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Bianca Magazine N.24 Bianca Place

Mazzarino e l’opera urbanistica del Principe Carlo Maria Carafa

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Articolo di Angelo Barone   Foto di Salvatore Girgenti

Mazzarino, considerata la perla del barocco siciliano della provincia di Caltanissetta per la bellezza delle sue chiese e monumenti, ripropone la candidatura per entrare a far parte del sito Unesco “Le Città Tardo Barocche del Val di Noto”. Il progetto, presentato insieme ad Acireale e Ispica per estendere la rete del sito Unesco, ha ottenuto già un primo risultato importante: il consenso delle altre otto città che ne fanno parte – Catania, Caltagirone, Militello in Val di Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli – e il coinvolgimento nella stesura e nelle attività del Piano di Gestione del sito.

Per il sindaco Enzo Marino, «l’iniziativa, oltre a rafforzare il senso di identità del territorio, mira a favorire la partecipazione della collettività ai processi di tutela, di conservazione e di valorizzazione del patrimonio culturale, alla promozione e alla sua integrazione nei programmi di sviluppo locale».
Mazzarino all’epoca del terremoto del 1693 era un centro politico e culturale di un territorio vastissimo che stava vivendo il massimo del suo splendore con la signoria di Carlo Maria Carafa Principe di Butera (1650-1695), come riporta Giuseppe Palermo in “La città perfetta”. Il Principe fu uno dei protagonisti della ricostruzione del Val di Noto dopo il terribile sisma del 1693. Alla sua corte c’ era uno degli architetti più rinomati dell’ epoca, il gesuita Angelo Italia da Licata, che progettò la ricostruzione di Avola fondata il 25 aprile del 1693. Lo stesso Carafa, per accogliere i sopravissuti del suo feudo di Occhiolà, si cimentò nella progettazione urbanistica, eseguita da Fra Michele da Ferla, per la costruzione di Grammichele, fondata il 18 aprile del 1693 alla sua presenza. Esempi di nuovi modelli di impianti urbanistici, ispirati al concetto di razionalità e perfezione, e legati alla figura geometrica dell’esagono, rappresentano un’ innovazione nella progettazione urbanistica e nelle costruzioni delle città, custodite all’interno dell’architettura del tardo barocco. Tale progettazione è divenuta, infatti, parte integrante della dichiarazione di eccezionale valore universale, al fine di iscrivere, nel giugno del 2002, l’area del Val di Noto nella World Heritage List dell’ Unesco con la denominazione “Le Città Tardo Barocche del Val di Noto”.
Carlo Maria Carafa era un Principe della Controriforma dotato di una vasta cultura nei più vari campi del sapere. Essendosi formato nel grembo dell’ educazione gesuitica del tempo, ebbe l’ambizione di far diventare Mazzarino una delle capitali della nobiltà siciliana, dotandola di opere e istituzioni che ne innalzassero l’importanza e il prestigio. Accolse e finanziò la costruzione di un collegio di gesuiti, fondò un teatro e impiantò tre tipografie, di cui si servì per stampare le sue opere, facendone un mezzo di diffusione della conoscenza e attuando una grande riforma come l’istruzione gratuita.
Questo grande impegno nella cultura e nella ricostruzione, parte integrante della storia e della bellezza delle Città Tardo Barocche del Val di Noto, va premiato sanando alcune mancanze nel riconoscimento Unesco del 2002, integrando il sito con le nuove città che ne hanno titolo e s’impegnano a salvaguardare e a far vivere questa superba bellezza del barocco siciliano.
Tanti gli edifici e le chiese da visitare a Mazzarino, per rivivere parte della storia del tardo barocco e le testimonianze degli ordini religiosi che vi hanno operato, classificati dalla Sopraintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Caltanissetta come edifici “tardo barocchi”: il Palazzo Branciforti-Carafa (oggi Bartoli), la Chiesa Santa Maria della Neve (la Chiesa dei Padri Cappuccini), la Chiesa SS. Maria Maggiore del Mazzaro (Patrona della città che si festeggia nel mese di settembre), la Chiesa S. Ignazio con annesso l’ ex Collegio dei Gesuiti che sarà la sede del museo dedicato a Carlo Maria Carafa, la Chiesa S.Maria del Carmelo con l’annesso Convento dei Padri Carmelitani. Da vedere anche Palazzo Alberti, uno degli edifici di maggiore valore architettonico.

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