di Omar Gelsomino Foto di Marco Giurdanella

“Un paese in figura di melagrana spaccata; vicino al mare ma campagnolo; metà ristretto su uno sprone di roccia, metà sparpagliato ai suoi piedi; con tante scale fra le due metà, a far da pacieri, e nuvole in cielo da un campanile all’altro, trafelate come Cavalleggeri del Re. (…). Un teatro era il paese, un proscenio di pietre rosa, una festa di mirabilia. E come odorava di gelsomino sul far della sera”. La definì così Gesualdo Bufalino nel suo diario-romanzo “Argo il cieco ovvero I sogni della memoria”. E da quelle parole si desume tutta la sua maestosità.

Come tutti i centri del Val di Noto anche la configurazione urbana di Modica è dovuta ai vari fenomeni di antropizzazione susseguitisi nel tempo: infatti, molte abitazioni ubicate nella parte storica della città non sono altro che i prolungamenti delle grotte abitate sin dall’età preistorica. Quella che un tempo era una Contea, tanto da rappresentare uno degli stati feudali più importanti del Mezzogiorno d’Italia, è divisa in una parte bassa, adagiata sui letti di due fiumi ormai prosciugati, fino a degradare sulla costa che si affaccia sul Canale di Sicilia e la parte alta appoggiata sui pendii di un costone. Al visitatore che vi giunge dall’alto Modica si presenta adagiata sui fianchi di colline lungo delle terrazze sino a giungere a valle, scorgendo così i tetti delle abitazioni a mo’ di tasselli e poi chiese e monumenti resi ancora più belli dalla luce che ne esalta la magnificenza.

Dove il barocco la fa da padrone, dopo la ricostruzione post terremoto del 1693. E per questo dal 2002 è annoverata tra le città Patrimonio dell’Umanità. Su tutti spicca il settecentesco Duomo di San Giorgio, opera voluta dall’architetto siracusano Rosario Gagliardi, con i suoi portali, colonne, stucchi e pregevoli dipinti. In seguito la Chiesa di San Giovanni Evangelista e poi a Modica bassa il Duomo di San Pietro e la Chiesa di Santa Maria di Betlemme. Il Castello dei Conti con la torretta dell’orologio settecentesco, il Teatro Garibaldi e il Museo civico “Franco Libero Belgiorno” e il Museo delle Arti e delle Tradizioni Popolari. Continuando a passeggiare lungo le vie non si può non rimanere incantanti dagli splendidi balconi decorati di Palazzo Tedeschi, Palazzo Tommasi Rosso e Palazzo Manenti e tanti altri in stile tardo barocco. Prima di lasciare la città si può rendere omaggio ad un illustre modicano, già Premio Nobel per la letteratura nel 1959, Salvatore Quasimodo, visitando il Palazzo della Cultura che ospita la “Casa della Poesia” e l’omonimo archivio oltre alla casa natia.

Modica oltre ad essere conosciuta in tutto il mondo per il suo immenso patrimonio artistico si distingue anche per le sue peculiarità enogastronomiche, con tantissimi prodotti tipici dagli ottimi vini al pane, dalle focacce ai pastieri, dalle carrubbe ai formaggi, dall’olio alla fava cottola, dal gelato al cioccolato. Proprio quest’ultimo prodotto, realizzato con il metodo originale, l’ha resa famosa in tutto il mondo e il Choco Modica ormai per i turisti è diventato un appuntamento imperdibile, soprattutto per i golosi del “Cibo degli dei”. Nei mesi scorsi attraverso l’iniziativa “i binari della cultura”, promossa dall’assessorato regionale al Turismo in collaborazione con la Fondazione Ferrovie dello Stato e Trenitalia, Modica è stata una tappa del “Treno del Barocco, un’ulteriore occasione per visitare la città, e far conoscere, ove ve ne fosse bisogno, questa splendida realtà barocca che unisce un’affermata bellezza artistica ai suoi prodotti tipici di qualità.

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