Passioni verghiane. Storie senza tempo

a cura di Alessia Giaquinta

«Ascoltatemi», ripigliò; «voi siete una vittima».

«Oh! no, signore!».

«Sì, voi siete la vittima della vostra posizione, della cattiveria di vostra matrigna, della debolezza di vostro padre, del destino!».

Poche frasi, tratte dal romanzo “Storia di una Capinera” (1871) di Giovanni Verga, bastano a farci comprendere la storia di Maria, una giovane – orfana di madre – costretta a diventare monaca di clausura a causa delle indigenti condizioni familiari. Lei, però, non sente la vocazione alla vita religiosa che le è stata imposta. Tutt’altro: Maria ama “l’aria, la luce, la libertà” e anche un uomo, Nino. Una vicenda drammatica, di intense passioni e infelici turbamenti è quella di Maria, la Capinera; una storia che ha ispirato anche il noto regista Zeffirelli per la produzione di un film tratto dall’omonimo romanzo di Giovanni Verga.

Ed è proprio l’intellettuale catanese, nato a Vizzini nel 1840 e riconosciuto come il “padre del Verismo italiano”, che attraverso la sua attività letteraria è stato capace di rendere viva – per i lettori di ogni tempo – la realtà siciliana del periodo storico in cui egli visse, una fotografia cruda e intensa, insomma, della Sicilia dell’Ottocento e dei suoi personaggi, tragicamente rassegnati al loro destino.

E lo fa senza filtri. Verga, con scrupolo realistico e senza intrusioni soggettive, indaga le passioni dell’uomo, le sue ambizioni, la smania di potere, la ricchezza, l’ingiustizia sociale, l’egoismo e presenta molte altre tematiche che, pur contestualizzate nella storicità delle vicende narrate, risultano sempre attuali.


Leggere, oggi, qualsiasi opera verghiana, dà, infatti, la possibilità di fare un’esperienza multipla: non permette, dunque, soltanto di conoscere di un passato remoto che appartiene alla nostra terra, né solamente di apprezzare lo stile, il linguaggio e l’eccelsa capacità narrativa dell’autore, ma si rivela anche uno strumento che consente di scrutare l’animo umano – con le sue miserie e passioni – conducendo ogni lettore a riflessioni sempre attuali e rinnovate sull’uomo e la sua esistenza.

Verga va, dunque, letto e riletto. Va meditato e celebrato grandemente, così come è stato fatto nel corso di quest’anno, in memoria del centesimo anniversario dalla sua morte (avvenuta a Catania nel 1922). È importante che le sue opere siano studiate con più attenzione nelle scuole, approfondite nei centri culturali, narrate sui social, portate nei teatri, … E siano trasmesse soprattutto alle nuove generazioni, perché non affievolisca mai la consapevolezza dell’immenso patrimonio che ci ha lasciato Verga che – come disse il critico letterario Luigi Russo – è “il nostro più grande narratore che sia nato dopo il Manzoni”.

 

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