di Benì Inzirillo  Foto Astuto

L’importanza archeologica del territorio di Grammichele è ben nota. Nelle contrade di Madonna del Piano, Poggio dell’Aquila, Terravecchia, laddove i segni del passato si integrano mirabilmente con la bellezza dei luoghi, si conserva una complessa stratigrafia culturale; dalle antiche popolazioni indigene della Sicilia orientale, che fornirono il sostrato sul quale si innestò la civiltà greca, si giunge, senza soluzione di continuità, alla città di Occhiolà, distrutta dal terribile sisma del 1693.

Il borgo medievale, di cui sono ancora visibili, le imponenti rovine del castello e di gran parte del tessuto urbano, occupava la parte nord occidentale di quel vasto complesso di colline che prende il nome di Terravecchia.
Nel XVI secolo il Fazello forniva le prime notizie sui resti di più antiche vestigia che si trovavano nelle campagne di Terravecchia; ad esse Cluverius, poco più tardi, collegherà il toponimo di Echetla, identificazione rimasta la più diffusamente accettata sino ad oggi.

La prima sistematica indagine del territorio però si deve a Paolo Orsi, il grande archeologo roveretano che, a partire dal 1891, e sino al secondo decennio del secolo successivo, si occuperà in varie riprese di Grammichele, riconoscendo nelle sue plaghe, un centro indigeno ellenizzato dai coloni greci.
In questi ultimi decenni sono state individuate altre aree di necropoli (splendido il cratere figurato di produzione laconica conservato al Museo Regionale di Siracusa) e si è cominciato a mettere in luce l’abitato che si sviluppa sulle colline e lungo le pendici di esse con la scoperta di alcune abitazioni del VI secolo a.C. e altre di epoca ellenistica. É stato rinvenuto tra l’altro un grande edificio scavato in roccia, databile alla fase tarda dell’età del bronzo, di funzione probabilmente sacra.

Da cittadini grammichelesi, orgogliosi della storia tipica e delle origini lontane di cotanta importanza, riteniamo che l’area archeologica di Occhiolà possa essere una rara attrazione turistica che, inserita in un percorso culturale e gastronomico, alimenterebbe il tessuto economico della nostra cittadina e lo spirito di accoglienza che da secoli ci ha notoriamente contraddistinti.

Lascia un commento
0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *