Testo e foto di Francesca Dighera

“Piccola, scogliosa, circondata da un mare capace di introdursi mansueto in ogni insenatura, di staccarsi violento contro ogni promontorio. Appartata, inaccessibile. Eccentrica. Approdo e punto di fuga. Una terapia contro l’accelerazione del tempo”.

Questa è Stromboli. Le parole di Lidia Ravera, tratte dal libro “A Stromboli”, mi ritornano in mente tutte le volte che sbarco su quest’isola magica. Ebbene sì perché quest’isola, la cui forma è un triangolo perfetto con un perenne pennacchio di nuvole e fumo sulla punta, ha il potere di ammaliare i suoi visitatori. Sarà la presenza di ‘’Iddu’’, come lo chiamano lì, il vulcano che dall’alto scruta tutti e che a intervalli regolari si fa sentire.

Saranno le case a cubo di un bianco accecante e le cascate di bouganville profumata, la sabbia nera della spiaggia di origine lavica, i suggestivi scorci a Scari o Piscità, la Sciara del Fuoco vista dal mare. Risalendo la strada che inizia dal porto si raggiunge la piazza davanti alla Chiesa di San Vincenzo, una terrazza sul mare blu e sull’orizzonte lontano interrotto solo da Strombolicchio, un altissimo scoglio frutto delle eruzioni di migliaia di anni fa. E poi la libreria sull’isola, un luogo ideale per una sosta con un giardino in cui proiettano i film di Rossellini, tra cui “Stromboli – Terra di Dio”, protagonista la giovane Ingrid Bergman in lotta con la natura aspra del luogo.

Non è un’isola facile, bisogna conquistarsela ogni giorno. A Stromboli la circolazione alle macchine è vietata, la strada principale che collega i borghi di San Vincenzo e San Bartolomeo è troppo stretta. La maggior parte della gente gira a piedi sull’isola, solo i locali vanno in scooter, con la vecchia e rumorosa Ape Car o con le più recenti macchine da golf elettriche.

Le passeggiate al chiaro di luna sono le più emozionanti, a Stromboli le strade sono senza luce e dopo il calar del sole tutti girano con le torce, incrociando i fasci di luce e creando aloni misteriosi intorno alle persone.
Ancora più magico è poter vivere l’isola in dolce compagnia. Accolti dalla gradevole ospitalità di Ivano, nella sua “Casa dei sogni”, abbiamo trascorso delle giornate intense che hanno trovato il loro culmine con la decisione di partecipare all’escursione ai crateri, accompagnati dalla storica guida vulcanologica Zazà.

Il sentiero ripido e la temperatura elevata richiedono ottime condizioni fisiche per raggiungere dopo quasi tre ore di marcia i 900 metri di quota. Supportandoci a vicenda ce l’abbiamo fatta e la fatica della salita è stata ripagata dal regalo più bello che la natura potesse offrirci: un magnifico tramonto e delle inaspettate eruzioni di lapilli rosso fuoco. Per più di un’ora siamo stati seduti con i piedi sullo strapiombo ad attendere e fotografare i sussulti di Iddu.

Con il buio, guidati solo dalle luci dei frontalini, verso le dieci e mezza di sera abbiamo fatto ritorno in paese, con gli scarponi pieni di cenere, ma il cuore stracolmo di emozioni. Ad attenderci in piazzetta la festa organizzata per “San Lorenzo”, la notte delle stelle cadenti, il 10 agosto. Noi però il nostro desiderio l’avevamo già esaudito lassù, condividendo quest’esperienza incredibile che ci ha lasciato senza fiato e che conserveremo per sempre nei nostri ricordi.

Se anche tu hai una storia da raccontare, inviaci una mail all’indirizzo redazione@biancamagazine.it e potrai vederla pubblicata su uno dei prossimi speciali!

 

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