L'Uva da Tavola di Mazzarrone: un'eccellenza siciliana

Articolo di Omar Gelsomino e Foto di Samuel Tasca

Qui la vite è vita! È il motto che inneggia all’ingresso della città di Mazzarrone, ubicata fra i territori di Catania e Ragusa. Già dalla strada si scorgono ampie distese di vigneti che producono pregiati grappoli d’uva, la maggior parte destinati alla tavola. La terra fertile e il duro lavoro dell’uomo fanno sì che la produzione di Uva da Tavola, risorsa preziosa nella vita economica locale, aumenti di anno in anno. Una leggenda narra che sia stato Dionisio a portare la vite dalla Mesopotamia sino alla Sicilia, ma che a Mazzarrone sia arrivata tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900. Oltre ad essere un gustoso frutto, che si mangia da maggio a dicembre, possiede proprietà nutrizionali benefiche per l’organismo: se consumata di mattino a digiuno oltre ad aiutare la digestione, riduce il livello di colesterolo nel sangue, svolge funzioni disinfettanti, diuretiche e attiva quelle epatiche. Particolari proprietà che le hanno permesso il riconoscimento della certificazione Igp. Ad occuparsi della sua tutela è il Consorzio dell’Uva da Tavola di Mazzarrone Igp, guidato da Gianni Raniolo, riconfermato di recente al suo terzo mandato. «Il Consorzio raggruppa 140 soci su un territorio di circa 12.000 ettari, di cui 8.000 vitati a Uva da Tavola, fra i Comuni di Mazzarrone, Caltagirone, Licodia Eubea, Chiaramonte Gulfi, Comiso e Acate – spiega Raniolo -. Il prodotto a marchio è commercializzato ormai da quattro anni, abbiamo realizzato un imballaggio, unico nel suo settore, che identifica l’Uva da Tavola di Mazzarrone e quindi anche il territorio, per promuovere il colore, il sapore e il gusto di moscato in alcune tipologie di uva. Siamo entrati nella grande distribuzione italiana, come Conad, Auchan e Coop. Negli ultimi quattro anni abbiamo triplicato la vendita, quest’anno prevediamo di superare i 3,5 milioni di chili di uva e confidiamo in nuovi associati per diventare sempre più forti. È già partita la commercializzazione dell’uva: dalla Vittoria all’Italia, che è il nostro fiore all’occhiello. Da settembre l’Uva Italia sarà presente sui banchi dell’Auchan, suscitando la curiosità e l’apprezzamento del consumatore finale – aggiunge Raniolo -. Il Consorzio si occupa della promozione del nostro marchio e del nostro territorio, siamo presenti in tutte le fiere, dopo gli Emirati Arabi e Rimini, il prossimo anno saremmo di nuovo a Berlino e parteciperemo a manifestazioni di beneficienza». Un altro attore fondamentale che si occupa della valorizzazione dell’Uva da Tavola è l’OP Organizzazione dei Produttori Agricoli Siciliani, guidata da Nunzio Busacca. «Sono un agricoltore da sempre, ho vissuto le varie fasi dell’agricoltura locale ed ho una piccola azienda agricola che si occupa della produzione di Uva da Tavola, associata anch’essa all’OPAS. Quando tre anni fa iniziammo quest’avventura eravamo ventitré pionieri o temerari – afferma Busacca -. Oggi l’OPAS è in forte espansione, è composta da cinquantaquattro soci, ha un fatturato in continuo aumento e contiamo di avere nei prossimi anni ulteriori successi, associando altri produttori. Abbiamo siglato una convenzione con l’Università di Catania poiché ci occupiamo anche di sperimentazione, attraverso dei campi sperimentali, in cui ottenere nuovi vitigni e nuove tipologie di uve senza semi che possano incontrare il consenso del consumatore nei prossimi anni. La promozione del nostro prodotto avviene da sé – continua Busacca -. Siamo iscritti al Consorzio Igp e contiamo di promuovere il nostro prodotto in tutti i settori possibili, sfruttando le risorse messe a disposizione dal nuovo PSR. Siamo in una fase delicata, perché il 21 luglio approveremo il bilancio in modo da avere tutte le carte in regola per scommetterci in un futuro migliore». Ogni anno a settembre il Comune di Mazzarrone per valorizzare il suo fiore all’occhiello organizza il Festival Internazionale dell’Uva da Tavola Igp, con degustazioni, conferenze, fiere, spettacoli e momenti ricreativi. Non vi resta che visitarlo!

RICETTA DEL VINO COTTO
Ingredienti: mosto d’uva appena pigiata.
Filtratelo attraverso un colino, per evitare che ci siano residui di vinacce e vinaccioli, e mettetelo all’interno di un pentolino.
Accendete la fiamma e portate il mosto ad ebollizione.
Abbassate l’intensità della fiamma solo quando vedrete le prime bolle e fate cuocere per diverse ore, avendo cura di mescolare con attenzione fino a quando il mosto non si sarà ridotto ad un terzo circa.
È un’attività lunga e tediosa. Per questo motivo è consigliabile lavorare su grandi quantità.
Le sante delle nostre nonne, per esser sicure che il mosto si fosse ridotto a 1/3, utilizzavano un lungo cucchiaio di legno sul quale facevano un segnale dopo averlo immerso all’interno di un pentolone.
Durante la cottura potete aggiungere al mosto qualche scorza di cannella o aromatizzare il vino con chiodi di garofano o delle bucce di arance essiccate al sole e poi tritate.
Quando sarete sicuri che la soluzione si sarà ridotta di un terzo, versate un po’ di vino cotto in un piatto e se noterete che il composto fatica a gocciolare allora vorrà dire che avete finito di cuocere.
Non resta che farlo raffreddare e poi conservarlo in bottiglie di vetro ben pulite e asciutte.
Se ben tappato e se conservato al buio, il vino cotto può stare per mesi ed anche anni.
Si narra che… una bottiglia di vino cotto era regalata agli sposi come buon augurio da stappare alla nascita del primo figlio.

 

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