Articolo di Angelo Barone   Foto di Samuel Tasca

Affermare valori positivi e saperli raccontare sono due degli elementi alla base del successo delle iniziative imprenditoriali ed editoriali di Oscar Farinetti che già sin dalla sua prima esperienza imprenditoriale Unieuro, una catena di centri specializzati in elettronica di consumo, riesce a coinvolgere il poeta Tonino Guerra con una campagna di comunicazione che ha lasciato il segno: “Gianni, l’ottimismo è il profumo della vita!”. Venduta Unieuro, Farinetti ha investito sulla qualità e sulla bontà del cibo italiano creando Eataly, una catena di negozi nel mondo per far mangiare italiano e far vivere le emozioni che solo il nostro cibo sa dare. Oggi con Eataly l’alta qualità italiana è presente con ventidue punti vendita in Italia e diciotto all’estero: in Giappone, negli USA, a Mosca, a Istanbul, a Dubai, a Doha, a Seul, a San Paolo, a Monaco, a Copenaghen, a Stoccolma ed entro il 2018 sono previste due nuove aperture a Parigi e a Las Vegas. Il suo ultimo progetto è FICO Eataly World, inaugurata il 15 novembre 2017 a Bologna. La Fabbrica Italiana Contadina è il più grande parco agroalimentare al mondo che Farinetti descrive come «luogo di bellezza, per tutti e per sempre, per affermare la centralità dell’Italia in campo agroalimentare».
Incontriamo Oscar Farinetti a Taormina in occasione di un confronto, a TaoBuk, dove insieme alla chef Ana Roš, vincitrice del World Best Female Chef 2017, ha dialogato sul valore imprescindibile del territorio e della tradizione per valorizzare la propria terra e i suoi prodotti. Disponibile e innamorato della Sicilia, da tempo ha annunciato che Eataly aprirà a Catania, ci dice «dovete essere orgogliosi di vivere in uno dei posti più belli al mondo, con un grande patrimonio produttivo ricco di meravigliose biodiversità. Continuate a produrre i prodotti del territorio come si faceva una volta con gli strumenti della modernità, unite tradizione e nuove tecnologie per produrre in biologico e poi create un packaging che sappia raccontare e vendere nel mondo il vostro prodotto, insomma dovete fare qualcosa per riuscire a esplodere». È ancora ottimista? «Migliorare, penso, sia l’attività umana principale che ciascuno di noi può intraprendere, io sono un soluzionista: quando c’è un problema, dedico cinque minuti alle criticità e cinquantacinque alle soluzioni. L’ottimista pensa che i problemi si possano risolvere, il pessimista no e si lamenta. Il pessimismo lo inserirei tra i sette vizi capitali e toglierei la gola». Anche nella sua ultima pubblicazione “Ricordiamoci il futuro”, in cui l’autore ci invita a un modello economico e sociale basato su un nuovo rapporto con la natura e tra noi umani in cui la parola chiave sia “rispetto”, il filo conduttore è sempre tracciato da Tonino Guerra, il poeta che Elsa Morante definì “l’Omero della civiltà contadina”, «C’era un uomo che camminava dritto e presto verso il futuro, ma spesso voltava la testa all’indietro. Lo prendevano per matto e quando gli chiedevano perché, l’uomo rispondeva: se non capisco da dove arrivo, con il cavolo trovo dove andare». Farinetti insiste su passato e futuro e invita a utilizzare gli esempi e i valori migliori: nel Rinascimento il valore più grande è la fiducia, il Risorgimento è caratterizzato dal Patriottismo e nel dopoguerra la linfa vitale è stata il coraggio. «Dobbiamo voler bene al nostro paese che è il più bello al mondo, dove insiste il 70 per cento del patrimonio artistico del pianeta, voler bene alla propria terra non significa impedire agli altri di venire anzi chi vuole bene accoglie a braccia aperte e si deve passare dall’integrazione all’interazione, occorre avere fiducia e coraggio se vogliamo fare dell’Italia il paese più ricco e felice del pianeta». Il prossimo impegno di Farinetti è dare valore e appetibilità al rispetto e affermare che avere senso civico è “figo”. Gli chiediamo una nuova parola chiave per questi tempi «Quasi, quasi giusto, quasi bene, dobbiamo gestire l’imperfezione e smettere di avere sempre ragione, l’unica perfezione è il compromesso e la soluzione è mischiare».

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