di Angelo Barone   Foto di Samuel Tasca

Una piacevole conversazione con Luigi Gismondo ha caratterizzato il mio primo giorno del 2017. Mi riceve nella sua abitazione dove la biblioteca, la ceramica e la pittura sono gli elementi dominanti mentre l’arte e la cultura animano la serenità del vivere quotidiano del padrone di casa.

Luigi Gismondo ha vissuto intensamente la vita di una delle istituzioni culturali più importanti e prestigiose di Grammichele: da allievo della Scuola serale di Disegno e Plastica diretta dal grande educatore Don Raffaele Libertini ad insegnante nell’Istituto Regionale d’Arte diretto dall’innovatore Gaetano Libertini. La sua intensa attività artistica e la sua ricerca sui materiali per realizzare le sue opere gli sono valsi importanti consensi e grandi riconoscimenti in ambito nazionale e internazionale.

Cominciamo questa intervista guardando un quadro di don Raffaele Libertini e la prima domanda viene spontanea. Quanto ha influenzato la tua formazione don Raffaele Libertini? 
“La cara figura di don Raffaele Libertini fu determinante perché io potessi esprimere ed estrinsecare la mia passione per il disegno. In quelle tre stanze dietro il municipio tanti ragazzi di vario ceto sociale sotto la sua guida fummo educati ad amare il bello nelle tre discipline: il disegno dal vero, il disegno geometrico e la plastica che fu il mio primo amore. Figli di quella scuola furono i valenti scalpellini autori di tanti manufatti in pietra che ornano le facciate di molti edifici del centro storico, segnalo per tutti il cinema “Intelisano”. Avevano appreso l’arte di intagliare la pietra dal maestro don Nico Failla che in quella scuola insegnò a plastificare e di cui io fui l’ultimo allievo”.

Quanto la tua ricerca di forme espressive nuove nell’arte ceramica è stata stimolata dall’ambiente innovativo creato da Gaetano Libertini?
“Gaetano Libertini per le materie artistiche della neonata Scuola reclutò giovani insegnanti provenienti da prestigiosi Istituti d’Arte come Faenza, Pesaro, Palermo con l’obiettivo riuscito di dare, insieme ai docenti locali, una fisionomia moderna e di avanguardia in un contesto privo di tradizioni artistiche ottenendo prestigiosi riconoscimenti. Non avrei mai immaginato di essere coinvolto in questa rivoluzione culturale tanto che sentii il dovere di mettere mano ai libri e affrontare gli esami di Maestro d’Arte presso l’Istituto Statale d’Arte di Faenza, iniziando il mio percorso nell’Arte ceramica”.

Da cosa nasce la tua ricerca sui materiali da utilizzare per la tua arte?
“Nasce dall’insaziabile desiderio di sperimentare nuovi impasti al fine di ottenere un prodotto ceramico originale. Ricerca formale e materica sono indispensabili se si vuole essere originali nei momenti di confronto quali mostre e concorsi. Una delle tante esperienze riuscite è stata quella di aver realizzato un impasto composto da argilla, paglia di grano, fondenti, argilla espansa, ossidi coloranti e ingobbio con una cottura ad alta temperatura. Con questa tecnica mi è stato possibile realizzare opere di particolare interesse che hanno ottenuto consensi e riconoscimenti in concorsi nazionali e internazionali”.

Quale riconoscimento ricordi con maggiore soddisfazione?
“Nel 1991 dopo aver partecipato alla Mostra Internazionale di Ceramica d’Arte Contemporanea di Taipei, in Taiwan, fui invitato a donare una scultura per il Museo Nazionale di Arte e Storia di quella città. Mi onora l’avere avuto assegnata la medaglia d’oro al 48° Concorso Internazionale della Ceramica d’Arte di Faenza del 1993”.

Come definiresti tua l’arte?
“Amo in maniera viscerale il mio lavoro che non lo posso giudicare, preferisco far parlare Vincenzo Gennaro, insigne scultore, che in uno scritto si esprime così: Un lavoro serio quello di Luigi Gismondo, puntiglioso, con rigore estetico assoluto, scarno ed essenziale, una coerenza stilistica rara e tutta giocata sulla ricerca materica, sente la necessità di depurare la forma e le immagini da ogni superflua oggettivazione e da ogni corollario decorativo”.

 

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