C’era na vota… a Longa! Storia della donna “d’un pezzo” e degli adraniti e brontesi di un tempo

di Alessia Giaquinta


Era sicca, longa e rigida “comu un manicu i scupa. La brontese protagonista del nostro racconto è una donna che, per le sue peculiari caratteristiche fisiche, era conosciuta in paese con il nomignolo di: “a Longa”.

Il giorno delle sue nozze con un giovane lavoratore della zona, accadde un evento assai curioso. Si narra che la ragazza, a causa della sua altezza e soprattutto per la sua rigidità, non riuscisse a varcare la porta d’ingresso della chiesa, dove ad attenderla c’era l’intrepido sposo.

E ora, comu faciemu?”, disse il padre, con aria preoccupata, cercando soluzioni e consigli tra i presenti.
Ci tagghiamu a testa”, propose uno, dopo aver calcolato ad occhio le misure utili alla ragazza per passare dalla porticciola.
No, a testa no, ci servi!” sopraggiunse un altro, indicando invece come soluzione migliore il taglio delle gambe, considerate meno utili rispetto al capo.

Insomma: si creò velocemente una baraonda tra gli invitati, agitati e confusi, alla ricerca di un rimedio efficace.

Tra i passanti che si accorsero di quel disordine davanti la chiesa, c’era una donna proveniente dalla vicina città di Adrano che, con spirito risoluto, offrì loro la soluzione. La donna, allora, si avvicinò alla sposa e, con efficacia, le diede una manata in direzione del collo. Immaginate la scena: istintivamente a Longa abbassò la testa e senza difficoltà varcò la porta della chiesa, giungendo spedita sino all’altare.

Il padre, felice, con spirito di gratitudine donò all’acuta donna di Adrano quattro montoni, quattro pecorelle e quattro pezze di formaggio. Anche gli invitati la ringraziarono applaudendola perché era riuscita a far passare a Longa dalla piccola porticina della chiesa senza bisogno di tagliarle la testa o mozzarle le gambe!


Che storia curiosa, penserete. Eppure sono certa che i più attenti saranno andati oltre l’immediata risata: avranno infatti saputo leggere, tra le righe di questa storia, significati e spiegazioni di cui i racconti – specialmente un tempo – si facevano portavoce. L’oggetto della storia infatti altro non è che la competizione, spesso immotivata, tra città limitrofe. Si trovano, infatti, storie similari – ma con protagoniste appartenenti a città diverse – anche in altre zone di Sicilia.

La storia dei popoli passa anche dalle narrazioni che la gente ha fatto di esso: disperdere questa memoria sarebbe come tagliare la testa alla Longa, non vi pare?

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