manuela ventura

Articolo di Omar Gelsomino   Foto di Bepi Caroli, Luca Guarneri, Maria Vernetti, Natale De Fino

Recentemente l’abbiamo vista in tv come attrice in “È così lieve il tuo bacio sulla fronte”, “Questo nostro amore ’80” e “Prima della notte” dove ha interpretato ruoli straordinari, ma il suo debutto è in teatro. Manuela Ventura spiega «non saprei definirmi, potrei utilizzare un cartello con scritto “lavori in corso”, la sensazione è quella di essere in un continuo divenire, con alcune sporadiche certezze circa il mio modo di essere, inquieta, pensierosa, curiosa, sono una che si arrabbia e si commuove, poi il resto si fa e si disfa, cambia, si aggiungono aggettivi, si tolgono sostantivi, si arricchiscono i sogni e i desideri, arrivano nuove paure e nuove speranze». Dalla sua carriera emerge che la passione per la recitazione «È una passione che sembra venire da lontano, una predisposizione verso questa forma di gioco e di piacere che è diventata un modo per esprimermi, per sparpagliare emozioni, per raccogliere pensieri, per scavare buche alla ricerca di acque, dissetarmi, provare momenti di felicità. Dopo le prime esperienze alle elementari e medie, inizio, a circa tredici anni, a frequentare una scuola di teatro; ero la più piccola e la più introversa, ma silenziosamente osservavo e immaginavo. Dopo gli studi tradizionali, decido di provare la selezione per entrare all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma. Treno, valigia, viaggio, provini, attesa e poi finalmente l’ammissione. Cosa avrei fatto altrimenti? Galoppato per le praterie con un cavallo marrone, indossando una camicia a quadri e un cappello da cowboy. Questo è quello che immaginavo guardando fuori dal finestrino della macchina in corsa, durante le vacanze, nella mia infanzia». Fra cinema, teatro e televisione per Manuela «Il primo amore è stato il teatro e come tale ha un posto privilegiato, però oggi non ho una preferenza assoluta, sono linguaggi diversi, tuttavia nascono da una necessità comune, raccontare la vita, creare una visione, sognare, attingono spesso l’uno dall’altro, s’influenzano. L’arte del teatro è un grande gioco, più ampio è il guardare e più grandi le trasformazioni, gli eccessi, le maschere, le illusioni. Il teatro è inoltre nella sua relazione primaria ed esclusiva con il pubblico, una dinamica forte che parte proprio da questo rapporto che avviene dal vivo tra attori e spettatori, uno scambio “in diretta”, fatto di quell’istante del qui e ora in cui accade il mistero e l’irripetibilità. Per il cinema o la televisione, la relazione è diversa, sicuramente diretta e viva con il regista e il cast artistico e tecnico che segue il set, ma il “pubblico”, mentre si gira, è la macchina da presa, il racconto, l’emozione passano attraverso un primo o un primissimo piano, l’inquadratura, le luci, il montaggio. Per un’attrice riuscire a fare esperienza con i vari tipi di linguaggio è davvero interessante». Nonostante gli impegni professionali la portino lontana il legame con la sua terra rimane sempre forte «Catania è la città dove sono nata e cresciuta, che mi ha dato le radici e dunque nutrimento. La città dalla quale sono partita tante volte, è la sua stazione, il porto, l’aereo che hanno segnato i momenti di distanza e di riavvicinamento. È la città in cui vivo, il luogo del mio ritorno. Il luogo da cui vedo e sento il mare ogni giorno e quel posto da cui ammiro l’Etna e il suo manto ora nero ora bianco. È una città che dovremmo saper amare di più. È un posto dove, però sento mancanze. La Sicilia per me è quotidianità, odori intensi, estremi, sole caldo che acceca, rabbia, sale che asciuga e che brucia, luce inafferrabile senza orizzonti alle volte, suoni che riconosco, energia, è i miei amici più cari e i miei amori grandi. È quel punto di vista attraverso cui ho conosciuto il resto del mondo, almeno una parte di esso». Chissà che qualche volta non la vedremo nei panni di regista «Ogni tanto ci ho pensato ma per ora rimando; mi piacerebbe vederla la Sicilia attraverso gli occhi dei bambini, liberi di invaderne strade, campagne, mari e città, come in una grande caccia al tesoro, liberi di dipingerla di colori che solo loro possono vedere, liberi di immaginarla come la loro isola del futuro».

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