Articolo di Alessandra Alderisi, Foto di Andrea Scarafò

Corpo, mente e spirito. La nostra salute deriva dalla sommatoria di questi tre elementi o dalla loro interazione? A questa domanda le cosiddette “terapie alternative” rispondono con un approccio basato su un principio olistico e in piena concordanza con la definizione stessa di salute stilata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: “Benessere integrale fisico, psichico e sociale della persona”. Per vivere in un corpo sano, quindi, dobbiamo prenderci cura anche della mente e dello spirito.

La comicoterapia, lavorando costantemente sulla sfera delle emozioni positive offre un importante supporto al processo di guarigione, integrandosi perfettamente con i metodi della medicina tradizionale.

Ne abbiamo parlato con Fabio Ferrito, Clown Dottore e portavoce dell’Associazione di Comicoterapia “Ci Ridiamo Sù” di Ragusa che da dieci anni opera portando il sorriso in vari contesti socio-sanitari e favorendo quello che è il processo di umanizzazione dei luoghi di cura.

 

Cosa s’intende di preciso per Comicoterapia?

 

«La gelotologia (dal greco ghelos: risata), conosciuta comunemente come comicoterapia, studia e applica le potenzialità del ridere e delle emozioni positive ai percorsi terapeutici e riabilitativi. La nostra associazione lavora negli ospedali, con i bambini, nei centri e reparti di ricovero, con gli anziani, i diversabili, nelle missioni umanitarie al fine di alleviare il disagio della malattia e della solitudine con la potenza curativa della risata e del buon umore».

 

Chi è il “Clown Dottore”?

 

«È un operatore socio-sanitario-culturale professionale che ha seguito un iter formativo articolato e specifico al fine di interagire in ambienti difficili e complessi. La denominazione stessa di “Clown Dottore” unisce i due concetti fondamentali del nostro agire: la cura e il gioco. Ed è proprio tramite l’aspetto ludico che ci distacchiamo dalla malattia, cambiamo prospettiva e ci rivolgiamo alla parte sana della persona per attivare le sue risorse e riaccendere quella scintilla vitale che è dentro ognuno di noi».

 

Quali sono i vostri progetti in vista del Natale?

 

«Tutto l’anno e a maggior ragione durante le feste il nostro obiettivo è quello di rompere la routine ospedaliera cercando di introdurre in essa elementi che rimandino l’immagine del quotidiano. A Natale porteremo il clima della festa aprendo un dialogo tra il reparto e la città, facendo comunicare in modo creativo e giocoso le due comunità».

 

La vostra figura viene spesso associata ai reparti di Pediatria ma in realtà voi lavorate tantissimo anche con gli adulti. Ci sono differenze di approccio nel relazionarsi con i grandi rispetto all’interazione con i più piccoli?

 

«Partiamo dall’assunto di base che il bambino sa giocare, l’adulto, invece, deve re-imparare a farlo. Attraverso il gioco si abbatte il muro del silenzio, ci si racconta, si genera un contatto. Ciò che noi facciamo è cercare, con la nostra presenza di innescare quel circolo virtuoso di energie capaci di ricucire quello strappo relazionale che si crea a causa della paura».

 

 

L’associazione è attualmente impegnata anche nel “Progetto Saturnino” che prevede l’inserimento dei Clown Dottori in Day Hospital oncologico al Maria Paternò Arezzo di Ragusa. L’idea nasce dalla volontà dei familiari di Giovanni Saturnino che insieme a lui hanno affrontato il travaglio della malattia riconoscendo la necessità di introdurre le buone emozioni nelle pratiche ospedaliere. Il ridere è un’esperienza che ha un’immensa carica di positività e se coniugato con l’amore e il senso di comunità riesce ad amplificare la sua azione benefica migliorando lo stato d’animo e di salute del soggetto assistito.

Ognuno di noi può metaforicamente indossare il naso rosso e regalare un sorriso a chi ne ha veramente bisogno sostenendo l’operato di “Ci Ridiamo Sù”, perché essere clown non è solo questione di tecnica, ma è anche e soprattutto quella condizione dello spirito che ci spinge a guardare il mondo da esseri umani.

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