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Articolo di Omar Gelsomino    Foto di Roberto Strano

«Sono contento di trovarmi in mezzo a voi. È bello il sole della Sicilia». È iniziato così il discorso di Papa Francesco, quasi a sottolineare il calore umano e la splendida giornata di sole che l’hanno accolto a Piazza Armerina in occasione del bicentenario della Diocesi, in questo suo secondo viaggio in Sicilia, cinque anni dopo aver visitato Lampedusa. E non ha deluso le attese degli oltre cinquantamila fedeli che lo attendevano in Piazza Europa gridando gioiosamente il suo nome.
«Non sono poche le piaghe che vi affliggono. Esse hanno un nome: sottosviluppo sociale e culturale, sfruttamento dei lavoratori e mancanza di dignitosa occupazione per i giovani, migrazione di interi nuclei familiari, usura, alcolismo e altre dipendenze, gioco d’azzardo, sfilacciamento dei legami familiari. Di fronte a tanta sofferenza, la comunità ecclesiale può apparire, a volte, spaesata e stanca, a volte invece, grazie a Dio, è vivace e profetica, mentre ricerca nuovi modi di annunciare e offrire misericordia soprattutto ai fratelli caduti nella disaffezione, nella diffidenza, nella crisi della fede». Concludendo il suo intervento, a volte andando anche a braccio, Papa Francesco ha esortato i fedeli a impegnarsi «per una nuova evangelizzazione di questo territorio centro-siculo, a partire proprio dalle sue croci e dalle sofferenze. Vi attende una missione avvincente, per riproporre il volto di una Chiesa sinodale e della parola», affinché la nuova evangelizzazione, la carità evangelica e la buona parola arrivino ovunque, senza dimenticare nessuno e soprattutto «gli anziani, i nostri nonni. Loro sono le nostre identità, le nostre radici e non vogliamo essere un popolo sradicato» e a coloro che si sentono delusi e sconfitti, che vivono ai margini. La seconda tappa del suo viaggio era Palermo, proprio nel giorno in cui ricadeva il 25° anniversario della morte del Beato Pino Puglisi, caduto per mano della mafia. Al Foro Italico l’attendeva un bagno di folla e da lì Papa Francesco ha precisato «Oggi abbiamo bisogno di uomini d’amore, non di uomini d’onore. Chi è mafioso non vive da cristiano. Chi è mafioso bestemmia con la vita il nome di Dio-Amore. Smettete di pensare a voi stessi e ai vostri soldi. Convertitevi al vero Dio, altrimenti la vostra stessa vita andrà persa e sarà la peggiore delle sconfitte». Ricordando l’operato di Padre Pino Puglisi ha dichiarato «Sapeva che rischiava ma sapeva soprattutto che il pericolo vero nella vita non è rischiare, è vivacchiare tra comodità, mezzucci e scorciatoie. Dio ci liberi da una vita piccola, che gira intorno ai piccioli. Don Pino Puglisi non si accontentava di non far nulla di male ma seminava il bene. Oggi siamo chiamati a scegliere da che parte stare: vivere per sé o donare la vita». L’invito è a scegliere fra l’amore e l’egoismo, fra il bene e il materialismo. «Domandiamoci cosa posso fare io, che cosa posso fare per gli altri – ha continuato Papa Francesco -. Non aspettare che la Chiesa faccia qualcosa per te, comincia tu. Senti la vita della tua gente che ha bisogno. Ascolta il tuo popolo. Questo è l’unico populismo possibile, l’unico populismo cristiano, sentire e servire il popolo». Un altro momento commovente della visita pastorale è stato l’abbraccio con Biagio Conte, che con la sua missione Speranza e Carità, assiste migliaia di persone in difficoltà dove il Papa ha pranzato con gli ospiti della missione. Poi un breve passaggio nel quartiere Brancaccio, dove Padre Pino Puglisi è stato ucciso, in Cattedrale per incontrare il Clero diocesano e religioso invitandoli a «non legarsi ai poteri del mondo e non vivere una doppia morale ma servire nella semplicità» e infine a Piazza Politeama l’ultimo appuntamento con i giovani esortandoli a «sognare in grande» per affrontare il presente e progettare il futuro, rivendicando con l’orgoglio «di appartenere a una terra che non è irredimibile». Sorrisi e lacrime di gioia hanno segnato i volti dei fedeli accorsi a incontrare un Papa portatore di speranze e il suo messaggio è stato abbastanza chiaro, adesso spetta a noi far si che le sue parole non rimangano tali, ma abbiano un seguito, si trasformino in fatti concreti!

 

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