di Angelo Barone  Foto di Samuel Tasca

“A Natale tutte le strade portano a casa” scrisse Marjorie Holmes, giornalista e scrittrice americana, e per tutte le famiglie è l’occasione per ritrovarsi, stare insieme con gioia e convivialità. Chi può cerca di rispettare l’antico proverbio “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”.

Per Natale tante sono le tradizioni della nostra cultura contadina, così come sono tanti sono i profumi e i sapori che ancora oggi i nostri figli sparsi per il mondo cercano quando tornano casa. Con l’avvicinarsi del Natale cominciano i preparativi per realizzare i dolci e in Sicilia i cuddureddi sono uno dei dolci tipici di questa festa. Tante sono le versioni di “cuddureddi” in Sicilia e tra queste si distinguono anche quelle di miele o di vino cotto di Grammichele. Per questo Natale abbiamo sentito il bisogno di rivivere direttamente questo rito attorno al forno a legna con diverse generazioni di donne impegnate a mantenere e tramandare quest’arte pasticcera: sì proprio arte, sono delle creazioni artistiche belle da vedere e buonissime da mangiare.

In inverno, attorno al forno a legna con la relativa tannura, nelle case dei nostri nonni si svolgeva gran parte della vita familiare: si faceva il pane, si cucinava, si riscaldava l’acqua per lavarsi o per fare il bucato e successivamente nella conca si asciugavano parte del bucato e con lo stesso carbone ardente si alimentava il calore nei ferri da stiro.

Nel raccontarvi la preparazione dei cuddureddi abbiamo provato a creare l’ambiente giusto con le donne dell’Aide di Grammichele. La sera prima alcune di loro preparano il vino cotto e lavorano il miele di zagara con le bucce di mandarino in modo che l’indomani mattina si possa lavorare l’impasto per i cuddureddi. La mattina successiva l’appuntamento è a casa di Marisa attorno al forno rigorosamente la legna perché come dice la signora Giovanna deve sentirsi la leggera l’affumicatura del legno.

Con Samuel ci rechiamo all’appuntamento con la curiosità e la voglia di assaggiare i cuddureddi che da piccolo mangiavo quando a casa della nonna, mia madre con le sue sorelle si riunivano per fare i dolci di Natale e noi bambini tutti lì ad aspettare che venissero sfornati mentre il loro profumo ci inebriava di piacere e non potete nemmeno immaginare quanto ne mangiavamo.

Troviamo tutte le signore al lavoro: chi impasta la semola, chi stira la pasta, chi prepara i mastazzoli con il vino cotto o il miele preparati la sera prima, chi dà forma ai disegni, chi pizzica, chi arde il forno, chi prepara il caffè, chi racconta la storia, i segreti e i modi di fare questo dolce. In quest’atmosfera di serena e piacevole convivialità con Natascia, Giovanna, Marisa, Maria Teresa, Pina, Cettina e Terina i cuddureddi prendono forma e mentre la prima teglia entra nel forno il profumo del miele di zagara e del mandarino comincia a invadere la cucina. Arrivato il momento tanto atteso, la prima teglia è pronta e come da bambini le mangiamo ancora calde ed è una goduria che i nostri lettori potranno provare visitando il Presepe vivente di Occhiolà dove potranno rivivere, grazie alle signore dell’Aide e agli occhialesi, le tradizioni gastronomiche di un tempo.

Tante sono le versioni sulla forma dei cuddureddi, a me piace segnalare quella della signora Tindara, a lei hanno detto che i cuddureddi sono la coroncina di Gesù e per questo mette tanto amore e delicatezza nel farle. Ci auguriamo che in questo tempo di paure, tragedie e guerre l’umanità sappia ritrovare il piacere dello stare insieme come in una grande e immensa famiglia.

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