Articolo di Omar Gelsomino,  Foto di Samuel Tasca

Oltre cinquant’anni di carriera trascorsi fra teatro, cinema e tv. Umile e generoso al tempo stesso, attore e doppiatore, la capacità di far ridere il pubblico e di regalare emozioni interpretando ruoli drammatici sono valsi a Leo Gullotta numerosi premi: David di Donatello, Nastri d’Argento, Globo d’Oro e Ciak d’Or, ultimo il Premio Verga alla carriera.

Ha lavorato con registi famosi come Nanni Loy, Giuseppe Tornatore, Alberto Bevilacqua, ha preso parte a fiction di successo, ha dato vita a personaggi televisivi indimenticabili come la Signora Leonida ne Il Bagaglino, ha “prestato” la sua voce di importanti attori.

«Chi fa la mia professione – dichiara Leo Gullotta – deve conoscere i vari linguaggi dello spettacolo e quindi il dramma, la commedia, il cinema, la televisione. Cinquantaquattro anni di carriera sono duri. Ogni cosa mi ha dato tanto ma sicuramente ho anche preso qualcosa: ho sempre fatto personaggi completamente diversi l’uno dall’altro, dal varietà al dramma alla commedia. Alla base c’è la piacevolezza che ho sempre avuto e che mi hanno insegnato i grandi come Turi Ferro e Salvo Randone, perché è lì che sono nato, al Teatro Stabile di Catania. L’importante è essere onesti con il pubblico».

Pur essendo un attore di successo, avendo interpretato tantissimi ruoli Gullotta non ha mai dimenticato le sue origini. Catanese, figlio di un maestro pasticcere, è considerato l’emblema della sicilianità.

«Mi considero un catanese doc, un siciliano, un italiano soprattutto, un europeo. Ho sempre osservato da cittadino perché le radici non si devono mai dimenticare e quindi osservando la mia Catania, la Sicilia, il paese mi piace condividere pensieri, volti a costruire un paese migliore non a condividere affari. L’affare bisogna metterlo da parte, questa cultura della furbizia anziché dell’intelligenza. Devo però anche sottolineare che, nel nostro paese, chi pensa disturba».

L’Auditorium è gremito di gente in attesa che salga sul palco e noi lo incontriamo in occasione della consegna del Premio Verga a Vizzini, un meritato riconoscimento alla sua importante carriera, ed emozionato ha ringraziato «gli organizzatori del pensiero che hanno avuto nei miei riguardi assegnandomi un premio prestigioso e particolare. Da catanese sono gioiosamente contento di aver visitato questo museo così ben organizzato, compreso quel settore preparato dai giovani. È l’occasione di potermi incontrare con tutta la mia gente, e questo non può che essere una cosa particolare. Da cittadino, da uomo dell’oggi vedo attuale la lezione dei Malavoglia, non so se Verga è stato anticipatore nell’individuare i Malavoglia politici, parlo dell’Italia intera naturalmente, e il suo mare con la sua Provvidenza così sempre in tempesta: il nostro è sempre un paese che sta affrontando diversi problemi. Mi auguro di ritornare al porto come la Provvidenza e di cercare di costruire, così dico ai miei amici laddove sono invitato, ai ragazzi e agli universitari, di uscire di casa, stare insieme, andare a teatro e al cinema, seguire i concerti, leggere, perché tutte queste cose vi apriranno la mente».

Dall’alto della sua esperienza e saggezza invita «i giovani, oltre a giocare magnificamente con gli smartphone, di non stare sempre chiusi in casa a chiave. Cercate sempre di guardare la vita perché più mezzi avrete mentalmente come parole, come concetti, come pensieri, meglio risolverete le note pesanti che a volte ci dà la vita. Anche perché rimanendo a casa dareste ragione a chi cerca di infondere in voi questa paura. Invece state insieme, incontratevi, parlate, costruirete sicuramente delle cose meravigliose anche qui, in questa bellissima cittadina che è Vizzini».

Cultura verghiana ancora presente nella società perché «parliamo di un pezzo di storia della letteratura italiana: Verga, De Roberto, Capuana, Martoglio, Pirandello, sono tutte menti che allora, quando non c’era assolutamente niente, visitando Vizzini e sapendo che una volta c’era un magnifico teatro, testimoniano che vi fosse un grande movimento di cultura, di pensiero e di incontri. Questo è positivissimo, evidentemente per quello che vedo qualche goccia questa storia l’ha lasciata».

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