Articolo di Titti Metrico    Foto di Toni Picone

Non è insolito incontrare un artista di strada. Ci si ferma ad ascoltare distrattamente la sua esibizione e poco ci rimane nella memoria di quest’incontro. A volte però capita di rimanere rapiti da un ragazzo semplice, con la chitarra e una voce meravigliosa. Questo è stato il mio primo incontro con Samuel Pietrasanta.

Cos’è per te la strada?
«È la chiave di tutto. È il modo più sincero per capire se sei portato a fare questo lavoro, di conoscere il tuo pubblico in maniera diretta ed è il punto di equilibrio fra il sogno e la frustrazione. Stare in equilibrio è fondamentale per mantenere i piedi per terra ed essere coscienti che il percorso è lungo e faticoso. Il momento più bello credo che sia quando si crea un cerchio intorno a te. Quando la gente si ferma, ti circonda e si forma un angolo di pace difficile da trovare altrove oggi. Creare questa magia dal nulla è una soddisfazione immensa che nessuna televisione, nessuno show può dare. La strada, a oggi, rimane la cosa più emozionante della mia vita».

Chi è Samuel Pietrasanta?
«Descrivermi non è facile ma le parole chiave sono: viaggiatore, sognatore e forse anche illuso; finché ci saranno i presupposti per sognare mi piacerebbe portare avanti questo mio progetto di vita che è la musica, che sono le canzoni, fotografare dei momenti della mia vita e racchiuderli nelle mie canzoni. Ultimamente ho avuto la fortuna di collaborare con una grande donna dello spettacolo come Raffaella Carrà, che vuole far crescere questo fiore di strada per farlo sbocciare in qualche modo e quindi finché la barca va, lasciamola andare».

Progetti per il futuro?
«La musica rimane il fulcro della mia vita, e devo dire che con “Mamma Raffa” abbiamo un pò di progetti nel cassetto di cui ancora non possiamo parlare, un pò di sogni che cercheremo di realizzare. Ho fatto la scelta di vivere di musica, trasmettere emozioni e sono riuscito, in questi anni, a creare un giro di contatti e di persone importanti che mi sostengono e che mi stanno consentendo di andare avanti. Il progetto per il futuro è crescere ancora di più, portare avanti questo talento, perché non basta la fortuna di avere una dote, ma bisogna saperla coltivare come si fa con una pianta, continuare a studiare ed evolversi».

Ci racconti l’ esperienza di The Voice?
«È stato un passaggio fondamentale della mia vita che non pensavo avrebbe potuto aprire un’autostrada così grande. La mia partecipazione al talent è avvenuta in maniera un po’ incosciente, il che è stato anche la mia fortuna perché in queste trasmissioni ti giochi e rischi tutto, basta l’emozione di un secondo a rovinare il lavoro di tutta una vita. L’incoscienza oltre alla voglia di cercare una nuova strada mi hanno fatto trovare la “carrambata” della mia vita e non c’è termine più azzeccato. Il talent credo abbia deviato un po’ l’ attenzione da quello che è la musica vera ma, siccome non amo sputare nel piatto dove mangio, non posso negare che è stata un’esperienza fondamentale. Entrare in uno studio di registrazione con un produttore artistico, un arrangiatore, lavorare sulle canzoni è in fondo il senso del lavoro che facciamo e cioè fare dischi, comporre canzoni per raccontare qualcosa».

Sei un giovane padre, cos’è per te la paternità?
«È stata la forza motrice assoluta del mio percorso, perché sono un papà innamorato di mio figlio e, quindi, all’interno del mio sogno c’è anche il suo, il mio progetto di vita è anche quello di realizzare il suo. Non è facile perché molte volte il lavoro mi porta a girare, andare lontano. L’esempio di un genitore che impronta il suo stile di vita sulla ricerca della libertà e della felicità credo possa essere un insegnamento importante».

Sei siciliano ma vivi a Milano, cos’è per te la Sicilia?
«È il mio sangue, le mie radici, il mio passato, il mio presente e il mio futuro. È la terra che amo, che mi ha dato grandi ispirazioni, la possibilità di sognare. Paradossalmente quando vieni da un posto tanto criticato, hai la possibilità di pensare e di sognare in grande. Se non hai la fame interiore, il bisogno di arrivare, difficilmente ti dai da fare. La Sicilia mi ha dato la voglia del riscatto!».

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