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Bianca Magazine N.25 Bianca VIP

Sergio Friscia: «Lo spettacolo è il mio mondo»

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Articolo di Omar Gelsomino    Foto di Luca Evangelisti

È un artista poliedrico. Uno showman di razza amatissimo dal pubblico. Sergio Friscia, palermitano doc, riesce a interpretare tanti personaggi con la sua spontaneità, dal comico al drammatico. Attore di cinema, teatro, imitatore, dj, speaker, conduttore è un vero personaggio dello spettacolo. Tra una battuta e l’altra Sergio Friscia si racconta a Bianca Magazine, dall’infanzia agli esordi, dalla gavetta al meritato successo.

«Da bambino ero una peste (ride, ndr). Mio padre girava in macchina per Palermo tutta la notte sino a quando non mi addormentavo. Mi sono fatto cacciare dall’asilo perchè dicevo le parolacce imparate da mio cugino e da mio zio. Mi portavano in giro ad abbordare le ragazze e mi insegnavano a dire “Che belle cosce che hai”, per poi intervenire, quando era il momento, con: “Scusa mio nipote, ciao, molto piacere!”. Così loro facevano la parte dei fighi ed io quello vastasissimo. Nessuno dei miei parenti voleva tenermi con loro e mia madre, allora direttore, fu costretta a portarmi con lei al Banco di Sicilia. Sono cresciuto nelle agenzie di Palermo, insegnando le parolacce anche ai cassieri. Essere un grande osservatore da piccolo mi è servito per creare i miei personaggi. Indossavo parrucche, gli occhiali della nonna e le collane per imitare i miei parenti. Per intrattenere i miei compagni delle elementari la maestra mi faceva raccontare le storie del mio cane Cilì. L’improvvisazione è stata una delle mie armi vincenti per districarmi nelle situazioni, pensare velocemente ad una battuta che può chiudere un concetto. Sono sempre stato aggregante. Ancora oggi Amadeus, Carlo Conti e altri dicono che “è bello avermi nel gruppo perchè ci divertiamo e lavoriamo in armonia”, così come sui set dei film».

Il sogno accarezzato del mondo dello spettacolo è poi diventato realtà. «Sognavo di fare questo mestiere, di avere un mio show in prima serata su Rai 1 e un ruolo da protagonista in un film con De Niro e Al Pacino, i miei attori preferiti. Ho sempre sognato in grande, crescendo capisci che non dipende dal tuo impegno e dal tuo talento, ma da altre cose che non fanno parte del tuo modo di essere: cerchi di fare il tuo, senza chiedere niente a nessuno e camminando con le tue gambe. Ti rendi conto che nella nostra società non c’è meritocrazia. Come dico sempre nella vita è questione di culo: o ce l’hai o… La passione per lo spettacolo è nata quando facevo l’animatore nei villaggi turistici: ricordo che negli spettacoli serali facevo l’attore, il regista, il coreografo e senza mezzi dovevo inventarmi tutto. Quando cominciai a fare televisione arrivò un successo incredibile. Io e Francesco Vallone di Tele Sud ci inventammo Limitati Network: chiamai alcuni amici, Gioacchino Caponetto e Fabio Pellerito, a co-condurre insieme a me, poi è nato “Belli sodi”, e insieme a Marcello Mordino e Vittorio Cassarà formammo un trio ottenendo tutto il successo possibile in Sicilia. Compresi però che se volevo fare il salto nazionale dovevo lasciare la mia amata Sicilia, il suo mare, tutte le sicurezze per fare la gavetta e la fame, con tutte le difficoltà del caso: esperienze che ho raccontato nel mio libro “Un girovita da mediano” per Rai Eri. La soddisfazione più bella è arrivata quando, nel mitico Studio Uno di via Teulada 66, ho condotto Mezzogiorno in famiglia dal 2009 al 2019, ideato e diretto da Michele Guardì».

Un’altra sua passione è la musica, dopo anni di gavetta, con programmi di successo. «Ho iniziato a collaborare con le radio: gli esordi come deejay con Radio Young e Radio Time e deejay vocalist nelle discoteche siciliane, poi sono arrivate Radio Kiss Kiss e la trasmissione su RDS insieme alla grande Anna Pettinelli, con cui conduco il programma di punta mattutino. La radio è il mio primo amore e rimane il più grande». Apprezzato dal pubblico per la sua umiltà e per essere rimasto il Sergio Friscia di sempre. «Anche se in Italia è considerata una malattia mi piace essere poliedrico. Ritengo che ci siano gli attori e i non attori, quelli che hanno un talento innato e sui propri errori con umiltà crescono e si migliorano; poi ci sono quelli che se non chiedono la raccomandazione non lavorano mai, ma sono quelli che lavorano di più. Devi scontrarti con la realtà, quando ti si dà l’opportunità devi dare il massimo, lasciare un bel ricordo, il profumo come si dice da noi. Io continuerò a spaziare: radio, cinema, fiction, teatro interpretando qualsiasi ruolo. Il pubblico mi apprezza nei ruoli comici nei film di Pieraccioni e di Ficarra e Picone, in teatro con “Aladin, il musical geniale”, o drammatici come nel “Capo dei capi” e “Squadra antimafia”. Lo spettacolo è il mio mondo. Mi piace regalare sorrisi ed emozioni, sorprendere e stupire. Ho il pubblico dalla mia parte, c’ è un rapporto di fiducia e stima reciproco, nessuno mai potrà togliermi questo affetto. Nella vita quotidiana sono il Sergio di sempre, quello che ero al liceo, ho gli amici di sempre con cui condivido tutto, ci confidiamo e confrontiamo: se mi dicono certe cose lo fanno per farmi crescere ed è importante ascoltarli. Riconoscono che sono la persona di sempre, che non mi sono montato la testa, che ho avuto la fortuna di vivere di quello che ho sempre voluto fare: sto facendo il mestiere che amo di più al mondo».

Congedandosi da noi ci svela alcuni suoi desideri e non possiamo che augurargli di realizzarli perché li merita davvero. «Prima di chiudere la mia carriera artistica mi piacerebbe interpretare un film da protagonista e un one man show perché ho alcune mie storie nel cassetto. Sicuramente non succederà né l’una né l’altra cosa, ma se avverrà tuttu bonu e binidittu (tutto buono e benedetto, ndr). Voglio continuare a divertirmi, ma non me lo fate diventare un lavoro (ride, ndr). Soprattutto in questi momenti è fondamentale regalare sorrisi. Viva la vita, la serenità e l’amore, quei valori che mi hanno insegnato i miei genitori e che un giorno trasmetterò, se ci saranno, ai miei figli. Grazie di questa bellissima chiacchierata».

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