Articoli

Quel prezioso gioiello di “oro giallo”, il pregiato Verdello di Sicilia

di Merelinda Staita

La Sicilia vanta meravigliosi limoneti detti anche “giardini” disposti, in maniera precisa e attenta, in specifiche aree geografiche adatte alla coltivazione dei limoni. Una zona degna di menzione è quella che abbraccia Catania e Taormina, dove il limoneto ha una storia antica e di grande interesse. Tutta la fascia ionica – etnea è in grado di garantire limoni di altissima qualità.
Visitare la “Riviera dei limoni”, ricca di limoni dell’Etna, significa sentire l’odore di questo frutto unico, vederne le sfumature e le diverse gradazioni di colore.

Il Disciplinare di produzione dell’Indicazione Geografica Protetta “Limone dell’Etna” indica il legame tra le caratteristiche del prodotto e l’ambiente di coltivazione specificando che: “Le peculiarità del “Limone dell’Etna” sono strettamente determinate dalle caratteristiche morfologiche, climatiche e pedologiche dell’areale di produzione, legate all’evoluzione geologica e alla natura vulcanica, che riunisce aspetti raramente compresenti in altre zone limonicole. I fattori che influenzano il clima dell’area di coltivazione del “Limone dell’Etna” sono principalmente la latitudine, la conformazione orografica e la vicinanza del mare”.

Il clima e le temperature miti nel corso dell’anno, agevolate dalla presenza della brezza del Mar Jonio, il suolo vulcanico, la copiosità di acqua di falda assicurata dallo scioglimento delle nevi dell’Etna e dalle precipitazioni, rendono questo territorio perfetto per la coltivazione del limone, che possiede qualità peculiari sia per il ph acido e sia per il suo aroma distintivo.
Per tutto l’anno si possono raccogliere frutti freschi e in particolare in estate (luglio-agosto) troviamo il profumato e fragrante Verdello. A quanto pare sono stati proprio i contadini di queste zone ad inventarlo, attraverso una tecnica chiamata “secca”.


I Verdelli sono molto richiesti, perché sono pronti in piena estate e hanno un gusto e un sapore completamente diverso dai limoni invernali. Infatti, sono considerati un’ eccellenza della zona orientale della Sicilia. Il Verdello è utilizzato anche nella preparazione di granite, sorbetti e gelati. Non mancano i “coppi” di frittura di mare da street food o piatti di pesce locale accompagnati dai “quarti” di limone Verdello.

Bisogna assolutamente provare, soprattutto in estate, il seltz al limone, una bibita che viene preparata con succo di limone appena spremuto, o il seltz con un pizzico di sale.
Tantissimi sono i cocktail a base di limone come: “mandarino verde e limone”, “mandarino e limone”, “tamarindo e limone”, “limone e lime” e tutti rigorosamente con succo fresco. Buonissimo anche il cocktail “Kimono bianco”, una magnifica combinazione di seltz, succo, sciroppo e pezzi di limone appena tagliato.
A Giarre e Riposto si può assaggiare il “cuore di cane”, in dialetto cor’i cani, una bibita a base di granita al limone, acqua frizzante, a volte aromatizzata con sciroppo di menta per renderla più dissetante.

Vanno menzionati anche i piatti che hanno come protagoniste le alici del Mar Jonio marinate con succo fresco o la carne accompagnata da fette di limone.
La nostra amata isola, tra i suoi tanti prodotti, possiede un gioiello dal valore inestimabile che va preservato e curato. Nutro la speranza che si riesca a dare ancora più importanza a questa ricchezza naturale che tutti ci invidiano.

“Scent of Zagara”: il nuovo travel video dedicato agli agrumi di Sicilia

di Samuel Tasca

La Sicilia non smette di stupire e approda ancora una volta sul web con un esuberante travel video intitolato “Scent of Zagara”. Un’iniziativa del Distretto Agrumi di Sicilia che vuole promuovere i sette itinerari presenti all’interno del progetto “Vie della Zagara” .

Un vero e proprio viaggio ritmato dalle note funky sicule della band catanese Jacaranda. Un itinerario che segue, appunto, il profumo della zagara (traduzione del titolo inglese); una donna che invita lo spettatore a seguirla attraverso le coloratissime immagini girate all’interno degli agrumeti nei territori delle eccellenze Dop, Igp e bio.

Tra queste: le IGP Arancia Rossa di Sicilia, Limone Interdonato di Messina, Limone di Siracusa e Limone dell’Etna; la DOP Arancia di Ribera e infine il presidio Slow Food del Mandarino di Ciaculli e la via del biologico, metodo di coltura che accomuna tutti gli agrumi col “bollino di qualità”.

Sono sette, infatti, gli itinerari strutturati in collaborazione con l’Associazione Gusto di Campagna, che contribuiranno a rilanciare il turismo siciliano non appena sarà possibile tornare a viaggiare.

«Questo video, che ho voluto con determinazione, è un dono alla filiera agrumicola ed in particolare a chi ha già imparato a coniugare i verbi dell’agricoltura con quelli del turismo: i più potenti attrattori economici dell’isola attraverso cui, a nostro avviso e non solo, passa la ripresa e il futuro post covid della Sicilia», sono le parole della Presidente del Distretto Federica Argentati (fonte QdS.it). «A queste imprese agrumicole multifunzionali, spesso rinvigorite dalla presenza di giovani che alla produzione affiancano attività di fattoria didattica e accoglienza nell’ottica del turismo lento e attento al viaggiatore, dedichiamo questo efficace strumento di promozione. “Scent of Zagara” è a disposizione anche delle istituzioni e di quanti lavorano per far conoscere, attraverso i sette itinerari degli agrumi siciliani DOP e IGP e BIO, l’immensa offerta di esperienze che, tra natura, cultura e buon cibo, svela un viaggio nella nostra terra».

“Scent of Zagara”, realizzato in collaborazione con la scuola di alta formazione Arces e il contributo non condizionato di The Coca-Cola Foundation, risulta essere uno spin-off di “Social Farming”, il progetto di inclusione sociale dedicato a soggetti deboli sul mercato del lavoro.

Il videoclip, che è un vero e proprio omaggio alla Sicilia, è stato diretto da Filippo Arlotta, con la sceneggiatura di Gianluca Reale e la direzione di produzione di Vera Leotta. Al suo interno, infatti, non solo gli agrumeti con i loro preziosi frutti, ma anche il barocco, la ceramica di Caltagirone, il folklore di Sant’Agata, le meravigliose coste e gli scorci delle principali città che vanno da Messina fino a Marzamemi. Un viaggio che non vorrete assolutamente perdere.

 

Il gusto esclusivo dell’arancia di Ribera

Articolo di Angela Fallea

La presenza dell’acqua, il clima favorevole, la posizione geografica e la maestria dei contadini hanno fatto sì che Ribera, paese in provincia di Agrigento, fondato nel 1636 dal principe Luigi Guglielmo I Moncada, diventasse il fiore all’occhiello con i suoi aranceti. Già intorno al 1800 vi sono documenti dell’epoca che testimoniano la presenza di produzione di “melarance”, arance vaniglia e altri agrumi. La svolta si ebbe intorno al 1930, nei versanti dei fiumi Verdura, Magazzolo, Platani e Carboj, quando i terreni sapientemente lavorati dagli agricoltori vedono l’introduzione delle prime piante di varietà Washington Navel. Un’arancia ombelicata dalle particolari caratteristiche. Capendone il potenziale e la bontà, si continuò e ampliò la coltivazione degli aranceti, sostituendo i vecchi alberi con le nuove varietà di arance.
Nel 1994 viene istituito il Consorzio di Tutela dell’Arancia di Ribera e nel 2011 l’arancia di Ribera ottiene il marchio di tutela D.O.P. (Denominazione Origine Protetta, ndr), attribuito dall’Unione Europea e destinato a specialità alimentari, che devono rispettare un determinato disciplinare di produzione che descriva: storia, territorio e lavorazione del prodotto.
L’Arancia di Ribera D.O.P. appartenente alla famiglia delle Rutacee, specie Citrus Sinesis, per essere definita tale deve essere prodotta nelle aree della provincia di Agrigento che comprendono i paesi di: Bivona, Burgio, Calamonaci, Caltabellotta, Cattolica Eraclea, Cianciana, Lucca Sicula, Menfi, Montallegro, Ribera, Sciacca, Siculiana, Villafranca Sicula e Chiusa Sclafani in provincia di Palermo. Secondo il disciplinare di produzione, il marchio D.O.P. è riservato alle produzioni derivanti dalle varietà:
Brasiliano con i cloni: Brasiliano comune, Brasiliano risanato;
Washington Navel, Washington navel comune, Washington Navel risanato, Washington Navel 3033;
Navelina con i cloni: Navelina comune, Navelina risanata e Navelina ISA 315.
Le arance hanno delle peculiarità: un diametro traverso minimo di 70 mm; una forma tipicamente sferica-ellissoidale con ombelico interno; colore della buccia arancio uniforme; colore della polpa arancio e consistenza croccante e zuccherina; succo colore arancio con resa non inferiore al 40 per cento del peso totale del frutto; contenuto di solidi solubili compreso tra 9 e 15 Brix; acidità compresa tra 0.75 e 1.50; rapporto solidi solubili/acidi organici titolabili non inferiore a 8; assenza di semi.

Affinché ci sia una buona resa in frutto, gli alberi di arancio vengono sottoposti a potatura mantenendo una struttura a “globo” armonica e “piena”, effettuando interventi cesori moderati, miranti a evitare che si crei un ammasso della vegetazione all’interno della chioma. La raccolta, comincia a Novembre e termina alla fine di Maggio con l’alternarsi delle varietà, si effettua con l’ausilio delle forbici per evitare di danneggiare il frutto. L’arancia di Ribera D.O.P. ha una consistenza della polpa croccante con delle vescicole contenenti il succo che si dissolvono in bocca, lasciando pochissimi residui membranosi. È ricca di vitamina A, B1, B2 e C. La “bionda” di Ribera D.O.P. vanta caratteristiche organolettiche eccezionali grazie al suolo ricco di argilla e di minerali primari facilmente assimilabili dagli agrumi stessi. La presenza di potassio per esempio, favorisce la migrazione degli zuccheri verso il frutto e contribuisce all’eccellente qualità gustativa dell’Arancia di Ribera D.O.P.

È un’arancia che si presta a molti utilizzi in ambito culinario, dalla spremuta ai dolci. Dalle insalate alle creme. È possibile utilizzarla nella sua interezza poiché non prevede l’utilizzo di trattamenti pre e post raccolta, pertanto la buccia può essere utilizzata per preparare le scorzette candite o il famoso Pan d’arancio.
La Sicilia non smette mai di stupirci con i suoi doni: che sia un prodotto alimentare, un paesaggio, un monumento. Ma il vero privilegio rimane essere siciliani.

Dalla Sicilia alla Cina, le arance rosse sono pronte a spiccare il volo

Articolo di Redazione    Foto di Giovanni Ferrara

Si può concretizzare l’obiettivo di far volare le nostre arance rosse di Sicilia in Cina per il prossimo febbraio attraverso i marketplace di Alibaba, il gigante cinese dell’e-commerce pronto a commercializzare le arance siciliane in un mercato di dimensioni vastissime. Occorre fare sistema tra gli operatori del settore agrumicolo e le istituzioni per cogliere questa opportunità che può aprire nuovi mercati per le nostre arance rosse e nuovi scenari per tutte le produzioni agricole di qualità. È stato questo il focus del seminario “E-commerce per l’ortofrutta di qualità” che si è svolto il 22 giugno al MAAS di Catania, nell’ambito del progetto “Social Farming, agricoltura sociale per la filiera agrumicola siciliana 2.0”, promosso dal Distretto Agrumi di Sicilia e Alta Scuola Arces con il contributo non condizionato di The Coca-Cola Foundation. “Abbiamo riunito i principali attori della filiera agrumicola interessati all’opportunità di utilizzare canali innovativi di commercializzazione – afferma Federica Argentati, Presidente del Distretto Agrumi di Sicilia -. Alibaba oggi ci offre l’opportunità di portare l’arancia rossa sul mercato cinese. Un’opportunità che il Distretto con i Consorzi di tutela si adopererà a facilitare, spingendo anche sui Ministeri Esteri e Agricoltura per ottenere l’autorizzazione al trasporto via aereo verso la Cina e al Cold Treatment in magazzino. Ma è una opportunità che spetta principalmente alle imprese cogliere, anche facendo sistema”.
“L’e-commerce è un tema attualissimo e l’export verso la Cina è all’ordine del giorno fra gli impegni dell’assessorato – ha detto Edy Bandiera, Assessore regionale all’Agricoltura -. Ci siamo impegnati ad aprire al trasporto aereo il protocollo e ritengo che la nostra agricoltura possa raggiungere livelli straordinari se tuteliamo i nostri prodotti e li valorizziamo con un’adeguata politica dei marchi”.
Ad entrare nel vivo dell’opportunità di export verso la Cina è stato Manfredi Minutelli, Senior Business Development Manager di Alibaba Italia: “Ad Alibaba piacerebbe lanciare l’arancia rossa di Sicilia sul mercato cinese in corrispondenza del capodanno cinese, a febbraio – ha detto il manager -. Per cominciare si può avviare l’export di qualche container, in modo da presentare il prodotto in Cina su Mr Fresh, una delle nostre piattaforme on line che contano 552 milioni di consumatori attivi, e in modo integrato anche nelle nostre catene di supermercati Hema, posizionandolo in una fascia di mercato premium, di alta qualità. Alibaba ha un alto interesse verso un prodotto che oggi in Cina non c’è e che può arrivare solo dalla Sicilia. Naturalmente, bisogna creare un packaging e un logo accattivante, una campagna di comunicazione che racconti l’italianità e la sicilianità per catturare il consumatore cinese. È ovvio, però, che prima bisogna superare tutte le difficoltà burocratiche previste dal protocollo siglato tra Italia e Cina sull’export degli agrumi, prima fra tutte l’autorizzazione al trasporto aereo e cominciare a lavorare con le aziende per avviare il progetto per tempo”. Il Cold Treatment in magazzino, prima della spedizione, consentirebbe di avviare l’export, resta da superare lo scoglio del trasporto. Quello ancora oggi previsto, via nave, è impraticabile per i tempi lunghi. Quello aereo, per il quale c’è già un’apertura da parte cinese, deve ottenere l’approvazione ufficiale. Siamo a conoscenza che ci sono primarie imprese del settore agrumicolo e della logistica ad investire in questa operazione, ci auguriamo che tutte le istituzioni si muovano con tempestività per ottenere le approvazioni necessarie. Appena arriveranno, dalla Sicilia potrebbe partire il primo cargo di arance rosse verso la Cina e ci auguriamo che nel sistema aeroportuale del Sud-Est, l’aeroporto di Comiso si possa specializzare anche per il trasporto aereo delle produzioni ortofrutticole.

Agrumi di Sicilia: una proiezione internazionale positiva del nostro territorio

di Angelo Barone

Tante sono le immagini evidenti della Sicilia nel mondo. La Sicilia dei paesaggi e dei beni culturali vanta ben sette siti riconosciuti dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità: la Valle dei Templi di Agrigento, la Villa romana del Casale di Piazza Armerina, le città barocche della Val di Noto, le Isole Eolie, Siracusa e la Necropoli di Pantalica, l’Etna e in ultimo la Palermo Arabo Normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale.

La Sicilia terra dell’accoglienza e della solidarietà, crocevia millenario di popoli da sempre capaci di vivere in armonia ma anche humus delle biodiversità produttive e delle eccellenze agroalimentari con 13 produzioni Indicazione Geografica Protetta, 17 Denominazione Origine Protetta, 27 Presidi Slow Food e condivide con altre Regioni italiane e altri Stati l’inclusione nella Lista dei patrimoni culturali immateriali dell’Umanità. Tra queste eccellenze, gli agrumi di Sicilia possono rappresentare la proiezione internazionale bella e positiva della nostra Isola così come ha fatto il Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia, in occasione dell’Esposizione universale di Milano, lo scorso anno, con la comunicazione “People of Sicily”. Un omaggio alla Gente di Sicilia che nella diversità di culture, etnie, professioni, età è rappresentata in modo variopinto, sorridente e rassicurante all’ombra dell’Etna che sembra dire: vieni a trovarci in Sicilia e la nostra esplosione di sapori e colori vi raggiungerà in tutte le parti del mondo.

Condividiamo il messaggio perché la mission della nostra rivista è valorizzare le nostre eccellenze produttive e paesaggistiche per attrarre consumatori e turisti.

Gli agrumi di Sicilia sono soprattutto una bontà da mangiare a spicchi o a fette, da bere in succhi, fanno bene alla salute con le tante vitamine e gli antiossidanti che contengono, si possono fare: marmellate deliziose da spalmare sul pane, liquori da sorseggiare, fragranze di profumi, dolci e abbinamenti in cucina da esaltare come il mandarino nelle nostre cuddureddi o la magica unione di questi frutti del sole con il “cibo degli dei”, la cioccolata di Modica.

Ma gli agrumi di Sicilia sono anche un territorio da visitare lungo il percorso Le vie delle Zagara come ci propone l’associazione culturale Gusto di campagna, seguendo le arance rosse con il mito del vulcano che si estendono in tutta la piana di Catania, dalle pendici dell’Etna sino al Biviere di Lentini, il limone dell’Etna nella riviera acese, il limone di Siracusa e il limone Interdonato di Messina che caratterizzano i paesaggi di territori di incantevole bellezza nella costa jonica o come la valle del fiume Verdura, culla dell’arancia di Ribera sino ad arrivare a Palermo con il profumo del mandarino di Ciaculli. Se decidete di fare il percorso Arabo Normanno, andate a visitare il Palazzo Reale e vedrete delle belle rappresentazioni di alberi di arance a testimonianza che furono gli arabi, prima dell’anno mille d.C., a impiantare i primi agrumi in Sicilia.

È necessario continuare ancora per altri mille anni a valorizzare il nostro territorio con questi “giardini” sempre verdi, con la vitalità e la gioia della gente di Sicilia che non può essere sopraffatta dalla tristezza.

Il Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia è una filiera produttiva che in Sicilia conta 21 mila addetti attivi nelle produzione, 8831 nella commercializzazione e 1052 nella trasformazione con un valore della produzione ai prezzi di base nel 2015 di € 638.245.000 e vale il 57,7% dell’agrumicoltura nazionale. Da diversi anni questa filiera e questo territorio si è dato una organizzazione e una strategia condivisa costituendo il Distretto Agrumi di Sicilia sotto scrivendo un patto di sviluppo comune con l’obiettivo di fare sistema e competere sui mercati nazionali e internazionali. A presiedere questo importante strumento di aggregazione della filiera agrumicola siciliana è una donna, la Dott.ssa Federica Argentati.

Una donna alla guida di uno dei distretti produttivi più importanti in Sicilia, come ti definisci e come vivi questa esperienza?
«Mi definisco un agronomo con la passione dello sviluppo territoriale. Sin dai primi giorni dell’ormai lontano 1998, quando mi fu affidata la direzione di una delle più importanti OP agrumicole, ho visto nel mio lavoro la grande opportunità di crescita non solo personale, ma soprattutto della filiera agrumicola, quindi di uno dei settori più importanti dell’economia siciliana. Lavorare per le imprese che, nell’insieme, avrebbero potuto davvero cambiare le sorti dell’economia siciliana significava dare un senso anche alla scelta personale di rimanere in Sicilia, dopo la laurea. Una Sicilia che, allora come adesso, non offriva ai giovani molte opportunità. Essere donna ha vantaggi e svantaggi. I vantaggi in genere sono per gli altri».
Il marketing associativo è una mission strategica, a che punto siamo?
«Il marketing associativo sta alla base dello sviluppo dei sistemi aggregati. È l’aspetto più complicato in quanto mira a rendere partecipi i “singoli” di una strategia complessiva con cui tutti nell’insieme possano davvero essere forti. Aggregare imprenditori solo con le carte, con i finanziamenti, con la teoria, però, non serve a nulla. Anzi, al contrario, crea sfiducia e nel tempo allontana dai percorsi di cooperazione. Quello
del marketing associativo è un percorso per il quale sono necessari molti ingredienti. Primo tra tutti la capacità di conquistarsi la fiducia attraverso azioni trasparenti, partecipative, inclusive. Non è facile petanti motivi. Uno tra tutti è l’atavica diffidenza di molti e la continua azione di demolizione operata da quanti, in Sicilia, in realtà non hanno interesse a che si faccia sistema. Ancora troppi».

Quali soddisfazioni e quali delusioni nel tuo lavoro?
«A volte vanno quasi a braccetto. Le soddisfazioni in questo lavoro e in questa terra, purtroppo, non è facile averle neanche quando si raggiungono risultati evidenti. Professionali o economici che siano. A molti manca ancora la cultura della meritocrazia e del riconoscere il lavoro ben fatto dagli altri. Detto questo, però, in questi anni qualche traguardo penso di averlo raggiunto. L’ultima iniziativa che abbiamo fatto con il Distretto Agrumi, ad esempio, mi ha dato grande soddisfazione: abbiamo portato diverse imprese in Polonia per allacciare rapporti con i mercati polacchi. La missione è stata un successo, anche se non è ancora conclusa».
Nel tuo futuro ci saranno ancora gli agrumi o prevedi di scommetterti in altri settori?
«Mi occupo, anche se con mansioni ed incarichi diversi, di agrumiormai da 18 anni. Otto anni solo con il Distretto Agrumi di Sicilia. Per adesso vado avanti perché ho dei traguardi da raggiungere, prima di tutto il rinnovo del Patto di Sviluppo e quindi il riconoscimento del Distretto per i prossimi anni. Ma naturalmente, non è detto che ciascuno di noi debba fare un lavoro per tutta la vita. Credo che se lavori bene, con impegno e competenza le opportunità ti si presentino. Mi piace pensare che mi vengano offerte altre occasioni di lavoro in futuro. Ma sceglierò in base alle opportunità che avrò davanti. Chi non si augura di progredire nella sua carriera, anche cambiando lavoro? Ma ho ancora una “missione” da portare avanti: riuscire a far diventare “sistema” il mondo dell’agrumicoltura siciliana. Come sempre la mia dedizione a questo obiettivo è massima».