di Omar Gelsomino   Foto di Mario Alberto Alberghina

La sua è una lunga carriera teatrale con un brillante ruolo televisivo che l’ha reso amatissimo tra il pubblico, grazie al programma di Salvo La Rosa, “Insieme”. Parliamo di Enrico Guarneri, catanese, cabarettista, comico ed attore poliedrico, ha “vestito” il ruolo di personaggi diversi interpretando ruoli drammatici, comici e d’autore sui più prestigiosi palcoscenici italiani. Oltre a girare alcuni spot televisivi ha fatto parte dei cast di alcuni film di Natale.

 

Chi è Enrico Guarneri?

«(ride). È un attore, sino a qualche anno fa avrei detto un attore teatrale, ma nella scorsa stagione e in questa in corso (2015 e 2016, nda) sono stato chiamato per i film di Natale, ma anche un po’ cabarettista se vogliamo, anche se mi permetto di avere qualche riserva. In realtà Enrico Guarneri non fa altro che recitare il ruolo di “Litterio”, questo contadino dalle scarpe grosse e dal cervello fino, un capo carriola perché viene dal mondo dell’edilizia, viene da manicula, di sessantaquattro anni».

Come avviene l’approdo al mondo teatrale?

«Avviene in maniera del tutto casuale: un giorno un mio amico mi chiese se volessi far parte di una nuova compagnia teatrale. Un po’ per curiosità, un po’ per passatempo accettai e da lì iniziò quest’avventura. Uscito di scena mi sentii dire “Tu fai ridere, anche se dici cose normali, insisti! Anche se avrai difficoltà non demordere. E io aiu ‘nsistutu (ride)».

Come nasce il personaggio di Litterio?

«Nasce per questa mia straordinaria voglia di fare teatro, cominciata per gioco, pressavo il mio produttore affinché potessi vivere di teatro, quando ero già sposato con figli, e lui mi diceva “Come faccio a darti queste garanzie? Non sei neanche conosciuto! Se tu facessi un tuo spettacolo, un one man show, sarebbe diverso”. Così scrissi questo spettacolo, in cui la parte del leone la faceva Litterio, un nome rarissimo a Catania, perché si richiama alla Madonna della Lettera, protettrice di Messina. Con questo spettacolo vinsi pure un premio, presentato da Salvo La Rosa, piacque anche a lui e al pubblico, dopo il successo di quella sera il resto è storia».

Cosa le ha dato e continua a darle il teatro?

«Continua a darmi emozioni, grossi motivi di profonda riflessione, in un momento in cui le società corrono, consumano, bruciano e buttano via tutto con la velocità della luce. Questi motivi di riflessione nascono dalla scelta artistica che ho fatto insieme ad altre persone che hanno accompagnato questo mio cammino: Carlo Auteri, Mario Fraiello, Guglielmo Ferro, Antonello Capodieci nel consigliarmi di non far sempre e solo cose comiche ma di iniziare ad accostarmi ad autori importanti. Trovare nuovi stimoli, perché dopo 35 anni di comicità, se ti accosti ad un testo classico, drammatico, filosofico, riflessivo non è facile ma ti rigenera, ridà stimoli, fa ripartire».

Dopo “Natale col boss” arriva “Natale a Londra – Dio salvi la regina”. Cosa si prova a recitare sul piccolo schermo?

Sono due cose completamente diverse: nel cinema c’è un supporto tecnologico con un’incidenza elevatissima, il teatro è artigianato. La famosa frase “datemi un palco, una sedia e un proiettore e le cose che devo dire”, poi ci penso io ad intrattenere il pubblico. Nel cinema tutto questo non esiste, ci sono suoni, luci, contro luci, ombre, proiezioni, fotografia. Quando interpreti una scena non cambia molto, recitare è sempre uguale».

In questi giorni sta portando in scena I Malavoglia, dopo Catania anche a Roma e a Milano. Che riscontri ci sono da parte del pubblico?

«Il pubblico impazzisce perché questa nostra terra ammalia, affascina, strega. Di contro la nostra è una terra a tinte forti, di poeti e di scrittori immortali, di monumenti favolosi e nello stesso tempo c’è un disagio unico. La nostra è la terra dove si sciolgono i ragazzi nell’acido per minacciare il padre detenuto che si pente, ed è la terra di bellezze naturali ineguagliabili. Questi contrasti affascinano e quando un grande autore, quale il Verga, è riuscito a farne uno spaccato e metterlo su carta e tu riesci a riproporlo con la stessa intensità, con la stessa emozione, chi conosce poco questa terra ne subisce uno shock positivo».

Ci sveli un suo sogno …

«Diventare ed essere riconosciuto come l’ambasciatore della grandissima drammaturgia siciliana nel mondo».

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