Articolo di Irene Novello   Foto di Emilio Messina

La Sicilia ricca di bellezze artistiche, paesaggistiche e architettoniche, continua a essere la protagonista dello scenario culturale nazionale. Nel 2018 la sesta edizione del concorso nazionale promosso dall’Associazione “I Borghi più belli d’Italia”, è stata vinta dal borgo siciliano di Petralia Soprana. A quasi 1150 m. sul livello del mare, arroccato su una parete di roccia calcarea, è il paese più alto delle Madonie. Di origini molto antiche, si suppone sia stata l’antica Petra, città fondata dai Sicani. Sotto il dominio dell’Impero Romano fu uno dei principali centri produttori di grano. Nel IX secolo il centro fu conquistato dagli Arabi e ribattezzato con il nome di Batraliah. Conquistato dai Normanni nel 1062, divenne un’importante roccaforte. A partire dal XVI secolo il borgo, centro fiorente di arte scultorea, vanta un’importante tradizione artistica, dai Ragona a Frate Umile, Frate Innocenzo e Vincenzo Gennaro, artista di fama internazionale. Molto ricco è il patrimonio architettonico che si è conservato: la Chiesa Madre dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, dove è conservato uno dei trentatré crocifissi lignei realizzati da Frate Umile, presenti in diverse chiese dei centri siciliani; la Chiesa di S. Maria di Loreto con pianta a croce greca, arricchita nel prospetto da due campanili sormontati da guglie decorate con maioliche policrome. Ancora oggi il borgo conserva la struttura urbanistica di età medievale caratterizzata da stradine che si snodano tra chiese e palazzi nobiliari, piccole case realizzate in conci di pietra locale e piazze circondate da imponenti costruzioni che si affacciano a scenografici belvederi. Sembra di camminare in un museo a cielo aperto!

Petralia Soprana è il quarto borgo siciliano a essere insignito del titolo Borgo dei Borghi, insieme a Gangi, Montalbano Elicona e Sambuca di Sicilia che hanno vinto le scorse edizioni del concorso. Sono paesi che raccontano le tradizioni e la storia più recondita dell’Isola, spesso poco conosciuti nell’immaginario comune. La Sicilia dei borghi è stata raccontata nel libro “Borghi di Sicilia” (Dario Flaccovio Editore), di recente pubblicazione, nato «per offrire al lettore la possibilità di vivere e conoscere la Sicilia al di fuori dei radar del turismo di massa e delle mete più facili e visibili, raccontando una Sicilia inedita, lontana dagli stereotipi, una Sicilia dei margini ma non marginale. Abbiamo voluto raccontare la Sicilia interna, di montagna e di collina, distante dall’immagine solo “balneare” che si ha della nostra isola»- come ci racconta Fabrizio Ferreri, che insieme con Emilio Messina ha curato la pubblicazione. Il libro illustra un itinerario attraverso cinquantotto borghi raccontati con il coinvolgimento emotivo di chi questi luoghi li vive.

Perché secondo te, Fabrizio, in Sicilia il concorso promosso dalla trasmissione in onda su Raitre “Alle falde del Kilimangiaro” ha avuto così tanto successo?

«Perché le nostre comunità sanno ricompattarsi quando vengono sollecitate da occasioni eccezionali. L’auspicio è che questa forza possa valere ed essere operante anche nel quotidiano, dove invece prevalgono spesso ostilità, incomprensioni, indifferenza. Sperimentare una maggiore unione di comunità in casi eccezionali, come un simile premio, può dare prova del piacere di ritrovarsi vicini, solidali, radicando un senso nuovo e più forte dello stare insieme, del mettere in comune». 

Quali strategie bisogna mettere in atto per valorizzare i borghi siciliani?

«Non basta agire sulla leva economica. Bisogna recuperare “la coscienza del luogo”, stimolare la capacità d’identificazione con i valori e le risorse di un territorio, ma non in senso chiuso e localistico, bensì all’insegna di un’apertura che ci consenta di mettere in comune, di condividere e accrescere i significati che la storia di un luogo ci consegna. Bisogna “fare comunità” innanzitutto. Questa peraltro è l’unica base per costruire economie che non siano effimere, ma durature e sostenibili».

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