santi visalli

Articolo di Omar Gelsomino   Foto di Newell Clark e Santi Visalli

É arrivato negli States inseguendo il sogno americano. La Sicilia, per tanti motivi, gli stava stretta e così Santi Visalli armandosi di tenacia e voglia di fare ha raccontato al mondo intero, attraverso i suoi scatti, l’America sino ai giorni nostri. «Quando son cresciuto io, Messina era considerata una delle più belle città della Sicilia. La chiamavano la Regina dello Stretto. Noi eravamo poveri, mio padre era barbiere, però eravamo felici. La parentela era molto numerosa e durante le feste era un’enorme gioia. Dopo la guerra ho preso il diploma di Ragioneria all’Istituto Tecnico Iaci di Messina, e per molti anni ho invano cercato lavoro. Mentre il nord si sviluppava noi al Sud ancora morivamo di fame. Ecco il motivo per il quale, con due altri amici decidemmo di fare un raid di 150 mila chilometri in giro per il mondo. Durante questo giro incominciai ad imparare qualche primo elemento fotografico. Dopo tre anni di avventure e disavventure arrivammo a New York». Santi Visalli, mantenendo le sue radici siciliane, ha ancora vivo il ricordo della sua avventura e gli inizi non facili a New York. «Qui per necessità raffinai le mie capacità di fotografo. Non parlavo inglese e mi esprimevo con le mie immagini. La fotografia è un grande mezzo di comunicazione». Lui che aveva visto al cinema i divi di Hollywood, con uno stile tutto suo, a tratti personale e artistico, ha fotografato star, presidenti e paesaggi urbani raccontando la nazione più ricca del mondo e i suoi personaggi. «Io sono un fotogiornalista, quindi mi sento un testimone. Dall’inizio ho sempre tenuto in mente di impressionare le mie pellicole per i posteri. Sono un testimone oculare del mio periodo storico, sessant’anni di fotogiornalismo». Le prime pagine dei più famosi giornali internazionali, dal New York Times a Life, da Newsweek a Time, da Forbes all’Europeo, hanno pubblicato le sue foto, sono state esposte nei più prestigiosi musei e ha pubblicato oltre 14 libri. «Sì, sono arrivato ai vertici della mia professione. Se esiste un vertice» ma la vera svolta professionale arrivò nel 1966 quando riuscì ad immortalare «la festa di Truman Capote ed il matrimonio a Tel Aviv dei figli di Moshe Dayan». Come tutte le persone dotate di talento e capacità all’estero gli è stato tributato il successo che merita, meno nel suo Paese, anche se recentemente qualcosa, per fortuna, è cambiata «mi pesa moltissimo. Ci penso ogni giorno. Nemo Profeta in Patria» dichiara Santi Visalli con un po’ di rammarico e da persona umile spiega che ciò che lo inorgoglisce di più è «quando qualcuno mi ferma per congratularsi con me per quella particolare fotografia». Occorrono tre elementi fondamentali per avere una foto ottimale che rimanga un punto fermo nella storia, «la rendono eterna la luce, la composizione ed il messaggio. Come diceva Henri Cartier Bresson bisogna catturare “the decisive moment”, il momento decisivo. Per la luce mi sono ispirato ai nostri quadri rinascimentali. Per la composizione agli impressionisti francesi e per il messaggio alla mia esperienza. I miei idoli sono, come ha visto, Tony Vaccaro e Lewis Wickes Hine». Tra i tanti personaggi ritratti quello che l’ha più colpito è stato «Federico Fellini, con il quale ho lavorato» ed altri ancora sono quelli con cui «qualche volta più che amicizia, è nata la stima, il rispetto professionale». Mentre oggi si tende a pubblicare tutto sui social Visalli è di parere diverso «odio i social, però la digitalizzazione pur essendo povera di qualità ed aver sputtanato la professione, è di enorme importanza per la rapida comunicazione. L’analogico. La grana nella pellicola è insostituibile». In tanti anni di carriera, che gli sono valsi numerosi premi e riconoscimenti, tra cui quello di Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana, ha messo su un grandissimo archivio con oltre centomila fotografie, custodite in una fondazione «Il patrimonio è stato collocato due anni fa. Volevo darlo alla mia Messina, ma mi hanno riso in faccia». I suoi scatti, quasi poetici, ripercorrono un vero e proprio viaggio nel tempo, eventi storici, personaggi famosi e icone del nostro tempo, grazie alla sua grande capacità di catturare quella luce che li rendono eterni perché diventi il tempo di tutti, e Santi Visalli mi anticipa che sta lavorando a nuovi progetti, di cui per ora vuol mantenere il più stretto riserbo.

 

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