Rita Abela: «Il teatro è stato il mio maestro»

di Omar Gelsomino   Foto di Riccardo Ghirlandi

Dal teatro al cinema e alla TV il successo per l’attrice siciliana Rita Abela è stato un continuo crescendo. Ha lavorato con importanti registi come Moni Ovadia, Krzysztof Zanussi, Irene Papas, Roberto Andò per arrivare al cinema con Pupi Avati nel film ‘Le nozze di Laura’ e nella serie TV ‘Il Cacciatore’. Nelle scorse settimane è stata una delle protagoniste del film prodotto da Ascent Film e Rai Cinema ‘Il mio corpo vi seppellirà’ per la regia di Giovanni La Pàrola e distribuito sulle piattaforme digitali.
Nel film in costume Rita è Ciccilla, una donna che diventa brigantessa alla ricerca della vendetta e vendicandosi acquista la propria libertà. Lo scenario è un western garibaldino ambientato nel regno delle due Sicilie nel 1860, che celebra il cinema di genere e rende protagoniste le donne. Andiamo a conoscere meglio Rita Abela che si racconta ai lettori di Bianca Magazine.

 

Quando è nata la passione per la recitazione?
«Ero una ragazzina, andavo in seconda media, un professore a scuola mi propose di partecipare ad un laboratorio teatrale e la mia vita è cambiata. L’emozione che ho provato in quel primo debutto me la porto dentro ancora oggi, è la mia compagna silenziosa un istante prima di entrare in scena, mi ricorda ogni volta che la trama del mio percorso personale e professionale affonda le radici in quel cuore di bambina e faccio tutto il possibile per prendermene cura ogni giorno».

Cosa rappresenta per te il teatro?
«L’inizio. Il teatro è stato il mio maestro perché mi ha insegnato il valore del ‘qui e ora’ e poi grazie al teatro ho avuto l’occasione di stare accanto a dei giganti. Li ho osservati, studiati, respirati. Il teatro mi regala sempre la gioia di provare l’incanto, sia da attrice che da spettatrice. Credo che oggi più che mai sia necessario vivere questo atto collettivo di emozioni condivise che ti avvicina a degli sconosciuti, persone che magari non incontrerai mai nella vita ma che per due ore sono state complici e testimoni insieme a te di un fatto artistico, di una magia che si è creata quella sera, in quella sala, in quel momento. Il teatro parla una lingua universale, ingentilisce l’animo, è un ottimo esercizio all’empatia».

Ci racconti l’esperienza di essere diretta da Pupi Avati?
«Indimenticabile. Mi ha insegnato a lavorare in sottrazione, ho imparato tantissimo da lui anche vedendolo dirigere i colleghi quando non ero in scena. Ricordo che una notte in mezzo alla campagna, in una scena in cui si celebrava un matrimonio, c’era un’atmosfera così sospesa e surreale che non mi sono accorta dello scorrere del tempo, perché quello che stavo vivendo era un tempo di qualità, sembravano dieci minuti e invece erano passate quattro ore».

Dopo anni di teatro come è stato debuttare al cinema?
«Bellissimo perché recitare davanti a una macchina da presa richiede un approccio diverso ma altrettanto totalizzante. È come visitare un’ala nuova di un museo, affronto i due mezzi con il medesimo entusiasmo e anzi, essendo per natura una persona molto curiosa, mi piacerebbe sperimentarne di nuovi, esplorare le svariate possibilità che questo bellissimo mestiere offre».

Ci parli del tuo ruolo in ‘Il mio corpo vi seppellirà’?
«Ciccilla è un personaggio segnato dentro, la sua giovane età è stata violata, privata dell’innocenza ma anche della libertà, nessuno l’ha protetta, ha dovuto imparare a difendersi da sé ed essendo priva di quegli strumenti che permettono di elaborare certi traumi, ha usato l’unico linguaggio che conosceva, la violenza appunto, per vendicarsi. E reiterando certi gesti mette in atto il tentativo di riappropriarsi un po’ alla volta di sé stessa e della propria identità. Terra e sangue le impastano l’anima e forse per lei la parola ‘domani’ non esiste: esiste l’oggi, fatto di caccia e protezione per sé e per il gruppo di Drude che vive come una famiglia».

Come è stato rappresentare una donna in cerca di vendetta? Sino a che punto ci si può spingere per vendicarsi?
«È stato un lavoro difficile ed interessante. L’ho affrontato senza giudizio perché ritengo che sia questo il modo più giusto di approcciarsi all’interpretazione di storie così terribili. La vendetta non mi appartiene, è un meccanismo interiore molto distante da me perché la trovo figlia dell’attaccamento e quando impari a vivere le cose, le esperienze, i legami senza attaccamenti, riesci a nutrirti di quello che di bello e brutto possono darti e riesci a lasciare andare senza strascichi, senza sprechi di energia. Per me è molto più liberatorio lasciare andare che vendicarmi».

Quale ruolo interpreti nella nuova serie de ‘Il cacciatore’?
«’Il cacciatore’ è una serie meravigliosa, me ne sono innamorata da spettatrice sin dalla prima stagione, amo com’è scritta, girata, diretta, interpretata. Quando ho ricevuto la call in seconda stagione per Giusy Vitale, il personaggio che interpreto, ero al settimo cielo. Giusy è un personaggio controverso, è tra le prime donne nella storia della mafia siciliana ad essere messa a capo di un mandamento, quello di Partinico, anche se per un breve periodo».


Quali sono i tuoi progetti futuri?
«Ci sono tante cose in cantiere, ma ti dico il mio progetto più importante: essere felice».

Dopo l’estate la vedremo ne ‘Il Cacciatore 3’ in onda su Raidue diretto da Davide Marengo e poi sarà protagonista assoluta del cortometraggio dal titolo Big, produzione Nikada Film, ruolo per la regia Daniele Pini.

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