Pamela Villoresi: “Sono fortunata perché la mia vita mi assomiglia”.

di  Omar Gelsomino, foto di Marco Ghidelli e Archivio Teatro Biondo


 

«Sono una teatrante, una persona di spettacolo che come tanti può avere dei ruoli diversi. Sono cose che arrivano con l’esperienza, come direbbe Mario Luzi sono “cose che succedono a chi insiste a sopravvivere”, avendo cinquant’anni di teatro». Inizia così l’intervista con Pamela Villoresi, attrice e regista, direttrice dal 2019 del Teatro Biondo Stabile di Palermo. Con una voce calda e allegra racconta il suo percorso professionale, la direzione del teatro e i suoi progetti futuri.

«La passione per il teatro è nata da sempre, da bambina quando mia mamma cucinava usavo come microfono un colino, e dicevo: “Ecco a voi Valeria Mattoni” e cominciavo a recitare. Ho sempre voluto fare teatro, mi iscrissi al Teatro Metastasio di Prato e a 15 anni debuttai come protagonista ne “Il Re nudo” insieme a Roberto Benigni. Finalmente i miei genitori capirono che la mia era una missione più che una passione o tutte e due le cose insieme e dal ‘72 iniziarono le mie tournée». Dopo aver interpretato tanti ruoli con i più grandi registi ed attori tra spettacoli teatrali e film, Pamela Villoresi ha diretto diversi festival, è stata consulente di consigli di amministrazione al Teatro Stabile di Prato, al Teatro Argentina di Roma e all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, è stata nominata direttrice del Teatro Biondo Stabile di Palermo.

«Ho accettato con entusiasmo questa nomina, non ultimo il fatto che fosse in Sicilia ed in particolare a Palermo, perché avevo voglia di qualcosa che mi desse più stabilità. Sento sempre la necessità di passare a vedere le prove sul palcoscenico prima di richiudermi in ufficio che continuo a chiamare il mio camerino. Sin dall’inizio ho portato avanti un impegno ben preciso: da una parte radicarci sempre più nel nostro territorio, favorendo la cultura e la letteratura con i nostri artisti; dall’altro aprire alle sperimentazioni e all’arte nazionale ed internazionale».

La pandemia ha colpito tutti i settori, soprattutto il mondo della cultura.  «Il Teatro Biondo non si è fermato nemmeno durante il lockdown. Abbiamo scritturato 164 persone di cui 97 siciliani, vedere come i nostri giovani artisti siano impegnati in spettacoli internazionali mi appaga più del fatto di andare in scena. Il teatro non lo vedo male, più imperano le nuove tecnologie più lo spettacolo dal vivo è sempre più intramontabile. Nonostante la gente abbia ancora il timore del Covid abbiamo appena portato in scena “La concessione del telefono di Camillleri” con ottimi risultati. Il teatro rimane un luogo sicuro».

Pamela Villoresi è una delle protagoniste dello spettacolo ancora in scena in tutta Italia su uno spaccato inedito di Frida Khalo, con “Viva la Vida”, tratto dall’omonimo romanzo di Pino Cacucci per la regia di Gigi Di Luca, con la cantante Lavinia Mancusi e la body painter Veronica Bottigliero. «Inizialmente ero un po’ titubante per via di un’inflazione tra mostre, libri e film, invece abbiamo sottolineato la parte finale della vita di Frida Khalo, la relazione con Chavela Vargas, la sua sofferenza, le operazioni e la sua immobilità a seguito dell’incidente. È un inno all’amore, alla libertà e alla vita».

Viva la vida

 

In questi anni si è creato un legame solido con l’isola. «Ho un rapporto molto forte con la Sicilia, Palermo vive un momento di grande risorgimento, si respira una bella aria di rinascita. Sono appassionata di mare e facendo canottaggio con il gruppo master del Club Canottieri Roggero di Lauria ho vinto diversi ori».


Concludendo l’intervista molto gioviale, Pamela Villoresi ci svela i suoi progetti futuri: «Abbiamo tanti progetti ambiziosi e l’interesse da parte dei teatri italiani sul Biondo ci ha scaldato il cuore ed io voglio continuare a dirigere questo teatro. Conservo sempre il mio ruolo nella serie TV Don Matteo e poi vorrei vincere qualche altro oro nel canottaggio. Sono fortunata perché la mia vita mi assomiglia».

Il Teatro Biondo e Pamela Villoresi sono stati insigniti del premio “Segal Center Awards for Civic Engagement in the Arts” per l’impegno civile e sociale nella propria attività artistica.

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