Articolo di Irene Novello,  Foto di Michele Buscema

É uno dei quindici Comuni del comprensorio Calatino-Sud Simeto, posto tra le estreme propaggini dei monti Iblei. Paese a vocazione agricola, rinomato per i suoi fichi d’India, ha scoperto la valorizzazione del proprio patrimonio artistico e monumentale di età medievale e barocca. Per le sue bellezze, nel 2002 è stato dichiarato dall’UNESCO, Patrimonio Mondiale dell’Umanità, insieme alle città barocche del Val di Noto.
Il territorio di Militello è stato abitato sin dall’antichità, lo testimoniano i numerosi siti archeologici presenti in prossimità del centro urbano compresi in un arco cronologico che va dall’età del rame all’età araba. Numerose sono le ipotesi sulla fondazione della città, quella più nota, ma priva di documentazione attendibile, è dello scrittore militellese Pietro Carrera, che fa risalire la fondazione all’epoca dei Romani. Sembra che questo luogo, nel 212 a.C. durante l’assedio di Siracusa, fu scelto dalle truppe romane come rifugio per scampare ad un’epidemia di malaria. Così sarebbe nata la colonia romana di Militum Tellus (Terra dei soldati). Un’altra ipotesi attribuisce l’origine dell’abitato alla politica di controllo del territorio messa in atto dai Normanni alla fine dell’XI secolo a.C., all’indomani della conquista dell’Isola. Quindi il significato del nome “Terra dei soldati” si riferirebbe alla distribuzione di terre, voluta dal Conte Ruggero I, a favore dei suoi militari. Questa ipotesi è la più verosimile, documentata anche da testimonianze materiali come i resti del dongione normanno e un provvedimento ecclesiastico del 1115 firmato da Ruggero II, Gran Conte di Sicilia e Calabria. Nel 1303 il feudo di Militello passa in eredità alla famiglia Barresi che nel 1337 ottiene, dal re di Sicilia Pietro II d’Aragona, il permesso di costruire una fortificazione muraria attorno alla città, collocandovi all’interno il castello. In questo modo Militello diventa un territorio del regno con capacità militare e fiscale. Dal 1571 fino al 1812, quando verrà abolita la feudalità, diviene un possedimento della dinastia dei Branciforte, una delle famiglie più importanti della Sicilia. Sotto i Branciforte la città vive un periodo di ricchezza caratterizzato dalla costruzione di chiese e monasteri. Il castello viene ampliato con l’aggiunta di una nuova ala, diventando uno dei palazzi più significativi della città. Accanto viene costruita la fontana settecentesca della Ninfa Zizza. Viene avviata anche una stamperia, una delle prime del Regno di Sicilia. Nella stessa epoca venne costruito anche il monastero di San Benedetto, dove nel 1735 il priore Vito Maria Amico, fu nominato regio storiografo da Carlo di Borbone, re di Napoli e di Sicilia. In stile manierista con intagli in barocco è il terzo monastero benedettino siciliano dopo quelli di Catania e Monreale. Molti di questi edifici vengono distrutti dal terremoto dell’11 gennaio 1693, la ricostruzione del secolo successivo porterà alla realizzazione di vere opere d’arte come la Chiesa Madre di San Nicolò e del Santissimo Salvatore (il Patrono) con il campanile in stile orientale realizzato dall’architetto catanese Francesco Battaglia. La Chiesa di Santa Maria della Stella (Patrona principale) che custodisce al suo interno la statua in legno e canapa della Madonna, oggetto di devozione secolare, i sarcofagi di alcuni esponenti della famiglia Barresi e importanti testimonianze dello stile gotico-catalano e rinascimentale. Inoltre, presente nella chiesa è la bellissima pala d’altare del 1486 raffigurante la Natività di Gesù in ceramica invetriata, realizzata dall’artista fiorentino Andrea della Robbia, e nella sagrestia si può ammirare un polittico del ‘400 di probabile attribuzione ad Antonello da Messina. Il territorio di Militello presenta inoltre uno degli ambienti naturali più affascinanti dei monti Iblei: le cascate del fiume Ossena in una valle caratterizzata da piante tipiche della macchia mediterranea. Questo e molto altro è Militello, città dalla bellezza artistica e paesaggistica.

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