni paura si è affievolita».
È così, con gli occhi commossi e un sorriso coperto da una mascherina, che Lorena D’Asta descrive il suo parto, al tempo del Coronavirus.

Perché la vita ha una forza superiore, divina potremmo dire.
Un giorno, le mamme di oggi, racconteranno ai loro piccoli che sono nati in un momento in cui la paura sovrastava le comuni ansie, rendendo il parto un’ esperienza, a tratti, difficile. Nessun papà, infatti, ha accompagnato la propria donna in sala parto, nessun parente ha potuto assistere in ospedale, nessun familiare è stato lì a condividere i memorabili attimi che segnano la vita di ogni mamma. Il Coronavirus, infatti, ha imposto norme restrittive in tutti gli ambienti e, a maggior ragione, in quel luogo sacro in cui, quotidianamente, più volte al giorno, il pianto di un bambino ha la forza di rallegrare il mondo.
«Non è stato facile. Mi mancava mio marito e la mia famiglia. Spesso ho pianto prima di partorire e, nel silenzio dei corridoi, sentivo piangere altre donne, come me», continua Lorena D’Asta.
È paura mista alla gioia quella che invade gli occhi delle mamme in attesa. Poi, come un prodigio, un corpicino inerme – che necessita di amore – riesce a cancellare ogni pensiero e fatica. La vita va avanti. Nella sala parto, ogni giorno, nasce il futuro, nonostante tutto.
Francesca, Michele, Carla, Valerio, Giovanni, Claudia, Benjamin: sono solo alcuni dei nuovi arrivati, in questi mesi difficili per il mondo.
«Non potevo avere la mia famiglia accanto – continua mamma Lorena – ma, devo ammettere, che tutto il personale dell’ospedale è riuscito a non farmi sentire mai sola, lavorando sempre con professionalità, con passione e col sorriso».
Un sorriso nascosto dalle mascherine eppure, nonostante ciò, visibile e concreto.

I nati al tempo del Coronavirus non si può dire certo che siano venuti al mondo nella migliore delle condizioni ma, più di ogni altro momento, sono la testimonianza tangibile della forza meravigliosa della vita, capace di andare avanti sempre. Anche la zia, Giusy Petriglieri, ha sofferto parecchio il fatto di non poter stare accanto al nipotino appena nato: le video-chiamate e le foto, giunte dopo poche ore dal parto, del piccolo Benjamin sono state, però, un modo per gioire ed emozionarsi da casa. «Sapere mia cognata, sola, in ospedale mi faceva stare male. Ho passato anche notti insonni. Ma, pensare alla nascita del mio nipotino e finalmente vederlo, anche telefonicamente, mi rallegrava. È un bimbo bellissimo. Non vedo l’ora di incontrare lui e anche Biagio, l’altro nipotino. Al momento anche una loro video-chiamata mi cambia la giornata. Sono una persona nuova grazie a loro».
Le restrizioni sono, in qualche maniera, anche un modo per concentrarci sull’essenziale e focalizzare ciò che è realmente necessario. Ecco che i nuovi nati, rappresentano, soprattutto in questo momento, un richiamo alla positività, al futuro, al flusso della vita incessante che procede. Benjamin ora è finalmente nella sua casa, a Comiso. Ha potuto così conoscere, finalmente, il suo papà e il suo piccolo fratellino. A distanza, e muniti di mascherine, anche i nonni e gli zii gli hanno dato il benvenuto. Fuori, nel mondo, esiste la paura. Il piccolo Benjamin, no, non sa ancora cosa sia! Tra le braccia di mamma e quelle di papà ha trovato il suo mondo perfetto, quello semplice e rassicurante che tutti abbiamo conosciuto e forse, un po’ dimenticato.

L’invito è allora tornare all’ essenzialità di quel mondo: anche noi, come i nuovi nati, abbiamo bisogno di conforto e certezze; anche noi, come loro, abbiamo bisogno di sperare nel futuro. Proprio in questo istante, sta nascendo una nuova vita che, a sua volta, produrrà sorrisi e speranze. Sia questa la notizia migliore: la vita, nella natura e nell’uomo, va avanti.
“Ogni bambino che nasce ci ricorda che Dio non è ancora stanco degli uomini”, disse Tagore. Abbiamo, dunque, ancora speranza! Il piccolo Benjamin ne è la prova vivente!

 

amore covid

Il primo amore al tempo del covid 19. Tra poesia, realtà e speranza.

di Alessia Giaquinta

La Misura
Fatti chiù ddà…
ma no troppu luntanu!
C’è na misura pi vuliri beni:
comu… du’ vrazza jisati!
No… no… non su’ minchiati!
Jisa lu vrazzu e lu me vrazzu veni,
senza toccu di manu…
l’amuri è cca!

Aprile 2020. Due giovani ragazzi innamorati, tra gli scaffali di un supermercato, sperimentano quella distanza di sicurezza che divide i loro corpi, bramosi di abbracci e tenere effusioni. Gli sguardi, allora, s’intrecciano alle parole, diventate unica possibilità di espressione e condivisione.
Si tratta di una delle tante scene che – in questi mesi di restrizioni dovute all’emergenza Coronavirus – ha ispirato il pluripremiato poeta monterossano, Gaetano Lia, nella scrittura di un ventaglio, componimento poetico caratterizzato da rime a specchio (ABCD-DCBA). L’ obiettivo, come dichiara lo stesso poeta, era quello di «riuscire a raccontare una storia in soli otto versi» ma non una qualsiasi, bensì l’incanto dei primi giovani amori, al tempo del Covid-19.
Le rime, nel componimento, a loro volta sembrano voler rispettare quella “misura” – che è la distanza imposta – fino a ricongiungersi nella parte centrale, ove i versi finalmente si “baciano”.
Poesia nella poesia, dunque. Al tempo di Coronavirus, infatti, ci si può baciare solo “interiormente”, col pensiero, col desiderio, con l’immaginazione, mentre i corpi devono rispettare una distanza pari a du’ vrazza jisati, due braccia stese, come dice il poeta Lia nel suo ventaglio.
A meno che non si è… congiunti!
Ma no, purtroppo, non è il caso dei due ragazzi in questione che, pur ritenendo il loro sentimento forte e capace di sfidare il mondo, non sono congiunti [termine (ab)usato, oggi, per indicare gli affetti stabili, al di là dei vincoli giuridici]. Loro, come tanti altri, invece fanno parte di quelli che dovrebbero vivere l’ebbrezza del primo amore – quello delle farfalle allo stomaco, per intenderci, – nei timidi baci, nelle passeggiate al chiaro di luna, un amore alimentato da imbarazzi e segreti, fatto di sorprese e tenerezze. In questo caso, però, non si può! Non si può proprio vivere l’amore “liberamente”. A vietarlo, però, non è una legge – come credono in tanti – piuttosto la certezza che una mascherina e la necessaria distanza di sicurezza possano evitare il diffondersi del virus e, di conseguenza, mettere fine quanto prima allo stato pandemico.
La vicenda descritta non ha luogo perché, allo stesso modo e con le stesse dinamiche, si è verificata in Spagna, in Cina, in America o in Romania, così come in Inghilterra, Italia o Giappone: insomma nel mondo gli innamorati, al tempo di Covid-19, hanno tutti dovuto rinunciare a ciò che prima era per loro (e non solo!) ritenuto “normale”, “scontato”.
Questa situazione ci aiuterà, forse, ad apprezzare di più la bellezza dell’incontro con l’altro? E l’amore, così vissuto in questo periodo, svanirà? O sarà capace di attendere? Lasciamo, allora, rispondere Gabriel Garcìa Marquez che, nella sua celebre opera L’amore ai tempi del colera, scrive che il protagonista, Florentino Ariza, era riuscito ad aspettare “cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni con le loro notti”.
Anche al tempo del Covid-19, anche senza toccu di manu, sfioramento di mani, nonostante ogni “misura”, l’amore – quello vero, anche il primo – deve saper vincere tutto.
«Omnia vincit amor», conclude il poeta, commentando l’episodio descritto. L’augurio è, infatti, che «questo maledetto Covid-19, che sta incidendo negativamente sull’organizzazione e l’economia del mondo intero, e sta sacrificando le legittime tenerezze dei ragazzi innamorati – proprio come fa la guerra! – non riesca, almeno, a sacrificarne i sentimenti».

 

Bianca Magazine  web

Barbara Mirabella, l’event manager per eccellenza

Articolo di Omar Gelsomino,  Foto di Giorgio di Fini

Inserita tra i 20 top manager della comunicazione italiana, Barbara Mirabella è una donna intraprendente, una moglie attenta, mamma presente di due bellissimi bambini che vive e lavora tra Roma e Catania e che, con accanto il fratello Marco, vanta un team 99 per cento al femminile.

 

Lei è definita la “Signora degli eventi”, in particolare del settore wedding.

«I nostri eventi rispettano gli standard delle più note fiere nazionali e internazionali. “Sposami”, ad esempio, sta sul podio da quasi 15 anni. Un fatto importante che ci ha imposto ed educato a fare la comunicazione in modo globale, oltre i confini dell’Isola. È così che è nata nel 2011 Luxury Press, l’agenzia di PR, ufficio stampa e comunicazione integrata che cura l’immagine in Italia e nel mondo delle nostre fiere e non solo».

 

Qual è il segreto di questo successo sempre in crescita?

«Se le nostre fiere hanno il valore aggiunto è perché abbiamo le migliori aziende siciliane. Ogni anno selezioniamo i partner e gli standisti più in linea con la mission degli eventi firmati Expo».

Non lascia spazio a fraintendimenti la manager catanese, founder di Expo, azienda leader nel panorama delle fiere e dei grandi eventi, consulente delle migliori aziende siciliane e italiane, come organizzazione eventi e come ufficio stampa, PR e marketing, anima e cuore del settore wedding in Sicilia e non solo.

Con “CamBIOvita Expo”, la più giovane delle sue fiere, in programma a “Le Ciminiere” di Catania dal 27 al 29 aprile 2018, è entrata con “prepotenza” anche nel mondo del bio e del sano vivere con un progetto fieristico che ha fatto innamorare tutti gli addetti ai lavori d’Italia, chef, associazioni, aziende.

Abitare e costruire ecosostenibile. Viaggiare per scoprire una Sicilia ancora in gran parte green, organizzare eventi bio ed eco, vivere in armonia con la natura, indossare abiti ecologici, scoprire le innumerevoli eccellenze dell’enogastronomia regionale. Tutto il mondo del vivere sano e naturale sarà interpretato ed esplorato anche in occasione della terza edizione.

E poi c’è “Expo Bimbo”, che non è più tanto “bambino”. L’ultima edizione ha spento ben 10 candeline, ed è il Salone dedicato alle mamme, future mamme e bambini da zero a 12 anni.

«A Sposami, appena conclusa, l’amore ha viaggiato su dieci mila metri quadri di superficie per nove giorni, senza sosta. I corridoi della nostra fiera si sono trasformati nel Paese delle Meraviglie per le coppie grazie agli allestimenti, alla cura dei dettagli degli stand, allo stile della fiera, alla qualità dell’offerta, all’innovazione nei giochi e nei concorsi, ai premi, che sono un credo imprescindibile della nostra manifestazione».

In un altro periodo strategico, l’autunno, segue “Wedding and Living”, la preview per il 2019, strutturata con una formula week-end veloce, delle tendenze della nuova stagione, wedding e arredo casa. La fiera aprirà la stagione dei saloni d’autunno dal 5 al 7 ottobre 2018.

 

Qual è il valore aggiunto dei saloni firmati Expo?

«Il nostro obiettivo rimane garantire pedonabilità a target e lo facciamo con la massima cura dei dettagli. Gli standisti vengono seguiti passo passo nella promozione del loro brand e inseriti in un circuito capace di fare rete con tutto il network della fiera. Amiamo la fiera perché, per noi, è sinonimo di piazza: è nell’agorà che misuriamo il mercato verificandone l’appeal. Fare fiera non è mettere solo insieme degli stand, ma avere e dare una visione di marketing, anche territoriale, riconoscibile, capace di generare un indotto positivo».

 

Un sogno nel cassetto?

«Ho avuto il privilegio di dirigere, per 7 anni, un centro fieristico e ogni volta che torno a “Le Ciminiere” sento forte la certezza che il nostro lavoro sia allineato ai più alti standard nazionali ma anche l’amarezza di sapere che il valore turistico ed economico del settore non è ancora stato recepito pienamente dalle istituzioni. Per questo stiamo lavorando ad un ambizioso progetto che tuteli l’intero comparto fieristico e congressuale e il suo immenso indotto sul territorio».

Bianca pet

L’amore incondizionato che solo loro sanno dare

 

Bianca PetArticolo di Maria Concetta Monticello e Foto di Samuel Tasca

Molto spesso gli animali vengono regalati ad un figlio, ad un nipotino e rappresentano il regalo che porta gioia ed allegria in famiglia, tante volte però quest’azione è fatta con sufficienza e con poca attenzione. Prima di regalare un animale sarebbe meglio rifletterci al meglio, possibilmente con responsabilità e buon senso e porre l’accento sulle conseguenze del proprio gesto e delle proprie scelte. Troppo spesso gli animali vengono considerati alla stregua di giocattoli, utili fin quando sono divertenti, quando invece gli stessi diventano un impegno sono repentinamente considerati da gettare. In Italia, ogni anno, con l’arrivo della bella stagione vengono abbandonati migliaia e migliaia di animali, molti dei quali finiranno per morire causando incidenti stradali e terminando la loro esistenza per strada, tra atroci sofferenze, stremati dalla fame e dalla sete. Abbandonare gli animali è un reato penale, ma sopratutto morale, segno di profonda inciviltà e cattiveria umana. Paradossale è inoltre che nel nostro paese le conseguenze giuridiche per chi ammazza o violenta una donna sono spesso e volentieri inadeguate, figuriamoci la sorte di coloro i quali fanno del male ad un cane, per loro i risvolti penali sono nella pratica inesistenti. Eppure gli animali sanno amare in maniera incondizionata, a loro non importa se sei bello, grasso, ricco, povero, giovane o vecchio, hanno per te dedizione e rispetto. Loro non ti giudicano, ogni volta che entri in casa ti salutano come se non ti vedessero da chissà quanto tempo. Danno senza chiedere nulla, sono felici di essere al mondo e profondamente grati di chi si prende cura di loro. Quando stai male loro se ne accorgono e allora si prendono cura della tua persona senza mai distrarsi, fino all’ultimo minuto della loro vita. Noi umani dovremmo imparare l’amore da loro, in maniera semplice: imitarli.