Savoca, alla scoperta del borgo medievale

di Omar Gelsomino


Tra le tante mete turistiche siciliane, incastonato su un colle roccioso, c’è il borgo medievale di Savoca. Il suo nome deriverebbe dalla pianta di Sambuco (in dialetto Sauca, dal latino medievale Sabucu), ma vi sono anche altre ipotesi. Le sue origini risalgono all’età romana, quando fu fondato il nucleo principale del paese, e in seguito conobbe le dominazioni bizantina, araba e normanna. Alcune fonti attribuiscono la sua fondazione al 1134 ad opera di Ruggero II, altre antecedenti all’anno Mille con il Pentefur, altre ancora ascrivono la nascita del Pentefur a cinque ladroni evasi dal carcere dell’odierna Taormina.

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Dal XII al XVIII secolo la città ha vissuto momenti di crescita sociale, culturale ed economica per registrare nei primi decenni del secolo scorso un lento declino. Solo la lungimirante valorizzazione delle sue bellezze storiche e delle sue tradizioni culturali hanno consentito un nuovo corso, tanto da essere stato inserito fra i Borghi più belli d’Italia ed assumere un posto di rilievo nel turismo della Sicilia.

Passeggiando per le sue viuzze ci si lascia coinvolgere dalla sua antica atmosfera: accanto alle recenti ristrutturazioni si notano le case in pietra locale, i tetti con i coppi siciliani e le strade in basalto. Da qualsiasi lato si guardi, Savoca offre scenari suggestivi sempre nuovi. Già nel 1927 il poeta messinese Carlo Parisi scriveva “Con sette facce Savoca sul monte sorride leggera…” e “Paese dalle sette facce” fu definito anche da Leonardo Sciascia.

A dominare il borgo di Savoca c’è il castello Pentefur, costruito tra il VI e il XVII secolo, e le rovine della sinagoga, utilizzata nel Medioevo dai giudei, già presente nel 1408. A segnare l’entrata nel centro storico una delle antiche porte che conduce al Municipio e ai resti di Palazzo Archimandritale. Meritevoli di essere visitati la Chiesa di San Michele, la cui fondazione è antecedente al 1250, e sulla cui facciata vi sono due portali in stile gotico-siculo ed archi in pietra arenaria, mentre al suo interno è costituita da un’unica navata con rifiniture barocche e custodisce pregevoli opere d’arte ed importanti affreschi. Su uno sperone roccioso, proteso verso il vuoto, si erge la Chiesa di San Nicolò con le sue merlature che la rendono simile ad un castello: costruita nel XIII secolo è stata una delle location del film “Il Padrino”. Meritevole di essere visitata anche la Chiesa Madre dedicata a Santa Maria in Cielo Assunta del XII secolo a tre navate, il cui impianto è di epoca normanna. Poco più avanti una finestra con bifora cinquecentesca contraddistingue la casetta tardo-medievale.


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Nel Convento dei Cappuccini, edificato nel 1574, la cripta (con annessa chiesa dedicata a San Francesco d’Assisi) conserva i resti mummificati di abati, personaggi autorevoli e membri delle famiglie patrizie con abiti dell’800. Inserito tra i beni immateriali dell’Unesco, al centro del paese si trova il Museo storico ed etno-antropologico. Edificata intorno all’anno mille dai monaci basiliani la Chiesa del Calvario nel 1736 fu trasformata in chiesa dai gesuiti. Il patrimonio architettonico di Savoca è arricchito da splendidi palazzi nobiliari: Palazzo Salvadore e Palazzo Scarcella entrambi del XVII secolo, ma quello più famoso è Palazzo Trimarchi, fondato tra il XVI e il XVII secolo, in stile neoclassico, in cui vi è il Bar Vitelli nel XVIII secolo, reso noto dal regista Francis Ford Coppola in cui girò la scena che vede seduto ad un tavolino Michael Corleone.

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Savoca è rinomata anche per i suoi prodotti tipici: la cuzzola; a carni i’ crastu ‘nfurnata, u piscistoccu a’ ghiotta; torta al limone e i cannulicchi in cialda croccante e a granita ca’ zzuccarata (servita con un croccante biscotto locale condito con semi di sesamo). Piatti imperdibili che profumano di tradizione e genuinità, bellezze storiche, culturali e paesaggistiche rendono unico il borgo medievale di Savoca che con i suoi panorami mozzafiato lasciano il visitatore incantato.

 

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