Articolo di Paperboatsongs,  Foto di Alessandro Castagna

Ciao Miele, ti confesso che questa intervista noi di PaperBoatSongs con te l’aspettavamo da tempo. Siamo estimatori della tua musica ed è motivo di orgoglio sapere che la Sicilia ha dato alla luce ancora un talento con un timbro inconfondibile.

La prima curiosità, forse ovvia, è perché “Miele”?

«Ciao a voi di PaperBoatSong. È un piacere rispondere alle vostre domande. Dunque per iniziare … Ho scelto Miele, quasi per istinto. Mi riconosco molto in questo elemento, apparentemente dolce ma dal sapore molto intenso, forte. Rappresenta il mio carattere “contraddittorio”».

Sanremo è un passaggio obbligato anche perché ti ha aperto una strada importante con il brano “Mentre ti parlo”. Tutto si è sviluppato in maniera strana al momento dell’eliminazione ma immagino ti abbia insegnato delle cose importanti, ti andrebbe di raccontarci il tuo punto di vista ad un anno dal tuo debutto?

«Sanremo ad un anno di distanza rappresenta per me un trampolino di lancio e vi assicuro che è stato in tutto e per tutto un “tuffo di pancia”. Però per non creare equivoci, io penso che i tuffi di pancia siano tuffi coraggiosi. È stata un’esperienza decisamente importante e positiva (al di là della polemica) perché dopo quel giorno penso di aver vissuto dieci anni in uno. È stato un anno frenetico, pieno di scelte istintive e di tante opportunità ed esperienze che forse non sarebbero accadute senza quel presupposto».

Hai dichiarato che “Mentre ti parlo” l’hai scritta dopo una telefonata con tuo padre, una riflessione sull’emancipazione della persona, a noi farebbe piacere che tu raccontassi a noi questo concetto ed il rapporto con la tua famiglia che per noi siciliani rimane ancora il centro di tutto.

«Mentre ti parlo è la mia prima canzone in assoluto. È sostanzialmente un vero e proprio sfogo, nello specifico causato da una lite con mio padre e la paura dell’impossibilità di riuscire a comunicare certe cose. Guardata con maggior distacco (anche temporale) rappresenta la voglia ad un certo punto di emanciparsi dalla famiglia d’origine (tagliare i fili), che non significa scappare lontano o troncare i rapporti, significa iniziare a camminare con le proprie gambe, iniziare a combattere per la propria rivoluzione personale o lavorativa che sia (spesso coincidono)».

“Questa strada” che è una canzone del tuo disco a nostro parere meriterebbe di essere più conosciuta , a noi piace molto ed anche il resto del tuo album “Occhi” a tal proposito volevamo che tu ci raccontassi come è stato lavorare al tuo primo album e quali professionisti hai avuto al tuo fianco tra autori e arrangiatori, a noi piace sempre dare spazio a chi sta dietro le quinte facendone i nomi.

«Dunque, in questo disco sono contenuti brani scritti da me e brani scritti da altri autori.”Questa strada” è uno di quei brani che avrei voluto scrivere io, ma che in realtà è stato scritto da una bravissima cantautrice, Gina Fabiani (vi consiglio “d’in-seguirla”). È una “perla” … Parla  proprio del viaggio e della fatica, del sudore che occorrono delle volte per andare alla ricerca del proprio percorso, della propria strada (spesso contro tutto e tutti, anche contro noi stessi …). Ringrazio Eugenio Sournia (Gli occhi per vedere ) e Gina Fabiani (Questa strada) due autori che hanno reso sicuramente più speciale e più completo questo album. Ringrazio Andrea Rodini coautore assieme a me di Mentre Ti parlo, Parole al vento, M’ama non m’ama e Mastica per essere stato la “miccia” di questo magnifico percorso. E poi si passa dalle canzoni nude alle canzoni vestite e questa fase non è roba da niente … Ringrazio i miei amici musicisti: Antonio Moscato (basso), Donato Emma (batteria), Maximilian Agostini (tastiere e piano), Peppe Milia (chitarra), Giuliano Lecis (piano) per aver trattato questo progetto con la cura e il sacrificio che si investono per una cosa propria. Non posso che citare e ringraziare Placido Salamone, produttore artistico dell’album “Occhi”. Con Placido non ci conoscevamo ma è riuscito a captare la mia natura (selvaggia) e a far in modo che si traducesse in quello che poi è stato il risultato, in cui mi riconosco veramente tanto. Ringrazio Massimo Zanotti per aver scritto l’arrangiamento degli archi di Mentre ti parlo e Claudio Fabro per essersi preso cura della mia voce . “Occhi” non è un insieme di canzoni messe a caso: parla del viaggio di ognuno di noi, della paura di perdere quello che si lascia indietro e della forza magnetica di portare i piedi avanti, della nostalgia dei ricordi e perché no, anche del ritorno a casa».

Quali sono i tuoi progetti futuri? Ci sarà un altro tour?

«Sono immersa nella fase creativa, sto scrivendo tanto e sto prendendo il giusto tempo e la giusta cura. Ma lo ammetto, mi manca salire sul “ring” … spero di farlo al più presto!».

Un consiglio per i musicisti siciliani che sognano di portare la loro musica nel resto della penisola?

«Sacrificio, sudore, sostanza. Le tre S bisogna poi portarle in giro».

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