a cura di Maria Concetta Manticello

Oggi, dopo aver faticato ad imporsi, la “Pet Therapy” è riconosciuta e ampiamente praticata.                   Un successo che ha reso l’Italia, da fanalino di coda nella sperimentazione di nuove terapie, modello a cui fanno riferimento i paesi più avanzati. Dalle origini ad oggi la storia dell’evoluzione dell’uomo è sempre andata di pari passo a quella degli animali. Nelle culture antiche a molti di essi venivano attribuite capacità terapeutiche in quanto apportavano benefici alla salute dell’uomo. Nell’età cristiana, i cani, per esempio, venivano considerati guaritori di ferite e piaghe.

Il primo vero utilizzo scientifico di animali a scopo terapeutico risale al 1792, grazie allo psicologo inglese William Tuke, che per la prima volta sperimenta una cura, con l’aiuto di animali da cortile, su pazienti affetti da disturbi psichiatrici.

Il termine “Pet Therapy” viene usato per la prima volta nel 1964 dallo psichiatra infantile Boris M. Levinson, il quale notò come la presenza del suo cane alle sedute con bambini autistici si rivelasse proficua nel facilitare la comunicazione tra i piccoli pazienti e il medico. Infine, nel febbraio del 2003 un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri introduce la “Pet Therapy” negli ospedali e nelle strutture residenziali e così, a Firenze, il 4 maggio 2016 i cani entrano per la prima volta all’ospedale Careggi nel reparto di rianimazione d’emergenza, per aiutare i pazienti ad uscire dalla terapia intensiva. Dunque, anche in un reparto “delicato”, i nostri amici a quattro zampe, opportunamente addestrati, possono avere un importante ruolo terapeutico.

La “Pet Therapy” può essere praticata con vari animali, a seconda della patologia che si vuole affrontare. Ma tra tutti spicca senza dubbio il cane che frequentemente viene chiamato a svolgere il ruolo di compagno di lavoro come co-terapeuta negli interventi assistiti con animali. La presenza di un animale migliora, dal punto di vista psicologico, la vita dell’individuo, diminuendo solitudine e depressione, dando impulso alla cura di sè stessi e diventando una fonte di attività quotidiane significative.

È dimostrato che durante le sedute si abbassa l’ansia, si riduce la pressione sanguigna, la glicemia e il battito cardiaco. Patologie come l’autismo, l’anoressia, i disturbi psichici, le disabilità post-ictus o post-traumatiche possono trovare notevoli vantaggi dall’utilizzo degli animali in accostamento alle terapie tradizionali. È emozionante pensare all’effetto che queste splendide creature hanno non solo sulle persone sane ma soprattutto sulle persone portatrici di un qualche disagio.

“Fido” dunque è veramente un medico speciale, non indossa il camice ma la pelliccia, e ciò conferma più che mai il vecchio e saggio detto che lo vuole migliore amico dell’uomo.

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