Leonardo Sciascia, la voce della coscienza

Articolo di Angelo Barone   Foto di Giuseppe Leone

«Credo che sia arrivato il momento di rifondare la Fondazione Sciascia, pur lasciandola a Racalmuto. Occorre un intervento forte della Regione, con una ridefinizione dello statuto e della struttura organizzativa della Fondazione affinché diventi un’istituzione di rilievo nazionale. Sciascia è lo scrittore che maggiormente ha contribuito a formare l’idea della Sicilia nel mondo: la sua Fondazione deve avere un posto centrale nel paesaggio culturale siciliano». Con un articolo pubblicato su Repubblica il 31 maggio, lo scrittore Gaetano Savatteri ha avuto il merito di avviare un dibattito e una riflessione sulla Fondazione Leonardo Sciascia in preparazione del trentennale della scomparsa dello scrittore. «A trent’anni dalla morte di Sciascia, la Fondazione di Racalmuto è sempre sul colle più alto del paese. Una bella struttura che custodisce la pinacoteca dello scrittore, una parte della sua biblioteca e dodicimila lettere. Un patrimonio notevole. Eppure qualcosa non va. La catalogazione delle lettere, dopo tre decenni è ferma alla lettera M, il materiale è quasi inaccessibile agli studiosi. Il sito della Fondazione non riporta alcun documento e nemmeno i titoli dei libri custoditi nella biblioteca: non viene aggiornato dal 2012. Nella ricorrenza del trentennale della scomparsa nessuna iniziativa è stata ancora varata, né a Racalmuto né altrove».
Che la Fondazione attraversi una fase d’impasse è evidente e lo ammette anche Salvatore Fodale, uno dei generi designato dallo stesso scrittore componente a vita del Cda della Fondazione: «La crisi attuale è innegabile, ma la ritengo e spero passeggera». Anche Antonio Di Grado, direttore letterario della Fondazione Sciascia, ammette il ritardo nella catalogazione, incomprensioni e dissensi nella Fondazione ma rivendica la pubblicazione di molti carteggi, ultimo quello fra Sciascia e Consolo e anticipa diverse iniziative che si terranno in occasione del trentennale, lamenta la mancanza di risorse finanziare e condivide la necessità di esportare alcune iniziative in centri di maggiore visibilità.
Nel dibattito sono intervenuti anche il vice presidente della Regione Gaetano Armao e il sindaco di Palermo Leoluca Orlando annunciando la disponibilità a collaborare con la Fondazione.
Ci auguriamo che i buoni propositi espressi si concretizzino con il rilancio della Fondazione e la divulgazione del grande patrimonio culturale della Sicilia che Leonardo Sciascia ha lasciato a tutto il Paese e con delle iniziative adeguate per celebrare il grande scrittore.
«La sicurezza del potere si fonda sull’insicurezza dei cittadini» il pensiero e gli scritti di Sciascia sono sempre attuali e finalmente anche il Miur ha utilizzato una delle opere più famose dello scrittore, “Il giorno della civetta”, pubblicato da Einaudi nel 1961, quale traccia della prova scritta agli esami di maturità. Fino ad allora non esisteva ancora un’opera letteraria che descrivesse i sistemi mafiosi e le modalità di azione dell’organizzazione criminale.
«La presenza di Sciascia è stata fondamentale, è stata la voce della coscienza, un uomo impegnato moralmente e culturalmente, ricordo ancora il nostro primo incontro da Sellerio mentre lavoravo nel 1977 al volume “La pietra vissuta”. Da allora è nata un’amicizia e una collaborazione con Enzo Sellerio, Leonardo Sciascia, Gesualdo Bufalino e Vincenzo Consolo che hanno proiettato Ragusa al centro dell’attenzione culturale siciliana». Giuseppe Leone ricorda con nostalgia quei tempi raccontati e fotografati in “Storie di un’amicizia” (Postcart Edizioni), «allora c’era un grande fermento culturale e gli anni ottanta furono per me il periodo più rigoglioso grazie alla conoscenza di queste personalità, oggi purtroppo con la cultura non si mangia è tutto a forfait: per i lavori fatti alcuni complimenti, pochi o nessun compenso e alcune volte manco Grazie. Questa la decadenza della Cultura siciliana che non risparmia nemmeno un grande come Leonardo Sciascia».

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