a cura di Alessia Giaquinta

Maestoso, affascinante, terribile e incantevole al tempo stesso. Ecco l’Etna, il grande vulcano siciliano, protagonista di miti e leggende fenicie, arabe, greche e nordiche.

Le civiltà di ogni tempo, infatti, hanno voluto affidare alla mitologia il compito di spiegare gli straordinari fenomeni naturali di “Mungibeddu”, nome siciliano del vulcano.

È interessante, a questo proposito, raccontarvi come i greci giustificavano le eruzioni dell’Etna attraverso il mito del gigante Encelado. Si narra che, un tempo, ci fu una lotta per la supremazia del mondo in cui erano coinvolti le divinità e i giganti. Questa lotta, narrata nella “Gigantomachia”, finì con la sconfitta dei giganti che, di conseguenza, furono confinati nel sottosuolo.

Encelado, però, non si diede per vinto. Egli era ancora più alto dei fratelli, aveva una coda di serpente e una lunga barba che emetteva scintille di fuoco ogni qual volta si adirava. Tutti lo temevano e, dunque, nessuno poté contraddirlo quando espresse la volontà di sfidare ancora una volta gli dèi.

La dea Atena (o Zeus in altre varianti del mito) scagliò Nike, dea della vittoria (o un fulmine nella variante che vuole Zeus protagonista del gesto) contro l’arrogante gigante che, colpito nel petto, cadde nel Mar Mediterraneo dove venne sepolto dal cumulo di monti e terra che egli stesso aveva predisposto per arrivare sino alla dimora degli dèi.

Questa terra divenne la Sicilia. L’alluce destro di Encelado, secondo il mito, sta sotto il Monte Erice, la gamba destra verso Palermo e la sinistra verso Mazara, le braccia distese: una lungo Messina e l’altra verso Siracusa.

Il corpo e la testa, invece, giacciono sotto l’Etna che erutta ogni qual volta il gigante grida la sua rabbia.

L’Etna era nella mitologia anche sede del dio Efesto. Qui egli forgiava le armi per gli eroi, le frecce per Apollo e ogni metallo che servisse agli dèi.

Qualche altro mito la identifica con l’Ade, il regno dei morti, o ancora come luogo di tesori incantati, le cosiddette “trovature”. Ma questa, è un’altra storia…

 

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