Articolo di Alessia Giaquinta

 

Il primo segno della natura che si prepara all’arrivo della primavera è indubbiamente la fioritura del mandorlo. Già durante il mese di febbraio, infatti, nella nostra terra si possono notare piccoli e delicati fiori bianchi o rosati sui rami dei maestosi mandorli, alberi che possono raggiungere i 10-12 metri di altezza e circa 2 metri di circonferenza.

Il mandorlo è una pianta originaria della Persia, o comunque delle zone asiatiche, ed è giunto in Sicilia nel VI secolo a.C. grazie ai Fenici.

Oggi, indubbiamente, rappresenta una delle piante-simbolo del territorio siciliano poiché caratterizza non solo la bellezza paesaggistica ma anche lo spirito degli isolani.

Il mandorlo, infatti, fiorisce in condizioni poco favorevoli (basti pensare che questo avviene durante la stagione invernale), sopravvive alle basse temperature e, per vivere, accetta ogni tipo di terreno, tranne quello umido o argilloso. L’indole dei siciliani pare provenire dal mandorlo: siamo, infatti, pronti a fiorire e reinventarci sempre con una forza tale da non considerare le barriere esterne. Tenaci eppure delicati, proprio come quei meravigliosi boccioli che adornano il mandorlo.

La fioritura dura circa due settimane e, simbolicamente, questa indica la rinascita e la speranza.

Vi è, infatti, una leggenda, narrata da Ovidio nelle “Metamorfosi”, che racconta la nascita del mandorlo e ne giustifica la fioritura. Si tratta dell’amore tra la principessa greca Fillide e Acamante, figlio di Teseo e valoroso guerriero, che fu costretto a partire per combattere nella guerra di Troia.

Fillide trascorreva i giorni in riva al mare, nella speranza di vedere tornare il suo amato e, dopo dieci anni di attesa, iniziò a consumarsi sempre più finché, credendo che Acamante fosse morto in guerra, morì di crepacuore.

La dea Atena provò pietà per il triste epilogo di questa storia d’amore e decise di trasformare il corpo di Fillide in un mandorlo, quasi a voler dare forma visibile a quella speranza tanto a lungo nutrita nel cuore della principessa.

Acamante, però, non era morto. Al suo ritorno egli seppe che la sua amata viveva in un mandorlo. Il giovane guerriero, sconfortato e in preda alla disperazione, accarezzò e abbracciò il tronco dell’albero che, per ricambiare, improvvisamente si coprì di candidi fiori profumati invece delle foglie.

Quest’abbraccio si ripete ogni anno durante il periodo che va dalla seconda decade di gennaio alla fine di marzo, a seconda dell’altitudine e latitudine del posto.

Ad Agrigento, ormai da 73 edizioni, si festeggia il “Mandorlo in fiore” con una serie di eventi e tradizioni che coinvolgono culture di tutto il mondo. Per l’occasione, infatti, si organizza il Festival Internazionale del Folklore in cui si promuove il pacifico incontro tra varie etnie che, presso il Tempio della Concordia, accendono simbolicamente il Tripode dell’Amicizia.

La Festa del “Mandorlo in fiore”, però, nasce essenzialmente per esaltare questa pianta i cui semi, le mandorle appunto, sono commestibili e sono alla base della Dieta Mediterranea, oltre ad essere protagonisti di numerosi piatti tipici della tradizione siciliana.

Quest’anno il “Mandorlo in fiore” si terrà dal 3 all’11 Marzo nella suggestiva Valle dei Templi, dove ormai da secoli si ripete il miracolo della precoce fioritura di quest’albero che appartiene alla famiglia delle Rosacee e si caratterizza per la sua longevità, oltre che bellezza.

“Parlami di Dio, dissi al mandorlo. E il mandorlo fiorì” scrive Nikos Kazantzakis. Un paragone sublime riutilizzato da Papa Francesco durante un’intervista condotta dal gesuita messinese, Antonio Spadaro, “Dio è un po’ come il fiore del mandorlo della tua Sicilia, Antonio, che fiorisce sempre per prima”.

E anche se è ancora inverno basta assistere alla fioritura dei mandorli per credere che in quel meraviglioso risveglio, bacio tra Fillide e Acamante, simbolo di Dio, sia già arrivata la primavera.

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