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Bianca Magazine N.29 Le antiche tradizioni di Bianca

Tranquilli, ci pensa l’olio Iperico

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Articolo di Alessia Giaquinta   Foto di Laura Vinci

Conosciuta come “scacciadiavoli” o “Erba di San Giovanni”, l’iperico è una pianta officinale potentissima, addirittura “miracolosa”, come sostengono alcuni. Il motivo dei nomi che l’accompagnano rivela in qualche modo il legame esoterico-magico-religioso che le viene attribuito. Il nome iperico deriva dal greco, ossia “sopra le immagini”, perché si riteneva che questo fiore – dal colore giallo ma capace di secernere un inteso liquido rosso – posto sopra l’immagine della Sacra Famiglia, fosse capace di allontanare i demoni e proteggere la casa.

Ma è anche nominata “Erba di San Giovanni”. Perché? I motivi sono molteplici. Si parte dal fatto che la fioritura dell’iperico avviene nel mese di giugno, in procinto del solstizio d’estate, quando si celebra anche la nascita di San Giovanni. Secondo questa visione, il 24 giugno l’iperico, in occasione della sua festa, assume i poteri curativi che lo caratterizzano. Ma un altro motivo lo lega al Santo: la sostanza rossa contenuta nel pistillo del fiore, richiama il sangue versato da San Giovanni Battista durante il suo martirio, commemorato il 29 agosto, periodo ultimo per la raccolta del fiore.

In epoca medievale, durante le feste in onore a San Giovanni, era consuetudine danzare con in capo una ghirlanda di fiori di iperico. Al termine della festa essa veniva lanciata sui tetti delle case o tra i rovi di un falò come rito propiziatorio per i raccolti, la protezione del bestiame e quella delle abitazioni.
Nell’armentario dell’esorcista non poteva mancare l’olio prodotto dall’iperico e, al tempo delle crociate, esso era usato nel trattamento delle ferite dei cavalieri dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme.

Oltre ogni credenza e superstizione, la ricerca scientifica ha appurato le proprietà di questa pianta che cresce nelle terre incolte. Nel territorio ibleo, ad esempio, la si può trovare dal mare alla montagna, dai campi e ai cigli delle strade.

Ma parliamo dei benefici. L’iperico, grazie alle sue proprietà antidepressive e ansiolitiche è in grado di agire sul sistema nervoso al pari degli psicofarmaci, senza presentare controindicazioni. Grazie all’ipericina ha proprietà balsamiche, è un ottimo espettorante e antivirale. Perfetto contro tosse, raffreddore e catarro ed inoltre è utile a fortificare le difese immunitarie. Per godere di questi benefici bisogna realizzare un decotto di iperico o delle tisane. È severamente sconsigliato il metodo “fai da te”, in questo caso è necessario affidarsi a naturopati o rivolgersi ad un’erboristeria.

Tra le molteplici proprietà di questa pianta ci sono quelle legate alla cura della pelle. L’oleolito che si ricava dall’infuso macerato dell’iperico è un vero toccasana per contusioni e dolori articolari, cura le ustioni ed è un perfetto cicatrizzante. Inoltre è ideale per ammorbidire ed idratare la pelle che, immediatamente, appare setosa e piacevole al tatto.
Nella stagione calda, inoltre, è spesso utilizzato per lenire le scottature (attenzione, però a non esporsi al sole dopo averlo cosparso nel corpo) e per alleviare i fastidi conseguenti alle punture d’insetto.
Insomma… una vera panacea!

CURIOSITÀ

  • Alcuni naturopati utilizzano l’oleolito di iperico per trattamenti e massaggi.
  • Anticamente le donne portavano un rametto di iperico con sé, credendo potesse proteggerle da ogni violenza.
  • Si ritiene che il potere di questa pianta venga infuso grazie alla rugiada della notte di San Giovanni. I fiori raccolti prima del 24 giugno non avrebbero, infatti, le medesime proprietà benefiche!

 

COME PREPARARE L’OLEOLITO

Occorrente:
200 gr di fiori di iperico,
600 ml di olio (extravergine d’oliva / olio di mandorla),

Procedimento:
Dopo aver raccolto (possibilmente in luoghi non inquinati) e pulito i fiori di iperico, farli macerare in un barattolo insieme all’olio. Una volta al giorno agitare il contenitore, per un mese. A conclusione filtrare, spremendo il più possibile la pianta, con un colino. Conservare l’oleolito in boccettine, in luoghi asciutti e al buio.

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