Luca Parmitano, il primo comandante italiano a guidare una missione nello spazio

Articolo di Omar Gelsomino   Foto di ESA – S.Corvaja

 

Ha i toni pacati, non si risparmia nel raccontarsi facendo emergere tutta la sua semplicità. Dopo la sua prima missione “Volare” lo scorso 20 luglio Luca Parmitano è tornato in orbita con “Beyond” che prevede il suo ritorno sulla Stazione Spaziale Internazionale (Iss). Nato a Paternò, è un’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e pilota sperimentatore dell’Aeronautica Militare. Lui è l’uomo dei primati: il primo siciliano a lavorare presso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), il primo italiano a compiere due passeggiate nello spazio (Attività extra veicolari, Eva). «Sono convinto di essere una persona normale come tutte le altre, unico come sono unici tutti gli individui, che ha l’opportunità di fare qualcosa di straordinario. Perché è il mio lavoro a essere straordinario e non io». Un sogno, comune a tanti, coltivato sin da piccolo ma divenuto poi realtà. «Avrò avuto meno di quattro anni quando alla domanda cosa vuoi fare da grande risposi che volevo fare l’astronauta. Nei primi anni ‘80 la televisione e le nostre fantasie lodavano lo spazio e le esplorazioni spaziali, per cui l’idea di potermi spingere verso i confini dell’universo e fare come gli eroi dei cartoni animati o dei film che guardavo era un sogno: e come tutti i bambini mi piaceva mischiare quella fantasia alla realtà. Crescendo volevo fare lo scrittore, il giornalista, la rockstar, poi da studente all’estero ho riscoperto il desiderio di volare, di spingermi verso l’alto e da quel momento il mio obiettivo, per i quindici anni successivi, è stato quello di essere un pilota di caccia e un pilota sperimentatore. La vita è più sorprendente di qualsiasi fantasia, trent’anni dopo il mio primo pensiero di essere astronauta mi sono ritrovato a farlo realizzando così il desiderio di tutta una vita». Un sogno realizzato grazie a tanti sacrifici personali e dei suoi cari. «Per chi ha il privilegio di fare un lavoro operativo come il mio, sia da pilota che da astronauta, i sacrifici vengono visti più come un percorso obbligatorio. I sacrifici rendono questi lavori un valore, per i quali vale la pena addestrarsi e lavorare. Ma il vero sacrificio lo fa chi ci sta intorno: mia moglie e le mie figlie, sono loro che si sacrificano veramente a causa del mio lavoro. Lasciare per lungo tempo i miei familiari e i miei cari è l’unica cosa che mi resta addosso come fatica, come dolore, come peso. Dover salutare le mie bambine e dir loro ci vediamo fra settimane o mesi è la cosa più difficile in assoluto del mio lavoro. Tutte le volte che le saluto un pezzo di cuore resta con loro». Luca Parmitano per la sua formazione e il suo addestramento ha girato il mondo e continua a farlo. «Il posto che io chiamo casa è dove sta la mia famiglia. La casa non è un luogo fisico, non è il contenitore ma quello che ci mettiamo dentro noi come persone. È un luogo del cuore, il luogo degli affetti: se in questo momento le mie figlie sono dai miei, sono con i nonni, la casa è in Sicilia, ma può essere a Houston dove ho vissuto negli ultimi dieci anni, dove la mia famiglia ha una vita quotidiana, o può essere la Russia quando loro sono qui a farmi visita». Ma se per motivi di lavoro è stato costretto a lasciare la sua terra, il legame con essa è solido. «La Sicilia ce l’ho sempre nel cuore, quando viaggio la Sicilia è sempre con me. Puoi togliere un siciliano dalla sua terra ma sicuramente non puoi togliere la Sicilia da una persona. Mi manca tantissimo e quando posso cerco di immergermi più che posso nei suoi colori, profumi, idiosincrasie, nei suoi problemi e nelle sue soluzioni. Fortunatamente i problemi quotidiani visti dallo spazio sembrano lontani e quasi insignificanti. Lo spazio e la distanza ci danno una visione di insieme che mette in risalto la bellezza di una terra che tutti ammirano, non solo la Sicilia ma l’Italia immersa come un gioiello nel Mar Mediterraneo, in questo velluto blu. Tutti riconoscono la bellezza del nostro paese e in particolare della nostra Isola». Parmitano sarà il primo italiano a comandare la ISS durante la missione dell’ESA “Beyond” (Oltre, ndr), la cui durata è di oltre 200 giorni, insieme agli astronauti Andrew Morgan e Alexander Skvortsov, il cui obiettivo è quello di preparare il terreno per le esplorazioni future e conoscere meglio la Luna e Marte. «L’addestramento è principalmente suddiviso tra Russia e America, poi in Germania e in Giappone. Nel mio lavoro non esiste una giornata tipo, siamo sempre impegnati in diverse attività tra manutenzioni, esperimenti, attività sportiva, extraveicolare, robotica e logistica. Sarò un comandante di stazione al servizio del proprio equipaggio. Avendo già vissuto l’esperienza ho già un’idea ben precisa di come vorrò gestire la missione, quindi spero di aiutare i colleghi meno esperti a gestire il proprio tempo per svolgere tutti i compiti così come vogliono fare. Effettueremo circa 250 – 300 esperimenti, riguardanti quasi tutte le discipline della scienza: dall’astrofisica alla fisiologia alla biologia, dalla scienza dei materiali all’ingegneria. La stazione è un laboratorio e il suo motivo di esistenza è la scienza, la tecnologia: utilizzare la scienza acquisita, la tecnologia sperimentata per fare esplorazione, pavimentare la strada di chi seguirà e spingersi oltre l’orbita bassa terrestre». Prima di congedarsi per il suo addestramento finale in Russia Luca Parmitano conclude «mi piace pensare che i ragazzi di oggi stiano acquisendo coscienza di quello che è il nostro pianeta, di quello di cui ha bisogno e di come vogliono affrontare il futuro. Dobbiamo cambiare mentalità per poter permettere a questo futuro di realizzarsi in pieno, il mio compito di astronauta è quello di essere un testimone dei cambiamenti e delle possibilità: i cambiamenti per poterli fermare soprattutto quando sono negativi, come i cambiamenti climatici, e le possibilità per risollevare dalla sua condizione l’uomo e usare la sua genialità per cambiare il futuro in meglio».

 

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