Articolo di Omar Gelsomino    Foto di Toni Picone

Il suo è un temperamento vulcanico, così come i suoi capelli, dalla tinta rosso fuoco. Oltre ad essere una filologa classica è autrice di numerosi romanzi e racconti, collabora con diverse testate giornalistiche italiane. Incontro Silvana Grasso poco prima della presentazione del suo ultimo romanzo, “La domenica vestivi di rosso” (Marsilio) per intervistarla. La sala è già gremita di lettori e fan desiderosi di poterle parlare, avvicinarla e farsi autografare il nuovo libro. Le sue opere hanno vinto importanti riconoscimenti tra cui: il Premio Mondello, il Premio Brancati, il Premio Vittorini, il Premio Flaiano Narrativa, il Premio Grinzane Cavour Narrativa italiana, Premio Talamone 2018, nonchè semifinalista al Premio Strega 2017. Racconta di passioni, stupisce ed emoziona come pochi sanno fare. «Per me la scrittura è uno stalker, è un pungolo, un’insidia, una molestia, nel senso che avrei la passione a sfuggirle, ma non ce la faccio perché quando non scrivo sento l’urgenza dentro di me di farlo perché la bastarda mi sbatte, mi tormenta, non mi lascia pace. Alla fine mi siedo, scrivo, scendo a compromessi e finisce lì. Non sono legata a nessun mio romanzo, li uccido nel momento stesso in cui vengono pubblicati». Silvana Grasso è una delle scrittrici più importanti del panorama nazionale italiano ed è apprezzata anche all’estero, tanto che le sue opere sono tradotte in diverse lingue. «Da poco anche in cinese, ma, io dico, che ci leggono i cinesi nella Grasso? Ultimamente pure in serbo e in libanese. Per me resta misterioso, penso che non sia la bellezza perché poi è una grande stronzata, la scrittura non è né bella né brutta, è molestante». Inoltre, i suoi romanzi, la sua scrittura, sono diventati oggetto di  «oltre 234 tesi di laurea, master e dottorato conservate presso l’archivio scientifico in Olanda all’Università di Utrecht, per cui consiglio agli studenti di rivolgersi direttamente agli studiosi che li seguono e danno tutte le indicazioni utili». In questa sua ultima opera, la Sicilia fa da sfondo alla storia di una ragazza che si emancipa e diventa simbolo di molte altre ragazze siciliane che hanno sfidato i pregiudizi, ed è un romanzo nel romanzo, la cronistoria di come nasce la passione per la scrittura e come si sviluppa un romanzo. «La domenica vestivi di rosso è ambientato nella Sicilia del ‘68, muovendosi in un periodo in cui denuncio come il “movimento” fu lanciato addosso alla Sicilia come una bomba in tempo di guerra». Ogni sua nuova opera diventa un appuntamento attesissimo per i suoi lettori. «Nonostante abbia vinto diversi premi, mi appaga di più quando la gente sconosciuta mi avvicina a fine presentazione e mi ringrazia per avergli dato delle emozioni, oppure mi ferma per strada, si fa un selfie con uno dei miei romanzi, non ha importanza se lo leggono o no, però quel momento per me è un premio, io vengo premiata dall’amore di tutte le persone che mi seguono con amore pure su Facebook, amici della mia e della loro solitudine. Non amo vivere le cose che piacciono agli altri, tendo a isolarmi, a fare la vita del lupo, che non sta in branco ma da solo». Per lei che ha avuto un breve trascorso in politica come assessore alla Cultura del Comune di Catania e le cui storie sono ambientate nell’Isola, la vede «sprofondare, magnificamente avviata a quello sprofondamento mitologico ed epico che è dell’Isola Ferdinandea che visse tre mesi di fronte a Sciacca e che poi nessuno l’acchiappò più. Questa vive da molto più tempo, però, di fatto, deve restare nella mitologia e può restarci solo se sprofonda con tutte le sue bellezze e ricchezze, annegando chiaramente chi l’ha distrutta, cioè la malsana politica».

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