Stefano Vaccaro, tra scrittura e amore per la sua terra

di Alessia Giaquinta   Foto Vaccaro di Carmelo Dipasquale  Foto libro di Samuel Tasca


Si avvicina, sorride e, dopo pochi istanti, iniziamo una conversazione “di sostanza”. Scorgo in quel ragazzo, classe ’93, un’ eleganza atipica nel porsi, una capacità di ascolto e commozione notevole, quasi surreale.
“Piacere Stefano Vaccaro”, dice. E si rivela uno degli incontri più sorprendenti mai fatti.
Stefano concentra la sua attività di ricerca sulla letteratura italiana otto-novecentesca con particolare riguardo alla produzione femminile siciliana, dopo aver conseguito la laurea in Scienze dei Beni Culturali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano discutendo una tesi in Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea. È autore di saggi e ricerche. La sua ultima fatica, insieme ad Andrea Guastella, sostenuta dalla deputata Stefania Campo, è un meraviglioso viaggio negli Iblei seguendo le orme di chi questa terra l’ha vissuta, attraversata o sognata.
Ho rincontrato, a distanza di tempo, Stefano: dovevo farvelo conoscere!

Fare lo scrittore talvolta è considerato un mestiere anacronistico e lontano dalla realtà…
«Penso che “fare lo scrittore” sia certamente un mestiere, occorrono impegno, studio e dedizione ma muterei la dimensione nella quale lo scrittore agisce che non è (solo) il piano dell’azione, del “fare”, ma più quello dell’essere. Credo che scrittori si è. Chi scrive plasma, modella, come fosse un artigiano, evoca, riporta in vita, come fosse un negromante. Per quanto riguarda me, non credo di essere uno scrittore, ma piuttosto un ragazzo che scrive. Mi avvalgo della parola per raccontare storie, atmosfere e suggestioni che in prima battuta hanno colpito me. La scrittura per me è un grande spazio, è il laboratorio di un alchimista, nel quale posso muovermi a mio agio ed ha un grandissimo potere, può trasfigurarsi in “mestiere anacronistico” ed anche il suo contrario».

Parlaci di “Viaggio negli Iblei”.
«“Viaggio negli Iblei” è una pubblicazione connessa al progetto culturale “Tour letterario ibleo”, una piattaforma che ci permette di indagare il nostro territorio ripercorrendo i luoghi attraversati da grandi scrittori, giornalisti, poeti e narratori che da questo angolo di Sicilia sono stati emozionati e di cui hanno scritto. Un percorso che consta di più itinerari e numerose chiavi di lettura, tante quante sono le dimensioni in cui si estendono gli Iblei. Ingrediente fondamentale è stato il gruppo di lavoro con cui mi sono confrontato, Andrea Guastella, coautore del volume, e Stefania Campo, deputata all’ARS, ideatrice e prima firmataria di una legge volta a istituire i “Percorsi letterari di Sicilia”, insieme abbiamo portato avanti le ricerche poi confluite nel libro, con loro ho avuto modo di dialogare, di accrescere il mio bagaglio d’esperienze e culturale, e con loro ho il piacere di condividere questo “Viaggio” per tappe che ci vede coinvolti nel confronto con i lettori e ospiti nei comuni del comprensorio».


Se potessimo osservarti mentre scrivi, cosa vedremmo?
«Bella domanda! Dipende dai giorni e dai periodi, il più delle volte vedreste una scrivania in ordine, qualche libro mal riposto, quelli che ho consultato o sto leggendo, tanta cancelleria di cui amo il profumo, agende e diari dove ho appuntato pensieri o parole. In altri periodi confesso un disordine maggiore, credo che le cose vadano di pari passo con i miei pensieri, più sono confusi più la scrivania è in disordine. Mi vedreste poi camminare per tutta la stanza o per tutta la casa. Potrei definirla, la mia, una scrittura itinerante, poiché dopo un numero indefinibile di battute sento la necessità di alzarmi dalla sedia, di muovermi».

Cosa ti è necessario quando scrivi?
«Mi affido tanto alle suggestioni che i luoghi e le persone, nel bene o nel male, mi trasmettono. Per “Viaggio negli Iblei” sono andato di persona nella maggior parte dei posti di cui scrivo, questo mi aiuta a coglierne il senso, a leggere tra le righe quello che temo potrebbe sfuggirmi ad una lettura superficiale. I luoghi credo siano la chiave di tutto. Quando non trovo le parole giuste, stacco tutto e vado al mare, mi dà sempre risposte impressionanti».

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